True
2025-01-24
La tragedia del volo Pan Am 103 raccontata da una serie tv
True
«Lockerbie: Attentato sul volo Pan Am 103» (Sky Atlantic)
Era il 1988, quattro giorni prima di Natale. L'ora del decollo era passata da poco più di una mezzora, quando il volo Pan Am 103, partito da Londra alla volta di New York, si è interrotto bruscamente. Una bomba ha messo fine a un viaggio che avrebbe dovuto essere felice. Un'esplosione insensata, cui ha fatto seguito la morte tragica e inevitabile di chiunque fosse a bordo. L'aereo è stato smembrato dalla violenza di quel botto, e i pezzi caduti, come meteore da un cielo di fuoco, hanno mietuto altre vittime: undici tra Lockerbie, piccola cittadina scozzese, e gli immediati dintorni. Nessuno, tra i 243 passeggeri e i sedici membri dell'equipaggio, è sopravvissuto, ma la memoria di quel giorno, di quella tragedia assurda è rimasta viva. Così, a quarant'anni, quasi, di distanza, si è deciso di onorarla attraverso una serie televisiva. Lockerbie: Attentato sul volo Pan Am 103, al debutto su Sky Atlantic nella prima serata di lunedì 27 gennaio, è la cronaca di quel che è accaduto dopo. Dopo il decollo, dopo l'esplosione, dopo l'arresto dell'uomo ritenuto responsabile. Il turbinio degli eventi è analizzato attraverso gli occhi di un uomo, il dottor Jim Swire, interpretato nei cinque episodi dello show Sky Original dal premio Oscar Colin Firth. Ed è così che l'oggettività della cronaca vira sul racconto privato, permettendo alla narrazione di abbracciare nel proprio corso anche e soprattutto lo strazio particolare di chi in quell'attentato ha perso parte di sé.
Swire è il padre di una delle ragazze presenti a bordo, nominato portavoce delle famiglie delle vittime del Regno Unito. Sono state loro a darsi un'organizzazione, cosicché la ricerca di una verità fattuale e la conseguente richiesta di giustizia potesse essere più semplice. Swire ha lasciato tutto per arrivare in fondo a quell'orrore senza logica. Ha viaggiato attraverso i continenti e le divisioni politiche, è arrivato nei deserti della Libia, dove ha incontrato il colonnello Muammar Gheddafi (Nabil Alraee), ed è ripartito poi per i Paesi Bassi, così da poter seguire il processo del cittadino libico condannato per l'attentato. Abdelbaset al-Megrahi (Ardalan Esmaili) è stato individuato come responsabile nel 1991, dopo tre anni di indagini. Perché fosse condannato, ce ne sono voluti altri dieci. Ma in prigione è rimasto poco. Un cancro alla prostata gli ha permesso di essere rilasciato dopo appena otto anni di carcere. Otto anni nel corso dei quali diverse spiegazioni sono state avanzate. Dapprima, s'è detto che l'attentato era stato organizzato dal governo libico. Poi, s'è fatta largo la pista della rappresaglia iraniana, infine lo spettro dell'influenza siriana. Perché, su quel volo, sia stata messa una bomba, perché 270 persone siano state condannate a morte, non è mai stato chiarito davvero. Né la serie Sky ambisce a farlo. Lockerbie: Attentato sul volo Pan Am 103 non dà risposte. Ma, nel suo scorrere orizzontale, riesce a definire anche una verticalità, dando voce allo strazio delle famiglie, a quello di Jim Swire, che il 21 dicembre 1988 non ha perso solo una figlia, ma la visione del mondo così come credeva di averla capita.
Continua a leggereRiduci
Era il 21 dicembre 1988. L'ora del decollo era passata da poco più di una mezzora, quando il volo Pan Am 103, partito da Londra alla volta di New York, si è interrotto bruscamente smembrato dall'esplosione di una bomba. A quasi quarant'anni di distanza si è deciso di onorare la memoria di quel giorno attraverso una serie televisiva. Lockerbie: Attentato sul volo Pan Am 103, al debutto su Sky Atlantic nella prima serata di lunedì 27 gennaio, è la cronaca di quel che è accaduto dopo.Era il 1988, quattro giorni prima di Natale. L'ora del decollo era passata da poco più di una mezzora, quando il volo Pan Am 103, partito da Londra alla volta di New York, si è interrotto bruscamente. Una bomba ha messo fine a un viaggio che avrebbe dovuto essere felice. Un'esplosione insensata, cui ha fatto seguito la morte tragica e inevitabile di chiunque fosse a bordo. L'aereo è stato smembrato dalla violenza di quel botto, e i pezzi caduti, come meteore da un cielo di fuoco, hanno mietuto altre vittime: undici tra Lockerbie, piccola cittadina scozzese, e gli immediati dintorni. Nessuno, tra i 243 passeggeri e i sedici membri dell'equipaggio, è sopravvissuto, ma la memoria di quel giorno, di quella tragedia assurda è rimasta viva. Così, a quarant'anni, quasi, di distanza, si è deciso di onorarla attraverso una serie televisiva. Lockerbie: Attentato sul volo Pan Am 103, al debutto su Sky Atlantic nella prima serata di lunedì 27 gennaio, è la cronaca di quel che è accaduto dopo. Dopo il decollo, dopo l'esplosione, dopo l'arresto dell'uomo ritenuto responsabile. Il turbinio degli eventi è analizzato attraverso gli occhi di un uomo, il dottor Jim Swire, interpretato nei cinque episodi dello show Sky Original dal premio Oscar Colin Firth. Ed è così che l'oggettività della cronaca vira sul racconto privato, permettendo alla narrazione di abbracciare nel proprio corso anche e soprattutto lo strazio particolare di chi in quell'attentato ha perso parte di sé.Swire è il padre di una delle ragazze presenti a bordo, nominato portavoce delle famiglie delle vittime del Regno Unito. Sono state loro a darsi un'organizzazione, cosicché la ricerca di una verità fattuale e la conseguente richiesta di giustizia potesse essere più semplice. Swire ha lasciato tutto per arrivare in fondo a quell'orrore senza logica. Ha viaggiato attraverso i continenti e le divisioni politiche, è arrivato nei deserti della Libia, dove ha incontrato il colonnello Muammar Gheddafi (Nabil Alraee), ed è ripartito poi per i Paesi Bassi, così da poter seguire il processo del cittadino libico condannato per l'attentato. Abdelbaset al-Megrahi (Ardalan Esmaili) è stato individuato come responsabile nel 1991, dopo tre anni di indagini. Perché fosse condannato, ce ne sono voluti altri dieci. Ma in prigione è rimasto poco. Un cancro alla prostata gli ha permesso di essere rilasciato dopo appena otto anni di carcere. Otto anni nel corso dei quali diverse spiegazioni sono state avanzate. Dapprima, s'è detto che l'attentato era stato organizzato dal governo libico. Poi, s'è fatta largo la pista della rappresaglia iraniana, infine lo spettro dell'influenza siriana. Perché, su quel volo, sia stata messa una bomba, perché 270 persone siano state condannate a morte, non è mai stato chiarito davvero. Né la serie Sky ambisce a farlo. Lockerbie: Attentato sul volo Pan Am 103 non dà risposte. Ma, nel suo scorrere orizzontale, riesce a definire anche una verticalità, dando voce allo strazio delle famiglie, a quello di Jim Swire, che il 21 dicembre 1988 non ha perso solo una figlia, ma la visione del mondo così come credeva di averla capita.
Un precedente incontro tra il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman e il principe ereditario di Abu Dhabi Mohammed bin Zayed al-Nahyan (Ansa)
Il ritiro di Abu Dhabi dall’Opec non è solo economico: riemergono le tensioni con l’Arabia Saudita tra accuse sulla sicurezza e divergenze regionali. Una frattura che indebolisce Riad, complica i piani di Trump e riapre i giochi nel Golfo.
Alla base dell’addio di Abu Dhabi all’Opec c’è (anche) una ragione di natura geopolitica: il riemergere della tensione tra emiratini e sauditi.
Ufficialmente, il ritiro degli Emirati è legato alla loro volontà di svincolarsi dal sistema di quote di produzione petrolifera. Il che già di per sé rappresenta uno schiaffo a Riad che riveste de facto nell’Opec una posizione di preminenza politica. Un Opec più fragile rende quindi potenzialmente l’Arabia Saudita più debole sotto il profilo geopolitico ed economico.
In secondo luogo, il giorno prima che Abu Dhabi annunciasse l’addio, il consigliere presidenziale emiratino, Anwar Gargash, aveva accusato i Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo di non aver fatto abbastanza per assistere il proprio Paese contro gli attacchi iraniani. «La posizione del Consiglio di cooperazione del Golfo è stata la più debole nella storia, considerando la natura dell'attacco e la minaccia che ha rappresentato per tutti», aveva dichiarato in quella che era una stoccata soprattutto all’Arabia Saudita.
Non dobbiamo del resto dimenticare che, negli ultimi anni, il rapporto tra Abu Dhabi e Riad era diventato teso su vari dossier: dal Sudan al Somaliland, passando per lo Yemen. Tuttavia, la guerra in Iran sembrava aver ricompattato l’asse tra i due vecchi alleati nel nome della loro storica opposizione al regime khomeinista. Un ricompattamento che, a quanto pare, non è durato granché. Lo schiaffo emiratino all’Opec, lo abbiamo visto, sta lì a dimostrarlo. Il punto è adesso capire che cosa succederà.
Donald Trump, com’è noto, ha plaudito all’addio di Abu Dhabi: in passato, l'inquilino della Casa Bianca aveva accusato l’Opec di manipolare i prezzi del petrolio. Inoltre, il presidente americano scommette sul fatto che, in caso di riapertura di Hormuz, la mossa emiratina possa contribuire a far scendere più celermente il costo del greggio. Non è un mistero che Trump tema l’alto prezzo della benzina negli Stati Uniti: un fattore, questo, che indebolisce il Partito repubblicano in vista delle Midterm di novembre.
Dall’altra parte, però, il ritorno della tensione tra emiratini e sauditi potrebbe mettere in crisi quel rilancio degli Accordi di Abramo a cui Trump notoriamente mira. Abu Dhabi ha aderito a quei patti nel 2020, mentre Riad non lo ha ancora fatto. Il presidente americano vorrebbe che Mohammad bin Salman li sottoscrivesse al più presto, ma questa situazione rende la strada decisamente in salita. Mentre infatti l’asse tra Gerusalemme e Abu Dhabi si rafforza, i rapporti tra l’Arabia Saudita e lo Stato ebraico sono attraversati da qualche significativa fibrillazione. Non è inoltre escluso che il principe ereditario saudita possa essersi irritato per il sostegno di Trump al ritiro emiratino dall'Opec.
Continua a leggereRiduci
Il campo largo non ha ancora leader, programmi e idee. Per questo spera che il governo Meloni duri fino al termine della legislatura, infrangendo ogni record. Nonostante le accuse di Renzi, Conte e Schlein.
L’inflazione consiste nell’aumento generalizzato dei prezzi di beni e servizi in un determinato periodo di tempo, con la conseguente riduzione del potere d’acquisto della moneta: con la stessa quantità di denaro si riesce a comprare meno.
In condizioni normali, l’inflazione si sviluppa quando la domanda supera l’offerta: se beni e servizi non bastano a soddisfare i consumatori, i prezzi salgono. Al contrario, quando l’economia rallenta o entra in stagnazione, la domanda tende a diminuire e i prezzi dovrebbero stabilizzarsi o scendere.
La stagflazione rompe questo schema: si verifica quando l’economia cresce poco o si contrae, ma i prezzi continuano comunque a salire.
Questo fenomeno si manifesta spesso in seguito a uno shock di offerta, cioè un evento straordinario che riduce la disponibilità di beni o aumenta i costi di produzione — ad esempio una crisi energetica o un forte aumento del costo delle materie prime — spingendo verso l’alto i prezzi anche in presenza di un’economia debole.
La stagflazione è considerata particolarmente difficile da gestire perché le politiche economiche tradizionali per combattere l’inflazione (come alzare i tassi) possono aggravare la stagnazione, mentre quelle per stimolare la crescita rischiano di alimentare ulteriormente l’aumento dei prezzi.
Continua a leggereRiduci
«Non è solo un insieme di problemi. È un sistema dove ogni crisi alimenta l’altra», ha dichiarato Giorgia Meloni durante il meeting della Comunità Politica Europea a Jerevan.
Il premier ha parlato di policrisi: «Cosa significa policrisi? Non è solo affrontare tante crisi insieme. Il problema è che sono tutte collegate e si alimentano a vicenda».