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2021-10-06
Il lockdown almeno ha spinto gli italiani alla scoperta dei parchi nazionali
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24: è il numero dei Parchi Nazionali presenti in Italia, ossia di «tutte le aree terrestri, fluviali, lacuali e marine che contengano uno o più ecosistemi intatti o, anche se parzialmente alterati da interventi antropici, contengano una o più formazioni fisiche, geologiche, geomorfologiche, biologiche di rilievo internazionale o nazionale per valori naturalistici, scientifici, estetici, culturali, educativi e ricreativi, tali da richiedere l'intervento dello Stato ai fini della loro conservazione per le generazioni presenti e future» (questa la definizione del Ministero dell'Ambiente).
Sparsi da nord a sud, i Parchi Nazionali ammontano a un totale di circa 15.000 metri quadrati. Un numero considerevole, tenuto conto del rapporto tra la (relativamente) limitata estensione del nostro Paese e il numero dei suoi abitanti.
Dalle montagne agli altipiani carsici, dai vulcani ai promontori, è tutto un fiorire di luoghi che esprimono l'incredibile eterogeneità del territorio italiano.
Il primo Parco Nazionale a essere istituito è stato il Gran Paradiso (1922). Del resto, le sue montagne venivano frequentate, a metà Ottocento, da Vittorio Emanuele II, che le nominò Riserva Naturale di Caccia. Principale peculiarità di un luogo il cui nome è tutto un programma è l'altezza: il Gran Paradiso, infatti, conta vette che superano i 4000 metri.
Fu proprio durante il Fascismo che si ebbe l'idea di fondare delle aree protette dallo Stato: dopo il Gran Paradiso e il Parco d'Abruzzo fu quindi la volta, nel 1934, del Parco del Circeo e, nel 1935, dello Stelvio.
Nel '68 si diede vita al Parco nazionale della Calabria, 20 anni dopo al Parco delle Dolomiti Bellunesi e al Pollino. E mentre nel 1989 prendevano forma i Parchi dell'Aspromonte e quello delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, il 1991 fu l'anno di una vera e propria esplosione naturalistica: oggi festeggiamo i 30 anni dei Parchi Nazionali del Gran Sasso e Monti della Laga, del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, della Maiella, del Gargano e della Val Grande.
Le aree protette dei Monti Sibillini, dell'Arcipelago di La Maddalena, del Vesuvio e dell'Arcipelago Toscano si svilupparono negli anni successivi, seguiti dall'Asinara, dal Golfo di Orosei e del Gennargentu e dalle Cinque Terre.
Gli anni 2000 si caratterizzano per l'istituzione dell'Appennino Tosco-Emiliano, della Sila, dell'Alta Murgia e dell'Appennino Lucano Val d'Agri Lagonegrese, mentre nel 2016 è sbocciato il Parco Nazionale dell'Isola di Pantelleria.
A questo punto non rimane che aspettare che diventino Parchi Nazionali anche le Egadi e il litorale trapanese, le Eolie e gli Iblei per quanto riguarda la Sicilia, il Matese (tra Molise e Campania), Portofino e il Delta del Po.
Inutile dire che il turismo nei parchi nazionali si è intensificato proprio negli ultimi due anni: gli assembramenti, all'interno di aree sterminate e poco popolose sono solo un lontano miraggio e lo stretto contatto con la natura è un toccasana per il corpo e lo spirito post-lockdown. Gli effetti di quest'ultimo, infatti, si fanno ancora sentire: la paura delle regioni a colori e di altre possibili chiusure ha spinto gli italiani a cercare svago tra laghi, fiumi e vette alpine anziché nelle grandi città.
Il trekking, la mountain bike e le escursioni a cavallo sono solo alcune delle modalità con cui assaporare gli ambienti naturali, abbandonando il concetto di fruizione, utilizzato spesso in maniera indiscriminata anche dagli operatori turistici.
Non solo natura, però: i Parchi Nazionali sono anche un concentrato di storia e cultura. Si pensi ai borghi di interesse, agli scavi archeologici, ma anche all'enogastronomia: tutti elementi che raccontano un territorio, permettendo al viaggiatore di immergersi nel passato e di fare incetta di tradizioni.
Ai Parchi Nazionali italiani va reso onore anche per la loro sostenibilità: il nostro Paese ha infatti il merito di possedere il numero maggiore di aree che hanno ottenuto la Carta Europea del Turismo Sostenibile (CETS), prestigioso riconoscimento promosso da Europarc Federation, di cui la Federparchi rappresenta la sezione nazionale.
Infine i Parchi Nazionali non sono le uniche zone protette: riserve naturali, aree marine e parchi regionali vanno ad arricchire il panorama di un'Italia forse ancora non troppo conosciuta dai connazionali, che spesso si fermano ad alcuni luoghi topici, senza spingersi troppo in là nella loro esplorazione.
Per il momento, ci concentreremo su sette parchi nazionali disseminati tra Nord, Centro e Sud Italia: il viaggio che stiamo per compiere profuma di boschi e salsedine, di vento e sterco di animali lontani.
Entreremo in punta di piedi all'interno dei parchi più famosi, ma anche in quelli più "defilati" e nuovi, alla scoperta di scenari e usanze non ancora sull'onda del marketing selvaggio. L'intento è dare degli spunti di viaggio diversi, che tengano conto del bisogno di stare all'aria aperta, della necessità di diventare più sostenibili e della volontà di conoscere a fondo il proprio Paese.
Gran Paradiso

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Quello del Gran Paradiso è il primo dei Parchi Nazionali italiani. Fondato nel 1922, è, da allora, il punto di riferimento per eccellenza degli amanti della natura, del trekking e degli animali (stambecchi e camosci in primis).
Situato tra Piemonte e Valle d'Aosta, include al suo interno 13 comuni e 5 valli (Soana, Orco, di Cogne, di Rhêmes e Valsavarenche). Ma come muoversi all'interno di questo Parco Nazionale, considerati i suoi 710,4 chilometri quadri?
Si può cominciare esplorando una valle per volta, assaporandone le peculiarità: la Valle Soana, per esempio, spicca per i suoi boschi di latifoglie e per alcuni centri abitati in cui si parla ancora il patois, tipico dialetto franco-provenzale. Ai visitatori ha da offrire anche un ecomuseo del Rame (frazione di Castellaro di Ronco Canavese), dove entrare in contatto con questo antico mestiere.
La Valle dell'Orco, invece, è stata modellata dai ghiacciai nel corso dei millenni. Oltre al Centro Educazione Ambientale di Noasca (è possibile prenotare un'escursione chiamando lo 011/8606233), vi si trova il Centro Visitatori Homo et Hibex, dove approfondire il rapporto tra uomo e stambecco.
La Valle di Cogne è la più conosciuta e se quella di Rhêmes merita una visita per il suo paesaggio alpino e per il centro visitatori dedicato al gipeto (si trova a Rhêmes-Notre-Dame ed è incentrato su questo avvoltoio reintrodotto in natura da qualche anno), in Valsavarenche bisogna vedere la Casa reale di caccia di Orvieille, in ricordo del re Vittorio Emanuele.
Mangiare e dormire
All'interno del Parco Nazionale del Gran Paradiso si possono provare due cucine tipiche: valdostana e piemontese. Che sia fonduta, polenta concia o mocetta, poco importa: la cucina della zona è ottima e grassa quanto basta a chi fa lunghe camminate nel parco.
- Bar Ristorante Le Solitaire, 11020 Ayas AO: una baita con vista mozzafiato sulle montagne;
- Osteria delle Alpi, Frazione Molino di Forzo (TO): ottimi i tajarin al ragù!
- Bar Tavola Calda Chatel Argent, Via Pierino Chanoux, 46-58, Villeneuve AO.
- Camping Piccolo Paradiso, Borgo Fogliere, Ceresole Reale (TO): un'ottima idea per i mesi che vanno da maggio a settembre.
- Agriturismo Plan de la Tour, Frazione Epinel, 198, Cogne (AO).
Stelvio

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La Lombardia e il Trentino Alto Adige sono le due regioni attraversate dal Parco Nazionale dello Stelvio, che include complessivamente 4 province (Brescia, Sondrio, Trento e Bolzano) e confina con la Svizzera.
Il gruppo montuoso Ortles-Cevedale è il cuore di questo parco: dalle cime, molto amate dagli scalatori esperti, si può godere di viste sensazionali. Abitanti principali delle grandi foreste di conifere sono – tra gli altri - cervi, caprioli, marmotte, ermellini, lepri e donnole.
Al di là dell'estrema bellezza delle montagne, nel Parco Nazionale dello Stelvio si può godere di posti come Castel Coira e l'abbazia di Monte Maria. Il primo è un castello medievale che si trova a Sluderno (BZ), famoso perché al suo interno si trova la più grande armeria d'Europa; la seconda (Malles Venosta, BZ) è un vero e proprio luogo di pace, dove da 900 anni si pratica la regola di San Benedetto.
Quanto alle escursioni, si segnala l'Anello Glaciologico della Val Cedéc: si parte dal e - dopo poco più di 4 ore di camminata - si torna al Rifugio dei Forni. Un percorso lungo 12,3 km, adatto a chi è pratico di trekking e non vede l'ora di ammirare i ghiacciai della zona.
Intorno al Passo dello Stelvio, invece, è possibile seguire itinerari sulle tracce della Prima Guerra Mondiale (per esempio, l'Itinerario Filon dei Mot oppure Valle del Gavia).
Per qualunque informazione, chiamare lo 0342/900811 o scrivere a info@stelviopark.it.
Mangiare e dormire
Canederli, dolci a base di mele e spatzle panna e speck sono i piatti forti della cucina locale. È possibile assaggiarli qui:
- Malga Flatschberg, Flatschberg 39016 S. Geltrude: si deve fare una bella camminata di 1 h 30 min partendo da Flatsch;
- Ristorante Pizzeria Erika, Località La Ri, San Lorenzo Dorsino (TN): splendida vista sulle montagne e ottimi strangolapreti di spinaci;
- Agriturismo Baita de l'All, Via S. Carlo, 1, Valdidentro (SO). Mangiare cibi di qualità immersi nella natura…
Dormire:
- Baita Luleta Bed & Breakfast, Via Fedaria, 394, Livigno SO;
- Haus Mairösl, Via Moar, 21, Silandro BZ
Abruzzo

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Lupi e orsi marsicani popolano l'immaginario di coloro che vogliono visitare il Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise. L'Aquila, Frosinone e Isernia sono le province che si spartiscono la bellezza di questo enorme polmone verde d'Italia.
A renderlo così prezioso sono le catene montuose, dalla cangiante morfologia: nel giro di poco tempo si passa da paesaggi tipicamente appenninici ad altri dall'aspetto alpino.
Il lago di Barrea è sicuramente una delle mete più gettonate tra i visitatori di questo parco, ma una delle pietre miliari è anche Civitella Alfedena, sede dell'Area Faunistica del Lupo, dove osservare alcuni esemplari scampati alla morte. Anche il Museo del Lupo Appenninico è di notevole interesse: una visita aiuta a spazzare via gran parte dei luoghi comuni che girano intorno a questo frainteso animale.
Borghi antichi e romantici come San Donato Val di Comino, Rocchetta al Volturno e Castel San Vincenzo danno accesso al parco da prospettive tutte diverse tra loro.
È quindi attraverso la natura, la storia e la cultura che si può iniziare a conoscere questo paradiso italiano. Un'esperienza da fare è percorrerne i tratturi, antiche vie pastorali che collegavano il Nord e il Sud Italia (uno su tutti, quello che unisce L'Aquila a Foggia).
Da non perdere la visita alla riserva naturale della Camosciara: rocce calcaree, dolomie e – com'è ovvio – camosci a volontà. Per informazioni, chiamare i numeri 0864/577869 e 349/2313692 oppure scrivere a info@camosciara.com
Mangiare e dormire
Maccheroni alla chitarra, agnello alla Molisana o abbacchio allo Scottadito? Abruzzo, Lazio e Molise hanno moltissimo da offrire anche all'interno del Parco Nazionale. Dove provare questi piatti?
- Ristorante La Meta, via Fondicelle, Settefrati (FR): piatti tradizionali di qualità, tra cui l'ottimo arrosto;
- Ristorante Vineria Bar Caraceni, Via Roma, 5, Alfedena (AQ): piatti della tradizione rivisitati;
- Ristorante Pizzeria La Tiana, Via Napoli, 30, Cerasuolo (IS): ristorante rustico con specialità di stagione.
- Il Bruco B&B, Contrada Cortina 12, San Donato Val di Comino (FR);
- Appartamenti De Sanctis, Via Valle Sant'Angelo, 8, Villetta Barrea (AQ).
Circeo

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Il Circeo è legato inestricabilmente al mito: la maga Circe, Ulisse, i Proci… Già dai nomi si può intuire la bellezza e la ricchezza di una zona baciata dalla Storia e dalle storie.
Siamo in una zona del Lazio non troppo conosciuta, a sud della capitale e a pochi chilometri dal confine con la Campania.
La prima cosa da fare è raggiungere il Picco di Circe (la parte più alta del promontorio, dove si trovano i resti del tempio dedicato alla mitica maga). Lo si può fare attraverso due sentieri. Il primo è panoramico, parte sia dal Belvedere delle Crocette che dal cimitero di San Felice Circeo e offre scenari sensazionali. Il secondo è per escursionisti esperti, parte da Torre Paola e richiede 4-5 ore di tempo.
Mare e foresta, nel Parco Nazionale del Circeo, convivono armoniosamente; questa zona, però, vanta anche 4 laghi: Lago di Fogliano, Lago di Sabaudia o di Paola, Lago dei Monaci e Lago di Caprolace. Insieme a loro, sono proliferate anche alcune zone umide, tra cui quella denominata I Pantani dell'Inferno, dichiarata - insieme alle altre del Parco - "zona umida di interesse internazionale", viste le numerose specie di uccelli che la popolano.
Quanto alla parte archeologica, imperdibile è la Villa di Domiziano, in località Palazzo.
Obbligatoria una passeggiata nel caratteristico centro di San Felice Circeo, ma anche una puntatina al Faro di Capo Circeo, da dove ammirare estasiati l'orizzonte lontano.
Per informazioni, chiamare lo 0773/512240.
Mangiare e dormire
I piatti tipici del Circeo assomigliano molto a quelli della cucina romana, con qualche variazione: sono da assaggiare le zucchine alla sanfeliciana, il canascione (piatto della tradizione contadina) e il pane di Pasqua, ossia la viscotta.
- Lo Zeffiro F.lli Mizzon, Via Sant'Andrea, 20 A, Sabaudia (LT). Da provare: la zuppa di pesce;
- Buccia Trattoria, Via Litoranea, Km 20,600, Sabaudia (LT). Lo stracotto di bufalo è un must;
- Hotel Ristorante Punta Rossa, Via delle Batterie, 37, San Felice Circeo (LT): menù di pesce e vista strepitosa.
- Appartamento Coleman, Via E. Coleman, 8, Terracina (LT): posizione eccellente;
- Afrodite Apartment, Via Bologna, 26, Sabaudia (LT): dotato di giardino e patio.
Cilento

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Siamo in provincia di Salerno, nel primo parco italiano divenuto geoparco, a due passi da Paestum e dalle belle spiagge di Palinuro e dintorni: il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni ha un'anima decisamente mediterranea.
Qui l'animale-totem è l'aquila reale, mentre 3000 sono le specie botaniche presenti all'interno del parco, dove si può ammirare il passaggio graduale dalla macchia mediterranea ai pini d'Aleppo, a testimonianza di una rara eterogeneità.
Non solo natura: l'enogastronomia locale è di tutto rispetto. A Pioppi, infatti, è nata la dieta mediterranea: qui si può fare incetta di olio extravergine di qualità, così come di mozzarelle di bufala, originaria della Piana del Sele.
La bellezza del Parco Nazionale del Cilento ha fatto sì che, nel 1997, venisse inserito tra i Patrimoni dell'Umanità Unesco. Sono da visitare i comuni di Agropoli e Capaccio Paestum (con i suoi siti archeologici di inestimabile valore), ma anche il Parco Archeologico di Velia (polis della Magna Grecia) e le Grotte di Pertosa-Auletta e quelle di Capo Palinuro.
Il territorio del parco è molto esteso, per cui conviene decidere in anticipo cosa vedere e, soprattutto, la stagione giusta (solitamente primavera ed estate sono le migliori).
Mangiare e dormire
Tra i piatti tipici del Cilento, non possiamo che consigliarne i must: lagane e ceci, muligname mbuttunate (melanzane imbottite) e il fico bianco del Cilento D.O.P., prodotto di punta della zona.
- Ristorante Pizzeria Da Saro, Via Val d'Agri, Sanza (SA): primi piatti come i cavatelli sono il top;
- Ristorante L'Uorto, Via Orto del Conte, 2, Policastro Bussentino (SA): come suggerisce la parola, è l'orto al centro dell'interesse di questo posto;
- Agriturismo I Moresani, Localita' Moresani, Casal Velino (SA): da provare l'omonimo antipasto.
Dormire:
- Antico Frantoio B&B, Via Gaetano Ricci, 13, Piaggine (SA);
- B&B Il Vicoletto del Casale, Via Generale Imbriaco, 41 Foria, Centola (SA).
Vesuvio

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Istituito nel 1995, il Parco nazionale del Vesuvio racchiude in sé aspetti naturalistici, geologici e archeologici. La sua fortunatissima posizione lo ha reso anche crocevia di moltissime specie animali, nonché terreno fertile per alcuni tipi di orchidea selvatica, tutelati dalla Convenzione di Washington.
I sentieri percorribili sono 11, per un totale di circa 60 km. Ciascuno di questi sentieri ha un nome: La Valle dell'Inferno è il più famoso, in quanto include i luoghi più rappresentativi e belli dell'area protetta.
Alternativo ai sentieri immersi nel verde (o a loro completamento) è il Gran Cono, ossia il cratere del Vesuvio. Non è ancora possibile percorrerlo ad anello: le escursioni, infatti, si limitano al momento al suo versante occidentale, ma si tratta di un'esperienza unica, che permette di far spaziare lo sguardo sul Golfo di Napoli, fino ai confini con il Lazio.
All'interno del Parco esiste anche un museo dedicato all'evoluzione geologica e alla biodiversità del sistema del complesso vulcanico Somma-Vesuvio. Il museo si trova all'interno del Centro culturale di Villa Regina, nel comune di Boscoreale.
Per conoscere a fondo il rapporto tra uomo e vulcano esistono altri poli d'interesse nei dintorni: dagli scavi di Pompei ed Ercolano al Museo della Civiltà Contadina a Somma Vesuviana e alle Ville Settecentesche del Miglio d'Oro, la ricchezza culturale di questa zona è incomparabile.
Mangiare e dormire
Parlare della cucina napoletana risulterebbe superfluo: chi non conosce pizze e sfogliatelle? Ai piatti-cult aggiungiamo però le alici alla pescatora, la cianfotta faicchiana (sorta di caponata locale) e la spaghettata con friarielli.
- Pizzeria Le Parùle, Via Sacerdote Cozzolino Benedetto, 71, Ercolano (NA). Da provare le «pizze gourmet ma non troppo»;
- Cantina del Vesuvio Winery Russo Family, Via Panoramica, 15, Trecase (NA). Accoglienza familiare e piatti semplici e genuini, come gli spaghetti al pomodorino del Piennolo DOP;
- 'E Curti Ristorante Tipico di Angela Ceriello & Co SAS, Via Padre Michele Abete, 6, Sant'Anastasia (NA). Piatti tipici della zona vesuviana.
Dormire:
- Hotel Puntaquattroventi, Via Marittima 59, Ercolano: affacciato sul mare, con piscina climatizzata all'interno;
- Bed and breakfast Sommavesuvio, Via Camillo Benso Conte di Cavour, 36, Pollena Trocchia (NA): in un edificio del XIX secolo, è adiacente sia al Parco Nazionale che alla stazione.
Alta Murgia

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Bari e Barletta-Andria-Trani sono le province coinvolte: il Parco Nazionale dell'Alta Murgia è un coacervo di panorami mozzafiato pur nella sua bellezza scarna.
È una Puglia diversa, questa, lontana dalle immagini patinate che conosciamo tutti, ma ricca di sentieri e muretti a secco che le donano un aspetto simile a quello della steppa. Cavità carsiche e doline conferiscono al Parco Nazionale dell'Alta Murgia un'aura peculiare, preistorica.
I punti di interesse sono innumerevoli, ma per avere una panoramica generale sul Parco bisogna partire da alcuni punti fermi: Castel del Monte, fatto edificare da Federico II, è il cuore dell'Alta Murgia, oltre che patrimonio UNESCO.
Altro luogo dal fascino arcano è la cava di bauxite di Spinazzola: la terra rossa, la vegetazione e la fauna locale fanno pensare a una sorta di Gran Canyon nostrano.
Per non parlare dei ruderi della Rocca del Garagnone, incastonati tra pietra e terra e capaci di offrire una vista che arriva al Monte Vulture, in Basilicata.
E poi Gravina di Puglia con il suo bastione medievale e il Parco Robinson, il Museo Etnografico di Altamura, il Borgo Antico di Poggiorsini, la Pineta Galietti di Santeramo in Colle… Nel Parco Nazionale dell'Alta Murgia è facile fare incetta di natura, storia, archeologia e cultura.
Per informazioni, chiamare lo 080/3262268.
Mangiare e dormire
Prodotti tipici dell'Alta Murgia sono i taralli, il pane di Altamura e la burrata di Andria Igp (tanto per fare alcuni golosi esempi). Ecco dove assaggiare questo e altro:
- Don Saverio Pizzeria Ristorante, Via San Francesco d'Assisi, 11, Ruvo di Puglia (BA): ottimi anche i crudi di mare;
- Al Borgo Saraceno, Via Fiore, 13, Spinazzola (BT): cucina raffinata all'interno di quello che è anche un bed and breakfast;
- Il Pino Grande, S.P. 234 Km 20+920, Castel del Monte (BT): bio-agriturismo con cucina genuina;
- Agriturismo Fasano, Contrada Cristo Fasano, 162, Cassano delle Murge (BA). Una struttura immersa nel verde, che offre anche piatti tipici della tradizione;
- Il Portico Hotel Resort B&B Luxury, Contrada Lagogemolo, Cassano delle Murge (BA): camere moderne e ristorante à la carte.
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Dal Gran Paradiso allo Stelvio, dal Circeo al Vesuvio fino all'Alta Murgia. Ecco un viaggio da Nord a Sud attraverso i sette parchi nazionali più belli, alla ricerca di scenari e usanze non ancora sull'onda del marketing selvaggio.Lo speciale contiene un articolo e sette approfondimenti.24: è il numero dei Parchi Nazionali presenti in Italia, ossia di «tutte le aree terrestri, fluviali, lacuali e marine che contengano uno o più ecosistemi intatti o, anche se parzialmente alterati da interventi antropici, contengano una o più formazioni fisiche, geologiche, geomorfologiche, biologiche di rilievo internazionale o nazionale per valori naturalistici, scientifici, estetici, culturali, educativi e ricreativi, tali da richiedere l'intervento dello Stato ai fini della loro conservazione per le generazioni presenti e future» (questa la definizione del Ministero dell'Ambiente).Sparsi da nord a sud, i Parchi Nazionali ammontano a un totale di circa 15.000 metri quadrati. Un numero considerevole, tenuto conto del rapporto tra la (relativamente) limitata estensione del nostro Paese e il numero dei suoi abitanti.Dalle montagne agli altipiani carsici, dai vulcani ai promontori, è tutto un fiorire di luoghi che esprimono l'incredibile eterogeneità del territorio italiano.Il primo Parco Nazionale a essere istituito è stato il Gran Paradiso (1922). Del resto, le sue montagne venivano frequentate, a metà Ottocento, da Vittorio Emanuele II, che le nominò Riserva Naturale di Caccia. Principale peculiarità di un luogo il cui nome è tutto un programma è l'altezza: il Gran Paradiso, infatti, conta vette che superano i 4000 metri.Fu proprio durante il Fascismo che si ebbe l'idea di fondare delle aree protette dallo Stato: dopo il Gran Paradiso e il Parco d'Abruzzo fu quindi la volta, nel 1934, del Parco del Circeo e, nel 1935, dello Stelvio. Nel '68 si diede vita al Parco nazionale della Calabria, 20 anni dopo al Parco delle Dolomiti Bellunesi e al Pollino. E mentre nel 1989 prendevano forma i Parchi dell'Aspromonte e quello delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, il 1991 fu l'anno di una vera e propria esplosione naturalistica: oggi festeggiamo i 30 anni dei Parchi Nazionali del Gran Sasso e Monti della Laga, del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, della Maiella, del Gargano e della Val Grande.Le aree protette dei Monti Sibillini, dell'Arcipelago di La Maddalena, del Vesuvio e dell'Arcipelago Toscano si svilupparono negli anni successivi, seguiti dall'Asinara, dal Golfo di Orosei e del Gennargentu e dalle Cinque Terre.Gli anni 2000 si caratterizzano per l'istituzione dell'Appennino Tosco-Emiliano, della Sila, dell'Alta Murgia e dell'Appennino Lucano Val d'Agri Lagonegrese, mentre nel 2016 è sbocciato il Parco Nazionale dell'Isola di Pantelleria.A questo punto non rimane che aspettare che diventino Parchi Nazionali anche le Egadi e il litorale trapanese, le Eolie e gli Iblei per quanto riguarda la Sicilia, il Matese (tra Molise e Campania), Portofino e il Delta del Po.Inutile dire che il turismo nei parchi nazionali si è intensificato proprio negli ultimi due anni: gli assembramenti, all'interno di aree sterminate e poco popolose sono solo un lontano miraggio e lo stretto contatto con la natura è un toccasana per il corpo e lo spirito post-lockdown. Gli effetti di quest'ultimo, infatti, si fanno ancora sentire: la paura delle regioni a colori e di altre possibili chiusure ha spinto gli italiani a cercare svago tra laghi, fiumi e vette alpine anziché nelle grandi città.Il trekking, la mountain bike e le escursioni a cavallo sono solo alcune delle modalità con cui assaporare gli ambienti naturali, abbandonando il concetto di fruizione, utilizzato spesso in maniera indiscriminata anche dagli operatori turistici. Non solo natura, però: i Parchi Nazionali sono anche un concentrato di storia e cultura. Si pensi ai borghi di interesse, agli scavi archeologici, ma anche all'enogastronomia: tutti elementi che raccontano un territorio, permettendo al viaggiatore di immergersi nel passato e di fare incetta di tradizioni.Ai Parchi Nazionali italiani va reso onore anche per la loro sostenibilità: il nostro Paese ha infatti il merito di possedere il numero maggiore di aree che hanno ottenuto la Carta Europea del Turismo Sostenibile (CETS), prestigioso riconoscimento promosso da Europarc Federation, di cui la Federparchi rappresenta la sezione nazionale.Infine i Parchi Nazionali non sono le uniche zone protette: riserve naturali, aree marine e parchi regionali vanno ad arricchire il panorama di un'Italia forse ancora non troppo conosciuta dai connazionali, che spesso si fermano ad alcuni luoghi topici, senza spingersi troppo in là nella loro esplorazione.Per il momento, ci concentreremo su sette parchi nazionali disseminati tra Nord, Centro e Sud Italia: il viaggio che stiamo per compiere profuma di boschi e salsedine, di vento e sterco di animali lontani.Entreremo in punta di piedi all'interno dei parchi più famosi, ma anche in quelli più "defilati" e nuovi, alla scoperta di scenari e usanze non ancora sull'onda del marketing selvaggio. L'intento è dare degli spunti di viaggio diversi, che tengano conto del bisogno di stare all'aria aperta, della necessità di diventare più sostenibili e della volontà di conoscere a fondo il proprio Paese.<div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/lockdown-italiani-scoperta-parchi-nazionali-2655237577.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="gran-paradiso" data-post-id="2655237577" data-published-at="1633528637" data-use-pagination="False"> Gran Paradiso iStock Quello del Gran Paradiso è il primo dei Parchi Nazionali italiani. Fondato nel 1922, è, da allora, il punto di riferimento per eccellenza degli amanti della natura, del trekking e degli animali (stambecchi e camosci in primis).Situato tra Piemonte e Valle d'Aosta, include al suo interno 13 comuni e 5 valli (Soana, Orco, di Cogne, di Rhêmes e Valsavarenche). Ma come muoversi all'interno di questo Parco Nazionale, considerati i suoi 710,4 chilometri quadri?Si può cominciare esplorando una valle per volta, assaporandone le peculiarità: la Valle Soana, per esempio, spicca per i suoi boschi di latifoglie e per alcuni centri abitati in cui si parla ancora il patois, tipico dialetto franco-provenzale. Ai visitatori ha da offrire anche un ecomuseo del Rame (frazione di Castellaro di Ronco Canavese), dove entrare in contatto con questo antico mestiere.La Valle dell'Orco, invece, è stata modellata dai ghiacciai nel corso dei millenni. Oltre al Centro Educazione Ambientale di Noasca (è possibile prenotare un'escursione chiamando lo 011/8606233), vi si trova il Centro Visitatori Homo et Hibex, dove approfondire il rapporto tra uomo e stambecco. La Valle di Cogne è la più conosciuta e se quella di Rhêmes merita una visita per il suo paesaggio alpino e per il centro visitatori dedicato al gipeto (si trova a Rhêmes-Notre-Dame ed è incentrato su questo avvoltoio reintrodotto in natura da qualche anno), in Valsavarenche bisogna vedere la Casa reale di caccia di Orvieille, in ricordo del re Vittorio Emanuele.Mangiare e dormireAll'interno del Parco Nazionale del Gran Paradiso si possono provare due cucine tipiche: valdostana e piemontese. Che sia fonduta, polenta concia o mocetta, poco importa: la cucina della zona è ottima e grassa quanto basta a chi fa lunghe camminate nel parco.Bar Ristorante Le Solitaire, 11020 Ayas AO: una baita con vista mozzafiato sulle montagne;Osteria delle Alpi, Frazione Molino di Forzo (TO): ottimi i tajarin al ragù!Bar Tavola Calda Chatel Argent, Via Pierino Chanoux, 46-58, Villeneuve AO.Camping Piccolo Paradiso, Borgo Fogliere, Ceresole Reale (TO): un'ottima idea per i mesi che vanno da maggio a settembre.Agriturismo Plan de la Tour, Frazione Epinel, 198, Cogne (AO). <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/lockdown-italiani-scoperta-parchi-nazionali-2655237577.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="stelvio" data-post-id="2655237577" data-published-at="1633528637" data-use-pagination="False"> Stelvio iStock La Lombardia e il Trentino Alto Adige sono le due regioni attraversate dal Parco Nazionale dello Stelvio, che include complessivamente 4 province (Brescia, Sondrio, Trento e Bolzano) e confina con la Svizzera.Il gruppo montuoso Ortles-Cevedale è il cuore di questo parco: dalle cime, molto amate dagli scalatori esperti, si può godere di viste sensazionali. Abitanti principali delle grandi foreste di conifere sono – tra gli altri - cervi, caprioli, marmotte, ermellini, lepri e donnole.Al di là dell'estrema bellezza delle montagne, nel Parco Nazionale dello Stelvio si può godere di posti come Castel Coira e l'abbazia di Monte Maria. Il primo è un castello medievale che si trova a Sluderno (BZ), famoso perché al suo interno si trova la più grande armeria d'Europa; la seconda (Malles Venosta, BZ) è un vero e proprio luogo di pace, dove da 900 anni si pratica la regola di San Benedetto.Quanto alle escursioni, si segnala l'Anello Glaciologico della Val Cedéc: si parte dal e - dopo poco più di 4 ore di camminata - si torna al Rifugio dei Forni. Un percorso lungo 12,3 km, adatto a chi è pratico di trekking e non vede l'ora di ammirare i ghiacciai della zona.Intorno al Passo dello Stelvio, invece, è possibile seguire itinerari sulle tracce della Prima Guerra Mondiale (per esempio, l'Itinerario Filon dei Mot oppure Valle del Gavia).Per qualunque informazione, chiamare lo 0342/900811 o scrivere a info@stelviopark.it.Mangiare e dormireCanederli, dolci a base di mele e spatzle panna e speck sono i piatti forti della cucina locale. È possibile assaggiarli qui:Malga Flatschberg, Flatschberg 39016 S. Geltrude: si deve fare una bella camminata di 1 h 30 min partendo da Flatsch;Ristorante Pizzeria Erika, Località La Ri, San Lorenzo Dorsino (TN): splendida vista sulle montagne e ottimi strangolapreti di spinaci;Agriturismo Baita de l'All, Via S. Carlo, 1, Valdidentro (SO). Mangiare cibi di qualità immersi nella natura…Dormire:Baita Luleta Bed & Breakfast, Via Fedaria, 394, Livigno SO;Haus Mairösl, Via Moar, 21, Silandro BZ <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/lockdown-italiani-scoperta-parchi-nazionali-2655237577.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="abruzzo" data-post-id="2655237577" data-published-at="1633528637" data-use-pagination="False"> Abruzzo iStock Lupi e orsi marsicani popolano l'immaginario di coloro che vogliono visitare il Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise. L'Aquila, Frosinone e Isernia sono le province che si spartiscono la bellezza di questo enorme polmone verde d'Italia.A renderlo così prezioso sono le catene montuose, dalla cangiante morfologia: nel giro di poco tempo si passa da paesaggi tipicamente appenninici ad altri dall'aspetto alpino. Il lago di Barrea è sicuramente una delle mete più gettonate tra i visitatori di questo parco, ma una delle pietre miliari è anche Civitella Alfedena, sede dell'Area Faunistica del Lupo, dove osservare alcuni esemplari scampati alla morte. Anche il Museo del Lupo Appenninico è di notevole interesse: una visita aiuta a spazzare via gran parte dei luoghi comuni che girano intorno a questo frainteso animale.Borghi antichi e romantici come San Donato Val di Comino, Rocchetta al Volturno e Castel San Vincenzo danno accesso al parco da prospettive tutte diverse tra loro. È quindi attraverso la natura, la storia e la cultura che si può iniziare a conoscere questo paradiso italiano. Un'esperienza da fare è percorrerne i tratturi, antiche vie pastorali che collegavano il Nord e il Sud Italia (uno su tutti, quello che unisce L'Aquila a Foggia).Da non perdere la visita alla riserva naturale della Camosciara: rocce calcaree, dolomie e – com'è ovvio – camosci a volontà. Per informazioni, chiamare i numeri 0864/577869 e 349/2313692 oppure scrivere a info@camosciara.comMangiare e dormireMaccheroni alla chitarra, agnello alla Molisana o abbacchio allo Scottadito? Abruzzo, Lazio e Molise hanno moltissimo da offrire anche all'interno del Parco Nazionale. Dove provare questi piatti?Ristorante La Meta, via Fondicelle, Settefrati (FR): piatti tradizionali di qualità, tra cui l'ottimo arrosto;Ristorante Vineria Bar Caraceni, Via Roma, 5, Alfedena (AQ): piatti della tradizione rivisitati;Ristorante Pizzeria La Tiana, Via Napoli, 30, Cerasuolo (IS): ristorante rustico con specialità di stagione.Il Bruco B&B, Contrada Cortina 12, San Donato Val di Comino (FR);Appartamenti De Sanctis, Via Valle Sant'Angelo, 8, Villetta Barrea (AQ). <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem5" data-id="5" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/lockdown-italiani-scoperta-parchi-nazionali-2655237577.html?rebelltitem=5#rebelltitem5" data-basename="circeo" data-post-id="2655237577" data-published-at="1633528637" data-use-pagination="False"> Circeo iStock Il Circeo è legato inestricabilmente al mito: la maga Circe, Ulisse, i Proci… Già dai nomi si può intuire la bellezza e la ricchezza di una zona baciata dalla Storia e dalle storie.Siamo in una zona del Lazio non troppo conosciuta, a sud della capitale e a pochi chilometri dal confine con la Campania.La prima cosa da fare è raggiungere il Picco di Circe (la parte più alta del promontorio, dove si trovano i resti del tempio dedicato alla mitica maga). Lo si può fare attraverso due sentieri. Il primo è panoramico, parte sia dal Belvedere delle Crocette che dal cimitero di San Felice Circeo e offre scenari sensazionali. Il secondo è per escursionisti esperti, parte da Torre Paola e richiede 4-5 ore di tempo.Mare e foresta, nel Parco Nazionale del Circeo, convivono armoniosamente; questa zona, però, vanta anche 4 laghi: Lago di Fogliano, Lago di Sabaudia o di Paola, Lago dei Monaci e Lago di Caprolace. Insieme a loro, sono proliferate anche alcune zone umide, tra cui quella denominata I Pantani dell'Inferno, dichiarata - insieme alle altre del Parco - "zona umida di interesse internazionale", viste le numerose specie di uccelli che la popolano.Quanto alla parte archeologica, imperdibile è la Villa di Domiziano, in località Palazzo.Obbligatoria una passeggiata nel caratteristico centro di San Felice Circeo, ma anche una puntatina al Faro di Capo Circeo, da dove ammirare estasiati l'orizzonte lontano.Per informazioni, chiamare lo 0773/512240.Mangiare e dormireI piatti tipici del Circeo assomigliano molto a quelli della cucina romana, con qualche variazione: sono da assaggiare le zucchine alla sanfeliciana, il canascione (piatto della tradizione contadina) e il pane di Pasqua, ossia la viscotta.Lo Zeffiro F.lli Mizzon, Via Sant'Andrea, 20 A, Sabaudia (LT). Da provare: la zuppa di pesce;Buccia Trattoria, Via Litoranea, Km 20,600, Sabaudia (LT). Lo stracotto di bufalo è un must;Hotel Ristorante Punta Rossa, Via delle Batterie, 37, San Felice Circeo (LT): menù di pesce e vista strepitosa.Appartamento Coleman, Via E. Coleman, 8, Terracina (LT): posizione eccellente;Afrodite Apartment, Via Bologna, 26, Sabaudia (LT): dotato di giardino e patio. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem6" data-id="6" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/lockdown-italiani-scoperta-parchi-nazionali-2655237577.html?rebelltitem=6#rebelltitem6" data-basename="cilento" data-post-id="2655237577" data-published-at="1633528637" data-use-pagination="False"> Cilento iStock Siamo in provincia di Salerno, nel primo parco italiano divenuto geoparco, a due passi da Paestum e dalle belle spiagge di Palinuro e dintorni: il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni ha un'anima decisamente mediterranea.Qui l'animale-totem è l'aquila reale, mentre 3000 sono le specie botaniche presenti all'interno del parco, dove si può ammirare il passaggio graduale dalla macchia mediterranea ai pini d'Aleppo, a testimonianza di una rara eterogeneità.Non solo natura: l'enogastronomia locale è di tutto rispetto. A Pioppi, infatti, è nata la dieta mediterranea: qui si può fare incetta di olio extravergine di qualità, così come di mozzarelle di bufala, originaria della Piana del Sele.La bellezza del Parco Nazionale del Cilento ha fatto sì che, nel 1997, venisse inserito tra i Patrimoni dell'Umanità Unesco. Sono da visitare i comuni di Agropoli e Capaccio Paestum (con i suoi siti archeologici di inestimabile valore), ma anche il Parco Archeologico di Velia (polis della Magna Grecia) e le Grotte di Pertosa-Auletta e quelle di Capo Palinuro.Il territorio del parco è molto esteso, per cui conviene decidere in anticipo cosa vedere e, soprattutto, la stagione giusta (solitamente primavera ed estate sono le migliori).Mangiare e dormireTra i piatti tipici del Cilento, non possiamo che consigliarne i must: lagane e ceci, muligname mbuttunate (melanzane imbottite) e il fico bianco del Cilento D.O.P., prodotto di punta della zona.Ristorante Pizzeria Da Saro, Via Val d'Agri, Sanza (SA): primi piatti come i cavatelli sono il top;Ristorante L'Uorto, Via Orto del Conte, 2, Policastro Bussentino (SA): come suggerisce la parola, è l'orto al centro dell'interesse di questo posto;Agriturismo I Moresani, Localita' Moresani, Casal Velino (SA): da provare l'omonimo antipasto.Dormire:Antico Frantoio B&B, Via Gaetano Ricci, 13, Piaggine (SA);B&B Il Vicoletto del Casale, Via Generale Imbriaco, 41 Foria, Centola (SA). <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem7" data-id="7" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/lockdown-italiani-scoperta-parchi-nazionali-2655237577.html?rebelltitem=7#rebelltitem7" data-basename="vesuvio" data-post-id="2655237577" data-published-at="1633528637" data-use-pagination="False"> Vesuvio iStock Istituito nel 1995, il Parco nazionale del Vesuvio racchiude in sé aspetti naturalistici, geologici e archeologici. La sua fortunatissima posizione lo ha reso anche crocevia di moltissime specie animali, nonché terreno fertile per alcuni tipi di orchidea selvatica, tutelati dalla Convenzione di Washington.I sentieri percorribili sono 11, per un totale di circa 60 km. Ciascuno di questi sentieri ha un nome: La Valle dell'Inferno è il più famoso, in quanto include i luoghi più rappresentativi e belli dell'area protetta. Alternativo ai sentieri immersi nel verde (o a loro completamento) è il Gran Cono, ossia il cratere del Vesuvio. Non è ancora possibile percorrerlo ad anello: le escursioni, infatti, si limitano al momento al suo versante occidentale, ma si tratta di un'esperienza unica, che permette di far spaziare lo sguardo sul Golfo di Napoli, fino ai confini con il Lazio.All'interno del Parco esiste anche un museo dedicato all'evoluzione geologica e alla biodiversità del sistema del complesso vulcanico Somma-Vesuvio. Il museo si trova all'interno del Centro culturale di Villa Regina, nel comune di Boscoreale.Per conoscere a fondo il rapporto tra uomo e vulcano esistono altri poli d'interesse nei dintorni: dagli scavi di Pompei ed Ercolano al Museo della Civiltà Contadina a Somma Vesuviana e alle Ville Settecentesche del Miglio d'Oro, la ricchezza culturale di questa zona è incomparabile.Mangiare e dormireParlare della cucina napoletana risulterebbe superfluo: chi non conosce pizze e sfogliatelle? Ai piatti-cult aggiungiamo però le alici alla pescatora, la cianfotta faicchiana (sorta di caponata locale) e la spaghettata con friarielli.Pizzeria Le Parùle, Via Sacerdote Cozzolino Benedetto, 71, Ercolano (NA). Da provare le «pizze gourmet ma non troppo»;Cantina del Vesuvio Winery Russo Family, Via Panoramica, 15, Trecase (NA). Accoglienza familiare e piatti semplici e genuini, come gli spaghetti al pomodorino del Piennolo DOP;'E Curti Ristorante Tipico di Angela Ceriello & Co SAS, Via Padre Michele Abete, 6, Sant'Anastasia (NA). Piatti tipici della zona vesuviana.Dormire:Hotel Puntaquattroventi, Via Marittima 59, Ercolano: affacciato sul mare, con piscina climatizzata all'interno;Bed and breakfast Sommavesuvio, Via Camillo Benso Conte di Cavour, 36, Pollena Trocchia (NA): in un edificio del XIX secolo, è adiacente sia al Parco Nazionale che alla stazione. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem8" data-id="8" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/lockdown-italiani-scoperta-parchi-nazionali-2655237577.html?rebelltitem=8#rebelltitem8" data-basename="alta-murgia" data-post-id="2655237577" data-published-at="1633528637" data-use-pagination="False"> Alta Murgia iStock Bari e Barletta-Andria-Trani sono le province coinvolte: il Parco Nazionale dell'Alta Murgia è un coacervo di panorami mozzafiato pur nella sua bellezza scarna.È una Puglia diversa, questa, lontana dalle immagini patinate che conosciamo tutti, ma ricca di sentieri e muretti a secco che le donano un aspetto simile a quello della steppa. Cavità carsiche e doline conferiscono al Parco Nazionale dell'Alta Murgia un'aura peculiare, preistorica.I punti di interesse sono innumerevoli, ma per avere una panoramica generale sul Parco bisogna partire da alcuni punti fermi: Castel del Monte, fatto edificare da Federico II, è il cuore dell'Alta Murgia, oltre che patrimonio UNESCO.Altro luogo dal fascino arcano è la cava di bauxite di Spinazzola: la terra rossa, la vegetazione e la fauna locale fanno pensare a una sorta di Gran Canyon nostrano.Per non parlare dei ruderi della Rocca del Garagnone, incastonati tra pietra e terra e capaci di offrire una vista che arriva al Monte Vulture, in Basilicata.E poi Gravina di Puglia con il suo bastione medievale e il Parco Robinson, il Museo Etnografico di Altamura, il Borgo Antico di Poggiorsini, la Pineta Galietti di Santeramo in Colle… Nel Parco Nazionale dell'Alta Murgia è facile fare incetta di natura, storia, archeologia e cultura.Per informazioni, chiamare lo 080/3262268.Mangiare e dormireProdotti tipici dell'Alta Murgia sono i taralli, il pane di Altamura e la burrata di Andria Igp (tanto per fare alcuni golosi esempi). Ecco dove assaggiare questo e altro:Don Saverio Pizzeria Ristorante, Via San Francesco d'Assisi, 11, Ruvo di Puglia (BA): ottimi anche i crudi di mare;Al Borgo Saraceno, Via Fiore, 13, Spinazzola (BT): cucina raffinata all'interno di quello che è anche un bed and breakfast;Il Pino Grande, S.P. 234 Km 20+920, Castel del Monte (BT): bio-agriturismo con cucina genuina;Agriturismo Fasano, Contrada Cristo Fasano, 162, Cassano delle Murge (BA). Una struttura immersa nel verde, che offre anche piatti tipici della tradizione;Il Portico Hotel Resort B&B Luxury, Contrada Lagogemolo, Cassano delle Murge (BA): camere moderne e ristorante à la carte.
Giorgia Meloni (Ansa)
La sveglia all’Unione europea l’ha data ieri Giorgia Meloni. Il premier ha inviato una lettera alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, al presidente di turno del Consiglio Ue, Nikos Christodoulides, e al presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, riguardo la situazione epidemiologica in Africa collegata al recente focolaio di Ebola in Congo e in Uganda per sollecitare, «nel rispetto delle prerogative nazionali in materia di tutela della salute», un «coordinamento rafforzato della vigilanza alle frontiere attraverso regole comuni per la gestione degli arrivi diretti e indiretti dalle zone colpite». La situazione, ha scritto Meloni, richiede la «massima attenzione».
L’intervento del premier italiano mette a nudo i cortocircuiti dell’Ue nella gestione di flussi migratori e sicurezza sanitaria. Il quadro epidemiologico globale appare infatti frammentato: dopo la determinazione dell’epidemia come emergenza sanitaria pubblica, lo scorso 17 maggio, l’Organizzazione mondiale della sanità ha innalzato il livello di allerta in Congo a «molto alto», pur considerandolo «alto» su scala regionale e «basso» nel mondo. In Europa, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie ha valutato come «molto bassa» la probabilità di trasmissione secondaria del virus nell’Ue. Ma Bruxelles ha mandato messaggi contraddittori: da una parte, nell’invitare gli operatori sanitari a una «maggiore consapevolezza», ha chiesto, di fatto, di controllare i potenziali sintomi per le persone che «tornano» dalle aree colpite; dall’altra ha sollecitato screening ma soltanto in uscita, stabilendo che quello dei passeggeri in ingresso negli aeroporti europei non è attualmente necessario. «Non ci sono prove», ha scritto la Commissione, «che dimostrino che lo screening delle persone che tornano dalle regioni colpite in Ue sia efficace nel prevenire l’ingresso della malattia in Europa. Pertanto, il Comitato per la sicurezza sanitaria Ue conclude che non sono necessarie misure aggiuntive al momento dell’ingresso in Europa». Secondo la Commissione Ue, insomma, non esistendo dati scientifici che dimostrino l’utilità dello screening all’arrivo per bloccare il virus, è inutile introdurre barriere sanitarie ai confini continentali. Guai, dunque, a cercare di controllare l’immigrazione selvaggia.
Meloni ha proposto l’inserimento del tema della gestione delle frontiere all’ordine del giorno del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno 2026. In vista di questo appuntamento, il governo ha chiesto di convocare una videoconferenza dei ministri della Salute europei già la prossima settimana, per definire le priorità operative nel Consiglio Epsco del 16 giugno, che riunirà i ministri del Lavoro, delle Politiche sociali, della Salute e della Tutela dei consumatori di tutti gli Stati membri. Inoltre, già questo fine settimana l’Italia invierà a Kinshasa, in Congo, una squadra di esperti dell’Istituto Spallanzani di Roma per fornire assistenza tecnica, consegnare materiale sanitario e medicinali, e rafforzare la sorveglianza epidemiologica. A livello nazionale, a ogni modo, i controlli alle frontiere sono attivi: «Il ministero della Salute, in raccordo con la Protezione civile, ha emanato circolari per attivare», recita la nota di Palazzo Chigi, «una sorveglianza sanitaria mirata e protocolli di vigilanza per i viaggiatori in rientro dalle regioni colpite», negli scali di Roma Fiumicino e Milano Malpensa.
Da Bruxelles, invece, la risposta dell’esecutivo europeo si muove nel segno dell’ambiguità e del paradosso. La Commissione «risponderà a tempo debito», ha dichiarato una delle portavoci, raccomandando, al tempo stesso, «misure di screening delle persone che provengono dalle zone colpite» (dunque dei passeggeri in entrata nell’Ue) ma sottolineando anche che «la misura più importante da adottare è lo screening in uscita dalle regioni colpite». Un doppio binario che fotografa la consueta incertezza comunicativa europea.
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Il capo di Confindustria, Emanuele Orsini (Ansa)
Soprattutto da quando Bruxelles si è data la mission di «salvare il pianeta» con un processo di decarbonizzazione a marce forzate. È una posizione trasversale, è la reazione di gran parte del mondo produttivo che percepisce l’Europa più come una camicia di forza che come un volano. L’ultima critica, in ordine di tempo, è venuta dall’assemblea di Confindustria, dove il presidente, Emanuele Orsini, pur ribadendo di «credere nell’Europa», ha sottolineato che «Bruxelles non ha chiaro cosa significhi competitività», artefice di una burocrazia «lunare» che mette sotto scacco le istituzioni del Vecchio continente. E, come esempio, ha citato le 72 condizioni poste dalla Commissione per il via libera al decreto Bollette, definendole come «l’ultima conferma» della sua tesi. Di qui l’appello: «Fermatela!».
In trincea è soprattutto l’automotive, prima del Green deal fiore all’occhiello dell’industria europea, ora ruota di scorta delle case cinesi. A più riprese le associazioni di categoria, a cominciare da quelle tedesche, hanno evidenziato come le tempistiche per l’elettrificazione forzata non siano compatibili con la realtà e che la politica Ue abbia causato l’invasione di prodotti cinesi. Critiche alla mobilità sostenibile, come riferisce Politico, sono venute perfino dai commissari dell’Ue, che hanno manifestato profonda irritazione per i disagi logistici legati all’uso di auto elettriche durante gli spostamenti da Bruxelles a Strasburgo. Questo mentre la Commissione valuta l’introduzione di regole stringenti per costringere le grandi imprese ad acquistare o a prendere a noleggio a lungo termine quote elevate di auto a corrente.
Gli effetti delle rigidità normative di Bruxelles si fanno sentire anche sull’agricoltura e scatenano le proteste delle associazioni di categoria. La Coldiretti ha lanciato un forte appello alla Commissione europea per la sospensione del Cbam (Carbon border adjustment mechanism) e del sistema Ets (il sistema di scambio di quote di emissione di CO2), due pilastri del Green deal ritenuti oggi insostenibili. Per Coldiretti la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, non è assolutamente in grado di gestire il ruolo istituzionale che ricopre mentre oggi c’è bisogno di un’Europa diversa, più coraggiosa, meno ideologica e più vicina ai problemi reali.
Contro la Commissione si è mobilitata l’industria del tabacco dopo l’accelerazione dell’Unione europea sulla revisione della direttiva che regola produzione, etichettatura e vendita di sigarette, elettroniche incluse. La revisione legislativa è attesa entro fine anno. Troppo presto, dice la filiera. Il cambiamento dell’attuale assetto regolatorio metterebbe a repentaglio un comparto strategico dal punto di vista economico e occupazionale.
Sul piede di guerra pure i sindacati. La Ces, la Confederazione europea dei sindacati, punta l’indice contro i piani della Commissione europea di consentire alle imprese di registrarsi in Paesi con standard inferiori, compromettendo in questo modo i diritti dei lavoratori europei. «Secondo la proposta della Commissione, esiste il forte rischio che i lavoratori siano tutelati dalla legislazione del lavoro del Paese di registrazione dell’impresa, e non da quella del Paese di impiego», ammonisce la Ces.
Il settore siderurgico e metallurgico è tra i più critici. Il presidente di Federacciai, Antonio Gozzi, ha sempre detto che «la riduzione delle emissioni attribuita ai settori Ets è fuorviante: il calo deriva in gran parte dalla generazione elettrica, che ha avuto accesso a incentivi alle rinnovabili estranei all’Ets».
Le norme green impattano anche sul settore immobiliare. L’Ance, l’Associazione dei costruttori, contesta la perentorietà delle scadenze per l’efficientamento energetico del patrimonio immobiliare. Senza massicci incentivi pubblici europei i costi ricadranno su imprese e proprietari.
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Ursula von der Leyen (Ansa)
Intanto, Giorgia Meloni chiede che al prossimo Consiglio europeo del 18 e 19 giugno in programma a Bruxelles si parli di regole comuni in tema di vigilanza sanitaria sugli ingressi dalle zone colpite dal virus Ebola, mentre Raffaele Fitto insiste con l’idea di utilizzare per far fronte alla crisi energetica i Fondi di coesione, ovvero le risorse destinate a ridurre i divari economici, sociali e territoriali tra le diverse regioni europee, ma la sua idea non entusiasma: arriva un secco «no» sia dalle stesse regioni dell’Unione che da esponenti politici italiani di maggioranza e opposizione, tra i quali Letizia Moratti di Forza Italia, Enzo Amendola del Pd e Roberto Fico del M5s. Intanto, non viene accolta (almeno per il momento) la richiesta di Giorgia Meloni di concedere agli Stati membri della Ue margini di flessibilità sui vincoli economici per affrontare l’aumento dei prezzi dei carburanti.
Iniziamo dai contentini: la Commissione Ue, nell’Analisi sugli squilibri macroeconomici, consultata dall’Ansa, mette nero su bianco giudizi lusinghieri per il governo italiano: «L’Italia», si legge nel documento, «ha continuato ad attuare misure che migliorano la qualità delle finanze pubbliche, ridurre l’evasione fiscale e sostenere la sostenibilità di bilancio. Inoltre ha introdotto diverse misure contro l’evasione fiscale negli ultimi anni», attraverso «un sistema completo di compliance fiscale digitale», che si basa su fatturazione elettronica e trasmissione digitale dei dati. «Sono attesi ulteriori miglioramenti nella riscossione nel medio termine», si legge ancora e non mancano i complimenti sul rafforzamento del settore bancario e i «livelli record» del mercato del lavoro.
Manco a dirlo, però, arrivano pure le bacchettate: secondo la Commissione, «ulteriori interventi di politica economica dovrebbero dare priorità a tre obiettivi fondamentali: favorire la crescita delle imprese e le fusioni tra piccole e medie imprese, professionalizzandone la gestione e riducendo le soglie normative e gli incentivi legati alla dimensione che incoraggiano le aziende a rimanere piccole».
Per quel che riguarda la richiesta italiana di discutere di vigilanza sanitaria sugli ingressi dalle zone colpite da Ebola, Bruxelles fa sapere che «la tutela della salute pubblica è la priorità assoluta della Commissione. Stiamo seguendo da vicino», sottolinea Eva Hrncirova, portavoce della Commissione, «l’evolversi della situazione. Si tratta di una situazione che richiede vigilanza e coordinamento. Disponiamo dei canali e degli strumenti necessari per agire rapidamente. L’Ue sta mobilitando aiuti, risorse logistiche, supporto di esperti e strumenti di sicurezza sanitaria per aiutare i Paesi colpiti a contenere l’epidemia e a ridurre il rischio di ulteriore trasmissione».
Continua a suscitare perplessità, invece, la proposta del Commissario europeo, Raffaele Fitto, di utilizzare i fondi di coesione, quelli destinati alle regioni europee più disagiate, per affrontare il caro-carburanti. A Fitto aveva risposto duramente la presidente del Comitato europeo delle Regioni, Kata Tutto: «I fondi di coesione non sono un bancomat e sono già stati impegnati». Ieri sono piovute critiche da altri esponenti politici: «Proporre di toccare i fondi Ue di coesione per far fronte alla crisi energetica», dice il deputato Pd Enzo Amendola, ex ministro degli Affari europei, a La7, «è come dire allora siamo alla frutta perché più di questo Bruxelles non può fare. La lettera di Fitto agli Stati membri, per Amendola «conferma che l’Unione europea non può concedere scostamenti di bilancio, invitando quindi a utilizzare tutte le risorse che si hanno: è come dire vi abbiamo dato miliardi di euro per le politiche di coesione e miliardi con il Pnrr, e più di questo non si può fare».
Perplessità sull’idea di Fitto anche da parte di Letizia Moratti, eurodeputata di Forza Italia: «Le preoccupazioni espresse dalle Regioni europee», argomenta la Moratti, «meritano grande attenzione. Le risorse della politica di coesione sono nate per ridurre i divari territoriali, sostenere la competitività, favorire l’innovazione, le infrastrutture, la formazione e lo sviluppo locale. Deviare tali fondi verso finalità diverse rischia di mettere in seria difficoltà amministrazioni regionali, imprese, artigiani e intere filiere produttive che hanno programmato investimenti e progetti sulla base di risorse già assegnate».
Un secco «no» arriva anche dal presidente della regione Campania, Roberto Fico, del M5s: «Io credo che quei fondi vadano usati per altri scopi e quindi non condivido questa proposta. Non penso», aggiunge Fico, «che sia una proposta adeguata al raggiungimento dell’obiettivo».
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Qui, più o meno un alunno su tre è arabo o bengalese e pochi anni fa la comunità islamica aveva chiesto la somministrazione a scuola di carne halal, ottenendo in cambio un’ampia disponibilità ad assicurare tutti i pasti vegetariani necessari. Non solo, ma a Mestre è attivo un servizio di recupero del cibo scolastico che avanza ogni giorno, gestito dal sindacato cattolico delle Acli, che ha fatto una vasta opera di sensibilizzazione nella lotta contro gli sprechi alimentari.
In questo contesto non poteva passare sotto silenzio quanto accaduto mercoledì scorso, puntualmente raccontato dal Gazzettino di Venezia. Quel giorno era l’Eid al-Ahda, o «Festa del sacrificio» e a Mestre si sono ritrovati centinaia di pasti non ritirati, totalmente a sorpresa. Il dirigente delle scuole primarie Grimani e Visintini di Marghera, Massimo Cono Pietropaolo, non ha chinato la testa e ha preso carta e penna. «Oggi, mercoledì 27 maggio, il servizio mensa dell’Ic Grimani ha buttato via oltre 200 pasti a causa delle assenze di bambine e bambini che non erano state comunicate, con un evidente sperpero di risorse pubbliche che ricadono anche sulla comunità», ha scritto in una lettera ai genitori. Duecento è solo un numero di partenza, perché nelle due scuole ci sono 600 bambini, ma non sono le uniche. Tanto per chiarire lo spirito della missiva, il preside ha aggiunto: «Sia chiaro che si tratta di un discorso che vale per qualsiasi religione e per qualunque assenza. La nostra scuola ha una procedura interna per la mensa che deve essere rispettata, proprio con l’obiettivo di evitare gli sprechi». Ogni famiglia ha a disposizione un’app per la refezione, con la quale basta un clic per bloccare il servizio di giorno in giorno. E si può avvertire anche a scuola, telefonando entro le nove di mattina del giorno stesso. Insomma, non avvertire è proprio sciatteria.
Il servizio mensa è gestito da una controllata del Comune di Venezia (Ames spa), che lo ha ceduto in appalto a una ditta esterna: costa mediamente sui cinque euro a pasto e viene proposto a quattro. Maika Canton, architetto e assessore con delega alle politiche educative di Fdi, ha annunciato verifiche scuola per scuola su quanto è accaduto e ha sottolineato: «Si è trattato di uno spreco assurdo. Eticamente trovo profondamente scorretto dover buttare via del cibo per una mancanza di questo tipo». Di fronte alla figuraccia, almeno una voce critica si è alzata dalla comunità islamica. È quella di Kamrul Islam Regan, papà di una bambina della Grimani, uno dei leader locali della comunità del Bangladesh, che ha un negozio di servizi internet e ha sposato una donna italiana. «Qui non ci sono vacanze da scuola nei giorni dell’Eid (le feste islamiche, ndr)», ha scritto, «ma la maggior parte delle famiglie musulmane non manda i propri figli a scuola. Sia che tu abbia cibo gratis o che paghi, pensaci prima che il cibo venga sprecato».
Già, perché la beffa nella beffa, se di beffa si è trattato, è che il Comune di Venezia da tempo appoggia il progetto «La mensa che non spreca» per recuperare il cibo dalle scuole. Un progetto che a Mestre tutti conoscono, che è molto rodato, ma non è attrezzato per gestire un simile evento imprevisto, anche solo per mancanza di celle frigorifere.
Lo scorso mese di marzo le Acli provinciali, insieme ad Ames, hanno fatto un appello per la ricerca di nuovi volontari, dotati anche di patente auto. I pasti recuperati nelle scuole finiscono ogni sera nelle mense solidali gestite dalla Casa dell’Ospitalità, dai frati Cappuccini e dalla Caritas di Venezia e di Marghera. Nella sola Marghera, partecipano al progetto sei istituti scolastici comprensivi e, secondo i dati forniti dalle Acli, nel 2024-2025 sono stati recuperati 5.737 chilogrammi di eccedenze, che sono divenuti circa 21.000 pasti, serviti a una media di 150 persone al giorno.
Mestre è dunque una piazza di buon esempio, anche se non tutti, evidentemente, l’hanno colto appieno. Per il resto, com’è noto, ha subito un’immigrazione pesante. E il caso di questi giorni riporta alla memoria la singolare richiesta che a settembre del 2019 fu avanzata dai genitori bengalesi musulmani: carne halal nelle mense scolastiche. I presidi di alcune scuole risposero: fate richiesta di menù alternativi alla carne e verrete accontentati. Poi si mise di traverso la Lega e cercò di spiegare che pretendere la propria carne «purificata» non era integrazione. Alla fine, probabilmente, si trattava solo del tentativo di una comunità islamica di piantare una bandiera. I volontari delle Acli e della Caritas non lo fanno e questo, evidentemente, viene scambiato per un segno di debolezza.
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