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2021-10-06
Il lockdown almeno ha spinto gli italiani alla scoperta dei parchi nazionali
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24: è il numero dei Parchi Nazionali presenti in Italia, ossia di «tutte le aree terrestri, fluviali, lacuali e marine che contengano uno o più ecosistemi intatti o, anche se parzialmente alterati da interventi antropici, contengano una o più formazioni fisiche, geologiche, geomorfologiche, biologiche di rilievo internazionale o nazionale per valori naturalistici, scientifici, estetici, culturali, educativi e ricreativi, tali da richiedere l'intervento dello Stato ai fini della loro conservazione per le generazioni presenti e future» (questa la definizione del Ministero dell'Ambiente).
Sparsi da nord a sud, i Parchi Nazionali ammontano a un totale di circa 15.000 metri quadrati. Un numero considerevole, tenuto conto del rapporto tra la (relativamente) limitata estensione del nostro Paese e il numero dei suoi abitanti.
Dalle montagne agli altipiani carsici, dai vulcani ai promontori, è tutto un fiorire di luoghi che esprimono l'incredibile eterogeneità del territorio italiano.
Il primo Parco Nazionale a essere istituito è stato il Gran Paradiso (1922). Del resto, le sue montagne venivano frequentate, a metà Ottocento, da Vittorio Emanuele II, che le nominò Riserva Naturale di Caccia. Principale peculiarità di un luogo il cui nome è tutto un programma è l'altezza: il Gran Paradiso, infatti, conta vette che superano i 4000 metri.
Fu proprio durante il Fascismo che si ebbe l'idea di fondare delle aree protette dallo Stato: dopo il Gran Paradiso e il Parco d'Abruzzo fu quindi la volta, nel 1934, del Parco del Circeo e, nel 1935, dello Stelvio.
Nel '68 si diede vita al Parco nazionale della Calabria, 20 anni dopo al Parco delle Dolomiti Bellunesi e al Pollino. E mentre nel 1989 prendevano forma i Parchi dell'Aspromonte e quello delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, il 1991 fu l'anno di una vera e propria esplosione naturalistica: oggi festeggiamo i 30 anni dei Parchi Nazionali del Gran Sasso e Monti della Laga, del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, della Maiella, del Gargano e della Val Grande.
Le aree protette dei Monti Sibillini, dell'Arcipelago di La Maddalena, del Vesuvio e dell'Arcipelago Toscano si svilupparono negli anni successivi, seguiti dall'Asinara, dal Golfo di Orosei e del Gennargentu e dalle Cinque Terre.
Gli anni 2000 si caratterizzano per l'istituzione dell'Appennino Tosco-Emiliano, della Sila, dell'Alta Murgia e dell'Appennino Lucano Val d'Agri Lagonegrese, mentre nel 2016 è sbocciato il Parco Nazionale dell'Isola di Pantelleria.
A questo punto non rimane che aspettare che diventino Parchi Nazionali anche le Egadi e il litorale trapanese, le Eolie e gli Iblei per quanto riguarda la Sicilia, il Matese (tra Molise e Campania), Portofino e il Delta del Po.
Inutile dire che il turismo nei parchi nazionali si è intensificato proprio negli ultimi due anni: gli assembramenti, all'interno di aree sterminate e poco popolose sono solo un lontano miraggio e lo stretto contatto con la natura è un toccasana per il corpo e lo spirito post-lockdown. Gli effetti di quest'ultimo, infatti, si fanno ancora sentire: la paura delle regioni a colori e di altre possibili chiusure ha spinto gli italiani a cercare svago tra laghi, fiumi e vette alpine anziché nelle grandi città.
Il trekking, la mountain bike e le escursioni a cavallo sono solo alcune delle modalità con cui assaporare gli ambienti naturali, abbandonando il concetto di fruizione, utilizzato spesso in maniera indiscriminata anche dagli operatori turistici.
Non solo natura, però: i Parchi Nazionali sono anche un concentrato di storia e cultura. Si pensi ai borghi di interesse, agli scavi archeologici, ma anche all'enogastronomia: tutti elementi che raccontano un territorio, permettendo al viaggiatore di immergersi nel passato e di fare incetta di tradizioni.
Ai Parchi Nazionali italiani va reso onore anche per la loro sostenibilità: il nostro Paese ha infatti il merito di possedere il numero maggiore di aree che hanno ottenuto la Carta Europea del Turismo Sostenibile (CETS), prestigioso riconoscimento promosso da Europarc Federation, di cui la Federparchi rappresenta la sezione nazionale.
Infine i Parchi Nazionali non sono le uniche zone protette: riserve naturali, aree marine e parchi regionali vanno ad arricchire il panorama di un'Italia forse ancora non troppo conosciuta dai connazionali, che spesso si fermano ad alcuni luoghi topici, senza spingersi troppo in là nella loro esplorazione.
Per il momento, ci concentreremo su sette parchi nazionali disseminati tra Nord, Centro e Sud Italia: il viaggio che stiamo per compiere profuma di boschi e salsedine, di vento e sterco di animali lontani.
Entreremo in punta di piedi all'interno dei parchi più famosi, ma anche in quelli più "defilati" e nuovi, alla scoperta di scenari e usanze non ancora sull'onda del marketing selvaggio. L'intento è dare degli spunti di viaggio diversi, che tengano conto del bisogno di stare all'aria aperta, della necessità di diventare più sostenibili e della volontà di conoscere a fondo il proprio Paese.
Gran Paradiso

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Quello del Gran Paradiso è il primo dei Parchi Nazionali italiani. Fondato nel 1922, è, da allora, il punto di riferimento per eccellenza degli amanti della natura, del trekking e degli animali (stambecchi e camosci in primis).
Situato tra Piemonte e Valle d'Aosta, include al suo interno 13 comuni e 5 valli (Soana, Orco, di Cogne, di Rhêmes e Valsavarenche). Ma come muoversi all'interno di questo Parco Nazionale, considerati i suoi 710,4 chilometri quadri?
Si può cominciare esplorando una valle per volta, assaporandone le peculiarità: la Valle Soana, per esempio, spicca per i suoi boschi di latifoglie e per alcuni centri abitati in cui si parla ancora il patois, tipico dialetto franco-provenzale. Ai visitatori ha da offrire anche un ecomuseo del Rame (frazione di Castellaro di Ronco Canavese), dove entrare in contatto con questo antico mestiere.
La Valle dell'Orco, invece, è stata modellata dai ghiacciai nel corso dei millenni. Oltre al Centro Educazione Ambientale di Noasca (è possibile prenotare un'escursione chiamando lo 011/8606233), vi si trova il Centro Visitatori Homo et Hibex, dove approfondire il rapporto tra uomo e stambecco.
La Valle di Cogne è la più conosciuta e se quella di Rhêmes merita una visita per il suo paesaggio alpino e per il centro visitatori dedicato al gipeto (si trova a Rhêmes-Notre-Dame ed è incentrato su questo avvoltoio reintrodotto in natura da qualche anno), in Valsavarenche bisogna vedere la Casa reale di caccia di Orvieille, in ricordo del re Vittorio Emanuele.
Mangiare e dormire
All'interno del Parco Nazionale del Gran Paradiso si possono provare due cucine tipiche: valdostana e piemontese. Che sia fonduta, polenta concia o mocetta, poco importa: la cucina della zona è ottima e grassa quanto basta a chi fa lunghe camminate nel parco.
- Bar Ristorante Le Solitaire, 11020 Ayas AO: una baita con vista mozzafiato sulle montagne;
- Osteria delle Alpi, Frazione Molino di Forzo (TO): ottimi i tajarin al ragù!
- Bar Tavola Calda Chatel Argent, Via Pierino Chanoux, 46-58, Villeneuve AO.
- Camping Piccolo Paradiso, Borgo Fogliere, Ceresole Reale (TO): un'ottima idea per i mesi che vanno da maggio a settembre.
- Agriturismo Plan de la Tour, Frazione Epinel, 198, Cogne (AO).
Stelvio

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La Lombardia e il Trentino Alto Adige sono le due regioni attraversate dal Parco Nazionale dello Stelvio, che include complessivamente 4 province (Brescia, Sondrio, Trento e Bolzano) e confina con la Svizzera.
Il gruppo montuoso Ortles-Cevedale è il cuore di questo parco: dalle cime, molto amate dagli scalatori esperti, si può godere di viste sensazionali. Abitanti principali delle grandi foreste di conifere sono – tra gli altri - cervi, caprioli, marmotte, ermellini, lepri e donnole.
Al di là dell'estrema bellezza delle montagne, nel Parco Nazionale dello Stelvio si può godere di posti come Castel Coira e l'abbazia di Monte Maria. Il primo è un castello medievale che si trova a Sluderno (BZ), famoso perché al suo interno si trova la più grande armeria d'Europa; la seconda (Malles Venosta, BZ) è un vero e proprio luogo di pace, dove da 900 anni si pratica la regola di San Benedetto.
Quanto alle escursioni, si segnala l'Anello Glaciologico della Val Cedéc: si parte dal e - dopo poco più di 4 ore di camminata - si torna al Rifugio dei Forni. Un percorso lungo 12,3 km, adatto a chi è pratico di trekking e non vede l'ora di ammirare i ghiacciai della zona.
Intorno al Passo dello Stelvio, invece, è possibile seguire itinerari sulle tracce della Prima Guerra Mondiale (per esempio, l'Itinerario Filon dei Mot oppure Valle del Gavia).
Per qualunque informazione, chiamare lo 0342/900811 o scrivere a info@stelviopark.it.
Mangiare e dormire
Canederli, dolci a base di mele e spatzle panna e speck sono i piatti forti della cucina locale. È possibile assaggiarli qui:
- Malga Flatschberg, Flatschberg 39016 S. Geltrude: si deve fare una bella camminata di 1 h 30 min partendo da Flatsch;
- Ristorante Pizzeria Erika, Località La Ri, San Lorenzo Dorsino (TN): splendida vista sulle montagne e ottimi strangolapreti di spinaci;
- Agriturismo Baita de l'All, Via S. Carlo, 1, Valdidentro (SO). Mangiare cibi di qualità immersi nella natura…
Dormire:
- Baita Luleta Bed & Breakfast, Via Fedaria, 394, Livigno SO;
- Haus Mairösl, Via Moar, 21, Silandro BZ
Abruzzo

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Lupi e orsi marsicani popolano l'immaginario di coloro che vogliono visitare il Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise. L'Aquila, Frosinone e Isernia sono le province che si spartiscono la bellezza di questo enorme polmone verde d'Italia.
A renderlo così prezioso sono le catene montuose, dalla cangiante morfologia: nel giro di poco tempo si passa da paesaggi tipicamente appenninici ad altri dall'aspetto alpino.
Il lago di Barrea è sicuramente una delle mete più gettonate tra i visitatori di questo parco, ma una delle pietre miliari è anche Civitella Alfedena, sede dell'Area Faunistica del Lupo, dove osservare alcuni esemplari scampati alla morte. Anche il Museo del Lupo Appenninico è di notevole interesse: una visita aiuta a spazzare via gran parte dei luoghi comuni che girano intorno a questo frainteso animale.
Borghi antichi e romantici come San Donato Val di Comino, Rocchetta al Volturno e Castel San Vincenzo danno accesso al parco da prospettive tutte diverse tra loro.
È quindi attraverso la natura, la storia e la cultura che si può iniziare a conoscere questo paradiso italiano. Un'esperienza da fare è percorrerne i tratturi, antiche vie pastorali che collegavano il Nord e il Sud Italia (uno su tutti, quello che unisce L'Aquila a Foggia).
Da non perdere la visita alla riserva naturale della Camosciara: rocce calcaree, dolomie e – com'è ovvio – camosci a volontà. Per informazioni, chiamare i numeri 0864/577869 e 349/2313692 oppure scrivere a info@camosciara.com
Mangiare e dormire
Maccheroni alla chitarra, agnello alla Molisana o abbacchio allo Scottadito? Abruzzo, Lazio e Molise hanno moltissimo da offrire anche all'interno del Parco Nazionale. Dove provare questi piatti?
- Ristorante La Meta, via Fondicelle, Settefrati (FR): piatti tradizionali di qualità, tra cui l'ottimo arrosto;
- Ristorante Vineria Bar Caraceni, Via Roma, 5, Alfedena (AQ): piatti della tradizione rivisitati;
- Ristorante Pizzeria La Tiana, Via Napoli, 30, Cerasuolo (IS): ristorante rustico con specialità di stagione.
- Il Bruco B&B, Contrada Cortina 12, San Donato Val di Comino (FR);
- Appartamenti De Sanctis, Via Valle Sant'Angelo, 8, Villetta Barrea (AQ).
Circeo

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Il Circeo è legato inestricabilmente al mito: la maga Circe, Ulisse, i Proci… Già dai nomi si può intuire la bellezza e la ricchezza di una zona baciata dalla Storia e dalle storie.
Siamo in una zona del Lazio non troppo conosciuta, a sud della capitale e a pochi chilometri dal confine con la Campania.
La prima cosa da fare è raggiungere il Picco di Circe (la parte più alta del promontorio, dove si trovano i resti del tempio dedicato alla mitica maga). Lo si può fare attraverso due sentieri. Il primo è panoramico, parte sia dal Belvedere delle Crocette che dal cimitero di San Felice Circeo e offre scenari sensazionali. Il secondo è per escursionisti esperti, parte da Torre Paola e richiede 4-5 ore di tempo.
Mare e foresta, nel Parco Nazionale del Circeo, convivono armoniosamente; questa zona, però, vanta anche 4 laghi: Lago di Fogliano, Lago di Sabaudia o di Paola, Lago dei Monaci e Lago di Caprolace. Insieme a loro, sono proliferate anche alcune zone umide, tra cui quella denominata I Pantani dell'Inferno, dichiarata - insieme alle altre del Parco - "zona umida di interesse internazionale", viste le numerose specie di uccelli che la popolano.
Quanto alla parte archeologica, imperdibile è la Villa di Domiziano, in località Palazzo.
Obbligatoria una passeggiata nel caratteristico centro di San Felice Circeo, ma anche una puntatina al Faro di Capo Circeo, da dove ammirare estasiati l'orizzonte lontano.
Per informazioni, chiamare lo 0773/512240.
Mangiare e dormire
I piatti tipici del Circeo assomigliano molto a quelli della cucina romana, con qualche variazione: sono da assaggiare le zucchine alla sanfeliciana, il canascione (piatto della tradizione contadina) e il pane di Pasqua, ossia la viscotta.
- Lo Zeffiro F.lli Mizzon, Via Sant'Andrea, 20 A, Sabaudia (LT). Da provare: la zuppa di pesce;
- Buccia Trattoria, Via Litoranea, Km 20,600, Sabaudia (LT). Lo stracotto di bufalo è un must;
- Hotel Ristorante Punta Rossa, Via delle Batterie, 37, San Felice Circeo (LT): menù di pesce e vista strepitosa.
- Appartamento Coleman, Via E. Coleman, 8, Terracina (LT): posizione eccellente;
- Afrodite Apartment, Via Bologna, 26, Sabaudia (LT): dotato di giardino e patio.
Cilento

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Siamo in provincia di Salerno, nel primo parco italiano divenuto geoparco, a due passi da Paestum e dalle belle spiagge di Palinuro e dintorni: il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni ha un'anima decisamente mediterranea.
Qui l'animale-totem è l'aquila reale, mentre 3000 sono le specie botaniche presenti all'interno del parco, dove si può ammirare il passaggio graduale dalla macchia mediterranea ai pini d'Aleppo, a testimonianza di una rara eterogeneità.
Non solo natura: l'enogastronomia locale è di tutto rispetto. A Pioppi, infatti, è nata la dieta mediterranea: qui si può fare incetta di olio extravergine di qualità, così come di mozzarelle di bufala, originaria della Piana del Sele.
La bellezza del Parco Nazionale del Cilento ha fatto sì che, nel 1997, venisse inserito tra i Patrimoni dell'Umanità Unesco. Sono da visitare i comuni di Agropoli e Capaccio Paestum (con i suoi siti archeologici di inestimabile valore), ma anche il Parco Archeologico di Velia (polis della Magna Grecia) e le Grotte di Pertosa-Auletta e quelle di Capo Palinuro.
Il territorio del parco è molto esteso, per cui conviene decidere in anticipo cosa vedere e, soprattutto, la stagione giusta (solitamente primavera ed estate sono le migliori).
Mangiare e dormire
Tra i piatti tipici del Cilento, non possiamo che consigliarne i must: lagane e ceci, muligname mbuttunate (melanzane imbottite) e il fico bianco del Cilento D.O.P., prodotto di punta della zona.
- Ristorante Pizzeria Da Saro, Via Val d'Agri, Sanza (SA): primi piatti come i cavatelli sono il top;
- Ristorante L'Uorto, Via Orto del Conte, 2, Policastro Bussentino (SA): come suggerisce la parola, è l'orto al centro dell'interesse di questo posto;
- Agriturismo I Moresani, Localita' Moresani, Casal Velino (SA): da provare l'omonimo antipasto.
Dormire:
- Antico Frantoio B&B, Via Gaetano Ricci, 13, Piaggine (SA);
- B&B Il Vicoletto del Casale, Via Generale Imbriaco, 41 Foria, Centola (SA).
Vesuvio

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Istituito nel 1995, il Parco nazionale del Vesuvio racchiude in sé aspetti naturalistici, geologici e archeologici. La sua fortunatissima posizione lo ha reso anche crocevia di moltissime specie animali, nonché terreno fertile per alcuni tipi di orchidea selvatica, tutelati dalla Convenzione di Washington.
I sentieri percorribili sono 11, per un totale di circa 60 km. Ciascuno di questi sentieri ha un nome: La Valle dell'Inferno è il più famoso, in quanto include i luoghi più rappresentativi e belli dell'area protetta.
Alternativo ai sentieri immersi nel verde (o a loro completamento) è il Gran Cono, ossia il cratere del Vesuvio. Non è ancora possibile percorrerlo ad anello: le escursioni, infatti, si limitano al momento al suo versante occidentale, ma si tratta di un'esperienza unica, che permette di far spaziare lo sguardo sul Golfo di Napoli, fino ai confini con il Lazio.
All'interno del Parco esiste anche un museo dedicato all'evoluzione geologica e alla biodiversità del sistema del complesso vulcanico Somma-Vesuvio. Il museo si trova all'interno del Centro culturale di Villa Regina, nel comune di Boscoreale.
Per conoscere a fondo il rapporto tra uomo e vulcano esistono altri poli d'interesse nei dintorni: dagli scavi di Pompei ed Ercolano al Museo della Civiltà Contadina a Somma Vesuviana e alle Ville Settecentesche del Miglio d'Oro, la ricchezza culturale di questa zona è incomparabile.
Mangiare e dormire
Parlare della cucina napoletana risulterebbe superfluo: chi non conosce pizze e sfogliatelle? Ai piatti-cult aggiungiamo però le alici alla pescatora, la cianfotta faicchiana (sorta di caponata locale) e la spaghettata con friarielli.
- Pizzeria Le Parùle, Via Sacerdote Cozzolino Benedetto, 71, Ercolano (NA). Da provare le «pizze gourmet ma non troppo»;
- Cantina del Vesuvio Winery Russo Family, Via Panoramica, 15, Trecase (NA). Accoglienza familiare e piatti semplici e genuini, come gli spaghetti al pomodorino del Piennolo DOP;
- 'E Curti Ristorante Tipico di Angela Ceriello & Co SAS, Via Padre Michele Abete, 6, Sant'Anastasia (NA). Piatti tipici della zona vesuviana.
Dormire:
- Hotel Puntaquattroventi, Via Marittima 59, Ercolano: affacciato sul mare, con piscina climatizzata all'interno;
- Bed and breakfast Sommavesuvio, Via Camillo Benso Conte di Cavour, 36, Pollena Trocchia (NA): in un edificio del XIX secolo, è adiacente sia al Parco Nazionale che alla stazione.
Alta Murgia

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Bari e Barletta-Andria-Trani sono le province coinvolte: il Parco Nazionale dell'Alta Murgia è un coacervo di panorami mozzafiato pur nella sua bellezza scarna.
È una Puglia diversa, questa, lontana dalle immagini patinate che conosciamo tutti, ma ricca di sentieri e muretti a secco che le donano un aspetto simile a quello della steppa. Cavità carsiche e doline conferiscono al Parco Nazionale dell'Alta Murgia un'aura peculiare, preistorica.
I punti di interesse sono innumerevoli, ma per avere una panoramica generale sul Parco bisogna partire da alcuni punti fermi: Castel del Monte, fatto edificare da Federico II, è il cuore dell'Alta Murgia, oltre che patrimonio UNESCO.
Altro luogo dal fascino arcano è la cava di bauxite di Spinazzola: la terra rossa, la vegetazione e la fauna locale fanno pensare a una sorta di Gran Canyon nostrano.
Per non parlare dei ruderi della Rocca del Garagnone, incastonati tra pietra e terra e capaci di offrire una vista che arriva al Monte Vulture, in Basilicata.
E poi Gravina di Puglia con il suo bastione medievale e il Parco Robinson, il Museo Etnografico di Altamura, il Borgo Antico di Poggiorsini, la Pineta Galietti di Santeramo in Colle… Nel Parco Nazionale dell'Alta Murgia è facile fare incetta di natura, storia, archeologia e cultura.
Per informazioni, chiamare lo 080/3262268.
Mangiare e dormire
Prodotti tipici dell'Alta Murgia sono i taralli, il pane di Altamura e la burrata di Andria Igp (tanto per fare alcuni golosi esempi). Ecco dove assaggiare questo e altro:
- Don Saverio Pizzeria Ristorante, Via San Francesco d'Assisi, 11, Ruvo di Puglia (BA): ottimi anche i crudi di mare;
- Al Borgo Saraceno, Via Fiore, 13, Spinazzola (BT): cucina raffinata all'interno di quello che è anche un bed and breakfast;
- Il Pino Grande, S.P. 234 Km 20+920, Castel del Monte (BT): bio-agriturismo con cucina genuina;
- Agriturismo Fasano, Contrada Cristo Fasano, 162, Cassano delle Murge (BA). Una struttura immersa nel verde, che offre anche piatti tipici della tradizione;
- Il Portico Hotel Resort B&B Luxury, Contrada Lagogemolo, Cassano delle Murge (BA): camere moderne e ristorante à la carte.
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Dal Gran Paradiso allo Stelvio, dal Circeo al Vesuvio fino all'Alta Murgia. Ecco un viaggio da Nord a Sud attraverso i sette parchi nazionali più belli, alla ricerca di scenari e usanze non ancora sull'onda del marketing selvaggio.Lo speciale contiene un articolo e sette approfondimenti.24: è il numero dei Parchi Nazionali presenti in Italia, ossia di «tutte le aree terrestri, fluviali, lacuali e marine che contengano uno o più ecosistemi intatti o, anche se parzialmente alterati da interventi antropici, contengano una o più formazioni fisiche, geologiche, geomorfologiche, biologiche di rilievo internazionale o nazionale per valori naturalistici, scientifici, estetici, culturali, educativi e ricreativi, tali da richiedere l'intervento dello Stato ai fini della loro conservazione per le generazioni presenti e future» (questa la definizione del Ministero dell'Ambiente).Sparsi da nord a sud, i Parchi Nazionali ammontano a un totale di circa 15.000 metri quadrati. Un numero considerevole, tenuto conto del rapporto tra la (relativamente) limitata estensione del nostro Paese e il numero dei suoi abitanti.Dalle montagne agli altipiani carsici, dai vulcani ai promontori, è tutto un fiorire di luoghi che esprimono l'incredibile eterogeneità del territorio italiano.Il primo Parco Nazionale a essere istituito è stato il Gran Paradiso (1922). Del resto, le sue montagne venivano frequentate, a metà Ottocento, da Vittorio Emanuele II, che le nominò Riserva Naturale di Caccia. Principale peculiarità di un luogo il cui nome è tutto un programma è l'altezza: il Gran Paradiso, infatti, conta vette che superano i 4000 metri.Fu proprio durante il Fascismo che si ebbe l'idea di fondare delle aree protette dallo Stato: dopo il Gran Paradiso e il Parco d'Abruzzo fu quindi la volta, nel 1934, del Parco del Circeo e, nel 1935, dello Stelvio. Nel '68 si diede vita al Parco nazionale della Calabria, 20 anni dopo al Parco delle Dolomiti Bellunesi e al Pollino. E mentre nel 1989 prendevano forma i Parchi dell'Aspromonte e quello delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, il 1991 fu l'anno di una vera e propria esplosione naturalistica: oggi festeggiamo i 30 anni dei Parchi Nazionali del Gran Sasso e Monti della Laga, del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, della Maiella, del Gargano e della Val Grande.Le aree protette dei Monti Sibillini, dell'Arcipelago di La Maddalena, del Vesuvio e dell'Arcipelago Toscano si svilupparono negli anni successivi, seguiti dall'Asinara, dal Golfo di Orosei e del Gennargentu e dalle Cinque Terre.Gli anni 2000 si caratterizzano per l'istituzione dell'Appennino Tosco-Emiliano, della Sila, dell'Alta Murgia e dell'Appennino Lucano Val d'Agri Lagonegrese, mentre nel 2016 è sbocciato il Parco Nazionale dell'Isola di Pantelleria.A questo punto non rimane che aspettare che diventino Parchi Nazionali anche le Egadi e il litorale trapanese, le Eolie e gli Iblei per quanto riguarda la Sicilia, il Matese (tra Molise e Campania), Portofino e il Delta del Po.Inutile dire che il turismo nei parchi nazionali si è intensificato proprio negli ultimi due anni: gli assembramenti, all'interno di aree sterminate e poco popolose sono solo un lontano miraggio e lo stretto contatto con la natura è un toccasana per il corpo e lo spirito post-lockdown. Gli effetti di quest'ultimo, infatti, si fanno ancora sentire: la paura delle regioni a colori e di altre possibili chiusure ha spinto gli italiani a cercare svago tra laghi, fiumi e vette alpine anziché nelle grandi città.Il trekking, la mountain bike e le escursioni a cavallo sono solo alcune delle modalità con cui assaporare gli ambienti naturali, abbandonando il concetto di fruizione, utilizzato spesso in maniera indiscriminata anche dagli operatori turistici. Non solo natura, però: i Parchi Nazionali sono anche un concentrato di storia e cultura. Si pensi ai borghi di interesse, agli scavi archeologici, ma anche all'enogastronomia: tutti elementi che raccontano un territorio, permettendo al viaggiatore di immergersi nel passato e di fare incetta di tradizioni.Ai Parchi Nazionali italiani va reso onore anche per la loro sostenibilità: il nostro Paese ha infatti il merito di possedere il numero maggiore di aree che hanno ottenuto la Carta Europea del Turismo Sostenibile (CETS), prestigioso riconoscimento promosso da Europarc Federation, di cui la Federparchi rappresenta la sezione nazionale.Infine i Parchi Nazionali non sono le uniche zone protette: riserve naturali, aree marine e parchi regionali vanno ad arricchire il panorama di un'Italia forse ancora non troppo conosciuta dai connazionali, che spesso si fermano ad alcuni luoghi topici, senza spingersi troppo in là nella loro esplorazione.Per il momento, ci concentreremo su sette parchi nazionali disseminati tra Nord, Centro e Sud Italia: il viaggio che stiamo per compiere profuma di boschi e salsedine, di vento e sterco di animali lontani.Entreremo in punta di piedi all'interno dei parchi più famosi, ma anche in quelli più "defilati" e nuovi, alla scoperta di scenari e usanze non ancora sull'onda del marketing selvaggio. L'intento è dare degli spunti di viaggio diversi, che tengano conto del bisogno di stare all'aria aperta, della necessità di diventare più sostenibili e della volontà di conoscere a fondo il proprio Paese.<div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/lockdown-italiani-scoperta-parchi-nazionali-2655237577.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="gran-paradiso" data-post-id="2655237577" data-published-at="1633528637" data-use-pagination="False"> Gran Paradiso iStock Quello del Gran Paradiso è il primo dei Parchi Nazionali italiani. Fondato nel 1922, è, da allora, il punto di riferimento per eccellenza degli amanti della natura, del trekking e degli animali (stambecchi e camosci in primis).Situato tra Piemonte e Valle d'Aosta, include al suo interno 13 comuni e 5 valli (Soana, Orco, di Cogne, di Rhêmes e Valsavarenche). Ma come muoversi all'interno di questo Parco Nazionale, considerati i suoi 710,4 chilometri quadri?Si può cominciare esplorando una valle per volta, assaporandone le peculiarità: la Valle Soana, per esempio, spicca per i suoi boschi di latifoglie e per alcuni centri abitati in cui si parla ancora il patois, tipico dialetto franco-provenzale. Ai visitatori ha da offrire anche un ecomuseo del Rame (frazione di Castellaro di Ronco Canavese), dove entrare in contatto con questo antico mestiere.La Valle dell'Orco, invece, è stata modellata dai ghiacciai nel corso dei millenni. Oltre al Centro Educazione Ambientale di Noasca (è possibile prenotare un'escursione chiamando lo 011/8606233), vi si trova il Centro Visitatori Homo et Hibex, dove approfondire il rapporto tra uomo e stambecco. La Valle di Cogne è la più conosciuta e se quella di Rhêmes merita una visita per il suo paesaggio alpino e per il centro visitatori dedicato al gipeto (si trova a Rhêmes-Notre-Dame ed è incentrato su questo avvoltoio reintrodotto in natura da qualche anno), in Valsavarenche bisogna vedere la Casa reale di caccia di Orvieille, in ricordo del re Vittorio Emanuele.Mangiare e dormireAll'interno del Parco Nazionale del Gran Paradiso si possono provare due cucine tipiche: valdostana e piemontese. Che sia fonduta, polenta concia o mocetta, poco importa: la cucina della zona è ottima e grassa quanto basta a chi fa lunghe camminate nel parco.Bar Ristorante Le Solitaire, 11020 Ayas AO: una baita con vista mozzafiato sulle montagne;Osteria delle Alpi, Frazione Molino di Forzo (TO): ottimi i tajarin al ragù!Bar Tavola Calda Chatel Argent, Via Pierino Chanoux, 46-58, Villeneuve AO.Camping Piccolo Paradiso, Borgo Fogliere, Ceresole Reale (TO): un'ottima idea per i mesi che vanno da maggio a settembre.Agriturismo Plan de la Tour, Frazione Epinel, 198, Cogne (AO). <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/lockdown-italiani-scoperta-parchi-nazionali-2655237577.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="stelvio" data-post-id="2655237577" data-published-at="1633528637" data-use-pagination="False"> Stelvio iStock La Lombardia e il Trentino Alto Adige sono le due regioni attraversate dal Parco Nazionale dello Stelvio, che include complessivamente 4 province (Brescia, Sondrio, Trento e Bolzano) e confina con la Svizzera.Il gruppo montuoso Ortles-Cevedale è il cuore di questo parco: dalle cime, molto amate dagli scalatori esperti, si può godere di viste sensazionali. Abitanti principali delle grandi foreste di conifere sono – tra gli altri - cervi, caprioli, marmotte, ermellini, lepri e donnole.Al di là dell'estrema bellezza delle montagne, nel Parco Nazionale dello Stelvio si può godere di posti come Castel Coira e l'abbazia di Monte Maria. Il primo è un castello medievale che si trova a Sluderno (BZ), famoso perché al suo interno si trova la più grande armeria d'Europa; la seconda (Malles Venosta, BZ) è un vero e proprio luogo di pace, dove da 900 anni si pratica la regola di San Benedetto.Quanto alle escursioni, si segnala l'Anello Glaciologico della Val Cedéc: si parte dal e - dopo poco più di 4 ore di camminata - si torna al Rifugio dei Forni. Un percorso lungo 12,3 km, adatto a chi è pratico di trekking e non vede l'ora di ammirare i ghiacciai della zona.Intorno al Passo dello Stelvio, invece, è possibile seguire itinerari sulle tracce della Prima Guerra Mondiale (per esempio, l'Itinerario Filon dei Mot oppure Valle del Gavia).Per qualunque informazione, chiamare lo 0342/900811 o scrivere a info@stelviopark.it.Mangiare e dormireCanederli, dolci a base di mele e spatzle panna e speck sono i piatti forti della cucina locale. È possibile assaggiarli qui:Malga Flatschberg, Flatschberg 39016 S. Geltrude: si deve fare una bella camminata di 1 h 30 min partendo da Flatsch;Ristorante Pizzeria Erika, Località La Ri, San Lorenzo Dorsino (TN): splendida vista sulle montagne e ottimi strangolapreti di spinaci;Agriturismo Baita de l'All, Via S. Carlo, 1, Valdidentro (SO). Mangiare cibi di qualità immersi nella natura…Dormire:Baita Luleta Bed & Breakfast, Via Fedaria, 394, Livigno SO;Haus Mairösl, Via Moar, 21, Silandro BZ <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/lockdown-italiani-scoperta-parchi-nazionali-2655237577.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="abruzzo" data-post-id="2655237577" data-published-at="1633528637" data-use-pagination="False"> Abruzzo iStock Lupi e orsi marsicani popolano l'immaginario di coloro che vogliono visitare il Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise. L'Aquila, Frosinone e Isernia sono le province che si spartiscono la bellezza di questo enorme polmone verde d'Italia.A renderlo così prezioso sono le catene montuose, dalla cangiante morfologia: nel giro di poco tempo si passa da paesaggi tipicamente appenninici ad altri dall'aspetto alpino. Il lago di Barrea è sicuramente una delle mete più gettonate tra i visitatori di questo parco, ma una delle pietre miliari è anche Civitella Alfedena, sede dell'Area Faunistica del Lupo, dove osservare alcuni esemplari scampati alla morte. Anche il Museo del Lupo Appenninico è di notevole interesse: una visita aiuta a spazzare via gran parte dei luoghi comuni che girano intorno a questo frainteso animale.Borghi antichi e romantici come San Donato Val di Comino, Rocchetta al Volturno e Castel San Vincenzo danno accesso al parco da prospettive tutte diverse tra loro. È quindi attraverso la natura, la storia e la cultura che si può iniziare a conoscere questo paradiso italiano. Un'esperienza da fare è percorrerne i tratturi, antiche vie pastorali che collegavano il Nord e il Sud Italia (uno su tutti, quello che unisce L'Aquila a Foggia).Da non perdere la visita alla riserva naturale della Camosciara: rocce calcaree, dolomie e – com'è ovvio – camosci a volontà. Per informazioni, chiamare i numeri 0864/577869 e 349/2313692 oppure scrivere a info@camosciara.comMangiare e dormireMaccheroni alla chitarra, agnello alla Molisana o abbacchio allo Scottadito? Abruzzo, Lazio e Molise hanno moltissimo da offrire anche all'interno del Parco Nazionale. Dove provare questi piatti?Ristorante La Meta, via Fondicelle, Settefrati (FR): piatti tradizionali di qualità, tra cui l'ottimo arrosto;Ristorante Vineria Bar Caraceni, Via Roma, 5, Alfedena (AQ): piatti della tradizione rivisitati;Ristorante Pizzeria La Tiana, Via Napoli, 30, Cerasuolo (IS): ristorante rustico con specialità di stagione.Il Bruco B&B, Contrada Cortina 12, San Donato Val di Comino (FR);Appartamenti De Sanctis, Via Valle Sant'Angelo, 8, Villetta Barrea (AQ). <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem5" data-id="5" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/lockdown-italiani-scoperta-parchi-nazionali-2655237577.html?rebelltitem=5#rebelltitem5" data-basename="circeo" data-post-id="2655237577" data-published-at="1633528637" data-use-pagination="False"> Circeo iStock Il Circeo è legato inestricabilmente al mito: la maga Circe, Ulisse, i Proci… Già dai nomi si può intuire la bellezza e la ricchezza di una zona baciata dalla Storia e dalle storie.Siamo in una zona del Lazio non troppo conosciuta, a sud della capitale e a pochi chilometri dal confine con la Campania.La prima cosa da fare è raggiungere il Picco di Circe (la parte più alta del promontorio, dove si trovano i resti del tempio dedicato alla mitica maga). Lo si può fare attraverso due sentieri. Il primo è panoramico, parte sia dal Belvedere delle Crocette che dal cimitero di San Felice Circeo e offre scenari sensazionali. Il secondo è per escursionisti esperti, parte da Torre Paola e richiede 4-5 ore di tempo.Mare e foresta, nel Parco Nazionale del Circeo, convivono armoniosamente; questa zona, però, vanta anche 4 laghi: Lago di Fogliano, Lago di Sabaudia o di Paola, Lago dei Monaci e Lago di Caprolace. Insieme a loro, sono proliferate anche alcune zone umide, tra cui quella denominata I Pantani dell'Inferno, dichiarata - insieme alle altre del Parco - "zona umida di interesse internazionale", viste le numerose specie di uccelli che la popolano.Quanto alla parte archeologica, imperdibile è la Villa di Domiziano, in località Palazzo.Obbligatoria una passeggiata nel caratteristico centro di San Felice Circeo, ma anche una puntatina al Faro di Capo Circeo, da dove ammirare estasiati l'orizzonte lontano.Per informazioni, chiamare lo 0773/512240.Mangiare e dormireI piatti tipici del Circeo assomigliano molto a quelli della cucina romana, con qualche variazione: sono da assaggiare le zucchine alla sanfeliciana, il canascione (piatto della tradizione contadina) e il pane di Pasqua, ossia la viscotta.Lo Zeffiro F.lli Mizzon, Via Sant'Andrea, 20 A, Sabaudia (LT). Da provare: la zuppa di pesce;Buccia Trattoria, Via Litoranea, Km 20,600, Sabaudia (LT). Lo stracotto di bufalo è un must;Hotel Ristorante Punta Rossa, Via delle Batterie, 37, San Felice Circeo (LT): menù di pesce e vista strepitosa.Appartamento Coleman, Via E. Coleman, 8, Terracina (LT): posizione eccellente;Afrodite Apartment, Via Bologna, 26, Sabaudia (LT): dotato di giardino e patio. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem6" data-id="6" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/lockdown-italiani-scoperta-parchi-nazionali-2655237577.html?rebelltitem=6#rebelltitem6" data-basename="cilento" data-post-id="2655237577" data-published-at="1633528637" data-use-pagination="False"> Cilento iStock Siamo in provincia di Salerno, nel primo parco italiano divenuto geoparco, a due passi da Paestum e dalle belle spiagge di Palinuro e dintorni: il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni ha un'anima decisamente mediterranea.Qui l'animale-totem è l'aquila reale, mentre 3000 sono le specie botaniche presenti all'interno del parco, dove si può ammirare il passaggio graduale dalla macchia mediterranea ai pini d'Aleppo, a testimonianza di una rara eterogeneità.Non solo natura: l'enogastronomia locale è di tutto rispetto. A Pioppi, infatti, è nata la dieta mediterranea: qui si può fare incetta di olio extravergine di qualità, così come di mozzarelle di bufala, originaria della Piana del Sele.La bellezza del Parco Nazionale del Cilento ha fatto sì che, nel 1997, venisse inserito tra i Patrimoni dell'Umanità Unesco. Sono da visitare i comuni di Agropoli e Capaccio Paestum (con i suoi siti archeologici di inestimabile valore), ma anche il Parco Archeologico di Velia (polis della Magna Grecia) e le Grotte di Pertosa-Auletta e quelle di Capo Palinuro.Il territorio del parco è molto esteso, per cui conviene decidere in anticipo cosa vedere e, soprattutto, la stagione giusta (solitamente primavera ed estate sono le migliori).Mangiare e dormireTra i piatti tipici del Cilento, non possiamo che consigliarne i must: lagane e ceci, muligname mbuttunate (melanzane imbottite) e il fico bianco del Cilento D.O.P., prodotto di punta della zona.Ristorante Pizzeria Da Saro, Via Val d'Agri, Sanza (SA): primi piatti come i cavatelli sono il top;Ristorante L'Uorto, Via Orto del Conte, 2, Policastro Bussentino (SA): come suggerisce la parola, è l'orto al centro dell'interesse di questo posto;Agriturismo I Moresani, Localita' Moresani, Casal Velino (SA): da provare l'omonimo antipasto.Dormire:Antico Frantoio B&B, Via Gaetano Ricci, 13, Piaggine (SA);B&B Il Vicoletto del Casale, Via Generale Imbriaco, 41 Foria, Centola (SA). <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem7" data-id="7" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/lockdown-italiani-scoperta-parchi-nazionali-2655237577.html?rebelltitem=7#rebelltitem7" data-basename="vesuvio" data-post-id="2655237577" data-published-at="1633528637" data-use-pagination="False"> Vesuvio iStock Istituito nel 1995, il Parco nazionale del Vesuvio racchiude in sé aspetti naturalistici, geologici e archeologici. La sua fortunatissima posizione lo ha reso anche crocevia di moltissime specie animali, nonché terreno fertile per alcuni tipi di orchidea selvatica, tutelati dalla Convenzione di Washington.I sentieri percorribili sono 11, per un totale di circa 60 km. Ciascuno di questi sentieri ha un nome: La Valle dell'Inferno è il più famoso, in quanto include i luoghi più rappresentativi e belli dell'area protetta. Alternativo ai sentieri immersi nel verde (o a loro completamento) è il Gran Cono, ossia il cratere del Vesuvio. Non è ancora possibile percorrerlo ad anello: le escursioni, infatti, si limitano al momento al suo versante occidentale, ma si tratta di un'esperienza unica, che permette di far spaziare lo sguardo sul Golfo di Napoli, fino ai confini con il Lazio.All'interno del Parco esiste anche un museo dedicato all'evoluzione geologica e alla biodiversità del sistema del complesso vulcanico Somma-Vesuvio. Il museo si trova all'interno del Centro culturale di Villa Regina, nel comune di Boscoreale.Per conoscere a fondo il rapporto tra uomo e vulcano esistono altri poli d'interesse nei dintorni: dagli scavi di Pompei ed Ercolano al Museo della Civiltà Contadina a Somma Vesuviana e alle Ville Settecentesche del Miglio d'Oro, la ricchezza culturale di questa zona è incomparabile.Mangiare e dormireParlare della cucina napoletana risulterebbe superfluo: chi non conosce pizze e sfogliatelle? Ai piatti-cult aggiungiamo però le alici alla pescatora, la cianfotta faicchiana (sorta di caponata locale) e la spaghettata con friarielli.Pizzeria Le Parùle, Via Sacerdote Cozzolino Benedetto, 71, Ercolano (NA). Da provare le «pizze gourmet ma non troppo»;Cantina del Vesuvio Winery Russo Family, Via Panoramica, 15, Trecase (NA). Accoglienza familiare e piatti semplici e genuini, come gli spaghetti al pomodorino del Piennolo DOP;'E Curti Ristorante Tipico di Angela Ceriello & Co SAS, Via Padre Michele Abete, 6, Sant'Anastasia (NA). Piatti tipici della zona vesuviana.Dormire:Hotel Puntaquattroventi, Via Marittima 59, Ercolano: affacciato sul mare, con piscina climatizzata all'interno;Bed and breakfast Sommavesuvio, Via Camillo Benso Conte di Cavour, 36, Pollena Trocchia (NA): in un edificio del XIX secolo, è adiacente sia al Parco Nazionale che alla stazione. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem8" data-id="8" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/lockdown-italiani-scoperta-parchi-nazionali-2655237577.html?rebelltitem=8#rebelltitem8" data-basename="alta-murgia" data-post-id="2655237577" data-published-at="1633528637" data-use-pagination="False"> Alta Murgia iStock Bari e Barletta-Andria-Trani sono le province coinvolte: il Parco Nazionale dell'Alta Murgia è un coacervo di panorami mozzafiato pur nella sua bellezza scarna.È una Puglia diversa, questa, lontana dalle immagini patinate che conosciamo tutti, ma ricca di sentieri e muretti a secco che le donano un aspetto simile a quello della steppa. Cavità carsiche e doline conferiscono al Parco Nazionale dell'Alta Murgia un'aura peculiare, preistorica.I punti di interesse sono innumerevoli, ma per avere una panoramica generale sul Parco bisogna partire da alcuni punti fermi: Castel del Monte, fatto edificare da Federico II, è il cuore dell'Alta Murgia, oltre che patrimonio UNESCO.Altro luogo dal fascino arcano è la cava di bauxite di Spinazzola: la terra rossa, la vegetazione e la fauna locale fanno pensare a una sorta di Gran Canyon nostrano.Per non parlare dei ruderi della Rocca del Garagnone, incastonati tra pietra e terra e capaci di offrire una vista che arriva al Monte Vulture, in Basilicata.E poi Gravina di Puglia con il suo bastione medievale e il Parco Robinson, il Museo Etnografico di Altamura, il Borgo Antico di Poggiorsini, la Pineta Galietti di Santeramo in Colle… Nel Parco Nazionale dell'Alta Murgia è facile fare incetta di natura, storia, archeologia e cultura.Per informazioni, chiamare lo 080/3262268.Mangiare e dormireProdotti tipici dell'Alta Murgia sono i taralli, il pane di Altamura e la burrata di Andria Igp (tanto per fare alcuni golosi esempi). Ecco dove assaggiare questo e altro:Don Saverio Pizzeria Ristorante, Via San Francesco d'Assisi, 11, Ruvo di Puglia (BA): ottimi anche i crudi di mare;Al Borgo Saraceno, Via Fiore, 13, Spinazzola (BT): cucina raffinata all'interno di quello che è anche un bed and breakfast;Il Pino Grande, S.P. 234 Km 20+920, Castel del Monte (BT): bio-agriturismo con cucina genuina;Agriturismo Fasano, Contrada Cristo Fasano, 162, Cassano delle Murge (BA). Una struttura immersa nel verde, che offre anche piatti tipici della tradizione;Il Portico Hotel Resort B&B Luxury, Contrada Lagogemolo, Cassano delle Murge (BA): camere moderne e ristorante à la carte.
Uno specialista del 4° Reggimento Alpini paracadutisti in Alaska (Esercito Italiano)
L’esercitazione, che si è sviluppata in uno scenario warfighting con confronto tra forze contrapposte di pari livello tecnologico (peer-to-peer) in ambiente artico, è stata caratterizzata da un forte realismo ed un elevato grado di complessità, con il coinvolgimento di assetti di varie nazioni, un rilevante numero di personale e mezzi operativi e di supporto nella vasta area addestrativa di Fort Wainwright.
Nel corso dell’attività si è strutturato il confronto sul terreno di due unità di livello Brigata (Infrantry Brigade Combat Team) e i Ranger hanno operato in stretto collegamento con i Berretti Verdi del 10° Special Forces Group dello United States Army Special Operations Command (USASOC), costituendo distaccamenti operativi, per la condotta di Operazioni Speciali nelle aree assegnate e a supporto delle rispettive Forze di manovra.
Durante le tre settimane di esercitazione, il focus addestrativo ha riguardato la condotta di tutto lo spettro delle Operazioni Speciali con specifico riferimento alle attività cinetiche in ambiente artico innevato. Sono state svolte ricognizioni speciali anche a lungo raggio grazie all’impiego di motoslitte, azioni dirette di varia tipologia (sia stand off con guida terminale di munizionamento, raid con l’utilizzo di droni FPV, sia hands on con demolizione di manufatti, recupero di materiali o imboscate) e anche attività di assistenza a favore di possibili forze irregolari.
A conclusione dell’attività addestrativa, il Comandante del COMFOSE, il Generale di Brigata Carmine Vizzuso e il Comandante del 4° reggimento Alpini Paracadutisti, il Colonnello Paolo Rocchi, si sono recati in visita a Fort Wainwright per visionare alcune delle attività condotte dai Ranger e partecipare all’attività dimostrativa organizzata dal JPMRC-AK.
L’esercitazione ha rappresentato un’opportunità addestrativa molto proficua ed unica nel suo genere, permettendo ai membri delle Forze Speciali di operare in uno scenario ad alta intensità e con ritmi operativi serrati, in un ambiente naturale estremo e permettendo ai Ranger di incrementare ulteriormente l’interoperabilità con le forze speciali e le forze convenzionali di altri Paesi.
I Ranger dell’Esercito, preparati a condurre tutto lo spettro delle Operazioni Speciali (Military Assistance, Special Reconnaissance e Direct Action), sono particolarmente addestrati ed equipaggiati per operare in contesti ad alta intensità e complessità, con uno specifico focus sul combattimento in ambiente montano artico.
Il 4° reggimento Alpini paracadutisti rappresenta un’eccellenza assoluta, i cui operatori, apprezzati anche a livello internazionale, sono in grado di intervenire sempre con la massima prontezza e tempestività in ogni situazione.
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Ansa
Il cardiochirurgo Guido Oppido, emerge dall’inchiesta, avrebbe chiesto se il cuore fosse presente e se tutte le procedure fossero state seguite prima di procedere all’espianto del cuore, sì malato, ma che teneva il piccolo in vita. Ora le indagini cercano di ricostruire passo dopo passo le fasi dell’operazione e il nesso causale tra le azioni dei medici e la morte del bimbo. Le concause delle ultime tragedie al Monaldi, però, sono da ricercare altrove. Pamela, quasi la stessa età di Domenico, muore nel 2024 dopo un trapianto, stroncata da una miocardite batterica e da emorragia cerebrale. I nomi di alcuni dei medici che si sono occupati di lei coincidono con quelli del caso di Domenico. Il reparto è lo stesso. «Pamela», racconta l’avvocato Carlo Spirito, che ha assistito i genitori della piccola, «avrebbe riscontrato una ventina di positività a infezioni batteriche». E perfino una da Escherichia coli. La sua vicenda finisce in un’ispezione del Centro nazionale trapianti e di un verbale (che, stando alla denuncia di Federconsumatori, sarebbe rimasto per mesi nei cassetti). Si parla di criticità organizzative, di percorsi pediatrici non dedicati, di un reparto promesso e mai realizzato entro la deadline fissata per marzo 2025. Un anno prima è toccato a Claudio, tre mesi e mezzo. Secondo quanto riferito dai genitori, «non funzionavano il reparto di cardiologia neonatale, né la sala operatoria né la rianimazione». L’operazione viene rinviata, poi eseguita. Dopo poche ore, ricoverato nella rianimazione per adulti, Claudio ha una crisi respiratoria e muore. Iside aveva solo quattro mesi quando è morta. Nel 2021 era stata operata al cuore, per una grave cardiopatia, dalla stessa equipe di medici che ha operato Domenico. Il giorno delle dimissioni, ha ricostruito ieri sera Fuori dal coro, la trasmissione condotta da Mario Giordano su Rete 4, i genitori vengono rassicurati dai medici: «È andato tutto bene». Iside muore 15 giorni dopo l’ultima visita al Monaldi per un’infezione che avrebbe contratto in ospedale. Infezioni che i sanitari avrebbero nascosto ai genitori. L’inchiesta è stata archiviata per «l’assenza di correlazioni» con le azioni dei medici Cto Monaldi-Cotugno. Una successiva perizia medico-legale chiesta dalla famiglia, invece, svela che l’infezione che ha ucciso la piccola era «un’Ica», letteralmente «infezione correlata all’assistenza». La vittima sarebbe quindi stata mandata a casa senza un’adeguata profilassi medica. «Mi piacerebbe sentirmi dire “abbiamo sbagliato”», afferma ora la mamma ai microfoni di Fuori dal coro. Quattro storie diverse. Un unico luogo. E sempre lo stesso interrogativo che resta sospeso tra le carte. Andando indietro negli anni la situazione peggiora. Tra i piccoli pazienti trapiantati fra il 2014 e il 2016 si registra un’impennata dei decessi: 26 morti in tre anni. Bambini immunodepressi ricoverati in reparti per adulti. «Ma i casi giudiziari che riguardano il decesso di bambini al Monaldi sono cominciati presto, ne ricordo uno del 1995», svela alla Verità un ex funzionario dell’ufficio legale dell’ospedale. Il 17 febbraio 1995, infatti, un esposto viene presentato alla Procura circondariale di Napoli per le condizioni del reparto di cardiochirurgia pediatrica del Monaldi. A firmarlo è il padre di un bambino di due anni operato per una grave malformazione cardiaca. Si denunciavano carenze strutturali e si chiedeva conto della mancata esecutività di una delibera che stanziava 6 miliardi per l’acquisto di attrezzature idonee. Nel reparto, stando all’esposto, esisteva soltanto un bagno del quale si servivano adulti e bambini. Le criticità erano già nero su bianco. «Ed erano passati solo sette anni dal primo trapianto», ricorda l’ex funzionario. Il 15 gennaio del 1988, infatti, il cardiochirurgo Maurizio Cotrufo partì alla volta di Barcellona per prelevare un cuore. Tornò a Napoli ed effettuò il primo trapianto nella storia del Monaldi. Quell’operazione fu presentata come il simbolo di una sanità che voleva stare al passo con l’Europa. Ma l’ospedale è poi stato intaccato dalla legionella (2009), proprio nei reparti di rianimazione della cardiochirurgia pediatrica e nella terapia intensiva neonatale, da vari esposti di Federconsumatori e dalla sospensione (nel 2017) del reparto dei trapianti. Da anni si elencano sempre le stesse criticità: «Assenza di un reale reparto di trapiantologia pediatrica», pazienti ospitati in aree per adulti, «assenza di una terapia sub-intensiva». È in queste «assenze» che si nascondono le concause. Negli anni dell’opposizione i pentastellati si intestarono perfino un’ispezione del loro ministro di riferimento: «La visita di Giulia Grillo ha prodotto il suo primo effetto (l’ispezione, ndr). Da anni denunciamo gravi carenze nell’organizzazione dell’assistenza all’ospedale Monaldi di bambini trapiantati, una situazione protrattasi in parallelo a un tasso di mortalità mai così elevato […]. A partire dal 2014 si è assistito alla morte di tutti i bambini trapiantati tranne uno». Oggi alla guida della Regione c’è Roberto Fico, che ha tenuto per sé la delega alla Sanità. La risposta davanti al caso Monaldi è stata l’invio di ispettori e l’attesa delle determinazioni ministeriali e delle indagini della magistratura. Fredda negli atti e nelle parole, tutta concentrata sulle procedure e incapace di mostrare una minima partecipazione umana verso i genitori del piccolo Domenico. La formula attendista, però, questa volta non basta. Perché le concause del malfunzionamento del Monaldi sono da ricercare proprio nella gestione politica.
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Attilio Fontana (Imagoeconomica)
Roma ci spera.
«Se vogliamo garantire un altro successo, dobbiamo farle qui».
Nutre fiducia solo nei suoi corregionali?
«Oggettivamente, ci sono condizioni di vantaggio: amministratori che fanno squadra, classi dirigenti e cittadini che sentono le responsabilità in modo un po’ diverso da come accade nel resto del Paese».
In che senso, scusi?
«Siamo più determinati. Non ci lasciamo spaventare dai problemi. Guardiamo sempre al futuro con entusiasmo. È una condizione unica in Italia».
Si riparla di Olimpiadi diffuse, però.
«Giustissimo. Allora perché non prendere in considerazione Milano, Torino e Genova?».
Lo storico triangolo industriale?
«L’idea mi è venuta quando, qualche giorno fa, ho incontrato Cirio e Bucci, i governatori di Piemonte e Liguria».
L’importante è stare sulla linea del Po?
«Visto che ci sarebbe pure Genova, stavolta dovremmo spostare il confine lungo l’arco appenninico».
Lei scherza. Ma l’assessore allo Sport capitolino, Alessandro Onorato, non l’ha presa bene: «Fontana si avventura in stereotipi che danneggiano la credibilità dell’intero Paese per racimolare voti in Pianura padana».
«Beh, lasciamogli fare l’offeso. Quando uno si mostra così piccato di fronte a una considerazione tanto ovvia, vuol dire che è anche di poco spirito. Vede: magari le organizzerebbero benissimo. Faccio però un esempio: i mondiali di nuoto a Roma del 2009. Si ricorda come andò a finire?».
Vagamente.
«Mi permetta di rinfrescarle la memoria: ritardi clamorosi, progetti incompiuti, inchieste giudiziarie, impianti sequestrati. Ecco, non vorrei che si finisse per gareggiare all’Acquacetosa».
Vogliono brillare di luce riflessa?
«La Lombardia viene mal sopportata. Dimostra che in Italia si può essere propositivi e si riescono a fare le cose. Questo dà un po’ di fastidio a chi affonda le sue radici nelle gran chiacchiere. All’inizio c’era mezzo governo che tifava contro di noi».
Era l’epoca dei gialloverdi, con Conte a Palazzo Chigi.
«I grillini erano contrarissimi. Fu grazie a Giorgetti, allora sottosegretario alla presidenza del Consiglio, che riuscimmo a ottenere la candidatura».
Intanto a Roma avete firmato le prime intese sull’autonomia, lo storico vessillo leghista.
«Quello che è successo con le Olimpiadi potrebbe diventare un messaggio anche per gli amministratori del Sud: dicendo di no al federalismo stanno perdendo enormi opportunità».
Non si fidano dei ricchi settentrionali?
«Invece, vorrei dire loro: avete le capacità per fare grandi cose, dalla brillantezza di spirito alla magia dei luoghi. Perché cercare sempre la mano protettrice della Capitale? Perché genuflettersi a mamma Roma, che cerca di tenere tutti fermi e in silenzio, sperando che nessuno dia fastidio?».
Sono state settimane intense. Roberto Vannacci, come da lei auspicato, alla fine ha lasciato la Lega.
«Era inevitabile, anche se forse l’addio poteva essere previsto molto prima. Anzi, probabilmente questo matrimonio non bisognava nemmeno farlo».
Perché?
«Siamo due mondi troppo diversi».
Lei non ha mai amato il generale.
«Non ho assolutamente niente contro Vannacci. Le poche volte che gli ho parlato mi è sembrata una persona intelligente, simpatica e brillante. Però rappresenta valori con cui non abbiamo nulla a che spartire. Sono migliori i suoi o i nostri? Non importa. L’importante è che ognuno adesso prosegua per la sua strada».
Quali sono queste incompatibilità?
«Dal centralismo smaccato al nazionalismo esasperato. Tutte cose che non hanno niente a che vedere con il tipo di società che immagino e cerco di contribuire a realizzare».
Due mesi fa, mentre gli altri borbottavano, lei è deflagrato: «Col cazzo che vannaccizziamo la Lega!». Seguì l’apoteosi.
«I militanti non si sentivano certo rappresentati dal generale».
È stato il punto di non ritorno?
«Per la prima volta si è avuto il coraggio di dire quello che pensavano veramente i nostri».
In quanti poi l’hanno chiamata?
«Qualcuno».
Sia sincero.
«Tanti».
Comunque, è stato lui a lasciare la Lega.
«Non posso fare valutazioni su quello che pensa. Se uno però crea all’interno di un partito una struttura parallela, cosa vuol dire? Non bisogna essere degli acuti osservatori e nemmeno dei fini strateghi alla Churchill per capirlo: chi si dà tanto da fare, evidentemente cerca di creare un suo movimento».
Aveva assicurato che il Carroccio non sarebbe stato un tram.
«Mi pare evidente che sia accaduto il contrario».
Ha chiarito che il suo nuovo partito rimane un naturale interlocutore del centrodestra. Nessun leader ha ancora commentato.
«E vuole che mi esprima proprio io?».
Lei è più libero di farlo, magari.
«Fino a un certo punto».
A Bruxelles Futuro Nazionale è entrata nel gruppo più a destra del continente, assieme ai tedeschi di AfD. È un problema per l’eventuale appoggio al governo?
«Veda lei».
Pescano tra astensionisti o delusi?
«Toglie un po’ di voti a noi, un po’ alla Meloni, un po’ a tutti».
Nei sondaggi siete calati al 6%.
«Non mi preoccupa. In giro c’è fame di Lega. E non parlo di militanti, perché con loro dibattere di autonomia è come sfondare una porta aperta».
Di chi, quindi?
«Mi riferisco a tante persone che incontro e non c’entrano niente con noi: professionisti, insegnanti, imprenditori. Vogliono parlare della possibilità di decidere. Sono convinto che, quando la nostra grande forza propulsiva tornerà al centro della comunicazione, quei voti li ritroveremo».
Cosa cambia dopo l’uscita del generale?
«Ci permette di chiarirlo una volta per tutte: non siamo e non saremo mai quello in cui ci voleva trasformare».
Ovvero?
«Né un partito di estrema destra né un partito centralista».
Adesso resta vacante il posto di vicesegretario. Ha qualche suggerimento?
«Non mi permetto di dare nessun suggerimento a Salvini. Anzi, è lui che li dà a me. Ed è giusto che sia così. Però ci sono due persone che interpretano bene il sentimento della Lega. Sono apprezzati dalla loro gente e potrebbero essere un valido sostegno al nostro segretario federale».
Chi?
«Zaia e Fedriga: sarebbero entrambi una scelta eccellente».
Oltre ad aver vivacemente eccepito sulla «vannacizzazione», ha osservato che a tanti leghisti piace un po’ troppo l’amatriciana.
«Roma è una città che avvolge. Può far smarrire il senso della realtà. Chi fa il parlamentare o il ministro deve rimanere sempre vicino al proprio territorio, se non vuole perdere il contatto con ciò che conta davvero».
Senza dimenticare il risotto con l’ossobuco.
«Sì, ma anche la polenta».
Sembra una moderna rivisitazione di «Roma ladrona».
«Le faccio una confidenza: a tante cose che diceva Bossi credevo fideisticamente. Adesso che le vivo in maniera diretta, ho le prove. Senza timore di smentita, posso affermare che aveva sempre ragione».
Vede spesso il Senatur?
«Lo vado a trovare ogni tanto».
Come sta?
«Mentalmente è lucidissimo. Fisicamente mi sembra po’ sciupato».
E cosa dice di Vannacci?
«Non capisco la domanda…».
Ha commentato l’addio del generale?
«Non sento. Sono in viaggio per Brescia. Sto entrando in una galleria…».
Non ci sono gallerie fra Milano e Brescia.
«Appunto».
Meglio non infierire?
«Ecco».
Il suo mandato scade fra due anni. Pare che, in cambio del Veneto, Salvini abbia concesso la Lombardia a Fratelli d’Italia.
«Se così fosse, mi dispiacerebbe: nessuno sa interpretare la lombardità come la Lega».
Anche il ruvido Fontana, dopo dieci anni da governatore, finirà tra i magnaccioni capitolini?
«Ruvido io? E pensare che, per tutta la vita, m’hanno dato del moderato».
Schietto, allora.
«Con altrettanta franchezza le dico che, se dovessi finire da quelle parti, non dimenticherò i nostri piatti tipici».
Niente amatriciana?
«Solo con estrema moderazione».
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Prima del match al Bluenergy Stadium di questa sera, omaggio a Davide Astori a otto anni dalla scomparsa. In collaborazione con l’Azienda Sanitaria Universitaria Friuli Centrale, attivato un progetto di screening cardiologici gratuiti aperto ai tifosi.
Stasera, prima di Udinese-Fiorentina, il calcio si fermerà per ricordare Davide Astori. A pochi giorni dal 4 marzo, data della sua scomparsa otto anni fa, al Bluenergy Stadium è previsto un momento dedicato all’ex capitano della Fiorentina.
Il ricordo, però, non resterà solo simbolico. L’Associazione Astori, l’Udinese, la Fiorentina e la Lega Nazionale Professionisti Serie A hanno deciso di affiancare all’omaggio un’iniziativa concreta: un progetto di screening cardiologici gratuiti aperto a chiunque voglia aderire.
L’iniziativa è realizzata in collaborazione con il Reparto di Cardiologia dell’Azienda Sanitaria Universitaria Friuli Centrale. L’obiettivo è promuovere la prevenzione, trasformando la memoria in un’occasione di attenzione alla salute. Durante la serata, i tifosi presenti allo stadio potranno inquadrare il Qr code che comparirà sulle locandine dedicate e sui maxischermi per manifestare il proprio interesse. I controlli gratuiti si svolgeranno prossimamente nei locali dello stadio dell’Udinese, in date che saranno comunicate. Anche chi non sarà presente potrà aderire compilando un modulo che verrà pubblicato sui canali social del club friulano.
Un’iniziativa che lega il ricordo a un impegno preciso: invitare tutti a prendersi cura del proprio cuore, perché la prevenzione diventi una pratica condivisa e non soltanto un messaggio.
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