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2021-10-06
Il lockdown almeno ha spinto gli italiani alla scoperta dei parchi nazionali
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24: è il numero dei Parchi Nazionali presenti in Italia, ossia di «tutte le aree terrestri, fluviali, lacuali e marine che contengano uno o più ecosistemi intatti o, anche se parzialmente alterati da interventi antropici, contengano una o più formazioni fisiche, geologiche, geomorfologiche, biologiche di rilievo internazionale o nazionale per valori naturalistici, scientifici, estetici, culturali, educativi e ricreativi, tali da richiedere l'intervento dello Stato ai fini della loro conservazione per le generazioni presenti e future» (questa la definizione del Ministero dell'Ambiente).
Sparsi da nord a sud, i Parchi Nazionali ammontano a un totale di circa 15.000 metri quadrati. Un numero considerevole, tenuto conto del rapporto tra la (relativamente) limitata estensione del nostro Paese e il numero dei suoi abitanti.
Dalle montagne agli altipiani carsici, dai vulcani ai promontori, è tutto un fiorire di luoghi che esprimono l'incredibile eterogeneità del territorio italiano.
Il primo Parco Nazionale a essere istituito è stato il Gran Paradiso (1922). Del resto, le sue montagne venivano frequentate, a metà Ottocento, da Vittorio Emanuele II, che le nominò Riserva Naturale di Caccia. Principale peculiarità di un luogo il cui nome è tutto un programma è l'altezza: il Gran Paradiso, infatti, conta vette che superano i 4000 metri.
Fu proprio durante il Fascismo che si ebbe l'idea di fondare delle aree protette dallo Stato: dopo il Gran Paradiso e il Parco d'Abruzzo fu quindi la volta, nel 1934, del Parco del Circeo e, nel 1935, dello Stelvio.
Nel '68 si diede vita al Parco nazionale della Calabria, 20 anni dopo al Parco delle Dolomiti Bellunesi e al Pollino. E mentre nel 1989 prendevano forma i Parchi dell'Aspromonte e quello delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, il 1991 fu l'anno di una vera e propria esplosione naturalistica: oggi festeggiamo i 30 anni dei Parchi Nazionali del Gran Sasso e Monti della Laga, del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, della Maiella, del Gargano e della Val Grande.
Le aree protette dei Monti Sibillini, dell'Arcipelago di La Maddalena, del Vesuvio e dell'Arcipelago Toscano si svilupparono negli anni successivi, seguiti dall'Asinara, dal Golfo di Orosei e del Gennargentu e dalle Cinque Terre.
Gli anni 2000 si caratterizzano per l'istituzione dell'Appennino Tosco-Emiliano, della Sila, dell'Alta Murgia e dell'Appennino Lucano Val d'Agri Lagonegrese, mentre nel 2016 è sbocciato il Parco Nazionale dell'Isola di Pantelleria.
A questo punto non rimane che aspettare che diventino Parchi Nazionali anche le Egadi e il litorale trapanese, le Eolie e gli Iblei per quanto riguarda la Sicilia, il Matese (tra Molise e Campania), Portofino e il Delta del Po.
Inutile dire che il turismo nei parchi nazionali si è intensificato proprio negli ultimi due anni: gli assembramenti, all'interno di aree sterminate e poco popolose sono solo un lontano miraggio e lo stretto contatto con la natura è un toccasana per il corpo e lo spirito post-lockdown. Gli effetti di quest'ultimo, infatti, si fanno ancora sentire: la paura delle regioni a colori e di altre possibili chiusure ha spinto gli italiani a cercare svago tra laghi, fiumi e vette alpine anziché nelle grandi città.
Il trekking, la mountain bike e le escursioni a cavallo sono solo alcune delle modalità con cui assaporare gli ambienti naturali, abbandonando il concetto di fruizione, utilizzato spesso in maniera indiscriminata anche dagli operatori turistici.
Non solo natura, però: i Parchi Nazionali sono anche un concentrato di storia e cultura. Si pensi ai borghi di interesse, agli scavi archeologici, ma anche all'enogastronomia: tutti elementi che raccontano un territorio, permettendo al viaggiatore di immergersi nel passato e di fare incetta di tradizioni.
Ai Parchi Nazionali italiani va reso onore anche per la loro sostenibilità: il nostro Paese ha infatti il merito di possedere il numero maggiore di aree che hanno ottenuto la Carta Europea del Turismo Sostenibile (CETS), prestigioso riconoscimento promosso da Europarc Federation, di cui la Federparchi rappresenta la sezione nazionale.
Infine i Parchi Nazionali non sono le uniche zone protette: riserve naturali, aree marine e parchi regionali vanno ad arricchire il panorama di un'Italia forse ancora non troppo conosciuta dai connazionali, che spesso si fermano ad alcuni luoghi topici, senza spingersi troppo in là nella loro esplorazione.
Per il momento, ci concentreremo su sette parchi nazionali disseminati tra Nord, Centro e Sud Italia: il viaggio che stiamo per compiere profuma di boschi e salsedine, di vento e sterco di animali lontani.
Entreremo in punta di piedi all'interno dei parchi più famosi, ma anche in quelli più "defilati" e nuovi, alla scoperta di scenari e usanze non ancora sull'onda del marketing selvaggio. L'intento è dare degli spunti di viaggio diversi, che tengano conto del bisogno di stare all'aria aperta, della necessità di diventare più sostenibili e della volontà di conoscere a fondo il proprio Paese.
Gran Paradiso

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Quello del Gran Paradiso è il primo dei Parchi Nazionali italiani. Fondato nel 1922, è, da allora, il punto di riferimento per eccellenza degli amanti della natura, del trekking e degli animali (stambecchi e camosci in primis).
Situato tra Piemonte e Valle d'Aosta, include al suo interno 13 comuni e 5 valli (Soana, Orco, di Cogne, di Rhêmes e Valsavarenche). Ma come muoversi all'interno di questo Parco Nazionale, considerati i suoi 710,4 chilometri quadri?
Si può cominciare esplorando una valle per volta, assaporandone le peculiarità: la Valle Soana, per esempio, spicca per i suoi boschi di latifoglie e per alcuni centri abitati in cui si parla ancora il patois, tipico dialetto franco-provenzale. Ai visitatori ha da offrire anche un ecomuseo del Rame (frazione di Castellaro di Ronco Canavese), dove entrare in contatto con questo antico mestiere.
La Valle dell'Orco, invece, è stata modellata dai ghiacciai nel corso dei millenni. Oltre al Centro Educazione Ambientale di Noasca (è possibile prenotare un'escursione chiamando lo 011/8606233), vi si trova il Centro Visitatori Homo et Hibex, dove approfondire il rapporto tra uomo e stambecco.
La Valle di Cogne è la più conosciuta e se quella di Rhêmes merita una visita per il suo paesaggio alpino e per il centro visitatori dedicato al gipeto (si trova a Rhêmes-Notre-Dame ed è incentrato su questo avvoltoio reintrodotto in natura da qualche anno), in Valsavarenche bisogna vedere la Casa reale di caccia di Orvieille, in ricordo del re Vittorio Emanuele.
Mangiare e dormire
All'interno del Parco Nazionale del Gran Paradiso si possono provare due cucine tipiche: valdostana e piemontese. Che sia fonduta, polenta concia o mocetta, poco importa: la cucina della zona è ottima e grassa quanto basta a chi fa lunghe camminate nel parco.
- Bar Ristorante Le Solitaire, 11020 Ayas AO: una baita con vista mozzafiato sulle montagne;
- Osteria delle Alpi, Frazione Molino di Forzo (TO): ottimi i tajarin al ragù!
- Bar Tavola Calda Chatel Argent, Via Pierino Chanoux, 46-58, Villeneuve AO.
- Camping Piccolo Paradiso, Borgo Fogliere, Ceresole Reale (TO): un'ottima idea per i mesi che vanno da maggio a settembre.
- Agriturismo Plan de la Tour, Frazione Epinel, 198, Cogne (AO).
Stelvio

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La Lombardia e il Trentino Alto Adige sono le due regioni attraversate dal Parco Nazionale dello Stelvio, che include complessivamente 4 province (Brescia, Sondrio, Trento e Bolzano) e confina con la Svizzera.
Il gruppo montuoso Ortles-Cevedale è il cuore di questo parco: dalle cime, molto amate dagli scalatori esperti, si può godere di viste sensazionali. Abitanti principali delle grandi foreste di conifere sono – tra gli altri - cervi, caprioli, marmotte, ermellini, lepri e donnole.
Al di là dell'estrema bellezza delle montagne, nel Parco Nazionale dello Stelvio si può godere di posti come Castel Coira e l'abbazia di Monte Maria. Il primo è un castello medievale che si trova a Sluderno (BZ), famoso perché al suo interno si trova la più grande armeria d'Europa; la seconda (Malles Venosta, BZ) è un vero e proprio luogo di pace, dove da 900 anni si pratica la regola di San Benedetto.
Quanto alle escursioni, si segnala l'Anello Glaciologico della Val Cedéc: si parte dal e - dopo poco più di 4 ore di camminata - si torna al Rifugio dei Forni. Un percorso lungo 12,3 km, adatto a chi è pratico di trekking e non vede l'ora di ammirare i ghiacciai della zona.
Intorno al Passo dello Stelvio, invece, è possibile seguire itinerari sulle tracce della Prima Guerra Mondiale (per esempio, l'Itinerario Filon dei Mot oppure Valle del Gavia).
Per qualunque informazione, chiamare lo 0342/900811 o scrivere a info@stelviopark.it.
Mangiare e dormire
Canederli, dolci a base di mele e spatzle panna e speck sono i piatti forti della cucina locale. È possibile assaggiarli qui:
- Malga Flatschberg, Flatschberg 39016 S. Geltrude: si deve fare una bella camminata di 1 h 30 min partendo da Flatsch;
- Ristorante Pizzeria Erika, Località La Ri, San Lorenzo Dorsino (TN): splendida vista sulle montagne e ottimi strangolapreti di spinaci;
- Agriturismo Baita de l'All, Via S. Carlo, 1, Valdidentro (SO). Mangiare cibi di qualità immersi nella natura…
Dormire:
- Baita Luleta Bed & Breakfast, Via Fedaria, 394, Livigno SO;
- Haus Mairösl, Via Moar, 21, Silandro BZ
Abruzzo

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Lupi e orsi marsicani popolano l'immaginario di coloro che vogliono visitare il Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise. L'Aquila, Frosinone e Isernia sono le province che si spartiscono la bellezza di questo enorme polmone verde d'Italia.
A renderlo così prezioso sono le catene montuose, dalla cangiante morfologia: nel giro di poco tempo si passa da paesaggi tipicamente appenninici ad altri dall'aspetto alpino.
Il lago di Barrea è sicuramente una delle mete più gettonate tra i visitatori di questo parco, ma una delle pietre miliari è anche Civitella Alfedena, sede dell'Area Faunistica del Lupo, dove osservare alcuni esemplari scampati alla morte. Anche il Museo del Lupo Appenninico è di notevole interesse: una visita aiuta a spazzare via gran parte dei luoghi comuni che girano intorno a questo frainteso animale.
Borghi antichi e romantici come San Donato Val di Comino, Rocchetta al Volturno e Castel San Vincenzo danno accesso al parco da prospettive tutte diverse tra loro.
È quindi attraverso la natura, la storia e la cultura che si può iniziare a conoscere questo paradiso italiano. Un'esperienza da fare è percorrerne i tratturi, antiche vie pastorali che collegavano il Nord e il Sud Italia (uno su tutti, quello che unisce L'Aquila a Foggia).
Da non perdere la visita alla riserva naturale della Camosciara: rocce calcaree, dolomie e – com'è ovvio – camosci a volontà. Per informazioni, chiamare i numeri 0864/577869 e 349/2313692 oppure scrivere a info@camosciara.com
Mangiare e dormire
Maccheroni alla chitarra, agnello alla Molisana o abbacchio allo Scottadito? Abruzzo, Lazio e Molise hanno moltissimo da offrire anche all'interno del Parco Nazionale. Dove provare questi piatti?
- Ristorante La Meta, via Fondicelle, Settefrati (FR): piatti tradizionali di qualità, tra cui l'ottimo arrosto;
- Ristorante Vineria Bar Caraceni, Via Roma, 5, Alfedena (AQ): piatti della tradizione rivisitati;
- Ristorante Pizzeria La Tiana, Via Napoli, 30, Cerasuolo (IS): ristorante rustico con specialità di stagione.
- Il Bruco B&B, Contrada Cortina 12, San Donato Val di Comino (FR);
- Appartamenti De Sanctis, Via Valle Sant'Angelo, 8, Villetta Barrea (AQ).
Circeo

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Il Circeo è legato inestricabilmente al mito: la maga Circe, Ulisse, i Proci… Già dai nomi si può intuire la bellezza e la ricchezza di una zona baciata dalla Storia e dalle storie.
Siamo in una zona del Lazio non troppo conosciuta, a sud della capitale e a pochi chilometri dal confine con la Campania.
La prima cosa da fare è raggiungere il Picco di Circe (la parte più alta del promontorio, dove si trovano i resti del tempio dedicato alla mitica maga). Lo si può fare attraverso due sentieri. Il primo è panoramico, parte sia dal Belvedere delle Crocette che dal cimitero di San Felice Circeo e offre scenari sensazionali. Il secondo è per escursionisti esperti, parte da Torre Paola e richiede 4-5 ore di tempo.
Mare e foresta, nel Parco Nazionale del Circeo, convivono armoniosamente; questa zona, però, vanta anche 4 laghi: Lago di Fogliano, Lago di Sabaudia o di Paola, Lago dei Monaci e Lago di Caprolace. Insieme a loro, sono proliferate anche alcune zone umide, tra cui quella denominata I Pantani dell'Inferno, dichiarata - insieme alle altre del Parco - "zona umida di interesse internazionale", viste le numerose specie di uccelli che la popolano.
Quanto alla parte archeologica, imperdibile è la Villa di Domiziano, in località Palazzo.
Obbligatoria una passeggiata nel caratteristico centro di San Felice Circeo, ma anche una puntatina al Faro di Capo Circeo, da dove ammirare estasiati l'orizzonte lontano.
Per informazioni, chiamare lo 0773/512240.
Mangiare e dormire
I piatti tipici del Circeo assomigliano molto a quelli della cucina romana, con qualche variazione: sono da assaggiare le zucchine alla sanfeliciana, il canascione (piatto della tradizione contadina) e il pane di Pasqua, ossia la viscotta.
- Lo Zeffiro F.lli Mizzon, Via Sant'Andrea, 20 A, Sabaudia (LT). Da provare: la zuppa di pesce;
- Buccia Trattoria, Via Litoranea, Km 20,600, Sabaudia (LT). Lo stracotto di bufalo è un must;
- Hotel Ristorante Punta Rossa, Via delle Batterie, 37, San Felice Circeo (LT): menù di pesce e vista strepitosa.
- Appartamento Coleman, Via E. Coleman, 8, Terracina (LT): posizione eccellente;
- Afrodite Apartment, Via Bologna, 26, Sabaudia (LT): dotato di giardino e patio.
Cilento

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Siamo in provincia di Salerno, nel primo parco italiano divenuto geoparco, a due passi da Paestum e dalle belle spiagge di Palinuro e dintorni: il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni ha un'anima decisamente mediterranea.
Qui l'animale-totem è l'aquila reale, mentre 3000 sono le specie botaniche presenti all'interno del parco, dove si può ammirare il passaggio graduale dalla macchia mediterranea ai pini d'Aleppo, a testimonianza di una rara eterogeneità.
Non solo natura: l'enogastronomia locale è di tutto rispetto. A Pioppi, infatti, è nata la dieta mediterranea: qui si può fare incetta di olio extravergine di qualità, così come di mozzarelle di bufala, originaria della Piana del Sele.
La bellezza del Parco Nazionale del Cilento ha fatto sì che, nel 1997, venisse inserito tra i Patrimoni dell'Umanità Unesco. Sono da visitare i comuni di Agropoli e Capaccio Paestum (con i suoi siti archeologici di inestimabile valore), ma anche il Parco Archeologico di Velia (polis della Magna Grecia) e le Grotte di Pertosa-Auletta e quelle di Capo Palinuro.
Il territorio del parco è molto esteso, per cui conviene decidere in anticipo cosa vedere e, soprattutto, la stagione giusta (solitamente primavera ed estate sono le migliori).
Mangiare e dormire
Tra i piatti tipici del Cilento, non possiamo che consigliarne i must: lagane e ceci, muligname mbuttunate (melanzane imbottite) e il fico bianco del Cilento D.O.P., prodotto di punta della zona.
- Ristorante Pizzeria Da Saro, Via Val d'Agri, Sanza (SA): primi piatti come i cavatelli sono il top;
- Ristorante L'Uorto, Via Orto del Conte, 2, Policastro Bussentino (SA): come suggerisce la parola, è l'orto al centro dell'interesse di questo posto;
- Agriturismo I Moresani, Localita' Moresani, Casal Velino (SA): da provare l'omonimo antipasto.
Dormire:
- Antico Frantoio B&B, Via Gaetano Ricci, 13, Piaggine (SA);
- B&B Il Vicoletto del Casale, Via Generale Imbriaco, 41 Foria, Centola (SA).
Vesuvio

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Istituito nel 1995, il Parco nazionale del Vesuvio racchiude in sé aspetti naturalistici, geologici e archeologici. La sua fortunatissima posizione lo ha reso anche crocevia di moltissime specie animali, nonché terreno fertile per alcuni tipi di orchidea selvatica, tutelati dalla Convenzione di Washington.
I sentieri percorribili sono 11, per un totale di circa 60 km. Ciascuno di questi sentieri ha un nome: La Valle dell'Inferno è il più famoso, in quanto include i luoghi più rappresentativi e belli dell'area protetta.
Alternativo ai sentieri immersi nel verde (o a loro completamento) è il Gran Cono, ossia il cratere del Vesuvio. Non è ancora possibile percorrerlo ad anello: le escursioni, infatti, si limitano al momento al suo versante occidentale, ma si tratta di un'esperienza unica, che permette di far spaziare lo sguardo sul Golfo di Napoli, fino ai confini con il Lazio.
All'interno del Parco esiste anche un museo dedicato all'evoluzione geologica e alla biodiversità del sistema del complesso vulcanico Somma-Vesuvio. Il museo si trova all'interno del Centro culturale di Villa Regina, nel comune di Boscoreale.
Per conoscere a fondo il rapporto tra uomo e vulcano esistono altri poli d'interesse nei dintorni: dagli scavi di Pompei ed Ercolano al Museo della Civiltà Contadina a Somma Vesuviana e alle Ville Settecentesche del Miglio d'Oro, la ricchezza culturale di questa zona è incomparabile.
Mangiare e dormire
Parlare della cucina napoletana risulterebbe superfluo: chi non conosce pizze e sfogliatelle? Ai piatti-cult aggiungiamo però le alici alla pescatora, la cianfotta faicchiana (sorta di caponata locale) e la spaghettata con friarielli.
- Pizzeria Le Parùle, Via Sacerdote Cozzolino Benedetto, 71, Ercolano (NA). Da provare le «pizze gourmet ma non troppo»;
- Cantina del Vesuvio Winery Russo Family, Via Panoramica, 15, Trecase (NA). Accoglienza familiare e piatti semplici e genuini, come gli spaghetti al pomodorino del Piennolo DOP;
- 'E Curti Ristorante Tipico di Angela Ceriello & Co SAS, Via Padre Michele Abete, 6, Sant'Anastasia (NA). Piatti tipici della zona vesuviana.
Dormire:
- Hotel Puntaquattroventi, Via Marittima 59, Ercolano: affacciato sul mare, con piscina climatizzata all'interno;
- Bed and breakfast Sommavesuvio, Via Camillo Benso Conte di Cavour, 36, Pollena Trocchia (NA): in un edificio del XIX secolo, è adiacente sia al Parco Nazionale che alla stazione.
Alta Murgia

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Bari e Barletta-Andria-Trani sono le province coinvolte: il Parco Nazionale dell'Alta Murgia è un coacervo di panorami mozzafiato pur nella sua bellezza scarna.
È una Puglia diversa, questa, lontana dalle immagini patinate che conosciamo tutti, ma ricca di sentieri e muretti a secco che le donano un aspetto simile a quello della steppa. Cavità carsiche e doline conferiscono al Parco Nazionale dell'Alta Murgia un'aura peculiare, preistorica.
I punti di interesse sono innumerevoli, ma per avere una panoramica generale sul Parco bisogna partire da alcuni punti fermi: Castel del Monte, fatto edificare da Federico II, è il cuore dell'Alta Murgia, oltre che patrimonio UNESCO.
Altro luogo dal fascino arcano è la cava di bauxite di Spinazzola: la terra rossa, la vegetazione e la fauna locale fanno pensare a una sorta di Gran Canyon nostrano.
Per non parlare dei ruderi della Rocca del Garagnone, incastonati tra pietra e terra e capaci di offrire una vista che arriva al Monte Vulture, in Basilicata.
E poi Gravina di Puglia con il suo bastione medievale e il Parco Robinson, il Museo Etnografico di Altamura, il Borgo Antico di Poggiorsini, la Pineta Galietti di Santeramo in Colle… Nel Parco Nazionale dell'Alta Murgia è facile fare incetta di natura, storia, archeologia e cultura.
Per informazioni, chiamare lo 080/3262268.
Mangiare e dormire
Prodotti tipici dell'Alta Murgia sono i taralli, il pane di Altamura e la burrata di Andria Igp (tanto per fare alcuni golosi esempi). Ecco dove assaggiare questo e altro:
- Don Saverio Pizzeria Ristorante, Via San Francesco d'Assisi, 11, Ruvo di Puglia (BA): ottimi anche i crudi di mare;
- Al Borgo Saraceno, Via Fiore, 13, Spinazzola (BT): cucina raffinata all'interno di quello che è anche un bed and breakfast;
- Il Pino Grande, S.P. 234 Km 20+920, Castel del Monte (BT): bio-agriturismo con cucina genuina;
- Agriturismo Fasano, Contrada Cristo Fasano, 162, Cassano delle Murge (BA). Una struttura immersa nel verde, che offre anche piatti tipici della tradizione;
- Il Portico Hotel Resort B&B Luxury, Contrada Lagogemolo, Cassano delle Murge (BA): camere moderne e ristorante à la carte.
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Dal Gran Paradiso allo Stelvio, dal Circeo al Vesuvio fino all'Alta Murgia. Ecco un viaggio da Nord a Sud attraverso i sette parchi nazionali più belli, alla ricerca di scenari e usanze non ancora sull'onda del marketing selvaggio.Lo speciale contiene un articolo e sette approfondimenti.24: è il numero dei Parchi Nazionali presenti in Italia, ossia di «tutte le aree terrestri, fluviali, lacuali e marine che contengano uno o più ecosistemi intatti o, anche se parzialmente alterati da interventi antropici, contengano una o più formazioni fisiche, geologiche, geomorfologiche, biologiche di rilievo internazionale o nazionale per valori naturalistici, scientifici, estetici, culturali, educativi e ricreativi, tali da richiedere l'intervento dello Stato ai fini della loro conservazione per le generazioni presenti e future» (questa la definizione del Ministero dell'Ambiente).Sparsi da nord a sud, i Parchi Nazionali ammontano a un totale di circa 15.000 metri quadrati. Un numero considerevole, tenuto conto del rapporto tra la (relativamente) limitata estensione del nostro Paese e il numero dei suoi abitanti.Dalle montagne agli altipiani carsici, dai vulcani ai promontori, è tutto un fiorire di luoghi che esprimono l'incredibile eterogeneità del territorio italiano.Il primo Parco Nazionale a essere istituito è stato il Gran Paradiso (1922). Del resto, le sue montagne venivano frequentate, a metà Ottocento, da Vittorio Emanuele II, che le nominò Riserva Naturale di Caccia. Principale peculiarità di un luogo il cui nome è tutto un programma è l'altezza: il Gran Paradiso, infatti, conta vette che superano i 4000 metri.Fu proprio durante il Fascismo che si ebbe l'idea di fondare delle aree protette dallo Stato: dopo il Gran Paradiso e il Parco d'Abruzzo fu quindi la volta, nel 1934, del Parco del Circeo e, nel 1935, dello Stelvio. Nel '68 si diede vita al Parco nazionale della Calabria, 20 anni dopo al Parco delle Dolomiti Bellunesi e al Pollino. E mentre nel 1989 prendevano forma i Parchi dell'Aspromonte e quello delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, il 1991 fu l'anno di una vera e propria esplosione naturalistica: oggi festeggiamo i 30 anni dei Parchi Nazionali del Gran Sasso e Monti della Laga, del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, della Maiella, del Gargano e della Val Grande.Le aree protette dei Monti Sibillini, dell'Arcipelago di La Maddalena, del Vesuvio e dell'Arcipelago Toscano si svilupparono negli anni successivi, seguiti dall'Asinara, dal Golfo di Orosei e del Gennargentu e dalle Cinque Terre.Gli anni 2000 si caratterizzano per l'istituzione dell'Appennino Tosco-Emiliano, della Sila, dell'Alta Murgia e dell'Appennino Lucano Val d'Agri Lagonegrese, mentre nel 2016 è sbocciato il Parco Nazionale dell'Isola di Pantelleria.A questo punto non rimane che aspettare che diventino Parchi Nazionali anche le Egadi e il litorale trapanese, le Eolie e gli Iblei per quanto riguarda la Sicilia, il Matese (tra Molise e Campania), Portofino e il Delta del Po.Inutile dire che il turismo nei parchi nazionali si è intensificato proprio negli ultimi due anni: gli assembramenti, all'interno di aree sterminate e poco popolose sono solo un lontano miraggio e lo stretto contatto con la natura è un toccasana per il corpo e lo spirito post-lockdown. Gli effetti di quest'ultimo, infatti, si fanno ancora sentire: la paura delle regioni a colori e di altre possibili chiusure ha spinto gli italiani a cercare svago tra laghi, fiumi e vette alpine anziché nelle grandi città.Il trekking, la mountain bike e le escursioni a cavallo sono solo alcune delle modalità con cui assaporare gli ambienti naturali, abbandonando il concetto di fruizione, utilizzato spesso in maniera indiscriminata anche dagli operatori turistici. Non solo natura, però: i Parchi Nazionali sono anche un concentrato di storia e cultura. Si pensi ai borghi di interesse, agli scavi archeologici, ma anche all'enogastronomia: tutti elementi che raccontano un territorio, permettendo al viaggiatore di immergersi nel passato e di fare incetta di tradizioni.Ai Parchi Nazionali italiani va reso onore anche per la loro sostenibilità: il nostro Paese ha infatti il merito di possedere il numero maggiore di aree che hanno ottenuto la Carta Europea del Turismo Sostenibile (CETS), prestigioso riconoscimento promosso da Europarc Federation, di cui la Federparchi rappresenta la sezione nazionale.Infine i Parchi Nazionali non sono le uniche zone protette: riserve naturali, aree marine e parchi regionali vanno ad arricchire il panorama di un'Italia forse ancora non troppo conosciuta dai connazionali, che spesso si fermano ad alcuni luoghi topici, senza spingersi troppo in là nella loro esplorazione.Per il momento, ci concentreremo su sette parchi nazionali disseminati tra Nord, Centro e Sud Italia: il viaggio che stiamo per compiere profuma di boschi e salsedine, di vento e sterco di animali lontani.Entreremo in punta di piedi all'interno dei parchi più famosi, ma anche in quelli più "defilati" e nuovi, alla scoperta di scenari e usanze non ancora sull'onda del marketing selvaggio. L'intento è dare degli spunti di viaggio diversi, che tengano conto del bisogno di stare all'aria aperta, della necessità di diventare più sostenibili e della volontà di conoscere a fondo il proprio Paese.<div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/lockdown-italiani-scoperta-parchi-nazionali-2655237577.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="gran-paradiso" data-post-id="2655237577" data-published-at="1633528637" data-use-pagination="False"> Gran Paradiso iStock Quello del Gran Paradiso è il primo dei Parchi Nazionali italiani. Fondato nel 1922, è, da allora, il punto di riferimento per eccellenza degli amanti della natura, del trekking e degli animali (stambecchi e camosci in primis).Situato tra Piemonte e Valle d'Aosta, include al suo interno 13 comuni e 5 valli (Soana, Orco, di Cogne, di Rhêmes e Valsavarenche). Ma come muoversi all'interno di questo Parco Nazionale, considerati i suoi 710,4 chilometri quadri?Si può cominciare esplorando una valle per volta, assaporandone le peculiarità: la Valle Soana, per esempio, spicca per i suoi boschi di latifoglie e per alcuni centri abitati in cui si parla ancora il patois, tipico dialetto franco-provenzale. Ai visitatori ha da offrire anche un ecomuseo del Rame (frazione di Castellaro di Ronco Canavese), dove entrare in contatto con questo antico mestiere.La Valle dell'Orco, invece, è stata modellata dai ghiacciai nel corso dei millenni. Oltre al Centro Educazione Ambientale di Noasca (è possibile prenotare un'escursione chiamando lo 011/8606233), vi si trova il Centro Visitatori Homo et Hibex, dove approfondire il rapporto tra uomo e stambecco. La Valle di Cogne è la più conosciuta e se quella di Rhêmes merita una visita per il suo paesaggio alpino e per il centro visitatori dedicato al gipeto (si trova a Rhêmes-Notre-Dame ed è incentrato su questo avvoltoio reintrodotto in natura da qualche anno), in Valsavarenche bisogna vedere la Casa reale di caccia di Orvieille, in ricordo del re Vittorio Emanuele.Mangiare e dormireAll'interno del Parco Nazionale del Gran Paradiso si possono provare due cucine tipiche: valdostana e piemontese. Che sia fonduta, polenta concia o mocetta, poco importa: la cucina della zona è ottima e grassa quanto basta a chi fa lunghe camminate nel parco.Bar Ristorante Le Solitaire, 11020 Ayas AO: una baita con vista mozzafiato sulle montagne;Osteria delle Alpi, Frazione Molino di Forzo (TO): ottimi i tajarin al ragù!Bar Tavola Calda Chatel Argent, Via Pierino Chanoux, 46-58, Villeneuve AO.Camping Piccolo Paradiso, Borgo Fogliere, Ceresole Reale (TO): un'ottima idea per i mesi che vanno da maggio a settembre.Agriturismo Plan de la Tour, Frazione Epinel, 198, Cogne (AO). <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/lockdown-italiani-scoperta-parchi-nazionali-2655237577.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="stelvio" data-post-id="2655237577" data-published-at="1633528637" data-use-pagination="False"> Stelvio iStock La Lombardia e il Trentino Alto Adige sono le due regioni attraversate dal Parco Nazionale dello Stelvio, che include complessivamente 4 province (Brescia, Sondrio, Trento e Bolzano) e confina con la Svizzera.Il gruppo montuoso Ortles-Cevedale è il cuore di questo parco: dalle cime, molto amate dagli scalatori esperti, si può godere di viste sensazionali. Abitanti principali delle grandi foreste di conifere sono – tra gli altri - cervi, caprioli, marmotte, ermellini, lepri e donnole.Al di là dell'estrema bellezza delle montagne, nel Parco Nazionale dello Stelvio si può godere di posti come Castel Coira e l'abbazia di Monte Maria. Il primo è un castello medievale che si trova a Sluderno (BZ), famoso perché al suo interno si trova la più grande armeria d'Europa; la seconda (Malles Venosta, BZ) è un vero e proprio luogo di pace, dove da 900 anni si pratica la regola di San Benedetto.Quanto alle escursioni, si segnala l'Anello Glaciologico della Val Cedéc: si parte dal e - dopo poco più di 4 ore di camminata - si torna al Rifugio dei Forni. Un percorso lungo 12,3 km, adatto a chi è pratico di trekking e non vede l'ora di ammirare i ghiacciai della zona.Intorno al Passo dello Stelvio, invece, è possibile seguire itinerari sulle tracce della Prima Guerra Mondiale (per esempio, l'Itinerario Filon dei Mot oppure Valle del Gavia).Per qualunque informazione, chiamare lo 0342/900811 o scrivere a info@stelviopark.it.Mangiare e dormireCanederli, dolci a base di mele e spatzle panna e speck sono i piatti forti della cucina locale. È possibile assaggiarli qui:Malga Flatschberg, Flatschberg 39016 S. Geltrude: si deve fare una bella camminata di 1 h 30 min partendo da Flatsch;Ristorante Pizzeria Erika, Località La Ri, San Lorenzo Dorsino (TN): splendida vista sulle montagne e ottimi strangolapreti di spinaci;Agriturismo Baita de l'All, Via S. Carlo, 1, Valdidentro (SO). Mangiare cibi di qualità immersi nella natura…Dormire:Baita Luleta Bed & Breakfast, Via Fedaria, 394, Livigno SO;Haus Mairösl, Via Moar, 21, Silandro BZ <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/lockdown-italiani-scoperta-parchi-nazionali-2655237577.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="abruzzo" data-post-id="2655237577" data-published-at="1633528637" data-use-pagination="False"> Abruzzo iStock Lupi e orsi marsicani popolano l'immaginario di coloro che vogliono visitare il Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise. L'Aquila, Frosinone e Isernia sono le province che si spartiscono la bellezza di questo enorme polmone verde d'Italia.A renderlo così prezioso sono le catene montuose, dalla cangiante morfologia: nel giro di poco tempo si passa da paesaggi tipicamente appenninici ad altri dall'aspetto alpino. Il lago di Barrea è sicuramente una delle mete più gettonate tra i visitatori di questo parco, ma una delle pietre miliari è anche Civitella Alfedena, sede dell'Area Faunistica del Lupo, dove osservare alcuni esemplari scampati alla morte. Anche il Museo del Lupo Appenninico è di notevole interesse: una visita aiuta a spazzare via gran parte dei luoghi comuni che girano intorno a questo frainteso animale.Borghi antichi e romantici come San Donato Val di Comino, Rocchetta al Volturno e Castel San Vincenzo danno accesso al parco da prospettive tutte diverse tra loro. È quindi attraverso la natura, la storia e la cultura che si può iniziare a conoscere questo paradiso italiano. Un'esperienza da fare è percorrerne i tratturi, antiche vie pastorali che collegavano il Nord e il Sud Italia (uno su tutti, quello che unisce L'Aquila a Foggia).Da non perdere la visita alla riserva naturale della Camosciara: rocce calcaree, dolomie e – com'è ovvio – camosci a volontà. Per informazioni, chiamare i numeri 0864/577869 e 349/2313692 oppure scrivere a info@camosciara.comMangiare e dormireMaccheroni alla chitarra, agnello alla Molisana o abbacchio allo Scottadito? Abruzzo, Lazio e Molise hanno moltissimo da offrire anche all'interno del Parco Nazionale. Dove provare questi piatti?Ristorante La Meta, via Fondicelle, Settefrati (FR): piatti tradizionali di qualità, tra cui l'ottimo arrosto;Ristorante Vineria Bar Caraceni, Via Roma, 5, Alfedena (AQ): piatti della tradizione rivisitati;Ristorante Pizzeria La Tiana, Via Napoli, 30, Cerasuolo (IS): ristorante rustico con specialità di stagione.Il Bruco B&B, Contrada Cortina 12, San Donato Val di Comino (FR);Appartamenti De Sanctis, Via Valle Sant'Angelo, 8, Villetta Barrea (AQ). <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem5" data-id="5" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/lockdown-italiani-scoperta-parchi-nazionali-2655237577.html?rebelltitem=5#rebelltitem5" data-basename="circeo" data-post-id="2655237577" data-published-at="1633528637" data-use-pagination="False"> Circeo iStock Il Circeo è legato inestricabilmente al mito: la maga Circe, Ulisse, i Proci… Già dai nomi si può intuire la bellezza e la ricchezza di una zona baciata dalla Storia e dalle storie.Siamo in una zona del Lazio non troppo conosciuta, a sud della capitale e a pochi chilometri dal confine con la Campania.La prima cosa da fare è raggiungere il Picco di Circe (la parte più alta del promontorio, dove si trovano i resti del tempio dedicato alla mitica maga). Lo si può fare attraverso due sentieri. Il primo è panoramico, parte sia dal Belvedere delle Crocette che dal cimitero di San Felice Circeo e offre scenari sensazionali. Il secondo è per escursionisti esperti, parte da Torre Paola e richiede 4-5 ore di tempo.Mare e foresta, nel Parco Nazionale del Circeo, convivono armoniosamente; questa zona, però, vanta anche 4 laghi: Lago di Fogliano, Lago di Sabaudia o di Paola, Lago dei Monaci e Lago di Caprolace. Insieme a loro, sono proliferate anche alcune zone umide, tra cui quella denominata I Pantani dell'Inferno, dichiarata - insieme alle altre del Parco - "zona umida di interesse internazionale", viste le numerose specie di uccelli che la popolano.Quanto alla parte archeologica, imperdibile è la Villa di Domiziano, in località Palazzo.Obbligatoria una passeggiata nel caratteristico centro di San Felice Circeo, ma anche una puntatina al Faro di Capo Circeo, da dove ammirare estasiati l'orizzonte lontano.Per informazioni, chiamare lo 0773/512240.Mangiare e dormireI piatti tipici del Circeo assomigliano molto a quelli della cucina romana, con qualche variazione: sono da assaggiare le zucchine alla sanfeliciana, il canascione (piatto della tradizione contadina) e il pane di Pasqua, ossia la viscotta.Lo Zeffiro F.lli Mizzon, Via Sant'Andrea, 20 A, Sabaudia (LT). Da provare: la zuppa di pesce;Buccia Trattoria, Via Litoranea, Km 20,600, Sabaudia (LT). Lo stracotto di bufalo è un must;Hotel Ristorante Punta Rossa, Via delle Batterie, 37, San Felice Circeo (LT): menù di pesce e vista strepitosa.Appartamento Coleman, Via E. Coleman, 8, Terracina (LT): posizione eccellente;Afrodite Apartment, Via Bologna, 26, Sabaudia (LT): dotato di giardino e patio. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem6" data-id="6" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/lockdown-italiani-scoperta-parchi-nazionali-2655237577.html?rebelltitem=6#rebelltitem6" data-basename="cilento" data-post-id="2655237577" data-published-at="1633528637" data-use-pagination="False"> Cilento iStock Siamo in provincia di Salerno, nel primo parco italiano divenuto geoparco, a due passi da Paestum e dalle belle spiagge di Palinuro e dintorni: il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni ha un'anima decisamente mediterranea.Qui l'animale-totem è l'aquila reale, mentre 3000 sono le specie botaniche presenti all'interno del parco, dove si può ammirare il passaggio graduale dalla macchia mediterranea ai pini d'Aleppo, a testimonianza di una rara eterogeneità.Non solo natura: l'enogastronomia locale è di tutto rispetto. A Pioppi, infatti, è nata la dieta mediterranea: qui si può fare incetta di olio extravergine di qualità, così come di mozzarelle di bufala, originaria della Piana del Sele.La bellezza del Parco Nazionale del Cilento ha fatto sì che, nel 1997, venisse inserito tra i Patrimoni dell'Umanità Unesco. Sono da visitare i comuni di Agropoli e Capaccio Paestum (con i suoi siti archeologici di inestimabile valore), ma anche il Parco Archeologico di Velia (polis della Magna Grecia) e le Grotte di Pertosa-Auletta e quelle di Capo Palinuro.Il territorio del parco è molto esteso, per cui conviene decidere in anticipo cosa vedere e, soprattutto, la stagione giusta (solitamente primavera ed estate sono le migliori).Mangiare e dormireTra i piatti tipici del Cilento, non possiamo che consigliarne i must: lagane e ceci, muligname mbuttunate (melanzane imbottite) e il fico bianco del Cilento D.O.P., prodotto di punta della zona.Ristorante Pizzeria Da Saro, Via Val d'Agri, Sanza (SA): primi piatti come i cavatelli sono il top;Ristorante L'Uorto, Via Orto del Conte, 2, Policastro Bussentino (SA): come suggerisce la parola, è l'orto al centro dell'interesse di questo posto;Agriturismo I Moresani, Localita' Moresani, Casal Velino (SA): da provare l'omonimo antipasto.Dormire:Antico Frantoio B&B, Via Gaetano Ricci, 13, Piaggine (SA);B&B Il Vicoletto del Casale, Via Generale Imbriaco, 41 Foria, Centola (SA). <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem7" data-id="7" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/lockdown-italiani-scoperta-parchi-nazionali-2655237577.html?rebelltitem=7#rebelltitem7" data-basename="vesuvio" data-post-id="2655237577" data-published-at="1633528637" data-use-pagination="False"> Vesuvio iStock Istituito nel 1995, il Parco nazionale del Vesuvio racchiude in sé aspetti naturalistici, geologici e archeologici. La sua fortunatissima posizione lo ha reso anche crocevia di moltissime specie animali, nonché terreno fertile per alcuni tipi di orchidea selvatica, tutelati dalla Convenzione di Washington.I sentieri percorribili sono 11, per un totale di circa 60 km. Ciascuno di questi sentieri ha un nome: La Valle dell'Inferno è il più famoso, in quanto include i luoghi più rappresentativi e belli dell'area protetta. Alternativo ai sentieri immersi nel verde (o a loro completamento) è il Gran Cono, ossia il cratere del Vesuvio. Non è ancora possibile percorrerlo ad anello: le escursioni, infatti, si limitano al momento al suo versante occidentale, ma si tratta di un'esperienza unica, che permette di far spaziare lo sguardo sul Golfo di Napoli, fino ai confini con il Lazio.All'interno del Parco esiste anche un museo dedicato all'evoluzione geologica e alla biodiversità del sistema del complesso vulcanico Somma-Vesuvio. Il museo si trova all'interno del Centro culturale di Villa Regina, nel comune di Boscoreale.Per conoscere a fondo il rapporto tra uomo e vulcano esistono altri poli d'interesse nei dintorni: dagli scavi di Pompei ed Ercolano al Museo della Civiltà Contadina a Somma Vesuviana e alle Ville Settecentesche del Miglio d'Oro, la ricchezza culturale di questa zona è incomparabile.Mangiare e dormireParlare della cucina napoletana risulterebbe superfluo: chi non conosce pizze e sfogliatelle? Ai piatti-cult aggiungiamo però le alici alla pescatora, la cianfotta faicchiana (sorta di caponata locale) e la spaghettata con friarielli.Pizzeria Le Parùle, Via Sacerdote Cozzolino Benedetto, 71, Ercolano (NA). Da provare le «pizze gourmet ma non troppo»;Cantina del Vesuvio Winery Russo Family, Via Panoramica, 15, Trecase (NA). Accoglienza familiare e piatti semplici e genuini, come gli spaghetti al pomodorino del Piennolo DOP;'E Curti Ristorante Tipico di Angela Ceriello & Co SAS, Via Padre Michele Abete, 6, Sant'Anastasia (NA). Piatti tipici della zona vesuviana.Dormire:Hotel Puntaquattroventi, Via Marittima 59, Ercolano: affacciato sul mare, con piscina climatizzata all'interno;Bed and breakfast Sommavesuvio, Via Camillo Benso Conte di Cavour, 36, Pollena Trocchia (NA): in un edificio del XIX secolo, è adiacente sia al Parco Nazionale che alla stazione. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem8" data-id="8" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/lockdown-italiani-scoperta-parchi-nazionali-2655237577.html?rebelltitem=8#rebelltitem8" data-basename="alta-murgia" data-post-id="2655237577" data-published-at="1633528637" data-use-pagination="False"> Alta Murgia iStock Bari e Barletta-Andria-Trani sono le province coinvolte: il Parco Nazionale dell'Alta Murgia è un coacervo di panorami mozzafiato pur nella sua bellezza scarna.È una Puglia diversa, questa, lontana dalle immagini patinate che conosciamo tutti, ma ricca di sentieri e muretti a secco che le donano un aspetto simile a quello della steppa. Cavità carsiche e doline conferiscono al Parco Nazionale dell'Alta Murgia un'aura peculiare, preistorica.I punti di interesse sono innumerevoli, ma per avere una panoramica generale sul Parco bisogna partire da alcuni punti fermi: Castel del Monte, fatto edificare da Federico II, è il cuore dell'Alta Murgia, oltre che patrimonio UNESCO.Altro luogo dal fascino arcano è la cava di bauxite di Spinazzola: la terra rossa, la vegetazione e la fauna locale fanno pensare a una sorta di Gran Canyon nostrano.Per non parlare dei ruderi della Rocca del Garagnone, incastonati tra pietra e terra e capaci di offrire una vista che arriva al Monte Vulture, in Basilicata.E poi Gravina di Puglia con il suo bastione medievale e il Parco Robinson, il Museo Etnografico di Altamura, il Borgo Antico di Poggiorsini, la Pineta Galietti di Santeramo in Colle… Nel Parco Nazionale dell'Alta Murgia è facile fare incetta di natura, storia, archeologia e cultura.Per informazioni, chiamare lo 080/3262268.Mangiare e dormireProdotti tipici dell'Alta Murgia sono i taralli, il pane di Altamura e la burrata di Andria Igp (tanto per fare alcuni golosi esempi). Ecco dove assaggiare questo e altro:Don Saverio Pizzeria Ristorante, Via San Francesco d'Assisi, 11, Ruvo di Puglia (BA): ottimi anche i crudi di mare;Al Borgo Saraceno, Via Fiore, 13, Spinazzola (BT): cucina raffinata all'interno di quello che è anche un bed and breakfast;Il Pino Grande, S.P. 234 Km 20+920, Castel del Monte (BT): bio-agriturismo con cucina genuina;Agriturismo Fasano, Contrada Cristo Fasano, 162, Cassano delle Murge (BA). Una struttura immersa nel verde, che offre anche piatti tipici della tradizione;Il Portico Hotel Resort B&B Luxury, Contrada Lagogemolo, Cassano delle Murge (BA): camere moderne e ristorante à la carte.
Cirino Pomicino (Ansa)
‘O ministro, 86 anni, era ricoverato nella clinica Quisisana di Roma, afflitto dai postumi degli acciacchi dovuti alla cardiopatia cronica, con infarti ripetuti e due trapianti che gli hanno fatto dire: «Gli altri cambiano la macchina, io cambio gli organi».
Pilastro della Democrazia Cristiana, intelligente e scafato, cresciuto alla scuola di Giulio Andreotti che negli anni 70 cercava in Campania qualcuno da contrapporre ai ras del Sud Antonio Gava e Ciriaco De Mita, Cirino Pomicino ha attraversato la repubblica delle sciabole da protagonista: deputato per sette legislature, due volte ministro (Bilancio e Funzione pubblica), fu vicerè borbonico della corrente del luciferino Giulio. Qualcuno se lo ricorda raffigurato mentre balla da scatenato nel film che ricostruisce (con spreco di luoghi comuni) gli ultimi fuochi del pentapartito e delle convergenze parallele: «Il Divo» di Paolo Sorrentino.
Caustico e diplomatico, faceva risalire alla famiglia la capacità di trovare uno spazio di confronto con tutti. «Ero il quinto di sette figli, con sei maschi che tifavano per sei squadre diverse (lui era milanista - Ndr) e si identificavano in sei partiti diversi. Ci siamo formati alla scuola della tolleranza senza che mai le differenze intaccassero il profondo rapporto fraterno». Chi lo accusava di sprecare i soldi pubblici per accontentare le clientele si sentiva ripetere: «Sono ricco di famiglia, per capirlo guardate i tombini di Napoli». Portavano il nome della fonderia del nonno. Re delle commissioni Bilancio, nei mitici anni 80 inventò l’emendamento vol-au-vent, che le correnti dei partiti riempivano di finanziamenti. Era lo Sportello Pomicino, lui accontentava tutti e si giustificava: «Se lo sportello funziona è perché qualcuno bussa».
Nato a Napoli il 3 settembre 1939, teneva molto all’orario. «Erano le 7 di mattina, alle 11 l’Inghilterra dichiarò guerra alla Germania di Hitler e alle 17 la Francia fece altrettanto. Il mio arrivo consentì a papà di non essere chiamato al fronte, in quanto padre di 5 figli». Laureato in medicina e attivista democristiano, prima della chiamata andreottiana ha lavorato come neurochirurgo all’ospedale Cardarelli. Avvezzo alle comodità, aveva affittato sull’Appia Antica una villa con 20 stanze, costo 5 milioni di vecchie lire all’anno. I suoi eccessi facevano dire a Francesco Cossiga, che non gli era amico: «Siamo un Paese solido che può sopportare come ministro un analfabeta come lui».
Sposato due volte (la seconda con Lucia Marotta di 27 anni più giovane), il suo destino è stato indissolubilmente legato a Tangentopoli. Le inchieste, i canini affilati delle procure. Indagato 42 volte ma condannato solo due per finanziamento illecito della Dc, Cirino Pomicino uscì clamorosamente di scena la sera in cui, entrato in un ristorante di Napoli con la famiglia, fu costretto ad andarsene dal resto della clientela, che al suo apparire aveva cominciato a far tintinnare i bicchieri con le posate per sloggiarlo. Un affronto volgare e immeritato. Lui si difendeva così: «Nella chiesa è nato il proverbio “senza soldi non si cantano messe”. La politica non mi ha arricchito, non possiedo una casa e non la possiede neppure mia figlia Ilaria».
Testimone di un’epoca dominata anche dal tintinnio delle manette (fu condannato a un anno e mezzo di carcere, fece 17 giorni), qualche anno fa ha rivelato un retroscena inquietante di quella stagione: «Nel 1991 Carlo De Benedetti venne da me e mi chiese: Vuole essere il mio ministro? Lui e l’avvocato Gianni Agnelli avevano deciso un colpo di Stato, spazzare via la Dc per via giudiziaria e consegnare il potere ai comunisti che, orfani di Mosca, sarebbero stati lacchè ai loro ordini. Io dissi no». Arrivò Mani Pulite. Ma a rompere lo schema si materializzò Silvio Berlusconi.
Cirino Pomicino è morto un giorno prima del referendum, lui che della casta dei magistrati non aveva alcuna stima. E ai quali - quando cominciò a scrivere editoriali con lo pseudonimo di Geronimo (chiamato a L’Indipendente e poi al Giornale da Vittorio Feltri) - non risparmiò critiche feroci. «Geronimo era il grande capo Apache che non si arrese alle truppe nordiste e io non mi sono mai arreso ai pm e alle loro truppe mediatiche. Sotto le macerie lasciate dalle inchieste finì tutta la Prima repubblica tranne il Pci che, grazie ai ragazzi della via Pal della procura di Milano, fu solo costretto a cambiare nome». Eppure oggi si sarebbe opposto alla riforma Nordio perché la considerava troppo morbida. «Con lo sdoppiamento del Csm si verrebbe a creare una nicchia dove i pm se la cantano e se la suonano senza controllo, con la possibilità di intimidire non solo la politica ma anche i giudici». Un giorno del 1997, uscito dal sonno indotto dall’anestesia per uno degli infarti, si trovò al capezzale Antonio Di Pietro. «Mi avevano dato tre ore di vita e lui venne a trovarmi. Mi disse che aveva sempre votato Dc. Era convinto che sarei morto e non avrei mai potuto raccontarlo». Invece ha avuto in dono altri 29 anni durante i quali qualcuno gli dava dell’immortale. Lui sorrideva facendo le corna: «Della morte mi spaventa la bara, il corpo chiuso che si decompone. Mi farò cremare». Ora ‘O ministro cammina nell’eternità.
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Lancia «Gamma» berlina del 1976 (Stellantis/Centro Storico Fiat)
Per sei anni la Lancia, regina delle ammiraglie di lusso italiane, era rimasta senza un vero modello di punta. L’ultima delle berline di classe superiore era stata la «Flaminia», prodotta dal 1959 al 1970, mentre l’ultimo modello a tre volumi (ma meno lussuosa) era stata la 2.000, una semplice rivisitazione dell’altrettanto obsoleta Flavia. La casa di Chivasso, assorbita da Fiat dal 1969, decise di non rimpiazzarla temporaneamente. Poi venne la crisi petrolifera mondiale, ed ogni progetto di vetture di alta cilindrata assetate di benzina fu sospeso.
Lancia si riaffacciò al segmento solo dopo alcuni anni, quando la concorrenza di ammiraglie estere come Mercedes e Bmw aveva occupato una buona fetta del mercato europeo. Ci riprovò dopo la metà degli anni Settanta, con la nuova «Gamma», presentata a Ginevra nel marzo del 1976. La crisi del 1973 aveva lasciato il segno, e l’efficienza dei motori in termini di consumi era diventata una priorità. Il mercato italiano era poi condizionato dalla pesante tassazione dei propulsori di cilindrata superiore ai 2 litri, che spesso erano adottati dalle case estere in configurazione 6 cilindri. La Lancia progettò sulla base di queste esigenze un motore tutto nuovo, completamente diverso da quelli dei modelli precedenti. La «Gamma» sarà infatti spinta da un 4 cilindri boxer in alluminio, prodotto nelle due cilindrate di 1,9 e 2,5 litri da 116 e 140 Cv rispettivamente. Quello che colpì maggiormente il pubblico e gli affezionati del marchio fu certamente la linea, che segnava una rottura con la lunga tradizione delle tre volumi. Affidata al blasonato nome di Pininfarina, la nuova ammiraglia lancia era di fatto una 2 volumi e mezzo con coda spiovente e tronca e la trazione era anteriore.
Contemporaneamente alla berlina fu presentata la coupé, una due porte più aggressiva e sportiveggiante, che conservava tuttavia gli ampi spazi interni della 4 porte. I motori garantivano ottime prestazioni, comprese tra i 185 e i 195 km/h nel confort degli interni lussuosamente rifiniti nello stile caratteristico della casa di Chivasso. La «Gamma» fu ben accolta da pubblico e stampa nonostante la evidente rottura con la tradizione delle berline a tre volumi. La sua storia però, passata dal restyling del 1980 che regalò ai motori l’iniezione elettronica, non fu felice. La causa del mancato successo di una vettura coraggiosa e all’avanguardia per lo stile fu la scarsa affidabilità del motore e degli organi ad esso collegati. Per alcune ingenuità di progettazione di un boxer del tutto nuovo, la Gamma soffrì costantemente di problemi (anche gravi) alla distribuzione per la fragilità del sistema, ed al servosterzo che era direttamente collegato alla distribuzione e poteva, se messo sotto sforzo dalla massa non indifferente della vettura, creare gravi danni agli organi meccanici.
La bella ma sfortunata ammiraglia di Chivasso uscì di scena appena 8 anni dopo il suo lancio, nel 1984. Sarà sostituita da una berlina che, per il successo ottenuto nel decennio successivo, proietterà un cono d’ombra sull’immagine dell’antesignana «Gamma», la Lancia «Thema».
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