L’obbligazionario rialza la testa. Dodici prodotti su cui scommettere
Il settore obbligazionario prova a rialzare la testa nel 2023 dopo che lo scorso anno è stato uno dei mercati peggiori degli ultimi decenni. Basti pensare che durante il 2022 le perdite in conto capitale sui titoli governativi dell’Eurozona sono arrivate a superare il 12%, complice il rialzo fortissimo dei prezzi delle materie prime e dei servizi, elemento che ha costretto le Banche centrali ad aumentare i tassi d’interessi. Per intenderci, a inizio 2022 chi acquistava un Btp decennale poteva ottenere un rendimento annuo dell’1%, a fine anno di oltre il 4,4%. Meglio si sono comportate le obbligazioni a breve scadenza e, in particolare, quelle le cui cedole erano agganciate all’andamento dell’inflazione o a quello dei tassi di interesse.
Anche il continuo rallentamento dell’inflazione negli Stati Uniti e - in minor parte -in Europa ha contribuito al miglioramento dell’umore. A marzo, la variazione annua dei prezzi al consumo ha raggiunto il 5%, inferiore al 5,2% previsto dal mercato e in sensibile calo rispetto al mese precedente (6%).
Il mercato si aspetta, insomma, che l’inflazione continui a diminuire. Dopo aver toccato un picco del 9,1%, l’impennata dei prezzi negli Stati Uniti (il mercato finanziario più importante) è tornata intorno al 5% a fine marzo (ancora lontana dal target del 2%), in particolare grazie al calo dei prezzi dell’energia (soprattutto per il gas naturale che è tornato ai livelli precedenti alla guerra in Ucraina).
Diversi investitori ritengono, inoltre, che la politica monetaria statunitense sarà meno restrittiva in futuro. Dopo nove rialzi dei tassi, il peggio sembra passato e il probabile aumento di un quarto di punto di maggio dei tassi d’interessare non sembra preoccupare più di tanto i mercati poiché gli investitori ritengono che questa sarà probabilmente l’ultima volta.
Riguardo l’inflazione e i tassi d’interesse anche in Europa gli operatori sembrano credere che il processo di disinflazione sia iniziato per quanto l’inflazione «core», cioè escludendo energia, alimentari, alcolici e tabacchi, resti ancora sopra il 5%. Con queste premesse, un ricorso agli investimenti obbligazionari potrebbe essere preso in considerazione, soprattutto per gli amanti degli Etf, che possono fare affidamento su bassi costi commissionali.
«Per i risparmiatori dopo aver visto rendimenti nulli o negativi il panorama attuale offre diversi punti di attrazione», spiega Salvatore Gaziano, direttore investimenti di Soldiexpert scf. «Oggi l’obbligazionario offre rendimenti positivi su tutta la curva (dal 2,5% al 8% annuo in base a durata dei titoli e rischio degli emittenti) e, anche se sui comparti più brevi e sicuri, il rendimento reale è ancora negativo, questa situazione offre opportunità interessanti. La selezione di strumenti diretti (sempre più numerosi in futuro come singoli bond) o Etf specializzati su tutti i comparti e scadenze in base agli obiettivi è particolarmente ricca e interessante», conclude.











