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Centomila cittadini devono pagare l’Imu anche se la loro casa è presa in ostaggio

Centomila cittadini devono pagare l’Imu anche se la loro casa è presa in ostaggio
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Ci sono 100.000 italiani che tra pochi giorni pagheranno l'Imu su una casa che non hanno. O meglio: la casa è loro, ma è come se non lo fosse, perché non ne possono disporre a proprio piacimento. Il fisco però, come ogni anno, reclama la propria parte che, per chi non abiti l'immobile, non è cosa da poco. Tuttavia, nonostante la piena titolarità del bene, di quell'appartamento i proprietari non hanno la disponibilità, perché a fare da padrone in casa loro sono altri.

Chi sono questi sfortunati italiani che pagano per una proprietà di cui non possono godere? Quei 100.000 italiani che sono vittime del blocco degli sfratti, misura da socialismo sovietico che ritenevamo superata da tempo e che invece, grazie al governo Conte, è stata reintrodotta in epoca Covid. Insieme al divieto di licenziamento, il decreto che ha stabilito l'impossibilità di cacciare un inquilino, a prescindere dal fatto che pagasse o meno l'affitto, è una di quelle misure varate durante l'emergenza dovuta al coronavirus. In piena pandemia, l'esecutivo giallorosso si era premurato di evitare di avere gente per strada, sia per quanto riguardava il lavoro sia per ciò che si riferiva alla casa. La misura avrebbe dovuto congelare per un certo numero di settimane la situazione, in attesa di capire il da farsi. Ma come tutti i provvedimenti temporanei, con il tempo il blocco degli sfratti rischia di diventare definitivo anche se ne è stata annunciata la rimozione. Risultato, intanto tocca pagare, perché come si era capito fin dall'aprile dell'anno scorso, le promesse di allentare la pressione dell'Agenzia delle entrate sul contribuente sono destinate a rimanere parole e nient'altro.

In pratica, 100.000 italiani si ritrovano cornuti e mazziati. Vuoi perché il loro inquilino non paga, ma loro non lo possono cacciare di casa. Vuoi perché l'immobile è occupato abusivamente, ma il provvedimento per liberarlo è sospeso in una specie di limbo. Sta di fatto, che non soltanto i legittimi proprietari non incassano l'affitto mensile, ma per colmo della beffa dovranno pure mettere mano al portafogli come se l'immobile fosse a reddito e non è detto che il fisco non gli chieda pure di regolare i conti come se la pigione fosse stata incassata. Situazione paradossale, che si registrava nel passato, quando per effetto delle pressioni sindacali il blocco degli sfratti era diventata la regola e non c'era verso di ottenere la disponibilità di un ufficiale giudiziario che procedesse alla restituzione dell'immobile.

In un Paese normale, se un tizio non paga ciò che è dovuto, viene messo alla porta in pochi giorni e una casa non può essere occupata se non se ne ha titolo. Tuttavia, il nostro non può essere considerato a tutti gli effetti un Paese normale, perché, pur essendo la patria del diritto, il diritto lo ha assassinato nella culla. Così, già ci vogliono anni per sentenziare ciò che altrove è pacifico e cioè che se uno non è in regola con l'affitto non può restare dentro un immobile che non è suo. Ma poi si aggiunge anche il governo, che ci mette del suo e per non avere rogne con i sindacati, con le associazioni degli inquilini e, soprattutto, per non vedere gente che si assembra sotto le sue finestre per protestare, rende stabile ciò che è provvisorio, convinto che le regole, in economia come altrove, siano variabili a seconda delle convenienze.

Qualcuno potrebbe osservare che ce la prendiamo con il fu governo Conte, che ha istituito il blocco, ma da oltre tre mesi l'ex avvocato del popolo è stato sostituito da un nuovo presidente del Consiglio, il quale avrà anche ereditato la patata bollente, ma se lo desiderasse potrebbe evitare di renderla incandescente. Già, qui sta il tema. Un po' come sul blocco dei licenziamenti, anche sugli sfratti Draghi sta procedendo con i piedi di piombo, forse per timore delle reazioni sociali o anche per i contraccolpi che potrebbero seguirne per la strana armata Brancaleone che compone la maggioranza, di cui, ricordiamo, fanno parte gli esponenti della sinistra più radicale. Sì, come ha preso tempo sul divieto di riduzione del personale, l'ex governatore sta probabilmente rinviando anche sugli sfratti. Il problema è che fra poco più di una settimana, a quei 100.000 contribuenti toccherà mettere mano al portafogli e per loro sarà un'autentica presa in giro. La soluzione sarebbe semplice, e visto che stiamo parlando di una settantina di milioni, non di una cifra da finanziaria, basterebbe soprassedere. Perché è vero che ci sono italiani in difficoltà, ma tra questi ci sono anche le persone che avevano affittato una casa sperando di trarne un reddito. E invece, al momento, si ritrovano un debito.

Vacanza in Marocco in primavera: sui passi del gran tour tra le città imperiali
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Dalle metropoli sull’oceano fino al deserto: un itinerario affascinante, capace di raccontare l’anima autentica del Paese.

Del Marocco, che ho visitato in diverse occasioni, serbo ricordi indelebili di tramonti su dune di sabbia incendiate dal sole; di cene nel deserto nelle oasi orlate di palme da dattero; della vivacità di città storiche e autentiche - anche se ormai diventate cosmopolite a partire da Marrakech - e degli aperitivi sulle terrazze affacciate sulla sua indescrivibile quanto vitale e pulsante piazza Djemaa El Fna.

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L’ex magistrato che ama il potere (e le cozze)
Michele Emiliano (Imagoeconomica)
Sindaco di Bari per dieci anni e governatore pugliese per altri dieci, ha fatto della spregiudicatezza nelle frequentazioni e nelle parole il suo marchio di fabbrica. Come quando ricevette chili e chili di pesce dal discusso imprenditore Degennaro.

Cognome e nome: Emiliano Michele. Nato nel 1959 a Bari. Dove è stato sindaco di centrosinistra dal 2004 al 2014.

A fine mandato: «Sputatemi in faccia se mi candido alla presidenza della Regione».

Un anno dopo, oplà: corre e diventa governatore, rimanendolo dal 2015 al 2025.

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Per combattere la piaga della droga servono comunità, non pipette gratis
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Dopo Bologna, anche Torino prova a vincere la partita con il crack fornendo ai tossici gli strumenti del mestiere. Ma si tratta di una misura che nel migliore dei casi è limitata, nel peggiore è dannosa.

Il Comune di Bologna, guidato dal sindaco Matteo Lepore, per combattere la piaga della diffusione di una droga micidiale come il crack distribuisce pipette sterili nella logica di diminuire il danno. Il Comune di Torino fa lo stesso. Nel capoluogo del Piemonte «l’emergenza in questo momento si chiama crack.

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Brambilla pubblica le chat con Bucci. E lui annuncia una contro querela
Marco Bucci (Imagoeconomica)
Prosegue il battibecco tra governatore e direttore del «Secolo XIX» sui presunti dossier.

Continua la faida tra il governatore della Liguria Marco Bucci e il direttore del Secolo XIX Michele Brambilla. Quest’ultimo ha accusato il primo di avere pubblicato una loro chat privata, Bucci ha ricordato che ad autorizzarlo era stato pubblicamente il giornalista. Fatto sta che alla fine, in questa guerra fatta di accuse di schedature di giornalisti ritenuti dal politico autori di articoli orientati, è stato il direttore a pubblicare online quasi integralmente la sua chat con Bucci.

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