«L’Italia resterà chiusa fino al 3 maggio»
Francesco Boccia (Nicolò Campo, LightRocket via Getty Images)
Cgil, Cisl e Uil anticipano la notizia dopo una videoconferenza con Giuseppe Conte. Il ministro Francesco Boccia contro Confindustria: «Prima la salute». Il presidente della Lombardia entra nella cabina di regia nazionale. I governatori chiudono tutti gli alimentari a Pasqua e Pasquetta.

La fase 2 arriverà, ma non subito. Come anticipato ieri dalla Verità, al contrario di tante indiscrezioni relative all’ipotesi di un allentamento delle misure anti coronavirus già a partire dalla prossima settimana, il lockdown proseguirà almeno fino all’inizio di maggio, quando, se il contagio dovesse continuare a diminuire, si inizierà a ragionare della riapertura di alcune attività. Ieri pomeriggio, il premier Giuseppe Conte ha comunicato alle parti sociali, convocate in videoconferenza, il cronoprogramma: il lockdown previsto dal Dpcm che scade lunedì prossimo, 13 aprile, verrà prorogato con un altro decreto, che verrà firmato da Conte martedì 14 aprile e avrà validità fino al 3 maggio.

Non ci sono quindi, secondo Conte e gli esperti che affiancano il governo in questa fase di emergenza, le condizioni per poter immaginare una ripresa delle attività produttive già dalla prossima settimana. Il tempo che ci separa dal prossimo 3 maggio, in ogni caso, verrà utilizzato per preparare il terreno per la fase 2. Ciascuna categoria produttiva, per poter riaprire, dovrà osservare rigidi protocolli di sicurezza, per garantire la salute dei lavoratori, dei loro familiari e degli utenti, in pratica della collettività. Partiranno quindi tavoli di confronto per mettere a punto le strategie più efficaci da mettere in campo quando una ripresa della produzione sarà possibile.

La riunione in videoconferenza tra governo e parti sociali di ieri, presieduta da Conte, ha visto la partecipazione del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro e dei ministri Roberto Gualtieri (Economia), Roberto Speranza (Salute) e Nunzia Catalfo (Lavoro). Per le parti sociali presenti i segretari dei tre sindacati confederali, Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo con il numero di uno di Confindustria, Vincenzo Boccia. Presenti anche le altre associazioni datoriali: Maurizio Casasco per Confapi, Patrizia De Luise per Reteimprese, Maurizio Lusetti e Mauro Gardini per Alleanza cooperative e Paolo Agnelli per Confimi imprese.

Le parola d’ordine utilizzata da Conte, in riferimento alla fase 2, è stata «gradualità». Il premier ha sottolineato come il pericolo di una riesplosione del contagio sia da tenere sempre presente, così come il fatto che la ripresa delle attività produttive va accompagnata da misure di sicurezza, ad esempio, nel settore del trasporto pubblico. «Il presidente del Consiglio», ha detto al termine della riunione il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, «ci ha confermato che, a oggi, non ci sono ancora le condizioni per far ripartire le attività sospese. Prima di tutto la salute dei lavoratori». «Abbiamo convenuto», ha scritto su Twitter la leader della Cisl, Annamaria Furlan, «con il governo che non ci sono ancora le condizioni per una ripresa delle attività produttive. Tutti vogliamo che si riapra nel massimo della sicurezza e con le necessarie garanzie per la salute in tutti i luoghi di lavoro. Oggi è questa la priorità».

«Dico in maniera chiara», ha sottolineato in conferenza stampa alla Protezione civile il presidente del Consiglio superiore di sanità, Franco Locatelli, «che tutto quello che riguarderà la riaccensione delle attività produttive non essenziali andrà fatto con molta cautela per evitare una seconda ondata di contagi».

È stato il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, a stoppare la richiesta di riapertura delle imprese recapitata al governo da Confindustria di Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia Romagna: «Il governo», ha detto Boccia, «ha le idee chiare: dobbiamo mette in sicurezza la salute degli italiani. Comprendo le esigenze degli imprenditori, ma ci sarà una valutazione scientifica e delle cabine di regia con Anci e rappresentanti delle parti sociali, in cui Confindustria potrà dare il suo contributo. Il presidente della Lombardia Attilio Fontana», ha precisato Boccia, «sarà nella cabina di regia nazionale».

Scongiurata quindi l’ipotesi che proprio la Lombardia, la regione che più di ogni altra è stata flagellata dall’epidemia, fosse esclusa dalla cabina di regia. Insieme a Fontana, entreranno nell’organismo il presidente dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, in qualità di numero uno della Conferenza Stato Regioni, e con ogni probabilità il governatore della Sicilia, Nello Musumeci. In serata, vertice in videoconferenza tra governo ed enti locali: insieme a Conte, i ministri Boccia e Speranza, i governatori Fontana, Bonaccini, e Musumeci, il presidente dell’Anci e sindaco di Bari, Antonio Decaro, il vicepresidente vicario, il sindaco di Biella Roberto Pella, la prima cittadina di Roma, Virginia Raggi, il presidente dell’Unione province italiane, Michele de Pascale, il presidente dell’Upi Veneto, Stefano Marcon, e Michele Strianese del comitato direttivo nazionale.

Intanto, i presidenti delle Regioni, per scongiurare rischi a Pasqua e Pasquetta, hanno deciso la chiusura obbligatoria per tutti i supermercati e i negozi di alimentari, sia domenica sia lunedì.

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