L’Italia bandisce persino il fotografo arrestato per l’opposizione a Putin
Paradosso: Alexander Gronsky fermato in patria durante una protesta. Attacco al Circo di Mosca.

Altro che embargo. In Italia è l’ora della cancel culture etnica contro intellettuali, artisti e professionisti russi, «rei» soltanto di avere la stessa nazionalità di Putin. Prima vittima, la musica, con l’interruzione della collaborazione tra La Scala e il maestro Valerj Gergiev, che aveva dichiarato la sua vicinanza al presidente russo, e la rinuncia a esibirsi del soprano Anna Netrebko, contraria alla guerra ma anche a farsi dettare opinioni politiche. Poi la scelta inaudita della Siae di sospendere i pagamenti alle società d’autori russe.

Una figuraccia internazionale hanno fatto invece gli organizzatori del Festival Fotografia 2022 di Reggio Emilia, che hanno cancellato la mostra Sentieri di ghiaccio con la Russia ospite d’onore. «Arte e cultura dovrebbero sempre costruire ponti e non innalzare muri», hanno spiegato i promotori, «tuttavia, non possono ritirarsi in torri d’avorio: c’è un tempo per affermare con fermezza il diritto dei popoli a vivere in pace e un tempo per aprirsi al dialogo e al confronto, senza che violenza e morte siano invitate al tavolo». «Non stiamo parlando di fotografi selezionati dai nostri direttori artistici, ma di un progetto frutto di relazioni tra istituzioni», ha rincarato l’assessore alla Cultura, Annalisa Rabitti, riferendosi al coinvolgimento nell’iniziativa dell’Ermitage di San Pietroburgo, «la cultura non può chiamarsi fuori dalla responsabilità istituzionale verso le cose che accadono nel mondo in virtù di una presunta e indiscutibile superiorità morale». Peccato che tra i fotografi coinvolti spiccava Alexander Gronsky, noto oppositore del Cremlino, tanto da essere arrestato: nei giorni scorsi, infatti, era rientrato a Mosca per manifestare contro la guerra voluta da Putin proprio sul luogo in cui 7 anni fa fu assassinato il dissidente Boris Nemtsov. Fermato dalla polizia, Gronsky è rimasto in detenzione 12 ore, poi è rientrato a casa. Sulla cancellazione della mostra reggiana, ha commentato: «Era prevedibile. Capisco perfettamente che ora sia assolutamente inappropriato collaborare con qualsiasi istituzione russa. Dobbiamo fermare la guerra».

Un altro abbaglio ha colpito i leoni da tastiera che sui social hanno preso di mira il «Circo di Mosca», che dallo scorso 18 febbraio sta portando in scena «Gravity», show senza animali per altro a sostegno della prevenzione del melanoma cutaneo, a Lugagnano di Sona, in provincia di Verona. «Infiltrati di Putin», «bisogna boicottare il circo russo», «andando al circo sostenete il loro Paese che uccide la gente innocente»: sono solo alcuni esempi dell’attacco subito da un circo che di Mosca ha soltanto il marchio, come spiegano Lenny Alvarez, tour manager della società di produzione, e Larry Rossante, direttore artistico: «Decine e decine di commenti e messaggi inviati senza provare a capire chi siamo e cosa facciamo. Circo di Mosca è un marchio prestigioso ottenuto grazie ad anni di collaborazione con la scuola del circo russo, ma da due anni questo gemellaggio è saltato, tant’è che il cast ora è solo europeo e per la maggior parte italiano». Per evitare ulteriori problemi la società ha oscurato i riferimenti al circo di Mosca.

A Bologna, invece, Children’s book fair, la fiera dei libri per l’infanzia in programma dal 21 al 24 marzo, «sospende ogni collaborazione con le organizzazioni ufficiali russe». Scelta approvata dall’Associazione italiana editori: «È una decisione dolorosa ma doverosa», ha affermato il presidente Ricardo Franco Levi, «come gesto concreto di supporto alla cittadinanza ucraina che oggi subisce l’aggressione militare russa». Mentre gli artisti russi, senza colpe, subiscono le sanzioni italiane.

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