Schillaci si accorge delle liste d’attesa truccate e ammette di essere inutile

Caro Orazio Schillaci, caro ministro della Salute, sono felice che si sia accorto che «chi trucca le liste d’attesa è indegno». Ci ha messo un po’ di tempo, ma evidentemente, con la dovuta calma, ci è arrivato anche lei. E sono contento pure che l’abbia fatto sapere tramite un’intervista al Corriere della Sera, riferendosi genericamente a «inchieste giornalistiche» e a «certa stampa». Quando parliamo con qualcuno noi, in genere, siamo abituati a guardarlo in faccia, e magari anche a chiamarlo per nome. Ma evidentemente quando si diventa ministri si preferiscono i messaggi trasversali. Detti anche pizzini.
Comunque, per chiarezza, l’inchiesta giornalistica sulle visite farlocche l’ha fatta Fuori dal Coro e l’ha rilanciata nei giorni scorsi La Verità. Cosa, quest’ultima, che l’ha destata dal suo lungo torpore. Così ha rilasciato un’intervista al Corriere per dire che «fa male apprendere da inchieste giornalistiche che ci sono amministratori così indegni da permettere la manipolazione dei dati per sembrare virtuosi a scapito di chi soffre». Pofferbacco, che sorpresa: vero signor ministro? Noi siamo lieti di averle fatto scoprire che esistono svariate Asl dove vengono registrate finte prime visite, mai comunicate ai pazienti, per taroccare report e statistiche. Una vera e propria truffa ai danni dei malati escogitata per aggirare le leggi e incassare premi di risultato. La domanda è: perché non se n’è accorto lei? Che aveva di più importante da fare? Nominare il Parisi sbagliato? Sciogliere la commissione sui vaccini? Tenere fuori dalla porta le vittime degli effetti avversi?
Lei dice: «Fa male apprendere da inchieste giornalistiche». A noi fa male apprendere che il ministro apprenda dalle inchieste giornalistiche. A noi, cioè, fa male sapere che il ministro non si accorge di ciò che avviene sotto in suoi occhi e sulla pelle dei cittadini. Per altro, il primo servizio di Fuori dal Coro su questo argomento è di novembre: com’è che lei «apprende» solo adesso? Ce l’ha un ufficio stampa? Qualcuno che le vuol bene e le segnali notizie che la possono interessare? Sinceramente non riesco a capire come possa esserle sfuggito uno scandalo del genere: sono mesi che si fa bello con la «piattaforma nazionale», il «monitoraggio», i sistemi di controllo e di vigilanza. E poi non s’accorge che le Asl truffano i malati? E allora a che servono tutte queste piattaforme di monitoraggio? Che diavolo monitorano? «Ora siamo più consapevoli di come avvenga la gestione regionale delle liste d’attesa», festeggia tutto tronfio al Corriere. E meno male che ora siete più consapevoli. Altrimenti che succedeva? Se non eravate consapevoli, dico: cosa poteva ancora capitare?
Le confesso: dopo aver letto questa intervista ho il vago sospetto che la piattaforma, il monitoraggio, il sistema «chiaro e nazionale» per tenere sotto controllo le liste d’attesa non servano a una beata mazza. Ma, tranquillo, non è un problema: tanto, caro ministro, non può fare nulla. È lei stesso a dirlo, per cercare di giustificare il suo letargo istituzionale: «Il ministro della Salute non ha alcun potere di intervento sui manager delle aziende sanitarie», dice. In pratica, un’ammissione di assoluta impotenza. Una dichiarazione di inutilità. Una resa. A questo punto resta solo un dubbio: che ci sta ancora a fare al ministero? Se «non ha alcun potere di intervento» come passa le sue giornate? Gioca a briscola? A tresette? Fa il solitario in attesa di incassare lo stipendio?
A noi avevano insegnato, e l’esperienza ci insegna, che il ministero ha poteri commissariali e ispettivi nei confronti delle Asl. Ma probabilmente sbagliamo. Nel caso, però, le vorremmo domandare, caro ministro, perché si affanna a strombazzare quanto vi impegnate per controllare e monitorare? «Osserviamo costantemente», ripete anche al Corriere. E poi «non manchiamo di vigilare». E poi ancora: «Chiediamo conto». Ma che siete? I guardiani del faro? Gli umarell governativi? A che serve «osservare», «vigilare» e «chiedere conto» se poi ammette che non può fare nulla? Lei dice che «certa stampa» (grazie per il soprannome) vi «accusa di colpe» che non avete e promette «alla prossima occasione» di regalarci «qualche copia del Titolo V della Costituzione». Veniamo volentieri a ritirare l’omaggio, caro ministro. Ma solo se lei nel frattempo accetta il nostro: l’articolo 32 della Costituzione. Quello del diritto alla salute che lei calpesta ogni giorno.






