
Il leader di Siamo europei: «Ai giallorossi manca un disegno. Si contrasti pure l'evasione, ma a ogni euro recuperato deve corrispondere un euro d'imposte in meno. Se vessano i soliti noti ci sarà la rivolta sociale».Onorevole Calenda, che voto dà alla manovra? «Ehhhh...». «Ehhh» cosa? «Diciamo così: alcune cose sono positive, altre decisamente sbagliate, ma il problema è questo: mancano un disegno, un respiro. Non ci siamo». Se fosse un voto scolastico, il suo, che voto sarebbe? «Cinque, cinque e mezzo... di sicuro una insufficienza». Anche lei, come Matteo Renzi, contesta le misure antievasione? «Le contesto, alcune di queste misure, non perché siano anti evasione, ma perché sono sbagliate». E l'idea giusta quale sarebbe? «Una proposta molto semplice: la riduzione contestuale. Ogni euro guadagnato in un anno deve diventare un euro di abbassamento della pressione fiscale per l'anno successivo». Esempio?«Se io incasso dieci euro di recupero dal monte evasione, diminuisco la pressione fiscale di dieci euro per l'anno successivo». Ma è sicuro che la ragioneria dello Stato lo consentirebbe? «E perché no? Quello che è legittimo fermare sono i provvedimenti a copertura incerta: mentre con questo sistema prima incassi e poi tagli». Ma perché non la convincono le misure su cui il governo sta combattendo, dividendosi, proprio in queste ore?«È molto difficile da capire l'efficacia reale che hanno provvedimenti di natura per così dire barocca e non strutturali». Mi faccia un esempio di provvedimento barocco. «La lotteria. Per carità va tutto benissimo, ma è meglio partire dalle cose più facili e strutturali». Altri dubbi? «Il metodo: il governo deve recuperare sette miliardi. E so già cosa accade in pratica quando la premessa è questa». Io non lo so, me lo dica. «Dal centro distribuiscono un budget alle Agenzie delle entrate territoriali». Ed è sbagliato? «Sì, perché le agenzie territoriali poi vanno a parlare con gli imprenditori, gli addebitano un monte evasione incredibile e transano un importo X, diciamo un decimo». Un importo non vero? «Massì, è un segreto di Pulcinella ma è un modus operandi. Vanno sempre dagli stessi». Chi?«I più grandi e i più visibili». Perché? (Sorride) «Ma lo sa perché! Sono i più facili da beccare. Così tutto si gioca sull'interpretazione delle norme». E le misure di premio, l'incentivo alla moneta elettronica? «Mah... Trovo inutili queste misure specchietto: 0.12% centesimi per una pizza se la paghi con la carta di credito. Il tema è un altro». Tra pochi giorni Carlo Calenda presenterà al pubblico il suo nuovo simbolo e il suo nuovo partito. Giura che non farà mai intese con Italia viva («Siamo un'altra cosa, non abbiamo niente a che vedere con loro»), è immerso nei focus group sul territorio («Vi racconterò alcune scoperte interessanti che abbiamo fatto») e in questa intervista spiega i suoi dubbi sulle scelte del governo. Ripartiamo dal fisco? «Ecco, prenda le carte. Capisco la sanzione sul Pos ma non ha senso se non lavori per evitare il cartello sulle carte di credito». Perché? «Quando introducemmo l'obbligo del Pos lo fecero subito aumentando i costi. Devono stare attentissimi a che non si ripeta altrimenti vanificano gli effetti che pensano di ottenere». E il resto della manovra? «Sono provvedimenti senza infamia e senza lode. Soprattutto perché non arrivano a recuperare le cifre che immaginano». Perché così scettico? «Sono temi su cui mi sono misurato. La parte dell'economia sommersa italiana è di 220 miliardi: è una dimensione gigantesca. Non li recuperi con la lotteria. Devi utilizzare le banche dati in modo estensivo. Ma quello che non devi fare è mettere a budget che queste mosse ti portano in cassa sette miliardi. È tecnicamente impossibile». Non ci crede? «No. E il rischio peggiore è che quello schema a obiettivo provochi una rivolta sociale». Addirittura?«Pensi gli imprenditori di media grandezza. Arrivano, gli contestano 3 milioni e poi gli dicono: dammi mezzo milione». Poi lo pagano, alla fine. «Non lo dia per scontato. Quando lo dici alle multinazionali, per esempio, quelle non capiscono». Ha in mente un caso concreto? «Sì, ma non posso citarlo. Loro ci dicono: “O io ho evaso e allora devo pagare. O non ho evaso e allora non ti do un centesimo!". E sa che le dico: io farei e direi lo stesso». Lei è uno dei volti simbolo del nuovo centrosinistra, ci sarà qualcosa che le piace. «Diamo un voto positivo per il rinnovo di industria 4.0, soprattutto se viene allargato - come sembra - alle materie ambientali». Quindi basta la parte fiscale per la sua insufficienza. «No, il problema più grande è l'inadeguatezza alla sfida. L'Italia vive una vera e propria emergenza nella sanità e nella scuola. E su questi temi non c'è niente, niente!». C'è il superticket.«Gli italiani spendono 40 miliardi di euro di spesa sanitaria privata. E questa montagna di denaro aumenta ogni anno del 10%. Sta diventando il promo problema dell'Italia, che colpisce i più deboli, e tagli il superticket? Dai!». È un passo sbagliato per lei. «Ma di chi stiamo parlando? Di persone che non hanno malattie croniche, che guadagnano meno di 20.000 euro... Non va». E sulla scuola? «Per la scuola non si fa nulla: dovresti come minimo estendere ovunque il tempo pieno nelle elementari. Servono 3 miliardi». Lei dove li prenderebbe? «Con l'abolizione totale di quota 100: dal 2020 ma con l'effetto finanziario per tre anni». Azzerarla del tutto? «Ma si rende conto di che roba è? spenDiamo 20 miliardi di euro per mandare in pensione 270.000 persone in tre anni». Meglio che vadano a 68 anni, per via dell'innalzamento dell'aspettativa di vita? «Guardi l'età di pensionamento effettivo: solo 62 anni è la più bassa di tutta Europa». È una foto in cui è fotografato il passato, però, lei non può prenderla come parametro sul futuro. «Non c'è altra via, alzare l'età di uscita e aumentare gli usuranti. Non li abbiamo quei soldi là». Lei dice che non possiamo permettercelo. «Spendiamo più di tutti in pensione e meno degli alti scuola ricerca e sanità. Che dice?».Ho tenuto il finale per la plastic tax. «La plastic tax è una fesseria. Colpisce acqua, latte, succhi e alimenti». Ma è giusta o no? «Lei sa che Pontecorvo, il proprietario di Ferrarelle, ha costruito uno stabilimento di recupero del pet? La sua idea di prospettiva è: tanto ricicli tanto produci». Bene, no? «Ci ha messo un anno per avere l'autorizzazione. Ma il tema è che il pet si recupera tutto, perché tassarla?». Per disincentivarla. «Allora metti il deposito. Incentiva la costruzione di fabbriche per il riciclo. Lo sa che all'estero per strada invece di chiederti l'elemosina ti chiedono la bottiglietta usata? Poi rifanno le bottiglie dalle scaglie di pet».Perché non sta in maggioranza a dire queste cose? «Non è che devo essere io a dirle. Io come è noto non ci sono perché non credo che le cose serie si possano fare con il M5s. C'è una grande superficialità nel capire le cose». Dice che improvvisano? «Sì. Nessuno immagina i punti di caduta delle misure, si cerca sempre la cosa che fa notizia». E la sugar tax? «Risponde a un problema enorme. Io sono più a favore dei messaggi culturali, ma almeno capisco il senso. I miei figli hanno il divieto assoluto di Coca Cola». Davvero? «Certo. Non una bibita in frigo, mai. In America ormai c'è la disabitudine all'acqua, questo va evitato». C'era altro da fare? «Sì. La generazione mille euro è devastata. Disperdere i soldi del cuneo su tutti i lavoratori non ha senso». Siamo europei ha un'altra proposta. «Defiscalizzazione a zero per tutti i ragazzi fino a 25 anni. Hai un effetto di Pil maggiore perché i giovani devono spendere». Cosa pensa della Leopolda?«C'è un problema di forma. Renzi vota la Nadef. E poi fa la battaglia contro quota 100 dopo aver detto sì. Chi ci crede? È incoerenza totale. Come Luigi Di Maio che ora è diventato a favore degli evasori!».Addirittura. E politicamente cosa pensa di Italia viva? «È un partito che esiste per fare da scenografia al capo, dominato dall'inno a sé stesso. Non c'è mai stato un livello di disaffezione al voto così grande». Perché lo dice?«Ho fatto dei focus group. Tolto Giuseppe Conte tutti i politici italiani sono considerati nel passato». Anche Renzi?«Lo considerano non classificabile. Conte viene proiettato nel futuro. La gente dice: “Io voto il meno peggio". Pensi che ho fatto un'ora di conversazione a Radio Padania, ho detto: “Matteo Salvini non lo prenderei a lavorare nemmeno in un bar" e nessuno mi ha contestato». Il suo simbolo quando arriva? «Il 16 novembre : nome, simbolo e persone». Dove? «Ah ah ah. Mistero». Cioè? «Non faremo una mega convention. Useremo una modalità perfettamente non convenzionale». Lei lo è quasi sempre. «Sto proponendo cose che erano le priorità del Pd! E pensi che dovrei essere il perfido amico dei capitalisti. Come è accaduto che sono rimasto l'unico a difendere scuola pubblica e sanità e il centrosinistra se ne frega?». Me lo dica lei.(Pausa) «Non lo so. Il dramma è questo».
Scontri fra pro-Pal e Polizia a Torino. Nel riquadro, Walter Mazzetti (Ansa)
La tenuità del reato vale anche se la vittima è un uomo in divisa. La Corte sconfessa il principio della sua ex presidente Cartabia.
Ennesima umiliazione per le forze dell’ordine. Sarà contenta l’eurodeputata Ilaria Salis, la quale non perde mai occasione per difendere i violenti e condannare gli agenti. La mano dello Stato contro chi aggredisce poliziotti o carabinieri non è mai stata pesante, ma da oggi potrebbe diventare una piuma. A dare il colpo di grazia ai servitori dello Stato che ogni giorno vengono aggrediti da delinquenti o facinorosi è una sentenza fresca di stampa, destinata a far discutere.
Mohamed Shahin (Ansa). Nel riquadro, il vescovo di Pinerolo Derio Olivero (Imagoeconomica)
Per il Viminale, Mohamed Shahin è una persona radicalizzata che rappresenta una minaccia per lo Stato. Sulle stragi di Hamas disse: «Non è violenza». Monsignor Olivero lo difende: «Ha solo espresso un’opinione».
Per il Viminale è un pericoloso estremista. Per la sinistra e la Chiesa un simbolo da difendere. Dalla Cgil al Pd, da Avs al Movimento 5 stelle, dal vescovo di Pinerolo ai rappresentanti della Chiesa valdese, un’alleanza trasversale e influente è scesa in campo a sostegno di un imam che è in attesa di essere espulso per «ragioni di sicurezza dello Stato e prevenzione del terrorismo». Un personaggio a cui, già l’8 novembre 2023, le autorità negarono la cittadinanza italiana per «ragioni di sicurezza dello Stato». Addirittura un nutrito gruppo di antagonisti, anche in suo nome, ha dato l’assalto alla redazione della Stampa. Una saldatura tra mondi diversi che non promette niente di buono.
Nei riquadri, Letizia Martina prima e dopo il vaccino (IStock)
Letizia Martini, oggi ventiduenne, ha già sintomi in seguito alla prima dose, ma per fiducia nel sistema li sottovaluta. Con la seconda, la situazione precipita: a causa di una malattia neurologica certificata ora non cammina più.
«Io avevo 18 anni e stavo bene. Vivevo una vita normale. Mi allenavo. Ero in forma. Mi sono vaccinata ad agosto del 2021 e dieci giorni dopo la seconda dose ho iniziato a stare malissimo e da quel momento in poi sono peggiorata sempre di più. Adesso praticamente non riesco a fare più niente, riesco a stare in piedi a malapena qualche minuto e a fare qualche passo in casa, ma poi ho bisogno della sedia a rotelle, perché se mi sforzo mi vengono dolori lancinanti. Non riesco neppure ad asciugarmi i capelli perché le braccia non mi reggono…». Letizia Martini, di Rimini, oggi ha 22 anni e la vita rovinata a causa degli effetti collaterali neurologici del vaccino Pfizer. Già subito dopo la prima dose aveva avvertito i primi sintomi della malattia, che poi si è manifestata con violenza dopo la seconda puntura, tant’è che adesso Letizia è stata riconosciuta invalida all’80%.
Maria Rita Parsi critica la gestione del caso “famiglia nel bosco”: nessun pericolo reale per i bambini, scelta brusca e dannosa, sistema dei minori da ripensare profondamente.






