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2019-01-27
L’industria vuole i dati 5G: così elettrodomestici e auto non si potranno spegnere
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Quella che ci attende nel corso di quest'anno è una rivoluzione nelle telecomunicazioni pari soltanto a quanto accaduto nell'Ottocento con quella industriale e insieme a questa come accadde nei primi anni Novanta, quando la telefonia mobile passò dagli apparecchi da portare a tracolla ai primi cellulari con i messaggi di testo. Si chiama 5G, da «quinta generazione delle reti mobili». Ma se da un lato le possibilità offerte dalla nuova tecnologia permetteranno di fare cose prima impensabili, dall'altra rischia di farci vivere letteralmente immersi nei campi elettromagnetici delle onde radio, molto più di quanto lo siamo già oggi. Con la radiofrequenza si scherza, tanto che sempre più persone utilizzano auricolari per telefonare e spengono le reti Wifi di casa quando non le utilizzano. Perché anche se si cerca costantemente di non dimostrare che fanno male alla salute, e qualche volta non ci si riesce, certamente nessuno è finora riuscito a dimostrare che invece siano del tutto innocue o salutari.
Ciò premesso, il 5G non sarà soltanto un nome per indicare qualcosa che viene dopo la tecnologia attuale, ovvero il 4G ma con alte velocità di trasmissione dei dati (voce, filmati, informazioni, eccetera), bensì un differente standard che permetterà centinaia di migliaia di connessioni contemporanee e una qualità di rappresentazione video fedele quasi come la realtà, grazie alla caratteristica definita di «bassa latenza», cioè niente più ritardi o visualizzazioni a scatti. E soltanto questo porta a potersi collegare a mezzi in movimento, a poter lavorare da casa come fossimo davvero in ufficio, ma anche di mandare in giro al posto nostro delle macchine controllate da remoto. Parlando strettamente di velocità di connessione e interscambio dati, il 5G raggiungerà anche i 20.000 Mbps, mentre sebbene l'attuale 4G possa arrivare a 4.000 Mbps, nell'uso normale siamo già molto soddisfatti se ci avviciniamo ai 100 Mbps. Per raggiungere queste prestazioni i segnali emessi sono molto più larghi di prima ovvero occupano più radiofrequenza, e da qui la necessità di nuove bande radio. Per fare un esempio semplificato: oggi sintonizzando l'autoradio troviamo una stazione ogni 0,5 Megahertz. Tra un canale 4G e l'altro ci sono 18 Megahertz e tra un canale 5G e il successivo ancora più Megahertz, secondo la banda utilizzata.
L'asta per l'assegnazione delle bande di frequenza dedicate in Italia si è svolta dal 13 settembre al 2 ottobre 2018 con la partecipazione di sette soggetti: Tim, Vodafone, Wind-Tre, Iliad, Open Fiber, Linkem (nessuna assegnazione) e Fastweb. Il ministero dello sviluppo economico ha previsto cinque bande: 700 Megahertz (la più ambita per le caratteristiche di propagazione), 3,7 Ghz e 26 Ghz. Il totale che le aziende verseranno allo Stato è di oltre 6,4 miliardi di euro. Con tali prestazioni la tecnologia 5G rappresenta una grande occasione per il mondo degli affari, e secondo l'americana Qualcomm, tra i pionieri di questa architettura, entro il 2035 il volume d'affari mondiale si aggirerà attorno ai 12,2 trilioni di dollari generando oltre duecento milioni di posti di lavoro. Oltre alle possibili ripercussioni sulla salute, ad alimentare gli scettici c'è la grande invasività del 5G nella vita delle persone, laddove tutto sarà connesso con tutti generando non pochi problemi di privacy e di sicurezza cibernetica. Pensiamo, per esempio, se i dati personali di una persona ricavati da un dispositivo come una protesi medica venissero trafugati o ne fosse fatto mercimonio alle compagnie di assicurazione, oppure se il controllo dell'elettronica di un mezzo di trasporto non potesse più ricevere comandi dal suo utente ma soltanto da chi l'ha prodotto. Tra internet delle cose e 5G, banalmente una mattina potremmo scendere in garage e accorgerci che la nostra automobile elettrica con guida autonoma non si accende perché l'aggiornamento non è andato a buon fine a causa di un problema di collegamento di rete, oppure che l'auto non c'è più perché un hacker l'ha rubata stando davanti al suo computer. Altri rischi e ritardi nello sfruttamento delle reali possibilità delle nuove reti possono derivare dalla disparità di tecnologia tra le nazioni che adotteranno e svilupperanno il 5G e quelle che lo faranno con grande ritardo o non lo useranno proprio, anche soltanto perché l'orografia e l'ampiezza del loro territorio o la distanza tra utenti e ripetitori non è compatibile con la propagazione delle onde millimetriche. Nel 2018 Ulf Ewaldsson, capo della tecnologia di Ericsson, che insieme a Tim e Qualcomm realizzarono la prima connessione 5G in Italia, spiegò infatti che alla base del successo del 5G dove esserci una standardizzazione mondiale: «Per cogliere questa opportunità serve decidere un unico standard globale; ogni diversità porterà a lunghi rallentamenti e differenze di competitività».
L'Italia è la nazione europea con i limiti massimi di emissione più stringenti. Per questo motivo quasi tre quarti delle attuali postazioni dei ripetitori telefonici non possono essere usate per creare la nuova rete 5G. Così oltre a grandi investimenti per realizzarle di nuove serve un controllo capillare dei livelli di radiofrequenza che raggiungono gli utenti. La legge raccomanda che i campi elettromagnetici non superino un livello di 6 volt/metro nelle stanze dove si permane a lungo, come la camera da letto, e consente valori maggiori in altre situazioni. Siamo, insieme alla Bulgaria, la nazione con la norma più severa, ma con l'arrivo del 5G gli operatori chiedono un aggiornamento del metodo di misurazione. Insomma, sarà la rete di telecomunicazioni del prossimo ventennio e rivoluzionerà la nostra vita dal lavoro al divertimento, dalla medicina al modo in cui viaggeremo. Ma è una tecnologia assetata di canali radio e sulla quale bisogna investire molto. Resterà da capire il pericolo elettrosmog per la salute: andranno rivisti al rialzo i limiti di legge?
INFOGRAFICA
Telemedicina e che cosa serve la nuova tecnologia
GiphyA fruire di questa innovazione sarà certamente la telemedicina come le spedizioni di merci, poiché saranno i contenitori delle merci, dal container alle buste, a dire ai vettori da chi sono state spedite, a chi sono destinate e che cosa contengono. E poi elettrodomestici, impianti d'ogni genere e qualsiasi sensore per il monitoraggio di edifici, ponti, strade.
Al punto che il 5G potrebbe entro qualche anno fare concorrenza alle connessioni fisse come la fibra ottica e mandare quasi in pensione l'Adsl, collegamento principe di aziende e privati.
Automobili a guida autonoma, elettrodomestici, intrattenimento e navigazione utilizzeranno massivamente la nuova rete di connettività, che tra le differenze con le precedenti ha anche quella di operare su frequenze radio molto più elevate. Il 4G occupa porzioni di bande inferiori a 6 Ghz, mentre il 5G anche quelle tra 30 e 300 GHz. Ciò significa lunghezze d'onda millimetriche, differenti caratteristiche di propagazione dei segnali, ma anche l'irraggiamento di livelli d'energia molto più alti che forse potrebbero nuocere.
I nuovi dispositivi 5G non dovranno più passare dal collegamento Wifi alla modalità dati telefonica, che si tratti del telefonino o dello smartwatch. E qui casca l'asino, rispetto a quelle usate fino a oggi le onde millimetriche possono essere fermate più facilmente anche da vetri schermati, strutture dense e metalliche, aree verdi, eccetera. Così per garantire la copertura, la rete cellulare del 5G dovrà essere ancor più fitta e realizzata da decine di migliaia di microcelle ognuna delle quali farà riferimento a celle più potenti e lontane dalle persone che operano su frequenze differenti. Ecco quindi l'inevitabile rischio di sommare la radiofrequenza già presente oggi nell'etere a quella del 5G e vivere perennemente immersi in una quantità maggiore di campi elettromagnetici e radiazioni. Pena, se fino a oggi un decadimento della qualità dei segnali portava a una riduzione di velocità dell'ordine di 10 volte, un segnale scarso nel 5G rallenterà le comunicazioni di 100 volte. Non tutte le nazioni però hanno oggi le medesime bande di radiofrequenza disponibili per il 5G, dunque almeno inizialmente i costruttori dovranno proporre e immettere sul mercato dispositivi dedicati a mercati diversi, e questi potrebbero funzionare in un luogo ma non in un altro. Ma è certo che dopo il periodo sperimentale che a Milano è in corso dal 2017, con i primi 120 punti di accesso, quest'anno il 5G e le sue antenne compariranno in Italia ed entro il 2025 il sistema coprirà il 65% del mercato europeo e il 50% di quello degli Usa. Ma difficilmente anche in Italia, stante le regole, le caratteristiche del territorio e l'urbanizzazione, avremo una rete 5G completa a capillare come quelle attuali prima del 2030.
Lo stato di fatto della rete lungo la penisola
Milano è la città europea nella quale il 5G è già stato sperimentato più a lungo e la cui rete primaria dovrebbe essere completata quest'anno. Gli esperimenti sono avvenuti nel campo della sanità, della sicurezza e dell'istruzione, con il Politecnico di Milano che ha investito in nuovi corsi per la formazione di ingegneri specializzati nei sistemi di telecomunicazione più moderni. Il professor Andrea Rangone, fondatore degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano e Ceo di Digital360, durante la Conferenza Summit 360 svoltasi a Roma il 13 dicembre scorso, nel corso dell'incontro "5G, l'Italia sarà leader?" ha richiamato l'attenzione sul costo delle frequenze e sulla battaglia commerciale tra operatori, che ha abbassato i loro ricavi: «Da noi i prezzi sono scesi troppo e ora c'è il rischio che a beneficiare degli sforzi per le nuove reti siano solo i soliti Over the top. Bisogna cambiare». Rangone ha spiegato: «Impossibile dire se le società abbiano speso il giusto o troppo per il 5G perché questo porterà talmente tanti cambiamenti che è difficile quantificarne le conseguenze. Di certo possiamo però dire che in altri Paesi i costi per le aste sono stati più bassi. E negli altri Paesi europei inoltre il mercato degli operatori mobile non è in difficoltà come in Italia. Se gli operatori tlc italiani continuano così, non dico che rischiano di scomparire ma faranno fatica a sopravvivere e a remunerare gli azionisti e a investire. Quello delle telecomunicazioni non è un settore come gli altri, è al centro della quarta rivoluzione industriale e non gli è consentito di rimanere indietro. La rete oggi è la cosa che conta di più, che traina tutto il resto".
Servono nuove regole a tutela dei prezzi e forse anche per limitare il libero accesso degli operatori che comunque dovrebbero cambiare e allargare l'offerta di nuovi servizi digitali, superando il ruolo di solo operatore telefonico, come ha fatto Vodafone lanciando prodotti Internet of Things, oppure Orange in Francia con Orange Bank Mobile e negli Usa Verizon comprando dagli spagnoli Movildata, che elabora software di gestione del traffico viabilistico".
L'impatto del 5G si vedrà entro pochi anni anche nel mondo del lavoro. Molte professioni saranno sostituite dalle capacità delle macchine, ma se le persone sapranno imparare le nuove tecnologie buona parte di loro sarà re-impiegata. Il 5G innoverà la vita professionale come quella sociale e famigliare. Usa e Cina si sfidano sul primato politico ed economico a colpi di reti di telecomunicazioni, così l'Europa e quindi l'Italia hanno assoluto bisogno del 5G. Ma uno degli ostacoli secondo le compagnie telefoniche è rappresentato proprio dai severi limiti sull'elettrosmog, come ha sottolineato alla conferenza romana Umberto De Julio, presidente di Anfov, l'associazione per la convergenza dei servizi di comunicazione, che ha dichiarato: «In Italia abbiamo quattro operatori mobili come negli Usa, che però contano 300 milioni di abitanti contro i nostri 60 milioni. Ci sono difficoltà nell'ottenere i permessi per effettuare le installazioni e le resistenze di alcune realtà locali che non percepiscono i vantaggi delle nuove reti ultra-veloci, senza fermare il piano governativo della banda larga».
Pietro Guindani, presidente di Asstel, dichiara che i limiti alle emissioni elettromagnetiche in Italia vadano allineati ai meno severi standard europei e internazionali: «Con i limiti attuali sull'elettrosmog in Italia il 62% delle stazioni fisse non può usare per il 5G. Serve un catasto delle infrastrutture per le telecomunicazioni e una semplificazione degli iter autorizzativi quando c'è basso impatto ambientale. I Comuni hanno troppo potere di veto. Per noi le reti sono competenza esclusiva dello Stato, e al tempo stesso serve un più facile accesso ai condomini per la connessione della fibra nelle case». E a chiedere un innalzamento dei limiti elettromagnetici è stato anche Antonio Sassano, presidente della Fondazione Ugo Bordoni.
I prodotti in arrivo sul mercato

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Stanno arrivando anche nei negozi i primi smartphone compatibili con la rete 5G, ma sarà entro la fine dell'anno che li vedremo occupare la prima fila delle vetrine. Online sono ovviamente già disponibili. Samsung con il Galaxy S10, LG con lo One Plus, Xiaomi con il Mi, Motorola (Lenovo) con il Moto Z3. Apple invece intende presentare lo iPhone 10 per il 5G nel 2020 mentre Huawei arriverà a giugno. Difficile stabilire i prezzi, ma certamente 5G non è sinonimo di economia: almeno 350 euro.
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Sarà la rete di telecomunicazioni del prossimo ventennio e rivoluzionerà la nostra vita dal lavoro al divertimento, dalla medicina al modo in cui viaggeremo. Ma è una tecnologia assetata di canali radio e sulla quale bisogna investire molto. Resterà da capire il pericolo elettrosmog per la salute: andranno rivisti al rialzo i limiti di legge?La tecnologia ha velocità e modalità rivoluzionarie. Tutti gli strumenti (anche medicali) saranno connessi h24 e trasmetteranno tutte le nostre informazioni. Una mattina potremmo scendere in garage e accorgerci che la nostra automobile elettrica con guida autonoma non si accende perché l'aggiornamento non è andato a buon fine a causa di un problema di collegamento di reteI nuovi dispositivi non dovranno più passare dal collegamento Wifi alla modalità dati telefonica, che si tratti del telefonino o dello smartwatch. la basa della rete sta nelle microcelle.Stanno arrivando gli smartphone compatibili. Samsung con il Galaxy S10, LG con lo One Plus, Xiaomi con il Mi, Motorola (Lenovo) con il Moto Z3. Apple invece intende presentare lo iPhone 10 per il 5G nel 2020 mentre Huawei arriverà a giugno.Lo speciale contiene quattro articoliQuella che ci attende nel corso di quest'anno è una rivoluzione nelle telecomunicazioni pari soltanto a quanto accaduto nell'Ottocento con quella industriale e insieme a questa come accadde nei primi anni Novanta, quando la telefonia mobile passò dagli apparecchi da portare a tracolla ai primi cellulari con i messaggi di testo. Si chiama 5G, da «quinta generazione delle reti mobili». Ma se da un lato le possibilità offerte dalla nuova tecnologia permetteranno di fare cose prima impensabili, dall'altra rischia di farci vivere letteralmente immersi nei campi elettromagnetici delle onde radio, molto più di quanto lo siamo già oggi. Con la radiofrequenza si scherza, tanto che sempre più persone utilizzano auricolari per telefonare e spengono le reti Wifi di casa quando non le utilizzano. Perché anche se si cerca costantemente di non dimostrare che fanno male alla salute, e qualche volta non ci si riesce, certamente nessuno è finora riuscito a dimostrare che invece siano del tutto innocue o salutari. Ciò premesso, il 5G non sarà soltanto un nome per indicare qualcosa che viene dopo la tecnologia attuale, ovvero il 4G ma con alte velocità di trasmissione dei dati (voce, filmati, informazioni, eccetera), bensì un differente standard che permetterà centinaia di migliaia di connessioni contemporanee e una qualità di rappresentazione video fedele quasi come la realtà, grazie alla caratteristica definita di «bassa latenza», cioè niente più ritardi o visualizzazioni a scatti. E soltanto questo porta a potersi collegare a mezzi in movimento, a poter lavorare da casa come fossimo davvero in ufficio, ma anche di mandare in giro al posto nostro delle macchine controllate da remoto. Parlando strettamente di velocità di connessione e interscambio dati, il 5G raggiungerà anche i 20.000 Mbps, mentre sebbene l'attuale 4G possa arrivare a 4.000 Mbps, nell'uso normale siamo già molto soddisfatti se ci avviciniamo ai 100 Mbps. Per raggiungere queste prestazioni i segnali emessi sono molto più larghi di prima ovvero occupano più radiofrequenza, e da qui la necessità di nuove bande radio. Per fare un esempio semplificato: oggi sintonizzando l'autoradio troviamo una stazione ogni 0,5 Megahertz. Tra un canale 4G e l'altro ci sono 18 Megahertz e tra un canale 5G e il successivo ancora più Megahertz, secondo la banda utilizzata.L'asta per l'assegnazione delle bande di frequenza dedicate in Italia si è svolta dal 13 settembre al 2 ottobre 2018 con la partecipazione di sette soggetti: Tim, Vodafone, Wind-Tre, Iliad, Open Fiber, Linkem (nessuna assegnazione) e Fastweb. Il ministero dello sviluppo economico ha previsto cinque bande: 700 Megahertz (la più ambita per le caratteristiche di propagazione), 3,7 Ghz e 26 Ghz. Il totale che le aziende verseranno allo Stato è di oltre 6,4 miliardi di euro. Con tali prestazioni la tecnologia 5G rappresenta una grande occasione per il mondo degli affari, e secondo l'americana Qualcomm, tra i pionieri di questa architettura, entro il 2035 il volume d'affari mondiale si aggirerà attorno ai 12,2 trilioni di dollari generando oltre duecento milioni di posti di lavoro. Oltre alle possibili ripercussioni sulla salute, ad alimentare gli scettici c'è la grande invasività del 5G nella vita delle persone, laddove tutto sarà connesso con tutti generando non pochi problemi di privacy e di sicurezza cibernetica. Pensiamo, per esempio, se i dati personali di una persona ricavati da un dispositivo come una protesi medica venissero trafugati o ne fosse fatto mercimonio alle compagnie di assicurazione, oppure se il controllo dell'elettronica di un mezzo di trasporto non potesse più ricevere comandi dal suo utente ma soltanto da chi l'ha prodotto. Tra internet delle cose e 5G, banalmente una mattina potremmo scendere in garage e accorgerci che la nostra automobile elettrica con guida autonoma non si accende perché l'aggiornamento non è andato a buon fine a causa di un problema di collegamento di rete, oppure che l'auto non c'è più perché un hacker l'ha rubata stando davanti al suo computer. Altri rischi e ritardi nello sfruttamento delle reali possibilità delle nuove reti possono derivare dalla disparità di tecnologia tra le nazioni che adotteranno e svilupperanno il 5G e quelle che lo faranno con grande ritardo o non lo useranno proprio, anche soltanto perché l'orografia e l'ampiezza del loro territorio o la distanza tra utenti e ripetitori non è compatibile con la propagazione delle onde millimetriche. Nel 2018 Ulf Ewaldsson, capo della tecnologia di Ericsson, che insieme a Tim e Qualcomm realizzarono la prima connessione 5G in Italia, spiegò infatti che alla base del successo del 5G dove esserci una standardizzazione mondiale: «Per cogliere questa opportunità serve decidere un unico standard globale; ogni diversità porterà a lunghi rallentamenti e differenze di competitività».L'Italia è la nazione europea con i limiti massimi di emissione più stringenti. Per questo motivo quasi tre quarti delle attuali postazioni dei ripetitori telefonici non possono essere usate per creare la nuova rete 5G. Così oltre a grandi investimenti per realizzarle di nuove serve un controllo capillare dei livelli di radiofrequenza che raggiungono gli utenti. La legge raccomanda che i campi elettromagnetici non superino un livello di 6 volt/metro nelle stanze dove si permane a lungo, come la camera da letto, e consente valori maggiori in altre situazioni. Siamo, insieme alla Bulgaria, la nazione con la norma più severa, ma con l'arrivo del 5G gli operatori chiedono un aggiornamento del metodo di misurazione. Insomma, sarà la rete di telecomunicazioni del prossimo ventennio e rivoluzionerà la nostra vita dal lavoro al divertimento, dalla medicina al modo in cui viaggeremo. Ma è una tecnologia assetata di canali radio e sulla quale bisogna investire molto. Resterà da capire il pericolo elettrosmog per la salute: andranno rivisti al rialzo i limiti di legge?INFOGRAFICA!function(e,t,s,i){var n="InfogramEmbeds",o=e.getElementsByTagName("script")[0],d=/^http:/.test(e.location)?"http:":"https:";if(/^\/{2}/.test(i)&&(i=d+i),window[n]&&window[n].initialized)window[n].process&&window[n].process();else if(!e.getElementById(s)){var r=e.createElement("script");r.async=1,r.id=s,r.src=i,o.parentNode.insertBefore(r,o)}}(document,0,"infogram-async","https://e.infogram.com/js/dist/embed-loader-min.js");<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/lindustria-vuole-i-dati-5g-elettrodomestici-e-auto-non-si-potranno-spegnere-2627166548.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="telemedicina-e-che-cosa-serve-la-nuova-tecnologia" data-post-id="2627166548" data-published-at="1775554840" data-use-pagination="False"> Telemedicina e che cosa serve la nuova tecnologia Giphy A fruire di questa innovazione sarà certamente la telemedicina come le spedizioni di merci, poiché saranno i contenitori delle merci, dal container alle buste, a dire ai vettori da chi sono state spedite, a chi sono destinate e che cosa contengono. E poi elettrodomestici, impianti d'ogni genere e qualsiasi sensore per il monitoraggio di edifici, ponti, strade.Al punto che il 5G potrebbe entro qualche anno fare concorrenza alle connessioni fisse come la fibra ottica e mandare quasi in pensione l'Adsl, collegamento principe di aziende e privati.Automobili a guida autonoma, elettrodomestici, intrattenimento e navigazione utilizzeranno massivamente la nuova rete di connettività, che tra le differenze con le precedenti ha anche quella di operare su frequenze radio molto più elevate. Il 4G occupa porzioni di bande inferiori a 6 Ghz, mentre il 5G anche quelle tra 30 e 300 GHz. Ciò significa lunghezze d'onda millimetriche, differenti caratteristiche di propagazione dei segnali, ma anche l'irraggiamento di livelli d'energia molto più alti che forse potrebbero nuocere.I nuovi dispositivi 5G non dovranno più passare dal collegamento Wifi alla modalità dati telefonica, che si tratti del telefonino o dello smartwatch. E qui casca l'asino, rispetto a quelle usate fino a oggi le onde millimetriche possono essere fermate più facilmente anche da vetri schermati, strutture dense e metalliche, aree verdi, eccetera. Così per garantire la copertura, la rete cellulare del 5G dovrà essere ancor più fitta e realizzata da decine di migliaia di microcelle ognuna delle quali farà riferimento a celle più potenti e lontane dalle persone che operano su frequenze differenti. Ecco quindi l'inevitabile rischio di sommare la radiofrequenza già presente oggi nell'etere a quella del 5G e vivere perennemente immersi in una quantità maggiore di campi elettromagnetici e radiazioni. Pena, se fino a oggi un decadimento della qualità dei segnali portava a una riduzione di velocità dell'ordine di 10 volte, un segnale scarso nel 5G rallenterà le comunicazioni di 100 volte. Non tutte le nazioni però hanno oggi le medesime bande di radiofrequenza disponibili per il 5G, dunque almeno inizialmente i costruttori dovranno proporre e immettere sul mercato dispositivi dedicati a mercati diversi, e questi potrebbero funzionare in un luogo ma non in un altro. Ma è certo che dopo il periodo sperimentale che a Milano è in corso dal 2017, con i primi 120 punti di accesso, quest'anno il 5G e le sue antenne compariranno in Italia ed entro il 2025 il sistema coprirà il 65% del mercato europeo e il 50% di quello degli Usa. 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Gli esperimenti sono avvenuti nel campo della sanità, della sicurezza e dell'istruzione, con il Politecnico di Milano che ha investito in nuovi corsi per la formazione di ingegneri specializzati nei sistemi di telecomunicazione più moderni. Il professor Andrea Rangone, fondatore degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano e Ceo di Digital360, durante la Conferenza Summit 360 svoltasi a Roma il 13 dicembre scorso, nel corso dell'incontro "5G, l'Italia sarà leader?" ha richiamato l'attenzione sul costo delle frequenze e sulla battaglia commerciale tra operatori, che ha abbassato i loro ricavi: «Da noi i prezzi sono scesi troppo e ora c'è il rischio che a beneficiare degli sforzi per le nuove reti siano solo i soliti Over the top. Bisogna cambiare». Rangone ha spiegato: «Impossibile dire se le società abbiano speso il giusto o troppo per il 5G perché questo porterà talmente tanti cambiamenti che è difficile quantificarne le conseguenze. Di certo possiamo però dire che in altri Paesi i costi per le aste sono stati più bassi. E negli altri Paesi europei inoltre il mercato degli operatori mobile non è in difficoltà come in Italia. Se gli operatori tlc italiani continuano così, non dico che rischiano di scomparire ma faranno fatica a sopravvivere e a remunerare gli azionisti e a investire. Quello delle telecomunicazioni non è un settore come gli altri, è al centro della quarta rivoluzione industriale e non gli è consentito di rimanere indietro. La rete oggi è la cosa che conta di più, che traina tutto il resto".Servono nuove regole a tutela dei prezzi e forse anche per limitare il libero accesso degli operatori che comunque dovrebbero cambiare e allargare l'offerta di nuovi servizi digitali, superando il ruolo di solo operatore telefonico, come ha fatto Vodafone lanciando prodotti Internet of Things, oppure Orange in Francia con Orange Bank Mobile e negli Usa Verizon comprando dagli spagnoli Movildata, che elabora software di gestione del traffico viabilistico".L'impatto del 5G si vedrà entro pochi anni anche nel mondo del lavoro. Molte professioni saranno sostituite dalle capacità delle macchine, ma se le persone sapranno imparare le nuove tecnologie buona parte di loro sarà re-impiegata. Il 5G innoverà la vita professionale come quella sociale e famigliare. Usa e Cina si sfidano sul primato politico ed economico a colpi di reti di telecomunicazioni, così l'Europa e quindi l'Italia hanno assoluto bisogno del 5G. Ma uno degli ostacoli secondo le compagnie telefoniche è rappresentato proprio dai severi limiti sull'elettrosmog, come ha sottolineato alla conferenza romana Umberto De Julio, presidente di Anfov, l'associazione per la convergenza dei servizi di comunicazione, che ha dichiarato: «In Italia abbiamo quattro operatori mobili come negli Usa, che però contano 300 milioni di abitanti contro i nostri 60 milioni. Ci sono difficoltà nell'ottenere i permessi per effettuare le installazioni e le resistenze di alcune realtà locali che non percepiscono i vantaggi delle nuove reti ultra-veloci, senza fermare il piano governativo della banda larga».Pietro Guindani, presidente di Asstel, dichiara che i limiti alle emissioni elettromagnetiche in Italia vadano allineati ai meno severi standard europei e internazionali: «Con i limiti attuali sull'elettrosmog in Italia il 62% delle stazioni fisse non può usare per il 5G. Serve un catasto delle infrastrutture per le telecomunicazioni e una semplificazione degli iter autorizzativi quando c'è basso impatto ambientale. I Comuni hanno troppo potere di veto. Per noi le reti sono competenza esclusiva dello Stato, e al tempo stesso serve un più facile accesso ai condomini per la connessione della fibra nelle case». E a chiedere un innalzamento dei limiti elettromagnetici è stato anche Antonio Sassano, presidente della Fondazione Ugo Bordoni. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/lindustria-vuole-i-dati-5g-elettrodomestici-e-auto-non-si-potranno-spegnere-2627166548.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="i-prodotti-in-arrivo-sul-mercato" data-post-id="2627166548" data-published-at="1775554840" data-use-pagination="False"> I prodotti in arrivo sul mercato c1.staticflickr.com Stanno arrivando anche nei negozi i primi smartphone compatibili con la rete 5G, ma sarà entro la fine dell'anno che li vedremo occupare la prima fila delle vetrine. Online sono ovviamente già disponibili. Samsung con il Galaxy S10, LG con lo One Plus, Xiaomi con il Mi, Motorola (Lenovo) con il Moto Z3. Apple invece intende presentare lo iPhone 10 per il 5G nel 2020 mentre Huawei arriverà a giugno. Difficile stabilire i prezzi, ma certamente 5G non è sinonimo di economia: almeno 350 euro.
(Ansa)
Il caldo di Pasquetta è niente se paragonato alla settimana bollente che attende l’esecutivo. Oggi alle 16 è prevista un’informativa urgente con il ministro della Difesa, Guido Crosetto, nell’Aula della Camera, sull’Iran e sull’utilizzo delle basi militari nel territorio italiano da parte delle Forze armate statunitensi. Crosetto parlerà di Sigonella e, al contrario di quanto avviene per le comunicazioni in Aula, essendo un’informativa, non ci saranno risoluzioni né voti. Il ministro ha già spiegato che ha fatto scattare il divieto perché mancava la consultazione preventiva, come previsto dagli accordi internazionali. Puntualizzerà anche che nulla è cambiato e nulla vuole cambiare nei rapporti con gli Stati Uniti. «Qualcuno sta cercando di far passare il messaggio che l’Italia avrebbe deciso di sospendere l’uso delle basi agli assetti Usa. Cosa semplicemente falsa, perché le basi sono attive, in uso e nulla è cambiato». A rinforzare il concetto ci penserà poi il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, giovedì in Aula. La sua informativa è stata calendarizzata per le 9 a Montecitorio cui seguirà alle 12 quella nell’Aula del Senato. Sarà un intervento articolato, ad ampio spettro, dai temi strettamente legati alla politica interna, con le tensioni seguite alla vittoria del no al referendum sulla riforma della giustizia, alle grandi questioni internazionali, a cominciare dai rincari dell’energia dovuti al conflitto in Iran ed al blocco della navigazione nello Stretto di Hormuz: a tal proposito, il premier farà quasi sicuramente un resoconto del suo recente viaggio a sorpresa, di 48 ore, nei Paesi del Golfo (Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti), missione che ha avuto l’obiettivo, come da lei stessa dichiarato, di «difendere l’interesse italiano». Anche qui, trattandosi di una informativa, non è previsto alcun voto delle Assemblee parlamentari su risoluzioni.
Tutto avviene in uno scenario sempre più complicato. I razionamenti sono già realtà perché all’aeroporto di Brindisi ieri sera è terminato il carburante per gli aerei «almeno fino alle 12 del 7 aprile» scrivono sui nuovi Notam, i bollettini aeronautici, emessi nelle ultime ore. Viene spiegato che il carburante in quello scalo non è disponibile e si prega le compagnie di calcolare la quantità di carburante sufficiente dall’aeroporto precedente per le tratte di volo successive. Sono disponibili «quantità limitate» concesse solo per voli statali, Sar e ospedalieri. Mentre alla lista degli aeroporti italiani con quantità limitate di carburante se ne aggiungono altri due. Oltre a Milano Linate, Venezia, Treviso e Bologna adesso anche quelli di Reggio Calabria, e Pescara fanno sapere di poter fornire una quota massima di rifornimento.
D’altronde il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, aveva avvertito: «È chiaro che siamo pronti al razionamento, se necessario. Valutiamo diverse possibili azioni, ma non ci sono ancora le condizioni per intervenire» ha detto a Repubblica. «Al ministero lavora una commissione apposita per studiare il piano per l’emergenza, vedremo dove e come intervenire, calcoliamo le possibili misure, anche se certo non reagiremmo con le domeniche in bicicletta come cinquant’anni fa». In questo caso «le azioni dovranno essere misurate sulla situazione attuale. Noi sappiamo che se tutto si blocca, con le riserve si va avanti un mese», ha chiarito riferendosi a una ipotesi «di choc», di un blocco generalizzato, ma per il ministro «è possibile che le cose vadano diversamente, la penuria potrebbe incidere di più in un settore o un altro, per una risorsa o un’altra».
Insomma il caro energia è al centro così come spiegato da Meloni al suo viaggio di rientro dai Paesi del Golfo. Si apre una fase molto delicata per il Paese, e in questa fase è convinzione di molti che non ci sia spazio elettorale. Bisogna andare avanti e farlo nel miglior modo possibile. Dopo le dimissioni all’interno dell’esecutivo si attendono nuovi innesti per rinforzare le squadre. Sono troppi i sottosegretari caduti, almeno quattro non sono mai stati rimpiazzati. Oltre a quello di Andrea Del Mastro (le cui deleghe sono state spacchettate) sempre al ministero della Giustizia c’è da sostituire il posto lasciato da Augusta Montaruli. Mentre alla Cultura adesso bisognerebbe sostituire il posto di Gianmarco Mazzi che ha preso la guida del Turismo. Così come manca la figura che andrà a sostituire Vittorio Sgarbi che già da un po’ ha lasciato alla Cultura. Non solo ruoli politici, adesso parte il valzer di nomine delle aziende. Dovrebbe saltare Roberto Cingolani, ad di Leonardo. Al suo posto potrebbe andare il bravo Alessandro Ercolani, Ceo di Rheinmetall Italia. Si confermeranno Claudio Descalzi e Flavio Cattaneo in Eni ed Enel mentre ancora non si è sciolto il nodo sul nome di Federico Freni alla Consob.
In questo quadro le opposizioni si concentrano sul caso che vede protagonista il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi al quale la premier ha finora ribadito la fiducia e il ministro pare sia pronto a denunciare chiunque insinui che vi siano mai state forme di favoritismo nei confronti della protagonista della vicenda, Claudia Conte. Il problema è di poco conto quindi ma se si somma alla crisi energetica e al carovita ha il suo peso. Una settimana che dovrebbe essere corta con il lunedì di Pasquetta ma che promette di essere invece la più lunga dall’inizio della legislatura. L’obiettivo non può essere solo quello di sopravvivere perché è il momento di dare risposte convincenti.
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Ansa
Anche quando la guerra terminerà, saranno infatti necessari tempi abbastanza lunghi per ripristinare gli impianti energetici danneggiati dai bombardamenti iraniani nel Golfo e questo sta spingendo molti Stati ad agire subito.
Il Sudest asiatico appare la zona più sofferente in questo momento, vista la sua quasi totale dipendenza dal petrolio proveniente da Hormuz. Questa area consuma un quinto di tutto il petrolio e del gas naturale estratto al mondo, destinato a nazioni che hanno una crescita economica costante. I problemi potrebbero arrivare anche per Paesi come India, Pakistan, Giappone o Cina, ma per il momento sono le nazioni a reddito più basso a subire le conseguenze più gravi.
La prima nazione a dichiarare lo stato di emergenza per un anno solare sono state le Filippine. Manila ha già deciso di prevedere sussidi per gli autisti pubblici, la riduzione dei collegamenti fra le isole dell’arcipelago e la settimana corta per i dipendenti statali, invitati a fare più smart working possibile. Il presidente filippino Ferdinand Marcos ha parlato alla nazione spiegando che le scorte di carburante arriveranno soltanto fino alla fine di aprile e che non esclude che presto possa esserci un severo razionamento. Proprio il razionamento è già effettivo invece in Sri Lanka, che impone un massimo di 15 litri di benzina a settimana per gli automobilisti e di 5 litri per chi è invece proprietario di una moto. Non solo, a Colombo il governo ha imposto la chiusura di un giorno alla settimana per scuole ed università, mentre sono concesse soltanto sei ore di elettricità negli edifici pubblici. In Myanmar, l’ex Birmana, i veicoli privati possono circolare soltanto a giorni alterni, mentre in Bangladesh oltre al razionamento sono previste sospensioni programmate dell’elettricità nel tentativo di limitare il consumo di energia.
Ma la situazione appare estremamente complicata anche in Indonesia e in Malesia. A Jakarta, i dipendenti pubblici dovranno lavorare da casa due giorni a settimana, mentre a Kuala Lumpur tutti gli spostamenti privati saranno contingentati e controllati con una scheda chilometrica. Anche il Nepal ha già dimezzato le corse di treni e autobus, chiedendo ai cittadini della capitale Katmandu di muoversi in bici o addirittura a piedi almeno all’interno della città. La Corea del Sud, che da Hormuz vede arrivare il 58% del suo petrolio, ha creato una task force governativa per distribuire le riserve di carburante ed evitare il blocco del settore industriale. In Bangladesh intanto la criminalità organizzata ha già assaltato diverse stazioni di carburante e derubato gli automobilisti subito dopo l’acquisto di benzina. Sempre a Dacca, ma anche in India e Pakistan, alcuni lavoratori delle pompe di benzina sono stati uccisi, non solo per rapina, ma anche per l’esasperazione dei cittadini.
L’India, un gigante energivoro sempre bisognoso di petrolio, ha trattato fin da subito per permettere alle petroliere bloccate nel Golfo Persico di raggiungere i porti indiani, ma anche per Nuova Delhi l’incertezza resta un grave problema ed il primo ministro Narendra Modi ha dichiarato che al momento ci sono riserve per 70 giorni. Nel vicino e storico nemico Pakistan, il campionato nazionale di cricket, lo sport più popolare della nazione asiatica, si gioca in stadi quasi vuoti, perché molti cercano di risparmiare carburante evitando gli spostamenti.
Taiwan sta provando a diversificare e ha riavviato due impianti nucleari, cambiando la sua politica energetica in base alla quale aveva deciso, prima nazione dell’area, di rinunciare al nucleare. A parte il caso della Cina, provvista di riserve maggiori e fonti alternative, come detto il continente asiatico annovera i Paesi più sensibili a questa incertezza: il Giappone, la Corea del Sud e l’India importano infatti tra il 70 e l’85% del loro fabbisogno energetico dal Medio Oriente. L’Asia appare come il primo anello debole, perché tutte le sue economie emergenti hanno già diminuito le loro produzioni, rischiando di scivolare verso una crescente inflazione. Ma i segnali sono presenti un po’ ovunque: in Australia oltre 500 stazioni di servizio sono già rimaste senza carburante negli ultimi giorni, provocando lunghissime file in diverse città.
Nemmeno il continente africano appare immune al problema e diverse nazioni stanno cercando una soluzione. In Egitto il presidente Abdel-Fattah al Sisi ha deciso di imporre la chiusura di negozi, bar e ristoranti a partire dalle ore 21, nel tentativo di ridurre i consumi, con il rischio di un pericoloso contraccolpo al vitale settore del turismo. In Zambia e Tanzania i governi locali hanno proibito gli spostamenti privati e imposto ai cittadini di avere in auto almeno 3 passeggeri.
Duramente colpito anche il settore degli aiuti: i farmaci destinati a circa 50.000 persone in Sudan sono bloccati a Dubai da giorni, mentre la Somalia non riceve cibo ormai da settimane. Situazione anche peggiore in Kenya dove la carenza di carburante ha bloccato le spedizioni nei campi profughi di Kakuma e nel complesso profughi di Dadaab, dove la situazione è davvero al limite. Asia ed Africa appaiono già duramente colpite dal blocco imposto dall’Iran e stanno spingendo per una soluzione più rapida possibile.
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