La Liguria rimane a destra. I pm hanno perso le elezioni
Marco Bucci e Andrea Orlando (Ansa)
Per la Schlein doveva essere l’inizio della rimonta. Il suo Pd fa un buon risultato, ma a scapito degli alleati, soprattutto i 5 stelle. E adesso teme l’effetto a cascata.

Doveva essere l’inizio della riscossa, ovvero la rimonta della sinistra dopo la débâcle di due anni fa alle elezioni politiche. Invece non c’è stato nessun inizio, ma soprattutto non si intravede una prossima rivincita, come al contrario aveva lasciato intendere l’opposizione. In Liguria il candidato del centrodestra, Marco Bucci, attuale sindaco di Genova, ha superato quello dei compagni, Andrea Orlando. L’ammucchiata progressista, di cui facevano parte oltre al Pd, i 5 stelle, l’Alleanza verdi e sinistra, Azione di Carlo Calenda più altre liste, gente che per lo più si detesta, si è fermata al 47%. Per mesi Elly Schlein ha inseguito il sogno di fare il pieno delle sfide per le Regionali, mettendo insieme la Liguria, la prima ad andare al voto, con l’Umbria e l’Emilia-Romagna. Ma ora il primo assalto al fortino del centrodestra è andato a vuoto e perfino le altre competizioni si annunciano più complicate del previsto.

Ma restiamo a Genova, il cui risultato da solo è piuttosto significativo. Alle elezioni la sinistra era arrivata piena di speranze, scommettendo sulla via giudiziaria alla Regione. Infatti, i compagni partivano avvantaggiati dopo mesi di indagini squadernate sui giornali. L’arresto di Giovanni Toti, al suo secondo mandato da governatore, avrebbe dovuto spianare la strada all’opposizione, che per l’occasione ha fatto scendere in campo un suo cavallo di battaglia, ovvero il più volte ministro Andrea Orlando. Sebbene da anni giri al largo dalla Liguria, essendo impegnato prevalentemente nella Capitale, l’ex ministro del Lavoro (ma anche della Giustizia e dell’Ambiente) sulla carta era favorito nella corsa alla presidenza della Regione. Sponsorizzato da Elly Schlein, che forse voleva levarselo di torno per avere mano libera nel partito, e anche da Giuseppe Conte, che ha avuto come presidente del Consiglio, Orlando nonostante abbia alzato i toni, attaccando Bucci sul precedente governatore e cercando di addossargli qualche responsabilità nella gestione Toti, non ha sfondato. Il Partito democratico nelle urne è andato bene, ma ha svuotato gli alleati, in particolare i pentastellati.

All’appuntamento con le urne in Liguria ha partecipato il 46% degli aventi diritto al voto, vale a dire meno di 700.000 elettori e dunque la si potrebbe definire una sfida minore, senza riflessi nazionali. E invece di effetti molto probabilmente ne avrà, e anche non banali. La prima conseguenza è che a Largo del Nazareno, quartier generale di Elly Schlein, dopo il voto ligure le previsioni sono nere. In molti, infatti, temono l’effetto a cascata, ossia un’influenza del risultato sulle prossime sfide, ovvero sulle elezioni per scegliere il governatore di Emilia-Romagna e Umbria, un appuntamento fissato fra tre settimane. Nel primo caso, ovvero nella scelta del sostituto di Stefano Bonaccini, il Pd è convinto di farcela, anche perché storicamente è sempre stato avanti rispetto al centrodestra. Ma il problema è come vincerà, visto che tre alluvioni in pochi anni hanno fiaccato la Regione e, soprattutto, hanno minato l’immagine di un’amministrazione efficiente e preparata. Per anni la sinistra ha portato l’Emilia-Romagna ad esempio, ma negli ultimi mesi il biglietto da visita si è coperto di fango e le giustificazioni (il cambiamento climatico e il governo che tiene a stecchetto Comuni e Regioni) non giustificano più nulla, visto che si scoprono i ritardi nelle decisioni sugli argini da pulire e le opere da realizzare per evitare le alluvioni.

Ancor peggio va in Umbria, dove secondo gli ultimi sondaggi non soltanto la sfida fra la candidata uscente di centrodestra e quella di sinistra è aperta, ma la prima, Donatella Tesei, è in vantaggio sull’altra, Stefania Proietti. Il sogno coltivato per settimane di chiudere la tornata elettorale con un 3 a 0 di recente era stato corretto in 2 a 1, ma la partita si potrebbe concludere con un pari e patta, senza cioè nessun cambiamento a favore della sinistra.

In pratica, per ora la rivoluzione sognata da Schlein e compagni è rinviata a data da destinarsi e la novità consiste nel crollo dei 5 stelle, che, fra liti con Grillo e con Renzi, a Genova si sono fermati sotto il 5%, un terzo meno di quanto presero nel 2020, con la conseguenza che ora vedono sfumare qualsiasi pretesa egemonica sulla coalizione. Dopo aver intonato «avanti o popolo alla riscossa», tocca suonare la ritirata.

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