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2019-01-28
L’ex magistrato Sinagra: «Vanno trattati come pirati»
Ansa
Il governo ribadisce la chiusura dei porti alle navi delle Ong e il ministro Salvini non è certo il solo a pensare che Sea Watch 3 stia violando le regole. «L'imbarcazione batte bandiera olandese e deve scaricare i migranti a casa sua, nei Paesi Bassi. A meno che non stia sbandierando illegalmente quel vessillo», dichiara Augusto Sinagra, 77 anni, già professore ordinario di diritto dell'Ue alla Sapienza di Roma e grande esperto di diritto internazionale.
Sta dicendo che una nave è una comunità viaggiante?
«Precisamente. È una “proiezione mobile" dello Stato di riferimento. La bandiera non è un elemento folkloristico, in base al diritto internazionale la nave è considerata territorio dello Stato nel cui registro navale è iscritta. Nei registri è indicato anche se la proprietà è pubblica o privata e durante la navigazione si applicano le leggi del Paese di cui l'imbarcazione batte bandiera. Comprese le leggi penali. Non c'è ragione perché la Sea Watch debba raccogliere i cosiddetti profughi appena fuori le acque territoriali libiche, magari d'intesa con gli scafisti, e poi scaricarli in Italia, quando la competenza e l'obbligo, a cominciare dalle eventuali richieste di asilo politico, è del primo Stato con i quali i deportati vengono in contatto. Quindi i Paesi Bassi. E poi smettiamola di chiamarli migranti».
Perché professore?
«Migranti erano gli italiani che andavano a lavorare negli Usa o a morire nelle miniere di Marcinelle. Quelli che vogliono sbarcare nel nostro Paese senza documenti sono solo clandestini. Lo Stato non è obbligato ad accoglierli».
Il Viminale fa bene a opporsi allo sbarco?
«Certo, ma l'obbligo dell'Italia è anche di porre termine all'attività piratesca della Sea Watch. Non stiamo parlando dei galeoni nei romanzi di Emilio Salgari, ma di possibili, gravissimi crimini. Se la nave commette delitti di rilevanza internazionale, ossia traffica clandestini per interesse economico, come s'ipotizza nel caso di questa Ong che non ha certo scopi umanitari, l'Italia deve fermarla e sottoporla a sequestro, nel rispetto dello stato di diritto di cui tanto si parla e poco si pratica»
E poi?
«Le persone a bordo devono essere mandate in Olanda o rispedite nei loro Paesi di provenienza. Molti cominciano a protestare pubblicamente denunciando di essere stati deportati in Italia contro la loro volontà. Si è in presenza, dunque, di una nuova e inedita tratta di schiavi, di un disgustoso schiavismo consumato con la complicità dell'Unione europea, che va combattuto con ogni mezzo. Per questo devono scattare anche le sanzioni penali nei confronti dell'equipaggio e del comandante, che invece di raggiungere la costa tunisina ha puntato in direzione opposta, verso l'Italia. L'intenzione chiara era creare il caso politico e di mettere in difficoltà il governo italiano».
Chi sarebbero i mandanti?
«Non lo so. Di certo questo governo non è gradito all'Unione europea, che invece dovrebbe porre rimedio ai guasti e alle devastazioni di alcuni suoi Stati membri».
A chi si riferisce?
«Alla Francia e al Regno Unito prima della Brexit, con la loro aggressione alla Libia, come se avessero scoperto dopo 40 anni che a governarla c'era un feroce dittatore. La volgare ragione erano le riserve auree, i giacimenti di petrolio e il progetto di Gheddafi di creare una moneta africana agganciata al dinaro libico, ponendo così fine al franco francese con il quale invece la Francia prosegue la sua politica di sfruttamento di 14 nazioni africane».
Al timone della barca pro clandestini c’è la deputata di Fi
Il caso SeaWatch 3 diventa sempre di più una questione politica. Anche Forza Italia, che ha sempre condiviso le posizioni della Lega e della destra sulla gestione dei flussi migratori, ieri ha spiazzato l'alleato (nelle amministrazioni locali) e gran parte degli stessi elettori azzurri. Infatti, dopo la foto di gruppo dei parlamentari di sinistra sulla banchina del porto di Siracusa, ieri sulla Sea Watch 3 c'è stato un blitz «trasversale» in pieno stile boldriniano, con alcuni esponenti di diversi partiti compresa l'ex ministro di Forza Italia Stefania Prestigiacomo, per chiedere di «far scendere immediatamente» i 47 extracomunitari a bordo. Politicamente, un piccolo colpo di scena. Immediata, difatti, è giunta la presa di distanze del vicepresidente di Forza Italia, Antonio Tajani: «Berlusconi non sapeva nulla dell'iniziativa della Prestigiacomo, è un'iniziativa personale, di una madre, evidentemente colpita più dal fattore umano che politico. Noi manteniamo fermezza contro l'immigrazione illegale e clandestina. Detto questo, linea della fermezza significa anche attenzione ai problemi umanitari». Comunque sia - mentre è in corso anche un'inchiesta del Viminale «sul comportamento della nave» - affittato un gommone e beffando il controllo della Capitaneria di porto, i politici «multicolor» hanno raggiunto il barcone della Ong tedesca (battente bandiera olandese) che con 47 immigrati è in rada a un miglio dal porto di Siracusa ormai da due giorni. Pronta la reazione del ministro dell'Interno Matteo Salvini: «Parlamentari italiani (fra cui uno di Forza Italia) non rispettano le leggi italiane e favoriscono l'immigrazione clandestina? Mi spiace per loro, buon viaggio!». E ieri in serata l'ex ministro ora capogruppo Pd alla Camera, Graziano Delrio, ha annunciato che «i deputati del Pd parteciperanno alla staffetta democratica per garantire una costante presenza sulla Sea watch. Saremo a bordo finché ai 47 migranti, a partire dai minorenni (che la Procura dei minori di Catania ha già intimato di far scendere) non sarà permesso di sbarcare in Italia. Se il ministro dell'Interno e il presidente del Consiglio non sono in grado di fare accordi con gli altri Paesi Ue per condividere l'accoglienza ai migranti, si dia mandato alla presidenza del Parlamento europeo o della Camera di trattare con la Commissione europea». Ovviamente anche la Sea Watch, che ha raggiunto le coste siciliane affrontando il mare grosso malgrado fosse ferma da una settimana al largo dell'isola di Malta e sapesse della chiusura dei porti italiani, continua a chiedere di far sbarcare le persone imbarcate lo scorso 19 gennaio a largo della Libia, mentre il Viminale prosegue sulla sua strada: porti chiusi. Il ministro degli Interni, Matteo Salvini, ha fatto consegnare abiti e viveri sul barcone ma resta determinato sulle sue posizioni. Ha chiesto intervento da parte dell'Olanda: «Se il governo olandese non è in grado di controllare le navi che portano la bandiera del suo Paese è un fatto molto grave: gliela ritiri subito». A sottolineare la condotta provocatoria della Sea Watch, venerdì sera è stato il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, che ha contestato la rotta seguita dalla nave, giunta in pochi giorni a ridosso delle coste italiane: «Il 19 gennaio, come spesso accade, Sea Watch 3 si è mossa in totale autonomia in mare Sar libico, senza attendere la Guardia costiera di Tripoli. Avrebbe poi potuto puntare da subito verso la Tunisia per cercare riparo dal maltempo incombente, ma ha preferito girare la prua in direzione di Lampedusa. Poteva ad esempio dirigersi verso l'area di Zarzis, a poco più di 70 miglia nautiche di distanza. Invece», sottolinea Toninelli, «SeaWatch ha deciso di sfidare il mare, mettendo irresponsabilmente a repentaglio la salute e la vita dei naufraghi. Siamo di fronte a una violazione della legge del mare, secondo cui chi naviga in quelle condizioni dovrebbe far rotta verso le acque più vicine dove trovare ridosso. Ripeto: più vicine». Anche per questo nel mirino del Viminale, che ha già aperto un'inchiesta sul comportamento dell'imbarcazione straniera, c'è l'equipaggio stesso della nave: «Abbiamo elementi concreti per affermare che, mettendo a rischio la vita delle persone a bordo, il comandante e l'equipaggio della Sea Watch 3 abbiano disubbidito a precise indicazioni, che giorni fa li invitavano a sbarcare nel porto più vicino (non in Italia). Prove che verranno messe a disposizione dell'autorità giudiziaria», afferma Salvini. Ed è in questo contesto che ieri mattina Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra italiana; i parlamentari Stefania Prestigiacomo (Forza Italia) e Riccardo Magi (+Europa); il sindaco di Siracusa, Francesco Italia (eletto con una lista di centrosinistra); due avvocati; un medico; un membro dello staff dell'Ong Mediterranea e la portavoce di Sea Watch Italia, a bordo di un gommone guidato personalmente dalla forzista Prestigiacomo - che ha la patente nautica - sono saliti sull'imbarcazione carica di clandestini. Secondo la delegazione, le persone a bordo «provengono da torture, da anni di violenze incredibili di cui portano i segni», come ha raccontato Magi. «Siamo circondati dalla Guardia di finanza e dalla Guardia costiera, sembra di essere in zona di guerra ma non siamo in guerra: vogliamo che i naufraghi e l'equipaggio siano fatti sbarcare in rispetto delle norme internazionali», ha detto Fratoianni appena messo piede a bordo. E se Salvini ha sottolineato che codesti politici sono saliti a bordo dell'imbarcazione «nonostante i divieti», secondo Magi invece «il divieto non credo ci sia stato, perché sarebbe stato un divieto illegittimo. Non c'è nessun atto che potevano fare per impedirci di salire, stiamo svolgendo prerogative parlamentari garantite dalla Costituzione». E oggi, ha annunciato Delrio definendo Salvini «cinico e senza pietà in cerca di consenso sulla pelle delle persone», il Partito democratico presenterà una proposta per istituire una commissione d'inchiesta sulle stragi di migranti nel Mediterraneo».
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Il professore ordinario di diritto dell'Ue alla Sapienza di Roma ed ex magistrato Augusto Sinagra alla Verità: la nave ha bandiera olandese, «Amsterdam responsabile di tutto, gente e reati. Ue complice degli schiavisti». Al timone della barca pro clandestini c'è la deputata di Fi. La Prestigiacomo con Fratoianni e +Europa sulla Sea Watch 3. Salvini non molla: «L'Ong ha messo vite a rischio, ho le prove». Lo speciale comprende due articoli. Il governo ribadisce la chiusura dei porti alle navi delle Ong e il ministro Salvini non è certo il solo a pensare che Sea Watch 3 stia violando le regole. «L'imbarcazione batte bandiera olandese e deve scaricare i migranti a casa sua, nei Paesi Bassi. A meno che non stia sbandierando illegalmente quel vessillo», dichiara Augusto Sinagra, 77 anni, già professore ordinario di diritto dell'Ue alla Sapienza di Roma e grande esperto di diritto internazionale. Sta dicendo che una nave è una comunità viaggiante? «Precisamente. È una “proiezione mobile" dello Stato di riferimento. La bandiera non è un elemento folkloristico, in base al diritto internazionale la nave è considerata territorio dello Stato nel cui registro navale è iscritta. Nei registri è indicato anche se la proprietà è pubblica o privata e durante la navigazione si applicano le leggi del Paese di cui l'imbarcazione batte bandiera. Comprese le leggi penali. Non c'è ragione perché la Sea Watch debba raccogliere i cosiddetti profughi appena fuori le acque territoriali libiche, magari d'intesa con gli scafisti, e poi scaricarli in Italia, quando la competenza e l'obbligo, a cominciare dalle eventuali richieste di asilo politico, è del primo Stato con i quali i deportati vengono in contatto. Quindi i Paesi Bassi. E poi smettiamola di chiamarli migranti». Perché professore? «Migranti erano gli italiani che andavano a lavorare negli Usa o a morire nelle miniere di Marcinelle. Quelli che vogliono sbarcare nel nostro Paese senza documenti sono solo clandestini. Lo Stato non è obbligato ad accoglierli». Il Viminale fa bene a opporsi allo sbarco? «Certo, ma l'obbligo dell'Italia è anche di porre termine all'attività piratesca della Sea Watch. Non stiamo parlando dei galeoni nei romanzi di Emilio Salgari, ma di possibili, gravissimi crimini. Se la nave commette delitti di rilevanza internazionale, ossia traffica clandestini per interesse economico, come s'ipotizza nel caso di questa Ong che non ha certo scopi umanitari, l'Italia deve fermarla e sottoporla a sequestro, nel rispetto dello stato di diritto di cui tanto si parla e poco si pratica» E poi? «Le persone a bordo devono essere mandate in Olanda o rispedite nei loro Paesi di provenienza. Molti cominciano a protestare pubblicamente denunciando di essere stati deportati in Italia contro la loro volontà. Si è in presenza, dunque, di una nuova e inedita tratta di schiavi, di un disgustoso schiavismo consumato con la complicità dell'Unione europea, che va combattuto con ogni mezzo. Per questo devono scattare anche le sanzioni penali nei confronti dell'equipaggio e del comandante, che invece di raggiungere la costa tunisina ha puntato in direzione opposta, verso l'Italia. L'intenzione chiara era creare il caso politico e di mettere in difficoltà il governo italiano». Chi sarebbero i mandanti? «Non lo so. Di certo questo governo non è gradito all'Unione europea, che invece dovrebbe porre rimedio ai guasti e alle devastazioni di alcuni suoi Stati membri». A chi si riferisce? «Alla Francia e al Regno Unito prima della Brexit, con la loro aggressione alla Libia, come se avessero scoperto dopo 40 anni che a governarla c'era un feroce dittatore. La volgare ragione erano le riserve auree, i giacimenti di petrolio e il progetto di Gheddafi di creare una moneta africana agganciata al dinaro libico, ponendo così fine al franco francese con il quale invece la Francia prosegue la sua politica di sfruttamento di 14 nazioni africane». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/lex-magistrato-vanno-trattati-come-pirati-2627259756.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="al-timone-della-barca-pro-clandestini-ce-la-deputata-di-fi" data-post-id="2627259756" data-published-at="1768304733" data-use-pagination="False"> Al timone della barca pro clandestini c’è la deputata di Fi Il caso SeaWatch 3 diventa sempre di più una questione politica. Anche Forza Italia, che ha sempre condiviso le posizioni della Lega e della destra sulla gestione dei flussi migratori, ieri ha spiazzato l'alleato (nelle amministrazioni locali) e gran parte degli stessi elettori azzurri. Infatti, dopo la foto di gruppo dei parlamentari di sinistra sulla banchina del porto di Siracusa, ieri sulla Sea Watch 3 c'è stato un blitz «trasversale» in pieno stile boldriniano, con alcuni esponenti di diversi partiti compresa l'ex ministro di Forza Italia Stefania Prestigiacomo, per chiedere di «far scendere immediatamente» i 47 extracomunitari a bordo. Politicamente, un piccolo colpo di scena. Immediata, difatti, è giunta la presa di distanze del vicepresidente di Forza Italia, Antonio Tajani: «Berlusconi non sapeva nulla dell'iniziativa della Prestigiacomo, è un'iniziativa personale, di una madre, evidentemente colpita più dal fattore umano che politico. Noi manteniamo fermezza contro l'immigrazione illegale e clandestina. Detto questo, linea della fermezza significa anche attenzione ai problemi umanitari». Comunque sia - mentre è in corso anche un'inchiesta del Viminale «sul comportamento della nave» - affittato un gommone e beffando il controllo della Capitaneria di porto, i politici «multicolor» hanno raggiunto il barcone della Ong tedesca (battente bandiera olandese) che con 47 immigrati è in rada a un miglio dal porto di Siracusa ormai da due giorni. Pronta la reazione del ministro dell'Interno Matteo Salvini: «Parlamentari italiani (fra cui uno di Forza Italia) non rispettano le leggi italiane e favoriscono l'immigrazione clandestina? Mi spiace per loro, buon viaggio!». E ieri in serata l'ex ministro ora capogruppo Pd alla Camera, Graziano Delrio, ha annunciato che «i deputati del Pd parteciperanno alla staffetta democratica per garantire una costante presenza sulla Sea watch. Saremo a bordo finché ai 47 migranti, a partire dai minorenni (che la Procura dei minori di Catania ha già intimato di far scendere) non sarà permesso di sbarcare in Italia. Se il ministro dell'Interno e il presidente del Consiglio non sono in grado di fare accordi con gli altri Paesi Ue per condividere l'accoglienza ai migranti, si dia mandato alla presidenza del Parlamento europeo o della Camera di trattare con la Commissione europea». Ovviamente anche la Sea Watch, che ha raggiunto le coste siciliane affrontando il mare grosso malgrado fosse ferma da una settimana al largo dell'isola di Malta e sapesse della chiusura dei porti italiani, continua a chiedere di far sbarcare le persone imbarcate lo scorso 19 gennaio a largo della Libia, mentre il Viminale prosegue sulla sua strada: porti chiusi. Il ministro degli Interni, Matteo Salvini, ha fatto consegnare abiti e viveri sul barcone ma resta determinato sulle sue posizioni. Ha chiesto intervento da parte dell'Olanda: «Se il governo olandese non è in grado di controllare le navi che portano la bandiera del suo Paese è un fatto molto grave: gliela ritiri subito». A sottolineare la condotta provocatoria della Sea Watch, venerdì sera è stato il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, che ha contestato la rotta seguita dalla nave, giunta in pochi giorni a ridosso delle coste italiane: «Il 19 gennaio, come spesso accade, Sea Watch 3 si è mossa in totale autonomia in mare Sar libico, senza attendere la Guardia costiera di Tripoli. Avrebbe poi potuto puntare da subito verso la Tunisia per cercare riparo dal maltempo incombente, ma ha preferito girare la prua in direzione di Lampedusa. Poteva ad esempio dirigersi verso l'area di Zarzis, a poco più di 70 miglia nautiche di distanza. Invece», sottolinea Toninelli, «SeaWatch ha deciso di sfidare il mare, mettendo irresponsabilmente a repentaglio la salute e la vita dei naufraghi. Siamo di fronte a una violazione della legge del mare, secondo cui chi naviga in quelle condizioni dovrebbe far rotta verso le acque più vicine dove trovare ridosso. Ripeto: più vicine». Anche per questo nel mirino del Viminale, che ha già aperto un'inchiesta sul comportamento dell'imbarcazione straniera, c'è l'equipaggio stesso della nave: «Abbiamo elementi concreti per affermare che, mettendo a rischio la vita delle persone a bordo, il comandante e l'equipaggio della Sea Watch 3 abbiano disubbidito a precise indicazioni, che giorni fa li invitavano a sbarcare nel porto più vicino (non in Italia). Prove che verranno messe a disposizione dell'autorità giudiziaria», afferma Salvini. Ed è in questo contesto che ieri mattina Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra italiana; i parlamentari Stefania Prestigiacomo (Forza Italia) e Riccardo Magi (+Europa); il sindaco di Siracusa, Francesco Italia (eletto con una lista di centrosinistra); due avvocati; un medico; un membro dello staff dell'Ong Mediterranea e la portavoce di Sea Watch Italia, a bordo di un gommone guidato personalmente dalla forzista Prestigiacomo - che ha la patente nautica - sono saliti sull'imbarcazione carica di clandestini. Secondo la delegazione, le persone a bordo «provengono da torture, da anni di violenze incredibili di cui portano i segni», come ha raccontato Magi. «Siamo circondati dalla Guardia di finanza e dalla Guardia costiera, sembra di essere in zona di guerra ma non siamo in guerra: vogliamo che i naufraghi e l'equipaggio siano fatti sbarcare in rispetto delle norme internazionali», ha detto Fratoianni appena messo piede a bordo. E se Salvini ha sottolineato che codesti politici sono saliti a bordo dell'imbarcazione «nonostante i divieti», secondo Magi invece «il divieto non credo ci sia stato, perché sarebbe stato un divieto illegittimo. Non c'è nessun atto che potevano fare per impedirci di salire, stiamo svolgendo prerogative parlamentari garantite dalla Costituzione». E oggi, ha annunciato Delrio definendo Salvini «cinico e senza pietà in cerca di consenso sulla pelle delle persone», il Partito democratico presenterà una proposta per istituire una commissione d'inchiesta sulle stragi di migranti nel Mediterraneo».
Jens-Frederik Nielsen, primo ministro della Groenlandia (Ansa)
Nella stessa intervista, Trump ha anche attaccato esplicitamente gli alleati europei, accusati di non essere in grado di garantire la propria sicurezza senza il sostegno americano: «Russia e Cina non sono affatto preoccupate della Nato senza di noi».
Le esternazioni del presidente statunitense hanno provocato una netta reazione da parte del governo della Groenlandia, arrivata ieri con un comunicato ufficiale. L’esecutivo di Nuuk ha respinto recisamente l’ipotesi che gli Stati Uniti possano prendere il controllo del territorio artico, sottolineando che la Groenlandia fa parte del Regno di Danimarca e che, in quanto tale, è membro della Nato. «Gli Stati Uniti hanno ribadito ancora una volta il loro desiderio di prendere possesso della Groenlandia», si legge nella nota, «e questo non può essere accettato in alcun modo». La replica groenlandese insiste sul fatto che la difesa dell’isola debba avvenire esclusivamente nel quadro dell’Alleanza atlantica e, pertanto, ha annunciato l’intenzione di intensificare gli sforzi affinché la sicurezza del territorio sia garantita sotto l’egida Nato. Insomma: una cooperazione multilaterale è bene accetta, ma senza alcuna pretesa unilaterale sulla sovranità dell’isola.
Sul caso è intervenuto anche il segretario generale della Nato, Mark Rutte, che ha ridimensionato l’idea di una crisi dell’Alleanza legata alle parole di Trump. Rutte ha sostenuto che il presidente americano «sta facendo la cosa giusta per la Nato», sollecitando gli alleati a spendere di più per la difesa, e ha ricordato che al recente vertice dell’Aia è stato fissato l’obiettivo di portare le spese militari al 5% del Pil. «Sono convinto che senza Trump non saremmo mai arrivati a questo risultato», ha detto, rivendicando un rafforzamento complessivo dell’Alleanza. Il segretario ha poi richiamato l’attenzione sull’Artico, sottolineando che i Paesi dell’area stanno aumentando la cooperazione e che la Danimarca ha già aumentato gli investimenti militari, dagli F-35 ai droni a lungo raggio, anche per garantire la sicurezza della Groenlandia.
L’Italia, dal canto suo, si sta distinguendo per la una posizione improntata alla cautela. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha chiarito ieri che a Roma non è mai arrivata una richiesta per l’invio di truppe italiane in Groenlandia nell’ambito Nato. «È un’ipotesi di Keir Starmer, (Regno Unito e Germania stanno discutendo di piani per rafforzare la propria presenza militare in Groenlandia, ndr) ma non se n’è mai parlato», ha precisato il titolare della Farnesina, ribadendo che sulla questione «si deve lasciare alla Groenlandia e alla Danimarca la libertà di decidere del loro destino». Tajani ha inoltre annunciato che nei prossimi giorni verrà presentato il piano dell’Italia per l’Artico, che comprenderà anche la Groenlandia, confermando la linea di Roma a favore di una gestione multilaterale e coordinata delle nuove tensioni geopolitiche che attraversano la regione.
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Ansa
Eppure, le comunicazioni tra Washington e Teheran non sono del tutto interrotte. «Il canale di comunicazione tra il nostro ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, e l’inviato speciale degli Stati Uniti, Steve Witkoff, è aperto e i messaggi vengono scambiati ogni volta che è necessario», ha dichiarato ieri il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, Esmaeil Baghaei. «La Repubblica islamica dell’Iran non cerca la guerra, ma è pienamente preparata ad essa», ha affermato, dal canto suo, Araghchi, che, oltre ad aprire alla possibilità di un incontro con Witkoff, ha poi aggiunto: «Siamo anche pronti per i negoziati, ma questi negoziati devono essere equi, con pari diritti e basati sul rispetto reciproco». Axios ha inoltre riferito che, nel fine settimana, lo stesso Araghchi avrebbe avuto una telefonata con Witkoff: l’obiettivo del ministro iraniano sarebbe stato, in particolare, quello di allentare la tensione con Washington e di guadagnare tempo prima di un eventuale attacco statunitense. Segno, questo, del fatto che, al di là delle roboanti dichiarazioni di facciata e delle contromanifestazioni che ha organizzato ieri, il regime guidato da Ali Khamenei sia sempre più scricchiolante.
Dall’altra parte, domenica, pur minacciando di colpire duramente l’Iran, Trump ha aperto a un negoziato. «Penso che siano stanchi di essere malmenati dagli Usa. L’Iran vuole negoziare», ha detto. «L’incontro è in fase di organizzazione, ma potremmo dover agire a causa di ciò che sta accadendo prima dell’incontro. Ma un incontro è in fase di organizzazione. L’Iran ha chiamato. Vogliono negoziare». Insomma, l’inquilino della Casa Bianca sta ricorrendo alla sua consueta strategia volta ad alternare pressione e dialogo: pur aprendo alla possibilità di un incontro diplomatico, non esclude lo scenario di un attacco militare. Questo significa però che Trump non consideri quella del regime change l’unica eventualità sul tavolo. Il presidente americano potrebbe in alternativa puntare ad addomesticare il regime khomeinista (o un pezzo di esso) sulla falsariga di quanto avvenuto in Venezuela dopo la cattura di Nicolás Maduro.
Più propenso a un cambio di regime a Teheran è invece Benjamin Netanyahu. «Il popolo israeliano e il mondo intero osservano con stupore lo straordinario coraggio dei cittadini iraniani», ha detto, domenica sera, augurandosi che «la nazione persiana sia presto liberata dal giogo della tirannia». La parziale differenza di posizione tra Israele e Stati Uniti si nota anche nel loro atteggiamento nei confronti del principe ereditario iraniano, Reza Pahlavi, che si è più volte offerto di guidare la transizione di potere a Teheran. Se lo Stato ebraico si è mostrato particolarmente supportivo verso di lui, Trump, giovedì, ha detto di non essere ancora pronto a riceverlo. Il presidente americano è del resto storicamente scettico nei confronti dei processi di nation building: ragion per cui preferisce usare la pressione per costringere governi avversari a chinare il capo, ricorrendo alla loro decapitazione solo in casi estremi. Netanyahu, dal canto suo, vede lo smantellamento totale del regime khomeinista come una condizione essenziale per la futura sicurezza dello Stato ebraico.
E così, mentre secondo Iran Human Rights sarebbero finora 648 le vittime delle proteste in corso nella Repubblica islamica, cresce la tensione tra l’Ue e Teheran. Il Parlamento europeo ha infatti vietato l’accesso dei diplomatici iraniani nei propri edifici. Dall’altra parte, il ministero degli Esteri della Repubblica islamica ha convocato gli ambasciatori o gli incaricati d’affari di Italia, Regno Unito, Germania e Francia, a causa del sostegno che questi Paesi hanno dato alle manifestazioni contro il regime khomeinista. Quanto sta accadendo segna il fallimento della politica estera che la Commissione europea ha portato avanti dal 2015 al 2025, contribuendo a negoziare e sostenendo il Jcpoa: il controverso accordo sul nucleare iraniano firmato ormai undici anni fa. Frattanto, dopo la caduta di Bashar al Assad nel 2024, Mosca teme il crollo dell’altro storico alleato mediorientale. Ieri, il segretario del Consiglio di sicurezza russo, Sergei Shoigu, ha sentito l’omologo iraniano, criticando quelle che ha definito delle interferenze straniere in seno alla Repubblica islamica.
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Jacques Moretti (Ansa)
Intanto, la Procura di Roma va avanti nella sua inchiesta: i pm ipotizzano anche il «disastro colposo» e sono al lavoro per inviare una rogatoria alle autorità svizzere per chiedere la lista degli indagati, gli atti relativi agli interrogatori e la relativa attività istruttoria. Attualmente il fascicolo in cui si ipotizza anche l’omicidio colposo, lesioni colpose e incendio, avviato a piazzale Clodio, è contro ignoti.
Una volta che gli atti verranno trasmessi dalla Svizzera, ci sarà l’iscrizione nel registro di Jacques e Jessica Moretti e di altre posizioni eventuali. Piazzale Clodio ha anche conferito l’incarico al medico legale che dovrà eseguire l’autopsia sul corpo di Riccardo Minghetti, 16 anni, una delle sei vittime italiane. L’esame autoptico è iniziato con alcuni accertamenti radiologici preliminari al Policlinico Gemelli di Roma. Gli accertamenti proseguiranno con una équipe di specialisti medici chiamati a chiarire le cause del decesso e le dinamiche cliniche che hanno portato alla morte di Riccardo. Il lavoro dei pm romani, capofila nelle indagini, si intreccia con quello di altre Procure italiane. A Genova l’autopsia su Emanuele Galeppini, 16 anni anche lui, è fissata per il 20 gennaio. A Bologna è stata disposta la riesumazione del corpo di Giovanni Tamburi, mentre restano sospese le tumulazioni di Chiara Costanzo e Achille Barosi, in attesa di ulteriori accertamenti.
Sébastien Fanti, avvocato di alcune delle famiglie delle vittime del rogo, commentando la decisione del tribunale di convalidare l’arresto di Jacques Moretti, ha chiarito di poter essere solo «parzialmente soddisfatto» perché per il momento la custodia cautelare riguarda solo il gestore del locale: «Ognuno vivrà con la propria coscienza», ha riferito, «il padre di un bambino arso vivo mi ha detto: “è morto come in guerra, quindi d’ora in poi è guerra”».
Anche i genitori delle vittime italiane si dicono sconcertati. «Per quanto ci riguarda, come familiari dei feriti, tutti uniti qui al Niguarda, c’è sconcerto perché è vero che sono stati confermati gli arresti, ma sono passati 12 giorni e non c’è ancora un indagato nel Comune di Crans-Montana», ha sottolineato Umberto Marcucci, padre di Manfredi, ragazzo romano di 16 anni ricoverato assieme ad altri 10 feriti nell’ospedale milanese.
Il primo vero segnale nei confronti del Comune di Crans-Montana lo dà la Procura del Vallese che ha respinto la richiesta della municipalità di presentarsi come parte lesa. Lo riporta Rts. Appena due giorni dopo la tragedia, il Consiglio comunale di Crans -Montana annunciò di aver preso «la decisione unanime» di costituirsi «parte civile» nel procedimento penale, una dichiarazione che suscitò scalpore. Se da un lato il Comune dichiara di essere vittima dell’accaduto, dall’altro riconosce di essere venuto meno ai propri doveri mancando di compiere per cinque anni le ispezioni al Constellation. Carenze che potrebbero comportare azioni legali nei confronti di alcuni dipendenti comunali. Da qui la Procura, nelle motivazioni del respingimento, motiva: «Il Comune non può essere considerato parte attrice in quanto la parte lesa è costituita da qualsiasi persona i cui diritti siano stati direttamente lesi da un reato e non in quanto autorità incaricata della tutela degli interessi pubblici».
Proseguono intanto anche le sofferenze dei sopravvissuti.
I feriti italiani sono undici, alcuni molto gravi. Nove di loro sono particolarmente critici. «Con l’arrivo di Leonardo Bove, ieri sera da Zurigo, siamo arrivati ad avere tutti i ragazzi che dovevano rientrare. È stato fatto il primo check questa mattina su Leonardo e le condizioni sono estremamente critiche», ha spiegato l’assessore al Welfare della Regione Lombardia Guido Bertolaso, che fin dall’inizio sta seguendo l’emergenza. «Leonardo è uno dei due ragazzi che erano dati per dispersi e che per qualche giorno, appunto, non se ne conosceva l’identità: uno è Leonardo, l’altro è Kean. Adesso vicini di letto in questo momento in terapia intensiva». Ancora: «Sette sono in rianimazione intubati, cinque al centro ustioni», fa sapere Bertolaso. «Speriamo che un paio di loro nelle prossime giornate possano essere estubati. Per tre o quattro di loro il percorso sarà molto più lungo e complicato. I genitori sono tutti qui, hanno un loro spazio dove si possono incontrare, dove possono stare vicino ai figli, e incontrano soprattutto i medici curanti. Li ho trovati tutti tranquilli, ma in grande ansia. Ci sono un paio di genitori che non sono di Milano e gli abbiamo messo a disposizione strutture alberghiere. Sono tutti soddisfatti di quello che stiamo facendo».
Per quanto riguarda Eleonora Palmieri, la veterinaria ventinovenne originaria di Cattolica, «immagino che la prossima settimana verrà trasferita in una struttura ospedaliera vicino a casa sua. L’ho trovata in ottime condizioni», ha concluso Bertolaso.
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