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2019-01-28
L’ex magistrato Sinagra: «Vanno trattati come pirati»
Ansa
Il governo ribadisce la chiusura dei porti alle navi delle Ong e il ministro Salvini non è certo il solo a pensare che Sea Watch 3 stia violando le regole. «L'imbarcazione batte bandiera olandese e deve scaricare i migranti a casa sua, nei Paesi Bassi. A meno che non stia sbandierando illegalmente quel vessillo», dichiara Augusto Sinagra, 77 anni, già professore ordinario di diritto dell'Ue alla Sapienza di Roma e grande esperto di diritto internazionale.
Sta dicendo che una nave è una comunità viaggiante?
«Precisamente. È una “proiezione mobile" dello Stato di riferimento. La bandiera non è un elemento folkloristico, in base al diritto internazionale la nave è considerata territorio dello Stato nel cui registro navale è iscritta. Nei registri è indicato anche se la proprietà è pubblica o privata e durante la navigazione si applicano le leggi del Paese di cui l'imbarcazione batte bandiera. Comprese le leggi penali. Non c'è ragione perché la Sea Watch debba raccogliere i cosiddetti profughi appena fuori le acque territoriali libiche, magari d'intesa con gli scafisti, e poi scaricarli in Italia, quando la competenza e l'obbligo, a cominciare dalle eventuali richieste di asilo politico, è del primo Stato con i quali i deportati vengono in contatto. Quindi i Paesi Bassi. E poi smettiamola di chiamarli migranti».
Perché professore?
«Migranti erano gli italiani che andavano a lavorare negli Usa o a morire nelle miniere di Marcinelle. Quelli che vogliono sbarcare nel nostro Paese senza documenti sono solo clandestini. Lo Stato non è obbligato ad accoglierli».
Il Viminale fa bene a opporsi allo sbarco?
«Certo, ma l'obbligo dell'Italia è anche di porre termine all'attività piratesca della Sea Watch. Non stiamo parlando dei galeoni nei romanzi di Emilio Salgari, ma di possibili, gravissimi crimini. Se la nave commette delitti di rilevanza internazionale, ossia traffica clandestini per interesse economico, come s'ipotizza nel caso di questa Ong che non ha certo scopi umanitari, l'Italia deve fermarla e sottoporla a sequestro, nel rispetto dello stato di diritto di cui tanto si parla e poco si pratica»
E poi?
«Le persone a bordo devono essere mandate in Olanda o rispedite nei loro Paesi di provenienza. Molti cominciano a protestare pubblicamente denunciando di essere stati deportati in Italia contro la loro volontà. Si è in presenza, dunque, di una nuova e inedita tratta di schiavi, di un disgustoso schiavismo consumato con la complicità dell'Unione europea, che va combattuto con ogni mezzo. Per questo devono scattare anche le sanzioni penali nei confronti dell'equipaggio e del comandante, che invece di raggiungere la costa tunisina ha puntato in direzione opposta, verso l'Italia. L'intenzione chiara era creare il caso politico e di mettere in difficoltà il governo italiano».
Chi sarebbero i mandanti?
«Non lo so. Di certo questo governo non è gradito all'Unione europea, che invece dovrebbe porre rimedio ai guasti e alle devastazioni di alcuni suoi Stati membri».
A chi si riferisce?
«Alla Francia e al Regno Unito prima della Brexit, con la loro aggressione alla Libia, come se avessero scoperto dopo 40 anni che a governarla c'era un feroce dittatore. La volgare ragione erano le riserve auree, i giacimenti di petrolio e il progetto di Gheddafi di creare una moneta africana agganciata al dinaro libico, ponendo così fine al franco francese con il quale invece la Francia prosegue la sua politica di sfruttamento di 14 nazioni africane».
Al timone della barca pro clandestini c’è la deputata di Fi
Il caso SeaWatch 3 diventa sempre di più una questione politica. Anche Forza Italia, che ha sempre condiviso le posizioni della Lega e della destra sulla gestione dei flussi migratori, ieri ha spiazzato l'alleato (nelle amministrazioni locali) e gran parte degli stessi elettori azzurri. Infatti, dopo la foto di gruppo dei parlamentari di sinistra sulla banchina del porto di Siracusa, ieri sulla Sea Watch 3 c'è stato un blitz «trasversale» in pieno stile boldriniano, con alcuni esponenti di diversi partiti compresa l'ex ministro di Forza Italia Stefania Prestigiacomo, per chiedere di «far scendere immediatamente» i 47 extracomunitari a bordo. Politicamente, un piccolo colpo di scena. Immediata, difatti, è giunta la presa di distanze del vicepresidente di Forza Italia, Antonio Tajani: «Berlusconi non sapeva nulla dell'iniziativa della Prestigiacomo, è un'iniziativa personale, di una madre, evidentemente colpita più dal fattore umano che politico. Noi manteniamo fermezza contro l'immigrazione illegale e clandestina. Detto questo, linea della fermezza significa anche attenzione ai problemi umanitari». Comunque sia - mentre è in corso anche un'inchiesta del Viminale «sul comportamento della nave» - affittato un gommone e beffando il controllo della Capitaneria di porto, i politici «multicolor» hanno raggiunto il barcone della Ong tedesca (battente bandiera olandese) che con 47 immigrati è in rada a un miglio dal porto di Siracusa ormai da due giorni. Pronta la reazione del ministro dell'Interno Matteo Salvini: «Parlamentari italiani (fra cui uno di Forza Italia) non rispettano le leggi italiane e favoriscono l'immigrazione clandestina? Mi spiace per loro, buon viaggio!». E ieri in serata l'ex ministro ora capogruppo Pd alla Camera, Graziano Delrio, ha annunciato che «i deputati del Pd parteciperanno alla staffetta democratica per garantire una costante presenza sulla Sea watch. Saremo a bordo finché ai 47 migranti, a partire dai minorenni (che la Procura dei minori di Catania ha già intimato di far scendere) non sarà permesso di sbarcare in Italia. Se il ministro dell'Interno e il presidente del Consiglio non sono in grado di fare accordi con gli altri Paesi Ue per condividere l'accoglienza ai migranti, si dia mandato alla presidenza del Parlamento europeo o della Camera di trattare con la Commissione europea». Ovviamente anche la Sea Watch, che ha raggiunto le coste siciliane affrontando il mare grosso malgrado fosse ferma da una settimana al largo dell'isola di Malta e sapesse della chiusura dei porti italiani, continua a chiedere di far sbarcare le persone imbarcate lo scorso 19 gennaio a largo della Libia, mentre il Viminale prosegue sulla sua strada: porti chiusi. Il ministro degli Interni, Matteo Salvini, ha fatto consegnare abiti e viveri sul barcone ma resta determinato sulle sue posizioni. Ha chiesto intervento da parte dell'Olanda: «Se il governo olandese non è in grado di controllare le navi che portano la bandiera del suo Paese è un fatto molto grave: gliela ritiri subito». A sottolineare la condotta provocatoria della Sea Watch, venerdì sera è stato il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, che ha contestato la rotta seguita dalla nave, giunta in pochi giorni a ridosso delle coste italiane: «Il 19 gennaio, come spesso accade, Sea Watch 3 si è mossa in totale autonomia in mare Sar libico, senza attendere la Guardia costiera di Tripoli. Avrebbe poi potuto puntare da subito verso la Tunisia per cercare riparo dal maltempo incombente, ma ha preferito girare la prua in direzione di Lampedusa. Poteva ad esempio dirigersi verso l'area di Zarzis, a poco più di 70 miglia nautiche di distanza. Invece», sottolinea Toninelli, «SeaWatch ha deciso di sfidare il mare, mettendo irresponsabilmente a repentaglio la salute e la vita dei naufraghi. Siamo di fronte a una violazione della legge del mare, secondo cui chi naviga in quelle condizioni dovrebbe far rotta verso le acque più vicine dove trovare ridosso. Ripeto: più vicine». Anche per questo nel mirino del Viminale, che ha già aperto un'inchiesta sul comportamento dell'imbarcazione straniera, c'è l'equipaggio stesso della nave: «Abbiamo elementi concreti per affermare che, mettendo a rischio la vita delle persone a bordo, il comandante e l'equipaggio della Sea Watch 3 abbiano disubbidito a precise indicazioni, che giorni fa li invitavano a sbarcare nel porto più vicino (non in Italia). Prove che verranno messe a disposizione dell'autorità giudiziaria», afferma Salvini. Ed è in questo contesto che ieri mattina Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra italiana; i parlamentari Stefania Prestigiacomo (Forza Italia) e Riccardo Magi (+Europa); il sindaco di Siracusa, Francesco Italia (eletto con una lista di centrosinistra); due avvocati; un medico; un membro dello staff dell'Ong Mediterranea e la portavoce di Sea Watch Italia, a bordo di un gommone guidato personalmente dalla forzista Prestigiacomo - che ha la patente nautica - sono saliti sull'imbarcazione carica di clandestini. Secondo la delegazione, le persone a bordo «provengono da torture, da anni di violenze incredibili di cui portano i segni», come ha raccontato Magi. «Siamo circondati dalla Guardia di finanza e dalla Guardia costiera, sembra di essere in zona di guerra ma non siamo in guerra: vogliamo che i naufraghi e l'equipaggio siano fatti sbarcare in rispetto delle norme internazionali», ha detto Fratoianni appena messo piede a bordo. E se Salvini ha sottolineato che codesti politici sono saliti a bordo dell'imbarcazione «nonostante i divieti», secondo Magi invece «il divieto non credo ci sia stato, perché sarebbe stato un divieto illegittimo. Non c'è nessun atto che potevano fare per impedirci di salire, stiamo svolgendo prerogative parlamentari garantite dalla Costituzione». E oggi, ha annunciato Delrio definendo Salvini «cinico e senza pietà in cerca di consenso sulla pelle delle persone», il Partito democratico presenterà una proposta per istituire una commissione d'inchiesta sulle stragi di migranti nel Mediterraneo».
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Il professore ordinario di diritto dell'Ue alla Sapienza di Roma ed ex magistrato Augusto Sinagra alla Verità: la nave ha bandiera olandese, «Amsterdam responsabile di tutto, gente e reati. Ue complice degli schiavisti». Al timone della barca pro clandestini c'è la deputata di Fi. La Prestigiacomo con Fratoianni e +Europa sulla Sea Watch 3. Salvini non molla: «L'Ong ha messo vite a rischio, ho le prove». Lo speciale comprende due articoli. Il governo ribadisce la chiusura dei porti alle navi delle Ong e il ministro Salvini non è certo il solo a pensare che Sea Watch 3 stia violando le regole. «L'imbarcazione batte bandiera olandese e deve scaricare i migranti a casa sua, nei Paesi Bassi. A meno che non stia sbandierando illegalmente quel vessillo», dichiara Augusto Sinagra, 77 anni, già professore ordinario di diritto dell'Ue alla Sapienza di Roma e grande esperto di diritto internazionale. Sta dicendo che una nave è una comunità viaggiante? «Precisamente. È una “proiezione mobile" dello Stato di riferimento. La bandiera non è un elemento folkloristico, in base al diritto internazionale la nave è considerata territorio dello Stato nel cui registro navale è iscritta. Nei registri è indicato anche se la proprietà è pubblica o privata e durante la navigazione si applicano le leggi del Paese di cui l'imbarcazione batte bandiera. Comprese le leggi penali. Non c'è ragione perché la Sea Watch debba raccogliere i cosiddetti profughi appena fuori le acque territoriali libiche, magari d'intesa con gli scafisti, e poi scaricarli in Italia, quando la competenza e l'obbligo, a cominciare dalle eventuali richieste di asilo politico, è del primo Stato con i quali i deportati vengono in contatto. Quindi i Paesi Bassi. E poi smettiamola di chiamarli migranti». Perché professore? «Migranti erano gli italiani che andavano a lavorare negli Usa o a morire nelle miniere di Marcinelle. Quelli che vogliono sbarcare nel nostro Paese senza documenti sono solo clandestini. Lo Stato non è obbligato ad accoglierli». Il Viminale fa bene a opporsi allo sbarco? «Certo, ma l'obbligo dell'Italia è anche di porre termine all'attività piratesca della Sea Watch. Non stiamo parlando dei galeoni nei romanzi di Emilio Salgari, ma di possibili, gravissimi crimini. Se la nave commette delitti di rilevanza internazionale, ossia traffica clandestini per interesse economico, come s'ipotizza nel caso di questa Ong che non ha certo scopi umanitari, l'Italia deve fermarla e sottoporla a sequestro, nel rispetto dello stato di diritto di cui tanto si parla e poco si pratica» E poi? «Le persone a bordo devono essere mandate in Olanda o rispedite nei loro Paesi di provenienza. Molti cominciano a protestare pubblicamente denunciando di essere stati deportati in Italia contro la loro volontà. Si è in presenza, dunque, di una nuova e inedita tratta di schiavi, di un disgustoso schiavismo consumato con la complicità dell'Unione europea, che va combattuto con ogni mezzo. Per questo devono scattare anche le sanzioni penali nei confronti dell'equipaggio e del comandante, che invece di raggiungere la costa tunisina ha puntato in direzione opposta, verso l'Italia. L'intenzione chiara era creare il caso politico e di mettere in difficoltà il governo italiano». Chi sarebbero i mandanti? «Non lo so. Di certo questo governo non è gradito all'Unione europea, che invece dovrebbe porre rimedio ai guasti e alle devastazioni di alcuni suoi Stati membri». A chi si riferisce? «Alla Francia e al Regno Unito prima della Brexit, con la loro aggressione alla Libia, come se avessero scoperto dopo 40 anni che a governarla c'era un feroce dittatore. La volgare ragione erano le riserve auree, i giacimenti di petrolio e il progetto di Gheddafi di creare una moneta africana agganciata al dinaro libico, ponendo così fine al franco francese con il quale invece la Francia prosegue la sua politica di sfruttamento di 14 nazioni africane». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/lex-magistrato-vanno-trattati-come-pirati-2627259756.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="al-timone-della-barca-pro-clandestini-ce-la-deputata-di-fi" data-post-id="2627259756" data-published-at="1782075572" data-use-pagination="False"> Al timone della barca pro clandestini c’è la deputata di Fi Il caso SeaWatch 3 diventa sempre di più una questione politica. Anche Forza Italia, che ha sempre condiviso le posizioni della Lega e della destra sulla gestione dei flussi migratori, ieri ha spiazzato l'alleato (nelle amministrazioni locali) e gran parte degli stessi elettori azzurri. Infatti, dopo la foto di gruppo dei parlamentari di sinistra sulla banchina del porto di Siracusa, ieri sulla Sea Watch 3 c'è stato un blitz «trasversale» in pieno stile boldriniano, con alcuni esponenti di diversi partiti compresa l'ex ministro di Forza Italia Stefania Prestigiacomo, per chiedere di «far scendere immediatamente» i 47 extracomunitari a bordo. Politicamente, un piccolo colpo di scena. Immediata, difatti, è giunta la presa di distanze del vicepresidente di Forza Italia, Antonio Tajani: «Berlusconi non sapeva nulla dell'iniziativa della Prestigiacomo, è un'iniziativa personale, di una madre, evidentemente colpita più dal fattore umano che politico. Noi manteniamo fermezza contro l'immigrazione illegale e clandestina. Detto questo, linea della fermezza significa anche attenzione ai problemi umanitari». Comunque sia - mentre è in corso anche un'inchiesta del Viminale «sul comportamento della nave» - affittato un gommone e beffando il controllo della Capitaneria di porto, i politici «multicolor» hanno raggiunto il barcone della Ong tedesca (battente bandiera olandese) che con 47 immigrati è in rada a un miglio dal porto di Siracusa ormai da due giorni. Pronta la reazione del ministro dell'Interno Matteo Salvini: «Parlamentari italiani (fra cui uno di Forza Italia) non rispettano le leggi italiane e favoriscono l'immigrazione clandestina? Mi spiace per loro, buon viaggio!». E ieri in serata l'ex ministro ora capogruppo Pd alla Camera, Graziano Delrio, ha annunciato che «i deputati del Pd parteciperanno alla staffetta democratica per garantire una costante presenza sulla Sea watch. Saremo a bordo finché ai 47 migranti, a partire dai minorenni (che la Procura dei minori di Catania ha già intimato di far scendere) non sarà permesso di sbarcare in Italia. Se il ministro dell'Interno e il presidente del Consiglio non sono in grado di fare accordi con gli altri Paesi Ue per condividere l'accoglienza ai migranti, si dia mandato alla presidenza del Parlamento europeo o della Camera di trattare con la Commissione europea». Ovviamente anche la Sea Watch, che ha raggiunto le coste siciliane affrontando il mare grosso malgrado fosse ferma da una settimana al largo dell'isola di Malta e sapesse della chiusura dei porti italiani, continua a chiedere di far sbarcare le persone imbarcate lo scorso 19 gennaio a largo della Libia, mentre il Viminale prosegue sulla sua strada: porti chiusi. Il ministro degli Interni, Matteo Salvini, ha fatto consegnare abiti e viveri sul barcone ma resta determinato sulle sue posizioni. Ha chiesto intervento da parte dell'Olanda: «Se il governo olandese non è in grado di controllare le navi che portano la bandiera del suo Paese è un fatto molto grave: gliela ritiri subito». A sottolineare la condotta provocatoria della Sea Watch, venerdì sera è stato il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, che ha contestato la rotta seguita dalla nave, giunta in pochi giorni a ridosso delle coste italiane: «Il 19 gennaio, come spesso accade, Sea Watch 3 si è mossa in totale autonomia in mare Sar libico, senza attendere la Guardia costiera di Tripoli. Avrebbe poi potuto puntare da subito verso la Tunisia per cercare riparo dal maltempo incombente, ma ha preferito girare la prua in direzione di Lampedusa. Poteva ad esempio dirigersi verso l'area di Zarzis, a poco più di 70 miglia nautiche di distanza. Invece», sottolinea Toninelli, «SeaWatch ha deciso di sfidare il mare, mettendo irresponsabilmente a repentaglio la salute e la vita dei naufraghi. Siamo di fronte a una violazione della legge del mare, secondo cui chi naviga in quelle condizioni dovrebbe far rotta verso le acque più vicine dove trovare ridosso. Ripeto: più vicine». Anche per questo nel mirino del Viminale, che ha già aperto un'inchiesta sul comportamento dell'imbarcazione straniera, c'è l'equipaggio stesso della nave: «Abbiamo elementi concreti per affermare che, mettendo a rischio la vita delle persone a bordo, il comandante e l'equipaggio della Sea Watch 3 abbiano disubbidito a precise indicazioni, che giorni fa li invitavano a sbarcare nel porto più vicino (non in Italia). Prove che verranno messe a disposizione dell'autorità giudiziaria», afferma Salvini. Ed è in questo contesto che ieri mattina Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra italiana; i parlamentari Stefania Prestigiacomo (Forza Italia) e Riccardo Magi (+Europa); il sindaco di Siracusa, Francesco Italia (eletto con una lista di centrosinistra); due avvocati; un medico; un membro dello staff dell'Ong Mediterranea e la portavoce di Sea Watch Italia, a bordo di un gommone guidato personalmente dalla forzista Prestigiacomo - che ha la patente nautica - sono saliti sull'imbarcazione carica di clandestini. Secondo la delegazione, le persone a bordo «provengono da torture, da anni di violenze incredibili di cui portano i segni», come ha raccontato Magi. «Siamo circondati dalla Guardia di finanza e dalla Guardia costiera, sembra di essere in zona di guerra ma non siamo in guerra: vogliamo che i naufraghi e l'equipaggio siano fatti sbarcare in rispetto delle norme internazionali», ha detto Fratoianni appena messo piede a bordo. E se Salvini ha sottolineato che codesti politici sono saliti a bordo dell'imbarcazione «nonostante i divieti», secondo Magi invece «il divieto non credo ci sia stato, perché sarebbe stato un divieto illegittimo. Non c'è nessun atto che potevano fare per impedirci di salire, stiamo svolgendo prerogative parlamentari garantite dalla Costituzione». E oggi, ha annunciato Delrio definendo Salvini «cinico e senza pietà in cerca di consenso sulla pelle delle persone», il Partito democratico presenterà una proposta per istituire una commissione d'inchiesta sulle stragi di migranti nel Mediterraneo».
Leone XIV (Ansa)
Nel piazzale antistante il Duomo della città, è stato particolarmente caloroso il saluto del Papa ai fedeli. Parlando a braccio, Leone XIV ha invitato tutti a essere costruttori di pace e speranza: «Per come ci ha insegnato Sant’Agostino se vogliamo cambiare i tempi, se vogliamo che il mondo viva in pace dobbiamo cominciare con noi stessi». Il rimando è alla celebre massima agostiniana che di fronte ai «tempi cattivi», la reazione deve essere quella di cercare di vivere bene, perché «i tempi siamo noi; come siamo noi, così sono i tempi». La pace in questa prospettiva cessa di essere un pio richiamo o un auspicio geopolitico per diventare un invito alla vita buona per ciascuno: «Basta con parole di odio, basta con insulti, bullismo, basta con tutte quelle cose che fanno guerra fra le persone, fra le comunità, fra i Paesi. Dobbiamo imparare tutti a essere costruttori di pace».
Il Pontefice era giunto in elicottero alle ore 14.30 accolto dalle autorità civili e religiose, tra cui il vescovo di Pavia, monsignor Corrado Sanguineti e il sindaco Michele Lissia. Dopo una prima, toccante tappa al Centro nazionale di adroterapia oncologica, dove ha incontrato i piccoli pazienti definendo medici e infermieri come «angeli», papa Leone si è recato nella basilica di San Pietro in Ciel d’Oro che custodisce le spoglie di Sant’Agostino di Ippona, il santo di cui papa Prevost è figlio spirituale.
All’interno della basilica il Santo Padre ha presieduto la celebrazione della Parola, pronunciando un’omelia rivolta alla Chiesa pavese che, come tutte le chiese in Occidente, è chiamata ad evangelizzare in un’epoca di profonda secolarizzazione. Il Papa ha riconosciuto apertamente le fatiche della comunità, esortandola a non lasciarsi scoraggiare dal contesto attuale e dalle difficoltà nella trasmissione della fede. «C’è sempre più bisogno, oggi, di accompagnare le persone alla scoperta o alla riscoperta della fede», ha detto.
Tuttavia, il Papa ha avvertito che occorre centrarsi su ciò che è essenziale, evitando il «rischio di disperderci e affaticarci in cose secondarie, magari buone, ma che non vanno all’essenziale». Ma cos’è, dunque, questo «essenziale»? «L’essenziale è vivere con Cristo», stare uniti a Lui come «pietra viva» e fondamento. Per il Papa, annunciare il nucleo del Vangelo significa annunciare Gesù, colui che rivela non solo il mistero di Dio, ma il mistero stesso dell’essere umano.
Dopo aver lasciato la basilica ed essere passato dal Duomo per l’adorazione del Santissimo Sacramento e la venerazione di san Siro, il Papa ha raggiunto piazza Vittoria per incontrare le autorità civili e la cittadinanza. Qui Leone XIV, fra l’altro, ha reso omaggio alla tradizione accademica di Pavia, sottolineando che promuovere le scienze significa promuovere l’uomo. Ha rievocato ancora la figura di Sant’Agostino come esempio di quella «sana inquietudine» che anima chiunque sia assetato di verità, giustizia e bellezza. «La sua figura, mentre incarna il dialogo arduo e costante tra fede e ragione, testimonia la loro reciproca appartenenza. Non si può infatti credere senza pensare, né è possibile illuminare i quesiti più alti della ragione senza fede».
La fede non è un rifugio, una fuga, ma un motore di speranza contro il nichilismo: «Nella misura in cui crede, l’essere umano non si rassegna alla fine, a un frammento storico che termina con la morte: proprio la fede ci ricorda che non siamo sudditi di un fato anonimo, sostenendo invece la certezza che Dio è creatore e salvatore della vita». Un altro celebre motto agostiniano, credo ut intelligam e intelligo ut credam, «credo per comprendere, comprendo per credere», riassume bene il senso di queste parole. Leone XIV ha mostrato come questa prospettiva cambi radicalmente il modo di vivere la cittadinanza. La croce presente nello stemma cittadino è stata interpretata dal Papa non come un semplice fregio araldico, ma come una «sintesi culturale» che àncora la storia locale al valore universale dell’amore cristiano. La comunità di Comunione e liberazione di Pavia ha salutato la visita con «gratitudine. Il suo legame con Sant’Agostino ce lo fa sentire davvero vicino. Gli siamo grati anche per la stima con cui guarda alla vita dei movimenti».
Alle 18.45 il Papa è partito in elicottero verso Sant’Angelo Lodigiano, per recarsi nella parrocchia dei santi Antonio Abate e Francesca Cabrini in cui è venerato il cuore di Santa Francesca Cabrini (1850-1917), la suora che sulla spinta di papa Leone XIII fu missionaria negli Stati Uniti prendendosi cura in particolare degli italiani emigrati. Fu papa Pio XII, che la canonizzò e la proclamò «Celeste patrona di tutti gli emigranti», ed è così che ieri l’ha ricordata papa Prevost indicando come sia oggi attuale un «carisma missionario che si pone al servizio dei migranti», un carisma animato «dall’unico vero «motore» della vita di Santa Cabrini», l’amore di Cristo.
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Keir Starmer (Ansa)
Ed è proprio sentendo sorgere dentro di noi la domanda sul perché, di fronte a fatti così meritevoli di ribellione, nessuno si stia ribellando, che è necessario chiederci se non esista in realtà un preciso meccanismo che tali ribellioni guidi, impedisca o autorizzi. I piani annunciati da Keir Starmer per vietare l’accesso ai social media ai minori, con obblighi di verifica dell’età e blocco delle Vpn, vanno sorprendentemente oltre le misure cinesi e russe in termini di controllo preventivo e centralizzato delle narrazioni digitali e stabiliscono un vero e proprio primato nell’accezione positiva di «censura» per una democrazia occidentale.
Queste misure, presentate come tutela dell’infanzia, riprendono e amplificano la revisione dell’Online safety act con enfasi sul contrasto alla «disinformazione» prefigurando non soltanto una chiara torsione autoritaria ma mostrando al mondo ciò che sarebbe potuto accadere ovunque con una vittoria di Kamala Harris. A portare al punto di collasso il rapporto tra potere e opinione pubblica britannica è stata l’evidenza con la quale il governo laburista ha inteso accelerare su queste misure proprio in occasione della pubblicazione del Rapporto ufficiale dal titolo «The rape gang inquiry report» nel quale si documentano decenni di sfruttamenti sessuali e orrende violenze sistematiche su minorenni britanniche perpetrate da reti organizzate e istituzionalmente coperte di immigrati pakistani.
Le stime indicano 250.000 vittime e le coperture e le connivenze emerse ricordano i meccanismi di protezione dall’alto della rete di Jeffrey Epstein. A fronte di uno scandalo che assume i contorni di un vero e proprio crollo di civiltà a sinistra si tace o addirittura si minimizza, i media censurano e la politica emana leggi per arrestare chi ne parla sui social.
A questo punto occorre riflettere non solo sui fatti in sé ma sui meccanismi che consentono al governo con il peggior gradimento della storia a rimanere al suo posto malgrado le numerose dimissioni di ministri e, soprattutto, sul perché non si verifichino moti di protesta generalizzati ed efficaci fatte salve le proteste di strada come a Southport o Belfast. Aveva ragione George Sorel, forse la «ribellione delle masse» non ha le caratteristiche del moto spontaneo ma del mito. In «Riflessioni sulla violenza» (1908), Sorel definisce il «mito» come un insieme di immagini capaci di evocare nelle masse l’istinto di lotta contro l’ordine esistente. Per Sorel il mito per eccellenza a disposizione del popolo è lo sciopero generale non in quanto evento spontaneo ma inteso come paziente costruzione che conferisce coesione e slancio eroico alle masse.
Senza un mito adeguato - e senza élite che lo diffondano - le masse restano passive anche di fronte a ingiustizie estreme, soprusi e provocazioni di ogni tipo. Pensiamo ai «Gilet gialli» in Francia, un movimento con un forte carattere spontaneo e popolare che nel periodo 2018-2020 ha rappresentato una delle più ampie mobilitazioni di massa degli ultimi decenni, con centinaia di migliaia di persone in piazza ogni settimana contro tasse e rincari e contro il sistema di potere di Emmanuel Macron. Un movimento molto ampio e diffuso ma privo di una struttura organizzativa stabile e, soprattutto, di un’élite che lo motivasse, lo incanalasse e lo autorizzasse in modo coerente e strutturato, tanto da non pervenire ad alcun risultato effettivo né tantomeno ad un ricambio di élite.
Al contrario, invece, possiamo pensare al crollo del regime di Bashar al-Assad in Siria, avvenuto in due settimane con l’accordo orchestrato delle élite internazionali e con il supporto interno di élite siriane in attesa di ricambio. In Siria il popolo non ha svolto alcun ruolo, ha semmai subito una guerra tuttora in corso ed al posto di Assad è stato insediato l’ex jihadista Al-Jolani, poi ricevuto con tutto gli onori in varie cancellerie occidentali. Appare dunque chiaro come la «protesta di piazza» altro non sia se non la fase teatrale della narrazione del ricambio delle élite; non espressione spontanea di una volontà popolare autonoma ma fase spettacolare attraverso la quale le élite in conflitto si forniscono una «giustificazione dal basso». Rimaniamo dunque attoniti di fronte alle assurde incongruenze, alle palesi e inaccettabili ingiustizie e ci convinciamo che la mancata ribellione delle masse sia dovuta a scarsa motivazione, a debolezza, a mancanza di «coscienza di classe» la quale soltanto, una volta creata, porterà all’inevitabile rivoluzione. Ma anche questa, e soprattutto questa, è una truffa: si tratta sempre e solo di alternanza ai vertici del sistema di potere.
Una volta tutto ciò viene chiamato «libertà, uguaglianza e fraternità», un’altra volta «dittatura del proletariato», ma sono sempre le poche persone che lottano per il potere apicale a motivare, autorizzare, costruire o bloccare i miti che danno alle masse l’impressione di essere protagoniste. Viviamo il momento storico nel quale tutto ciò appare con più chiarezza.
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Roberto Vannacci (Imagoeconomica)
L’ultima provocazione del leader di Futuro Nazionale, ieri ospite di Sky Tg24, è l’immigraticidio. «Se accettiamo il reato di femminicidio allora va introdotto l’immigraticidio. Voglio che chi usa violenza contro le donne marcisca dietro le sbarre, che si tenga conto delle circostanze aggravanti. Se noi accettiamo che un reato venga definito in base alla vittima, allora va introdotto l’immigraticidio. Un delitto non può essere più o meno grave in base al sesso o al colore della pelle. Siamo contrari alla creazione di nuovi reati come l’islamofobia o l’omofobia».
Sull’educazione affettivo-sessuale a scuola come prevenzione del femminicidio, Vannacci aveva sostenuto che «in Nord Europa dove l’educazione sessuale viene fatta da anni, gli omicidi di donne sono più numerosi che in Italia», e che invece va combattuto «crescendo uomini forti e non deboli. Per me la cultura patriarcale è l’uomo che si prende carico della famiglia, che la protegge, che protegge le donne in quanto esseri fisicamente più deboli rispetto all’uomo».
Poi c’è il tema degli omosessuali. Le posizioni del generale sugli omosessuali, espresse anche nel suo libro Il mondo al contrario e reiterate in dibattiti pubblici, ruotano attorno al concetto di «non normalità» statistica dell’omosessualità e alla difesa della famiglia tradizionale. Negli ultimi giorni Vannacci aveva criticato il suo ex partito, la Lega, accusandola di una «deriva» volta a legittimare le rivendicazioni della comunità Lgbtq+ e ribadendo che, secondo i suoi principi, la famiglia da promuovere è «solo quella naturale».
«Meglio anormale che generale, è questa la risposta che abbiamo dato a Vannacci quando dice che gli omosessuali non sono normali», replica Riccardo Magi di +Europa al pride di Roma. Sulla stessa linea il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, in testa al corteo del Roma pride dietro al grande striscione rosso della manifestazione che riporta lo slogan «La Repubblica è di chi la abita»: «Dobbiamo batterci per una pienezza di diritti per tutti, al di là dell’orientamento sessuale e di genere: è scritto nella nostra Costituzione e la nostra legislazione, a oggi, non la rispetta». Replicando alle frasi di Vannacci, il sindaco aggiunge: «Non rispondiamo neanche perché noi siamo per la Costituzione. Non ci stupisce che le forze fasciste e oscurantiste vogliano colpire i diritti di qualcuno, ma sappiamo bene che quando si conculcano i diritti di una minoranza, si colpiscono i diritti di tutti. Non arretriamo e ci battiamo con ancora maggiore convinzione».
Commentando poi i sondaggi dell’ultima settimana per il suo partito, Vannacci ha aggiunto: «Questo è il risultato di un piano che si sta realizzando. Il 5.9% nei sondaggi non lo festeggiamo, questo è solo l’inizio. Non credo ai sondaggi, i veri sondaggi li faccio per la strada, quando le persone mi chiedono di andare avanti. La feccia, i figli di nessuno, e la sporca dozzina sono tra di noi».
E sulle alleanze che facciamo? «Io non ho fatto istanza di alleanza. Chi ha cominciato a erigere muri sono stati proprio i partiti del centrodestra. Io non ho mai detto che avrei eretto muri, cosa che invece hanno fatto i vari Lupi, Romeo, Zaia, Centinaio, i vari Marina Berlusconi, che non so a che titolo parli perché non ha ruoli politici, i vari Occhiuto. Evidentemente o hanno paura o vogliono mettere le mani avanti. Sono loro», ha aggiunto, «che vogliono evitare o che vogliono assolutamente impedire un’eventuale intesa che comunque avverrebbe solo se questa alleanza di centrodestra convenisse di non oltrepassare quelle linee rosse che ho stabilito».
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