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2019-01-28
L’ex magistrato Sinagra: «Vanno trattati come pirati»
Ansa
Il governo ribadisce la chiusura dei porti alle navi delle Ong e il ministro Salvini non è certo il solo a pensare che Sea Watch 3 stia violando le regole. «L'imbarcazione batte bandiera olandese e deve scaricare i migranti a casa sua, nei Paesi Bassi. A meno che non stia sbandierando illegalmente quel vessillo», dichiara Augusto Sinagra, 77 anni, già professore ordinario di diritto dell'Ue alla Sapienza di Roma e grande esperto di diritto internazionale.
Sta dicendo che una nave è una comunità viaggiante?
«Precisamente. È una “proiezione mobile" dello Stato di riferimento. La bandiera non è un elemento folkloristico, in base al diritto internazionale la nave è considerata territorio dello Stato nel cui registro navale è iscritta. Nei registri è indicato anche se la proprietà è pubblica o privata e durante la navigazione si applicano le leggi del Paese di cui l'imbarcazione batte bandiera. Comprese le leggi penali. Non c'è ragione perché la Sea Watch debba raccogliere i cosiddetti profughi appena fuori le acque territoriali libiche, magari d'intesa con gli scafisti, e poi scaricarli in Italia, quando la competenza e l'obbligo, a cominciare dalle eventuali richieste di asilo politico, è del primo Stato con i quali i deportati vengono in contatto. Quindi i Paesi Bassi. E poi smettiamola di chiamarli migranti».
Perché professore?
«Migranti erano gli italiani che andavano a lavorare negli Usa o a morire nelle miniere di Marcinelle. Quelli che vogliono sbarcare nel nostro Paese senza documenti sono solo clandestini. Lo Stato non è obbligato ad accoglierli».
Il Viminale fa bene a opporsi allo sbarco?
«Certo, ma l'obbligo dell'Italia è anche di porre termine all'attività piratesca della Sea Watch. Non stiamo parlando dei galeoni nei romanzi di Emilio Salgari, ma di possibili, gravissimi crimini. Se la nave commette delitti di rilevanza internazionale, ossia traffica clandestini per interesse economico, come s'ipotizza nel caso di questa Ong che non ha certo scopi umanitari, l'Italia deve fermarla e sottoporla a sequestro, nel rispetto dello stato di diritto di cui tanto si parla e poco si pratica»
E poi?
«Le persone a bordo devono essere mandate in Olanda o rispedite nei loro Paesi di provenienza. Molti cominciano a protestare pubblicamente denunciando di essere stati deportati in Italia contro la loro volontà. Si è in presenza, dunque, di una nuova e inedita tratta di schiavi, di un disgustoso schiavismo consumato con la complicità dell'Unione europea, che va combattuto con ogni mezzo. Per questo devono scattare anche le sanzioni penali nei confronti dell'equipaggio e del comandante, che invece di raggiungere la costa tunisina ha puntato in direzione opposta, verso l'Italia. L'intenzione chiara era creare il caso politico e di mettere in difficoltà il governo italiano».
Chi sarebbero i mandanti?
«Non lo so. Di certo questo governo non è gradito all'Unione europea, che invece dovrebbe porre rimedio ai guasti e alle devastazioni di alcuni suoi Stati membri».
A chi si riferisce?
«Alla Francia e al Regno Unito prima della Brexit, con la loro aggressione alla Libia, come se avessero scoperto dopo 40 anni che a governarla c'era un feroce dittatore. La volgare ragione erano le riserve auree, i giacimenti di petrolio e il progetto di Gheddafi di creare una moneta africana agganciata al dinaro libico, ponendo così fine al franco francese con il quale invece la Francia prosegue la sua politica di sfruttamento di 14 nazioni africane».
Al timone della barca pro clandestini c’è la deputata di Fi
Il caso SeaWatch 3 diventa sempre di più una questione politica. Anche Forza Italia, che ha sempre condiviso le posizioni della Lega e della destra sulla gestione dei flussi migratori, ieri ha spiazzato l'alleato (nelle amministrazioni locali) e gran parte degli stessi elettori azzurri. Infatti, dopo la foto di gruppo dei parlamentari di sinistra sulla banchina del porto di Siracusa, ieri sulla Sea Watch 3 c'è stato un blitz «trasversale» in pieno stile boldriniano, con alcuni esponenti di diversi partiti compresa l'ex ministro di Forza Italia Stefania Prestigiacomo, per chiedere di «far scendere immediatamente» i 47 extracomunitari a bordo. Politicamente, un piccolo colpo di scena. Immediata, difatti, è giunta la presa di distanze del vicepresidente di Forza Italia, Antonio Tajani: «Berlusconi non sapeva nulla dell'iniziativa della Prestigiacomo, è un'iniziativa personale, di una madre, evidentemente colpita più dal fattore umano che politico. Noi manteniamo fermezza contro l'immigrazione illegale e clandestina. Detto questo, linea della fermezza significa anche attenzione ai problemi umanitari». Comunque sia - mentre è in corso anche un'inchiesta del Viminale «sul comportamento della nave» - affittato un gommone e beffando il controllo della Capitaneria di porto, i politici «multicolor» hanno raggiunto il barcone della Ong tedesca (battente bandiera olandese) che con 47 immigrati è in rada a un miglio dal porto di Siracusa ormai da due giorni. Pronta la reazione del ministro dell'Interno Matteo Salvini: «Parlamentari italiani (fra cui uno di Forza Italia) non rispettano le leggi italiane e favoriscono l'immigrazione clandestina? Mi spiace per loro, buon viaggio!». E ieri in serata l'ex ministro ora capogruppo Pd alla Camera, Graziano Delrio, ha annunciato che «i deputati del Pd parteciperanno alla staffetta democratica per garantire una costante presenza sulla Sea watch. Saremo a bordo finché ai 47 migranti, a partire dai minorenni (che la Procura dei minori di Catania ha già intimato di far scendere) non sarà permesso di sbarcare in Italia. Se il ministro dell'Interno e il presidente del Consiglio non sono in grado di fare accordi con gli altri Paesi Ue per condividere l'accoglienza ai migranti, si dia mandato alla presidenza del Parlamento europeo o della Camera di trattare con la Commissione europea». Ovviamente anche la Sea Watch, che ha raggiunto le coste siciliane affrontando il mare grosso malgrado fosse ferma da una settimana al largo dell'isola di Malta e sapesse della chiusura dei porti italiani, continua a chiedere di far sbarcare le persone imbarcate lo scorso 19 gennaio a largo della Libia, mentre il Viminale prosegue sulla sua strada: porti chiusi. Il ministro degli Interni, Matteo Salvini, ha fatto consegnare abiti e viveri sul barcone ma resta determinato sulle sue posizioni. Ha chiesto intervento da parte dell'Olanda: «Se il governo olandese non è in grado di controllare le navi che portano la bandiera del suo Paese è un fatto molto grave: gliela ritiri subito». A sottolineare la condotta provocatoria della Sea Watch, venerdì sera è stato il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, che ha contestato la rotta seguita dalla nave, giunta in pochi giorni a ridosso delle coste italiane: «Il 19 gennaio, come spesso accade, Sea Watch 3 si è mossa in totale autonomia in mare Sar libico, senza attendere la Guardia costiera di Tripoli. Avrebbe poi potuto puntare da subito verso la Tunisia per cercare riparo dal maltempo incombente, ma ha preferito girare la prua in direzione di Lampedusa. Poteva ad esempio dirigersi verso l'area di Zarzis, a poco più di 70 miglia nautiche di distanza. Invece», sottolinea Toninelli, «SeaWatch ha deciso di sfidare il mare, mettendo irresponsabilmente a repentaglio la salute e la vita dei naufraghi. Siamo di fronte a una violazione della legge del mare, secondo cui chi naviga in quelle condizioni dovrebbe far rotta verso le acque più vicine dove trovare ridosso. Ripeto: più vicine». Anche per questo nel mirino del Viminale, che ha già aperto un'inchiesta sul comportamento dell'imbarcazione straniera, c'è l'equipaggio stesso della nave: «Abbiamo elementi concreti per affermare che, mettendo a rischio la vita delle persone a bordo, il comandante e l'equipaggio della Sea Watch 3 abbiano disubbidito a precise indicazioni, che giorni fa li invitavano a sbarcare nel porto più vicino (non in Italia). Prove che verranno messe a disposizione dell'autorità giudiziaria», afferma Salvini. Ed è in questo contesto che ieri mattina Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra italiana; i parlamentari Stefania Prestigiacomo (Forza Italia) e Riccardo Magi (+Europa); il sindaco di Siracusa, Francesco Italia (eletto con una lista di centrosinistra); due avvocati; un medico; un membro dello staff dell'Ong Mediterranea e la portavoce di Sea Watch Italia, a bordo di un gommone guidato personalmente dalla forzista Prestigiacomo - che ha la patente nautica - sono saliti sull'imbarcazione carica di clandestini. Secondo la delegazione, le persone a bordo «provengono da torture, da anni di violenze incredibili di cui portano i segni», come ha raccontato Magi. «Siamo circondati dalla Guardia di finanza e dalla Guardia costiera, sembra di essere in zona di guerra ma non siamo in guerra: vogliamo che i naufraghi e l'equipaggio siano fatti sbarcare in rispetto delle norme internazionali», ha detto Fratoianni appena messo piede a bordo. E se Salvini ha sottolineato che codesti politici sono saliti a bordo dell'imbarcazione «nonostante i divieti», secondo Magi invece «il divieto non credo ci sia stato, perché sarebbe stato un divieto illegittimo. Non c'è nessun atto che potevano fare per impedirci di salire, stiamo svolgendo prerogative parlamentari garantite dalla Costituzione». E oggi, ha annunciato Delrio definendo Salvini «cinico e senza pietà in cerca di consenso sulla pelle delle persone», il Partito democratico presenterà una proposta per istituire una commissione d'inchiesta sulle stragi di migranti nel Mediterraneo».
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Il professore ordinario di diritto dell'Ue alla Sapienza di Roma ed ex magistrato Augusto Sinagra alla Verità: la nave ha bandiera olandese, «Amsterdam responsabile di tutto, gente e reati. Ue complice degli schiavisti». Al timone della barca pro clandestini c'è la deputata di Fi. La Prestigiacomo con Fratoianni e +Europa sulla Sea Watch 3. Salvini non molla: «L'Ong ha messo vite a rischio, ho le prove». Lo speciale comprende due articoli. Il governo ribadisce la chiusura dei porti alle navi delle Ong e il ministro Salvini non è certo il solo a pensare che Sea Watch 3 stia violando le regole. «L'imbarcazione batte bandiera olandese e deve scaricare i migranti a casa sua, nei Paesi Bassi. A meno che non stia sbandierando illegalmente quel vessillo», dichiara Augusto Sinagra, 77 anni, già professore ordinario di diritto dell'Ue alla Sapienza di Roma e grande esperto di diritto internazionale. Sta dicendo che una nave è una comunità viaggiante? «Precisamente. È una “proiezione mobile" dello Stato di riferimento. La bandiera non è un elemento folkloristico, in base al diritto internazionale la nave è considerata territorio dello Stato nel cui registro navale è iscritta. Nei registri è indicato anche se la proprietà è pubblica o privata e durante la navigazione si applicano le leggi del Paese di cui l'imbarcazione batte bandiera. Comprese le leggi penali. Non c'è ragione perché la Sea Watch debba raccogliere i cosiddetti profughi appena fuori le acque territoriali libiche, magari d'intesa con gli scafisti, e poi scaricarli in Italia, quando la competenza e l'obbligo, a cominciare dalle eventuali richieste di asilo politico, è del primo Stato con i quali i deportati vengono in contatto. Quindi i Paesi Bassi. E poi smettiamola di chiamarli migranti». Perché professore? «Migranti erano gli italiani che andavano a lavorare negli Usa o a morire nelle miniere di Marcinelle. Quelli che vogliono sbarcare nel nostro Paese senza documenti sono solo clandestini. Lo Stato non è obbligato ad accoglierli». Il Viminale fa bene a opporsi allo sbarco? «Certo, ma l'obbligo dell'Italia è anche di porre termine all'attività piratesca della Sea Watch. Non stiamo parlando dei galeoni nei romanzi di Emilio Salgari, ma di possibili, gravissimi crimini. Se la nave commette delitti di rilevanza internazionale, ossia traffica clandestini per interesse economico, come s'ipotizza nel caso di questa Ong che non ha certo scopi umanitari, l'Italia deve fermarla e sottoporla a sequestro, nel rispetto dello stato di diritto di cui tanto si parla e poco si pratica» E poi? «Le persone a bordo devono essere mandate in Olanda o rispedite nei loro Paesi di provenienza. Molti cominciano a protestare pubblicamente denunciando di essere stati deportati in Italia contro la loro volontà. Si è in presenza, dunque, di una nuova e inedita tratta di schiavi, di un disgustoso schiavismo consumato con la complicità dell'Unione europea, che va combattuto con ogni mezzo. Per questo devono scattare anche le sanzioni penali nei confronti dell'equipaggio e del comandante, che invece di raggiungere la costa tunisina ha puntato in direzione opposta, verso l'Italia. L'intenzione chiara era creare il caso politico e di mettere in difficoltà il governo italiano». Chi sarebbero i mandanti? «Non lo so. Di certo questo governo non è gradito all'Unione europea, che invece dovrebbe porre rimedio ai guasti e alle devastazioni di alcuni suoi Stati membri». A chi si riferisce? «Alla Francia e al Regno Unito prima della Brexit, con la loro aggressione alla Libia, come se avessero scoperto dopo 40 anni che a governarla c'era un feroce dittatore. La volgare ragione erano le riserve auree, i giacimenti di petrolio e il progetto di Gheddafi di creare una moneta africana agganciata al dinaro libico, ponendo così fine al franco francese con il quale invece la Francia prosegue la sua politica di sfruttamento di 14 nazioni africane». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/lex-magistrato-vanno-trattati-come-pirati-2627259756.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="al-timone-della-barca-pro-clandestini-ce-la-deputata-di-fi" data-post-id="2627259756" data-published-at="1767975673" data-use-pagination="False"> Al timone della barca pro clandestini c’è la deputata di Fi Il caso SeaWatch 3 diventa sempre di più una questione politica. Anche Forza Italia, che ha sempre condiviso le posizioni della Lega e della destra sulla gestione dei flussi migratori, ieri ha spiazzato l'alleato (nelle amministrazioni locali) e gran parte degli stessi elettori azzurri. Infatti, dopo la foto di gruppo dei parlamentari di sinistra sulla banchina del porto di Siracusa, ieri sulla Sea Watch 3 c'è stato un blitz «trasversale» in pieno stile boldriniano, con alcuni esponenti di diversi partiti compresa l'ex ministro di Forza Italia Stefania Prestigiacomo, per chiedere di «far scendere immediatamente» i 47 extracomunitari a bordo. Politicamente, un piccolo colpo di scena. Immediata, difatti, è giunta la presa di distanze del vicepresidente di Forza Italia, Antonio Tajani: «Berlusconi non sapeva nulla dell'iniziativa della Prestigiacomo, è un'iniziativa personale, di una madre, evidentemente colpita più dal fattore umano che politico. Noi manteniamo fermezza contro l'immigrazione illegale e clandestina. Detto questo, linea della fermezza significa anche attenzione ai problemi umanitari». Comunque sia - mentre è in corso anche un'inchiesta del Viminale «sul comportamento della nave» - affittato un gommone e beffando il controllo della Capitaneria di porto, i politici «multicolor» hanno raggiunto il barcone della Ong tedesca (battente bandiera olandese) che con 47 immigrati è in rada a un miglio dal porto di Siracusa ormai da due giorni. Pronta la reazione del ministro dell'Interno Matteo Salvini: «Parlamentari italiani (fra cui uno di Forza Italia) non rispettano le leggi italiane e favoriscono l'immigrazione clandestina? Mi spiace per loro, buon viaggio!». E ieri in serata l'ex ministro ora capogruppo Pd alla Camera, Graziano Delrio, ha annunciato che «i deputati del Pd parteciperanno alla staffetta democratica per garantire una costante presenza sulla Sea watch. Saremo a bordo finché ai 47 migranti, a partire dai minorenni (che la Procura dei minori di Catania ha già intimato di far scendere) non sarà permesso di sbarcare in Italia. Se il ministro dell'Interno e il presidente del Consiglio non sono in grado di fare accordi con gli altri Paesi Ue per condividere l'accoglienza ai migranti, si dia mandato alla presidenza del Parlamento europeo o della Camera di trattare con la Commissione europea». Ovviamente anche la Sea Watch, che ha raggiunto le coste siciliane affrontando il mare grosso malgrado fosse ferma da una settimana al largo dell'isola di Malta e sapesse della chiusura dei porti italiani, continua a chiedere di far sbarcare le persone imbarcate lo scorso 19 gennaio a largo della Libia, mentre il Viminale prosegue sulla sua strada: porti chiusi. Il ministro degli Interni, Matteo Salvini, ha fatto consegnare abiti e viveri sul barcone ma resta determinato sulle sue posizioni. Ha chiesto intervento da parte dell'Olanda: «Se il governo olandese non è in grado di controllare le navi che portano la bandiera del suo Paese è un fatto molto grave: gliela ritiri subito». A sottolineare la condotta provocatoria della Sea Watch, venerdì sera è stato il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, che ha contestato la rotta seguita dalla nave, giunta in pochi giorni a ridosso delle coste italiane: «Il 19 gennaio, come spesso accade, Sea Watch 3 si è mossa in totale autonomia in mare Sar libico, senza attendere la Guardia costiera di Tripoli. Avrebbe poi potuto puntare da subito verso la Tunisia per cercare riparo dal maltempo incombente, ma ha preferito girare la prua in direzione di Lampedusa. Poteva ad esempio dirigersi verso l'area di Zarzis, a poco più di 70 miglia nautiche di distanza. Invece», sottolinea Toninelli, «SeaWatch ha deciso di sfidare il mare, mettendo irresponsabilmente a repentaglio la salute e la vita dei naufraghi. Siamo di fronte a una violazione della legge del mare, secondo cui chi naviga in quelle condizioni dovrebbe far rotta verso le acque più vicine dove trovare ridosso. Ripeto: più vicine». Anche per questo nel mirino del Viminale, che ha già aperto un'inchiesta sul comportamento dell'imbarcazione straniera, c'è l'equipaggio stesso della nave: «Abbiamo elementi concreti per affermare che, mettendo a rischio la vita delle persone a bordo, il comandante e l'equipaggio della Sea Watch 3 abbiano disubbidito a precise indicazioni, che giorni fa li invitavano a sbarcare nel porto più vicino (non in Italia). Prove che verranno messe a disposizione dell'autorità giudiziaria», afferma Salvini. Ed è in questo contesto che ieri mattina Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra italiana; i parlamentari Stefania Prestigiacomo (Forza Italia) e Riccardo Magi (+Europa); il sindaco di Siracusa, Francesco Italia (eletto con una lista di centrosinistra); due avvocati; un medico; un membro dello staff dell'Ong Mediterranea e la portavoce di Sea Watch Italia, a bordo di un gommone guidato personalmente dalla forzista Prestigiacomo - che ha la patente nautica - sono saliti sull'imbarcazione carica di clandestini. Secondo la delegazione, le persone a bordo «provengono da torture, da anni di violenze incredibili di cui portano i segni», come ha raccontato Magi. «Siamo circondati dalla Guardia di finanza e dalla Guardia costiera, sembra di essere in zona di guerra ma non siamo in guerra: vogliamo che i naufraghi e l'equipaggio siano fatti sbarcare in rispetto delle norme internazionali», ha detto Fratoianni appena messo piede a bordo. E se Salvini ha sottolineato che codesti politici sono saliti a bordo dell'imbarcazione «nonostante i divieti», secondo Magi invece «il divieto non credo ci sia stato, perché sarebbe stato un divieto illegittimo. Non c'è nessun atto che potevano fare per impedirci di salire, stiamo svolgendo prerogative parlamentari garantite dalla Costituzione». E oggi, ha annunciato Delrio definendo Salvini «cinico e senza pietà in cerca di consenso sulla pelle delle persone», il Partito democratico presenterà una proposta per istituire una commissione d'inchiesta sulle stragi di migranti nel Mediterraneo».
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La pressione di Ursula von der Leyen perché il Mercosur passi è fortissima, al punto che ieri la presidenza pro tempore del Consiglio europeo, ora in mano a Cipro, ha respinto la richiesta di non far entrare in vigore l’accordo prima della ratifica del Parlamento, che sarà chiamo a votare sì o no senza modifiche del testo. Il ministro dell’Agricoltura Maria Panayiotou ha affermato: «Contiamo di chiudere entro sabato il Mercosur e gli strumenti di salvaguardia interconnessi». Che però nel testo non ci sono. Modifiche prova farle passare in zona Cesarini il nostro ministro Francesco Lollobrigida in cerca di una giustificazione per il cambio di rotta italiano. Lollobrigida ha proposto di abbassare al 5% la soglia di ribasso dei prezzi che fa scattare la clausola di salvaguardia bloccando l’importazione.
Con queste premesse stamani a palazzo Berlaymont si riuniscono gli «ambasciatori» dei 27 che devono decidere se varare l’accordo con Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay più la Bolivia. Il trattato che è in gestazione da un quarto di secolo è fortemente divisivo ed è contestato duramente dagli agricoltori. Oggi a Milano ci sarà un presidio di un migliaio di trattori, ma dovrebbe abbattere del 90% i dazi su un pacchetto nutrito di prodotti. Loro ci venderanno carne - il Brasile è leader mondiale - riso, zucchero, soia, legumi, carta; l’Europa punta a esportare macchinari, auto, chimica, farmaceutica e fertilizzanti che, vietati in Ue, saranno usati nella Pampa e in Amazzonia.
Qui c’è il primo motivo di allarme per gli agricoltori europei. La B è «ostaggio» delle industrie che dopo i disastri del Green deal pretendono un risarcimento. L’area del Mercosur conta 270 milioni di abitanti e in questo, a parere della Commissione, sta la bontà dell’accordo. Quei consumatori però hanno un reddito annuo che va dai 19.000 dollari dell’Uruguay ai 6.600 in Paraguay contro la media europea di 36.000 euro! Aspettarsi corse agli acquisti è almeno enfatico. L’urgenza della baronessa è tutta geopolitica: vuole dimostrare a Donald Trump che l’ Europa può andare nel giardino di casa degli Usa a fare affari e se vuole può «allearsi» commercialmente con la Cina che nel Mercosur ha già una posizione di forza.
Come spesso capita, la Von der Leyen - vuole chiudere entro domani per andare il 12 gennaio a firmare in Paraguay - però fa i conti senza l’oste. La situazione in Europa è molto critica. Ieri centinaia di trattori hanno stretto d’assedio il parlamento francese e bloccato Parigi: hanno percorso gli Champs Elysees e hanno un presidio permanente all’Eliseo e all’Assemblea nazionale. Se passa il Mercosur il 20 gennaio assedieranno Bruxelles. Proteste ci sono in Grecia con migliaia di agricoltori mobilitati, in Polonia, in Bulgaria e Romania. Il gruppo di Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia) ha anticipato che voterà contro l’accordo. Il no viene anche dall’Irlanda. Per la verità il nostro ministro Francesco Lollobrigida ha fatto capire che l’Italia dirà sì solo se c’è la clausola di reciprocità. Il passaggio per il governo italiano è assai delicato. Ieri Coldiretti e Filiera Italia hanno emesso un comunicato netto. Ettore Prandini e Luigi Scordamaglia affermano: «Ribadiamo l’opposizione alla firma del Mercosur senza reciprocità: cioè che valgano per i produttori che esportano in Europa le stesse regole imposte agli agricoltori europei. Deve sempre valere il divieto d’ingresso nell’Ue di alimenti ottenuti con sostanze e tecniche bandite da anni nei nostri campi e nelle nostre stalle. L’accordo è un favore della Von der Leyen e dei suoi tecnocrati alle multinazionali straniere, a partire dalle aziende chimiche tedesche come Bayer e Basf a cui sarà consentito di esportare con più facilità fitofarmaci vietati nell’Ue che rientrerebbero nei piatti dei consumatori con le importazioni agevolate. Non basta l’aumento dei controlli in frontiera proposto dalla Commissione; al massimo si arriva al 4% con evidenti rischi per i consumatori. Perciò l’autorità doganale europea deve insediarsi a Roma e va imposta l’etichetta d’origine e cassata la regola dell’ultima trasformazione che fa passare per europeo ciò che europeo non è».
Pare di capire che il prezzo in termini di consenso non è basso per Giorgia Meloni, ma è assai più alto per Ursula von der Leyen. Sulla politica agricola è nata l’Europa, ma ora rischia d’essere la fine della pur fragile intesa europea.
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John Elkann (Imagoeconomica)
Il capo d’accusa per il quale i pm hanno preparato la richiesta di rinvio a giudizio, a seguito della quale, entro due giorni dalla formulazione dell’imputazione, il giudice fissa con decreto l’udienza preliminare, riguarda le presunte dichiarazioni infedeli in relazione a due annualità delle dichiarazioni di Marella Caracciolo, vedova dell’Avvocato, per le quali la Procura, che ritiene che la residenza svizzera della nonna di Elkann fosse fittizia, aveva chiesto l’archiviazione. Che il giudice aveva disposto invece nei confronti di Ginevra Elkann, Lapo Elkann e del notaio Urs Robert von Gruenigen, accogliendo la richiesta della Procura torinese. Sulle altre due ipotesi di reato il gip aveva invece ritenuto di esercitare i poteri che gli permettono di ordinare al pm di esercitare l’azione penale, formulando l’imputazione, quando ritiene errata la richiesta di archiviazione della Procura, superando così l’inerzia dell’accusa e garantendo il diritto di difesa. Nel settembre scorso, quando la Procura aveva notificato la richiesta di archiviazione, riguardo alla posizione reddituale e patrimoniale di Marella Caracciolo, allo stato degli atti, risultavano accertati redditi non dichiarati ai fini Irpef per un importo complessivo pari a circa 248,5 milioni di euro, nonché una massa ereditaria non sottoposta a tassazione per un valore pari a circa 1 miliardo di euro. La quantificazione degli importi sottratti al Fisco è avvenuta, aveva spiegato la Procura in una nota, «plurimi, consistenti e convergenti elementi indiziari acquisiti dalla Guardia di finanza nel corso delle indagini, svolte attraverso approfondite perquisizioni presso società, studi professionali e abitazioni private riconducibili agli indagati, analisi della documentazione e delle copie forensi dei dispositivi acquisiti nonché audizioni di diverse persone informate sui fatti, che hanno permesso di ricostruire come fittizia la residenza svizzera di Marella Caracciolo in relazione ai fatti in contestazione».
Dopo la notifica della richiesta di rinvio a giudizio, il prossimo passaggio della vicenda sarà una nuova udienza preliminare, davanti a un giudice diverso da quello che ha chiesto l’imputazione coatta. Tra le supposizioni circolate ieri c’era quella che la Procura, se decidesse di non discostarsi dall’ipotesi di indagine iniziale, potrebbe chiedere il «non luogo a procedere» nei confronti di Elkann. Un’eventualità che però vedrebbe la Procura sconfessare la richiesta di rinvio a giudizio, che per quanto imposta dal gip sarà comunque un atto che porterà la firma dei pm che la dovranno discutere in udienza. Difficile quindi prevedere gli sviluppi futuri, tranne che su un punto: la battaglia legale tra gli eredi dell’Avvocato, che ha provocato l’inchiesta di Torino, è ben lontana dall’essere conclusa.
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Blocco del traffico davanti alla Stazione Centrale: decine di trattori in piazza Duca d’Aosta per dire no all’accordo Ue-Mercosur. Gli agricoltori denunciano concorrenza sleale e chiedono tutele per il settore.
«Io non credo nell’ipotesi che gli Usa avviino un’azione militare sulla Groenlandia, che non condividerei» e «che non converrebbe a nessuno». «L’ipotesi di un intervento per assumere il controllo della Groenlandia è stata esclusa da Rubio e dallo stesso Donald Trump. Io credo che l’amministrazione Trump, con i suoi metodi molto assertivi, stia ponendo l’attenzione sull’importanza strategica della Groenlandia per i suoi interessi e per la sua sicurezza. È un’area in cui agiscono molti attori stranieri e credo che il messaggio degli Usa è che non accetteranno ingerenze eccessive di attori stranieri». Così il premier Giorgia Meloni nella conferenza di fine anno.