- Oltre 80.000 domande in giacenza da ottobre. Il decreto Ristori 5 dovrebbe contenere la proroga, per altre 18 settimane, della cassa integrazione gratuita (stanziati 5 miliardi) e l’estensione dello stop ai licenziamenti. Misure criticate dalla Bce: non portano benefici
- Giuseppe Conte promette sussidi. Confesercenti: «Se seguono il codice Ateco sarà un disastro»
L:o speciale contiene due articoli
Tra cassa integrazione e pensioni il governo non sa cosa fare. Il quinto decreto Ristori dovrebbe contenere la proroga, per altre 18 settimane, della Cig gratuita e il prolungamento dello stop ai licenziamenti, al momento valido fino al 31 marzo. Per la cassa integrazione si pensa a uno stanziamento di circa 5 miliardi. Queste soluzioni, ancora al vaglio dei tecnici del Lavoro e dell’Economia per via delle coperture, sono state fin dal principio le uniche soluzioni trovate dal governo Conte per rispondere alla crisi economica portata dalla pandemia da Covid. E sembra che l’esecutivo voglia continuare su questa strada nonostante gli ammonimenti di Christine Lagarde, il presidente della Bce, che ha sottolineato come queste soluzioni (così come adottate) faranno più male che bene all’economia italiana. La Lagarde ha chiaramente detto che le azioni economiche intraprese da Paesi come l’Italia sono rischiose se diventano permanenti, come sembra ora mai essere per la cassa integrazione e lo stop ai licenziamenti. «Solo nei documenti di Francia, Italia, Lituania e Slovacchia si riportano misure che non sembrano avere natura temporanea o essere accompagnate da misure compensative», si legge nel bollettino della Bce.
Le continue proroghe della cassa integrazione e dello stop licenziamenti non portano benefici alle aziende né tanto meno all’economia italiana. Queste «contribuiscono a mantenere l’occupazione nel breve periodo ma comportano anche un determinato livello di perdite secche» continua la Lagarde. E dunque, se in un primo momento, vista l’emergenza in atto, per tamponare l’esplosione della pandemia economia l’intervento dello Stato è stato necessario, adesso, a quasi un anno di distanza continuare sulla stessa linea senza prevedere aggiornamenti risulta essere dannoso per il tessuto economico del Paese. Anche perché, la situazione economica in Italia non migliorerà nel 2021. O meglio, l’economia potrà lentamente risollevarsi, ma secondo le previsioni della Commissione europea per l’Italia si prevede che si possa tornare ai livelli pre pandemici dopo il 2022: «È improbabile che la ripresa (durante il 2021) sia sufficiente perché la produzione reale torni ai livelli pre pandemici entro il 2022», sottolinea il documento Ue.
L’ostinazione nel voler rinnovare la Cig non trova inoltre riscontro neanche nei fatti. Il meccanismo messo in piedi per l’ottenimento della cassa integrazione ha infatti sempre fatto fatica a dare risultati. Basti pensare che a fine 2020, secondo l’ultimo bollettino pubblicato a dicembre dall’Inps, c’erano ancora 81.072 italiani che aspettavano la Cig. Di questi, 67.707 si riferiscono a domande arrivate a ottobre, mentre 13.365 a periodi antecedenti fino al 30 settembre. E nonostante le evidenze e gli ammonimenti da parte della Commissione Ue e della Bce, l’esecutivo continua a trovare come unica soluzione alla crisi economica il rinnovo della Cig e dello stop ai licenziamenti.
Lo sguardo miope del governo avrà però effetti negativi nel breve futuro, anche perché prima o poi lo stop ai licenziamenti e alla cassa integrazione dovranno essere rimossi e allora cosa accadrà? Come faranno a reinserirsi nel mercato del lavoro tutti quegli italiani che dall’oggi al domani si ritroveranno senza un posto? Da sottolineare inoltre, come il nostro mercato del lavoro, prima della pandemia, presentava già diverse debolezze, come evidenziato in diversi report dell’Eurostat rispetto agli altri paesi dell’Ue. E questo renderà la situazione ancora più drammatica e di difficile soluzione, anche perché non si sta minimamente pensando ad un «piano B» per quando si verificherà questa situazione.
I problemi del governo non finiscono però qua. Oltre al quinto decreto Ristori e alle sue misure ancora incerte, l’esecutivo pare si sia dimenticato dei pensionati. Negli atti di fine anno non si è infatti trovato spazio per il rinnovo di quota 100, che vede la sua scadenza il 31 dicembre 2021. Il governo Conte, o chi verrà dopo di lui, dovrà dunque decidere in corso d’opera – entro aprile, data di approvazione del Def – se rinnovare la misura, modificarla o lasciarla decadere naturalmente. Per il momento quello che si sa, per chi vuole andare in pensione anticipata nel 2021, è la possibilità di rientrare nell’opzione donna (soluzione riservata alle quote rosa, che consente di andare in pensione in maniera anticipata rispetto ai trattamenti previdenziali ordinari) e l’Ape sociale (è stata prevista una proroga dell’anticipo pensionistico fino al 31 dicembre 2021, un anno in più rispetto alla precedente scadenza) introdotte e rinnovate nella Legge di bilancio 2021. A queste si aggiunge, fino a fine anno, anche quota 100 (pensione anticipata se si hanno 62 anni e 38 di contributi). Chi vorrà dunque andare in pensione prima, seguendo i requisiti di questa norma ha tempo per maturarli entro e non oltre fine anno.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >