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Legalizzazione prostituzione, Pro Vita & Famiglia: «Il corpo non si vende caro governatore Fontana»

Legalizzazione prostituzione, Pro Vita & Famiglia: «Il corpo non si vende caro governatore Fontana»
Ansa

«Il corpo non si vende. La schiavitù e lo sfruttamento non possono diventare un business caro governatore della Regione Lombardia e non possiamo accettare che venga trasformata in lavoro la prostituzione» hanno dichiarato Toni Brandi e Jacopo Coghe, presidente e vice presidente di Pro Vita e Famiglia, in merito al sì del presidente della Lombardia Attilio Fontana alla legalizzazione della prostituzione durante la trasmissione radiofonica La Zanzara di ieri.

«Affermare di essere sicuro della rielezione dopo questa proposta, poi, ci mostra un triste quadro sul senso della politica oggi: il bene comune dovrebbe essere un concetto che va ben oltre la quadratura delle finanze dello Stato o del consenso elettorale. Liberare le donne dalla violenza è anche liberare le donne dalla prostituzione dei propri corpi, venduti come merce e messi all'asta dei desideri di uomini che le oggettualizzano. Vincerà rispetto al mercato la donna che farà il prezzo più stracciato?» hanno aggiunto Brandi e Coghe.

«Sia chiaro - hanno concluso - non si tratta di lasciare questa situazione nelle mani della delinquenza come ha detto il Governatore: le donne in difficoltà vanno aiutate e sostenute per uscire dal circolo della prostituzione e vanno perseguiti sia gli sfruttatori che i 'clienti'. Legalizzare significherebbe accettare di arricchirsi della schiavitù altrui, tornando indietro nel tempo e rinunciando alle conquiste civili raggiunte dal nostro secolo. Lo Stato pappone poi non risolverà nemmeno il problema del Pil. Tanto varrebbe allora legalizzare le mafie e le loro attività se il principio da seguire è fare cassa, ma che ragionamenti sono?».

Von der Leyen punge Zelensky sul petrolio ma lui la gela subito: «Parlate con Orbán»
Ursula von der Leyen e Volodymyr Zelensky (Ansa)
  • Ursula von der Leyen chiede che venga riparato l’oleodotto Druzhba, distrutto dai russi. Impossibile per Kiev a livello di costi e vite.
  • Torna in mare la Sumud Flotilla e con lei parte pure Open Arms.

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Famiglia nel bosco, gli assistenti sociali chiamano l’avvocato
Famiglia Trevallion (Ansa)
  • Per l’ufficio pubblico che li dirige serve un legale per proteggere dalla «cattiva stampa» chi è coinvolto nel caso. A nostre spese.
  • Si mettono in croce le forze dell’ordine ma si fa spallucce con altri servitori dello Stato.

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Grazie alla «Verità» il perito ostile è a rischio
Ansa
Gli avvocati dei Trevallion: «Violati principi di imparzialità, valuteremo se la psicologa Valentina Garrapetta aveva i requisiti». Nella domanda di ricusazione avanzata al Tribunale dei minori ci sono i nostri articoli. Chiesta anche la sospensione dell’allontanamento dei tre figli.

Dopo lo scoop della Verità sui suoi post su Facebook, il team legale dalla famiglia Trevallion ha depositato un’istanza di ricusazione nei confronti di Valentina Garrapetta, la psicologa trentenne scelta come ausiliaria dalla psichiatra Simona Ceccoli, nominata consulente tecnica d’ufficio dal Tribunale dei minori dell’Aquila sul caso dei tre bambini della famiglia nel bosco. Come raccontato dalla Verità, la Garrapetta, scelta per svolgere i test psicologici sui genitori e sui bambini, aveva pubblicato sui suoi social dei commenti durissimi nei confronti della vicenda. Post che per i difensori e i professionisti che affiancano i Trevallion nella battaglia per ricongiungere la famiglia, costituiscono un pregiudizio che fa venire meno la terzietà della psicologa.

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Da sorteggiata al Csm come indipendente ho scosso le correnti ora aggrappate al No
Monica Marchionni
La testimonianza che smonta le bugie di chi contesta la riforma: l’estrazione era accettata purché non infastidisse il sistema.

Mi presento: mi chiamo Monica Marchionni e sono in magistratura da oltre 30 anni. Sono un magistrato di provincia, anzi, nella considerazione dei più un magistrato di «serie Z» perché mi occupo della fase esecutiva, cioè di quella fase di cui non interessa niente a nessuno, ovvero dell’esecuzione della pena.

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