Legalizzazione prostituzione, Pro Vita & Famiglia: «Il corpo non si vende caro governatore Fontana»

«Il corpo non si vende. La schiavitù e lo sfruttamento non possono diventare un business caro governatore della Regione Lombardia e non possiamo accettare che venga trasformata in lavoro la prostituzione» hanno dichiarato Toni Brandi e Jacopo Coghe, presidente e vice presidente di Pro Vita e Famiglia, in merito al sì del presidente della Lombardia Attilio Fontana alla legalizzazione della prostituzione durante la trasmissione radiofonica La Zanzara di ieri.

«Affermare di essere sicuro della rielezione dopo questa proposta, poi, ci mostra un triste quadro sul senso della politica oggi: il bene comune dovrebbe essere un concetto che va ben oltre la quadratura delle finanze dello Stato o del consenso elettorale. Liberare le donne dalla violenza è anche liberare le donne dalla prostituzione dei propri corpi, venduti come merce e messi all'asta dei desideri di uomini che le oggettualizzano. Vincerà rispetto al mercato la donna che farà il prezzo più stracciato?» hanno aggiunto Brandi e Coghe.

«Sia chiaro - hanno concluso - non si tratta di lasciare questa situazione nelle mani della delinquenza come ha detto il Governatore: le donne in difficoltà vanno aiutate e sostenute per uscire dal circolo della prostituzione e vanno perseguiti sia gli sfruttatori che i 'clienti'. Legalizzare significherebbe accettare di arricchirsi della schiavitù altrui, tornando indietro nel tempo e rinunciando alle conquiste civili raggiunte dal nostro secolo. Lo Stato pappone poi non risolverà nemmeno il problema del Pil. Tanto varrebbe allora legalizzare le mafie e le loro attività se il principio da seguire è fare cassa, ma che ragionamenti sono?».

Da domani, coprifuoco alle 23 (poi abolito in tre Regioni bianche): scatterà dalle 24 il 7 giugno, sparirà dappertutto il 21. Addio all'Rt, sostituito dal tasso di saturazione dei nosocomi. Ok a ristoranti al chiuso pure a cena, cerimonie e centri commerciali nei weekend
Ansa

Siccome gli sbarchi dei migranti sono in aumento (dall'inizio di maggio sono arrivate oltre 4.000 persone), al Viminale hanno rispolverato due vecchi piani di emergenza, che già nel passato non sono serviti a nulla, se non a incentivare gli arrivi. Il primo consiste nelle navi quarantena, un modo per stipare i profughi e nasconderli agli occhi delle telecamere, provvedendo lentamente poi a rilasciarli sul territorio nazionale senza che nessuno se ne accorga.

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