
Le indiscrezioni delle scorse ore, anticipate martedì dalla Verità, sono confermate: anche il centrodestra ha pronto un suo disegno di legge contro le violenze alle persone omosessuali. L'iniziativa, promossa dalla Lega di Matteo Salvini ma espressione unitaria del centrodestra di governo, si configura a tutti gli effetti come una alternativa del ddl Zan, pur perseguendo un fine analogo: quello di rafforzare le tutele per le persone vittima di aggressioni e discriminazioni. Ben diverso è però il metodo che ispira tale proposta, vale a dire quello di concentrarsi solamente sull'inasprimento delle pene, senza pertanto tirare in ballo né il perseguimento delle idee né iniziative nelle scuole.
Il testo, preparato dagli uffici legislativi, prima di essere presentato è stato visionato ieri pomeriggio per le ultime limature dal leghista Andrea Ostellari e da Licia Ronzulli di Forza Italia. In tutti questi passaggi non è stato coinvolto il primo oppositore del ddl Zan, il senatore Simone Pillon. La legge che propone il centrodestra appare molto scarna - pochi articoli, contro i dieci della legge dem - e spoglia dei riferimenti cari al mondo Lgbt, a partire dall'identità di genere. Essa integra semplicemente l'articolo 61 del codice penale, quello che delle circostanze aggravanti, inasprendo le pene per i responsabili di violenze contro varie categorie vulnerabili, tra cui soggetti disabili e di orientamento gay.
Informata per sommi capi della nuova iniziativa, che con ogni probabilità vedrà l'adesione pure di Udc e Cambiamo!, che non hanno partecipato alla sua redazione, Giorgia Meloni ha espresso apprezzamento. «Mi sembra una iniziativa intelligente», sono state le parole della leader di Fratelli d'Italia. Viceversa, a sinistra la mossa del centrodestra sta suscitando nervosismo. Già martedì, su Twitter, il promotore della norma arcobaleno, Alessandro Zan, rimproverava a Salvini una sorta di ripensamento puramente tattico: «Ha cambiato idea? Non aveva altre priorità? Faccia pace con sé stesso e conservi un briciolo di coerenza. Il ddl Zan è pronto per essere votato e diventare legge. Basta speculare sui diritti umani».
Via i corsi gender
Allo stesso modo, ospite di Un Giorno da Pecora, ieri su Rai Radio1 Zan non ha confermato ma neppure escluso la volontà di portare il suo testo subito in aula, interrompendo la trattazione in calendario in seno alla commissione Giustizia presieduta da Ostellari: «Se ci sono le firme per portare il ddl direttamente in aula? È una delle opzioni previste dal regolamento del Senato. Mi pare che le firme ci siano, però ora attendiamo di capire come andrà in commissione: io sono per dare la possibilità di discuterne».
«Se invece ci sarà un atteggiamento ostruzionistico per tenere tutto nelle sabbie mobili e di non consentire alla legge di esser votata», ha subito aggiunto il dem, «a quel punto la conferenza dei capigruppo al Senato si può riunire e, a maggioranza, può decidere di portare la legge fuori dalla commissione per votarla in aula». Zan non pare insomma intenzionato ad alcun negoziato, che considera una mera perdita di tempo: «L'obbiettivo è affossare la legge». In realtà, il punto vero, e Zan lo sa bene, è un altro e non riguarda i tempi di approvazione, bensì i contenuti.
Se la mossa di Salvini e del centrodestra venisse accolta come mediazione, disinnescherebbe infatti l'intero portato ideologico dell'attuale norma contro l'omobitransfobia: via il gender nelle scuole, via la differenziazione tra sesso biologico e genere, via le modifiche integrative alla legge Reale-Mancino, quelle cioè che andrebbero a sanzionare in modo pesante sia i singoli sia le associazioni che fossero sorpresi a propagandare «idee» disallineate al pensiero Lgbt. Ecco che quindi, adesso, vengono ad aprirsi scenari nuovi che, considerando le critiche al ddl Zan di tanti tra politici ed attivisti di sinistra (da Anna Paola Concia ad Aurelio Mancuso, da Marina Terragni a Luciana Piddiu), lasciano ben poche chance che esso possa esser approvato così com'è. Ne consegue come l'iniziativa del centrodestra, a prima vista una mano tesa, nei fatti possa far definitivamente affondare la legge contro l'omobitransfobia; anche perché toglie ai suoi promotori il loro argomento forte - quello della lotta alle discriminazioni -, trascinandoli per la prima volta sugli effettivi contenuti più critici della legge bavaglio.
Senza alibi
Finora, infatti, i sostenitori del ddl Zan hanno sempre affermato che lo scopo della proposta era quello di condannare più duramente le violenze ai danni di persone omosessuali o trans, così che costoro possano sentirsi più tutelati. Posto che in realtà l'emergenza omofobia, al di là di singoli casi e con una media di meno di trenta aggressioni annue - secondo l'Oscad, operativo presso il Viminale - non è mai stata ben documentata, grazie all'iniziativa del centrodestra quel problema non si pone più. Se si intende rafforzare le tutele per chi subisce violenza per il proprio orientamento sessuale, la legge ora c'è. Il punto è che il ddl Zan ha ben altre mire: prevede limitazioni alla libertà, promuove indottrinamento, veicola ideologia. Ma chi sposa quelle intenzioni ora non ha più alibi. Dovrà giocare a carte scoperte.












