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2019-12-06
A Bibbiano le vittime sono i bimbi non il Pd
iStock
- Andrea Carletti, ancora indagato per falso e abuso d'ufficio, si lagna a mezzo stampa: «Mi hanno crocifisso e trattato da orco». Il suo partito e la gran parte dei giornali gli danno man forte. Anche se ha sostenuto un sistema che ha rovinato la vita ai piccoli.
- Don Luigi Ciotti pubblicava i libri di Claudio Foti. Ora difende la macchina degli affidi. Per il Gruppo Abele del prete militante «Angeli e demoni» è solo «macchina del fango».
Lo speciale comprende due articoli.
Dice che lo hanno «crocifisso per prendere voti». Lamenta di essere stato trasformato in poche ore «in orco e poi in mostro». Parla di «macchina del fango». Accusa i «barbari del Web» che «pretendevano il mio linciaggio». E poi vola alto: «Non ho temuto per me: mi spaventano la violenza trasformata in idea e la diffamazione presentata come autorevolezza». Andrea Carletti, da ieri, può tornare a tutti gli effetti a fare il sindaco di Bibbiano per il Partito democratico, da cui si era autosospeso. Da ieri, soprattutto, ha cominciato a esibire le stimmate, a presentarsi come un innocente perseguitato da una giustizia malata, da pm con la bava alla bocca e da avversari politici desiderosi di vederlo bruciare sul rogo.
I colleghi del Pd lo aiutano a disegnare l'autoritratto con corona di spine, e ne approfittano per fare un po' le vittime anche loro. «Nessuno risarcirà la nostra comunità», grida a Repubblica Francesca Bedogni, sindaco di Cavriago. «Siamo vittime di una campagna oscena, umana e sociale. Crocifissi dalla piazza contro ogni principio di innocenza: speriamo serva da lezione. Se media e politica trasformano la giustizia in un killer per le eliminare le persone, la democrazia è un sacco vuoto». Bel predicozzo, non c'è che dire. E i giornali amici danno man forte: finalmente si sono decisi a rimettere il caso Bibbiano in prima pagina, ma solo per sostenere che si trattava solo di una montatura, di «circo mediatico giudiziario», come ringhia il deputato del Pd Stefano Ceccanti.
«E allora Bibbiano?», titola sprezzante il Foglio. «Il giorno dopo a Bibbiano dove l'orco non c'è più», dà di gomito Repubblica. Il Riformista la spara grossa: «La Cassazione su Bibbiano. I demoni non erano demoni». A nessuno sembra interessare il fatto che Andrea Carletti non è stato assolto. Gli hanno levato una misura cautelare che sarebbe comunque scaduta fra pochi giorni, non era già più in arresto anche perché non c'era pericolo che reiterasse il reato.
Intanto resta indagato per reati pesanti, falso e abuso d'ufficio, su cui la Cassazione non si è espressa, poiché non era stata chiamata ad esprimersi sul merito della vicenda, ma solo sulle misure cautelari. Che i festeggiamenti siano fuori luogo, però, l'abbiamo già detto. Quel che la giornata di ieri lascia sul bagnasciuga è uno strato limaccioso di ipocrisia, e un bel carico d'irritazione. Perché è semplicemente vergognoso sostenere che, nel «caso Bibbiano», le vittime siano Carletti e il Partito democratico. A differenza di tanti altri politici che sono stati trascinati (anche dal Pd) attorno alle mura di Troia allacciati al carro della vergogna, Carletti - proprio in virtù della sua appartenenza politica - è stato trattato con i guanti. Di lana un po' ruvida magari, ma sempre guanti. Il suo partito lo ha difeso dal primo momento. Alla festa dell'Unità di Bibbiano distribuivano spillette a sostegno del sindaco perseguitato. Tutti i giornali progressisti (e non solo) hanno accuratamente evitato di mostrificarlo, anzi spesso hanno dedicato reportage ai poveri bibbianesi finiti nel tritacarne dell'odio leghista (Il Venerdì di Repubblica e La Stampa, tanto per citare un paio di esempi).
Crocifisso dove, dunque? Nessuno, dopo la prima fuga di notizie sull'inchiesta, lo ha mai dipinto come un molestatore di bambini. Anzi, l'intera sinistra ha cercato di far passare le accuse nei suoi confronti come fatti di poco conto. Ma la verità è un'altra. Anche se Carletti non fosse colpevole di abuso d'ufficio e falso (cosa ancora tutta da dimostrare, dato che il processo non c'è stato e le indagini sono ancora in corso), su di lui grava una notevole responsabilità politica. Era presente a convegni, inaugurazioni ed eventi con i principali protagonisti dell'inchiesta. Parlava con loro al telefono e si dava da fare per rimediare una nuova sede per le terapie di Hansel e Gretel dopo che il centro La Cura era finito nel mirino degli investigatori. Nel programma elettorale presentava il modello Bibbiano sugli affidi come un'eccellenza. Significa che, per lo meno, ha sponsorizzato e sostenuto un sistema marcio, ha dato corda a persone che toglievano i bambini alle famiglie naturali per darli in affido a loro amici.
Già, i bambini. A nominarli si viene trattati come parrucconi che spargono retorica stantia. E invece tocca ribadire ogni giorno che le vere vittime sono loro: i piccoli e le loro famiglie. Vittima è la bambina affidata a una coppia di lesbiche che la maltrattava, la insultava e la abbandonava sotto la pioggia tra urla e strepiti. Vittima è il piccolo tolto ai genitori accusati di molestarlo e mandato in una famiglia affidataria dove un ragazzino più grande lo ha violentato per davvero. Vittime sono i bimbi a cui hanno modificato i disegni per strapparli a mamma e papà.
Secondo il gip di Reggio Emilia (un giudice, non un pm), Carletti ha offerto «copertura politica continuativa e sistematica» a un sistema che permetteva orrori come questi. Che sottoponeva i bambini a sedute di terapia giudicate - del tribunale del Riesame di Bologna (un altro giudice, non un pm) - forzate e invasive. Tutte schifezze su cui il Pd e l'intero mondo progressista non hanno detto mezza parola.
Vadano a dirlo alle famiglie spezzate della Val d'Enza, che Carletti e i democratici sono vittime. E ascoltino la loro risposta, se ne hanno il coraggio.
Don Ciotti pubblicava i libri di Foti. Ora difende la macchina degli affidi
Don Luigi Ciotti «assolve» il sistema Bibbiano. Anzi, lo promuove e lo rilancia con un convegno, che il Gruppo Abele organizza a Torino fino all'8 dicembre: Minori, famiglie, servizi. Ricostruire la fiducia.
L'apice di questo ribaltamento della realtà lo raggiunge Animazione sociale, la rivista dell'associazione fondata negli anni Settanta dal sacerdote attivista. Nel presentare il convegno, la testata ha liquidato lo scandalo di Bibbiano come una «macchina del fango», scatenata «a pieni giri, [...] travolgendo tutto il lavoro che, a tutela dei diritti dei bambini e delle bambine, delle ragazze e dei ragazzi, svolgono servizi, istituzioni, comunità educative, famiglie accoglienti». In questa galassia di benefattori, vittime delle propaganda sovranista, rientra Hansel e Gretel, l'associazione di Claudio Foti? Lo domandiamo, perché lo psicoterapeuta (che non è laureato in psicologia e ha goduto di una sanatoria per accedere all'albo) è una vecchia conoscenza del Gruppo Abele.
La casa editrice della onlus del prete antimafia, infatti, aveva inaugurato una collana «in collaborazione con il centro studi Hansel e Gretel», che sul sito stesso del Gruppo viene lodata in quanto «attiva da più di 20 anni sui temi di tutela dei minori». E che tutela... Ma chi era l'autore del testo pubblicato nel 2012, La mente abbraccia il cuore? Ovvio: Foti. Lo si può ancora acquistare, al prezzo di 16 euro. Il libro era stato anche presentato nel 2014 a Salerno, con il beneplacito dell'Ordine degli avvocati e alla presenza di alcuni magistrati. Foti profeta tra toghe ed esperti giuridici.
Nel 2013, il Gruppo Abele aveva organizzato con Hansel e Gretel un corso a Torino sulla «comunità mamma-bambino», rivolto «alle operatrici e agli operatori impegnati nell'accoglienza residenziale di donne e bambini che hanno vissuto stati di disagio, vulnerabilità sociale, maltrattamento o abuso». E per la partecipazione al corso erano richiesti 150 euro a persona.
Nel 2016, sempre nel capoluogo piemontese, è stata la volta del Progetto spiragli, con tanto di convegno che includeva un intervento di Foti. Insomma, essendo Luigi Ciotti un sacerdote - anche se non ama vestirsi come tale - viene da esclamare: da che pulpito arriva la predica sulla «macchina del fango» contro Bibbiano e il radioso sistema dei servizi sociali.
Eppure, proprio in Piemonte, la Regione di Ciotti e di Hansel e Gretel, su impulso della Giunta di centrodestra, è stata messa in piedi una Commissione d'indagine regionale che sta evidenziando diverse potenziali anomalie. Come ha rilevato Maurizio Marrone, capogruppo di Fdi in Consiglio, ci sono «oltre 2.500 bambini allontanati dalle loro famiglie, per una media del 3,9 per mille su tutta la popolazione minorile della Regione, una percentuale terrificante rispetto al dato nazionale del 2,7 per mille. La dice lunga, infine, che appena il 14,5% di tutti i minori sottratti alle famiglie sia stato allontanato per sospetto abuso o maltrattamento, mentre il 40% invece per trascuratezza, incuria o sistemi educativi non rispondenti alle necessità del bambino, ovviamente a discrezionale giudizio dei cosiddetti operatori sociali». Ovvero, per motivi economici. Ma lo Stato non dovrebbe rimuovere quelli, anziché rimuovere i bimbi dalle loro case?
Il gruppo consiliare di Fratelli d'Italia aveva denunciato vari episodi di allontanamenti dubbi. Il più clamoroso a Torino, dove un minore era stato affidato a due omosessuali. «Anche qui, come a Bibbiano», aveva segnalato Marrone, «a gestire l'affido alle coppie gay, come consulente interna, c'è un'assistente sociale del Comune che è contemporaneamente attivista Lgbt, fondatrice dell'associazione Famiglie arcobaleno: Maria Tina Scarano». Per questi motivi, Marrone ha accusato don Ciotti di non conoscere la vera situazione degli affidi in Regione: «Altrimenti non accetterebbe mai di mettere la faccia sul sistema piemontese insieme alla galassia Cismai». E magari la rivista del suo Gruppo Abele ci penserebbe due volte, prima di lamentarsi per le presunte «semplificazioni e delegittimazioni» sull'inchiesta Angeli e demoni. Visto che don Ciotti si vanta di essere sensibile agli «ultimi», non gli dovrebbe essere difficile vedere chi sono, in questa storiaccia, i più vulnerabili, le vere vittime di una «macchina» perversa: i bimbi strappati a mamme e papà.
Andrea Carletti, ancora indagato per falso e abuso d'ufficio, si lagna a mezzo stampa: «Mi hanno crocifisso e trattato da orco». Il suo partito e la gran parte dei giornali gli danno man forte. Anche se ha sostenuto un sistema che ha rovinato la vita ai piccoli.Don Luigi Ciotti pubblicava i libri di Claudio Foti. Ora difende la macchina degli affidi. Per il Gruppo Abele del prete militante «Angeli e demoni» è solo «macchina del fango». Lo speciale comprende due articoli. Dice che lo hanno «crocifisso per prendere voti». Lamenta di essere stato trasformato in poche ore «in orco e poi in mostro». Parla di «macchina del fango». Accusa i «barbari del Web» che «pretendevano il mio linciaggio». E poi vola alto: «Non ho temuto per me: mi spaventano la violenza trasformata in idea e la diffamazione presentata come autorevolezza». Andrea Carletti, da ieri, può tornare a tutti gli effetti a fare il sindaco di Bibbiano per il Partito democratico, da cui si era autosospeso. Da ieri, soprattutto, ha cominciato a esibire le stimmate, a presentarsi come un innocente perseguitato da una giustizia malata, da pm con la bava alla bocca e da avversari politici desiderosi di vederlo bruciare sul rogo. I colleghi del Pd lo aiutano a disegnare l'autoritratto con corona di spine, e ne approfittano per fare un po' le vittime anche loro. «Nessuno risarcirà la nostra comunità», grida a Repubblica Francesca Bedogni, sindaco di Cavriago. «Siamo vittime di una campagna oscena, umana e sociale. Crocifissi dalla piazza contro ogni principio di innocenza: speriamo serva da lezione. Se media e politica trasformano la giustizia in un killer per le eliminare le persone, la democrazia è un sacco vuoto». Bel predicozzo, non c'è che dire. E i giornali amici danno man forte: finalmente si sono decisi a rimettere il caso Bibbiano in prima pagina, ma solo per sostenere che si trattava solo di una montatura, di «circo mediatico giudiziario», come ringhia il deputato del Pd Stefano Ceccanti. «E allora Bibbiano?», titola sprezzante il Foglio. «Il giorno dopo a Bibbiano dove l'orco non c'è più», dà di gomito Repubblica. Il Riformista la spara grossa: «La Cassazione su Bibbiano. I demoni non erano demoni». A nessuno sembra interessare il fatto che Andrea Carletti non è stato assolto. Gli hanno levato una misura cautelare che sarebbe comunque scaduta fra pochi giorni, non era già più in arresto anche perché non c'era pericolo che reiterasse il reato. Intanto resta indagato per reati pesanti, falso e abuso d'ufficio, su cui la Cassazione non si è espressa, poiché non era stata chiamata ad esprimersi sul merito della vicenda, ma solo sulle misure cautelari. Che i festeggiamenti siano fuori luogo, però, l'abbiamo già detto. Quel che la giornata di ieri lascia sul bagnasciuga è uno strato limaccioso di ipocrisia, e un bel carico d'irritazione. Perché è semplicemente vergognoso sostenere che, nel «caso Bibbiano», le vittime siano Carletti e il Partito democratico. A differenza di tanti altri politici che sono stati trascinati (anche dal Pd) attorno alle mura di Troia allacciati al carro della vergogna, Carletti - proprio in virtù della sua appartenenza politica - è stato trattato con i guanti. Di lana un po' ruvida magari, ma sempre guanti. Il suo partito lo ha difeso dal primo momento. Alla festa dell'Unità di Bibbiano distribuivano spillette a sostegno del sindaco perseguitato. Tutti i giornali progressisti (e non solo) hanno accuratamente evitato di mostrificarlo, anzi spesso hanno dedicato reportage ai poveri bibbianesi finiti nel tritacarne dell'odio leghista (Il Venerdì di Repubblica e La Stampa, tanto per citare un paio di esempi). Crocifisso dove, dunque? Nessuno, dopo la prima fuga di notizie sull'inchiesta, lo ha mai dipinto come un molestatore di bambini. Anzi, l'intera sinistra ha cercato di far passare le accuse nei suoi confronti come fatti di poco conto. Ma la verità è un'altra. Anche se Carletti non fosse colpevole di abuso d'ufficio e falso (cosa ancora tutta da dimostrare, dato che il processo non c'è stato e le indagini sono ancora in corso), su di lui grava una notevole responsabilità politica. Era presente a convegni, inaugurazioni ed eventi con i principali protagonisti dell'inchiesta. Parlava con loro al telefono e si dava da fare per rimediare una nuova sede per le terapie di Hansel e Gretel dopo che il centro La Cura era finito nel mirino degli investigatori. Nel programma elettorale presentava il modello Bibbiano sugli affidi come un'eccellenza. Significa che, per lo meno, ha sponsorizzato e sostenuto un sistema marcio, ha dato corda a persone che toglievano i bambini alle famiglie naturali per darli in affido a loro amici. Già, i bambini. A nominarli si viene trattati come parrucconi che spargono retorica stantia. E invece tocca ribadire ogni giorno che le vere vittime sono loro: i piccoli e le loro famiglie. Vittima è la bambina affidata a una coppia di lesbiche che la maltrattava, la insultava e la abbandonava sotto la pioggia tra urla e strepiti. Vittima è il piccolo tolto ai genitori accusati di molestarlo e mandato in una famiglia affidataria dove un ragazzino più grande lo ha violentato per davvero. Vittime sono i bimbi a cui hanno modificato i disegni per strapparli a mamma e papà. Secondo il gip di Reggio Emilia (un giudice, non un pm), Carletti ha offerto «copertura politica continuativa e sistematica» a un sistema che permetteva orrori come questi. Che sottoponeva i bambini a sedute di terapia giudicate - del tribunale del Riesame di Bologna (un altro giudice, non un pm) - forzate e invasive. Tutte schifezze su cui il Pd e l'intero mondo progressista non hanno detto mezza parola. Vadano a dirlo alle famiglie spezzate della Val d'Enza, che Carletti e i democratici sono vittime. E ascoltino la loro risposta, se ne hanno il coraggio. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/le-vittime-sono-i-bambini-non-il-sindaco-pd-2641527526.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="don-ciotti-pubblicava-i-libri-di-foti-ora-difende-la-macchina-degli-affidi" data-post-id="2641527526" data-published-at="1780154171" data-use-pagination="False"> Don Ciotti pubblicava i libri di Foti. Ora difende la macchina degli affidi Don Luigi Ciotti «assolve» il sistema Bibbiano. Anzi, lo promuove e lo rilancia con un convegno, che il Gruppo Abele organizza a Torino fino all'8 dicembre: Minori, famiglie, servizi. Ricostruire la fiducia. L'apice di questo ribaltamento della realtà lo raggiunge Animazione sociale, la rivista dell'associazione fondata negli anni Settanta dal sacerdote attivista. Nel presentare il convegno, la testata ha liquidato lo scandalo di Bibbiano come una «macchina del fango», scatenata «a pieni giri, [...] travolgendo tutto il lavoro che, a tutela dei diritti dei bambini e delle bambine, delle ragazze e dei ragazzi, svolgono servizi, istituzioni, comunità educative, famiglie accoglienti». In questa galassia di benefattori, vittime delle propaganda sovranista, rientra Hansel e Gretel, l'associazione di Claudio Foti? Lo domandiamo, perché lo psicoterapeuta (che non è laureato in psicologia e ha goduto di una sanatoria per accedere all'albo) è una vecchia conoscenza del Gruppo Abele. La casa editrice della onlus del prete antimafia, infatti, aveva inaugurato una collana «in collaborazione con il centro studi Hansel e Gretel», che sul sito stesso del Gruppo viene lodata in quanto «attiva da più di 20 anni sui temi di tutela dei minori». E che tutela... Ma chi era l'autore del testo pubblicato nel 2012, La mente abbraccia il cuore? Ovvio: Foti. Lo si può ancora acquistare, al prezzo di 16 euro. Il libro era stato anche presentato nel 2014 a Salerno, con il beneplacito dell'Ordine degli avvocati e alla presenza di alcuni magistrati. Foti profeta tra toghe ed esperti giuridici. Nel 2013, il Gruppo Abele aveva organizzato con Hansel e Gretel un corso a Torino sulla «comunità mamma-bambino», rivolto «alle operatrici e agli operatori impegnati nell'accoglienza residenziale di donne e bambini che hanno vissuto stati di disagio, vulnerabilità sociale, maltrattamento o abuso». E per la partecipazione al corso erano richiesti 150 euro a persona. Nel 2016, sempre nel capoluogo piemontese, è stata la volta del Progetto spiragli, con tanto di convegno che includeva un intervento di Foti. Insomma, essendo Luigi Ciotti un sacerdote - anche se non ama vestirsi come tale - viene da esclamare: da che pulpito arriva la predica sulla «macchina del fango» contro Bibbiano e il radioso sistema dei servizi sociali. Eppure, proprio in Piemonte, la Regione di Ciotti e di Hansel e Gretel, su impulso della Giunta di centrodestra, è stata messa in piedi una Commissione d'indagine regionale che sta evidenziando diverse potenziali anomalie. Come ha rilevato Maurizio Marrone, capogruppo di Fdi in Consiglio, ci sono «oltre 2.500 bambini allontanati dalle loro famiglie, per una media del 3,9 per mille su tutta la popolazione minorile della Regione, una percentuale terrificante rispetto al dato nazionale del 2,7 per mille. La dice lunga, infine, che appena il 14,5% di tutti i minori sottratti alle famiglie sia stato allontanato per sospetto abuso o maltrattamento, mentre il 40% invece per trascuratezza, incuria o sistemi educativi non rispondenti alle necessità del bambino, ovviamente a discrezionale giudizio dei cosiddetti operatori sociali». Ovvero, per motivi economici. Ma lo Stato non dovrebbe rimuovere quelli, anziché rimuovere i bimbi dalle loro case? Il gruppo consiliare di Fratelli d'Italia aveva denunciato vari episodi di allontanamenti dubbi. Il più clamoroso a Torino, dove un minore era stato affidato a due omosessuali. «Anche qui, come a Bibbiano», aveva segnalato Marrone, «a gestire l'affido alle coppie gay, come consulente interna, c'è un'assistente sociale del Comune che è contemporaneamente attivista Lgbt, fondatrice dell'associazione Famiglie arcobaleno: Maria Tina Scarano». Per questi motivi, Marrone ha accusato don Ciotti di non conoscere la vera situazione degli affidi in Regione: «Altrimenti non accetterebbe mai di mettere la faccia sul sistema piemontese insieme alla galassia Cismai». E magari la rivista del suo Gruppo Abele ci penserebbe due volte, prima di lamentarsi per le presunte «semplificazioni e delegittimazioni» sull'inchiesta Angeli e demoni. Visto che don Ciotti si vanta di essere sensibile agli «ultimi», non gli dovrebbe essere difficile vedere chi sono, in questa storiaccia, i più vulnerabili, le vere vittime di una «macchina» perversa: i bimbi strappati a mamme e papà.
Al Forum delle Autonomie di Napoli l'associazione che riunisce quasi 5.000 enti locali rilancia il tema dell'autonomia territoriale. Al centro la contestazione del nuovo elenco dei Comuni montani e il nodo del reclutamento nella pubblica amministrazione.
A trent'anni dalla sua nascita, Asmel torna a rivendicare un ruolo centrale per i Comuni italiani e rilancia il confronto sul futuro delle autonomie locali. Lo ha fatto a Napoli, dove si è svolto il Forum delle Autonomie, appuntamento che ha riunito i rappresentanti della rete associativa che conta 4.886 enti locali aderenti.
Nel corso dell'iniziativa, il segretario generale di Asmel, Francesco Pinto, ha ribadito la visione che ha accompagnato la crescita dell'associazione fin dalla sua fondazione. «Trent'anni fa la Rete Asmel è nata con l'idea che i Comuni non fossero una periferia amministrativa, ma il cuore operativo della Repubblica», ha affermato, sottolineando come nel tempo l'organizzazione si sia sviluppata come una rete nazionale impegnata nella difesa dell'autonomia e della capacità decisionale dei territori.
Tra i temi più discussi durante il Forum c'è stata la vicenda del nuovo elenco dei Comuni montani approvato dal governo lo scorso febbraio. Secondo Asmel, il provvedimento ha escluso 641 Comuni dalle agevolazioni e dai contributi previsti per le aree montane, applicando criteri che non sarebbero in grado di rappresentare la reale situazione dei territori interessati. L'associazione ha sostenuto i ricorsi presentati al Tar del Lazio da diversi enti locali contro il provvedimento, chiedendone la sospensione. L'obiettivo è evitare che i Comuni esclusi perdano risorse considerate fondamentali per la manutenzione del territorio e per il funzionamento dei servizi amministrativi.
Pinto ha contestato in particolare i parametri utilizzati per definire i Comuni montani. A suo giudizio, il governo avrebbe preso in considerazione esclusivamente fattori come altitudine e pendenza del territorio, trascurando altri indicatori legati alla fragilità economica e sociale delle comunità locali. Tra gli esempi citati, quello di Ercolano, inserito nell'elenco nonostante sia una città costiera, poiché il suo territorio si estende fino alle pendici del Vesuvio.
Un altro tema affrontato nel corso della giornata è stato quello del reclutamento nella pubblica amministrazione. In collegamento video è intervenuto il presidente dell'Aran, Antonio Naddeo, che ha richiamato l'attenzione sulle sfide legate al ricambio generazionale. Secondo le stime ricordate durante il Forum, entro il 2033-2034 circa un milione di dipendenti pubblici raggiungerà l'età pensionabile. Per Naddeo, i Comuni dovranno assumere un ruolo più attivo nelle politiche di assunzione, superando l'approccio tradizionale basato sull'attesa dei candidati ai concorsi pubblici. In questo contesto è stato richiamato il progetto dell'Elenco Idonei Asmel, che secondo l'associazione ha già consentito circa 1.700 assunzioni attraverso procedure condivise tra enti locali. Il presidente dell'Aran ha inoltre sottolineato l'importanza della collaborazione tra istituzioni, associazioni e università per favorire l'innovazione nella pubblica amministrazione, evidenziando il valore della condivisione di esperienze e competenze tra gli enti.
A chiudere il Forum è stato il presidente di Asmel, Giovanni Caggiano, che ha rivendicato il ruolo della rete associativa nel rafforzare la cooperazione tra i Comuni. «In trent'anni Asmel ha dimostrato che i Comuni, quando fanno rete, non sono l'anello debole del sistema istituzionale, ma la sua forza più concreta», ha dichiarato.
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Nell'era dell'I.A. applicata ai sistemi missilistici e ai droni, le vecchie categorie dottrinali crollano. Quando la morte è affidata a un click automatizzato che può cancellare intere popolazioni, l'unica alternativa reale alla distruzione totale è il negoziato a oltranza.