Pubblichiamo l’ultima puntata dell’inchiesta sulle scuole che non sono a norma contro il terremoto con tutte le strutture a rischio in Umbria, Abruzzo e Basilicata.

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La scuola in cui mandiamo nostro figlio è sicura? È a norma in caso di terremoto? Sono domande che le famiglie italiane non dovrebbero farsi e che nella maggior parte dei casi non si pongono perché confidano nelle leggi messe a punto dallo Stato e nelle verifiche dei suoi controllori. Soprattutto se ci si trova in zone a rischio sismico. D’altra parte l’Italia paga con una certa inquietante regolarità il suo tributo alla violenza delle scosse. E ogni volta, dopo la conta delle vittime, le promesse di fare di più in termini di prevenzione non si contano. Le immagini di Amatrice rasa al suolo e dei Comuni dell’Italia centrale distrutti la notte del 24 agosto 2016 sono ancora negli occhi di tutti. E quattro anni prima era toccato all’Emilia. Nel 2009 invece era stata l’Aquila a piangere, mentre nel 2002, in Molise, a crollare era stata proprio una scuola. San Giuliano di Puglia perse un’insegnante e 27 piccoli alunni, mentre i loro compagni vennero estratti miracolosamente dalle macerie. Proprio in seguito a quella tragedia vennero partorite nuove norme e nuovi obblighi burocratici. Eppure, a 16 anni di distanza, le verifiche di vulnerabilità sismica sono ignorate in quasi tutte le Regioni d’Italia per un totale di oltre 4.000 scuole. ì

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