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2020-12-01
Le Regioni vanno in soccorso dello sci ma per i giallorossi sono solo capricci
Alberto Cirio (Nicolò Campo/LightRocket via Getty Images)
Arriva il dpcm natalizio, e per gli italiani la minestra da digerire è sempre la solita: confusione, caos, conferme, smentite. Le (quasi) certezze, nella marea di indiscrezioni che come sempre circolano prima del varo di ogni dpcm, sono poche: il nuovo decreto dovrà essere firmato dal premier Giuseppe Conte entro la mezzanotte del 3 dicembre, e resterà in vigore fino alla fine delle festività; il coprifuoco resterà alle 22, nonostante in molti, dentro e fuori il governo, chiedano un po' di elasticità almeno per le sere della vigilia di Natale e di Capodanno; le diocesi faranno in modo che le celebrazioni del 24 dicembre siano anticipate, per venire incontro alle esigenze dei fedeli costretti a tornare a casa entro le 22; non ci si potrà muovere neanche tra Regioni «gialle», salvo deroghe ancora allo studio del governo, come ad esempio per gli studenti fuori sede, per chi deve raggiungere i familiari e così via. Ieri pomeriggio si è riunita in video la Conferenza delle Regioni per discutere delle proposte da portare al governo in vista del prossimo dpcm con le misure anti Covid. Domani, il ministro della Salute, Roberto Speranza, illustrerà il testo in Parlamento: restano poche ore per sciogliere gli ultimi nodi.
Oggi, ci sarà il confronto tra le Regioni e il governo, ma a sentire il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, la rotta è già tracciata, ed è all'insegna del rigore. Dunque, difficilmente verranno accolte richieste come quella di tenere aperti i ristoranti la sera, almeno nei giorni festivi, e quella di riaprire, seppure con mille limiti, gli impianti sciistici: «Se decidiamo che c'è un limite di orario per gli spostamenti», dice Boccia a Rainwes24, «si torna a casa indipendentemente da quello che c'è da fare. L'inizio del nuovo anno si festeggia a casa, se in cambio hai protetto la salute».
«Riteniamo», spiega il presidente della Liguria, Giovanni Toti, vicepresidente della Conferenza delle Regioni, parlando delle richieste delle Regioni al termine della riunione, «che il principio del divieto di assembramento debba essere il principio cardine per un criterio di equità. Risulta secondo le Regioni poco convincente che in alcune attività si possa creare anche un involontario assembramento, e il riferimento è alle foto apparse sui quotidiani circa le principali vie dello shopping , e al contempo si vietino altre attività che magari assembramento ne creano di meno. Occorrerà tenere presente che servono altre misure che siano corrette giuste ed eque. Le Regioni», aggiunge Toti, «vogliono comprendere se, oltre alle zone gialle, arancioni e rosse, sia possibile prevedere un'ulteriore fascia (bianca, ndr) con maggiori possibilità economiche, se i dati sanitari lo consentiranno. Su tutte, la possibilità di tenere aperti bar e ristoranti anche in orario serale, non certo per un orario illimitato o per fare feste, ma con tutte le disposizioni di sicurezza previste dalle linee guida. Domani (oggi, ndr) chiederemo al governo di aprire gli impianti sciistici per i soli ospiti delle seconde case, degli alberghi e degli affittacamere. Le Regioni si sono interrogate», prosegue Toti, «sulla possibile chiusura dei confini nazionali per evitare che il nostro pubblico vada a sciare in Svizzera, Slovenia o Austria. Non vorremmo subire oltre al danno la beffa di veder partire persone che poi tornano importando il contagio. Torniamo a chiedere ristori per le categorie che avranno a soffrire di un Natale stretto tra i vari divieti». «Riteniamo», dice ancora Toti, «che tra una Regione gialla e un'altra gialla, tra una rossa e un'altra rossa, ci si debba poter spostare visto che il virus circola in egual modo. In base al principio dei vasi comunicanti chiederemo al governo di consentire gli spostamenti interregionale».
Il divieto di mobilità anche tra Regioni «gialle» dovrebbe entrare in vigore il 20 dicembre. Condizionale sempre d'obbligo, perché il governo naviga a vista.
Pontifica come sempre Walter Ricciardi, consulente del ministro Speranza con licenza di sparare sentenze e giudizi: «Tutti vogliono tornare alla normalità», monita Ricciardi, «ma sappiamo che non sarà possibile per molti mesi e probabilmente per molti anni. Queste cose bisogna dirle. Noi scienziati ce lo possiamo permettere, i politici no, perché vogliono il consenso, vogliono rassicurare i cittadini, e li espongono così al rischio. Il problema è sempre la tensione tra governo e Regioni, che vedono i colori come degli stigma. Sono pressate dall'economia locale, e non si rendono conto che dobbiamo prima risolvere in modo stabile la curva epidemica».
Non è dato sapere se tra i politici che mentono ai cittadini ci sia pure il «suo» ministro Speranza. Si lamenta degli assembramenti per lo shopping il presidente del Piemonte, Alberto Cirio: «Quello che ho visto in alcune vie a Torino», dice Cirio a Radio Veronica One, «è qualcosa che mi riporta con la mente in estate e non possiamo permettercelo». «Anche se quest'anno non possiamo festeggiare normalmente», dice il direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Ghebreyesus, «prepariamo un piano per festeggiare con la famiglia e gli amici una volta che sarà sicuro farlo. La pandemia di Covid-19 finirà».
Beffa per le seconde case. Dopo il 20 dicembre diventeranno inaccessibili
Niente vacanza natalizia nella seconda casa: il nuovo dpcm, che dovrà essere firmato dal premier, Giuseppe Conte, entro la mezzanotte del 3 dicembre, impedirà molto probabilmente di spostarsi tra le Regioni, anche quelle «gialle», dal 20 dicembre al 6 gennaio. La situazione attuale, lo ricordiamo, prevede che tra le Regioni gialle sia possibile spostarsi; nelle Regioni arancioni e in quelle rosse non ci si può muovere dal proprio Comune, salvo che per ragioni di lavoro, salute o urgenza. Prevedendo che però entro la metà di dicembre la maggior parte delle Regioni italiane saranno gialle, il governo pensa al divieto di mobilità generalizzato per limitare gli spostamenti.
Dunque, se il governo varerà effettivamente questa «stretta» natalizia, chi ha una seconda casa in una Regione «gialla e risiede in un'altra Regione gialla dovrebbe muoversi prima del 20 dicembre per raggiungerla. Ciò vuol dire che saranno penalizzati tutti quelli che lavorano, e che quindi non hanno la possibilità di spostarsi prima della data prevista per lo stop alla mobilità tra le Regioni. Naturalmente, sarà possibile raggiungere lo stesso la seconda casa se c'è un'urgenza legata a un problema, a una riparazione o a una visita dei ladri.
«È brutto dirlo», conferma alla Stampa il viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri, a proposito dello stop alla mobilità, «ma credo sia necessario. Dobbiamo ridurre le possibilità di contagio. Entro la fine di dicembre è verosimile che la maggior parte delle Regioni siano in fascia gialla e a quel punto sarebbero sufficienti i pranzi di Natale con dei positivi a tavola per rischiare una strage. Le seconde case? Se ne sta discutendo. Il punto, in questo caso», aggiunge Sileri, «è con quante persone si va nelle seconde case. Se è lo stesso nucleo familiare a spostarsi, non cambia moltissimo. Resta però la raccomandazione ad avere un numero ristretto di invitati: direi sei, anche se non è un numero magico. E che non siano sei invitati diversi a ogni pasto. Anche il coprifuoco, poi, deve restare alle 22».
Il tema delle seconde case è legato a filo doppio a quello della richiesta della riapertura, seppure tra mille limitazioni, degli impianti sciistici. Veneto, Piemonte, Valle d'Aosta, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Abruzzo e le Province Autonome di Bolzano e di Trento, hanno presentato al governo una proposta di mediazione per evitare un completo tracollo del settore turistico invernale, che prevede, in sintesi, la possibilità di aprire gli impianti di risalita in occasione delle prossime festività natalizie per gli ospiti degli alberghi e appunto delle seconde case.
Una richiesta che, stando a quanto preannunciato da Sileri, non avrà riscontro positivo da parte del governo. L'ennesimo schiaffo ai lavoratori, alle famiglie, agli imprenditori che con mille sacrifici sono riusciti a mettere da parte i soldi necessari per acquistare, magari attraverso un mutuo onerosissimo, una casetta in montagna. Che senso ha impedire a un nucleo familiare che vive nella stessa casa di trasferirsi per qualche giorno in un'altra casa resta un mistero.
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Ultimo appello per salvare il turismo: «Skipass per chi pernotta». Il vertice di oggi con il governo parte però in salita. Francesco Boccia: «Niente deroghe e coprifuoco a Capodanno». Giovanni Toti: «Libertà di muoversi tra colori uguali».Il dpcm natalizio non dovrebbe prevedere spostamenti tra zone gialle fino all'Epifania. Chi lavora sotto le feste sarà penalizzato.Lo speciale contiene due articoli.Arriva il dpcm natalizio, e per gli italiani la minestra da digerire è sempre la solita: confusione, caos, conferme, smentite. Le (quasi) certezze, nella marea di indiscrezioni che come sempre circolano prima del varo di ogni dpcm, sono poche: il nuovo decreto dovrà essere firmato dal premier Giuseppe Conte entro la mezzanotte del 3 dicembre, e resterà in vigore fino alla fine delle festività; il coprifuoco resterà alle 22, nonostante in molti, dentro e fuori il governo, chiedano un po' di elasticità almeno per le sere della vigilia di Natale e di Capodanno; le diocesi faranno in modo che le celebrazioni del 24 dicembre siano anticipate, per venire incontro alle esigenze dei fedeli costretti a tornare a casa entro le 22; non ci si potrà muovere neanche tra Regioni «gialle», salvo deroghe ancora allo studio del governo, come ad esempio per gli studenti fuori sede, per chi deve raggiungere i familiari e così via. Ieri pomeriggio si è riunita in video la Conferenza delle Regioni per discutere delle proposte da portare al governo in vista del prossimo dpcm con le misure anti Covid. Domani, il ministro della Salute, Roberto Speranza, illustrerà il testo in Parlamento: restano poche ore per sciogliere gli ultimi nodi.Oggi, ci sarà il confronto tra le Regioni e il governo, ma a sentire il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, la rotta è già tracciata, ed è all'insegna del rigore. Dunque, difficilmente verranno accolte richieste come quella di tenere aperti i ristoranti la sera, almeno nei giorni festivi, e quella di riaprire, seppure con mille limiti, gli impianti sciistici: «Se decidiamo che c'è un limite di orario per gli spostamenti», dice Boccia a Rainwes24, «si torna a casa indipendentemente da quello che c'è da fare. L'inizio del nuovo anno si festeggia a casa, se in cambio hai protetto la salute».«Riteniamo», spiega il presidente della Liguria, Giovanni Toti, vicepresidente della Conferenza delle Regioni, parlando delle richieste delle Regioni al termine della riunione, «che il principio del divieto di assembramento debba essere il principio cardine per un criterio di equità. Risulta secondo le Regioni poco convincente che in alcune attività si possa creare anche un involontario assembramento, e il riferimento è alle foto apparse sui quotidiani circa le principali vie dello shopping , e al contempo si vietino altre attività che magari assembramento ne creano di meno. Occorrerà tenere presente che servono altre misure che siano corrette giuste ed eque. Le Regioni», aggiunge Toti, «vogliono comprendere se, oltre alle zone gialle, arancioni e rosse, sia possibile prevedere un'ulteriore fascia (bianca, ndr) con maggiori possibilità economiche, se i dati sanitari lo consentiranno. Su tutte, la possibilità di tenere aperti bar e ristoranti anche in orario serale, non certo per un orario illimitato o per fare feste, ma con tutte le disposizioni di sicurezza previste dalle linee guida. Domani (oggi, ndr) chiederemo al governo di aprire gli impianti sciistici per i soli ospiti delle seconde case, degli alberghi e degli affittacamere. Le Regioni si sono interrogate», prosegue Toti, «sulla possibile chiusura dei confini nazionali per evitare che il nostro pubblico vada a sciare in Svizzera, Slovenia o Austria. Non vorremmo subire oltre al danno la beffa di veder partire persone che poi tornano importando il contagio. Torniamo a chiedere ristori per le categorie che avranno a soffrire di un Natale stretto tra i vari divieti». «Riteniamo», dice ancora Toti, «che tra una Regione gialla e un'altra gialla, tra una rossa e un'altra rossa, ci si debba poter spostare visto che il virus circola in egual modo. In base al principio dei vasi comunicanti chiederemo al governo di consentire gli spostamenti interregionale». Il divieto di mobilità anche tra Regioni «gialle» dovrebbe entrare in vigore il 20 dicembre. Condizionale sempre d'obbligo, perché il governo naviga a vista.Pontifica come sempre Walter Ricciardi, consulente del ministro Speranza con licenza di sparare sentenze e giudizi: «Tutti vogliono tornare alla normalità», monita Ricciardi, «ma sappiamo che non sarà possibile per molti mesi e probabilmente per molti anni. Queste cose bisogna dirle. Noi scienziati ce lo possiamo permettere, i politici no, perché vogliono il consenso, vogliono rassicurare i cittadini, e li espongono così al rischio. Il problema è sempre la tensione tra governo e Regioni, che vedono i colori come degli stigma. Sono pressate dall'economia locale, e non si rendono conto che dobbiamo prima risolvere in modo stabile la curva epidemica».Non è dato sapere se tra i politici che mentono ai cittadini ci sia pure il «suo» ministro Speranza. Si lamenta degli assembramenti per lo shopping il presidente del Piemonte, Alberto Cirio: «Quello che ho visto in alcune vie a Torino», dice Cirio a Radio Veronica One, «è qualcosa che mi riporta con la mente in estate e non possiamo permettercelo». «Anche se quest'anno non possiamo festeggiare normalmente», dice il direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Ghebreyesus, «prepariamo un piano per festeggiare con la famiglia e gli amici una volta che sarà sicuro farlo. La pandemia di Covid-19 finirà». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/le-regioni-vanno-in-soccorso-dello-sci-ma-per-i-giallorossi-sono-solo-capricci-2649085377.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="beffa-per-le-seconde-case-dopo-il-20-dicembre-diventeranno-inaccessibili" data-post-id="2649085377" data-published-at="1606767316" data-use-pagination="False"> Beffa per le seconde case. Dopo il 20 dicembre diventeranno inaccessibili Niente vacanza natalizia nella seconda casa: il nuovo dpcm, che dovrà essere firmato dal premier, Giuseppe Conte, entro la mezzanotte del 3 dicembre, impedirà molto probabilmente di spostarsi tra le Regioni, anche quelle «gialle», dal 20 dicembre al 6 gennaio. La situazione attuale, lo ricordiamo, prevede che tra le Regioni gialle sia possibile spostarsi; nelle Regioni arancioni e in quelle rosse non ci si può muovere dal proprio Comune, salvo che per ragioni di lavoro, salute o urgenza. Prevedendo che però entro la metà di dicembre la maggior parte delle Regioni italiane saranno gialle, il governo pensa al divieto di mobilità generalizzato per limitare gli spostamenti. Dunque, se il governo varerà effettivamente questa «stretta» natalizia, chi ha una seconda casa in una Regione «gialla e risiede in un'altra Regione gialla dovrebbe muoversi prima del 20 dicembre per raggiungerla. Ciò vuol dire che saranno penalizzati tutti quelli che lavorano, e che quindi non hanno la possibilità di spostarsi prima della data prevista per lo stop alla mobilità tra le Regioni. Naturalmente, sarà possibile raggiungere lo stesso la seconda casa se c'è un'urgenza legata a un problema, a una riparazione o a una visita dei ladri. «È brutto dirlo», conferma alla Stampa il viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri, a proposito dello stop alla mobilità, «ma credo sia necessario. Dobbiamo ridurre le possibilità di contagio. Entro la fine di dicembre è verosimile che la maggior parte delle Regioni siano in fascia gialla e a quel punto sarebbero sufficienti i pranzi di Natale con dei positivi a tavola per rischiare una strage. Le seconde case? Se ne sta discutendo. Il punto, in questo caso», aggiunge Sileri, «è con quante persone si va nelle seconde case. Se è lo stesso nucleo familiare a spostarsi, non cambia moltissimo. Resta però la raccomandazione ad avere un numero ristretto di invitati: direi sei, anche se non è un numero magico. E che non siano sei invitati diversi a ogni pasto. Anche il coprifuoco, poi, deve restare alle 22». Il tema delle seconde case è legato a filo doppio a quello della richiesta della riapertura, seppure tra mille limitazioni, degli impianti sciistici. Veneto, Piemonte, Valle d'Aosta, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Abruzzo e le Province Autonome di Bolzano e di Trento, hanno presentato al governo una proposta di mediazione per evitare un completo tracollo del settore turistico invernale, che prevede, in sintesi, la possibilità di aprire gli impianti di risalita in occasione delle prossime festività natalizie per gli ospiti degli alberghi e appunto delle seconde case. Una richiesta che, stando a quanto preannunciato da Sileri, non avrà riscontro positivo da parte del governo. L'ennesimo schiaffo ai lavoratori, alle famiglie, agli imprenditori che con mille sacrifici sono riusciti a mettere da parte i soldi necessari per acquistare, magari attraverso un mutuo onerosissimo, una casetta in montagna. Che senso ha impedire a un nucleo familiare che vive nella stessa casa di trasferirsi per qualche giorno in un'altra casa resta un mistero.
Il ministro dal Consiglio Agrifish della Ue: «L’Italia non ha paura di affrontare fasi di dibattito e di dialogo anche rispetto a regolamenti che si sono dimostrati non capaci di garantire». Ha poi aggiunto: «Ci interessa il modello di informazione puntuale alle persone che acquistano e consumano».
Roberto Vannacci nella sede romana di Futuro Nazionale (Imagoeconomica)
Perché», risponde Vannacci, «non mi risulta sia capo di un partito politico. Oppure stiamo dicendo che Forza Italia è un partito eterodiretto dal potere dei soldi e dell’editoria? Non mi risulta che Marina Berlusconi faccia politica. Quindi perché dovrei rispondere a qualcuno che non fa politica?».
Vannacci è convinto, ed è difficile dargli torto, che il centrodestra, alle prossime politiche, avrà bisogno di lui, e quindi può permettersi di tutto e di più, anche di dettare condizioni: «Per l’alleanza», sottolinea il generale, «ci sono margini, purché si adeguino alle nostre linee rosse che sono quelle della destra, perché oggi probabilmente abbiamo una destra che fa più la sinistra, non alla moda. Questo probabilmente non piace ai cittadini, tant’è vero che in soli tre mesi Futuro nazionale sta riscuotendo successo per questo motivo. La sinistra non è alla moda, non piace. E quindi, che la destra ritorni a fare la destra. La destra ha perso la trebisonda, probabilmente. E quindi arriva Futuro nazionale che è una specie di sestante: fa il punto nave, ristabilisce la rotta giusta e andiamo avanti per la rotta giusta». Per Vannacci, in fin dei conti, la legge elettorale non è un grande problema: se il centrodestra avrà bisogno dei suoi voti e stringerà l’intesa elettorale, o dovrà assegnare a Futuro nazionale una parte di collegi sicuri, come accade per tutti i partiti, oppure, se la legge cambierà, avrà una quota di suoi rappresentanti nel listino bloccato del premio di maggioranza. Tiene però alle preferenze: «Noi ci preoccupiamo poco della legge elettorale», argomenta Vannacci, «perché qualsiasi essa sia noi ci adegueremo. Ci dispiace che le nostre proposte non siano state prese in considerazione e ci dispiace che la futura legge elettorale, se andrà per come è stata disegnata e progettata, continui a togliere la sovranità al popolo. Noi ci vogliamo battere per il ritorno delle preferenze, perché la democrazia è là dove il cittadino sceglie i propri rappresentanti. Oggi non siamo in questa situazione, oggi i rappresentanti vengono scelti dalle segreterie di partito, secondo delle logiche e delle dinamiche totalmente estranee a quelle democratiche».
Intanto, il suo partito continua a crescere sui territori. Ieri due consiglieri regionali lombardi, Luca Ferrazzi del gruppo misto e Pietro Macconi di Fratelli d’Italia, hanno aderito a Futuro nazionale. «Non ho nessuna valutazione da fare», commenta il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, «nel senso che è una scelta che hanno fatto due consiglieri, sono liberissimi di farla. Possono spostarsi dove vogliono. Personalmente ho sempre sostenuto che la Lega non abbia nulla in comune con Vannacci». Stessa scelta l’ha fatta la ex deputata leghista Francesca Martini, già Sottosegretaria alla Salute nel governo Berlusconi dal 2009 al 2011 e, prima ancora, assessore alla Sanità della Regione Veneto. La Martini è stata parlamentare del Carroccio per due legislature, e nel 2017 era stata tra i fondatori di Grande Nord.
L’unico a tenere ancora chiuse le porte del centrodestra a Futuro nazionale è Maurizio Lupi: «Ho un grande rispetto per tutti coloro che si mettono a fare politica», sottolinea il leader di Noi moderati, «che iniziano anche una proposta politica e un percorso. Detto questo, Vannacci nulla ha a che fare con la storia del centrodestra, nulla ha a che fare con la proposta di governo del futuro del nostro Paese». Questa ce la segniamo…
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Olimpia Tarzia (Imagoeconomica)
di Olimpia Tarzia, Responsabile del Dipartimento di bioetica e diritti umani di Forza Italia
Il 27 novembre 2020 il presidente Berlusconi mi nominò responsabile nazionale del Dipartimento di bioetica e diritti umani di Forza Italia. Accolsi la proposta, accettando, per la prima volta - in 20 anni di vita politica e istituzionale vissuta, nelle tre legislature alla Regione Lazio, come indipendente nell’area del centrodestra - di aderire a un partito, proprio a motivo delle sue posizioni sul tema della vita, considerando che, pur nelle variegate sfumature delle singole posizioni sui temi etici presenti in Fi, affidarmi un tale Dipartimento esprimeva una precisa volontà politica del presidente di rafforzare una visione antropologica basata su principi e valori cristiani.
Queste le sue parole nel motivare l’incarico affidatomi: «Un affettuoso benvenuto ad Olimpia Tarzia, che ha scelto di far parte di Forza Italia. La sua decisione ha un grande significato: Olimpia in questi anni è stata ed è una degli esponenti più qualificati e più rappresentativi dell’associazionismo e del volontariato cattolico. Le sue competenze e il suo impegno nel delicatissimo settore della bioetica, l’esperienza del Movimento per la vita di cui è cofondatrice, le tante battaglie per la vita e per la famiglia delle quali è stata protagonista, ne fanno un punto di riferimento per tutti coloro che credono nei valori di un autentico umanesimo cristiano. Sono valori che Forza Italia considera parte integrante della sua visione dell’uomo e della società, e per i quali ci siamo battuti e ci batteremo, pur nel rispetto della libertà di coscienza di ciascuno, in ogni occasione parlamentare e politica. La presenza di Olimpia ci darà più forza in queste battaglie di civiltà. Con lei ci rivolgeremo ai tanti elettori cattolici disorientati e delusi dalla politica e dai politici che li hanno rappresentati in Parlamento».
A settembre 2022 Berlusconi rilasciò una lunga intervista ad Avvenire, in cui affermava: «Noi su temi come unioni civili e biotestamento abbiamo sempre votato contro».
Sui temi eticamente sensibili, in questi anni, fino a pochi mesi fa, ho potuto liberamente condurre il Dipartimento su tale strada. Da quando è iniziato il dibattito sul ddl Fine vita, in diverse occasioni, in colloqui singoli all’interno del partito, ma anche pubblicamente, ho manifestato la mia contrarietà a una legge che normasse il suicidio assistito, sottolineando la rilevanza etica e antropologica di una tale disciplina giuridica, nella ferma convinzione che una legge ad hoc non serva e che le direttive della Consulta non necessitino di una legge che le recepisca, in quanto la Consulta ha già di fatto eliminato, alle condizioni indicate, il presidio della sanzione penale all’aiuto al suicidio che è stato posto dall’articolo 580 del Codice penale.
Su questo tema sono intervenuta più volte, fin dal 2021, con significativi risultati di coinvolgimento e sensibilizzazione attraverso molteplici iniziative rivolte particolarmente al mondo cattolico, sia con interventi sui media, sia organizzando convegni e incontri, ribadendo tale linea e sostenendo la necessità di un rafforzamento delle cure palliative in termini di allocazione di fondi e di realizzazione di strutture ad hoc. Come è chiaramente scritto nell’Evangelium vitae (n. 66): «Condividere l’intenzione suicida di un altro e aiutarlo a realizzarla mediante il cosiddetto “suicidio assistito” significa farsi collaboratori, e qualche volta attori in prima persona, di un’ingiustizia che non può mai essere giustificata, neppure quando fosse richiesta».
È per questo motivo che le recenti prese di posizione del partito sul fine vita, che, non tenendo in considerazione le mie forti perplessità, hanno portato alla scelta di portare avanti un disegno di legge sul suicidio assistito, mi costringono a constatare che sono venuti a mancare i presupposti per mantenere, in tale contesto, il mio incarico come responsabile nazionale del Dipartimento di bioetica e diritti umani di Forza Italia.
Nella mia storia di vita personale, associativa e politica, ho sempre considerato la libertà interiore, la coerenza delle scelte e la fedeltà ai principi in cui si crede un punto fermo, anche a costo di sacrifici personali: non intendo ora rendermi corresponsabile di una legge, foriera di inevitabili pericolose implicazioni e conseguenze, che di fatto sancisce, anche se surrettiziamente, il «diritto al suicidio», una legge che vedrebbe lo Stato, anziché garantire e tutelare il diritto alla vita, specialmente dei più vulnerabili, assicurare la morte, mettendo a disposizione risorse economiche e strutture adeguate a rendere fruibile quell’atto, anche magari tramite il Servizio sanitario nazionale.
Con questa mia decisione non ho alcuna intenzione di colpevolizzare chi sta impegnandosi per trovare le migliori soluzioni possibili a una questione estremamente delicata e complessa, ma non posso condividere l’idea di considerare questa proposta di legge come una scelta obbligata al fine di perseguire una «riduzione del danno» perché il «male minore», come ci insegna la dottrina cattolica, si può tollerare, se inevitabilmente costretti (e non è questo il caso), ma non può mai essere una scelta.
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Stefano Zenni, musicologo jazz, ricorda Sonny Rollins, leggendario sassofonista scomparso a 95 anni e a poche ore dal centenario di Miles Davis. La sua inesauribile fantasia, unita a generose dosi di ironia, lo ha reso un colosso assoluto dell’arte dell’improvvisazione.