L’obiettivo di Fdi, Lega e Fi è quello di confermare il risultato delle ultime Politiche. Elly Schlein deve superare il 21% allontanando il fantasma di Paolo Gentiloni. Giuseppe Conte rischia la sommossa interna. Matteo Renzi e Carlo Calenda sognano il 4% per esistere.

L’Italia è quel posto magnifico dove la sera delle elezioni hanno vinto tutti. Eppure l’Italia è anche la patria del Fantacalcio e delle statistiche su tutto, dai passaggi sbagliati ai palloni recuperati, fino ai chilometri percorsi da ogni singolo giocatore. Partiti e leader politici, però, fin dai tempi di Giulio Andreotti e della Democrazia cristiana, non amano i numeri. E quando il giornalista di turno li costringe a fare i conti con percentuali da brivido, ecco il ricorso a confronti insensati tra politiche e amministrative, generali e parziali, giornate di sole e di pioggia, richiamo del mare e code ai caselli. Eppure, in ogni segreteria di partito, al chiuso delle segrete stanze, sanno benissimo da che soglie scattano la vittoria o la sconfitta. Anche se poi, quando tocca commentare un mezzo bagno di sangue, è la nozione di pareggio ad allargarsi magicamente. Forza politica per forza politica, proviamo allora a fissare qualche paletto nella prateria dell’«Abbiamo vinto tutti». Con un’avvertenza: i confronti con le Europee del 2019 sarebbero teoricamente i più corretti, ma dalle politiche del 2018 a quelle delle 2022 ci sono stati capovolgimenti senza precedenti e dal 2020 a oggi, tra pandemia cinese e guerre, è cambiato il mondo.

1Fratelli d’Italia. Il partito di Giorgia Meloni alle ultime Europee prese il 6,4%, ma ovviamente non è superare questo risultato che farebbe gridare il premier alla vittoria. L’obiettivo è confermare l’astronomico 26% del settembre 2022, preso stando all’opposizione di due governi horror e di un esecutivo patchwork, e quindi ogni punto in più farebbe rima con trionfo. Per parlare di sconfitta, bisognerebbe forse scendere sotto il 20%.

2Lega. Qui il discorso inverso. Andare al governo con i grillini e sostenere poi Mario Draghi non ha pagato, due anni fa, e il Carroccio è sceso dal 34,3% delle Europee 2019 all’8,8% delle ultime Politiche. Se Salvini è sopravvissuto egregiamente al rovescio di due anni fa, è perché in casa Lega la nozione di «sconfitta» è molto relativa. Allora proviamo a dire che sotto l’8% i vari Fedriga e Zaia sarebbero difficili da contenere, mentre sopra il 10% il «Capitano» potrà fare i caroselli.

3Forza Italia. Quelli che «senza Silvio Berlusconi sono finiti» e «Fdi e Lega lanceranno l’Opa sugli azzurri» in realtà se la passano più che bene. Il partito guidato da Antonio Tajani occupa nel centrodestra l’ala moderata, liberista ed europeista. Prendendo a riferimento l’8% del 2022, diciamo che sopra il 9% sarebbe vittoria e sotto il 7% sarebbe un campanello d’allarme.

4M5s. Il vero rebus son sempre loro: i grillini senza più Grillo e Casaleggio, guidati da un Giuseppe Conte che è stato furbo a prendersi quel che restava del «Movimento». Il popolo 5 stelle è per tradizione poco interessato all’Europa e la proposta forte di questo turno è il reddito di cittadinanza universale, una misura che porterebbe in pochi mesi il valore dell’euro su quello del taka bengalese. Tenendo presente che il 15,4% delle Politiche è stato un brutto risultato, sotto il 14% sarebbe una nuova sconfitta e sopra il 16% l’Avvocato del popolo andrebbe sicuramente dall’amato Padre Pio.

5Pd. Il partito più euro-entusiasta che c’è di solito ragiona in termini emozionali. E quindi sopra il 20% vedremo Elly Schlein far festa, anche se alle scorse Europee il Pd aveva sfiorato il 23%. Mentre già al 17%, tenendo presente che alle ultime Politiche si era scesi al 18,7%, sulla segreteria si allungherebbe l’ombra gelatinosa di Paolo Gentiloni. Pochi punti decideranno l’embrassons nous tra i vari leader dem o l’ennesima notte dei lunghi coltelli.

6Stati Uniti d’Europa. Il nuovo cartello che unisce Radicali, Socialisti, Italia viva ed Emma Bonino parte più o meno da un 3% delle due elezioni precedenti e bisogna quindi vedere che valore aggiunto porterà Matteo Renzi, da tempo popolare più che altro in Arabia. In ogni caso, visto che alle Europee c’è lo sbarramento al 4%, queste fusioni a freddo di leader e partitini vincono se passano la soglia e perdono se restano fuori. Non c’è pareggio.

7Avs. Verdi e Sinistra, separati, avevano il 4,1% alle scorse Europee. Per le politiche si sono messi insieme e hanno preso il 3,6%. Nel Nordovest, dove il collegio dovrebbe essere blindato, Bonelli e Fratoianni sperano di far eleggere Ilaria Salis e di fare uno sberleffo a Viktor Orbán. Ma anche per loro sarà la tagliola del 4% a dire se si sono mossi bene o in modo velleitario.

8Azione. Il partito tascabile di Carlo Calenda, orfano dei renziani, non vale certo l’8% sfiorato alle ultime elezioni Politiche. Anche per l’ex ministro conta un solo numero: il 4. O lo supera o torna a essere il figlio grafomane di Cristina Comencini.

9Libertà. Le mille liste a trazione sudista di Cateno De Luca non hanno molte chance di mandare qualcuno in Europa, ma non sono certo state pensate per questo. De Luca fa le prove generali per le Politiche 2027 e per le prossime amministrative, ammassando ceto politico. E quindi, sotto il 2% l’esperimento fallirebbe, ma un risultato sopra il 3% faciliterebbe la campagna acquisti.

:Pace, terra, dignità. Il partito con un nome che sembra inventato da Ken Loach, in realtà è uscito dalla testa di Michele Santoro e questo fa un po’ la differenza. Anche qui, siamo di fronte a un semplice esperimento per il futuro e allora, come per De Luca, sotto il 2% sarà di nuovo diaspora, ma sopra il 3% tutti a festeggiare a casa Maduro.

Da non perdere

Caro Giachetti, da Pannella è finito al pannolone
Le Firme

Caro Giachetti, da Pannella è finito al pannolone

Caro Roberto Giachetti, le scrivo questa cartolina perché confesso che siamo rimasti delusi: quando l’abbiamo vista lì, incatenata al seggio di Montecitorio con le manette comprate al sexy shop, armato di pazienza e di pannolone, ci aspettavamo uno show degno…