conte commissione covid
Giuseppe Conte (Ansa)

L’audizione di Giuseppe Conte davanti alla commissione Covid si preannuncia come uno scontro su due binari paralleli. Da un lato, il sacrosanto filone amministrativo e giudiziario volto a verificare la trasparenza di ogni singolo euro dei contribuenti per appalti e consulenze. Dall’altro, un’offensiva squisitamente politica, morale e civile che punta a scardinare il modello di gestione dell’emergenza: la compressione dei diritti costituzionali, l’uso della paura come leva di governo e la trasformazione di scelte politiche in dogmi scientifici.

Al netto delle possibili responsabilità giudiziarie, resta l’interrogativo che più scuote l’opinione pubblica: era davvero tutto inevitabile? Le decisioni adottate dal governo Conte tra il 2020 e l’inizio del 2021 hanno segnato profondamente il tessuto sociale, economico e psicologico della nazione. Sulla base delle evidenze documentali, dei riscontri ufficiali del Viminale e delle pubblicazioni scientifiche, emergono dieci stringenti interrogativi che la Commissione ha il dovere di porre al leader del M5s.

Lockdown e restrizioni: le scelte più controverse del governo Conte

1) Lockdown: perché l’Italia ha scelto la strada più dura d’Europa? l cortocircuito dei dati e i 98 scenari del Cts.

Le iniziative del governo Conte hanno conferito all’Italia la funesta leadership tra i Paesi che hanno avuto più decessi (dati Owid, Università di Oxford), uno stringency index (che misura quanto sono state alte le misure restrittive) scandalosamente alto – al terzo posto tra i Paesi Ocse dopo Colombia e Cile – e uno dei peggiori rapporti tra eccesso di mortalità e limitazione della libertà. A distanza di anni, su quali evidenze scientifiche il suo governo ritiene di aver fondato lockdown, coprifuoco, zone colorate e limitazioni generalizzate che hanno inciso profondamente sulla vita di milioni di cittadini? Perché l’intera impalcatura delle restrizioni nazionali è stata subordinata ai modelli matematico-predittivi di un solo scienziato, Stefano Merler della Fondazione Kessler, rinunciando all’applicazione di un principio di proporzionalità che bilanciasse lo scoglio sanitario con quello socio-economico?

2) La gestione domiciliare e il dogma della «vigile attesa».

Perché il ministero della Salute inibì di fatto la valutazione clinica diretta da parte dei medici di base suggerendo, almeno fino al 30 novembre 2020, il protocollo «paracetamolo e vigile attesa» e ritardando l’adozione di linee guida ufficiali su terapie precoci (anticoagulanti, cortisonici ed eparina) che avrebbero evitato il collasso dei pronto soccorso?

3) Perché non investire davvero nell’organizzazione sanitaria?

Mentre si chiedevano sacrifici enormi ai cittadini, non si potenziavano medicina territoriale, trasporti, tracciamento efficiente, protocolli terapeutici domiciliari e terapie intensive. Perché il lockdown è diventato la soluzione quasi esclusiva?

4) Chi decideva davvero: il governo o il Comitato tecnico-scientifico? La sproporzione delle restrizioni.

Per mesi ogni decisione è stata giustificata come conseguenza della «scienza». Perché la politica ha rinunciato ad assumersi la responsabilità delle proprie decisioni? Su quali basi giuridiche sono state comminate sanzioni per condotte prive di evidenza epidemiologica – come il divieto per coniugi di sedere a fianco in auto o le multe a bagnanti isolati?

Diritti, libertà e gestione dell’emergenza sanitaria

5) Lo Stato etico.

Ai tempi del suo governo, lo Stato non si limitava a fissare regole sanitarie, ma pretendeva di orientare comportamenti, abitudini e perfino scelte personali. Non ritiene che sia stato superato il confine tra tutela della salute e paternalismo istituzionale?

6) Perché vietare funerali e Messe? La privazione dei riti di commiato.

Per quale ragione l’Italia è stata l’unico grande Paese europeo a vietare in modo assoluto la celebrazione dei funerali, privando decine di migliaia di famiglie del diritto primario al rito del commiato e imponendo la soppressione forzata dei simboli spirituali e delle funzioni religiose della tradizione cattolica? Col senno di poi, riconosce che quella decisione abbia inflitto una sofferenza evitabile a migliaia di famiglie?

Scuola, bambini e clima sociale durante la pandemia

7) Il «massacro» generazionale di bambini e adolescenti: chi ne risponde?

A fronte di studi internazionali e dello screening di Vo’ Euganeo, che già nel 2020 certificavano la bassissima suscettibilità e contagiosità degli under 18, perché il governo ha inflitto a bambini e adolescenti mesi di chiusura scolastica forzata e di didattica a distanza e mascherine fino al 2022, ignorando i devastanti danni psicologici? Riconosce che un’intera generazione abbia pagato un prezzo sproporzionato a causa di decisioni sbagliate?

8) Odio sociale e delazione di Stato.

Nel diario pandemico ricorrono i temi della delazione e della narrazione dell’irresponsabile come nemico pubblico. Non pensa che lo Stato abbia finito per alimentare tensioni sociali? Come giustifica la legittimazione istituzionale dell’odio sociale e del sospetto reciproco tra cittadini, culminata in proposte governative come l’introduzione dei 60.000 «assistenti civici» con compiti di censura e vigilanza stradale, ricalcando logiche di controllo capillare estranee alle democrazie liberali?

9) La comunicazione del terrore e la distrazione di massa.

In che misura Palazzo Chigi si è avvalso della complicità dei media per diffondere una narrazione terroristica basata più sui contagi che sui decessi nel primo anno senza i vaccini, oltre che sulla colpevolizzazione sistematica dei cittadini?

Il bilancio politico della gestione Covid

10) Se potesse tornare al marzo 2020, chiederebbe ancora agli italiani gli stessi sacrifici?

Al di là delle responsabilità amministrative, esiste una responsabilità politica e morale. Oggi è disposto ad ammettere che almeno una parte di quelle restrizioni fosse sproporzionata?

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