Le mail inchiodano Mottola e Ranucci. Rettifica arrivata, ma mai pubblicata
Sigfrido Ranucci (Ansa)

La mail è datata 9 aprile 2020. Viene inviata dal Gruppo San Donato ed è indirizzata alla direttrice di Rai 3, Silvia Calandrelli. In copia ci sono, per la tv di Stato, Antonio Di Bella, Sigfrido Ranucci, Giovanna Boursier e Giorgio Mottola. «Gentile direttore», inizia la missiva, «Le scrivo, per conto del Gruppo San Donato, in merito alla puntata di Report andata in onda lunedì 6 aprile».

Il riferimento è al servizio La zona grigia, realizzato da Giorgio Mottola. Oltre 48 minuti di girato in cui si spiega tutto ciò che non ha funzionato nella gestione del primo mese di Covid in Lombardia, in particolare a Bergamo. Le vicende del San Donato compaiono nella parte finale, quando il giornalista di Report intervista un sindacalista della Cgil, Roberto Rossi, il quale afferma: «La sanità privata a Bergamo si è data da fare dopo la delibera dell’8 di marzo, che imponeva la chiusura di tutte le prestazioni non urgenti, per cui tutto quello che si poteva rinviare doveva essere rinviato. Solo in quel momento la sanità privata ha svuotato i reparti dei casi non Covid». In realtà, le cose non sono andate proprio così. E questo lo sapeva non solo la Boursier, che aveva raccolto due interviste proprio su questo punto (all’amministratore delegato del gruppo San Donato, Elena Bottinelli, e al presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana), ma soprattutto Mottola, il quale aveva le carte, a lui date proprio dal San Donato, in cui si affermava, con prove alla mano, che il gruppo aveva iniziato ad agire fin da subito nella prima zona colpita dal Covid: il Lodigiano. E, subito dopo, a Bergamo. E questo ben prima della delibera regionale.

Non a caso, nella mail, il San Donato scrive: «Quella delibera ha semplicemente formalizzato una collaborazione che era già in corso, con una task force di specialisti del gruppo San Donato messa a disposizione degli ospedali più in difficoltà già dal primo di marzo, come il giornalista Mottola ben sa (ha tutta la documentazione relativa a ciò)».

Una documentazione che però non è stata impiegata (volutamente?) per la realizzazione di questo servizio. Perché, guardandolo, il messaggio che si vuol trasmettere è palese: la sanità privata ha fatto poco o nulla durante la pandemia. Non a caso, vengono messi a confronto il modello veneto e quello lombardo.

E viene intervistata Maria Luisa Sartor (via Skype, un particolare non da poco), la quale spiega: «Il Veneto è più pubblico di quanto non sia pubblico il sistema sanitario lombardo. Quindi ospedali pubblici all’interno di Asl pubbliche, che hanno però anche una struttura territoriale che eroga servizi a livello territoriale».

Il cuore del servizio è tutto qui. In queste poche parole. E forse è proprio per questo che non trova spazio il punto di vista del San Donato, che avrebbe smentito questa narrazione. E pure l’intervista alla Bottinelli e a Fontana. La prima sarebbe stata cestinata, lo si legge in una mail inviata da Ranucci stesso, anche perché «immagino sia stata realizzata via Skype, da casa e probabilmente in altro contesto». «Immagino? Forse», si chiede oggi la nostra fonte del Gruppo San Donato, «era il caso almeno di visionare ciò che aveva mandato la Boursier? Nessuno lo aveva visto prima di cestinarlo? Ma forse è chiedere troppo».

Comunque, l’intervista dell’inviata era stata realizzata via Skype e da casa, proprio come quella, poi pubblicata, di Mottola alla Sartor. Ma non solo. La stessa fonte tiene a precisare che, subito dopo questi scambi di mail, più volte il carteggio fu inviato a tutti i componenti del Cda dell’epoca, senza però ricevere alcuna risposta. «La Rai era ed è servizio pubblico e, in quanto tale, sarebbe stata doverosa almeno una risposta. Quindi rettifica richiesta e richiesta di rettifica ignorata. Una vergogna».

A proposito di Mottola: qualche giorno fa, gli abbiamo posto alcune domande: «Ciao, Giorgio. Dato che mi avevi detto che potevo farti domande esclusivamente sul tuo lavoro volevo chiederti: è vero o no che il San Donato ti aveva detto che avevano mandato medici intensivisti a Lodi prima della delibera del governatore Fontana del 4 marzo 2020? È vero o no che anche Fontana l’aveva confermato? Queste parti perché non sono state utilizzate nel servizio? Sei in possesso di tutta la corrispondenza del gruppo San donato con la Rai? Perché avete scaricato la Boursier? È normale che dopo 20 anni sia stata allontanata dopo quel servizio mai andato in onda? È vero che sei stato sentito all’audit anche riguardo a questo?».

Avevamo ricevuto però una risposta parecchio evasiva: «Caro Matteo, in seguito alla pubblicazione di una lettera anonima, la Rai ha aperto sulla vicenda in questione un audit qualche anno fa (l’anno dovrebbe essere il 2022 ma non ne sono sicuro). Dopo aver fornito tutti riscontri e le spiegazioni del caso, l’organismo di controllo interno stabilì la piena correttezza del mio operato». Vogliamo saperne di più, in particolare sul materiale ricevuto dal San Donato ma mai pubblicato, quindi cerchiamo di ottenere ulteriori informazioni, ricevendo però un’altra risposta parecchio vaga: «Come specificato, anche l’audit Rai ha riscontrato la correttezza della mia ricostruzione giornalistica e il San Donato non ha mai espresso alcun tipo di recriminazione in sede giudiziaria, né ha mai inviato una formale rettifica al pezzo andato in onda».

In realtà, una richiesta di rettifica il San Donato l’ha mandata il 16 aprile del 2020. In una mail inviata a Ranucci, in copia sempre Calandrelli, Di Bella e Boursier, si legge infatti: «Le reitero per la terza volta la nostra richiesta ufficiale di ristabilire i fatti come è previsto dal nostro codice civile in materia di rettifiche giornalistiche». Una richiesta che però è rimasta lettera morta. Niente rettifica. Niente pubblicazione dell’intervista alla Bottinelli.

Nessuna dichiarazione di Fontana. E neppure l’utilizzo dei documenti dati a Report dal San Donato. Solamente perché non erano utili a dimostrare una tesi. Non possiamo sapere se almeno l’ufficio audit abbia posto a Mottola le domande che gli abbiamo fatto noi. E tanto meno le risposte che ha dato in quella sede ufficiale.

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