Il 21 luglio scorso, Galeazzo Bignami, dopo essersi dimesso da commissario, è stato audito in commissione Covid. Lo ha fatto in un’aula semivuota visto che le opposizioni, assenti per l’ennesima volta, hanno preferito disertare l’aula.
Prima di iniziare a parlare, Bignami ha voluto fare una precisazione. E non di poco conto: «Pur consapevole che si tratti di libera audizione, ritengo non sia corretto che per i parlamentari sia previsto il privilegio di non dover rispondere delle dichiarazioni che rendono in un contesto parlamentare come quello della commissione d’inchiesta e pertanto dichiaro che mi assumo la responsabilità, sia in sede civile sia in sede penale, di quello che dirò in questo caso». Bignami ha quindi giurato di dire «tutta la verità», di non nascondere alcunché nella sua testimonianza e, soprattutto, ha aggiunto: «Confido che lo facciano tutti coloro che verranno qui convocati».
L’attesa per l’audizione di Conte
Tutti, ma in particolare uno: Giuseppe Conte, che domani dovrebbe finalmente parlare in Commissione Covid: «I disertori di ieri sono diventati i leoni di oggi, martedì ne vedremo delle belle, ha detto. Dovrebbe, e il condizionale è d’obbligo, perché non si è ancora dimesso dalla Commissione, un passaggio fondamentale per essere finalmente audito. Un punto su cui la deputata di Fratelli d’Italia, Alice Buonguerrieri, insiste parecchio: «Racconta da tempo di essere pronto a farsi audire ma dichiara di non essere disposto a dimettersi, che è l’unica cosa che è necessario fare per essere convocato. Messo con le spalle al muro da Fratelli d’Italia, chiede garanzie ai presidenti di Camera e Senato sul rientro in commissione dopo la sua audizione, le ottiene ma non si dimette». Eppure, di cose da raccontare, Conte ne avrebbe. E pure parecchie. Sui vaccini, per esempio. Oppure sull’acquisto di mascherine farlocche. Ma anche sui monoclonali e sui lockdown.
Le accuse di Fratelli d’Italia
Per ora, però, l’avvocato del popolo ha preferito trincerarsi dietro un muro di silenzio e di minacce. Come, del resto, ha notato anche la Buonguerrieri: «Ci ha ormai abituati al peggiore dei trasformismi. Racconta dall’inizio di essersi fatto nominare componente di commissione per aiutare a far luce sulla gestione del Covid ma in commissione viene solo quando ci sono auditi come Arcuri o per opporsi alle indagini che stiamo conducendo. Minaccia di querelare tutti coloro che spendono il suo nome sulle vicende gravi che stanno emergendo dai lavori di commissione, ma non querela il suo collega Luca Di Donna, che è l’unico che spendendo il suo nome, da quanto riferitoci da alcuni imprenditori, ha fatto affari in tempo di pandemia».
Il nodo dell’immunità parlamentare
Domani sarà quindi il giorno della verità. Ammesso che Conte si presenti davvero in Commissione e venga finalmente audito. Anche se i dubbi, in questa vigilia, sono ancora parecchi, come nota la Buonguerrieri: «Cosa dobbiamo attenderci ancora da questo trasformista? Si dimetterà? Verrà in commissione Covid per essere audito? E siccome ha sfidato Fratelli d’Italia a rinunciare all’immunità, rinuncerà allo scudo parlamentare come ha fatto Galeazzo Bignami che, audito in commissione dopo essersi dimesso, ha giurato di dire la verità assumendosi tutte le responsabilità delle sue dichiarazioni sia in sede civile che penale? Dopo due anni di giravolte, siamo arrivati al momento della verità».
Vedremo. Vedremo se Conte parlerà davvero. E vedremo anche se rinuncerà all’immunità parlamentare. Perché sarà anche vero che uno vale uno, come dice il Movimento 5 stelle. Ma è anche vero che quell’uno, a volte, si sente più importante degli altri.
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