Mentre la Sicilia vive una delle estati più affollate di sempre, con presenze turistiche che nel 2026 puntano a un nuovo record, a poche decine di chilometri dalle spiagge più fotografate dell’isola c’è un cantiere ferroviario aperto da undici anni e mezzo che, nel migliore dei casi, promette altri ritardi.
È il raddoppio della linea Palermo-Messina nel tratto Cefalù-Ogliastrillo/Castelbuono: doveva essere consegnato a luglio 2020, oggi non ha ancora una data di fine credibile. I lavori sono partiti il 10 dicembre 2014, dopo l’aggiudicazione dell’appalto nel 2012 da parte di Rete Ferroviaria Italiana ad a un raggruppamento guidato da Toto S.p.A. Costruzioni Generali. Il termine originario era il 21 luglio 2020. Sono passati oltre 4.000 giorni dall’avvio: più del doppio del tempo previsto. Eppure, secondo un’interrogazione parlamentare del deputato dem Anthony Barbagallo al ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, Rfi non avrebbe ancora comunicato lo stato di avanzamento reale del cantiere rispetto all’importo contrattuale aggiornato. I numeri sono impietosi: dopo undici anni e mezzo, per problemi progettuali, autorizzativi e amministrativi, è stato realizzato solo il 56,45% dell’opera, per circa 230 milioni di euro su un importo contrattuale che oggi sfiora i 408 milioni. Restano da eseguire lavori per quasi 178 milioni, dei quali circa 85 milioni risultano bloccati o non eseguibili. Il nodo più delicato riguarda la nuova stazione di Cefalù e la galleria di sfollamento collegata, sospese dal 2021 per un contenzioso tra Rfi e il Comune sulla localizzazione dell’opera. Senza una nuova progettazione condivisa, una parte essenziale della stazione non può essere costruita. Si aggiungono altri fronti critici: impianti ferroviari progettati oltre quindici anni fa da adeguare alle norme entrate in vigore nel frattempo, e l’incertezza sui siti autorizzati per il conferimento delle terre e rocce da scavo della galleria Cefalù, che rischia di fermare anche gli scavi oggi in corso senza intoppi – l’unico fronte non ancora interrotto. Il termine dei lavori, dopo varianti e proroghe, è oggi fissato al 2 agosto 2027. Ma tra chi segue il dossier non è irragionevole pensare che anche questa scadenza sia destinata a slittare. Il paradosso è che tutto questo avviene nell’anno in cui il turismo siciliano vive una delle sue stagioni più forti. Le stime di Cna Turismo e Commercio per l’estate 2026 parlano di oltre 224 milioni di presenze in Italia tra luglio e settembre, con la Sicilia tra le mete più richieste insieme a Costiera Amalfitana, Salento e Sardegna. Il 2025 si era già chiuso con un dato regionale record, oltre 22 milioni di presenze, e le previsioni indicano un’ulteriore crescita per il 2026. Cefalù è tra le località più fotografate della costa tirrenica siciliana. Ed è proprio lì, tra spiagge prese d’assalto e borghi pieni di visitatori, che convivono da anni cantieri fermi, gallerie scavate ma inutilizzabili e un servizio ferroviario che sconta ancora i limiti di una linea a binario unico. Barbagallo definisce il raddoppio un’opera strategica di rilievo nazionale per il potenziamento dell’asse ferroviario siciliano e per l’ammodernamento della direttrice tirrenica. È lo stesso aggettivo che accompagna il progetto dal 2012, quando i tempi previsti erano ben altri. Oggi, con oltre 4.000 giorni di cantiere e centinaia di milioni ancora da spendere tra contenziosi e progettazioni da rifare, la domanda resta la stessa che si fanno da anni pendolari e residenti: quando si vedrà davvero la fine di questo tunnel. Nel frattempo l’isola continua a riempirsi di visitatori, mentre un’opera pensata per collegarla meglio al resto del Paese resta, di proroga in proroga, un cantiere senza una fine certa.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >