«Ho sempre denunciato situazioni di cui sono venuto a conoscenza, anche oggi ho ricevuto minacce frutto della campagna d’odio nei miei confronti». Così Sigfrido Ranucci, che però non dà risposte e non fa denunce all’indomani dell’articolo pubblicato dalla Verità sull’audio in cui il conduttore di Report, parlando con l’amica giornalista Valentina Pelliccia, dice che all’interno della Rai c’è la presenza di mafia e massoneria.
Dichiarazioni che hanno suscitato l’ira di Fdi, Fi e Lega, oltre che dei sindacati che pretendono chiarezza, mentre dall’opposizione si registra il silenzio assoluto del Pd. Il M5s, invece, prova a coprire l’imbarazzo speculando sul caso Delmastro: «Chiedete di fare i nomi dei mafiosi in Rai e poi avete gente che con i prestanome della mafia ci fa le grigliate. Tirate fuori le chat di Delmastro e poi potete parlare di tutto il resto, anche di Ranucci». «L’audio di Ranucci è veramente imbarazzante. Accuse fumose di mafia, massoneria, servizi deviati anche ai danni della Rai che gli paga lo stipendio, un frullato di complotti che appare più il tentativo goffo di un adolescente di fare colpo sulla bella di turno che non l’analisi raffinata di un importante giornalista d’inchiesta», ha dichiarato il vicecapogruppo di Fdi alla Camera, Massimo Ruspandini. Lo sconcerto è sottolineato anche dai meloniani della commissione Vigilanza Rai: «Si tratta di affermazioni pesantissime fatte da un dirigente contro la sua stessa azienda, che gettano ombre inquietanti sulla Rai. Delle due l’una: o Ranucci esce allo scoperto e denuncia pubblicamente la presenza della massoneria e della criminalità organizzata in Rai, oppure l’azienda deve tutelarsi da queste accuse infamanti e lesive della sua immagine, intervenendo contro il conduttore. La Rai è un’azienda di Stato e quindi il danno d’immagine si ripercuote sull’Italia stessa». Anche il membro leghista Giorgio Maria Bergesio chiede provvedimenti: «Un quadro sconcertante che non può passare inosservato. Gettare il sospetto che all’interno della Rai operino logge massoniche o organizzazioni criminali significa sferrare un attacco frontale alla credibilità della prima azienda culturale del Paese. Chi ricopre ruoli di responsabilità nel servizio pubblico ha il preciso dovere di formalizzare le proprie accuse davanti agli organi inquirenti. In assenza di riscontri e denunce circostanziate, l’azienda ha l’obbligo di adottare subito i provvedimenti necessari per proteggere il decoro della Rai e il lavoro delle migliaia di dipendenti».
Per i componenti di Forza Italia, «il metodo Ranucci è sempre quello dell’allusione generalizzata che, del resto, impiega abbondantemente nella sua attività televisiva. Ma ci dica, a questo punto, chi sono i massoni e i mafiosi all’interno della Rai. O si fanno riferimenti precisi, oppure si dimostra, una volta di più, che il metodo Ranucci, inaccettabile, è quello di accusare tutti facendo dei polveroni».
«Dopo aver smentito la sua autobiografia e le deposizioni rese in Procura, adesso Ranucci smentirà anche le gravissime insinuazioni sulla presenza di massoni e mafiosi in Rai? Oppure si assumerà una volta per tutte la responsabilità di ciò che dichiara? Siamo stanchi delle sue sparate e dei continui tentativi di depistaggio», sbotta il vicepresidente dei senatori di Fdi, Marco Scurria. «Ranucci spieghi semmai se ha rapporti con la massoneria deviata, invece che gettare fango sui colleghi della Rai. Ranucci considera Lavitola il suo migliore amico ormai da diversi anni e Lavitola è notoriamente un massone della stessa loggia del gran maestro Gioele Magaldi che fu “assoldato” da Ranucci per costruire un servizio contro il ministro Adolfo Urso, con affermazioni poi risultate del tutte infondate, come lo stesso conduttore fu costretto ad ammettere in sede civile. Anche le accuse ai colleghi della Rai derivano dalle sue frequentazioni?», ha dichiarato il senatore Fdi Matteo Gelmetti.
Chiede chiarezza anche il sindacato Unirai Figec: «Le affermazioni attribuite a Ranucci non vanno liquidate come sfogo privato. Se un giornalista d’inchiesta del suo calibro è a conoscenza di fatti così gravi ha il dovere professionale e morale di denunciarli alle autorità e di raccontarli ai cittadini con il rigore che da sempre rivendica nel proprio lavoro. Se invece si trattasse di affermazioni prive di riscontri, allora risulterebbero offensive nei confronti delle migliaia di lavoratrici e lavoratori Rai che ogni giorno svolgono con serietà e onestà il proprio servizio e, in tal caso, intervengano l’Audit Rai e l’Ordine dei giornalisti».
A Roma, intanto, la Procura studia le chat del presunto mandante dell’attentato a Ranucci, l’amico Valter Lavitola, mentre gli inquirenti attendono le mosse dei presunti esecutori materiali dopo la conferma del carcere con l’aggravante mafiosa.
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