In alcuni audio su WhatsApp inviati a Valentina Pelliccia, Sigfrido Ranucci afferma che in Rai, dove lui è vicedirettore, c’è un po’ di mafia e di massoneria.
Non ci sono solo Karoline, ed Emilia, come raccontato da Esperia. E neppure solo Lavinia, come spiegato dalla Verità. Donne che sarebbero esistite nella vita di Sigfrido Ranucci. Ci sono anche fonti, come Maria Rosaria Boccia, ed amiche, come Valentina Pelliccia.
Di quest’ultima avevamo scritto qualche mese fa, dopo che Dagospia aveva fatto un suo ritratto, senza però fare il suo nome, accostandola a un ministro: «Da tempo si agita una scalpitante presenza a Roma, che chiede incontri diretti ai ministri, con alcune nette somiglianze nei metodi che evocano la “strategia Claudia Conte”. Viene persino definita “bellissima e vistosissima, molto più di CC”. Di sicuro ha più follower sui social (oltre il triplo, e la giornalista ciociara sfonda comunque la soglia dei 300 mila), ma la stessa implacabile attitudine al collezionismo di selfie col potente di turno».
Pelliccia, dopo l’articolo di Dago, aveva pubblicato alcune storie su Instagram in cui diceva: «Non sono io». L’avevamo contattata il giorno stesso e aveva negato ogni tipo di relazione, nonostante le avessimo fatto notare come fosse bizzarro smentire una notizia in cui non si viene citati in modo chiaro. Poi, però, la Pelliccia aveva iniziato a parlarci. E anche a mandare messaggi, più o meno in codice, nelle sue storie Instagram. Tra questi anche una sua foto insieme a Ranucci corredata dalla scritta: «I miei angeli. Lui sa tutto».
Già, ma cosa saprebbe il conduttore di Report? Tutto avrebbe a che fare con una brutta storia vissuta dalla Pelliccia sul luogo di lavoro, che lei stessa ha descritto così ieri in un post su Instagram: «Ho subìto una molestia molto grave, stava per uscire il mio libro sulla molestia in questione e due giorni dopo è stato architettato l’articolo contro di me». La Pelliccia parla con Ranucci della molestia. Si confida. Sa che il conduttore di Report conosce bene le ombre dell’ambiente in cui sarebbe stata commessa. Valentina trova in lui una persona della quale ci si può fidare. E lui si dimostra disponibile. Vuole aiutarla. Le fornisce elementi utili a inquadrare la situazione, come dimostrano gli audio in possesso della Verità, e le spiega che la banca in cui è successo il fatto «aveva dei settori coperti che erano nelle disponibilità dei servizi segreti per operazioni coperte e nella disponibilità di Montante, che era il numero uno di Confindustria, che aveva la delega alla legalità e che invece poi favoriva i mafiosi. C’era un settore che rispondeva direttamente a Pollari, il capo dei servizi segreti, che era stato nominato da Letta. Vedi che tutto torna?».
La Pelliccia risponde al messaggio di Ranucci. E lui poi le dà un consiglio: «Vedi che è da dentro che si fanno le battaglie? Anche dentro la Rai c’è un po’ di mafia e di massoneria». Ora, se fosse davvero così, ci si aspetterebbe che Ranucci lo denunciasse pubblicamente. Non solo attraverso Report, ma direttamente in Procura. Perché l’accusa è pesante. Anzi: pesantissima. Nella tv di Stato, di cui tra l’altro lui è vicedirettore, ci sarebbero non solo persone legate alla massoneria, ma addirittura alla mafia. Perché allora non denunciarlo? Perché non fare nomi e cognomi?
A Ranucci, però, la situazione della Pelliccia sta a cuore. Nello stesso audio in cui parla della mafia in Rai dice infatti: «Dalle sentenze delle stragi di mafia, quelle sulla strage di Bologna e via dicendo, sono emerse tracce di questo consorzio, chiamiamolo così, mafia, P2, servizi segreti deviati, che come un diapason al suono del La si muovono all’unisono e non colpiscono per non perdere il loro dominio sulle cose del mondo, terrene e amministrative. È dagli anni Settanta che Licio Gelli fa infiltrare Cosa nostra, la ’ndrangheta, la camorra da parte della massoneria e viceversa, perché gli consente di controllare il territorio, di controllare le elezioni e fare il lavoro sporco. È sempre stato così». Pelliccia allora fa presumibilmente alcuni nomi e Ranucci risponde: «Sono i colletti bianchi di questa massoneria, altrimenti non si spiega il potere che hanno». La giornalista allora segue questo filone, che la tocca personalmente. E il conduttore di Report non può che essere felice, lo si comprende anche dal tono dell’audio che manda: «Vedi che piano piano metti tutti i pezzi del mosaico a posto? E alla fine appare la figura del mostro». Infine, il consiglio auto promozionale: «Guarda La cosa nuova». Il riferimento è a un servizio pubblicato da Giorgio Mottola e Paolo Mondani andato in onda per Report il 22 novembre del 2021. In esso si parla delle nuove mafie e si ricostruisce «la storia della cupola segreta degli Invisibili: politici, imprenditori e professionisti che fanno parte della direzione strategica della ’ndrangheta e che hanno consentito alle cosche di mantenere rapporti con le istituzioni, la massoneria deviata e i servizi segreti».
Nel servizio di Report, però, non c’è nessuna traccia della mafia e della massoneria in Rai. Chissà se Ranucci ha davvero delle informazioni su questo o, come nel brano de La scelta dedicato a Karoline, si tratta di una parte romanzata…
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >