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Sigfrido Ranucci (Ansa)

Domani mattina alle 10 si riunirà il Cda della Rai. All’ordine del giorno però, contrariamente a quanto si possa pensare, manca un nome: Sigfrido Ranucci. Questo non vuol dire che non si parlerà di lui, anzi. Di sicuro il tema verrà posto dai consiglieri legati alla maggioranza, che chiederanno aggiornamenti su quello che è stato definito il «giallo dell’estate».

Le amicizie di Sigfrido con Valter Lavitola e Maria Rosaria Boccia; i passaggi del suo libro autobiografico, La scelta, in cui Ranucci racconta di aver avuto rapporti sessuali con una stagista, Karoline, che poi sarebbe addirittura morta in un tragico incidente (almeno secondo quanto scritto in quelle pagine), dopo aver scoperto il tradimento del giornalista con Emilia, una fonte di Report.

Di fronte a queste vicende, riportate alla luce da Esperia, Ranucci ha risposto che, in realtà, quelle parti sarebbero state romanzate. Ma allora perché inserirle in un libro che la stessa casa editrice definisce saggio? Una retromarcia, quella del conduttore, che non convince. Ma c’è solo questo. Perché i consiglieri legati alla maggioranza potrebbero anche chiedere del ruolo della terza donna, individuata e raccontata dalla Verità, che è entrata brevemente nell’inchiesta riguardante la bomba messa contro Ranucci. E, infine, tra gli elementi che potrebbero essere presi in considerazione c’è anche l’audio, pubblicato nei giorni scorsi dalla nostra testata, in cui Ranucci affermava che in Rai sarebbe presente «un po’ di mafia e massoneria».

Questo materiale è stato raccolto dal comitato etico della tv di Stato, che lo starebbe valutando per capire se la condotta di Sigfrido aderisca o meno al codice dell’azienda. Secondo quanto appreso dalla Verità, il lavoro del comitato etico verrà presentato al massimo tra una decina di giorni ai vertici dell’azienda, che poi dovranno prendere una decisione sul conduttore di Report: confermandolo, oppure no, alla guida del programma di inchiesta. Perché, alla fine, il nocciolo della questione è tutto qui. Già nei giorni scorsi, del resto, alcune fonti interne alla Rai avevano raccontato alla Verità: «L’azienda è sempre stata prudente e garantista per quanto concerne l’inchiesta (quella riguardante la bomba, ndr) e non si è voluta sovrapporre per rispetto nei confronti degli inquirenti ma è chiaro che per l’azienda è ormai inderogabile una riflessione sulla presenza di Ranucci alla guida di Report». Come a dire: quello che fino a qualche mese fa sembrava impossibile ora non lo è più. Nulla è stato deciso però. Anzi: finché non sarà realizzato il rapporto del comitato etico non sarà possibile prendere alcuna decisione. E questo i vertici Rai lo sanno bene. Per cui ora si attende.

Si può però immaginare come andrà il prossimo Cda che, val la pena ricordarlo, non ha alcun potere di decisione: ci sarà chi insisterà molto sulle presunte zone d’ombra di Ranucci, chiedendo conto dei suoi rapporti con le fonti e se abbia o meno avuto relazioni con collaboratrici del programma. E pure perché abbia parlato di «mafia e massoneria in Rai». Ci sarà invece chi spiegherà che Sigfrido rappresenta l’ultimo baluardo della stampa libera nel nostro Paese. Il Cda di domani quindi rappresenta un passaggio. Perché, come detto, tutta la partita si racchiude tra le pagine stilate dal comitato etico.

È da lì che passa il destino di Ranucci. Un destino che pare ogni giorno sempre più in bilico.

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