Il giornale è ormai andato in stampa, portando con sé il silenzio di Sigfrido Ranucci. Dopo la pubblicazione degli audio, inviati alla sua amica Valentina Pelliccia, ci aspettavamo un commento, una smentita, una qualsiasi reazione da parte del conduttore di Report. Invece nulla. Solo una brevissima dichiarazione rilasciata al Tg1: «Ho sempre denunciato situazioni di cui sono venuto a conoscenza, anche oggi ho ricevuto minacce frutto della campagna d’odio nei miei confronti».
Un silenzio, quello del conduttore di Report, che provoca un rumore assordante, paragonabile solo a quello dei suoi (ormai ex?) amici della politica che lo aveva sostenuto sin qui. Negli scorsi mesi, Ranucci è sempre intervenuto prontamente per smentire le notizie che lo riguardavano, arrivando perfino, cosa non facile, a smentire sé stesso sul caso della stagista sedotta, e poi morta a causa sua in un terribile incidente, di cui racconta lui stesso ne La Scelta. In questo caso nessuna smentita (anche perché impossibile) e nessuna precisazione. Solo il silenzio. La stessa riservatezza, però, Ranucci non la coltivava con la Pelliccia, con la quale amava conversare e confrontarsi. Anche sulle bombe. In un messaggio inviatoci tempo fa, la giornalista ci dice che il conduttore di Report sa del suo caso (le presunte molestie sul luogo di lavoro, Ndr) e che «la bomba non è stata mandata solo da chi ha detto, ma da persone precise, italiane». Le facciamo notare che Ranucci è un giornalista tutto d’un pezzo e che di certo non si fa intimidire, ma lei taglia corto: «Se lui non parla, io non parlo. Non siamo matti, no? Eh». Le chiediamo poi perché il conduttore di Report, che è a conoscenza della storia sui presunti abusi, non intervenga per denunciarli in una puntata. Del resto, come racconta lui stesso negli audio, in questa storia ci sarebbero tutti gli elementi per un’inchiesta: servizi segreti deviati, massoneria e molestie. «Così gli arriva un’altra bomba», ci scrive lei. Che è sempre pronta a condividere i propri commenti sui social. Come è accaduto ieri, non appena ha visto il nostro articolo: «L’incubo è finito. Articolo cartaceo di oggi, La Verità in edicola. Sigfrido, non lasciarmi sola proprio ora. Ti voglio bene». Non sappiamo se la richiesta d’aiuto sia stata accolta o meno. Sappiamo però che in Rai, dopo la pubblicazione dei nostri audio, qualcosa si è mosso. Secondo quanto siamo in grado di ricostruire, il comitato etico della televisione pubblica ha preso atto degli audio di Ranucci e sta cercando di comprendere se la condotta del giornalista sia in contrasto con le normative dell’azienda. «Ciò che è stato scritto dalla Verità rappresenta un ulteriore elemento di indagine e di riflessione». Per la dirigenza della Rai sarebbero ormai troppe le zone d’ombra emerse attorno al conduttore di Report. Zone d’ombra che potrebbero essere di interesse dell’audit a Ranucci, che pare verrà fatto dopo che il comitato etico avrà terminato il proprio lavoro. Il centro di tutto, oltre agli audio inviati alla Pelliccia, sono gli eventuali inquinamenti nei servizi confezionati dal programma d’inchiesta durante la direzione di Sigfrido; i suoi rapporti con le fonti (in particolare Valter Lavitola e Maria Rosaria Boccia) e pure le collaborazioni della trasmissione. «Ci sarà grande attenzione su questo», ci fanno sapere. «L’azienda è sempre stata prudente e garantista per quanto concerne l’inchiesta e non si è voluta sovrapporre per rispetto nei confronti degli inquirenti ma è chiaro che per l’azienda è ormai inderogabile una riflessione sulla presenza di Ranucci alla guida di Report».
Una presenza che ormai è sempre più difficile da sostenere. Sia perché il conduttore di Report ha affermato che all’interno della tv pubblica ci sarebbe «un po’ di mafia e di massoneria» (ma del resto in un messaggio la stessa Pelliccia ci diceva che «Ranucci sa della mafia intorno a lui»). Sia perché le vicende di Karoline (che forse è esistita o forse no) e di Lavinia – che è certamente esistita, tanto da avere un nome, un cognome ed è pure entrata, seppur di striscio nell’inchiesta – dimostrano come il conduttore di Report si sia mosso con una eccessiva leggerezza nei confronti di fonti e collaboratrici.
Un ultimo appunto, visto che di mafia Ranucci parlava con la Pelliccia. Qualche settimana fa, la giornalista ha pubblicato una storia in cui affermava: «Spesso i mafiosi sono grandi uomini d’onore. Non volevo generalizzare, chiedo scusa ai mafiosi che mi seguono». Chissà, se tra questi, ci sono pure quelli che, secondo il conduttore di Report, lavorano in Rai.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >