L’Azerbaijan boicotta il tavolo sul Nagorno
Ansa
  • Oggi le autorità di Baku diserteranno il vertice con i rappresentanti armeni a Granada. Secondo «Politico» Russia, Stati Uniti e Ue si sono incontrati segretamente prima dell’invasione per mediare la pace. L’eurodeputato Massimiliano Salini (Fi): «È persecuzione di cristiani».
  • Otto repubblicani votano con i dem per destituire lo Speaker: un ostacolo per Trump.

Lo speciale contiene due articoli.

Come si temeva l’Azerbaijan ha boicottato, con una mossa dell’ultimo momento, l’incontro che si doveva tenere oggi a Granada (Spagna) e dove si doveva discutere della gravissima situazione nel Nagorno Karabakh, oggetto dell’operazione di pulizia etnica compiuta dagli azeri, e dei rapporti tra Baku e Erevan. Nel primo pomeriggio di ieri, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Apa, le autorità di Baku hanno respinto l’invito a partecipare all’incontro dove attorno al tavolo avrebbero trovato i rappresentanti di Armenia, Ue, Francia e Germania.

Secondo quanto riportato, gli azeri hanno proposto all’ultimo momento la partecipazione della Turchia all’incontro, ben sapendo che avrebbero incontrato delle logiche resistenze. Cosa che è puntualmente avvenuta da parte di Francia e Germania, che hanno ritenuto del tutto arbitraria la presenza dei turchi visto che questi approvano da sempre gli interventi militari e gli orrori dei quali sono capaci i militari azeri. Il regime di Ankara non vede l’ora alla pari dell’Azerbaijan, di far scomparire tutta l’Armenia cristiana e con essa la sua storia e cultura millenaria.

La motivazione della mancata partecipazione da parte degli azeri è a dir poco grottesca visto che da Baku, come scrive l’Agenzia Nova, hanno fatto sapere che «si è creata un’atmosfera anti azera nel formato a cinque proposto dall’Ue come emerso dalle dichiarazioni filo armene dei funzionari francesi (ministro della Difesa, ministro degli Affari esteri), dalla visita del ministro degli Affari esteri di Parigi in Armenia e della cooperazione militare, delle dichiarazioni sulla fornitura di armi e munizioni, dalla dichiarazione di ieri del presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, che accusa l’Azerbaijan». Probabilmente a Baku si aspettavano di essere ringraziati per aver fatto fuggire dalle loro case 100.000 armeni su 120.000 abitanti del Nagorno Karabakh e, perché no, di aver ammazzato con i bombardamenti sulla popolazione civile almeno 200 persone.

Visto tutto questo, il presidente azero Ilham Aliyev «ha deciso di non recarsi a Granada, in quanto non vede alcuna necessità di partecipare ai negoziati in questo formato». Il premier armeno Nikol Pashinyan sarà comunque presente a Granada: lo ha detto parlando al Parlamento armeno: «Abbiamo confermato fino all’ultimo momento la nostra visita a Granada. Eravamo molto costruttivi e ottimisti ma si è scoperto che l’incontro programmato non si terrà e non per colpa nostra». Pashinyan ha anche aperto alla possibilità di dimettersi «qualora questa decisione aiutasse a stabilizzare la situazione nel Paese». Non si capisce il come visto che è il suo Paese a essere stato attaccato e che ora rischia di sparire e che mai come oggi necessita che tutti restino al loro posto e non certo di dimissioni.

Sempre a proposito di brutte notizie, lascia sbalorditi l’assenza delle istituzioni europee ed è un fatto che pochi denunciano ma tra coloro che non si rassegnano c’è Massimiliano Salini europarlamentare di Forza Italia che si batte da anni per l’Armenia: «È gravissimo il colpevole silenzio dell’Europa e dell’Occidente davanti alla cancellazione di un popolo cristiano dal Nagorno Karabakh, sradicato con violenza da una terra dove vive da migliaia di anni. La drammatica inadeguatezza di Commissione e Consiglio non può coprire la voce di questo Parlamento, che sta invece denunciando con chiarezza quanto sia inaccettabile quel che è accaduto al popolo armeno, che rappresenta oggi anche la cultura europea: un popolo cristiano perseguitato».

Raggiunto telefonicamente Salini, oltre a esprimere le sue preoccupazioni sull’attuale situazione, non nasconde che le insidie sono ancora più grandi: «Preoccupa quello che sta accadendo tra Armenia, Azerbaijan, Turchia e Russia. È impossibile non vedere come Mosca abbia abbandonato gli armeni negli ultimi mesi e il timore è che ci sia la volontà da parte dei russi di voler recuperare un territorio dell’ex impero sovietico (l’Armenia, ndr) e quindi, come fatto con la Bielorussia, costruire di fatto uno Stato eterodiretto da Mosca lasciando quella striscia di terra dell’Armenia che confina con l’Iran ai turchi e agli azeri. Quindi i russi si prendono l’Armenia e la Turchia si garantisce un collegamento diretto anche via terra con l’Azerbaigian».

A proposito di fallimenti diplomatici, il quotidiano statunitense Politico racconta di come il 17 settembre, quindi a pochi giorni dall’invasione azera del Nagorno Karabakh, si sono tenuti in Turchia incontri segreti tra alti funzionari degli Stati Uniti, dell’Ue e della Russia. Gli Stati Uniti, scrive Politico, «erano rappresentati da Louis Bono, consigliere senior di Washington per i negoziati sul Caucaso, l’Ue ha inviato Toivo Klaar, il suo rappresentante per la regione, mentre il Cremlino ha inviato Igor Khovaev, che funge da inviato speciale di Vladimir Putin per le relazioni tra Armenia e Azerbaijan». Impossibile che Igor Khovaev si sia seduto a quel tavolo senza sapere cosa avrebbe ordinato il presidente Ilham Aliyev al suo esercito due giorni dopo.

Amara la conclusione di Massimiliano Salini dopo che si è diffusa la notizia del vertice boicottato: «Stiamo assistendo a una persecuzione dei cristiani e c’è la volontà ossessiva di distruggere tutti i segni di quella presenza secondo il modello ottomano che mira a cancellare interamente in quell’area della Terra la popolazione cristiana».

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