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2022-06-08
Lavrov va a benedire la guerra di Erdogan
Sergej Lavrov e Recep Tayyip Erdogan (Ansa)
L’asse tra Russia e Turchia è destinato a rafforzarsi? Il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, si incontrerà oggi ad Ankara con l’omologo turco, Mevlut Cavusoglu, per colloqui che riguarderanno vari dossier interconnessi. Il principale problema a essere affrontato sarà quello della crisi ucraina. Ankara sta da tempo cercando di ritagliarsi il ruolo di mediatrice nel conflitto in corso ed è recentemente tornata a proporre l’ipotesi di un incontro tra Volodymyr Zelensky e Vladimir Putin, da tenersi a Istanbul. In questo quadro, l’altro ieri il ministro della Difesa turco, Hulusi Akar, ha avuto un colloquio telefonico con l’omologo ucraino, Oleksii Reznikov, auspicando un cessate il fuoco e discutendo l’invio di aiuti umanitari.
Nello specifico, al di là del lato puramente diplomatico, la visita di Lavrov si concentrerà sulla delicata questione dello sblocco dei porti ucraini: un obiettivo urgente, soprattutto alla luce della crisi alimentare che rischia di aggravarsi ogni giorno di più. Ieri, Mosca ha affermato che il porto di Mariupol «sta funzionando normalmente e ha iniziato a ricevere le navi da carico» .Sul tema è intervenuto lo stesso Akar, secondo cui Turchia e Russia si starebbero coordinando per approntare un piano volto a far riprendere l’export di grano dai centri portuali dell’Ucraina: un piano che, sotto l’egida delle Nazioni Unite, punterebbe ad aprire un apposito corridoio marittimo nel Mar Nero, con le navi turche che - secondo il Daily Sabah - contribuirebbero allo sminamento e scorterebbero le imbarcazioni ucraine. «Sono stati compiuti molti progressi su questo problema», ha detto Akar.
La situazione resta tuttavia significativamente grave, mentre Kiev si mostra scettica sull’intesa russo-turca dedicata a risolvere la questione del grano. Secondo il Guardian, il viceministro ucraino per la politica agraria e l’alimentazione, Taras Vysotskyi, ha affermato ieri che, anche qualora la Russia revocasse il blocco, migliaia di mine rimarrebbero galleggianti al largo del porto di Odessa. Vysotskyi ha anche aggiunto che occorreranno non meno di sei mesi per completare lo sminamento e che al momento l’Ucraina sarebbe in grado di esportare circa 2 milioni di tonnellate di grano al mese: molto meno dei 6 milioni del periodo antecedente all’avvio dell’invasione russa.
Tuttavia, secondo quanto riferito dalla testata Al Monitor, la visita turca di Lavrov affronterà anche un altro problema: la futura incursione militare in Siria che Recep Tayyip Erdogan ha recentemente annunciato. Con questa mossa, il sultano punta a infliggere un duro colpo ai curdi e a ricollocare parte dei numerosi profughi siriani attualmente presenti in Turchia: profughi che hanno creato svariati problemi socioeconomici al Paese, pesando negativamente sul consenso di un Erdogan che l’anno prossimo punta ad essere rieletto. Tra l’altro, dal 2016, il presidente turco ha già effettuato tre incursioni in Siria. Ora, non è esattamente chiaro quale sarà la posizione di Mosca davanti a questo (pare imminente) attacco: quella stessa Mosca che, ricordiamolo, è una stretta alleata del presidente siriano Bashar Al Assad. Ieri Reuters riferiva di un rafforzamento delle truppe russe e di Damasco nel Nord della Siria: il che lascerebbe intendere una certa freddezza da parte del Cremlino verso le mire del presidente turco. «Ci auguriamo che Ankara si astenga da azioni che potrebbero portare a un pericoloso deterioramento della già difficile situazione in Siria», aveva d’altronde dichiarato la settimana scorsa il ministero degli Esteri russo.
Tuttavia, non è detto che Putin dirà automaticamente di no all’incursione turca. Innanzitutto Erdogan ha già fatto sapere di non essere intenzionato ad attendere alcuna concessione da parte di Washington; una Washington che, dal canto suo, ha già mostrato una certa irritazione verso l’ipotesi di un nuovo attacco turco in territorio siriano. Mosca potrebbe quindi dare il suo assenso con lo scopo di acuire la tensione nel già difficile rapporto che intercorre tra Turchia e Stati Uniti. In secondo luogo, lo zar sa bene che, nella situazione in cui si trova, ha bisogno della sponda politica turca. Un fattore che lo porterà prevedibilmente a evitare di irritare Erdogan, il quale, guarda caso, al momento non ha ancora revocato il proprio veto sull’ingresso di Svezia e Finlandia nella Nato. D’altronde, il sultano sa perfettamente che, in questo momento, il capo del Cremlino non può permettersi eccessiva ostilità nei confronti delle sue pretese: non è un caso che Ankara abbia annunciato l’incursione nel pieno della crisi ucraina.
Tra l’altro, nonostante gli interessi contrastanti, Putin ed Erdogan hanno già mostrato in passato di essere disposti a collaborare pragmaticamente sul dossier siriano. Bisognerà quindi capire che cosa partorirà il vertice tra Lavrov e Cavusoglu. È proprio questo significativo dossier che misurerà infatti la temperatura effettiva dei rapporti che attualmente intercorrono tra Mosca e Ankara. La Turchia conferma la sua condotta spregiudicata. Una condotta da cui l’Occidente dovrebbe guardarsi, ma che invece sembra sempre più disposto a subire.
Severodonetsk quasi in mano russa. Pronto pure l’assedio a Sloviansk
L’impianto chimico Azot, a Severodonestk, potrebbe diventare uno scenario simile a quello già visto per l’acciaieria Azovstal di Mariupol. Le forze ucraine, secondo quanto comunicato dall’ambasciatore dell’autoproclamata Repubblica popolare di Lugansk, Rodion Miroshnik, sarebbero state quasi completamente cacciate dalla zona industriale della città contesa situata nel Lugansk e costrette a riparare, appunto, nella fabbrica chimica. I pesanti combattimenti continuano strada per strada. Le truppe russe hanno ripreso il controllo di diverse parti di Severodonetsk, dopo un primo tentativo di contrattacco da parte ucraina che sembrava aver dato qualche risultato. Secondo l’intelligence britannica Mosca mira d isolare ancora di più l’area della città sia dal Nord (Izyum) che dal Sud (Popasna). Notizie di pesanti bombardamenti vicino a Izyum indicherebbero che Mosca si sta preparando a riprendere l’offensiva lungo l’asse settentrionale: la Russia ha bisogno di sfondare su almeno uno di questi due assi - quello meridionale di Popasna o quello settentrionale di Izyum - per proseguire la sua marcia verso l’obiettivo politico di conquistare tutto il Donbass.
L’ultimo aggiornamento fornito dal capo militare regionale del Lugansk, Sergiy Gaidai, afferma comunque che gli attacchi russi in direzione di Novookhtyrka e Voronove sono stati respinti. Lo stesso governatore, però, annuncia che è in corso la «distruzione totale» della città di Lysychansk, uno degli ultimi bastioni ucraini nel Lugansk. «I bombardamenti russi si sono intensificati in modo significativo nelle ultime 24 ore e i russi stanno utilizzando tattiche di terra bruciata». Mosca, intanto, esulta per la conquista di Svyatogorsk. Il ministro della Difesa russo, Serghei Shoigu, ha infatti annunciato la «liberazione» della città, che si trova nella parte settentrionale dell’autoproclamata Repubblica popolare di Donetsk nella regione di Kharkiv, che è già sotto il controllo russo. «Una parte significativa delle repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk lungo la riva sinistra del fiume Seversky Donec, comprese le città di Krasny Liman e Svyatogorsk, insieme ad altri 15 insediamenti, sono state liberate», ha annunciato Shoigu. Tra gli insediamenti conquistati dalle truppe russe, il ministro ha citato Studenok, Yarovaya, Kirovsk, Yampol e Drobyshevo. Presto potrebbe partire l’assedio alla città strategica di Sloviansk.
Nelle ultime 24 ore, come comunica la polizia nazionale ucraina, sono stati contati 21 bombardamenti russi nella regione di Donetsk e ci sono bambini tra le vittime. Non si arresta, dunque, l’avanzata di Mosca e Natalia Nikonorova, ministro degli Esteri dell’autoproclamata Repubblica popolare del Donetsk, ha affermato che i separatisti e i loro alleati russi controllano oltre il 70% del territorio della regione. In precedenza il ministro della Difesa russo, Serghei Shoigu, aveva affermato che il Lugansk, l’altra Oblast contesa del Donbass, era «al 97%» sotto il controllo russo. Alle conquiste russe si affianca però una perdita notevole. Roman Kutuzov, uno dei più alti generali di Mosca, è morto durante i combattimenti nel Donbass, come confermato dal leader separatista a Donetsk, Denis Pushilin. Intanto, si registra anche il decesso del primo volontario tedesco. Björn C., 39 anni, era combattente nella Ildu - Legione internazionale di difesa territoriale dell’Ucraina. Il ministero degli Esteri tedesco si sta impegnando per chiarire il caso. Mariupol, nel frattempo, è sull’orlo di un’epidemia di colera. La città, come descritto dal vicesindaco Sergei Orlovio, «sta annegando nelle acque contaminate dai rifiuti e dalla decomposizione di sepolture improvvisate». Decine di corpi di combattenti ucraini uccisi nelle acciaierie Azovstal sono stati invece restituiti a Kiev. I cadaveri sono stati trasferiti nella capitale ucraina, dove è in corso il test del Dna per identificarli. Anche a Sud proseguono i bombardamenti dell’esercito russo. Due civili sono rimasti uccisi e tre feriti nella regione di Mykolaiv, al confine con l’Oblast di Kherson.
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Benché sostenga il regime di Assad, il ministro di Putin, ad Ankara, potrebbe dare l’ok alla campagna contro i curdi in Siria Si dovrebbe sbloccare anche l’operazione di sminamento dei porti per far partire l’export di grano. Kiev, però, ancora non si fida.In città, milizie ammassate in una fabbrica come a Mariupol. Dove ora si teme il colera.Lo speciale contiene due articoliL’asse tra Russia e Turchia è destinato a rafforzarsi? Il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, si incontrerà oggi ad Ankara con l’omologo turco, Mevlut Cavusoglu, per colloqui che riguarderanno vari dossier interconnessi. Il principale problema a essere affrontato sarà quello della crisi ucraina. Ankara sta da tempo cercando di ritagliarsi il ruolo di mediatrice nel conflitto in corso ed è recentemente tornata a proporre l’ipotesi di un incontro tra Volodymyr Zelensky e Vladimir Putin, da tenersi a Istanbul. In questo quadro, l’altro ieri il ministro della Difesa turco, Hulusi Akar, ha avuto un colloquio telefonico con l’omologo ucraino, Oleksii Reznikov, auspicando un cessate il fuoco e discutendo l’invio di aiuti umanitari. Nello specifico, al di là del lato puramente diplomatico, la visita di Lavrov si concentrerà sulla delicata questione dello sblocco dei porti ucraini: un obiettivo urgente, soprattutto alla luce della crisi alimentare che rischia di aggravarsi ogni giorno di più. Ieri, Mosca ha affermato che il porto di Mariupol «sta funzionando normalmente e ha iniziato a ricevere le navi da carico» .Sul tema è intervenuto lo stesso Akar, secondo cui Turchia e Russia si starebbero coordinando per approntare un piano volto a far riprendere l’export di grano dai centri portuali dell’Ucraina: un piano che, sotto l’egida delle Nazioni Unite, punterebbe ad aprire un apposito corridoio marittimo nel Mar Nero, con le navi turche che - secondo il Daily Sabah - contribuirebbero allo sminamento e scorterebbero le imbarcazioni ucraine. «Sono stati compiuti molti progressi su questo problema», ha detto Akar. La situazione resta tuttavia significativamente grave, mentre Kiev si mostra scettica sull’intesa russo-turca dedicata a risolvere la questione del grano. Secondo il Guardian, il viceministro ucraino per la politica agraria e l’alimentazione, Taras Vysotskyi, ha affermato ieri che, anche qualora la Russia revocasse il blocco, migliaia di mine rimarrebbero galleggianti al largo del porto di Odessa. Vysotskyi ha anche aggiunto che occorreranno non meno di sei mesi per completare lo sminamento e che al momento l’Ucraina sarebbe in grado di esportare circa 2 milioni di tonnellate di grano al mese: molto meno dei 6 milioni del periodo antecedente all’avvio dell’invasione russa. Tuttavia, secondo quanto riferito dalla testata Al Monitor, la visita turca di Lavrov affronterà anche un altro problema: la futura incursione militare in Siria che Recep Tayyip Erdogan ha recentemente annunciato. Con questa mossa, il sultano punta a infliggere un duro colpo ai curdi e a ricollocare parte dei numerosi profughi siriani attualmente presenti in Turchia: profughi che hanno creato svariati problemi socioeconomici al Paese, pesando negativamente sul consenso di un Erdogan che l’anno prossimo punta ad essere rieletto. Tra l’altro, dal 2016, il presidente turco ha già effettuato tre incursioni in Siria. Ora, non è esattamente chiaro quale sarà la posizione di Mosca davanti a questo (pare imminente) attacco: quella stessa Mosca che, ricordiamolo, è una stretta alleata del presidente siriano Bashar Al Assad. Ieri Reuters riferiva di un rafforzamento delle truppe russe e di Damasco nel Nord della Siria: il che lascerebbe intendere una certa freddezza da parte del Cremlino verso le mire del presidente turco. «Ci auguriamo che Ankara si astenga da azioni che potrebbero portare a un pericoloso deterioramento della già difficile situazione in Siria», aveva d’altronde dichiarato la settimana scorsa il ministero degli Esteri russo. Tuttavia, non è detto che Putin dirà automaticamente di no all’incursione turca. Innanzitutto Erdogan ha già fatto sapere di non essere intenzionato ad attendere alcuna concessione da parte di Washington; una Washington che, dal canto suo, ha già mostrato una certa irritazione verso l’ipotesi di un nuovo attacco turco in territorio siriano. Mosca potrebbe quindi dare il suo assenso con lo scopo di acuire la tensione nel già difficile rapporto che intercorre tra Turchia e Stati Uniti. In secondo luogo, lo zar sa bene che, nella situazione in cui si trova, ha bisogno della sponda politica turca. Un fattore che lo porterà prevedibilmente a evitare di irritare Erdogan, il quale, guarda caso, al momento non ha ancora revocato il proprio veto sull’ingresso di Svezia e Finlandia nella Nato. D’altronde, il sultano sa perfettamente che, in questo momento, il capo del Cremlino non può permettersi eccessiva ostilità nei confronti delle sue pretese: non è un caso che Ankara abbia annunciato l’incursione nel pieno della crisi ucraina. Tra l’altro, nonostante gli interessi contrastanti, Putin ed Erdogan hanno già mostrato in passato di essere disposti a collaborare pragmaticamente sul dossier siriano. Bisognerà quindi capire che cosa partorirà il vertice tra Lavrov e Cavusoglu. È proprio questo significativo dossier che misurerà infatti la temperatura effettiva dei rapporti che attualmente intercorrono tra Mosca e Ankara. La Turchia conferma la sua condotta spregiudicata. Una condotta da cui l’Occidente dovrebbe guardarsi, ma che invece sembra sempre più disposto a subire. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/lavrov-va-a-benedire-la-guerra-di-erdogan-2657472079.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="severodonetsk-quasi-in-mano-russa-pronto-pure-lassedio-a-sloviansk" data-post-id="2657472079" data-published-at="1654638461" data-use-pagination="False"> Severodonetsk quasi in mano russa. Pronto pure l’assedio a Sloviansk L’impianto chimico Azot, a Severodonestk, potrebbe diventare uno scenario simile a quello già visto per l’acciaieria Azovstal di Mariupol. Le forze ucraine, secondo quanto comunicato dall’ambasciatore dell’autoproclamata Repubblica popolare di Lugansk, Rodion Miroshnik, sarebbero state quasi completamente cacciate dalla zona industriale della città contesa situata nel Lugansk e costrette a riparare, appunto, nella fabbrica chimica. I pesanti combattimenti continuano strada per strada. Le truppe russe hanno ripreso il controllo di diverse parti di Severodonetsk, dopo un primo tentativo di contrattacco da parte ucraina che sembrava aver dato qualche risultato. Secondo l’intelligence britannica Mosca mira d isolare ancora di più l’area della città sia dal Nord (Izyum) che dal Sud (Popasna). Notizie di pesanti bombardamenti vicino a Izyum indicherebbero che Mosca si sta preparando a riprendere l’offensiva lungo l’asse settentrionale: la Russia ha bisogno di sfondare su almeno uno di questi due assi - quello meridionale di Popasna o quello settentrionale di Izyum - per proseguire la sua marcia verso l’obiettivo politico di conquistare tutto il Donbass. L’ultimo aggiornamento fornito dal capo militare regionale del Lugansk, Sergiy Gaidai, afferma comunque che gli attacchi russi in direzione di Novookhtyrka e Voronove sono stati respinti. Lo stesso governatore, però, annuncia che è in corso la «distruzione totale» della città di Lysychansk, uno degli ultimi bastioni ucraini nel Lugansk. «I bombardamenti russi si sono intensificati in modo significativo nelle ultime 24 ore e i russi stanno utilizzando tattiche di terra bruciata». Mosca, intanto, esulta per la conquista di Svyatogorsk. Il ministro della Difesa russo, Serghei Shoigu, ha infatti annunciato la «liberazione» della città, che si trova nella parte settentrionale dell’autoproclamata Repubblica popolare di Donetsk nella regione di Kharkiv, che è già sotto il controllo russo. «Una parte significativa delle repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk lungo la riva sinistra del fiume Seversky Donec, comprese le città di Krasny Liman e Svyatogorsk, insieme ad altri 15 insediamenti, sono state liberate», ha annunciato Shoigu. Tra gli insediamenti conquistati dalle truppe russe, il ministro ha citato Studenok, Yarovaya, Kirovsk, Yampol e Drobyshevo. Presto potrebbe partire l’assedio alla città strategica di Sloviansk. Nelle ultime 24 ore, come comunica la polizia nazionale ucraina, sono stati contati 21 bombardamenti russi nella regione di Donetsk e ci sono bambini tra le vittime. Non si arresta, dunque, l’avanzata di Mosca e Natalia Nikonorova, ministro degli Esteri dell’autoproclamata Repubblica popolare del Donetsk, ha affermato che i separatisti e i loro alleati russi controllano oltre il 70% del territorio della regione. In precedenza il ministro della Difesa russo, Serghei Shoigu, aveva affermato che il Lugansk, l’altra Oblast contesa del Donbass, era «al 97%» sotto il controllo russo. Alle conquiste russe si affianca però una perdita notevole. Roman Kutuzov, uno dei più alti generali di Mosca, è morto durante i combattimenti nel Donbass, come confermato dal leader separatista a Donetsk, Denis Pushilin. Intanto, si registra anche il decesso del primo volontario tedesco. Björn C., 39 anni, era combattente nella Ildu - Legione internazionale di difesa territoriale dell’Ucraina. Il ministero degli Esteri tedesco si sta impegnando per chiarire il caso. Mariupol, nel frattempo, è sull’orlo di un’epidemia di colera. La città, come descritto dal vicesindaco Sergei Orlovio, «sta annegando nelle acque contaminate dai rifiuti e dalla decomposizione di sepolture improvvisate». Decine di corpi di combattenti ucraini uccisi nelle acciaierie Azovstal sono stati invece restituiti a Kiev. I cadaveri sono stati trasferiti nella capitale ucraina, dove è in corso il test del Dna per identificarli. Anche a Sud proseguono i bombardamenti dell’esercito russo. Due civili sono rimasti uccisi e tre feriti nella regione di Mykolaiv, al confine con l’Oblast di Kherson.
Ford Puma Gen-E
Il modello è equipaggiato con una serie avanzata di Adas (Advanced driver assistance systems) abbastanza affidabile: pre-collision assist per intervenire in situazioni critiche; lane keeping system per mantenere la traiettoria; cruise control adattivo con riconoscimento dei segnali stradali; camera a 360°. Il motore promette, secondo la Casa, 523 km di autonomia nel ciclo urbano e 376 km in quello combinato. Dalle prove fatte, se nel ciclo urbano più o meno ci siamo, per quello misto il valore è leggermente inferiore al dichiarato. Onesta la velocità di ricarica: il produttore dichiara dal 10 all’80% in soli 23 minuti, a patto che si utilizzi una stazione di ricarica da 100 kW.
I PRO
Innanzitutto, la linea: la Puma è un’auto che piace agli italiani: lo scorso anno ha venduto, in tutte le sue motorizzazioni, oltre 25.000 esemplari. Non ci sono parti in plastica non verniciata all’esterno e questo, se da un lato rende più filante la linea, dall’altro espone le zone più critiche, come passaruota e fascioni anteriori e posteriori, a rischio di grattata. L’abitacolo è fatto bene: comodi ed esteticamente belli i sedili, gradevole il rivestimento in finta pelle di parte del cruscotto. Molto luminose le luci a led per illuminare l’abitacolo. Sorprende la capacità di carico: tra bagagliaio, profondissimo box immediatamente sotto (basta alzare il pianale per accedervi) e box ricavato nella parte anteriore, si raggiungono oltre 550 litri di spazio. Abbattendo i sedili posteriori (nella configurazione 60-40) si possono superare i 1.300 litri. Comodo e completo il grande quadro strumenti digitale da 12,8 pollici dietro al volante: tutte le informazioni sono al posto giusto e facilmente adocchiabili. Buona l’abitabilità: gli ingegneri Ford hanno saputo realizzare un piccolo capolavoro sfruttando ogni centimetro di spazio per rendere gradevole il soggiorno a bordo. Fanno egregiamente il loro lavoro i fari a led. Comodo il tunnel centrale a due piani, con tanti spazi dove riporre oggetti pure voluminosi e l’ormai immancabile piastra per la ricarica wireless dello smartphone.
I CONTRO
I tasti fisici sono ridotti al lumicino: ce ne sono soltanto quattro, il più utilizzabile è quello delle frecce d’emergenza. Per il resto, ci si deve affidare al grande display touch da 12 pollici centrale che non è immediatamente intuitivo: per trovare i vari comandi, ci si deve distrarre un po’ troppo dalla guida. Scomoda anche la manopola per la gestione delle luci: troppo nascosta dietro al volante e alla leva dei tergicristalli. Se si è un po’ alti, vedere che comando è impostato è un’impresa. Croccanti, come dicono gli esperti di auto, alcune plastiche all’interno. Divertente, ma forse troppo a rischio «deposito di polvere» la grande soundbar integrata sopra il cruscotto del sistema audio firmato da Bang & Olufsen da 575 watt. Altra pecca, l’utilizzo del nero lucido sul tunnel centrale: troppo a rischio graffio.
CONCLUSIONI
Le conclusioni si traggono sempre guardando il prezzo. La Puma Gen-E parte, con il modello base, da 27.250 euro (prezzo in promozione, il listino schizza a 33.250 euro) con già una buona dotazione di serie (fari proiettori e luci diurne a led, cerchi in lega da 17 pollici, gigabox posteriore, climatizzatore automatico). Per il modello definito «Premium» si spendono 2.000 euro in più. Grazie al cumulo tra incentivo statale (fino a 11.000 euro con rottamazione e Isee basso) e lo sconto Ford, il prezzo d’attacco può scendere sotto i 18.000 euro. Una quota che rende l’acquisto molto, molto interessante.
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Cassa Depositi e Prestiti archivia il 2025 con risultati senza precedenti, consolidando il suo ruolo di pilastro strategico per l’economia italiana. Nel primo anno del Piano Strategico 2025-2027, la Cassa ha raggiunto l’utile netto più alto della sua storia, toccando quota 3,4 miliardi di euro, in crescita del 3% rispetto all’anno precedente.
Un dato che non è solo un record finanziario, ma il motore di una potenza di fuoco che ha permesso di impegnare risorse per circa 29,5 miliardi di euro, attivando investimenti complessivi per oltre 73 miliardi grazie a un effetto leva di 2,5 volte.
«Il primo anno del nuovo Piano si chiude con un risultato storico che conferma l’efficacia della nostra strategia», ha sottolineato l’amministratore delegato Dario Scannapieco, in conferenza stampa durante la presentazione dei dati 2025 a Roma.
«Euphoria» (Sky)
Dopo quattro anni torna Euphoria con otto nuovi episodi su Sky. La terza stagione segue Rue cinque anni dopo, tra dipendenze e tentativi di rinascita, mentre i personaggi affrontano il passaggio all’età adulta e la possibilità di un futuro diverso.
Dopo quattro anni di silenzio, il gran ritorno. Euphoria, venticinque nomination agli Emmy e nove vittorie, è pronta a debuttare su Sky, con otto episodi inediti. La terza stagione dello show, incensato unanimemente per la capacità di esporre la realtà dei giovani, quella scomoda e poco patinata, sarà disponibile a partire dalla prima serata di lunedì 13 aprile. Giorno storico che, per chi abbia seguito lo show fin dal principio, legandosi a personaggi che poco hanno di iperbolico o cinematografico.
Rue Bennett, personaggio che ha eletto Zendaya icona globale, è un'adolescente tossica. Sulla carta, dovrebbe rappresentare un'eccezione, diversa dalla miriade di adolescenti che cerca di imbroccare la strada giusta per il mondo dei grandi. Eppure, nelle sue fragilità, opportunamente romanzate per tener viva la narrazione televisiva, riesce a ricalcare le difficoltà dei ragazzi di oggi: la fatica nel costruire un'identità propria, estranea alle pressioni della società e al bisogno quasi epidermico di sentirsi parte di un tutto, le insicurezze, la scarsa fiducia nel domani. Rue Bennett è una tossicodipendente dei sobborghi californiani, figlia di una madre che non ha granché da offrirle. Ed è, però, quel che tanti, tantissimi adolescenti sono.
Euphoria l'ha trovata così, la sua forza: ricalcando con mano pesante la vita vera, le difficoltà comuni a tanti, quelle che, spesso, vengono derubricate a facezie. Ha individuato i problemi dei giovani e, su questi, ha costruito un impianto narrativo che potesse farli sentire visti, ascoltati, capiti. Dunque, mai soli. Anche in età semi-adulta.La terza stagione dello show, difatti, prosegue oltre l'adolescenza, e Rue la trova in Messico, cinque anni più tardi rispetto ai fatti narrati nelle prime stagioni. Cresciuta, ma non cambiata, ha ancora problemi di droga e dipendenza. Ha debiti e una vita segnata dall'improvvisazione, quella che di romantico ha poco. I suoi amici sono cresciuti. Qualcuno sembra avercela fatta, qualcun altro no. Uno è a un passo dalle nozze, un altro iscritto ad una scuola d'arte. Sono distanti, ma chiamati, tutti, a confrontarsi con la fede: non quella religiosa, ma quella che porta a credere che un domani migliore sia cosa possibile e che le risorse per attuarlo siano intrinseche all'essere umano. Anche a Rue, chiamata a scegliere fra paura e coraggio.
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