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2025-04-25
La vera data da ricordare è il 18 aprile
Manifesti elettorali della Dc alle elezioni del 18 aprile 1948 (Ansa)
Sarebbe bene che quest’anno il premier Giorgia Meloni anticipasse le polemiche portando una corona di fiori sulla tomba di un partigiano, anzi di più di uno. Dovrebbe quindi recarsi a Porzus a ricordare i gloriosi partigiani cattolici della divisione Osoppo, massacrati dai partigiani comunisti. Poi per par condicio dovrebbe portare i fiori anche a qualcuna delle vittime «fasciste» dei partigiani comunisti. I partigiani comunisti a guerra finita, nell’ottica evidente di creare una dittatura comunista, hanno assassinato tre categorie di persone: fascisti ed ex fascisti, purtroppo a volte non risparmiando le donne e i bambini della loro famiglia, antifascisti, che si sarebbero verosimilmente opposti anche alla dittatura comunista, e sacerdoti e seminaristi. Noi seguiamo la narrazione che vede sovietici e nazisti come opposti. In realtà prima che Hitler scatenasse l’operazione Barbarossa sovietici e nazisti erano alleati. Il patto Ribentrof-Molotov sanciva non solo la divisione della Polonia, ma anche la vendita di materie prime indispensabili alla guerra come ferro, carbone e petrolio dall’Unione Sovietica alla Germania. Eppure tutti continuiamo la falsa narrazione che vede comunismo e nazismo come antitetici, e che ha permesso al partito comunista italiano e i suoi numerosi figli e nipoti di prima secondo letto di appropriarsi della resistenza. Gli assassinati dai partigiani comunisti sono ricordati in pochi libri, quelli di Giampaolo Pansa ricordano i fatti, quelli di Gianfranco Stella, il più famoso è Compagno Mitra, ricostruiscono anche i nomi e i volti degli autori delle stragi, riportano anche le terribili foto degli assassinati, il ricordo del sacerdote che è stato accecato ed evirato prima di ucciderlo. Ci informano di come questi assassini non siano gravi, perché sono stati fatti in nome della libertà. In realtà è il contrario: chiunque uccida innocenti, chiunque uccida senza processo, chiunque uccida civili, odia la libertà con tutta l’anima. I cortei del 25 aprile saranno come sempre profanati e devastati dall’odio contro Israele e contro il popolo ebraico, che è simpatico solo quando se ne sta ordinatamente in coda davanti le camere a gas. Nei cortei del 25 aprile le bandiere della Brigata Ebraica che valorosamente ha combattuto contro il nazifascismo saranno ingiuriate, e verranno alzate le bandiere palestinesi che sono state alleate del nazismo. Dato che la data del 25 aprile è molto divisiva, concordo in pieno con la proposta dell’avvocato Giovanni Formicola di fare festa nazionale il 18 aprile, quando con le elezioni il popolo italiano infranse il rischio di diventare un satellite dell’Unione Sovietica di Iosif Stalin. Nel caso non sia ancora possibile fare una festa nazionale, in effetti al momento sarebbe divisiva anche questa, che almeno sia la festa di noi, persone di buona volontà. L’avvocato Formicolaricorda che il travolgente risultato elettorale del 18 aprile 1948 non fu merito della Dc - che ne beneficiò non sussistendo in quel frangente alternative plausibili al voto per essa (i monarchici erano stati appena «sconfitti» al referendum istituzionale, e il Msi, ch’è comunque una amenità definire «paganeggiante», era l’erede di una sconfitta ben più seria e grave) - ma di Pio XII e di Luigi Gedda con i suoi Comitati civici. Il pontefice servo di Dio, non si fidava della Dc e di Alcide De Gasperi, e perciò si rivolse a Gedda per una mobilitazione cattolica contro la minaccia rossa, mobilitazione che fu ampia e decisiva. La Dc sin da subito non provò nemmeno a spendere il capitale enorme di consenso ricevuto in funzione di una società cristiana e di un anti-comunismo effettivo, ma aprì, senza necessità numerica per governare (per la quale sarebbero comunque utili i parlamentari monarchici e «qualunquisti") a partiti laicisti e anticlericali come il Pli, il Pri e il Partito socialista democratico). Gedda ch’era «troppo» - cattolico, anticomunista, vincente - fu immediatamente emarginato, anzi «licenziato», e non ebbe alcun ruolo né sostanziale né formale nell’opera di governo resa possibile dal suo impegno straordinariamente efficace. Mai la Dc - subito prona al mito della resistenza come costruito dai comunisti - ha celebrato il 18 aprile 1948, Gedda e i Comitati civici: non mi risulta, nonché un monumento, nemmeno un canto di città ad essi intitolato, e se ve ne sono, è cosa così rara da non fare testo. Tanto da far pensare che l’entità clamorosa del successo sia stata presa con disappunto, siccome «integralista» e «reazionaria» nei suoi intenti cattolici, e in quanto tali da arginare da parte di chi si concepiva partito «non cattolico e a-confessionale»(Cit. don Luigi Sturzo, il fondatore). In effetti, ricordando e celebrando il 18 aprile 1948 e auspicando che diventi data memorabile nella storia della nazione e quindi, chissà, prima o poi, festiva, non solo non neghiamo che la Dc sia stata una (al momento inevitabile) sciagura, ma ci sembra un modo per ricordarlo. Una data da subito dimenticata, insieme con il suo principale protagonista laico, Gedda. La Dc, che del 18 aprile fu la beneficiaria, costruendo su quella giornata elettorale una rendita di posizione politica più che quarantennale, ha preferito celebrare il aprile il 25, e lo ha celebrato cedendo ogni anno di più alla fantastica narrazione di comunisti, figli di comunisti, nipoti di comunisti, cognati di comunisti, figliastri di comunisti, compagni che sbagliano, simpatizzanti, centri sociali e palestinesi che la resistenza sia stata importante dal punto di vista militare, che sia stata comunista, atea, anticristiana, antiisraeliana e antiamericana. La resistenza fu in molti casi eroica, ma comunque non fondamentale dal punto di vista militare. La guerra al nazifascismo fu vinta dagli alleati, inclusi Stati Uniti e Brigata Ebraica le cui bandiere sono sbeffeggiate in bizzarri cortei che a questo punto non si sa cosa stiano commemorando, mentre è drammaticamente chiaro cosa stanno istigando. Le ricorrenze anniversarie, poi, consentono di riportare all’attenzione non solo cruciali temi storici, ma anche dottrinali: il rapporto tra la Chiesa e la politica, e cioè tra la missione e l’ordine civile. Detto in parole molto povere la plurisecolare opposizione tra chiesa e stato, tra papato e impero, è stata risolta da una totale sconfitta della Chiesa, quindi le straordinarie libertà che ci ha regalato non la vittoria sul nazifascismo, ma la folle narrazione della cosiddetta resistenza, c’è la libertà di noi cristiani di essere calpestati con gli scarponi chiodati e di essere costretti a finanziare peccati contro la nostra religione che infangano la nostra anima e che la dannano. Con le tasse di tutti noi, tutti, inclusi noi credenti, finanziamo i Pride che manifestano l’orgoglio, che secondo la nostra religione è un peccato capitale, e l’orgoglio è quello della sodomia: oooops, è un peccato capitale anche questo, moltiplica malattie sessualmente trasmissibili, malattie a trasmissioni orofecale, dall’epatite A alla Covid 19, e malattie proctologiche. Hanno insultato a sangue noi non vaccinati, ci hanno espulso dalla vita pubblica, dal lavoro alla possibilità di usare il bagno di un bar, e noi paghiamo cifre folli a finanziare Pride che cantano giulivi la trasmissione e la moltiplicazione delle malattie. Dopo i grandi pride abbiamo picchi di epatite A e un’impennata di antivirali, tanto li pagano i contribuenti. Nei Pride vengono sistematicamente derisi Cristo e la Madonna. Non è solo un bestiale insulto alla religione di cittadini che vengono quindi a questo punto inevitabilmente classificati come cittadini di serie B, è anche un bestiale insulto a un uomo torturato a morte e a sua madre che ha dovuto vederlo morire. Nulla è così ripugnante come dividere il dolore umano. Grazie alla vigliaccheria democristiana che ha ceduto ogni discussione sull’etica a marxisti, post marxisti, simil marxisti, pseudo marxisti, cessione impossibile senza la narrazione folle sulla cosiddetta resistenza, presentata come solo marxista e anticristiana, noi credenti con le nostre tasse dobbiamo finanziare l’aborto, il più squallido degli omicidi contro la creatura umana più indifesa, che viene incredibilmente eseguito a spese dello Stato, negli ospedali pubblici, da medici che uccidono creature umane con regolare stipendio statale. Vogliamo non finanziare più aborti e pride. Pretendiamo i diritti civili anche se rifiutiamo l’inoculazione di farmaci sperimentali, tossici e sostanzialmente inutili. La «libertà» nata il 25 aprile non ha impedito e non impedisce questi scempi. Il fascismo ha fallito. L’antifascismo eterno fine solo a sé stesso nega le libertà più elementari. Vogliamo qualcosa di meglio.
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La circostanza che ha cambiato la storia d’Italia è quella delle elezioni che, grazie alla vittoria della Dc, hanno impedito che il Paese diventasse un satellite dell’Urss di Stalin. Un risultato figlio dell’impegno dei Comitati civici che mobilitarono il mondo cattolico.Sarebbe bene che quest’anno il premier Giorgia Meloni anticipasse le polemiche portando una corona di fiori sulla tomba di un partigiano, anzi di più di uno. Dovrebbe quindi recarsi a Porzus a ricordare i gloriosi partigiani cattolici della divisione Osoppo, massacrati dai partigiani comunisti. Poi per par condicio dovrebbe portare i fiori anche a qualcuna delle vittime «fasciste» dei partigiani comunisti. I partigiani comunisti a guerra finita, nell’ottica evidente di creare una dittatura comunista, hanno assassinato tre categorie di persone: fascisti ed ex fascisti, purtroppo a volte non risparmiando le donne e i bambini della loro famiglia, antifascisti, che si sarebbero verosimilmente opposti anche alla dittatura comunista, e sacerdoti e seminaristi. Noi seguiamo la narrazione che vede sovietici e nazisti come opposti. In realtà prima che Hitler scatenasse l’operazione Barbarossa sovietici e nazisti erano alleati. Il patto Ribentrof-Molotov sanciva non solo la divisione della Polonia, ma anche la vendita di materie prime indispensabili alla guerra come ferro, carbone e petrolio dall’Unione Sovietica alla Germania. Eppure tutti continuiamo la falsa narrazione che vede comunismo e nazismo come antitetici, e che ha permesso al partito comunista italiano e i suoi numerosi figli e nipoti di prima secondo letto di appropriarsi della resistenza. Gli assassinati dai partigiani comunisti sono ricordati in pochi libri, quelli di Giampaolo Pansa ricordano i fatti, quelli di Gianfranco Stella, il più famoso è Compagno Mitra, ricostruiscono anche i nomi e i volti degli autori delle stragi, riportano anche le terribili foto degli assassinati, il ricordo del sacerdote che è stato accecato ed evirato prima di ucciderlo. Ci informano di come questi assassini non siano gravi, perché sono stati fatti in nome della libertà. In realtà è il contrario: chiunque uccida innocenti, chiunque uccida senza processo, chiunque uccida civili, odia la libertà con tutta l’anima. I cortei del 25 aprile saranno come sempre profanati e devastati dall’odio contro Israele e contro il popolo ebraico, che è simpatico solo quando se ne sta ordinatamente in coda davanti le camere a gas. Nei cortei del 25 aprile le bandiere della Brigata Ebraica che valorosamente ha combattuto contro il nazifascismo saranno ingiuriate, e verranno alzate le bandiere palestinesi che sono state alleate del nazismo. Dato che la data del 25 aprile è molto divisiva, concordo in pieno con la proposta dell’avvocato Giovanni Formicola di fare festa nazionale il 18 aprile, quando con le elezioni il popolo italiano infranse il rischio di diventare un satellite dell’Unione Sovietica di Iosif Stalin. Nel caso non sia ancora possibile fare una festa nazionale, in effetti al momento sarebbe divisiva anche questa, che almeno sia la festa di noi, persone di buona volontà. L’avvocato Formicolaricorda che il travolgente risultato elettorale del 18 aprile 1948 non fu merito della Dc - che ne beneficiò non sussistendo in quel frangente alternative plausibili al voto per essa (i monarchici erano stati appena «sconfitti» al referendum istituzionale, e il Msi, ch’è comunque una amenità definire «paganeggiante», era l’erede di una sconfitta ben più seria e grave) - ma di Pio XII e di Luigi Gedda con i suoi Comitati civici. Il pontefice servo di Dio, non si fidava della Dc e di Alcide De Gasperi, e perciò si rivolse a Gedda per una mobilitazione cattolica contro la minaccia rossa, mobilitazione che fu ampia e decisiva. La Dc sin da subito non provò nemmeno a spendere il capitale enorme di consenso ricevuto in funzione di una società cristiana e di un anti-comunismo effettivo, ma aprì, senza necessità numerica per governare (per la quale sarebbero comunque utili i parlamentari monarchici e «qualunquisti") a partiti laicisti e anticlericali come il Pli, il Pri e il Partito socialista democratico). Gedda ch’era «troppo» - cattolico, anticomunista, vincente - fu immediatamente emarginato, anzi «licenziato», e non ebbe alcun ruolo né sostanziale né formale nell’opera di governo resa possibile dal suo impegno straordinariamente efficace. Mai la Dc - subito prona al mito della resistenza come costruito dai comunisti - ha celebrato il 18 aprile 1948, Gedda e i Comitati civici: non mi risulta, nonché un monumento, nemmeno un canto di città ad essi intitolato, e se ve ne sono, è cosa così rara da non fare testo. Tanto da far pensare che l’entità clamorosa del successo sia stata presa con disappunto, siccome «integralista» e «reazionaria» nei suoi intenti cattolici, e in quanto tali da arginare da parte di chi si concepiva partito «non cattolico e a-confessionale»(Cit. don Luigi Sturzo, il fondatore). In effetti, ricordando e celebrando il 18 aprile 1948 e auspicando che diventi data memorabile nella storia della nazione e quindi, chissà, prima o poi, festiva, non solo non neghiamo che la Dc sia stata una (al momento inevitabile) sciagura, ma ci sembra un modo per ricordarlo. Una data da subito dimenticata, insieme con il suo principale protagonista laico, Gedda. La Dc, che del 18 aprile fu la beneficiaria, costruendo su quella giornata elettorale una rendita di posizione politica più che quarantennale, ha preferito celebrare il aprile il 25, e lo ha celebrato cedendo ogni anno di più alla fantastica narrazione di comunisti, figli di comunisti, nipoti di comunisti, cognati di comunisti, figliastri di comunisti, compagni che sbagliano, simpatizzanti, centri sociali e palestinesi che la resistenza sia stata importante dal punto di vista militare, che sia stata comunista, atea, anticristiana, antiisraeliana e antiamericana. La resistenza fu in molti casi eroica, ma comunque non fondamentale dal punto di vista militare. La guerra al nazifascismo fu vinta dagli alleati, inclusi Stati Uniti e Brigata Ebraica le cui bandiere sono sbeffeggiate in bizzarri cortei che a questo punto non si sa cosa stiano commemorando, mentre è drammaticamente chiaro cosa stanno istigando. Le ricorrenze anniversarie, poi, consentono di riportare all’attenzione non solo cruciali temi storici, ma anche dottrinali: il rapporto tra la Chiesa e la politica, e cioè tra la missione e l’ordine civile. Detto in parole molto povere la plurisecolare opposizione tra chiesa e stato, tra papato e impero, è stata risolta da una totale sconfitta della Chiesa, quindi le straordinarie libertà che ci ha regalato non la vittoria sul nazifascismo, ma la folle narrazione della cosiddetta resistenza, c’è la libertà di noi cristiani di essere calpestati con gli scarponi chiodati e di essere costretti a finanziare peccati contro la nostra religione che infangano la nostra anima e che la dannano. Con le tasse di tutti noi, tutti, inclusi noi credenti, finanziamo i Pride che manifestano l’orgoglio, che secondo la nostra religione è un peccato capitale, e l’orgoglio è quello della sodomia: oooops, è un peccato capitale anche questo, moltiplica malattie sessualmente trasmissibili, malattie a trasmissioni orofecale, dall’epatite A alla Covid 19, e malattie proctologiche. Hanno insultato a sangue noi non vaccinati, ci hanno espulso dalla vita pubblica, dal lavoro alla possibilità di usare il bagno di un bar, e noi paghiamo cifre folli a finanziare Pride che cantano giulivi la trasmissione e la moltiplicazione delle malattie. Dopo i grandi pride abbiamo picchi di epatite A e un’impennata di antivirali, tanto li pagano i contribuenti. Nei Pride vengono sistematicamente derisi Cristo e la Madonna. Non è solo un bestiale insulto alla religione di cittadini che vengono quindi a questo punto inevitabilmente classificati come cittadini di serie B, è anche un bestiale insulto a un uomo torturato a morte e a sua madre che ha dovuto vederlo morire. Nulla è così ripugnante come dividere il dolore umano. Grazie alla vigliaccheria democristiana che ha ceduto ogni discussione sull’etica a marxisti, post marxisti, simil marxisti, pseudo marxisti, cessione impossibile senza la narrazione folle sulla cosiddetta resistenza, presentata come solo marxista e anticristiana, noi credenti con le nostre tasse dobbiamo finanziare l’aborto, il più squallido degli omicidi contro la creatura umana più indifesa, che viene incredibilmente eseguito a spese dello Stato, negli ospedali pubblici, da medici che uccidono creature umane con regolare stipendio statale. Vogliamo non finanziare più aborti e pride. Pretendiamo i diritti civili anche se rifiutiamo l’inoculazione di farmaci sperimentali, tossici e sostanzialmente inutili. La «libertà» nata il 25 aprile non ha impedito e non impedisce questi scempi. Il fascismo ha fallito. L’antifascismo eterno fine solo a sé stesso nega le libertà più elementari. Vogliamo qualcosa di meglio.
Ecco il risultato del lavoro della Repubblica dei Giudici: Alberto Stasi è in prigione da 16 anni per un delitto che potrebbe non aver commesso e gli indizi ora vedrebbero come colpevole Andrea Sempio. Prove ignorate, perizie ribaltate e l’anomalia della Cassazione. Il sospetto di un errore giudiziario si fa sempre più pesante.
Nicole Minetti (Ansa)
Secondo il procuratore Francesca Nanni e il sostituto Gaetano Brusa l’ulteriore approfondimento non sarebbe necessario dopo le ricostruzioni ritenute «poco attendibili» fatte da Mabel De Los Santos Torres a mezzo stampa.
«Per ora il parere sulla grazia è confermato». A indurre i magistrati milanesi a prendere questa posizione sarebbero tre novità: l’arrivo di un primo fascicolo dell’Interpol, che non comprova il racconto impressionista della donna; il riscontro negativo dei colleghi di Montevideo che hanno negato l’esistenza di fascicoli aperti per reati contro la morale a carico dell’ex igienista dentale; le smentite della stessa testimone (con ritrattazioni e «non ricordo») durante conversazioni con le televisioni uruguaiane. Un passo avanti che consente anche ai corazzieri del Quirinale di dormire sonni tranquilli.
Qualche giorno fa la signora Torres aveva riaperto i dubbi sull’opportunità di concedere il massimo atto di clemenza, firmato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, con un’intervista al Fatto Quotidiano nella quale sosteneva che Minetti non aveva mai cambiato vita e aveva continuato a fare ciò per cui era stata condannata in Italia: il favoreggiamento della prostituzione. La massaggiatrice aveva parlato di «festini con escort di imprenditori e politici anche italiani». E aveva aggiunto - lei che per 20 anni aveva lavorato nella proprietà - che ragazze pure minorenni reclutate in Argentina, Brasile, Italia e Uruguay facevano passerella nella riedizione «gaucha» delle cene eleganti di vecchia memoria.
«Ho cominciato a lavorare per Cipriani a 23 anni», ha detto Mabel De Los Santos Torres. «Facevo massaggi anche a casa sua. All’inizio era un ambiente diverso: feste, modelle, gente ricca. Poi, col tempo, tutto è diventato altro. Prima c’erano le presentazioni, gli imprenditori, il jet set argentino, brasiliano ed europeo. Poi restavano gli amici di casa. E lì iniziavano alcool, droga e sesso». Ha anche avanzato accuse di molestie: «Giuseppe pretendeva massaggi sempre più intimi. Quando mi rifiutai iniziarono i problemi e smisero di chiamarmi». Secondo la sua narrazione, Nicole Minetti «viveva lì per lunghi periodi ed era lei a scegliere le ragazze. Al figlio invece (sempre secondo il racconto della donna, ndr) badava la tata uruguaiana».
Una ricostruzione shock non confermata da nessuna indagine, anzi smentita dagli approfondimenti giudiziari. La massaggiatrice in un primo tempo si era detta disponibile a testimoniare davanti ai pm milanesi «a condizione di essere protetta perché ho paura». I legali di Minetti-Cipriani, Emanuele Fisicaro e Antonella Calcaterra avevano replicato così alle nuove accuse: «Sono falsità. I giornalisti, invece di prendere atto della realtà, rilanciano diffondendo ulteriori notizie che nulla hanno a che vedere con la verità. Si tratta di circostanze del tutto inveritiere, anche queste facilmente smentibili documenti alla mano. Procederemo in sede giudiziaria nei confronti dei responsabili di questa violenta campagna mediatica».
Ora la Procura generale ha fatto un passo ufficiale. Aveva ricevuto il nullaosta dal ministero della Giustizia per concretizzare la rogatoria ma ha ritenuto di non dover proseguire nelle verifiche per «l’inattendibilità della teste» in una ricostruzione «priva di fondamento». Il nodo di tutto è il cambiamento dello stile di vita di Minetti, alla base del recepimento della domanda di grazia da parte degli uffici del Quirinale. Nel caso che non fosse confermato, l’architrave comincerebbe a scricchiolare. Non sembra così.
Sulla liceità dell’adozione del bambino affetto da grave patologia le certezze sono ormai granitiche: l’iter è stato formalmente validato da una sentenza del tribunale di Maldonado e riconosciuto anche dal Tribunale dei minori di Venezia. Un altro punto riguarda le cure mediche del minore. Nella richiesta di grazia, Minetti aveva riferito di avere consultato in via informale medici italiani - tra cui specialisti dell’ospedale San Raffaele e di una struttura di Padova - prima di decidere di portare il bambino a Boston, dove opera un centro all’avanguardia per quella specifica malattia. L’iter era stato autorizzato dall’Inau (istituto uruguaiano per i minori) poiché il bimbo era ancora in regime di pre-adozione.
In ogni caso la vicenda non si conclude qui. La Procura generale di Milano è alla ricerca di nuove testimonianze e attende per i primi di giugno un nuovo dossier dall’Interpol per completare l’istruttoria. Ci sarebbe anche l’inchiesta di Sigfrido Ranucci, ma da quel fronte nessuna novità. Sta ancora verificando.
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