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La valle di Biois, le Dolomiti. Da vivere secondo natura

La valle di Biois, le  Dolomiti. Da vivere  secondo natura

Da Falcade al passo San Pellegrino fino a Cencenighe Agordino, un itinerario di assoluto fascino tra le tante offerte della montagna del Veneto.


Aveva ragione Arnold Lunn, l'uomo che ha inventato il moderno sci alpino: "Nessuno può dire di aver udito il mormorio delle acque, se non ha sentito il concerto con cui la montagna saluta la Primavera". C'è un angolo d'incanto nelle più belle montagne del mondo, le Dolomiti che l'Unesco ha elevato a patrimonio dell'umanità, dove questo ruscellare diventa respiro d'immensità. Sono venti chilometri di bello assoluto: la Vai del Biois che discende dal passo San Pellegrino, porta di settentrione della fu Serenissima Repubblica di Venezia verso il Trentino. Andarci adesso significa approfittare dell'ultima magnifica neve, programmare un viaggio qua significa solcare le terre di Papa Giovanni Paolo I nell' anno della sua beatificazione (la cerimonia è prevista il 4 settembre a Roma, ma a Canale d'Agordo, il suo paese natale, ci saranno solenni cerimonie) ricordando Albino Luciani, il Papa del Sorriso, che ha rappresentato lo spirito di questa valle: il sorriso appunto. Venirci significa fare della mountain bike uno strumento di scoperta, vivere l'avventura della natura con familiare confidenza, scoprire sapori autentici, presidi culturali universali e monumenti di raro pregio. D'inverno questo lembo all'estremo Nord della provin-cia di Belluno dove il Veneto esalta la sua dimensione di montagna e racconta la propria identità rurale è una delle migliori aree per sciare. Appena comincia la stagione del risveglio la festa EI Bon dell'Ansuda (11 e 12 giugno) s'innalza a palcosce-nico con le cime del Focobon e Mulaz a raccontare l'immensità della Pale di San Martino, del Civetta, del Grup-po della Marmolada con il "corteo" delle sue ancelle; le Cime d'Auta e di Pezza e il Piz Zorlet mettono in scena il loro massimo fascino. Li chiamano i monti pallidi, ma sono lucenti come diamanti poggiati sul velluto verde degli alpeggi. Le feste di paese, un trionfo di cultura e vita ladina come a Carnevale quando si celebra a Canale d'Agordo la Zinghenesta, l'unica festa che non elegge il Re del Carnevale, ma la più bella in omaggio alle donne della valle che da sempre sono il nerbo delle comu-nità e la trasmissione dell'identità. Sta Falcade nel comprensorio del Dolomiti Superski, è porta d'accesso della Ski area San Pellegrino e una delle destinazioni per gli sport invernali più complete: dalla discesa, al fondo, dallo snowboard alle ciaspole, tutto è immersione nella natura. La prova? Scendiamo per 11 chilometri dal Col Margherita lungo la sontuosa, ampis-sima, agevole pista degli Innamorati. Sono queste le ul-time settimane in cui si può approfittare della neve, poi tutto è festa di fiori, di api e di alpeggio con gli impianti di risalita che restano aperti da giugno in avanti per far vivere l'estate della montagna, fatta di percorsi unici, di discese da brivido con la mountain bike (la Vai del Biois è anche uno dei paradisi della bicicletta da strada e non a caso il Giro d'Italia passa per di qui quest'anno), di esplorazioni di luoghi insoliti. Col sottofondo musicale delle acque del Biois che precipitano verso il Cordevole per farsi infine Piave. Nulla c'è di fintamente mondano, tutto respira di concreta opportunità di sport, di ottimo cibo, di scoperta, di vera convivialità, di quel "lusso" autentico che è la forza rigeneratrice della montagna. È anche un'isola etnica: qui la lingua, i costumi, i sapori, i mestieri, la cultura, la musica, la religiosità ladini si esprimono in orgogliosa, millenaria continuità a confermare che all'ombra delle Dolomiti non c'è un confine geografico, ma semmai un territorio che si fa comunità. E accoglie il viaggiatore con l'affiato del convivio, della comune appartenenza. È una montagna familiare e naturale, sportiva e colta quella che ci aspetta in Vai del Biois. Lo sono massimamente i cinque borghi che la valle custodisce come perle di una collana di naturali meraviglie. Falcade è il centro motore della valle, in diretta comunicazione con Moena e la vai di Fassa e con Predazzo e la vai di Fiemme con cui costituisce uno straordinario comprensorio sciistico -la ski area Alpe Lusia/San Pellegrino-, ed è l'archetipo dello stile di vita del "Biois". Non a caso a Falcade si è insediato il Consorzio PromoFalcade Dolomiti (www.falcadedo-lomiti.it, tel 334-7230117) che dalla piazza del Municipio anima l'offerta turistica e rappresenta un punto di coesione di tutta la comunità della valle oltreché una struttura di servizio per gli operatori — le due scuole di sci, gli albergatori, i gestori degli impianti di risalita che lo costituiscono - e per gli ospiti. Sorvegliato dal Civetta, dalle Pale di San Martino, dal Gruppo della Marmolada e dal Focobon che dà il nome anche ad un rarissimo quanto squisito formaggio, Falcade — Falciade in ladino a dire che qui vi erano pascoli opimi — respira natura e cultura. Ed ha una particolarità: il suo centro da cui ammirare le Tre Cime che sono dette anche la trinità del Focobon, è un immenso pianoro - la Piana appun-to - che d'inverno è una delle più ragguardevoli piste per lo sci di fondo e che dalla primavera all'autunno diventa palcoscenico per innumerevoli manifestazioni. Falcade respira cultura nel museo dedicato a Augusto Murer, scultore e pittore che ha saputo rappresentare l'anima delle genti delle Dolomiti. Il figlio Franco ha raccolto l'eredità artistica del padre declinandola nel suo stile pittorico che lo ha fatto apprezzare, anch'esso, a livello internazionale. E se d'inverno qui si scia su oltre cento chilometri di piste e gli snowbordisti hanno a disposizione fantastici percorsi, appena il sole scalda, chi ama il trekking e l'hiking qui coltiva emozioni uniche. Falcade è il cuore dell'Alta Via n. 2 che partendo da Bressanone arriva a Feltre passando per il Passo San Pellegrino ed il rifugio Mulaz. Altri suggestivi itinerari sono l'Alta via dei Pastori che collega, in un grande anello, le malghe e gli alpeggi. L'Alta via Tilman infine ripercorre i sentieri tracciati dai partigiani e offre incontro diretto con la storia. La Vai del Biois ha una particolarità: è la valle coi Santi alle finestre. Nei borghi e nelle frazioni si possono ammirare sulle facciate delle case, come una sorta di museo a "cielo aperto", circa una ottantina di dipinti religiosi risalenti dal '600 all'800. Erano il viatico per chi lungo il passo San Pellegrino calava dalla Germania a Venezia o risaliva la valle. I Santi erano i protettori degli abitanti e dei viandanti che spesso trovavano rifugio negli antichi tabià (i fienili, sono più di 300) che punteggiano la valle. Lungo uno di questi
itinerari da Falcade si giunge a Canale d'Agordo, la pa-tria di papa Albino Luciani (a lui è dedicato il MusAL, c'è la casa natale e la chiesa di San Giovanni Battista è irrinunciabile). È la culla dell'imprenditoria della valle perché qui don Antonio della Lucia fondò nel 1872 la prima latteria cooperativa d'Italia e i fratelli Luciani fondarono (1888) la prima fabbrica di birra d'Italia e con l'apertura dell'hotel Al Gallo si ebbe la prima iniziativa turistica. Da Canale d'Agordo conviene pigliare la strada che porta nella meravigliosa valle di Gares, sono 8 chilometri di natura pura fino al limitare dell'altopiano delle Pale di San Martino. Imperdibile è la cascata delle Co-melle. A Gares s'incontra la chiesa della Beata Vergine delle Grazie che fa da prologo ad un altro monumento imperdibile: la chiesa di San Simon che è monumento nazionale dal 1877. Siamo arrivati a Vallada Agordina, un'altra perla della Vai del Biois. La chiesa sta quasi poggiata su un costone boschivo del monte Celentone. E anche se la prima testimonianza è del 1185, una leggenda vuole che attorno al 720 dopo Cristo un fuggia-sco di nome Celentone riunì intorno a sé le genti pagane della valle, di cui fu capo e guida e a cui annunciò la pa-rola di Gesù. La chiesa è dominata da un grande rosone, custodisce un antichissimo flugelaltar e un ciclo di affreschi di Paris Bordone allievo del Tiziano, ma proprio quest'anno ci sarà l'inaugurazione dei recenti restauri della bellissima Schola dei Battuti che sorge accanto alla Chiesa e con la quale diventerà un polo attrattivo di grande prestigio, nell'ambito del progetto dell'Ecomuseo della Vai del Bios. Vallada Agordina è un gioiello: ha sette frazioni ed immersa nei suoi boschi dove — vuole la leggenda — si nasconde un dispettoso folletto EI Gambaretol a dirci che siamo in un luogo da favola. Certo un'emozione forte è la discesa lungo la Zip Line che sfiora i campanili e le cime degli abeti a San Tomaso Agordino, il balcone della valle affacciato sul Civetta da cui si dominano altri piccoli borghi come Avoscan, una sorta di regno in miniatura dei nobili Avoscano. E in miniatura qui c'è anche il Sentiero dello Dolomiti in Miniatura che in mezzo ai boschi consente di ammirare le montagne Dolomitiche in scala ridotta e dopo la passeggiata ci si ferma alla Vertik Area per provare l'ebrezza di arrampicare al cospetto del Civetta mentre per veder le stelle si sale al Planetario, l'osservatorio astronomico. Ed è una costellazione di stelle in pietra (sono minuscole frazioni alpine) quelle che si raggiungono da Caviola, una delle antiche regole — entità amministrative — che governavano la valle. Vista la chiesa della Madonna della Salute (c'è una leggenda che vuole sia stata edificata in una notta con i massi prelevati dall'Auta) e reso omaggio alle vittime dell'eccidio nazista del 20 agosto '44, si va per Sappade, il paesino del sole, Feder, Fregona e Carfon. Seguendo il corso del Biois eccoci al fondovalle. Ci attende Cencenighe Agordino, il paese degli scalpellini. Fin da sempre vivace centro commerciale che oggi si anima particolarmente con il mercato settimanale del sabato mattina o in occasione della Sagra di Sant'Andrea a fine novembre a ricordo delle vecchia attività degli scambi commerciali di bestiame.


Ecco la hit parade delle cose da non perdere 

Non si può andare in Vai del Biois e non stilare un elenco delle cose da fare. Ecco una sorta di hit parade delle occasioni da non perdere. Una passeggiata rigenerante tra i casoni di Vaifreda — escursione facile adatta a tutti per ascoltare i suoni della monta-gna, annusarne i profumi e riempirsi gli occhi. Partendo dal Rifugio Flora Alpina (1800 m), superata una piccola salita erbosa, ci si addentra da subito in un paesaggio da favola: la Vaifreda. Per chi è amante dei sapori della montagna è possibile visitare una malga e assaggiare il formaggio Agordino. La mandria chiama il fieno ed ecco la passeggiata nei borghi storici, tra le case antiche e i tabià (gli antichi fienili), magari accompagnati dall'artista locale Dunio Piccolin che illustra il percorso tematico de "la valle coi Santi alle finestre". E dopo i fienili ecco l'opportunità di salire ad un passo dal cielo fino al rifugio Mulaz a 2571 metri di quota. Per i più audaci ci sono: il brivido del Bike Park, si sale in quota con gli impianti di risalita della Ski area San Pellegrino e poi giù verso valle lungo due nuovissimi tracciati di flow trail (La Burela e EI Lingera) oppure lungo i sentieri sterrati che più o meno dolcemente ti riaccompagnano a fondovalle; il brivido della Zip Line: un percorso su fune a San Tomaso Agordino, la più alta delle Dolomiti con la sua altezza da terra di 160 metri. Un' avventura mozzafiato al cospetto della parete verticale del Monte Civetta. Infine la Vertik Area Dolomiti, la nuovissima palestra di arrampicata indoor a San Tomaso Agordino. Dopo tante avventure ci viene fame ed ecco allora un pranzo in rifugio con vista sulle Dolomiti al Rifugio Laresei (2252 m slm) o i nAlto (2513 m sim) il ristorante d'alta quota.

I sapori autentici della valle tra cucina ladina e prodotti unici. Formaggio agordino e papavero quando in tavola va la natura

Sapori autentici, naturali, questa è la cucina della Vai del Biois che molto s'ispira alla ga-stronomia ladina. Ci sono due prodotti principe in questa valle: il formaggio agordino e il papavero. Il formaggio si fa con il latte di alpeggio quindi durante l'inverno non è possibile trovarlo. Con il latte della mungitura serale, parzialmente scremato per affioramento, e quello intero del mattino si producono ogni giorno forme rotonde, a pasta semicotta. Forme di circa 3, 4 chili. Il formaggio agordino di malga è ottimo almeno dopo 60 giorni di stagionatura e fino a otto mesi. L'uso del papavero (pavàre in dialetto) in cucina è una tradizione antica dell'area ladina del bellunese e della Vai del Biois. In occasione delle feste natalizie non mancano mai sulla tavola le lasagnete da fornel. Ma la ricetta più deliziosa a base di pavàre per cui la Vai del Biois è popolare sono i carfógn, dove il pavàre arricchisce il ripieno di questi ottimi fagottini dolci fritti. Il prezzo dei semi di papavero un tempo veniva equiparato a quello del pregiato burro. Oggi il papavero fa parte dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani in cui sono citati proprio i carfogn e le lasagnete da fornel. Nel 1985 Vallada Agordina balzò agli onori della cronaca per la coltivazione domestica da parte di alcune anziane signore del papavero, scambiata dall'autorità per coltivazione di droga, a cui è seguita tanto di ispezione con elicottero e processo. Nel menù della Vai del Biois compaiono i canederli, la carne di selvaggina, ma i piatti esclusivi sono la minestra d'orzo (se ne coltiva di ottimo) gli gnocchi di patate con la ricotta affumicata e il burro fuso, la polenta con la salsiccia a pezzettini (Tocà da bóia) il cavolo cappuccio stufato con la pancetta (capus sofegai) e per finire gli immancabili carfogn.

Tutti gli appuntamenti in Val del Biois. Dai biro d'Italia ai concerti. Una montagna di opportunità

Una montagna di opportunità è quella che la Vai del Biois e Faicade con le sue "quattro sorelle" offrono per i prossimi mesi. Si scia a Faicade fino al 27 marzo, al passo San Pellegrino fino al 10 aprile, ma dopo la festa continua. E sarà un anno intenso questo con le celebrazioni della beatificazione di Papa Albino Luciani, con l'inaugurazione della restaurata Schola dei Battuti, con il ritorno del Giro d'Italia su questi passi. Il primo appuntamento di rilievo è proprio il passaggio del Giro d'Italia che si inerpica il 28 maggio sul passo San Pellegrino percorrendo tutta la valle e con un passaggio importante a Faicade. ll e 12 giugno trionfa la Primavera con EI Bon de l'Ansuda (in ladino significa appunto stagione del risveglio) che va in scena sulla Piana di Faicade con le erbe spontanee, di cui sono ricchi i prati, protagoniste. Da sempre sono un elemento fondamentale nella cucina alpina e proprio alle piante dei prati e ai fiori è dedicato questo weekend di festa in cui le erbe saranno protagoniste nella cucina dei ristoranti, nelle passeggiate didattiche e nei laboratori di cosmesi naturale e di cucina. Saranno due giorni di festa per grandi e per bambini in cui riscoprire il contatto con la natura, con lo stare all'aria aperta, rivivendo i piccoli gesti della tradizione dolomitica. A luglio tornano protagoniste le due ruote, dopo le biciclette dei campioni del Giro. Il 2 e 3 luglio a San Tomaso Agordino si tiene Dolomiti Hike&Bike, Quota 1082. E un raduno che nasce dall'unione di escursionismo a piedi e utilizzo della bicicletta a pedalata assistita. Sono due giorni di escursioni libere e guidate, incontri, musica e gastronomia a San Tomaso Agordino (BL) nell'incomparabile scenario dolomitico dominato dalla maestosa parete del Civetta, dalle Pale di San Lucano e dal Sasso Bianco. Sempre a luglio torna la musica sinfonica nel verde. Appuntamento a Le Buse, che si raggiunge con la cabinovia Molino-Le Buse, per ascoltare alcuni dei migliori musicisti d'Europa che interpretano lo spartito della montagna. Si replica poi in settembre con il concerto i suoni delle Dolomiti che va in scena al Col Margherita. In agosto c'è Week for Kids, la settimana dedicata ai bambini e cominciano ad arrivare le squadre sportive in ritiro, già confermato quello dei campioni di basket della Umana Reyer Venezia. Settembre inizia dal 4 con le celebrazioni per la beatificazione di Papa Luciani a Canale d'Agordo e poi c'è la grande festa dedicata ad uno dei prodotti principe della montagna: il formaggio. A Faicade l'ultimo week end di settembre si replica Se Desmonteghea, il ritorno a valle del bestiame. Le mucche per l'occasione sono tutte addobbate con colorate ghirlande di fiori e campanacci e sfilano per le vie del centro accompagnate dai loro mandriani. Un fine settimana di festa con musica folk, stand gastronomici e sfilate in costume tradizionale della Vai del Biois. Sarà possibile acquistare i prodotti delle malghe dell'Agordino, assolutamente biologici, frutto dell'alpeggio estivo, e visitare gli stand del mercato contadino. Ma ogni giorno in Vai del Biois è un appuntamento speciale (tra l'altro ci sono pacchetti turistici sia per i week end che per la settimana a prezzi specialissimi ). Organizzate da PromoFalcade ci sono le escursioni settimanali come le passeggiate culturali con la guida alla scoperta dei borghi antichi di Faicade e della Vai del Biois, l'orienteering per le famiglie che aiuta a scoprire gli angoli naturali dei borghi, le salite in montagna, le uscite guidate con la mountain bike. Tra le tante possibilità ci sono i percorsi geologici lungo il sentiero del Canyon Gaon, il percorso naturalistico "le rocce fiorite" e il sentiero geologico al Col Margherita, la scoperta del Bosco degli artisti e il Giardino delle Formiche. Per gli amanti della bici ci sono i tracciati di tutte le difficoltà, per i bambini si va dalle arrampicate semplici, alle letture animate, dai gonfiabili del Nocciolino ai laboratori didattici per conoscere la montagna.


Addio a Cirino Pomicino, ’o ministro che svelò l’intrigo Agnelli-Cdb
Cirino Pomicino (Ansa)
Cresciuto alla scuola del «divo» Giulio, amava vivere la bella vita. Prima di darsi alla politica fece carriera come neurochirurgo. Durante Mani pulite finì nel tritacarne delle procure, ma ne uscì (quasi) indenne. E raccontò tutto con lo pseudonimo «Geronimo».

«Nella Seconda repubblica le sciabole stanno appese. Combattono i foderi». Con il lascito visivo di una lama che dondola da una parete damascata con vista sul Golfo di Napoli, Paolo Cirino Pomicino abbandona la vita terrena. Lo fa 48 ore dopo Umberto Bossi, con la gentilezza partenopea di chi lascia il passo all’avversario di sempre, quel barbaro sognante che lo considerava un simbolo di «Roma ladrona».

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Lancia «Gamma»: storia di un'ammiraglia bella e dimenticata
Lancia «Gamma» berlina del 1976 (Stellantis/Centro Storico Fiat)

Nel marzo del 1976 l'ammiraglia della casa di Chivasso fu presentata a Ginevra. Berlina e coupé dal design innovativo e dalle prestazioni sportive, non ebbe il successo sperato per problemi di affidabilità meccanica.

L'articolo contiene una gallery fotografica.

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Francesco Gianfala: «Rilancio Pignatelli grazie a Europa e Asia»
Francesco Gianfala
Il proprietario dello storico marchio: «Il rafforzamento internazionale è una priorità. Abbiamo un patrimonio identitario fortissimo però con un potenziale inespresso. La nostra linea cerimonia uomo è la iconica ma avremo pure quelle contemporanea e femminile».

Rilanciare un marchio storico senza tradirne l’identità è una sfida che richiede visione, coraggio e sensibilità. È da qui che riparte Pignatelli, oggi guidata da Francesco Gianfala, protagonista di una nuova fase che intreccia eredità sartoriale e sguardo contemporaneo. Tra radici solide e nuove ambizioni, il futuro della maison prende forma avviando un ambizioso percorso di rilancio e riposizionamento. Abbiamo incontrato Gianfala per approfondire strategie, obiettivi e prospettive di uno dei marchi più rappresentativi del made in Italy.

Nel 2025 ha acquisito il 100% di Carlo Pignatelli: cosa l’ha spinta a investire in questo storico marchio e quale visione aveva fin dall’inizio?

«Tutto nasce da una convinzione molto chiara: ci trovavamo di fronte a un marchio con un patrimonio identitario fortissimo, riconosciuto e radicato nella tradizione sartoriale italiana, ma con un potenziale ancora inespresso sul piano contemporaneo e internazionale. Fin dall’inizio, la mia visione è stata quella di preservare questa eredità, rafforzandola però attraverso un’evoluzione strutturata, capace di dialogare con nuovi linguaggi estetici e nuovi mercati».

L’inaugurazione del nuovo headquarter di Milano rappresenta un momento chiave: che valore strategico ha questa nuova sede per il futuro del brand?

«Un valore fondamentale. Non è solo un ampliamento fisico, ma un vero centro nevralgico in cui convergono creatività, sviluppo prodotto e direzione aziendale. Essere nel cuore dei Navigli significa posizionarsi all’interno del principale ecosistema della moda italiana, favorendo connessioni, visibilità e velocità decisionale. È un investimento sulla crescita e sull’efficienza futura del brand».

Con il lancio di Pignatelli Atelier si apre un nuovo capitolo creativo: quali sono gli elementi distintivi di questa linea rispetto alla tradizione della maison?

«Pignatelli Atelier rappresenta un’estensione evolutiva della maison che nasce in modo naturale per volontà della nuova proprietà che, insieme a Jean Luc Amsler, ha trovato il giusto interprete per questo nuovo capitolo. Gli elementi distintivi sono una maggiore libertà espressiva, l’introduzione di codici più contemporanei e una ricerca stilistica che va oltre la cerimonia tradizionale. Sartorialità, upcycling e costruzioni innovative convivono in una proposta che include il womenswear, mantenendo però una coerenza profonda con il Dna del marchio».

Quanto è stato importante il dialogo con l’archivio storico nel processo di rebranding e innovazione stilistica?

«È stato centrale. Non lo abbiamo considerato come un elemento statico, ma come una fonte viva di ispirazione. Ogni intervento di rebranding è partito da lì: dallo studio delle linee, delle costruzioni, dei dettagli sartoriali. Questo ci ha permesso di innovare senza perdere autenticità, mantenendo un filo diretto con la storia della maison».

La direzione creativa è affidata a Jean Luc Amsler: come si è sviluppata la vostra collaborazione?

«Con Jean Luc condividiamo la stessa visione: quella di portare Pignatelli verso una dimensione più internazionale e contemporanea, senza snaturarne l’identità. Amsler porta una sensibilità couture, una grande esperienza e una capacità di reinterpretare i codici classici in chiave moderna. Il suo contributo è stato determinante nel definire il nuovo linguaggio creativo».

Pignatelli è storicamente leader nella cerimonia uomo: come si integra questa identità con l’ampliamento verso una proposta più contemporanea e anche femminile?


«La cerimonia uomo resta il nostro core business e un pilastro identitario, sotto la direzione creativa di Francesco Pignatelli. L’ampliamento verso una proposta più contemporanea e femminile non è una rottura, ma un’evoluzione naturale. I valori fondanti - eleganza, qualità, sartorialità - vengono declinati in nuove forme e nuovi segmenti, mantenendo coerenza e riconoscibilità».

Il tema dell’upcycling (il riutilizzo di materiali di scarto, ndr) è centrale nella nuova collezione: come si inserisce nella vostra visione di sostenibilità e innovazione?

«L’upcycling è una scelta sia etica che creativa. Si inserisce nella nostra visione di sostenibilità come un approccio concreto alla riduzione degli sprechi, ma anche come opportunità progettuale. Recuperare materiali e basi sartoriali per trasformarli in nuovi capi significa dare valore al passato e reinterpretarlo in chiave innovativa».

Parla di rafforzamento del posizionamento internazionale: quali mercati considera prioritari per la crescita futura?

«Il rafforzamento internazionale è una priorità. Guardiamo con grande attenzione all’Europa, al Medio Oriente e ad alcuni mercati asiatici, dove il valore della sartorialità italiana è particolarmente apprezzato. Allo stesso tempo, vogliamo consolidare la presenza nei mercati in cui siamo già riconosciuti, costruendo una distribuzione più strutturata».

Guardando ai prossimi anni, come immagina l’evoluzione di Pignatelli nel panorama della moda globale?

«Vedo Pignatelli come un brand sempre più solido, riconoscibile e internazionale, capace di essere un punto di riferimento non solo nella cerimonia, ma in un’idea più ampia di eleganza contemporanea. Un marchio che evolve, ma che resta fedele alla propria essenza: il made in Italy, la qualità e la cultura sartoriale».



Toh, ora a Ravenna 100% di idoneità per i Cpr
Ansa
Dopo l’inquietante indagine, in sole 72 ore via libera per i rimpatri di tre irregolari.

In 16 mesi, gli otto medici del reparto di Infettivologia dell’ospedale Santa Maria Croce delle Croci di Ravenna, indagati per falso ideologico continuato in concorso in atti pubblici e di interruzione di pubblico servizio, avrebbero rilasciato 34 pareri di inidoneità ritenuti falsi su 64 stranieri destinati all’espulsione, dei quali dieci avevano rifiutato di sottoporsi alla visita medica.

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