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2020-03-07
La speranza da Israele: «Vaccino in arrivo»
Benjamin Netanyahu (Ansa)
Sarà messo a punto in Israele in tre settimane e disponibile in 90 giorni il primo vaccino conto il coronavirus. La notizia, pubblicata sul Jerusalem Post, si basa sui risultati dei ricercatori del Galilee research institut (Migal) che hanno messo a punto una nuova tecnologia per la somministrazione dei vaccini per via orale, che testeranno proprio sul terribile Sars-Cov-2. Chen Katz, leader del gruppo biotecnologico del Migal, ha spiegato che «il vaccino si basa su un nuovo sistema che permette di far passare la proteina in grado di scatenare la risposta immunitaria (antigene virale) nei tessuti delle mucose». Le cellule, inglobando l'antigene, indurrebbero l'organismo a formare anticorpi contro il virus. Il gruppo sta studiando da quattro anni questa tecnologia e l'ha testata per il coronavirus Ibv (che causa una bronchite nei polli). Negli studi preclinici - quindi su animali - sono riusciti a dimostrare che la vaccinazione orale induce alti livelli di anticorpi specifici anti-Ibv. Visto che la tecnologia dovrebbe essere la stessa per qualsiasi virus «abbiamo deciso, data l'urgenza globale, di scegliere il coronavirus come modello per testare il nostro sistema sull'uomo», ha dichiarato David Zigdon, capo dell'istituto Migal. L'approvazione dovrebbe arrivare entro 90 giorni, secondo Zigdon. Tempi così rapidi sono dovuti a una fortunata coincidenza. L'acido nucleico (Rna), che permette al Sars-Cov-2 di replicarsi, ha infatti una sequenza molto simile a quella del virus che colpisce il pollame, tanto che utilizza lo stesso meccanismo di infezione. Questi fattori hanno velocizzato tantissimo la ricerca, tanto che in poche settimane dovrebbe essere già pronto il lotto per la somministrazione orale. Nella lotta conto il tempo, l'Istituto israeliano sta individuando già potenziali partner che potrebbero accelerare la fase di sperimentazione sull'uomo, il completamento dello sviluppo del prodotto finale e il processo regolatorio di registrazione per rendere il prodotto disponibile entro i prossimi tre mesi. Sempre la tecnologia, in particolare l'intelligenza artificiale, è in prima linea anche per la diagnosi dei casi di Covid-19. L'istituto di ricerca cinese Damo Academy ha infatti annunciato di aver messo a punto degli algoritmi che in 20 secondi danno una diagnosi con un'accuratezza del 96%. La ricerca è stata finanziata da Jack Ma, fondatore del colosso del commercio online asiatico Alibaba, che ha messo a disposizione più di 14 milioni di dollari per progetti utili a debellare Covid-19. Il nuovo metodo sfrutta complessi processi di analisi basati su sistemi informatici in grado di elaborare i dati a partire da un campione di oltre 5.000 casi confermati di Covid-19, secondo le linee guida delle ultime ricerche effettuate sull'epidemia che si è rapidamente diffusa a livello globale. Mettendo a confronto le Tac, l'intelligenza artificiale sarebbe dunque in grado di distinguere i casi di Covid-19 da quelli di una comune polmonite, in poco tempo e con un margine di errore minimo. Questo significa una riduzione dei tempi di diagnosi, dato che di solito un medico impiega tra i 5 e i 15 minuti per leggere una Tac ed elaborare una diagnosi, mentre questi sistemi in 20 secondi scansionano anche 300 immagini. Il nuovo sistema diagnostico è stato già testato negli ospedali cinesi ed è in funzione nella struttura di Qiboshan, a Zhengzhou, nella provincia di Henan. Secondo i media asiatici, dovrebbe essere adottato in più di 100 ospedali della provincia focolaio dell'Hubei. Intelligenza artificiale anche nel consorzio pubblico-privato Exscalate4CoV (E4C), a trazione italiana, che si è aggiudicato 3 milioni del bando europeo Horizon 2020 per fronteggiare l'emergenza coronavirus. Il consorzio italiano, guidato da Dompé farmaceutici, aggrega 18 istituzioni e centri di ricerca in sette Paesi europei. Fulcro del progetto è Exscalate, il sistema di supercalcolo più performante a livello globale che, grazie alla sua «biblioteca chimica» di 500 miliardi di molecole, è in grado di valutare più di 3 milioni di composti al secondo per individuare il farmaco più promettente contro specifici costituenti virali, ma anche le sostanze capaci di inibire la capacità infettiva del coronavirus e contrastare contagi futuri. È intanto pronto, in America, all'Istituto nazionale delle allergie e malattie infettive (Niaid), il primo lotto di vaccino per il Covid-19 da testare sull'uomo. I risultati sono attesi per agosto. Il giorno in cui ci sarà il vaccino che immunizzerà da Sars-CoV-2 si dovrà forse ringraziare anche il comune padovano di Vo' Euganeo, che con i sui 3.300 abitanti fornirà dati importanti per capire la strategia e prevedere le mosse del virus. Il piccolo comune infatti è l'unico cluster al mondo ad avere nella stessa popolazione 3.000 tamponi al tempo del primo caso e dopo due settimane. Da ieri e fino a domenica, su base volontaria, gli abitanti di Vo' si sottoporranno allo screening. Entro alcune settimane si potrebbe avere qualche arma in più contro il coronavirus.
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Annuncio di un centro di ricerca: «Il farmaco verrà prodotto entro 90 giorni». Sarà in pillole, per facilitare la somministrazione. In Cina grazie ai fondi stanziati da Jack Ma, patron di Alibaba, sviluppano un sistema per diagnosticare la malattia in 20 secondi. Sarà messo a punto in Israele in tre settimane e disponibile in 90 giorni il primo vaccino conto il coronavirus. La notizia, pubblicata sul Jerusalem Post, si basa sui risultati dei ricercatori del Galilee research institut (Migal) che hanno messo a punto una nuova tecnologia per la somministrazione dei vaccini per via orale, che testeranno proprio sul terribile Sars-Cov-2. Chen Katz, leader del gruppo biotecnologico del Migal, ha spiegato che «il vaccino si basa su un nuovo sistema che permette di far passare la proteina in grado di scatenare la risposta immunitaria (antigene virale) nei tessuti delle mucose». Le cellule, inglobando l'antigene, indurrebbero l'organismo a formare anticorpi contro il virus. Il gruppo sta studiando da quattro anni questa tecnologia e l'ha testata per il coronavirus Ibv (che causa una bronchite nei polli). Negli studi preclinici - quindi su animali - sono riusciti a dimostrare che la vaccinazione orale induce alti livelli di anticorpi specifici anti-Ibv. Visto che la tecnologia dovrebbe essere la stessa per qualsiasi virus «abbiamo deciso, data l'urgenza globale, di scegliere il coronavirus come modello per testare il nostro sistema sull'uomo», ha dichiarato David Zigdon, capo dell'istituto Migal. L'approvazione dovrebbe arrivare entro 90 giorni, secondo Zigdon. Tempi così rapidi sono dovuti a una fortunata coincidenza. L'acido nucleico (Rna), che permette al Sars-Cov-2 di replicarsi, ha infatti una sequenza molto simile a quella del virus che colpisce il pollame, tanto che utilizza lo stesso meccanismo di infezione. Questi fattori hanno velocizzato tantissimo la ricerca, tanto che in poche settimane dovrebbe essere già pronto il lotto per la somministrazione orale. Nella lotta conto il tempo, l'Istituto israeliano sta individuando già potenziali partner che potrebbero accelerare la fase di sperimentazione sull'uomo, il completamento dello sviluppo del prodotto finale e il processo regolatorio di registrazione per rendere il prodotto disponibile entro i prossimi tre mesi. Sempre la tecnologia, in particolare l'intelligenza artificiale, è in prima linea anche per la diagnosi dei casi di Covid-19. L'istituto di ricerca cinese Damo Academy ha infatti annunciato di aver messo a punto degli algoritmi che in 20 secondi danno una diagnosi con un'accuratezza del 96%. La ricerca è stata finanziata da Jack Ma, fondatore del colosso del commercio online asiatico Alibaba, che ha messo a disposizione più di 14 milioni di dollari per progetti utili a debellare Covid-19. Il nuovo metodo sfrutta complessi processi di analisi basati su sistemi informatici in grado di elaborare i dati a partire da un campione di oltre 5.000 casi confermati di Covid-19, secondo le linee guida delle ultime ricerche effettuate sull'epidemia che si è rapidamente diffusa a livello globale. Mettendo a confronto le Tac, l'intelligenza artificiale sarebbe dunque in grado di distinguere i casi di Covid-19 da quelli di una comune polmonite, in poco tempo e con un margine di errore minimo. Questo significa una riduzione dei tempi di diagnosi, dato che di solito un medico impiega tra i 5 e i 15 minuti per leggere una Tac ed elaborare una diagnosi, mentre questi sistemi in 20 secondi scansionano anche 300 immagini. Il nuovo sistema diagnostico è stato già testato negli ospedali cinesi ed è in funzione nella struttura di Qiboshan, a Zhengzhou, nella provincia di Henan. Secondo i media asiatici, dovrebbe essere adottato in più di 100 ospedali della provincia focolaio dell'Hubei. Intelligenza artificiale anche nel consorzio pubblico-privato Exscalate4CoV (E4C), a trazione italiana, che si è aggiudicato 3 milioni del bando europeo Horizon 2020 per fronteggiare l'emergenza coronavirus. Il consorzio italiano, guidato da Dompé farmaceutici, aggrega 18 istituzioni e centri di ricerca in sette Paesi europei. Fulcro del progetto è Exscalate, il sistema di supercalcolo più performante a livello globale che, grazie alla sua «biblioteca chimica» di 500 miliardi di molecole, è in grado di valutare più di 3 milioni di composti al secondo per individuare il farmaco più promettente contro specifici costituenti virali, ma anche le sostanze capaci di inibire la capacità infettiva del coronavirus e contrastare contagi futuri. È intanto pronto, in America, all'Istituto nazionale delle allergie e malattie infettive (Niaid), il primo lotto di vaccino per il Covid-19 da testare sull'uomo. I risultati sono attesi per agosto. Il giorno in cui ci sarà il vaccino che immunizzerà da Sars-CoV-2 si dovrà forse ringraziare anche il comune padovano di Vo' Euganeo, che con i sui 3.300 abitanti fornirà dati importanti per capire la strategia e prevedere le mosse del virus. Il piccolo comune infatti è l'unico cluster al mondo ad avere nella stessa popolazione 3.000 tamponi al tempo del primo caso e dopo due settimane. Da ieri e fino a domenica, su base volontaria, gli abitanti di Vo' si sottoporranno allo screening. Entro alcune settimane si potrebbe avere qualche arma in più contro il coronavirus.
Il baritono Luca Salsi ci guida alla scoperta del genio di Giuseppe Verdi attraverso tre opere che lo vedono protagonista al Teatro alla Scala di Milano. Da Nabucodonosor, primo grande successo del Cigno di Busseto, al penultimo capolavoro, Otello. Un titolo attesissimo per l’inaugurazione della prossima stagione, il 7 dicembre 2026.
Un duello tra Lautaro Martinez e Scott McTominay durante Inter-Napoli della scorsa stagione (Getty Images)
A nemmeno due settimane di distanza dalla fine del campionato, la Serie A versione 2026/2027 ha già preso forma con la tradizionale compilazione del calendario. Per il secondo anno consecutivo il Teatro Regio di Parma, nell'ambito del Festival della Serie A, ha ospitato la cerimonia che ha svelato le 38 giornate della prossima stagione.
Il campionato scatterà nel weekend del 22-23 agosto e si concluderà il 29-30 maggio 2027. Confermato il calendario asimmetrico tra andata e ritorno, mentre la principale novità riguarda le soste per le nazionali: tra fine settembre e inizio ottobre ci sarà una pausa unica di due settimane consecutive, alle quali si aggiungeranno gli stop di novembre e marzo. Previsti inoltre due turni infrasettimanali, il 28 ottobre e il 6 gennaio, oltre alla sosta natalizia del 26 e 27 dicembre.
L'avvio propone subito partite interessanti e affatto banali. I campioni d'Italia dell'Inter debutteranno a San Siro contro il Monza, mentre Napoli e Juventus inizieranno entrambe in trasferta, rispettivamente a Genova e Frosinone. Impegno esterno anche per il Milan, atteso dal Torino, mentre la Roma riceverà la Fiorentina all'Olimpico. Per assistere ai primi incroci di alta classifica non bisognerà però aspettare molto. Già alla terza giornata il calendario mette di fronte Juventus e Milan da una parte, Inter e Napoli dall'altra. Un doppio confronto che potrebbe offrire indicazioni interessanti fin dalle prime settimane della stagione. Il primo derby della Madonnina è invece fissato alla decima giornata, il 1° novembre, nello stesso turno in cui andrà in scena anche Juventus-Napoli. Al termine del girone d'andata, alla diciannovesima giornata, spazio al primo Derby d'Italia con Inter-Juventus a San Siro.
Anche il ritorno si annuncia particolarmente intenso. Alla ventiduesima giornata si giocheranno Napoli-Inter e Milan-Juventus, mentre due settimane più tardi, nel weekend di San Valentino, il calendario propone un altro doppio appuntamento di cartello con Inter-Milan e Napoli-Juventus. Restano inoltre i vincoli legati agli impegni europei. Nelle giornate collocate tra due turni delle coppe Uefa le squadre impegnate in Champions League non potranno affrontare quelle partecipanti a Europa League e Conference League, una scelta pensata per distribuire in modo più equilibrato gli impegni durante la stagione.
Dietro la compilazione delle 38 giornate c'è stato ancora una volta il lavoro dell'algoritmo utilizzato dalla Lega Serie A, chiamato a gestire contemporaneamente decine di vincoli tra derby, alternanza casa-trasferta, soste per le nazionali, coppe europee e disponibilità degli impianti. Un supporto tecnologico ormai diventato centrale nella costruzione del calendario. Ad aprire la cerimonia è stato il presidente della Lega Serie A, Ezio Simonelli, che ha rivendicato la crescita dell'interesse attorno al campionato sottolineando: «Abbiamo avuto una capienza media negli stadi di 30.000 spettatori a partita. La prova che il pubblico ama ancora e molto il nostro campionato».
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Giuseppe Cossu e Roberto Saviano (Ansa)
Caro Roberto Saviano,
ho letto le tue parole sul grido “Decima” pronunciato dagli incursori della Marina Militare e sento il bisogno di scriverti da uomo che ha servito l’Italia in uniforme, in patria e all’estero, compreso l’Afghanistan. Non per polemica, ma per offrire un punto di vista che troppo spesso viene ignorato.
Chi ha indossato il basco degli incursori sa bene che la storia va conosciuta nella sua interezza, senza semplificazioni e senza sovrapposizioni che finiscono per cancellare fatti, uomini e tradizioni. Quando sento pronunciare il nome “Decima”, il mio pensiero non corre alla Repubblica Sociale Italiana né alle pagine più controverse della guerra civile italiana. Corre invece agli uomini della Decima Flottiglia MAS che, prima dell’8 settembre 1943, scrissero alcune delle pagine più straordinarie della storia militare italiana.
Parlo di marinai che operarono in condizioni estreme, di pionieri delle operazioni speciali subacquee, di uomini che con mezzi rudimentali ma con coraggio eccezionale riuscirono a colpire obiettivi ritenuti impossibili. Parlo di una tradizione professionale e militare riconosciuta e studiata ancora oggi da numerose marine del mondo. È da quella tradizione tecnica, operativa e umana che discendono gli attuali incursori della Marina Militare.
Quando pensiamo a quella storia, pensiamo al sacrificio di Teseo Tesei e di tanti altri uomini che hanno rappresentato e continuano a rappresentare un esempio per ogni incursore. Pensiamo a chi ha dato la vita per compiere il proprio dovere, sapendo di andare incontro a una missione dalla quale forse non sarebbe tornato. Il loro esempio continua ancora oggi a essere fonte di motivazione nelle notti più dure dell’addestramento e delle operazioni.
Pensiamo anche alle radici più profonde dello spirito d’audacia della Marina italiana, a imprese come la Beffa di Buccari guidata da Gabriele D’Annunzio, episodi che hanno alimentato una tradizione fatta di coraggio, iniziativa e spirito di sacrificio. Sono queste le pagine che molti giovani militari studiano, insieme ai valori e ai principi tramandati dal reparto, trovando ispirazione per affrontare le sfide del servizio.
Ridurre tutto questo a una sola fase storica significa compiere un’operazione ingiusta nei confronti della verità. Significa ignorare che la Decima MAS esistette prima del 1943 e che proprio in quel periodo costruì la propria fama. Significa dimenticare uomini che servirono il loro Paese con disciplina e sacrificio in un contesto storico ben diverso da quello successivo all’armistizio.
C’è poi una domanda che mi pongo sinceramente: perché soltanto oggi questa tradizione viene presentata come un problema? Il grido “Decima” accompagna da sempre la storia e le tradizioni del reparto. Nel corso dei decenni si sono succeduti governi di ogni orientamento politico, presidenti della Repubblica, ministri della Difesa e vertici militari. Eppure nessuno ha mai ritenuto necessario trasformare questo elemento identitario in una battaglia ideologica.
Noi militari conosciamo il peso dei simboli. Proprio per questo sappiamo distinguerne le diverse fasi storiche. Nessuno pretende di cancellare le controversie che seguirono all’8 settembre. Ma allo stesso modo non si può accettare che un’intera tradizione venga identificata esclusivamente con una parte della sua storia, per quanto discussa essa sia.
Molti di coloro che oggi rivendicano l’eredità professionale degli incursori italiani hanno servito la Repubblica Italiana in missioni internazionali, spesso lontano dai riflettori. In Afghanistan, nei Balcani, in Iraq, nel Mediterraneo, nel Corno d’Africa e in numerosi altri teatri operativi, i militari italiani hanno operato per garantire sicurezza, stabilità e protezione delle popolazioni civili, spesso a rischio della propria vita.
Ho visto colleghi partire senza sapere se sarebbero tornati. Ho visto uomini lavorare per mesi lontano dalle famiglie, affrontando minacce concrete e quotidiane. Ho visto professionalità, umanità e spirito di servizio. E ho visto il rispetto che i militari italiani si sono guadagnati presso alleati e popolazioni locali grazie alla loro competenza e al loro equilibrio.
Quando un incursore richiama una tradizione militare, non necessariamente sta facendo una dichiarazione politica. Molto spesso sta rendendo omaggio a una storia professionale fatta di addestramento, sacrificio, fratellanza e servizio. È una differenza che chiunque affronti questi temi con onestà intellettuale dovrebbe sforzarsi di comprendere.
Se vi sono critiche da rivolgere a un governo, a una maggioranza politica o a una scelta istituzionale, esse appartengono legittimamente al dibattito democratico. Ma sarebbe auspicabile evitare che a farne le spese siano uomini che hanno dedicato la propria vita alla difesa della Patria e delle sue istituzioni. Militari che servono tutti gli italiani, senza distinzione di idee politiche, religione, origine o appartenenza sociale.
Le parole hanno un peso, soprattutto quando vengono pronunciate da personalità pubbliche. Per questo credo che sia importante distinguere tra la doverosa critica politica e il rispetto dovuto a chi serve lo Stato italiano. Le semplificazioni possono generare consenso immediato, ma raramente aiutano a comprendere la complessità della storia.
E forse, anziché soffermarsi esclusivamente sugli aspetti più controversi di quella vicenda, sarebbe utile raccontare anche le imprese che hanno reso celebre la Decima nel mondo: il coraggio di Teseo Tesei, le operazioni degli uomini d’assalto, l’innovazione tecnica, il sacrificio e la dedizione di chi ha aperto la strada alle moderne forze speciali. Sarebbe una storia capace di offrire ai nostri giovani esempi di determinazione, spirito di servizio e amore per il proprio Paese.
Non ti chiedo di condividere questa sensibilità. Ti chiedo soltanto di considerare che dietro quel nome, per molti militari, non vi è nostalgia ideologica, bensì il ricordo di una tradizione operativa che appartiene alla storia della Marina italiana e che ha contribuito a costruire l’eccellenza delle nostre forze speciali.
La storia, quando viene letta tutta intera, è sempre più complessa degli slogan. E il rispetto per chi ha servito e serve il proprio Paese dovrebbe essere un terreno comune, al di là delle differenze di opinione.
Con rispetto.
Giuseppe Cossu, Incursore in congedo della Marina Militare italiana.
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