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2022-04-19
La Russia sferra l’attacco finale al Donbass
Ansa
Mentre le truppe cecene di Ramzan Kadyrov continuano a cercare edificio per edificio gli ultimi guerriglieri ucraini asserragliati nell’acciaieria, di Azovstal, ciò che resta della città di Mariupol è sotto il controllo della Russia. Un consigliere del sindaco, Petro Andriushchenko, secondo la Cnn, ha detto ieri che le forze russe hanno annunciato che Mariupol sarà chiusa in ingresso e in uscita nelle prossime ore, spiegando che i russi stanno distribuendo dei permessi per muoversi all’interno della città. La caduta di Mariupol sembra ormai imminente, e sarebbe per Vladimir Putin il primo successo militare da poter rivendicare, dopo la sanguinosa ferita rappresentata dall’affondamento dell’incrociatore Moskva, «colpito da un missile della Nato», stando a quanto affermato ieri dal commentatore politico ed ex consigliere del presidente russo, Sergei Markov. Mariupol è un obiettivo non solo propagandistico ma soprattutto strategico per la Russia, che in questo modo aprirebbe un collegamento terrestre tra la Crimea e il Donbass. La conquista di Mariupol permetterebbe alle truppe russe di concentrarsi sullo stesso Donbass, obiettivo della invasione sin dal primo momento.
Nel suo ultimo videomessaggio, il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha annunciato un’imminente offensiva della Russia nella parte orientale dell’Ucraina. «Le truppe russe», ha detto Zelensky, «si stanno preparando per un’operazione offensiva nell’Est del nostro Paese che inizierà nel prossimo futuro. Vogliono mettere fine al Donbass, vogliono spazzare via anche altre città e comunità nelle regioni di Donetsk e Luhansk. Il destino della battaglia imminente dipende», ha aggiunto Zelensky, «da coloro che hanno le armi e le munizioni di cui abbiamo bisogno. Ogni ritardo nelle forniture è un permesso alla Russia a uccidere. Circa 5.000 bambini sono stati deportati in Russia», ha poi sottolineato Zelensky in una intervista alla Cnn, «quei bambini. Dove sono? Non lo sa nessuno». Un gruppo per i diritti umani della Crimea ha denunciato che i russi avrebbero portato via con la forza da Mariupol circa 150 bambini, 100 dei quali ricoverati in ospedale, la maggior parte strappata ai genitori. Ma anche Kiev ora dovrà rispondere alle accuse sollevate dal New York Times, secondo il quale «l’esercito ucraino potrebbe aver usato bombe a grappolo nel villaggio di Husarivka, che era stato occupato dai russi».
La Russia ad ogni modo si concentra sul fronte sudorientale, e non a caso ieri il ministero della Difesa di Mosca ha pubblicato su Telegram la foto di un militare con alle spalle alberi fioriti e la scritta: «La primavera sta arrivando in Donbass». Ieri i russi hanno conquistato la città di Kreminna, mentre missili di Mosca hanno colpito anche Dnipro, Kharkiv, Leopoli e Kramatorsk, e i distretti di Synelnykiv e Pavlograd, provocando vittime e distruggendo infrastrutture e abitazioni. Continuare e tenere alta la tensione anche in altre zone del territorio ucraino (Leopoli è la principale città dell’Ucraina occidentale, a circa 70 chilometri dal confine con la Polonia) serve probabilmente a Putin per non consentire a Kiev di concentrare tutte le truppe nel Donbass. Gli attacchi a Leopoli, secondo il capo dell’amministrazione militare della regione, Maksym Kozytsky, hanno provocato la morte di sette persone (tra cui un bambino). I russi hanno sparato quattro razzi, ha spiegato, tre dei quali hanno colpito magazzini e un quarto un garage. Secondo Mosca, nell’attacco missilistico a Leopoli, i russi avrebbero distrutto un deposito di armi inviate da Usa ed Europa.
Dieci navi della flotta militare russa stanno intanto effettuando esercitazioni nel Mar Baltico, con manovre che simulano attacchi missilistici a navi nemiche e operazioni di difesa da attacchi di sottomarini e aerei.
Le autorità di Lugansk hanno invitato i residenti a evacuare immediatamente: «La prossima settimana potrebbe essere difficile», ha detto il capo dell’amministrazione regionale, Sergei Gaidai, «questa potrebbe essere l’ultima volta che possiamo salvarvi».
Nove persone sono state uccise e altre 25 sono rimaste ferite nella regione di Kharkiv nelle ultime 24 ore: la ha reso noto il consiglio regionale, secondo quanto riporta il Kyiv Independent. Nelle zone residenziali della città, che sono state bombardate pesantemente, ci sono stati sei morti e 24 feriti. Altre due persone sono rimaste uccise e una ferita a Derhachi, mentre una persona è deceduta nei pressi di Zolochiv. Nella serata di ieri, a quanto riferito dall’agenzia Unian, lo stato maggiore delle forze armate ucraine ha segnalato l’inizio dell’offensiva russa nel Donbass. «Si stanno registrando», ha riferito Unian, «segnali dell’inizio dell’operazione offensiva. Il nemico ha intensificato l’offensiva nelle aree di Severodonetsk, Popasnyansky, Kurakhiv e Zaporizhzhya mentre la battaglia per Mariupol continua, con attacchi al porto». E il Pentagono ha confermato: «Mosca sta muovendo artiglieria pesante e velivoli».
Ieri Putin ha decorato la brigata di fucilieri accusata di aver massacrato civili a Bucha (per il sindaco sarebbe morto un abitante su cinque). Secondo il Cremlino, Putin ha firmato un decreto che concede ai soldati il «titolo onorifico per l’eroismo e la tenacia, la determinazione e il coraggio».
«Donne e bimbi con i miliziani Azov». Nell’acciaieria si rischia la strage
A Mariupol l’acciaieria Azovstal, dove si sono asserragliati i superstiti del quasi omonimo battaglione Azov e gli altri combattenti ucraini, è diventata l’ultimo bastione che separa la città dell’Ucraina dalla conquista da parte delle forze armate russe. Ma, stando a quanto raccontato a una televisione locale dal capo della polizia di pattuglia di Mariupol, Mykhailo Vershynin, nei bunker sotto l’acciaieria «ci sono molte persone: donne, bambini, anziani e neonati». Uno scenario confermato anche dall’ex ministro dell’Interno ucraino, Arsen Avakov, che, parlando con l’agenzia di stampa Ukrinform, ha aggiunto che le «persone nei bunker di Azovstal» vivono «in condizioni terribili, senza medicine, cibo o acqua».
Queste dichiarazioni, diventate di pubblico dominio ieri, dopo che l’ultimatum russo, che scadeva all’alba di due giorni fa, è stato respinto, aprono la porta a più di uno scenario. A cominciare da quello di un bluff. È difficile pensare che le autorità ucraine usino dichiaratamente vecchi e bambini come scudi umani, mischiandoli agli ultimi difensori di Mariupol (1.500 secondo i russi, il doppio secondo fonti ucraine) che rimangono asserragliati nell’acciaieria, ultimo argine alla conquista da parte dei soldati di Mosca della città portuale, ridotta in macerie da settimane d’assedio. Ma il rischio che possano di fatto diventarlo è alto. La Russia infatti ha annunciato che, una volta conquistata la struttura, i superstiti del contingente composto dai sopravvissuti della trentaseiesima brigata di fanteria marina, militi della guardia nazionale, volontari stranieri, residui di brigate motorizzate e combattenti del reggimento Azov, verranno eliminati. Il rischio di una nuova strage di civili potrebbe essere quindi dietro dietro l’angolo. Con conseguente rimpallo di responsabilità tra Russia e Ucraina.
In questo contesto, il maggiore dei Marines ucraini Sergiy Volyna ha scritto a papa Francesco chiedendo di intervenire «per salvare la popolazione civile»: «Le preghiere non bastano più. Ci aiuti a salvarli. Salvi le loro vite dalle mani di Satana, che vuole bruciare tutti gli esseri viventi».
I primi segnali di pericolo erano emersi dalle dichiarazioni del capo del Centro di controllo della difesa nazionale della Federazione russa, il colonnello generale Mikhail Mizintsev, che sabato scorso ha riferito che i difensori di Mariupol sono rimasti senza cibo e acqua, attribuendo di fatto la responsabilità dell’emergenza alle autorità di Kiev, che hanno impedito la resa agli ucraini asserragliati nell’acciaieria. Un’affermazione impossibile da verificare, visto che nessuno sa quanto i combattenti ucraini possano andare avanti prima di cedere alla fame e alla sete.
Secondo alcune fonti, infatti, il battaglione Azov avrebbe preparato da tempo la difesa dell’acciaieria e quindi l’enorme complesso e i suoi sotterranei potrebbero contenere viveri e munizioni in grande quantità. Ma sulla sorte dei civili che si sarebbero rifugiati dentro all’Azovstal (che essendo dotata di sotterranei costruiti in epoca sovietica per resistere a un attacco nucleare può essere stata considerata dai civili di Mariupol come l’unico luogo sicuro rimasto) peseranno anche i veri piani di Mosca per prendere possesso dell’area dove si sarebbero riparati. Un’irruzione porterebbe la fanteria russa a pagare un tributo di sangue elevatissimo, perché la complessità della struttura potrebbe vanificare il vantaggio numerico. Per questo c’è chi sostiene che solo un attacco chimico consentirebbe ai russi una vittoria facile. «È l’unico modo per farli uscire», ha spiegato al Guardian l’analista militare ucraino Oleg Zhdanov. Concludendo poi con parole che non lasciano presagire nulla di buono per chi è dentro l’acciaieria: «Sono circondati da ogni lato, devono resistere fino alla fine. Se cedono, non saranno risparmiati».
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Missili su Leopoli, bombe a Kharkiv e Mariupol assediata. Ma Kiev e il Pentagono lanciano l’allarme: «Iniziata l’offensiva a Est». Il New York Times intanto accusa gli invasi: «Bombe a grappolo a Husarivka». Avvistate dieci navi dello zar nel Mar Baltico.«Donne e bimbi con i miliziani Azov». Nell’acciaieria si rischia la strage. Gli ucraini annunciano la presenza di civili dopo l’ultimatum di Mosca: «Resa o morte».Lo speciale comprende due articoli. Mentre le truppe cecene di Ramzan Kadyrov continuano a cercare edificio per edificio gli ultimi guerriglieri ucraini asserragliati nell’acciaieria, di Azovstal, ciò che resta della città di Mariupol è sotto il controllo della Russia. Un consigliere del sindaco, Petro Andriushchenko, secondo la Cnn, ha detto ieri che le forze russe hanno annunciato che Mariupol sarà chiusa in ingresso e in uscita nelle prossime ore, spiegando che i russi stanno distribuendo dei permessi per muoversi all’interno della città. La caduta di Mariupol sembra ormai imminente, e sarebbe per Vladimir Putin il primo successo militare da poter rivendicare, dopo la sanguinosa ferita rappresentata dall’affondamento dell’incrociatore Moskva, «colpito da un missile della Nato», stando a quanto affermato ieri dal commentatore politico ed ex consigliere del presidente russo, Sergei Markov. Mariupol è un obiettivo non solo propagandistico ma soprattutto strategico per la Russia, che in questo modo aprirebbe un collegamento terrestre tra la Crimea e il Donbass. La conquista di Mariupol permetterebbe alle truppe russe di concentrarsi sullo stesso Donbass, obiettivo della invasione sin dal primo momento. Nel suo ultimo videomessaggio, il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha annunciato un’imminente offensiva della Russia nella parte orientale dell’Ucraina. «Le truppe russe», ha detto Zelensky, «si stanno preparando per un’operazione offensiva nell’Est del nostro Paese che inizierà nel prossimo futuro. Vogliono mettere fine al Donbass, vogliono spazzare via anche altre città e comunità nelle regioni di Donetsk e Luhansk. Il destino della battaglia imminente dipende», ha aggiunto Zelensky, «da coloro che hanno le armi e le munizioni di cui abbiamo bisogno. Ogni ritardo nelle forniture è un permesso alla Russia a uccidere. Circa 5.000 bambini sono stati deportati in Russia», ha poi sottolineato Zelensky in una intervista alla Cnn, «quei bambini. Dove sono? Non lo sa nessuno». Un gruppo per i diritti umani della Crimea ha denunciato che i russi avrebbero portato via con la forza da Mariupol circa 150 bambini, 100 dei quali ricoverati in ospedale, la maggior parte strappata ai genitori. Ma anche Kiev ora dovrà rispondere alle accuse sollevate dal New York Times, secondo il quale «l’esercito ucraino potrebbe aver usato bombe a grappolo nel villaggio di Husarivka, che era stato occupato dai russi».La Russia ad ogni modo si concentra sul fronte sudorientale, e non a caso ieri il ministero della Difesa di Mosca ha pubblicato su Telegram la foto di un militare con alle spalle alberi fioriti e la scritta: «La primavera sta arrivando in Donbass». Ieri i russi hanno conquistato la città di Kreminna, mentre missili di Mosca hanno colpito anche Dnipro, Kharkiv, Leopoli e Kramatorsk, e i distretti di Synelnykiv e Pavlograd, provocando vittime e distruggendo infrastrutture e abitazioni. Continuare e tenere alta la tensione anche in altre zone del territorio ucraino (Leopoli è la principale città dell’Ucraina occidentale, a circa 70 chilometri dal confine con la Polonia) serve probabilmente a Putin per non consentire a Kiev di concentrare tutte le truppe nel Donbass. Gli attacchi a Leopoli, secondo il capo dell’amministrazione militare della regione, Maksym Kozytsky, hanno provocato la morte di sette persone (tra cui un bambino). I russi hanno sparato quattro razzi, ha spiegato, tre dei quali hanno colpito magazzini e un quarto un garage. Secondo Mosca, nell’attacco missilistico a Leopoli, i russi avrebbero distrutto un deposito di armi inviate da Usa ed Europa.Dieci navi della flotta militare russa stanno intanto effettuando esercitazioni nel Mar Baltico, con manovre che simulano attacchi missilistici a navi nemiche e operazioni di difesa da attacchi di sottomarini e aerei. Le autorità di Lugansk hanno invitato i residenti a evacuare immediatamente: «La prossima settimana potrebbe essere difficile», ha detto il capo dell’amministrazione regionale, Sergei Gaidai, «questa potrebbe essere l’ultima volta che possiamo salvarvi». Nove persone sono state uccise e altre 25 sono rimaste ferite nella regione di Kharkiv nelle ultime 24 ore: la ha reso noto il consiglio regionale, secondo quanto riporta il Kyiv Independent. Nelle zone residenziali della città, che sono state bombardate pesantemente, ci sono stati sei morti e 24 feriti. Altre due persone sono rimaste uccise e una ferita a Derhachi, mentre una persona è deceduta nei pressi di Zolochiv. Nella serata di ieri, a quanto riferito dall’agenzia Unian, lo stato maggiore delle forze armate ucraine ha segnalato l’inizio dell’offensiva russa nel Donbass. «Si stanno registrando», ha riferito Unian, «segnali dell’inizio dell’operazione offensiva. Il nemico ha intensificato l’offensiva nelle aree di Severodonetsk, Popasnyansky, Kurakhiv e Zaporizhzhya mentre la battaglia per Mariupol continua, con attacchi al porto». E il Pentagono ha confermato: «Mosca sta muovendo artiglieria pesante e velivoli». Ieri Putin ha decorato la brigata di fucilieri accusata di aver massacrato civili a Bucha (per il sindaco sarebbe morto un abitante su cinque). Secondo il Cremlino, Putin ha firmato un decreto che concede ai soldati il «titolo onorifico per l’eroismo e la tenacia, la determinazione e il coraggio».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/la-russia-sferra-lattacco-finale-al-donbass-2657173517.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="donne-e-bimbi-con-i-miliziani-azov-nellacciaieria-si-rischia-la-strage" data-post-id="2657173517" data-published-at="1650319023" data-use-pagination="False"> «Donne e bimbi con i miliziani Azov». Nell’acciaieria si rischia la strage A Mariupol l’acciaieria Azovstal, dove si sono asserragliati i superstiti del quasi omonimo battaglione Azov e gli altri combattenti ucraini, è diventata l’ultimo bastione che separa la città dell’Ucraina dalla conquista da parte delle forze armate russe. Ma, stando a quanto raccontato a una televisione locale dal capo della polizia di pattuglia di Mariupol, Mykhailo Vershynin, nei bunker sotto l’acciaieria «ci sono molte persone: donne, bambini, anziani e neonati». Uno scenario confermato anche dall’ex ministro dell’Interno ucraino, Arsen Avakov, che, parlando con l’agenzia di stampa Ukrinform, ha aggiunto che le «persone nei bunker di Azovstal» vivono «in condizioni terribili, senza medicine, cibo o acqua». Queste dichiarazioni, diventate di pubblico dominio ieri, dopo che l’ultimatum russo, che scadeva all’alba di due giorni fa, è stato respinto, aprono la porta a più di uno scenario. A cominciare da quello di un bluff. È difficile pensare che le autorità ucraine usino dichiaratamente vecchi e bambini come scudi umani, mischiandoli agli ultimi difensori di Mariupol (1.500 secondo i russi, il doppio secondo fonti ucraine) che rimangono asserragliati nell’acciaieria, ultimo argine alla conquista da parte dei soldati di Mosca della città portuale, ridotta in macerie da settimane d’assedio. Ma il rischio che possano di fatto diventarlo è alto. La Russia infatti ha annunciato che, una volta conquistata la struttura, i superstiti del contingente composto dai sopravvissuti della trentaseiesima brigata di fanteria marina, militi della guardia nazionale, volontari stranieri, residui di brigate motorizzate e combattenti del reggimento Azov, verranno eliminati. Il rischio di una nuova strage di civili potrebbe essere quindi dietro dietro l’angolo. Con conseguente rimpallo di responsabilità tra Russia e Ucraina. In questo contesto, il maggiore dei Marines ucraini Sergiy Volyna ha scritto a papa Francesco chiedendo di intervenire «per salvare la popolazione civile»: «Le preghiere non bastano più. Ci aiuti a salvarli. Salvi le loro vite dalle mani di Satana, che vuole bruciare tutti gli esseri viventi». I primi segnali di pericolo erano emersi dalle dichiarazioni del capo del Centro di controllo della difesa nazionale della Federazione russa, il colonnello generale Mikhail Mizintsev, che sabato scorso ha riferito che i difensori di Mariupol sono rimasti senza cibo e acqua, attribuendo di fatto la responsabilità dell’emergenza alle autorità di Kiev, che hanno impedito la resa agli ucraini asserragliati nell’acciaieria. Un’affermazione impossibile da verificare, visto che nessuno sa quanto i combattenti ucraini possano andare avanti prima di cedere alla fame e alla sete. Secondo alcune fonti, infatti, il battaglione Azov avrebbe preparato da tempo la difesa dell’acciaieria e quindi l’enorme complesso e i suoi sotterranei potrebbero contenere viveri e munizioni in grande quantità. Ma sulla sorte dei civili che si sarebbero rifugiati dentro all’Azovstal (che essendo dotata di sotterranei costruiti in epoca sovietica per resistere a un attacco nucleare può essere stata considerata dai civili di Mariupol come l’unico luogo sicuro rimasto) peseranno anche i veri piani di Mosca per prendere possesso dell’area dove si sarebbero riparati. Un’irruzione porterebbe la fanteria russa a pagare un tributo di sangue elevatissimo, perché la complessità della struttura potrebbe vanificare il vantaggio numerico. Per questo c’è chi sostiene che solo un attacco chimico consentirebbe ai russi una vittoria facile. «È l’unico modo per farli uscire», ha spiegato al Guardian l’analista militare ucraino Oleg Zhdanov. Concludendo poi con parole che non lasciano presagire nulla di buono per chi è dentro l’acciaieria: «Sono circondati da ogni lato, devono resistere fino alla fine. Se cedono, non saranno risparmiati».
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Domenico Pianese, segretario del COISP, spiega perché, anche quando pericolosi, gli immigrati irregolare non vengono espulsi dal nostro Paese, partendo dai casi di Aurora Livoli e del capotreno ucciso a Bologna. Tra decreti di espulsione inefficaci, burocrazia, accordi internazionali e decisioni giudiziarie, emerge un sistema che lascia liberi soggetti pericolosi e scarica il peso sulle forze dell’ordine.
John Logie Baird (a destra) durante una dimostrazione del suo apparecchio televisivo (Getty Images)
Baird, nato nel 1888 in Scozia, era un inventore per passione. Estroso sin dall’infanzia pur minato da una salute cagionevole, si specializzò nel campo dell’ingegneria elettrica. Dopo l’interruzione degli studi a causa della Grande Guerra, lavorò per la locale società elettrica «Clyde Valley Electrical Company» prima di diventare piccolo imprenditore nello stesso settore. Il sogno di trasmettere suoni e immagini a distanza per mezzo di cavi elettrici era il sogno di molti ricercatori dell’epoca, che anche Baird perseguì fin da giovanissimo, quando realizzò da solo una linea telefonica per comunicare con le camerette degli amici che abitavano nella sua via. La chiave di volta per l’invenzione del primo televisore arrivò nei primi anni Venti, quando l’inventore scozzese sfruttò a sua volta un dispositivo nato quarant’anni prima. Si trattava dell’apparecchio noto come «disco di Nipkow», dal nome del suo inventore Paul Gottlieb Nipkow che lo brevettò nel 1883. Questo consisteva in un disco rotante ligneo dove erano praticati fori disposti a spirale che, girando rapidamente di fronte ad un’immagine illuminata, la scomponevano in linee come un rudimentale scanner. La rotazione del disco generava un segnale luminoso variabile, che Baird fu in grado di tradurre in una serie di impulsi elettrici differenziati a seconda dell’intensità luminosa generata dall’effetto dei fori. La trasmissione degli impulsi avveniva per mezzo di una cellula fotoelettrica, che traduceva il segnale e lo inviava ad una linea elettrica, al termine della quale stava un apparecchio ricevente del tutto simile a quello trasmittente dove il disco di Nipkow, ricevuto l’impulso, girava allo stesso modo di quello del televisore che aveva catturato l’immagine. L’apparecchio ricevente era dotato di un vetro temperato che, colpito dagli impulsi luminosi del disco rotante, riproduceva l’immagine trasmessa elettricamente con una definizione di 30 linee. John Logie Baird riuscì per la prima volta a riprodurre l’immagine tra due apparecchi nel suo laboratorio nel 1924 utilizzando la maschera di un burattino ventriloquo truccata e fortemente illuminata, condizione necessaria per la trasmissione di un’immagine minimamente leggibile. La prima televisione elettromeccanica a distanza fu presentata da Baird il 26 gennaio 1926 a Londra di fronte ad un comitato di scienziati. Gli apparecchi furono sistemati in due stanze separate e Baird mosse la testa del manichino «Stooky Bill», che comparve simultaneamente sul vetro retroilluminato dell’apparecchio ricevente riproducendo fedelmente i movimenti. Anche se poco definita, quella primissima trasmissione televisiva segnò un punto di svolta. L’esperimento fece molta impressione negli ambienti scientifici inglesi, che nei mesi successivi assistettero ad altre dimostrazioni durante le quali fu usato per la prima volta un uomo in carne ed ossa, il fattorino di Baird William Edward Taynton, che può essere considerato il primo attore televisivo della storia.
Tra il 1926 e la fine del decennio l’invenzione di Baird ebbe larga eco, ed il suo sistema fu alla base delle prime trasmissioni della BBC iniziate nel 1929. Il sistema elettromeccanico tuttavia aveva grandi limiti. Il disco di Nipkow impediva la crescita della definizione e la meccanica era rumorosa e fragile. Il sistema Baird fu abbandonato negli anni Trenta con la nascita della televisione elettronica basata sull’utilizzo del tubo catodico.
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«Non è un investimento per i deboli di cuore», avverte il fondo Canaima, prevedendo che per districare il pantano politico ed economico serviranno anni. Nel resto dell’America Latina, tra reazioni politiche e minacce tariffarie, i listini continuano a macinare.
«La cattura di Maduro ha una valenza geopolitica ed economica profonda, ma questa “invasione di campo” preoccupa i vicini», spiega Salvatore Gaziano, responsabile delle strategie di investimento di SoldiExpert Scf. «Messico, Colombia e Brasile hanno reagito con durezza, parlando di linee inaccettabili superate. Eppure, nonostante le minacce di Trump e i dazi pesantissimi, i mercati azionari dell’area nell’ultimo anno e anche nelle ultime sedute hanno messo a segno performance positive quasi da record».
D’altronde, «il Messico non è più solo una meta turistica o un fornitore di materie prime, ma è diventato l’hub manifatturiero vitale per l’industria americana», continua Gaziano. «Grazie alla vicinanza geografica e ai vantaggi logistici dell’accordo Usmca, l’85% dell’export messicano resta immune dai dazi. Questo spiega la crescita esplosiva di titoli come Cemex (+83%) o dei gruppi aeroportuali (Gap e Oma): ogni nuova fabbrica costruita per servire il mercato Usa genera un indotto infrastrutturale che la borsa sta premiando con multipli generosi».
Anche il Brasile se la passa bene. Le esportazioni sono ai massimi e il mercato azionario rimane secondo molti analisti attraente: l’indice Msci Brazil è scambiato a circa 10 volte gli utili futuri, con un rendimento da dividendi che sfiora il 6%. E i dazi hanno finora avuto un impatto limitato perché il Paese ha saputo diversificare, esportando record di soia verso la Cina.
Del resto, il ciclo dei tassi di interesse in Brasile sembra aver raggiunto il suo apice al 15%, e questo lascia spazio a un potenziale allentamento monetario che favorirebbe ulteriormente le valutazioni azionarie. Il mercato sembra aver trovato un accordo con Lula, preferendo la stabilità della riforma fiscale alle incertezze di uno scontro frontale con Washington.
Il Sud America nonostante tutto rappresenta per molti analisti un’opportunità tattica tra le più interessanti dei mercati emergenti seppur rischiosa per i rischi politici e geopolitici. La scommessa degli investitori è chiara: la regione è diventata troppo cruciale per le filiere globali. Dal petrolio al cemento passando per l’acciaio, stiamo parlando di mercati interessanti per le economie più sviluppate, sempre più bisognose di materie prime necessarie per supportate la digitalizzazione e, più in generale, lo sviluppo delle nuove infrastrutture tecnologiche.
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