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2019-05-02
La Appendino ne fa una giusta. Con il tennis Torino avrà un ritorno economico di mezzo miliardo
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Ansa
Per cinque anni, dal 2021 al 2025, Torino sarà la capitale del tennis mondiale. Il capoluogo piemontese si è aggiudicato, infatti, le Atp Finals, ossia il torneo di fine stagione che vede sfidarsi ogni anno i migliori otto giocatori del pianeta. Dopo dieci anni inglesi si passa dunque dalla O2 Arena di Londra al Pala Alpitour di Torino, quindicesima città (la prima italiana) a ospitare il quinto torneo più importante del tennis mondiale dopo i quattro slam. Torino ha dovuto superare la concorrenza di Londra (che puntava al tris), Manchester, Tokyo e Singapore.
Decisivi sono stati i 78 milioni di euro che l'amministrazione del sindaco Chiara Appendino, con l'approvazione e il sostegno del governo, ha messo sul piatto per garantire il montepremi del torneo per tutto il quinquennio (15,6 all'anno), superando gli otto milioni di euro all'anno sborsati da Londra negli ultimi anni. Il montepremi quasi raddoppiato è stato quindi un elemento determinate per far sì che l'Atp scegliesse Torino, ma non il solo. La corsa su Tokyo e Singapore è stata vinta per motivi logistici e di tradizione. Innanzitutto il calendario. Tra settembre e ottobre sono in programma i tornei in Cina e in Giappone. Tra questi appuntamenti e le Atp Finals, fissate per metà novembre, ci sono diversi tornei in Europa tra cui i Masters 1000 Parigi-Bercy. Un doppio viaggio in Asia sarebbe stato troppo dispendioso a livello di energie per la maggior parte dei tennisti. In secondo luogo, la grande affidabilità che l'Italia ha saputo dimostrare negli ultimi anni con l'organizzazione degli Internazionali Bnl d'Italia a Roma e le finali Atp Next Gen a Milano. Aspetti sottolineati anche dal presidente Atp Chris Kermonde, che durante la conferenza stampa di presentazione presso Palazzo Madama a Torino ha affermato: «Le nostre congratulazioni a Torino per aver messo insieme un'offerta così completa e impressionante. L'Italia ci fornisce uno dei mercati di tennis più forti e affermati in Europa e vanta una comprovata esperienza nell'ospitare eventi di tennis di livello mondiale con gli Internazionali Bnl d'Italia a Roma. Mi chiedono perché abbiamo scelto Torino. La risposta è in una parola sola: passione. La passione che ho visto nella federtennis quando ha organizzato le Finals Next Gen a Milano».
Tornando all'aspetto economico, il tema più importante è capire che effetto e che ritorno avranno queste Finals su Torino. L'investimento complessivo sarà tra i 150 e i 200 milioni di euro, mentre l'indotto generato, come dichiarato dalla stessa Appendino, supererà i 500 milioni di euro per i cinque anni complessivi, includendo ricavi da sponsor, diritti televisivi. Facendo un paragone con Londra, negli ultimi nove anni, le Atp Finals hanno visto in media 250.000 spettatori all'anno e circa due milioni e 300.000 persone in città. La copertura televisiva ha contato 96 milioni di telespettatori totali e 10 milioni di riproduzioni video. Per intenderci, soltanto i quattro grandi Slam (Australian Open, Roland Garros, Wimbledon e Us Open) generano un flusso superiore. Qualcuno dice che cinque anni di Atp Finals possano valere più dei giochi olimpici invernali. Anche il presidente della Federazione italiana tennis (Fit), Angelo Binaghi, nel dirsi entusiasta per la prestigiosa assegnazione ha voluto sottolineare l'importanza dell'aspetto economico: «L'assegnazione del grande compito di organizzare le Atp Finals a Torino dal 2021 al 2025 rappresenta un notevole successo internazionale del nostro Paese. Il nostro progetto si è dimostrato di grande successo grazie al grande lavoro svolto insieme al governo italiano e alle autorità locali. È una manifestazione che in cinque anni può superare il milione di biglietti venduti. È seguita da 95 milioni di appassionati in tutto il mondo, l'impatto economico sul territorio è di 400-500 milioni di euro».
Tutto ciò viaggia a braccetto con il tennis italiano, uno sport che sta vivendo un momento di rinascita e di crescita costante con 20 giocatori nelle prime 200 posizioni della classifica mondiale. Dal recente successo al Masters 1000 di Montecarlo di Fabio Fognini, giunto al dodicesimo posto del ranking, alle imprese di Marco Cecchinato, vincitore un anno fa a Budapest e la clamorosa semifinale al Roland Garros, Matteo Berrettini, trionfante una settimana fa anch'egli a Budapest, un Lorenzo Sonego in costante progresso e il giovanissimo Jannik Sinner che a 18 anni ha vinto tre tornei professionistici di fila ed è già alle porte della posizione numero 300 del ranking Atp.«I risultati di Fognini, Cecchinato, Berrettini e Sonego sono stati importanti, i tifosi sperano che uno di loro possa partecipare alle finali» ha detto Binaghi. Chi con ogni probabilità parteciperà alle Finals sono tre campioni del calibro di Novak Djokovic, Rafa Nadal e Alexander Zverev, rispettivamente numero 1, numero 2 e numero 3 della classifica Atp, hanno commentato con entusiasmo la notizia. Il tennista serbo, che è anche presidente dell'Atp player council si è detto «molto contento augurandosi di esserci», aggiungendo che «l'Atp Finals è l'evento più grande e prestigioso che abbiamo. Sono molto felice di vederlo trasferirsi a Torino dal 2021. Mancano ancora alcuni anni ma so che i giocatori saranno molto contenti di gareggiare lì». Lo spagnolo e il tedesco si sono complimentati con Torino e hanno detto di «non vedere l'ora di giocare in città».
Un evento che dovrà essere all'insegna dell'innovazione tecnologica e della sostenibilità per mettere al centro la città di Torino con i suoi monumenti e le sue bellezze. «Questa città saprà vivere questo evento con grande entusiasmo e con la collaborazione di tutti» ha detto il sindaco Appendino. Il prossimo passo sarà quello di farsi trovare pronti nel 2021: l'idea è costruire una cittadella dello sport per vivere l'evento durante tutto l'anno.
La vittoria del sindaco dopo il no alle Olimpiadi 2026
L'assegnazione delle Atp Finals per il quinquennio 2021-2025 rappresentano una vera e proprio rivincita per Chiara Appendino e Torino. Il sindaco pentastellato è riuscita a riportare nella sua città un evento sportivo di livello mondiale. La rinuncia alla candidatura a tre con Milano e Cortina per le Olimpiadi invernali del 2026 dello scorso settembre a molti non era andata giù. Il presidente del Coni Giovanni Malagò parlò di «autolesionismo». Il governatore del Veneto Luca Zaia disse «è un peccato sciupare questa opportunità».
E poi i due casi per i quali la Appendino è stata rinviata a giudizio. Quello relativo ai fatti accaduti in piazza San Carlo il 3 giugno 2017, quando in occasione della proiezione della finale di Champions League tra Real Madrid e Juventus, delle ondate di panico tra la folla provocarono la morte di una donna e più di 1.500 feriti. E quello sull'inchiesta sul caso Ream dove il procedimento si riferisce a un debito di 5 milioni del Comune verso la società Ream che Palazzo Civico decise di non iscrivere al bilancio del 2016.
Una vittoria voluta, cercata e per niente scontata, che a un certo punto sembrava essere sfumata a causa della mancata intesa col governo per i 78 milioni di euro necessari per il montepremi totale per il quinquennio. «È stata un'avventura partita da lontano, sembrava impossibile. Ma a volte il talento della squadra riesce a trasformare l'impossibile in possibile e smentire ogni previsione. Siamo convinti della bontà di questa candidatura. Gli ingredienti principali sono stati due: il lavoro di squadra e il non mollare che ci insegna lo sport. Quando pensavamo di aver perso l'opportunità ci siamo rimboccati le maniche. Abbiamo avuto dei momenti difficili in cui pensavamo di aver perso. Io ho avuto la certezza solo quando c'è stato l'annuncio su Facebook. Adesso inizia la parte più entusiasmante, dobbiamo tradurre le nostre idee in progetto vincente. ma sono sicura che ce la faremo» ha dichiarato il sindaco di Torino durante a conferenza stampa di presentazione presso Palazzo Madama.
A sottolineare le difficoltà che hanno contraddistinto il lungo percorso che ha portato l'Atp a preferire Torino a Londra, Manchester, Tokyo e Singapore, c'è anche il presidente della Federazione italiana tennis Angelo Binaghi: «È stata una congiunzione astrale irripetibile. Almeno sei fenomeni rari che non si erano mai verificati tutti insieme. Il governo italiano ha deciso per la prima volta di scommettere sul tennis, unico grande sport su cui non si era fatto nulla. Ringraziamo il governo di aver investito su di noi. Una delle più grandi città italiane, Torino, che ha una sindaca tennista, ci ha risollevato più volte durante la strada che ci ha portati qui. Altri enti locali, anche se di colore diverso come la Regione e la Camera commercio, hanno voluto far parte della squadra e ci hanno aiutato».
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L'assegnazione del prestigioso torneo Atp Finals garantirà al capoluogo piemontese un impatto di 120 milioni all'anno dal 2021 al 2025.Dopo tante batoste, dal rinvio a giudizio per il caso Ream e per piazza San Carlo alla rinuncia alle Olimpiadi 2026, il sindaco pentastellato ha ottenuto quello che, se tradotto in un progetto vincente, può dare lustro all'intera regione.Lo speciale contiene due articoli.Per cinque anni, dal 2021 al 2025, Torino sarà la capitale del tennis mondiale. Il capoluogo piemontese si è aggiudicato, infatti, le Atp Finals, ossia il torneo di fine stagione che vede sfidarsi ogni anno i migliori otto giocatori del pianeta. Dopo dieci anni inglesi si passa dunque dalla O2 Arena di Londra al Pala Alpitour di Torino, quindicesima città (la prima italiana) a ospitare il quinto torneo più importante del tennis mondiale dopo i quattro slam. Torino ha dovuto superare la concorrenza di Londra (che puntava al tris), Manchester, Tokyo e Singapore.Decisivi sono stati i 78 milioni di euro che l'amministrazione del sindaco Chiara Appendino, con l'approvazione e il sostegno del governo, ha messo sul piatto per garantire il montepremi del torneo per tutto il quinquennio (15,6 all'anno), superando gli otto milioni di euro all'anno sborsati da Londra negli ultimi anni. Il montepremi quasi raddoppiato è stato quindi un elemento determinate per far sì che l'Atp scegliesse Torino, ma non il solo. La corsa su Tokyo e Singapore è stata vinta per motivi logistici e di tradizione. Innanzitutto il calendario. Tra settembre e ottobre sono in programma i tornei in Cina e in Giappone. Tra questi appuntamenti e le Atp Finals, fissate per metà novembre, ci sono diversi tornei in Europa tra cui i Masters 1000 Parigi-Bercy. Un doppio viaggio in Asia sarebbe stato troppo dispendioso a livello di energie per la maggior parte dei tennisti. In secondo luogo, la grande affidabilità che l'Italia ha saputo dimostrare negli ultimi anni con l'organizzazione degli Internazionali Bnl d'Italia a Roma e le finali Atp Next Gen a Milano. Aspetti sottolineati anche dal presidente Atp Chris Kermonde, che durante la conferenza stampa di presentazione presso Palazzo Madama a Torino ha affermato: «Le nostre congratulazioni a Torino per aver messo insieme un'offerta così completa e impressionante. L'Italia ci fornisce uno dei mercati di tennis più forti e affermati in Europa e vanta una comprovata esperienza nell'ospitare eventi di tennis di livello mondiale con gli Internazionali Bnl d'Italia a Roma. Mi chiedono perché abbiamo scelto Torino. La risposta è in una parola sola: passione. La passione che ho visto nella federtennis quando ha organizzato le Finals Next Gen a Milano».Tornando all'aspetto economico, il tema più importante è capire che effetto e che ritorno avranno queste Finals su Torino. L'investimento complessivo sarà tra i 150 e i 200 milioni di euro, mentre l'indotto generato, come dichiarato dalla stessa Appendino, supererà i 500 milioni di euro per i cinque anni complessivi, includendo ricavi da sponsor, diritti televisivi. Facendo un paragone con Londra, negli ultimi nove anni, le Atp Finals hanno visto in media 250.000 spettatori all'anno e circa due milioni e 300.000 persone in città. La copertura televisiva ha contato 96 milioni di telespettatori totali e 10 milioni di riproduzioni video. Per intenderci, soltanto i quattro grandi Slam (Australian Open, Roland Garros, Wimbledon e Us Open) generano un flusso superiore. Qualcuno dice che cinque anni di Atp Finals possano valere più dei giochi olimpici invernali. Anche il presidente della Federazione italiana tennis (Fit), Angelo Binaghi, nel dirsi entusiasta per la prestigiosa assegnazione ha voluto sottolineare l'importanza dell'aspetto economico: «L'assegnazione del grande compito di organizzare le Atp Finals a Torino dal 2021 al 2025 rappresenta un notevole successo internazionale del nostro Paese. Il nostro progetto si è dimostrato di grande successo grazie al grande lavoro svolto insieme al governo italiano e alle autorità locali. È una manifestazione che in cinque anni può superare il milione di biglietti venduti. È seguita da 95 milioni di appassionati in tutto il mondo, l'impatto economico sul territorio è di 400-500 milioni di euro».Tutto ciò viaggia a braccetto con il tennis italiano, uno sport che sta vivendo un momento di rinascita e di crescita costante con 20 giocatori nelle prime 200 posizioni della classifica mondiale. Dal recente successo al Masters 1000 di Montecarlo di Fabio Fognini, giunto al dodicesimo posto del ranking, alle imprese di Marco Cecchinato, vincitore un anno fa a Budapest e la clamorosa semifinale al Roland Garros, Matteo Berrettini, trionfante una settimana fa anch'egli a Budapest, un Lorenzo Sonego in costante progresso e il giovanissimo Jannik Sinner che a 18 anni ha vinto tre tornei professionistici di fila ed è già alle porte della posizione numero 300 del ranking Atp.«I risultati di Fognini, Cecchinato, Berrettini e Sonego sono stati importanti, i tifosi sperano che uno di loro possa partecipare alle finali» ha detto Binaghi. Chi con ogni probabilità parteciperà alle Finals sono tre campioni del calibro di Novak Djokovic, Rafa Nadal e Alexander Zverev, rispettivamente numero 1, numero 2 e numero 3 della classifica Atp, hanno commentato con entusiasmo la notizia. Il tennista serbo, che è anche presidente dell'Atp player council si è detto «molto contento augurandosi di esserci», aggiungendo che «l'Atp Finals è l'evento più grande e prestigioso che abbiamo. Sono molto felice di vederlo trasferirsi a Torino dal 2021. Mancano ancora alcuni anni ma so che i giocatori saranno molto contenti di gareggiare lì». Lo spagnolo e il tedesco si sono complimentati con Torino e hanno detto di «non vedere l'ora di giocare in città».Un evento che dovrà essere all'insegna dell'innovazione tecnologica e della sostenibilità per mettere al centro la città di Torino con i suoi monumenti e le sue bellezze. «Questa città saprà vivere questo evento con grande entusiasmo e con la collaborazione di tutti» ha detto il sindaco Appendino. Il prossimo passo sarà quello di farsi trovare pronti nel 2021: l'idea è costruire una cittadella dello sport per vivere l'evento durante tutto l'anno.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/la-rivincita-della-appendino-con-le-atp-finals-di-tennis-torino-avra-un-ritorno-economico-di-120-milioni-allanno-2635915388.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="la-vittoria-del-sindaco-dopo-il-no-alle-olimpiadi-2026" data-post-id="2635915388" data-published-at="1780506671" data-use-pagination="False"> La vittoria del sindaco dopo il no alle Olimpiadi 2026 L'assegnazione delle Atp Finals per il quinquennio 2021-2025 rappresentano una vera e proprio rivincita per Chiara Appendino e Torino. Il sindaco pentastellato è riuscita a riportare nella sua città un evento sportivo di livello mondiale. La rinuncia alla candidatura a tre con Milano e Cortina per le Olimpiadi invernali del 2026 dello scorso settembre a molti non era andata giù. Il presidente del Coni Giovanni Malagò parlò di «autolesionismo». Il governatore del Veneto Luca Zaia disse «è un peccato sciupare questa opportunità».E poi i due casi per i quali la Appendino è stata rinviata a giudizio. Quello relativo ai fatti accaduti in piazza San Carlo il 3 giugno 2017, quando in occasione della proiezione della finale di Champions League tra Real Madrid e Juventus, delle ondate di panico tra la folla provocarono la morte di una donna e più di 1.500 feriti. E quello sull'inchiesta sul caso Ream dove il procedimento si riferisce a un debito di 5 milioni del Comune verso la società Ream che Palazzo Civico decise di non iscrivere al bilancio del 2016.Una vittoria voluta, cercata e per niente scontata, che a un certo punto sembrava essere sfumata a causa della mancata intesa col governo per i 78 milioni di euro necessari per il montepremi totale per il quinquennio. «È stata un'avventura partita da lontano, sembrava impossibile. Ma a volte il talento della squadra riesce a trasformare l'impossibile in possibile e smentire ogni previsione. Siamo convinti della bontà di questa candidatura. Gli ingredienti principali sono stati due: il lavoro di squadra e il non mollare che ci insegna lo sport. Quando pensavamo di aver perso l'opportunità ci siamo rimboccati le maniche. Abbiamo avuto dei momenti difficili in cui pensavamo di aver perso. Io ho avuto la certezza solo quando c'è stato l'annuncio su Facebook. Adesso inizia la parte più entusiasmante, dobbiamo tradurre le nostre idee in progetto vincente. ma sono sicura che ce la faremo» ha dichiarato il sindaco di Torino durante a conferenza stampa di presentazione presso Palazzo Madama.A sottolineare le difficoltà che hanno contraddistinto il lungo percorso che ha portato l'Atp a preferire Torino a Londra, Manchester, Tokyo e Singapore, c'è anche il presidente della Federazione italiana tennis Angelo Binaghi: «È stata una congiunzione astrale irripetibile. Almeno sei fenomeni rari che non si erano mai verificati tutti insieme. Il governo italiano ha deciso per la prima volta di scommettere sul tennis, unico grande sport su cui non si era fatto nulla. Ringraziamo il governo di aver investito su di noi. Una delle più grandi città italiane, Torino, che ha una sindaca tennista, ci ha risollevato più volte durante la strada che ci ha portati qui. Altri enti locali, anche se di colore diverso come la Regione e la Camera commercio, hanno voluto far parte della squadra e ci hanno aiutato».
Keir Starmer (Ansa)
Un rapporto del Parlamento britannico avverte che il Regno Unito entra in un'epoca di «radicale incertezza». Nel mirino Russia, Cina, guerre ibride e terrorismo. Cresce anche il timore di un futuro ridimensionamento del sostegno americano alla Nato.
Il Regno Unito si sta preparando a un cambiamento profondo del contesto internazionale. È questa la conclusione principale contenuta nel rapporto della Commissione mista per la Strategia di Sicurezza Nazionale del Parlamento britannico, che analizza la National Security Strategy 2025 e avverte che il Paese si trova di fronte a un'epoca caratterizzata da «radicale incertezza». Secondo il documento, i tradizionali presupposti che hanno garantito la sicurezza britannica negli ultimi decenni sono ormai in discussione. La crescente competizione tra grandi potenze, l'aumento delle guerre ibride, l'impiego di tecnologie emergenti come l'intelligenza artificiale e il progressivo deterioramento delle relazioni internazionali stanno creando un ambiente strategico molto più pericoloso rispetto al passato. La commissione parlamentare riconosce che il governo ha individuato correttamente le minacce principali, ma sottolinea l'esistenza di un divario significativo tra le ambizioni dichiarate e i meccanismi concreti necessari per realizzarle. In particolare, i parlamentari lamentano l'assenza di un piano dettagliato per sviluppare le cosiddette «capacità sovrane» e denunciano una scarsa chiarezza sulle responsabilità dei diversi ministeri chiamati ad attuare la strategia.
La National Security Strategy si fonda su tre pilastri
Il primo riguarda la sicurezza interna, il secondo il rafforzamento della posizione internazionale del Regno Unito e il terzo lo sviluppo di capacità industriali, tecnologiche e militari autonome. L'obiettivo dichiarato è ridurre le vulnerabilità britanniche in un contesto globale sempre più instabile e competitivo. Tra le minacce individuate emerge con forza la Russia. Mosca viene descritta come la principale fonte di rischio per la sicurezza britannica, non solo per la guerra in Ucraina ma anche per le attività di sabotaggio, interferenza e aggressione ibrida che stanno colpendo numerosi Paesi europei. Il rapporto invita il governo a mantenere alta la pressione sulla Federazione Russa e a continuare a imporre costi economici e politici crescenti finché proseguiranno le operazioni militari contro Kiev e le attività ostili nei confronti dell'Occidente. Grande attenzione viene dedicata anche alla Cina. Pur riconoscendo l'importanza dei rapporti economici con Pechino, la commissione afferma che il governo dovrebbe essere molto più trasparente nel valutare i rischi per la sicurezza nazionale derivanti dalle relazioni con il gigante asiatico. I parlamentari arrivano a chiedere che ogni nuovo accordo economico con la Cina sia accompagnato da una valutazione pubblica dell'impatto sulla sicurezza nazionale britannica. Un altro elemento di preoccupazione riguarda la crescente dipendenza da fornitori esteri per materie prime strategiche, tecnologie avanzate e componenti essenziali per la difesa. Secondo il rapporto, Londra dovrà ridurre progressivamente la propria esposizione sia nei confronti della Cina per quanto riguarda i minerali critici sia nei confronti degli Stati Uniti per alcuni aspetti della sicurezza e della condivisione delle informazioni di intelligence.
Il terrorismo resta una minaccia
Accanto alle minacce rappresentate dagli Stati ostili, il documento dedica attenzione anche al terrorismo, che continua a essere considerato un rischio concreto per la sicurezza nazionale britannica. Tuttavia, rispetto al passato, il fenomeno viene interpretato in modo diverso. Non sono più soltanto le organizzazioni strutturate come Al-Qaeda o lo Stato Islamico a preoccupare Londra, ma soprattutto gli individui radicalizzati online, spesso privi di collegamenti diretti con gruppi terroristici ma capaci di passare rapidamente all'azione. La strategia mette in guardia contro soggetti «ossessionati dalla violenza», influenzati da contenuti estremisti diffusi attraverso social network, piattaforme criptate e forum digitali. Secondo la commissione, il terrorismo moderno non può più essere analizzato separatamente dalle altre minacce. Criminalità organizzata, cybercrime, propaganda online e interferenze ostili da parte di Stati stranieri tendono sempre più a sovrapporsi. L'intelligenza artificiale e le tecnologie emergenti potrebbero inoltre amplificare le capacità di reclutamento, radicalizzazione e diffusione della propaganda estremista, rendendo più complesso il lavoro delle agenzie di sicurezza.
Per questo motivo il rapporto sostiene che la risposta al terrorismo non debba limitarsi all'azione delle forze dell'ordine e dei servizi di intelligence. La prevenzione deve coinvolgere l'intera società, dalle scuole alle università, dagli enti locali alle aziende che gestiscono infrastrutture strategiche. Il concetto di resilienza nazionale diventa così centrale nella nuova visione britannica della sicurezza. Un altro timore riguarda la possibilità che gruppi terroristici o estremisti prendano di mira le infrastrutture nazionali critiche. Sistemi energetici, reti digitali, trasporti, ospedali e cavi sottomarini vengono considerati obiettivi vulnerabili che potrebbero essere colpiti sia con attacchi fisici sia attraverso operazioni informatiche. La crescente digitalizzazione della società rende infatti possibile una combinazione di attacchi tradizionali e cyberattacchi con effetti potenzialmente devastanti.
I timori per l’indebolimento della Nato
La commissione invita inoltre il governo a prepararsi a uno scenario fino a pochi anni fa considerato impensabile: una crisi internazionale nella quale l'Europa non possa più contare pienamente sul sostegno militare statunitense. Per questo motivo viene chiesto di rafforzare la leadership europea all'interno della NATO e di sviluppare nuove forme di cooperazione strategica con gli alleati del continente. Sul fronte interno, una delle priorità è rappresentata dalla protezione delle infrastrutture nazionali critiche. Oleodotti, reti energetiche, sistemi di comunicazione, trasporti, infrastrutture digitali e cavi sottomarini sono considerati bersagli privilegiati delle moderne operazioni ibride. I parlamentari chiedono quindi maggiori investimenti nella resilienza e nella sicurezza informatica, oltre a una migliore preparazione della popolazione civile in caso di crisi. Particolarmente interessante è il riferimento alla necessità di sviluppare un approccio che coinvolga «l'intera società». Secondo la commissione, la sicurezza nazionale non può più essere considerata esclusivamente una questione militare o governativa. Aziende private, amministrazioni locali, infrastrutture strategiche e cittadini dovranno essere maggiormente coinvolti nella preparazione alle emergenze e nella costruzione della resilienza nazionale.Il rapporto dedica inoltre ampio spazio al tema del soft power. I parlamentari esprimono preoccupazione per la riduzione degli stanziamenti destinati agli aiuti internazionali e avvertono che il ridimensionamento degli strumenti di influenza britannica potrebbe creare un vuoto destinato a essere colmato da Russia e Cina, soprattutto in Africa e nel cosiddetto Sud globale. Organizzazioni come il BBC World Service e il British Council vengono considerate asset strategici per la sicurezza nazionale al pari di molte capacità militari tradizionali. Tra le novità più rilevanti figura l'impegno assunto dal governo britannico nell'ambito degli accordi NATO a destinare entro il 2035 il 5% del PIL complessivo alla difesa e alla sicurezza. Di questa cifra, l'1,5% dovrebbe essere destinato specificamente alla sicurezza e alla resilienza nazionale. Tuttavia, la commissione osserva che non è ancora chiaro quali progetti e quali capacità verranno concretamente finanziati attraverso questo nuovo obiettivo di spesa. Nel complesso, il documento parlamentare fotografa un Regno Unito che percepisce il proprio ambiente strategico come sempre più ostile e imprevedibile. Russia, Cina, terrorismo, guerre ibride, cybersicurezza, protezione delle infrastrutture critiche e riduzione delle dipendenze strategiche rappresentano le priorità di una strategia che punta a preparare il Paese a un mondo nel quale la sicurezza non può più essere data per scontata. La sfida, secondo la commissione, sarà trasformare queste ambizioni in politiche concrete, dotate di risorse adeguate, responsabilità chiare e una visione di lungo periodo capace di affrontare le minacce del prossimo decennio.
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«Purtroppo il caporalato non è un fenomeno di questi giorni e i dati numerici ci dicono che come fenomeno non si sia aggravato, ma di fronte a queste situazioni continueremo ad inasprire le sanzioni e aumentare i controlli. I lavoratori vanno rispettati tutti, italiani e immigrati».
Il ministro ha aggiunto: «È stata l’illegalità diffusa che ha permesso, anche rispetto all’immigrazione clandestina, di trovare sacche delle quali hanno approfittato gli sfruttatori. Con i decreti flussi si prevede invece l’applicazione della civiltà».
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