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2019-05-02
La Appendino ne fa una giusta. Con il tennis Torino avrà un ritorno economico di mezzo miliardo
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Ansa
Per cinque anni, dal 2021 al 2025, Torino sarà la capitale del tennis mondiale. Il capoluogo piemontese si è aggiudicato, infatti, le Atp Finals, ossia il torneo di fine stagione che vede sfidarsi ogni anno i migliori otto giocatori del pianeta. Dopo dieci anni inglesi si passa dunque dalla O2 Arena di Londra al Pala Alpitour di Torino, quindicesima città (la prima italiana) a ospitare il quinto torneo più importante del tennis mondiale dopo i quattro slam. Torino ha dovuto superare la concorrenza di Londra (che puntava al tris), Manchester, Tokyo e Singapore.
Decisivi sono stati i 78 milioni di euro che l'amministrazione del sindaco Chiara Appendino, con l'approvazione e il sostegno del governo, ha messo sul piatto per garantire il montepremi del torneo per tutto il quinquennio (15,6 all'anno), superando gli otto milioni di euro all'anno sborsati da Londra negli ultimi anni. Il montepremi quasi raddoppiato è stato quindi un elemento determinate per far sì che l'Atp scegliesse Torino, ma non il solo. La corsa su Tokyo e Singapore è stata vinta per motivi logistici e di tradizione. Innanzitutto il calendario. Tra settembre e ottobre sono in programma i tornei in Cina e in Giappone. Tra questi appuntamenti e le Atp Finals, fissate per metà novembre, ci sono diversi tornei in Europa tra cui i Masters 1000 Parigi-Bercy. Un doppio viaggio in Asia sarebbe stato troppo dispendioso a livello di energie per la maggior parte dei tennisti. In secondo luogo, la grande affidabilità che l'Italia ha saputo dimostrare negli ultimi anni con l'organizzazione degli Internazionali Bnl d'Italia a Roma e le finali Atp Next Gen a Milano. Aspetti sottolineati anche dal presidente Atp Chris Kermonde, che durante la conferenza stampa di presentazione presso Palazzo Madama a Torino ha affermato: «Le nostre congratulazioni a Torino per aver messo insieme un'offerta così completa e impressionante. L'Italia ci fornisce uno dei mercati di tennis più forti e affermati in Europa e vanta una comprovata esperienza nell'ospitare eventi di tennis di livello mondiale con gli Internazionali Bnl d'Italia a Roma. Mi chiedono perché abbiamo scelto Torino. La risposta è in una parola sola: passione. La passione che ho visto nella federtennis quando ha organizzato le Finals Next Gen a Milano».
Tornando all'aspetto economico, il tema più importante è capire che effetto e che ritorno avranno queste Finals su Torino. L'investimento complessivo sarà tra i 150 e i 200 milioni di euro, mentre l'indotto generato, come dichiarato dalla stessa Appendino, supererà i 500 milioni di euro per i cinque anni complessivi, includendo ricavi da sponsor, diritti televisivi. Facendo un paragone con Londra, negli ultimi nove anni, le Atp Finals hanno visto in media 250.000 spettatori all'anno e circa due milioni e 300.000 persone in città. La copertura televisiva ha contato 96 milioni di telespettatori totali e 10 milioni di riproduzioni video. Per intenderci, soltanto i quattro grandi Slam (Australian Open, Roland Garros, Wimbledon e Us Open) generano un flusso superiore. Qualcuno dice che cinque anni di Atp Finals possano valere più dei giochi olimpici invernali. Anche il presidente della Federazione italiana tennis (Fit), Angelo Binaghi, nel dirsi entusiasta per la prestigiosa assegnazione ha voluto sottolineare l'importanza dell'aspetto economico: «L'assegnazione del grande compito di organizzare le Atp Finals a Torino dal 2021 al 2025 rappresenta un notevole successo internazionale del nostro Paese. Il nostro progetto si è dimostrato di grande successo grazie al grande lavoro svolto insieme al governo italiano e alle autorità locali. È una manifestazione che in cinque anni può superare il milione di biglietti venduti. È seguita da 95 milioni di appassionati in tutto il mondo, l'impatto economico sul territorio è di 400-500 milioni di euro».
Tutto ciò viaggia a braccetto con il tennis italiano, uno sport che sta vivendo un momento di rinascita e di crescita costante con 20 giocatori nelle prime 200 posizioni della classifica mondiale. Dal recente successo al Masters 1000 di Montecarlo di Fabio Fognini, giunto al dodicesimo posto del ranking, alle imprese di Marco Cecchinato, vincitore un anno fa a Budapest e la clamorosa semifinale al Roland Garros, Matteo Berrettini, trionfante una settimana fa anch'egli a Budapest, un Lorenzo Sonego in costante progresso e il giovanissimo Jannik Sinner che a 18 anni ha vinto tre tornei professionistici di fila ed è già alle porte della posizione numero 300 del ranking Atp.«I risultati di Fognini, Cecchinato, Berrettini e Sonego sono stati importanti, i tifosi sperano che uno di loro possa partecipare alle finali» ha detto Binaghi. Chi con ogni probabilità parteciperà alle Finals sono tre campioni del calibro di Novak Djokovic, Rafa Nadal e Alexander Zverev, rispettivamente numero 1, numero 2 e numero 3 della classifica Atp, hanno commentato con entusiasmo la notizia. Il tennista serbo, che è anche presidente dell'Atp player council si è detto «molto contento augurandosi di esserci», aggiungendo che «l'Atp Finals è l'evento più grande e prestigioso che abbiamo. Sono molto felice di vederlo trasferirsi a Torino dal 2021. Mancano ancora alcuni anni ma so che i giocatori saranno molto contenti di gareggiare lì». Lo spagnolo e il tedesco si sono complimentati con Torino e hanno detto di «non vedere l'ora di giocare in città».
Un evento che dovrà essere all'insegna dell'innovazione tecnologica e della sostenibilità per mettere al centro la città di Torino con i suoi monumenti e le sue bellezze. «Questa città saprà vivere questo evento con grande entusiasmo e con la collaborazione di tutti» ha detto il sindaco Appendino. Il prossimo passo sarà quello di farsi trovare pronti nel 2021: l'idea è costruire una cittadella dello sport per vivere l'evento durante tutto l'anno.
La vittoria del sindaco dopo il no alle Olimpiadi 2026
L'assegnazione delle Atp Finals per il quinquennio 2021-2025 rappresentano una vera e proprio rivincita per Chiara Appendino e Torino. Il sindaco pentastellato è riuscita a riportare nella sua città un evento sportivo di livello mondiale. La rinuncia alla candidatura a tre con Milano e Cortina per le Olimpiadi invernali del 2026 dello scorso settembre a molti non era andata giù. Il presidente del Coni Giovanni Malagò parlò di «autolesionismo». Il governatore del Veneto Luca Zaia disse «è un peccato sciupare questa opportunità».
E poi i due casi per i quali la Appendino è stata rinviata a giudizio. Quello relativo ai fatti accaduti in piazza San Carlo il 3 giugno 2017, quando in occasione della proiezione della finale di Champions League tra Real Madrid e Juventus, delle ondate di panico tra la folla provocarono la morte di una donna e più di 1.500 feriti. E quello sull'inchiesta sul caso Ream dove il procedimento si riferisce a un debito di 5 milioni del Comune verso la società Ream che Palazzo Civico decise di non iscrivere al bilancio del 2016.
Una vittoria voluta, cercata e per niente scontata, che a un certo punto sembrava essere sfumata a causa della mancata intesa col governo per i 78 milioni di euro necessari per il montepremi totale per il quinquennio. «È stata un'avventura partita da lontano, sembrava impossibile. Ma a volte il talento della squadra riesce a trasformare l'impossibile in possibile e smentire ogni previsione. Siamo convinti della bontà di questa candidatura. Gli ingredienti principali sono stati due: il lavoro di squadra e il non mollare che ci insegna lo sport. Quando pensavamo di aver perso l'opportunità ci siamo rimboccati le maniche. Abbiamo avuto dei momenti difficili in cui pensavamo di aver perso. Io ho avuto la certezza solo quando c'è stato l'annuncio su Facebook. Adesso inizia la parte più entusiasmante, dobbiamo tradurre le nostre idee in progetto vincente. ma sono sicura che ce la faremo» ha dichiarato il sindaco di Torino durante a conferenza stampa di presentazione presso Palazzo Madama.
A sottolineare le difficoltà che hanno contraddistinto il lungo percorso che ha portato l'Atp a preferire Torino a Londra, Manchester, Tokyo e Singapore, c'è anche il presidente della Federazione italiana tennis Angelo Binaghi: «È stata una congiunzione astrale irripetibile. Almeno sei fenomeni rari che non si erano mai verificati tutti insieme. Il governo italiano ha deciso per la prima volta di scommettere sul tennis, unico grande sport su cui non si era fatto nulla. Ringraziamo il governo di aver investito su di noi. Una delle più grandi città italiane, Torino, che ha una sindaca tennista, ci ha risollevato più volte durante la strada che ci ha portati qui. Altri enti locali, anche se di colore diverso come la Regione e la Camera commercio, hanno voluto far parte della squadra e ci hanno aiutato».
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L'assegnazione del prestigioso torneo Atp Finals garantirà al capoluogo piemontese un impatto di 120 milioni all'anno dal 2021 al 2025.Dopo tante batoste, dal rinvio a giudizio per il caso Ream e per piazza San Carlo alla rinuncia alle Olimpiadi 2026, il sindaco pentastellato ha ottenuto quello che, se tradotto in un progetto vincente, può dare lustro all'intera regione.Lo speciale contiene due articoli.Per cinque anni, dal 2021 al 2025, Torino sarà la capitale del tennis mondiale. Il capoluogo piemontese si è aggiudicato, infatti, le Atp Finals, ossia il torneo di fine stagione che vede sfidarsi ogni anno i migliori otto giocatori del pianeta. Dopo dieci anni inglesi si passa dunque dalla O2 Arena di Londra al Pala Alpitour di Torino, quindicesima città (la prima italiana) a ospitare il quinto torneo più importante del tennis mondiale dopo i quattro slam. Torino ha dovuto superare la concorrenza di Londra (che puntava al tris), Manchester, Tokyo e Singapore.Decisivi sono stati i 78 milioni di euro che l'amministrazione del sindaco Chiara Appendino, con l'approvazione e il sostegno del governo, ha messo sul piatto per garantire il montepremi del torneo per tutto il quinquennio (15,6 all'anno), superando gli otto milioni di euro all'anno sborsati da Londra negli ultimi anni. Il montepremi quasi raddoppiato è stato quindi un elemento determinate per far sì che l'Atp scegliesse Torino, ma non il solo. La corsa su Tokyo e Singapore è stata vinta per motivi logistici e di tradizione. Innanzitutto il calendario. Tra settembre e ottobre sono in programma i tornei in Cina e in Giappone. Tra questi appuntamenti e le Atp Finals, fissate per metà novembre, ci sono diversi tornei in Europa tra cui i Masters 1000 Parigi-Bercy. Un doppio viaggio in Asia sarebbe stato troppo dispendioso a livello di energie per la maggior parte dei tennisti. In secondo luogo, la grande affidabilità che l'Italia ha saputo dimostrare negli ultimi anni con l'organizzazione degli Internazionali Bnl d'Italia a Roma e le finali Atp Next Gen a Milano. Aspetti sottolineati anche dal presidente Atp Chris Kermonde, che durante la conferenza stampa di presentazione presso Palazzo Madama a Torino ha affermato: «Le nostre congratulazioni a Torino per aver messo insieme un'offerta così completa e impressionante. L'Italia ci fornisce uno dei mercati di tennis più forti e affermati in Europa e vanta una comprovata esperienza nell'ospitare eventi di tennis di livello mondiale con gli Internazionali Bnl d'Italia a Roma. Mi chiedono perché abbiamo scelto Torino. La risposta è in una parola sola: passione. La passione che ho visto nella federtennis quando ha organizzato le Finals Next Gen a Milano».Tornando all'aspetto economico, il tema più importante è capire che effetto e che ritorno avranno queste Finals su Torino. L'investimento complessivo sarà tra i 150 e i 200 milioni di euro, mentre l'indotto generato, come dichiarato dalla stessa Appendino, supererà i 500 milioni di euro per i cinque anni complessivi, includendo ricavi da sponsor, diritti televisivi. Facendo un paragone con Londra, negli ultimi nove anni, le Atp Finals hanno visto in media 250.000 spettatori all'anno e circa due milioni e 300.000 persone in città. La copertura televisiva ha contato 96 milioni di telespettatori totali e 10 milioni di riproduzioni video. Per intenderci, soltanto i quattro grandi Slam (Australian Open, Roland Garros, Wimbledon e Us Open) generano un flusso superiore. Qualcuno dice che cinque anni di Atp Finals possano valere più dei giochi olimpici invernali. Anche il presidente della Federazione italiana tennis (Fit), Angelo Binaghi, nel dirsi entusiasta per la prestigiosa assegnazione ha voluto sottolineare l'importanza dell'aspetto economico: «L'assegnazione del grande compito di organizzare le Atp Finals a Torino dal 2021 al 2025 rappresenta un notevole successo internazionale del nostro Paese. Il nostro progetto si è dimostrato di grande successo grazie al grande lavoro svolto insieme al governo italiano e alle autorità locali. È una manifestazione che in cinque anni può superare il milione di biglietti venduti. È seguita da 95 milioni di appassionati in tutto il mondo, l'impatto economico sul territorio è di 400-500 milioni di euro».Tutto ciò viaggia a braccetto con il tennis italiano, uno sport che sta vivendo un momento di rinascita e di crescita costante con 20 giocatori nelle prime 200 posizioni della classifica mondiale. Dal recente successo al Masters 1000 di Montecarlo di Fabio Fognini, giunto al dodicesimo posto del ranking, alle imprese di Marco Cecchinato, vincitore un anno fa a Budapest e la clamorosa semifinale al Roland Garros, Matteo Berrettini, trionfante una settimana fa anch'egli a Budapest, un Lorenzo Sonego in costante progresso e il giovanissimo Jannik Sinner che a 18 anni ha vinto tre tornei professionistici di fila ed è già alle porte della posizione numero 300 del ranking Atp.«I risultati di Fognini, Cecchinato, Berrettini e Sonego sono stati importanti, i tifosi sperano che uno di loro possa partecipare alle finali» ha detto Binaghi. Chi con ogni probabilità parteciperà alle Finals sono tre campioni del calibro di Novak Djokovic, Rafa Nadal e Alexander Zverev, rispettivamente numero 1, numero 2 e numero 3 della classifica Atp, hanno commentato con entusiasmo la notizia. Il tennista serbo, che è anche presidente dell'Atp player council si è detto «molto contento augurandosi di esserci», aggiungendo che «l'Atp Finals è l'evento più grande e prestigioso che abbiamo. Sono molto felice di vederlo trasferirsi a Torino dal 2021. Mancano ancora alcuni anni ma so che i giocatori saranno molto contenti di gareggiare lì». Lo spagnolo e il tedesco si sono complimentati con Torino e hanno detto di «non vedere l'ora di giocare in città».Un evento che dovrà essere all'insegna dell'innovazione tecnologica e della sostenibilità per mettere al centro la città di Torino con i suoi monumenti e le sue bellezze. «Questa città saprà vivere questo evento con grande entusiasmo e con la collaborazione di tutti» ha detto il sindaco Appendino. 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La rinuncia alla candidatura a tre con Milano e Cortina per le Olimpiadi invernali del 2026 dello scorso settembre a molti non era andata giù. Il presidente del Coni Giovanni Malagò parlò di «autolesionismo». Il governatore del Veneto Luca Zaia disse «è un peccato sciupare questa opportunità».E poi i due casi per i quali la Appendino è stata rinviata a giudizio. Quello relativo ai fatti accaduti in piazza San Carlo il 3 giugno 2017, quando in occasione della proiezione della finale di Champions League tra Real Madrid e Juventus, delle ondate di panico tra la folla provocarono la morte di una donna e più di 1.500 feriti. E quello sull'inchiesta sul caso Ream dove il procedimento si riferisce a un debito di 5 milioni del Comune verso la società Ream che Palazzo Civico decise di non iscrivere al bilancio del 2016.Una vittoria voluta, cercata e per niente scontata, che a un certo punto sembrava essere sfumata a causa della mancata intesa col governo per i 78 milioni di euro necessari per il montepremi totale per il quinquennio. «È stata un'avventura partita da lontano, sembrava impossibile. Ma a volte il talento della squadra riesce a trasformare l'impossibile in possibile e smentire ogni previsione. Siamo convinti della bontà di questa candidatura. Gli ingredienti principali sono stati due: il lavoro di squadra e il non mollare che ci insegna lo sport. Quando pensavamo di aver perso l'opportunità ci siamo rimboccati le maniche. Abbiamo avuto dei momenti difficili in cui pensavamo di aver perso. Io ho avuto la certezza solo quando c'è stato l'annuncio su Facebook. Adesso inizia la parte più entusiasmante, dobbiamo tradurre le nostre idee in progetto vincente. ma sono sicura che ce la faremo» ha dichiarato il sindaco di Torino durante a conferenza stampa di presentazione presso Palazzo Madama.A sottolineare le difficoltà che hanno contraddistinto il lungo percorso che ha portato l'Atp a preferire Torino a Londra, Manchester, Tokyo e Singapore, c'è anche il presidente della Federazione italiana tennis Angelo Binaghi: «È stata una congiunzione astrale irripetibile. Almeno sei fenomeni rari che non si erano mai verificati tutti insieme. Il governo italiano ha deciso per la prima volta di scommettere sul tennis, unico grande sport su cui non si era fatto nulla. Ringraziamo il governo di aver investito su di noi. Una delle più grandi città italiane, Torino, che ha una sindaca tennista, ci ha risollevato più volte durante la strada che ci ha portati qui. Altri enti locali, anche se di colore diverso come la Regione e la Camera commercio, hanno voluto far parte della squadra e ci hanno aiutato».
Al «Giorno della Verità» sono intervenuti Georg Gufler, Chief Executive Officer di Doppelmayr Italia; Fulvio Giuliani, giornalista e responsabile comunicazione di Interporto Rivers; e Stefano Paggi, Chief Technology & Operation Officer di FiberCop, in un confronto moderato dal vicedirettore de La Verità Giuliano Zulin. Al centro del dibattito la trasformazione della competitività italiana tra mobilità sostenibile, infrastrutture digitali e logistica integrata.
Georg Gufler, Chief Executive Officer di Doppelmayr Italia; Fulvio Giuliani, giornalista e responsabile comunicazione di Interporto Rivers; e Stefano Paggi, Chief Technology & Operation Officer di FiberCop, insieme al vicedirettore de La Verità Giuliano Zulin che ha moderato il panel. Sono i protagonisti del confronto La fabbrica del futuro, andato in scena al «Giorno della Verità», dedicato alla sfida della competitività nella rivoluzione digitale italiana.
Al centro del dibattito l’idea di una fabbrica del futuro più veloce, connessa e integrata tra sistemi di trasporto, logistica e infrastrutture digitali. Un modello in cui, è stato sottolineato, la circolazione delle merci e delle informazioni diventa elemento decisivo di sviluppo.
Gufler ha descritto la mobilità come una sfida centrale per lo sviluppo sostenibile dei territori, illustrando l’attività di Doppelmayr Italia, società attiva da oltre 130 anni e con più di 600 installazioni realizzate in Italia tra impianti turistici e urbani. Tra i punti chiave del suo intervento, il ruolo dei sistemi a fune come soluzione complementare alle infrastrutture tradizionali, con tempi di realizzazione più rapidi e costi inferiori rispetto ad altre opere, oltre a benefici in termini di impatto ambientale e consumo di suolo.
Nel panel è stato inoltre citato un progetto realizzato a Parigi, con cinque stazioni collegate alla rete metropolitana e ferroviaria, che avrebbe consentito una riduzione dei tempi di percorrenza di circa 22 minuti.
Ampio spazio anche alla digitalizzazione delle infrastrutture. Paggi ha richiamato il ruolo di FiberCop e l’obiettivo di estendere la connessione veloce a circa 20 milioni di unità tra famiglie e imprese, sottolineando la centralità della rete come infrastruttura strategica per la competitività del Paese.
Sul fronte logistico, Giuliani ha illustrato il ruolo degli interporti come nodi fondamentali per lo smistamento delle merci. In Italia ne esistono circa trenta, ha ricordato, e rappresentano una componente ancora poco conosciuta ma strategica della catena logistica nazionale. L’interporto di Marghera è stato indicato come esempio di crescita recente, con oltre un milione e mezzo di tonnellate movimentate nell’anno.
Nel dibattito è emersa anche la necessità di rafforzare il trasporto intermodale e le connessioni con i traffici marittimi e le direttrici europee, così come la possibilità di utilizzare sistemi innovativi anche per il cosiddetto «ultimo miglio» urbano.
Infine, è stato affrontato il tema delle tecnologie avanzate, dall’intelligenza artificiale alla crittografia quantistica, considerate strumenti destinati a incidere sia sull’elaborazione dei dati sia sulla sicurezza delle reti digitali.
In chiusura, una riflessione sul bisogno di accelerare il cambiamento infrastrutturale e produttivo del Paese, tra investimenti, innovazione e superamento delle resistenze alla trasformazione.
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Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti
Nessun attrito con il ministro della Difesa Guido Crosetto sul tema dei fondi per il comparto militare. Lo ha chiarito il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti intervenendo al «Giorno della Verità», rispondendo a una domanda sulle presunte tensioni interne al governo.
«Il mestiere del ministro dell’Economia è vedere che tutti i ministri, legittimamente, chiedono stanziamenti e finanziamenti, e chi deve quadrare il bilancio deve utilizzare in modo saggio e opportuno le risorse», ha spiegato Giorgetti, sottolineando come non vi sia «nessun conflitto in particolare».
Nel suo intervento il titolare del Mef ha richiamato anche il contesto internazionale e gli impegni dell’Italia, che hanno inciso sulle scelte di bilancio e sul confronto con le istituzioni europee. In questo quadro, ha ricordato, si è sviluppato un negoziato con la Commissione Ue, che avrebbe recepito le richieste italiane legate alla gestione della spesa e alla considerazione di alcuni capitoli come parte del più ampio concetto di sicurezza nazionale.
Giorgetti ha insistito sulla necessità di una gestione «saggia» delle risorse pubbliche, soprattutto in una fase in cui le richieste di spesa aumentano in diversi settori e i margini di bilancio restano limitati.
Ampio spazio anche al tema dei conti pubblici e del debito, con riferimento alle dinamiche legate alle revisioni statistiche e agli effetti delle politiche fiscali adottate negli ultimi anni. Il ministro ha ricordato come alcuni dati siano ancora provvisori e soggetti a revisione da parte di Istat ed Eurostat, con una definizione attesa nei prossimi mesi.
Nel corso del dialogo è emersa anche la questione del Superbonus, richiamato da Giorgetti come esempio di misura che ha avuto un impatto rilevante sui conti pubblici e che ha richiesto successivi interventi correttivi. Una scelta che, nelle sue parole, si inserisce nel contesto delle decisioni prese in fase emergenziale e poi ritarate dai governi successivi.
Più in generale, il ministro ha ribadito l’esigenza di tenere insieme crescita, sostenibilità del debito e rispetto dei vincoli europei, in un quadro che resta complesso e condizionato da variabili economiche e geopolitiche. Le previsioni, ha osservato, dipendono infatti da molteplici fattori e possono cambiare in base all’evoluzione dello scenario internazionale.
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Guido Crosetto e Maurizio Belpietro
,Il ministro della Difesa Guido Crosetto intervistato dal direttore Maurizio Belpietro al Giorno della Verità spiega: «Nessun problema con Giorgetti, mai litigato con lui fondi per la Difesa».
Per gli Usa non esiste alcuna ragione per lamentarsi dell'Italia. Il ministro della Difesa liquida così la questione Roma Washington e la presunta rottura dei rapporti tra Giorgia Meloni e Donald Trump dovuta alla famosa telefonata sfogo del presidente degli Stati Uniti. Crosetto, incalzato dal direttore Belpietro, ha riconosciuto che esiste da parte degli Stati Uniti un malessere dovuto al fatto che l'Europa negli ultimi anni ha speso troppo poco per la Difesa. Un argomento che però «aveva già sollevato Obama prima e Biden poi, prima di lui». Crosetto ha spiegato che non esiste l'impegno di portare le spese per la difesa al 3,5% e che «il 5 comprende la parte di sicurezza, quindi le forze di polizia. Un impegno fatto al 2035. L'impegno che esiste è preso dal Parlamento: un aumento dello 0,15 ogni anno». E «quest'anno non c'è stato», ha riconosciuto il ministro, spiegando: mi è chiaro: «non siamo usciti dalla procedura di infrazione». Crosetto ha però detto di aspettarsi che nella finanziaria del prossimo anno «l'impegno che ci siamo presi, che ripeto non è il 3,5, ma è lo 0,15 per anno, sarà portato avanti. Il ministro si è detto convinto che «Giorgetti è assolutamente consapevole di questa cosa».
In questa occasione a Belpietro spiega che con Giorgetti non c'è alcun tipo di discussione e non c'è mai stata. «So che Giancarlo (Giorgetti, ndr) sa perfettamente quali sarebbero le cose che io vorrei. Io so perfettamente quali sono le cose che lui può fare e i tempi con cui può farle, per cui è impossibile che noi litighiamo» ma «sul Safe dipende dalla possibilità che lui ha». Poi si chiede: «I paesi del nord e est Europa sono spaventati da Putin, non so se a torto o a ragione, ma stanno spendendo in difesa più di chiunque altro. Putin arriverà a 2,4 milioni di soldati. Qualcuno mi deve spiegare a cosa servono visto che sono troppi anche per l'Ucraina».
Per Crosetto le crisi e le guerre sono dovute alla «sfida degli Usa con la Cina, iniziata 15-20 anni che sta arrivando a un punto di rottura". D'altro canto la guerra ha cambiato faccia e questa sfida «sarà sempre di più sull'intelligenza artificiale, chi arriva prima, sulla quantistica, sul computer quantistico, sullo spazio», ha detto Crosetto, osservando che la Cina ha «un'unica regia e un unico attore che è lo Stato", con una strategia centrale e investimenti massicci. Gli Stati uniti, al contrario, stanno fondando una parte della propria risposta su grandi multinazionali tecnologiche, alcune delle quali hanno ormai capacità superiori a quelle degli Stati. «Perché è la prima volta nella storia dell'umanità che ci sono aziende private che dispongono di strumenti tecnologici superiori a quelli di cui dispongono gli Stati» ha precisato Crosetto, riferendosi a Space X di Elon Musk. Per Crosetto il nodo per Trump resta Israele, perché «la capacità militare di Israele non può reggere senza l'aiuto degli Usa. Israele è ossessionato dall'eliminazione di Hezbollah in Libano. Ma eliminare Hezbollah significa eliminare il Libano. Quindi non è possibile».
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