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2019-05-02
La Appendino ne fa una giusta. Con il tennis Torino avrà un ritorno economico di mezzo miliardo
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Ansa
Per cinque anni, dal 2021 al 2025, Torino sarà la capitale del tennis mondiale. Il capoluogo piemontese si è aggiudicato, infatti, le Atp Finals, ossia il torneo di fine stagione che vede sfidarsi ogni anno i migliori otto giocatori del pianeta. Dopo dieci anni inglesi si passa dunque dalla O2 Arena di Londra al Pala Alpitour di Torino, quindicesima città (la prima italiana) a ospitare il quinto torneo più importante del tennis mondiale dopo i quattro slam. Torino ha dovuto superare la concorrenza di Londra (che puntava al tris), Manchester, Tokyo e Singapore.
Decisivi sono stati i 78 milioni di euro che l'amministrazione del sindaco Chiara Appendino, con l'approvazione e il sostegno del governo, ha messo sul piatto per garantire il montepremi del torneo per tutto il quinquennio (15,6 all'anno), superando gli otto milioni di euro all'anno sborsati da Londra negli ultimi anni. Il montepremi quasi raddoppiato è stato quindi un elemento determinate per far sì che l'Atp scegliesse Torino, ma non il solo. La corsa su Tokyo e Singapore è stata vinta per motivi logistici e di tradizione. Innanzitutto il calendario. Tra settembre e ottobre sono in programma i tornei in Cina e in Giappone. Tra questi appuntamenti e le Atp Finals, fissate per metà novembre, ci sono diversi tornei in Europa tra cui i Masters 1000 Parigi-Bercy. Un doppio viaggio in Asia sarebbe stato troppo dispendioso a livello di energie per la maggior parte dei tennisti. In secondo luogo, la grande affidabilità che l'Italia ha saputo dimostrare negli ultimi anni con l'organizzazione degli Internazionali Bnl d'Italia a Roma e le finali Atp Next Gen a Milano. Aspetti sottolineati anche dal presidente Atp Chris Kermonde, che durante la conferenza stampa di presentazione presso Palazzo Madama a Torino ha affermato: «Le nostre congratulazioni a Torino per aver messo insieme un'offerta così completa e impressionante. L'Italia ci fornisce uno dei mercati di tennis più forti e affermati in Europa e vanta una comprovata esperienza nell'ospitare eventi di tennis di livello mondiale con gli Internazionali Bnl d'Italia a Roma. Mi chiedono perché abbiamo scelto Torino. La risposta è in una parola sola: passione. La passione che ho visto nella federtennis quando ha organizzato le Finals Next Gen a Milano».
Tornando all'aspetto economico, il tema più importante è capire che effetto e che ritorno avranno queste Finals su Torino. L'investimento complessivo sarà tra i 150 e i 200 milioni di euro, mentre l'indotto generato, come dichiarato dalla stessa Appendino, supererà i 500 milioni di euro per i cinque anni complessivi, includendo ricavi da sponsor, diritti televisivi. Facendo un paragone con Londra, negli ultimi nove anni, le Atp Finals hanno visto in media 250.000 spettatori all'anno e circa due milioni e 300.000 persone in città. La copertura televisiva ha contato 96 milioni di telespettatori totali e 10 milioni di riproduzioni video. Per intenderci, soltanto i quattro grandi Slam (Australian Open, Roland Garros, Wimbledon e Us Open) generano un flusso superiore. Qualcuno dice che cinque anni di Atp Finals possano valere più dei giochi olimpici invernali. Anche il presidente della Federazione italiana tennis (Fit), Angelo Binaghi, nel dirsi entusiasta per la prestigiosa assegnazione ha voluto sottolineare l'importanza dell'aspetto economico: «L'assegnazione del grande compito di organizzare le Atp Finals a Torino dal 2021 al 2025 rappresenta un notevole successo internazionale del nostro Paese. Il nostro progetto si è dimostrato di grande successo grazie al grande lavoro svolto insieme al governo italiano e alle autorità locali. È una manifestazione che in cinque anni può superare il milione di biglietti venduti. È seguita da 95 milioni di appassionati in tutto il mondo, l'impatto economico sul territorio è di 400-500 milioni di euro».
Tutto ciò viaggia a braccetto con il tennis italiano, uno sport che sta vivendo un momento di rinascita e di crescita costante con 20 giocatori nelle prime 200 posizioni della classifica mondiale. Dal recente successo al Masters 1000 di Montecarlo di Fabio Fognini, giunto al dodicesimo posto del ranking, alle imprese di Marco Cecchinato, vincitore un anno fa a Budapest e la clamorosa semifinale al Roland Garros, Matteo Berrettini, trionfante una settimana fa anch'egli a Budapest, un Lorenzo Sonego in costante progresso e il giovanissimo Jannik Sinner che a 18 anni ha vinto tre tornei professionistici di fila ed è già alle porte della posizione numero 300 del ranking Atp.«I risultati di Fognini, Cecchinato, Berrettini e Sonego sono stati importanti, i tifosi sperano che uno di loro possa partecipare alle finali» ha detto Binaghi. Chi con ogni probabilità parteciperà alle Finals sono tre campioni del calibro di Novak Djokovic, Rafa Nadal e Alexander Zverev, rispettivamente numero 1, numero 2 e numero 3 della classifica Atp, hanno commentato con entusiasmo la notizia. Il tennista serbo, che è anche presidente dell'Atp player council si è detto «molto contento augurandosi di esserci», aggiungendo che «l'Atp Finals è l'evento più grande e prestigioso che abbiamo. Sono molto felice di vederlo trasferirsi a Torino dal 2021. Mancano ancora alcuni anni ma so che i giocatori saranno molto contenti di gareggiare lì». Lo spagnolo e il tedesco si sono complimentati con Torino e hanno detto di «non vedere l'ora di giocare in città».
Un evento che dovrà essere all'insegna dell'innovazione tecnologica e della sostenibilità per mettere al centro la città di Torino con i suoi monumenti e le sue bellezze. «Questa città saprà vivere questo evento con grande entusiasmo e con la collaborazione di tutti» ha detto il sindaco Appendino. Il prossimo passo sarà quello di farsi trovare pronti nel 2021: l'idea è costruire una cittadella dello sport per vivere l'evento durante tutto l'anno.
La vittoria del sindaco dopo il no alle Olimpiadi 2026
L'assegnazione delle Atp Finals per il quinquennio 2021-2025 rappresentano una vera e proprio rivincita per Chiara Appendino e Torino. Il sindaco pentastellato è riuscita a riportare nella sua città un evento sportivo di livello mondiale. La rinuncia alla candidatura a tre con Milano e Cortina per le Olimpiadi invernali del 2026 dello scorso settembre a molti non era andata giù. Il presidente del Coni Giovanni Malagò parlò di «autolesionismo». Il governatore del Veneto Luca Zaia disse «è un peccato sciupare questa opportunità».
E poi i due casi per i quali la Appendino è stata rinviata a giudizio. Quello relativo ai fatti accaduti in piazza San Carlo il 3 giugno 2017, quando in occasione della proiezione della finale di Champions League tra Real Madrid e Juventus, delle ondate di panico tra la folla provocarono la morte di una donna e più di 1.500 feriti. E quello sull'inchiesta sul caso Ream dove il procedimento si riferisce a un debito di 5 milioni del Comune verso la società Ream che Palazzo Civico decise di non iscrivere al bilancio del 2016.
Una vittoria voluta, cercata e per niente scontata, che a un certo punto sembrava essere sfumata a causa della mancata intesa col governo per i 78 milioni di euro necessari per il montepremi totale per il quinquennio. «È stata un'avventura partita da lontano, sembrava impossibile. Ma a volte il talento della squadra riesce a trasformare l'impossibile in possibile e smentire ogni previsione. Siamo convinti della bontà di questa candidatura. Gli ingredienti principali sono stati due: il lavoro di squadra e il non mollare che ci insegna lo sport. Quando pensavamo di aver perso l'opportunità ci siamo rimboccati le maniche. Abbiamo avuto dei momenti difficili in cui pensavamo di aver perso. Io ho avuto la certezza solo quando c'è stato l'annuncio su Facebook. Adesso inizia la parte più entusiasmante, dobbiamo tradurre le nostre idee in progetto vincente. ma sono sicura che ce la faremo» ha dichiarato il sindaco di Torino durante a conferenza stampa di presentazione presso Palazzo Madama.
A sottolineare le difficoltà che hanno contraddistinto il lungo percorso che ha portato l'Atp a preferire Torino a Londra, Manchester, Tokyo e Singapore, c'è anche il presidente della Federazione italiana tennis Angelo Binaghi: «È stata una congiunzione astrale irripetibile. Almeno sei fenomeni rari che non si erano mai verificati tutti insieme. Il governo italiano ha deciso per la prima volta di scommettere sul tennis, unico grande sport su cui non si era fatto nulla. Ringraziamo il governo di aver investito su di noi. Una delle più grandi città italiane, Torino, che ha una sindaca tennista, ci ha risollevato più volte durante la strada che ci ha portati qui. Altri enti locali, anche se di colore diverso come la Regione e la Camera commercio, hanno voluto far parte della squadra e ci hanno aiutato».
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L'assegnazione del prestigioso torneo Atp Finals garantirà al capoluogo piemontese un impatto di 120 milioni all'anno dal 2021 al 2025.Dopo tante batoste, dal rinvio a giudizio per il caso Ream e per piazza San Carlo alla rinuncia alle Olimpiadi 2026, il sindaco pentastellato ha ottenuto quello che, se tradotto in un progetto vincente, può dare lustro all'intera regione.Lo speciale contiene due articoli.Per cinque anni, dal 2021 al 2025, Torino sarà la capitale del tennis mondiale. Il capoluogo piemontese si è aggiudicato, infatti, le Atp Finals, ossia il torneo di fine stagione che vede sfidarsi ogni anno i migliori otto giocatori del pianeta. Dopo dieci anni inglesi si passa dunque dalla O2 Arena di Londra al Pala Alpitour di Torino, quindicesima città (la prima italiana) a ospitare il quinto torneo più importante del tennis mondiale dopo i quattro slam. Torino ha dovuto superare la concorrenza di Londra (che puntava al tris), Manchester, Tokyo e Singapore.Decisivi sono stati i 78 milioni di euro che l'amministrazione del sindaco Chiara Appendino, con l'approvazione e il sostegno del governo, ha messo sul piatto per garantire il montepremi del torneo per tutto il quinquennio (15,6 all'anno), superando gli otto milioni di euro all'anno sborsati da Londra negli ultimi anni. Il montepremi quasi raddoppiato è stato quindi un elemento determinate per far sì che l'Atp scegliesse Torino, ma non il solo. La corsa su Tokyo e Singapore è stata vinta per motivi logistici e di tradizione. Innanzitutto il calendario. Tra settembre e ottobre sono in programma i tornei in Cina e in Giappone. Tra questi appuntamenti e le Atp Finals, fissate per metà novembre, ci sono diversi tornei in Europa tra cui i Masters 1000 Parigi-Bercy. Un doppio viaggio in Asia sarebbe stato troppo dispendioso a livello di energie per la maggior parte dei tennisti. In secondo luogo, la grande affidabilità che l'Italia ha saputo dimostrare negli ultimi anni con l'organizzazione degli Internazionali Bnl d'Italia a Roma e le finali Atp Next Gen a Milano. Aspetti sottolineati anche dal presidente Atp Chris Kermonde, che durante la conferenza stampa di presentazione presso Palazzo Madama a Torino ha affermato: «Le nostre congratulazioni a Torino per aver messo insieme un'offerta così completa e impressionante. L'Italia ci fornisce uno dei mercati di tennis più forti e affermati in Europa e vanta una comprovata esperienza nell'ospitare eventi di tennis di livello mondiale con gli Internazionali Bnl d'Italia a Roma. Mi chiedono perché abbiamo scelto Torino. La risposta è in una parola sola: passione. La passione che ho visto nella federtennis quando ha organizzato le Finals Next Gen a Milano».Tornando all'aspetto economico, il tema più importante è capire che effetto e che ritorno avranno queste Finals su Torino. L'investimento complessivo sarà tra i 150 e i 200 milioni di euro, mentre l'indotto generato, come dichiarato dalla stessa Appendino, supererà i 500 milioni di euro per i cinque anni complessivi, includendo ricavi da sponsor, diritti televisivi. Facendo un paragone con Londra, negli ultimi nove anni, le Atp Finals hanno visto in media 250.000 spettatori all'anno e circa due milioni e 300.000 persone in città. La copertura televisiva ha contato 96 milioni di telespettatori totali e 10 milioni di riproduzioni video. Per intenderci, soltanto i quattro grandi Slam (Australian Open, Roland Garros, Wimbledon e Us Open) generano un flusso superiore. Qualcuno dice che cinque anni di Atp Finals possano valere più dei giochi olimpici invernali. Anche il presidente della Federazione italiana tennis (Fit), Angelo Binaghi, nel dirsi entusiasta per la prestigiosa assegnazione ha voluto sottolineare l'importanza dell'aspetto economico: «L'assegnazione del grande compito di organizzare le Atp Finals a Torino dal 2021 al 2025 rappresenta un notevole successo internazionale del nostro Paese. Il nostro progetto si è dimostrato di grande successo grazie al grande lavoro svolto insieme al governo italiano e alle autorità locali. È una manifestazione che in cinque anni può superare il milione di biglietti venduti. È seguita da 95 milioni di appassionati in tutto il mondo, l'impatto economico sul territorio è di 400-500 milioni di euro».Tutto ciò viaggia a braccetto con il tennis italiano, uno sport che sta vivendo un momento di rinascita e di crescita costante con 20 giocatori nelle prime 200 posizioni della classifica mondiale. Dal recente successo al Masters 1000 di Montecarlo di Fabio Fognini, giunto al dodicesimo posto del ranking, alle imprese di Marco Cecchinato, vincitore un anno fa a Budapest e la clamorosa semifinale al Roland Garros, Matteo Berrettini, trionfante una settimana fa anch'egli a Budapest, un Lorenzo Sonego in costante progresso e il giovanissimo Jannik Sinner che a 18 anni ha vinto tre tornei professionistici di fila ed è già alle porte della posizione numero 300 del ranking Atp.«I risultati di Fognini, Cecchinato, Berrettini e Sonego sono stati importanti, i tifosi sperano che uno di loro possa partecipare alle finali» ha detto Binaghi. Chi con ogni probabilità parteciperà alle Finals sono tre campioni del calibro di Novak Djokovic, Rafa Nadal e Alexander Zverev, rispettivamente numero 1, numero 2 e numero 3 della classifica Atp, hanno commentato con entusiasmo la notizia. Il tennista serbo, che è anche presidente dell'Atp player council si è detto «molto contento augurandosi di esserci», aggiungendo che «l'Atp Finals è l'evento più grande e prestigioso che abbiamo. Sono molto felice di vederlo trasferirsi a Torino dal 2021. Mancano ancora alcuni anni ma so che i giocatori saranno molto contenti di gareggiare lì». Lo spagnolo e il tedesco si sono complimentati con Torino e hanno detto di «non vedere l'ora di giocare in città».Un evento che dovrà essere all'insegna dell'innovazione tecnologica e della sostenibilità per mettere al centro la città di Torino con i suoi monumenti e le sue bellezze. «Questa città saprà vivere questo evento con grande entusiasmo e con la collaborazione di tutti» ha detto il sindaco Appendino. Il prossimo passo sarà quello di farsi trovare pronti nel 2021: l'idea è costruire una cittadella dello sport per vivere l'evento durante tutto l'anno.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/la-rivincita-della-appendino-con-le-atp-finals-di-tennis-torino-avra-un-ritorno-economico-di-120-milioni-allanno-2635915388.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="la-vittoria-del-sindaco-dopo-il-no-alle-olimpiadi-2026" data-post-id="2635915388" data-published-at="1774552832" data-use-pagination="False"> La vittoria del sindaco dopo il no alle Olimpiadi 2026 L'assegnazione delle Atp Finals per il quinquennio 2021-2025 rappresentano una vera e proprio rivincita per Chiara Appendino e Torino. Il sindaco pentastellato è riuscita a riportare nella sua città un evento sportivo di livello mondiale. La rinuncia alla candidatura a tre con Milano e Cortina per le Olimpiadi invernali del 2026 dello scorso settembre a molti non era andata giù. Il presidente del Coni Giovanni Malagò parlò di «autolesionismo». Il governatore del Veneto Luca Zaia disse «è un peccato sciupare questa opportunità».E poi i due casi per i quali la Appendino è stata rinviata a giudizio. Quello relativo ai fatti accaduti in piazza San Carlo il 3 giugno 2017, quando in occasione della proiezione della finale di Champions League tra Real Madrid e Juventus, delle ondate di panico tra la folla provocarono la morte di una donna e più di 1.500 feriti. E quello sull'inchiesta sul caso Ream dove il procedimento si riferisce a un debito di 5 milioni del Comune verso la società Ream che Palazzo Civico decise di non iscrivere al bilancio del 2016.Una vittoria voluta, cercata e per niente scontata, che a un certo punto sembrava essere sfumata a causa della mancata intesa col governo per i 78 milioni di euro necessari per il montepremi totale per il quinquennio. «È stata un'avventura partita da lontano, sembrava impossibile. Ma a volte il talento della squadra riesce a trasformare l'impossibile in possibile e smentire ogni previsione. Siamo convinti della bontà di questa candidatura. Gli ingredienti principali sono stati due: il lavoro di squadra e il non mollare che ci insegna lo sport. Quando pensavamo di aver perso l'opportunità ci siamo rimboccati le maniche. Abbiamo avuto dei momenti difficili in cui pensavamo di aver perso. Io ho avuto la certezza solo quando c'è stato l'annuncio su Facebook. Adesso inizia la parte più entusiasmante, dobbiamo tradurre le nostre idee in progetto vincente. ma sono sicura che ce la faremo» ha dichiarato il sindaco di Torino durante a conferenza stampa di presentazione presso Palazzo Madama.A sottolineare le difficoltà che hanno contraddistinto il lungo percorso che ha portato l'Atp a preferire Torino a Londra, Manchester, Tokyo e Singapore, c'è anche il presidente della Federazione italiana tennis Angelo Binaghi: «È stata una congiunzione astrale irripetibile. Almeno sei fenomeni rari che non si erano mai verificati tutti insieme. Il governo italiano ha deciso per la prima volta di scommettere sul tennis, unico grande sport su cui non si era fatto nulla. Ringraziamo il governo di aver investito su di noi. Una delle più grandi città italiane, Torino, che ha una sindaca tennista, ci ha risollevato più volte durante la strada che ci ha portati qui. Altri enti locali, anche se di colore diverso come la Regione e la Camera commercio, hanno voluto far parte della squadra e ci hanno aiutato».
Mentre il mondo osserva lo Stretto di Hormuz, Pechino raccoglie i frutti di una strategia fondata sull’autonomia energetica. Pur con una crescita interna debole e le difficoltà del real estate, la Cina si è resa meno vulnerabile ai ricatti energetici globali. «La lungimiranza della Cina in materia di politica energetica sta pagando dividendi importanti in questa fase di mercato», spiega Salvatore Gaziano, responsabile delle strategie di investimento di SoldiExpert Scf, «poiché grazie a riserve strategiche per 1,2 miliardi di barili e alla fitta rete di oleodotti terrestri con Russia e Kazakistan, il Dragone ha ridotto la sua dipendenza dai blocchi navali mediorientali a una quota gestibile, tra il 40% e il 50%, contro l’80% di pochi anni fa».
Ma la tenuta macro non basta: molte società cinesi investono pesantemente in tecnologia e nel breve possono deludere. Alibaba, con utili in calo del 67%, paga gli investimenti in Ia e cloud; Jd.com regge meglio grazie a una logistica proprietaria «alla Amazon».
Se la Cina tiene, la Corea del Sud incarna insieme riscossa e fragilità. Dopo la guerra in Iran il Kospi ha accusato crolli anche oltre il 12% in una seduta. Qui la dipendenza energetica resta estrema e si somma a un listino dominato dai chip. «L’economia coreana è oggi un caso studio sulla vulnerabilità agli shock geopolitici», osserva Salvatore Gaziano, «perché ogni fiammata del petrolio si traduce in un aumento immediato dei costi per giganti come Samsung Electronics. Nonostante il titolo Samsung vanti una performance monstre a un anno (+201,94%) e traini la Borsa coreana grazie al peso importante, l’escalation in Iran ha bruciato quasi il 20% dai massimi di febbraio, ricordandoci che in Asia la tecnologia corre veloce, ma il petrolio decide la direzione».
Anche l’India scopre che i rapporti con il Medio Oriente vanno oltre l’energia. Il Sensex è sceso ai minimi da 11 mesi per il timore che il conflitto destabilizzi gli Emirati Arabi Uniti, partner vitale per Nuova Delhi. «Per l’India la minaccia iraniana va ben oltre il prezzo della benzina alla pompa», avverte Gaziano, «poiché mette a rischio il flusso di rimesse degli 8-9 milioni di indiani nel Golfo. Parliamo di un gettito che vale circa il 3% del Pil nazionale. Se la stabilità degli Emirati dovesse vacillare, l’impatto sulle partite correnti di Nuova Delhi sarebbe non trascurabile».
L’Etf iShares Msci India segna -14,11% da inizio anno. In un contesto di dollaro forte, la parola d’ordine è «selettività»: titoli come Keyence e Tsmc restano snodi cruciali dell’innovazione asiatica.
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Matteo Zuppi (Imagoeconomica)
Il contesto è quello della ribadita «urgenza di una Chiesa missionaria» capace di «dialogare e di tessere fraternità», chiamata ad «annunciare il Vangelo» con «mitezza e chiarezza» e uno «stile di prossimità e ascolto».
Rispetto alla recente guerra in Iran, i vescovi hanno rinnovato «la loro vicinanza» alle Chiese del Medio Oriente, «segnate dalla violenza, dall’insicurezza e dalla paura». Secondo i collaboratori di papa Leone, «non ci si può assuefare alla guerra» né al freddo linguaggio «che la giustifica o la banalizza». Necessario «educare alla pace», «sostenere ogni sforzo diplomatico», e «incentivare il ruolo dell’Europa».
Con un implicito riferimento, forse, al recentissimo referendum, i presuli hanno richiamato «il valore dell’unità» per pacificare un contesto socio-politico «segnato da contrapposizioni esasperate». In tal senso, la Chiesa italiana si dichiara «pronta a collaborare al bene comune», respingendo «logiche di schieramento» e senza rinunciare «alla propria libertà di parola». Soprattutto quando sono in gioco quei «principi etici» - sotto Benedetto XVI detti non negoziabili - che promuovono la «dignità della persona, la giustizia e la pace».
Il passaggio centrale del comunicato però, ha a che fare con la tenuta della fede, in un mondo segnato dalla secolarizzazione e dal dilagare dell’ateismo. I vescovi hanno notato lucidamente due punti di fondo che caratterizzano l’Italia di oggi, un Paese in cui «la fede non può essere più data per scontata» e la «società non fa più normalmente riferimento al Vangelo».
Appare urgente quindi, per rianimare una Chiesa indebolita, accompagnare «chi si riavvicina alla fede», «sostenere i catecumeni» e rendere più visibile una carità «che non sia ridotta a semplice assistenza». La Cei deve ammettere «la fatica» che la Chiesa ha di trasformare i «bisogni individuali» in «esperienza condivisa di fede».
I giovani hanno bisogno di imbattersi in «parole credibili» dette da «adulti autorevoli» nel contesto di una spiritualità «capace di accompagnare, orientare e offrire ragioni di speranza» davanti al trionfo del nichilismo e del non-senso.
A fronte di dati sociologici in rosso (dai battesimi ai matrimoni in chiesa, per tacere dei preti che abbandonano la tonaca), appare improcrastinabile, l’esigenza di una «conversione missionaria» dei cattolici, all’insegna di una rinnovata «trasmissione della fede».
C’è bisogno di «un annuncio» evangelico che faciliti il «rapporto personale con la fede» in modo da far vivere una «autentica esperienza ecclesiale», dall’iniziazione cristiana sino alla «formazione permanente» dei fedeli. In tal senso, una più argomentata autocritica proprio sul tema della «trasmissione della fede» in Italia, sarebbe risultata coraggiosa e vincente.
In chiusura, i vescovi hanno ribadito il valore del «Cammino Sinodale», hanno annunciato la revisione del «percorso d’iniziazione cristiana», e hanno approvato la scelta del beato Rosario Livatino (1952-1990), giudice e martire della mafia, a patrono dei magistrati.
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Ecco #DimmiLaVerità del 27 marzo 2026. La vicecapogruppo alla Camera del M5s Carmela Auriemma commenta il risultato del referendum e la situazione nel campo largo.