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2019-08-03
La ribellione Cisl contro Bentivogli: «Ego smisurato e voglia di politica»
Ansa
L'ex ministro piddino Carlo Calenda ha cercato a lungo di mettere in piedi un partito. Ad agosto del 2018, noi della Verità l'avevamo battezzato il partito dei competenti. Fummo letteralmente insultati, salvo poi dover attendere qualche mese per leggere dichiarazioni ufficiali con tanto di intento e di obiettivi del mini partito. Avevamo fatto anche il nome di Marco Bentivogli, capo della Fim-Cisl. Già all'epoca i calendiani avrebbero visto di buon occhio l'ingresso del sindacalista filo europeista, grande esperto di blockchain, un po' meno di fabbriche. Anche Bentivogli si adirò con noi. Gli va riconosciuto che non ha mai fatto il salto. Nonostante entrambi abbiamo un buon rapporto con Confidustria, il sindacalista non ha mai accettato le lusinghe dell'ex ministro e compagnia radiofonica, forse immaginando il vero background: Calenda pratica il partitus interruptus. E non va mai alle urne.
Per il sindacalista dei metalmeccanici la passione per la politica resta però un pallino fisso. E non siamo noi a sostenerlo. Lo scrivono nero su bianco ben 42 segretari di categoria e segretari regionali in una lettera datata 11 luglio. Il messaggio diretto a Bentivogli, in copia anche la numero uno della Cisl, Annamaria Furlan è di una durezza mai letta prima. In estrema sintesi il plotone di sindacalisti accusa il collega di avere un ego smisurato, di avere un protagonismo politico e di mettere in pericolo il sindacato stesso, facendo finire in un angolo buio la federazione dei metalmeccanici. Il documento - il cui stralcio è riportato in pagina - è a tutti gli effetti una risposta a una serie di interventi di Bentivogli sia pubblici che privati, come il comitato esecutivo dello scorso 8 luglio. Il testo infila una serie di osservazioni che esplicita il livello di tensione dentro Cisl e Fim. «Protagonismo contrassegnato da analisi, giudizi, concetti e toni nel tempo sempre meno condivisibili», si legge nella lettera, «che valicano il limite della paziente, ancorché basìta, tolleranza con cui tutta la Cisl ha osservato sin qui il crescendo degli effetti devastanti, per la stessa Cisl, del tuo smisurato egocentrismo e del tuo innato autoconvincimento di superiorità su tutti gli altri dirigenti della nostra organizzazione». Non solo. Scopriamo che l'esperto di blockchain avrebbe accusato alcuni segretari di categoria di aver festeggiato su Facebook per i morti in mare. In linea con tutti gli insulti da social che negli ultimi mesi hanno spaccato la platea tra salviniani e anti salviniani, impedendo a chiunque di sostenere posizioni di ragionevolezza avulse dal tifo modello calcistico. Su questo punto i segretari generali rispondono a Bentivogli a muso duro. «Nonostante le due precise richieste della segreteria generale», si legge ancora, «non hai ancora inteso (o non sei in grado?) di rivelare l'identità, a salvaguardia dell'onore di tutti gli altri».
Un ping pong tremendo che però non deve fuorviare la lettura complessiva della diatriba. È andando avanti con le righe che si coglie il senso profondo. I primi passaggi possono sembrare un lancio di stracci per conquista o mantenimento di posizioni di potere. Invece ci sembra chiaro che in ballo c'è il tema strutturale della rappresentanza in fabbrica. Se si sta sempre in televisione o a fare comizi e non si frequenta i propri clienti (cioè gli operai) diventa difficile tutelare la categoria nel suo insieme. Le tute blu da tempo hanno cambiato colore e proprio perché hanno diverse esigenze è bene interrogarsi quale sia il limite da fissare per l'esercizio delle tutele stesse. Imprenditori e dipendenti pur essendo sulla stessa barca non potranno mai essere rappresentati da una medesima associazione. Al tavolo delle parti sociali politica, sindacati e industriali stanno su lati diversi e per mantenere la posizione ci vogliono le spalle coperte. Tradotto? Ci vuole la presenza in fabbrica. C'è un intero paragrafo nella lettera in cui i 42 rappresentanti della Cisl ributtano addosso a Bentivogli gli strali che lui ha lanciato ai colleghi. «Come l'accusa che hai fatto al segretario organizzativo e, per suo tramite, all'intera segreteria confederale, di mortificare il lavoro durissimo che si fa nei luoghi di lavoro, riuscendo nel “capolavoro" di affermare che il massimo livello collegiale della Cisl mortificherebbe la linfa vitale della Cisl, i nostri delegati nei luoghi di lavoro». Un modo per dire che chi rappresenta una sigla risponde ai propri tesserati e non ad altre logiche. Tant'è che molti sindacalisti hanno cambiato casacca e sono poi passati in politica. Ma non si può essere sindacalisti e politici al tempo stesso. Anzi, usando le parole dei 42 «essere borderline con la vita e la dialettica politica» rischia di uccidere una volta per tutte la figura del sindacalista e annullare il ruolo della dialettica. Senza contare che le generazioni future si troverebbero a studiare a scuola come ultimo esemplare di metalmeccanico la riproduzione in miniatura di Bentivogli.
Metalmeccanici, dopo 10 anni ecco di nuovo la Triplice
Dopo dieci anni di divisioni, Fim, Fiom e Uilm sembrano aprire a una nuova stagione unitaria presentando una piattaforma condivisa con cui sedersi insieme al tavolo di trattativa per rinnovare il contratto nazionale in scadenza il 31 dicembre prossimo.
Un documento, a quanto si apprende, che sarà girato a Federmeccanica a stretto giro di posta non appena i sindacati avranno incassato il voto dei circa 1,4 milioni di tute blu occupate nel Paese. Tra le richieste che saranno presentate al tavolo l'aumento in busta paga dell'8% sui minimi contrattuali, non meno cioè di 153 euro al mese calcolati sul quinto livello.
Una richiesta, quella sul salario, si legge nella piattaforma approvato giovedì sera, che ha lo «scopo di incrementare i minimi salariali dei metalmeccanici che si attestano sui livelli più bassi d'Europa». A questo Fim, Fiom e Uilm associano la richiesta di una conferma dell'attuale meccanismo dei flexible benefits ma aumentandone l'importo a 250 euro e di un aumento a 700 euro annui dell'elemento perequativo a beneficio di quei lavoratori che non fanno contrattazione di secondo livello. Tra le altre richieste l'avvio di una staffetta generazionale; il tetto percentuale massimo per l'utilizzo di tutti i rapporti di lavoro a tempo, quello determinato, in somministrazione, compreso lo staff leasing e la riduzione del periodo massimo di lavoro a termine per la stabilizzazione dei rapporti di lavoro. A questo si associa anche la richiesta di un incremento della percentuale dei part time e di un adeguamento della maggiorazione del lavoro supplementare; l'impegno delle imprese a negoziare progetti per la conciliazione vita lavoro e per il sostegno ai genitori.
Capitolo delicato anche quello relativo al lavoro 4.0: di fronte ai processi di ristrutturazione e di riorganizzazione determinati da industria 4.0, e in caso di maggior utilizzo degli impianti, chiedono i sindacati, va previsto «l'esame congiunto in sede aziendale» per valutare gli effetti della maggiore produttività sul lavoro, a partire dall'occupazione, sugli orari. E alla voce lavoro agile e telelavoro chiedono di definirlo all'interno del contratto nazionale quale modalità flessibile di esecuzione della prestazione di lavoro, utile alle diverse e nuove esigenze dei lavoratori e delle aziende, prevedendo uno schema quadro per facilitarne l'applicazione. La mossa delle tute blu si inserisce in un discorso più ampio: quello del salario minimo. Il voto unitario ha comunque nascosto posizioni divergenti. La Fim di Marco Bentivogli era partita con una richiesta inferiore al 4%, ma visto l'inedito asse tra le altre due sigle si è allineata verso l'alto. E in ogni caso la piattaforma si scontrerà con il cuneo fiscale, o meglio con la necessità di una forte riduzione. Immaginare un livellamento così importante delle buste paga senza rimettere mano al sistema complessivo della fiscalità del lavoro appare come un mero esercizio retorico. Al tempo stesso il lavoro in fortissima evoluzione sta creando sacche fuori controllo e compensi schiacciati verso il basso. Vale soprattutto per le nuove professioni a cavallo della Gig economy. Il governo gialloblù si è speso più volte con promesse di sostegno ai rider del food delivery, senza portare avanti un tavolo sostenibile e duraturo. C'è il rischio che le due categorie (rider e metalmeccanici) si scontrino con la medesima difficoltà trovare il punto di sostenibilità del lavoro e fare quadrare richieste con produttività. Una fida tutta in salita.
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Ben 42 segretari di categoria e regionali contestano il capo della Fim: è oltre ogni tolleranza e non è mai in fabbrica.Metalmeccanici, dopo 10 anni ecco di nuovo la Triplice. Piattaforma congiunta per l'aumento minimo di 153 euro e l'avvio di una staffetta generazionale. E si parla anche di lavoro 4.0.Lo speciale contiene due articoli e la lettera di Marco Bentivogli alla segretaria generale Cisl Annamaria Furlan. Lettera Marco Bentivogli from La Verità L'ex ministro piddino Carlo Calenda ha cercato a lungo di mettere in piedi un partito. Ad agosto del 2018, noi della Verità l'avevamo battezzato il partito dei competenti. Fummo letteralmente insultati, salvo poi dover attendere qualche mese per leggere dichiarazioni ufficiali con tanto di intento e di obiettivi del mini partito. Avevamo fatto anche il nome di Marco Bentivogli, capo della Fim-Cisl. Già all'epoca i calendiani avrebbero visto di buon occhio l'ingresso del sindacalista filo europeista, grande esperto di blockchain, un po' meno di fabbriche. Anche Bentivogli si adirò con noi. Gli va riconosciuto che non ha mai fatto il salto. Nonostante entrambi abbiamo un buon rapporto con Confidustria, il sindacalista non ha mai accettato le lusinghe dell'ex ministro e compagnia radiofonica, forse immaginando il vero background: Calenda pratica il partitus interruptus. E non va mai alle urne. Per il sindacalista dei metalmeccanici la passione per la politica resta però un pallino fisso. E non siamo noi a sostenerlo. Lo scrivono nero su bianco ben 42 segretari di categoria e segretari regionali in una lettera datata 11 luglio. Il messaggio diretto a Bentivogli, in copia anche la numero uno della Cisl, Annamaria Furlan è di una durezza mai letta prima. In estrema sintesi il plotone di sindacalisti accusa il collega di avere un ego smisurato, di avere un protagonismo politico e di mettere in pericolo il sindacato stesso, facendo finire in un angolo buio la federazione dei metalmeccanici. Il documento - il cui stralcio è riportato in pagina - è a tutti gli effetti una risposta a una serie di interventi di Bentivogli sia pubblici che privati, come il comitato esecutivo dello scorso 8 luglio. Il testo infila una serie di osservazioni che esplicita il livello di tensione dentro Cisl e Fim. «Protagonismo contrassegnato da analisi, giudizi, concetti e toni nel tempo sempre meno condivisibili», si legge nella lettera, «che valicano il limite della paziente, ancorché basìta, tolleranza con cui tutta la Cisl ha osservato sin qui il crescendo degli effetti devastanti, per la stessa Cisl, del tuo smisurato egocentrismo e del tuo innato autoconvincimento di superiorità su tutti gli altri dirigenti della nostra organizzazione». Non solo. Scopriamo che l'esperto di blockchain avrebbe accusato alcuni segretari di categoria di aver festeggiato su Facebook per i morti in mare. In linea con tutti gli insulti da social che negli ultimi mesi hanno spaccato la platea tra salviniani e anti salviniani, impedendo a chiunque di sostenere posizioni di ragionevolezza avulse dal tifo modello calcistico. Su questo punto i segretari generali rispondono a Bentivogli a muso duro. «Nonostante le due precise richieste della segreteria generale», si legge ancora, «non hai ancora inteso (o non sei in grado?) di rivelare l'identità, a salvaguardia dell'onore di tutti gli altri».Un ping pong tremendo che però non deve fuorviare la lettura complessiva della diatriba. È andando avanti con le righe che si coglie il senso profondo. I primi passaggi possono sembrare un lancio di stracci per conquista o mantenimento di posizioni di potere. Invece ci sembra chiaro che in ballo c'è il tema strutturale della rappresentanza in fabbrica. Se si sta sempre in televisione o a fare comizi e non si frequenta i propri clienti (cioè gli operai) diventa difficile tutelare la categoria nel suo insieme. Le tute blu da tempo hanno cambiato colore e proprio perché hanno diverse esigenze è bene interrogarsi quale sia il limite da fissare per l'esercizio delle tutele stesse. Imprenditori e dipendenti pur essendo sulla stessa barca non potranno mai essere rappresentati da una medesima associazione. Al tavolo delle parti sociali politica, sindacati e industriali stanno su lati diversi e per mantenere la posizione ci vogliono le spalle coperte. Tradotto? Ci vuole la presenza in fabbrica. C'è un intero paragrafo nella lettera in cui i 42 rappresentanti della Cisl ributtano addosso a Bentivogli gli strali che lui ha lanciato ai colleghi. «Come l'accusa che hai fatto al segretario organizzativo e, per suo tramite, all'intera segreteria confederale, di mortificare il lavoro durissimo che si fa nei luoghi di lavoro, riuscendo nel “capolavoro" di affermare che il massimo livello collegiale della Cisl mortificherebbe la linfa vitale della Cisl, i nostri delegati nei luoghi di lavoro». Un modo per dire che chi rappresenta una sigla risponde ai propri tesserati e non ad altre logiche. Tant'è che molti sindacalisti hanno cambiato casacca e sono poi passati in politica. Ma non si può essere sindacalisti e politici al tempo stesso. Anzi, usando le parole dei 42 «essere borderline con la vita e la dialettica politica» rischia di uccidere una volta per tutte la figura del sindacalista e annullare il ruolo della dialettica. 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Un documento, a quanto si apprende, che sarà girato a Federmeccanica a stretto giro di posta non appena i sindacati avranno incassato il voto dei circa 1,4 milioni di tute blu occupate nel Paese. Tra le richieste che saranno presentate al tavolo l'aumento in busta paga dell'8% sui minimi contrattuali, non meno cioè di 153 euro al mese calcolati sul quinto livello. Una richiesta, quella sul salario, si legge nella piattaforma approvato giovedì sera, che ha lo «scopo di incrementare i minimi salariali dei metalmeccanici che si attestano sui livelli più bassi d'Europa». A questo Fim, Fiom e Uilm associano la richiesta di una conferma dell'attuale meccanismo dei flexible benefits ma aumentandone l'importo a 250 euro e di un aumento a 700 euro annui dell'elemento perequativo a beneficio di quei lavoratori che non fanno contrattazione di secondo livello. Tra le altre richieste l'avvio di una staffetta generazionale; il tetto percentuale massimo per l'utilizzo di tutti i rapporti di lavoro a tempo, quello determinato, in somministrazione, compreso lo staff leasing e la riduzione del periodo massimo di lavoro a termine per la stabilizzazione dei rapporti di lavoro. A questo si associa anche la richiesta di un incremento della percentuale dei part time e di un adeguamento della maggiorazione del lavoro supplementare; l'impegno delle imprese a negoziare progetti per la conciliazione vita lavoro e per il sostegno ai genitori. Capitolo delicato anche quello relativo al lavoro 4.0: di fronte ai processi di ristrutturazione e di riorganizzazione determinati da industria 4.0, e in caso di maggior utilizzo degli impianti, chiedono i sindacati, va previsto «l'esame congiunto in sede aziendale» per valutare gli effetti della maggiore produttività sul lavoro, a partire dall'occupazione, sugli orari. E alla voce lavoro agile e telelavoro chiedono di definirlo all'interno del contratto nazionale quale modalità flessibile di esecuzione della prestazione di lavoro, utile alle diverse e nuove esigenze dei lavoratori e delle aziende, prevedendo uno schema quadro per facilitarne l'applicazione. La mossa delle tute blu si inserisce in un discorso più ampio: quello del salario minimo. Il voto unitario ha comunque nascosto posizioni divergenti. La Fim di Marco Bentivogli era partita con una richiesta inferiore al 4%, ma visto l'inedito asse tra le altre due sigle si è allineata verso l'alto. E in ogni caso la piattaforma si scontrerà con il cuneo fiscale, o meglio con la necessità di una forte riduzione. Immaginare un livellamento così importante delle buste paga senza rimettere mano al sistema complessivo della fiscalità del lavoro appare come un mero esercizio retorico. Al tempo stesso il lavoro in fortissima evoluzione sta creando sacche fuori controllo e compensi schiacciati verso il basso. Vale soprattutto per le nuove professioni a cavallo della Gig economy. Il governo gialloblù si è speso più volte con promesse di sostegno ai rider del food delivery, senza portare avanti un tavolo sostenibile e duraturo. C'è il rischio che le due categorie (rider e metalmeccanici) si scontrino con la medesima difficoltà trovare il punto di sostenibilità del lavoro e fare quadrare richieste con produttività. Una fida tutta in salita.
«Dopo Geo Barents la sentenza sul risarcimento a Sea Watch? Noi, fino a ora, abbiamo praticato il confronto con queste sentenze impugnandole e continueremo a farlo, quindi valorizzando il sistema giudiziario che prevede tre gradi di giudizio. Anche in questo caso faremo così».
Così il ministro dell’Interno ha risposto a margine dell’evento di questa mattina alla Stazione Termini di Roma, dove è stato inaugurato un nuovo ufficio della Questura.
L’operazione ha portato all’individuazione, nell’area industriale di Ciserano, di un capannone privo di insegne e apparentemente dismesso. In realtà, lo stabile mostrava segnali incompatibili con lo stato di abbandono, quali ad esempio movimenti di mezzi nelle ore notturne ed emissioni di fumo.
Il controllo di uno dei mezzi utilizzati ha consentito di individuare anche un secondo sito nel comune di Treviolo, ritenuto funzionale alle attività logistiche.
È scattato quindi l’intervento coordinato su entrambi gli obiettivi. A Treviolo, durante il controllo di un autoarticolato in fase di scarico, i finanzieri hanno rinvenuto circa 1.500 kg di tabacco in foglia e numerosi colli contenenti filtri per sigarette. Contestualmente, nel capannone di Ciserano, è stata scoperta una vera e propria fabbrica clandestina, dotata di un impianto completo capace di gestire l'intero ciclo produttivo, dall'essiccazione del tabacco al confezionamento dei pacchetti, con una potenziale capacità produttive di sigarette di oltre un milione al giorno.
All'interno dello stabilimento sono stati rinvenuti 12 lavoratori stranieri e locali allestiti a dormitorio nonché una cucina e cospicue scorte alimentari.
L’opificio era gestito con particolare accortezza per blindare la produzione nel massimo riserbo: le pareti erano state rivestite con materiale fonoassorbente per attutire i rumori dei macchinari, mentre l'uso di gruppi elettrogeni serviva a mascherare i picchi di consumo elettrico che sarebbero stati rilevati attraverso la fornitura di energia elettrica.
A conferma dell'elevato profilo criminale, la presenza di un capillare sistema di videosorveglianza esterno e il rinvenimento di due rilevatori di microspie, misure finalizzate ad eludere eventuali controlli delle Forze dell'ordine.
Il bilancio dell’operazione è rilevante: sequestrati oltre 530.000 pacchetti di sigarette contraffatte riconducibili a marchi di largo consumo (pari a più di 21 tonnellate di prodotto finito), 38 tonnellate di tabacco, milioni di filtri e fustelle per il confezionamento, 11 macchinari industriali e diversi mezzi utilizzati per il trasporto.
Il valore complessivo dei prodotti sottratti al mercato illegale e dell’intera linea di produzione è stimato tra i 12 e i 14 milioni di euro.
Conformemente al parere dell’Autorità Giudiziaria di Bergamo due persone sono state arrestate, mentre i lavoratori presenti sono stati denunciati a piede libero per contrabbando di tabacchi lavorati e contraffazione di marchi.
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Poche ore dopo il grave disastro avvenuto il 1° gennaio a Crans Montana, mentre il sistema sanitario svizzero chiedeva supporto urgente per la gestione di pazienti con gravi ustioni – tra cui cittadini italiani ricoverati negli ospedali di Sion, Losanna, Ginevra, Zurigo e Aarau – la macchina dell’emergenza lombarda era già operativa.
Alle 10.30 Areu ha attivato la Centrale Operativa Maxiemergenze presso la Soreu Metropolitana (Sala Operativa Regionale Emergenza Urgenza), assumendo la regia sanitaria dell’intervento e allestendo una vera e propria sala crisi dedicata. Una risposta immediata, strutturata e coordinata, che ha consentito di affrontare sin dalle prime ore uno scenario internazionale complesso.
Da quel momento si è sviluppato un impegno crescente, in stretta collaborazione con la Regione Lombardia, la Presidenza, l’assessore al Welfare Guido Bertolaso, il Dipartimento della Protezione Civile – attivato attraverso il Meccanismo Europeo di Protezione Civile su richiesta del Governo svizzero – e il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.
Alle 16.30 l’elisoccorso di Como decollava alla volta di Sion, seguito a breve distanza dai mezzi di Bergamo e Milano, consentendo già nella stessa giornata il trasferimento di tre ragazzi presso il Centro Grandi Ustioni dell’Ospedale Niguarda di Milano.
Un’operazione che nei giorni successivi si è ampliata fino a coinvolgere complessivamente 12 giovani gravemente feriti, evacuati in sicurezza con l’ultimo trasferimento effettuato l’11 gennaio 2026.
Anche per questo impegno straordinario, il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, affiancato dal vicepresidente Marco Alparone e dall’assessore Guido Bertolaso, ha conferito al direttore generale di Areu, Massimo Lombardo, la Rosa Camuna, la massima onorificenza regionale. Il riconoscimento è stato attribuito anche al personale dell’Ospedale Niguarda e della Fondazione Irccs Ca’ Granda- Ospedale Maggiore Policlinico di Milano.
«Sono grato al presidente Fontana e all’assessore Bertolaso – ha dichiarato Lombardo – per aver voluto consegnare ad Areu la Rosa Camuna. È un riconoscimento al grande lavoro di squadra svolto in quei giorni terribili, coordinando professionisti con competenze diverse ma tra loro perfettamente complementari».
«Areu una comunità di donne e uomini che lavorano sull’emergenza – ha aggiunto – e Crans Montana è stata la dimostrazione concreta della nostra capacità operativa e della tempestività della macchina organizzativa. In pochissimo tempo abbiamo attivato gli elicotteri di Como, Milano e Bergamo attraverso la nostra Centrale Regionale Elisoccorso (Creli), le centrali operative, la struttura Maxiemergenze e numerosi altri operatori che hanno lavorato giorno e notte fino al completamento dei 12 trasferimenti. Un’operazione estremamente complessa, perché abbiamo evacuato ragazzi con ustioni gravissime, molti dei quali ricoverati in terapia intensiva. Una complessità che corrisponde al nostro modo di lavorare: integrazione di competenze e coordinamento continuo».
La Centrale Maxiemergenze è rimasta operativa con presidio dedicato fino al 6 gennaio e successivamente in regime di reperibilità, assicurando continuità di coordinamento per tutta la durata dell’emergenza.
Determinante anche l’attivazione di un Burn Assessment Team congiunto Niguarda–Areu – composto da rianimatore, chirurgo plastico, infermieri di area critica, psicologo e tecnici autisti-soccorritori – inviato in Svizzera per supportare la selezione dei pazienti, la valutazione dell’idoneità al volo, il raccordo clinico con il centro ricevente e il sostegno ai familiari. Un secondo team ha garantito la continuità della missione nei giorni successivi.
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