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2019-08-03
La ribellione Cisl contro Bentivogli: «Ego smisurato e voglia di politica»
Ansa
L'ex ministro piddino Carlo Calenda ha cercato a lungo di mettere in piedi un partito. Ad agosto del 2018, noi della Verità l'avevamo battezzato il partito dei competenti. Fummo letteralmente insultati, salvo poi dover attendere qualche mese per leggere dichiarazioni ufficiali con tanto di intento e di obiettivi del mini partito. Avevamo fatto anche il nome di Marco Bentivogli, capo della Fim-Cisl. Già all'epoca i calendiani avrebbero visto di buon occhio l'ingresso del sindacalista filo europeista, grande esperto di blockchain, un po' meno di fabbriche. Anche Bentivogli si adirò con noi. Gli va riconosciuto che non ha mai fatto il salto. Nonostante entrambi abbiamo un buon rapporto con Confidustria, il sindacalista non ha mai accettato le lusinghe dell'ex ministro e compagnia radiofonica, forse immaginando il vero background: Calenda pratica il partitus interruptus. E non va mai alle urne.
Per il sindacalista dei metalmeccanici la passione per la politica resta però un pallino fisso. E non siamo noi a sostenerlo. Lo scrivono nero su bianco ben 42 segretari di categoria e segretari regionali in una lettera datata 11 luglio. Il messaggio diretto a Bentivogli, in copia anche la numero uno della Cisl, Annamaria Furlan è di una durezza mai letta prima. In estrema sintesi il plotone di sindacalisti accusa il collega di avere un ego smisurato, di avere un protagonismo politico e di mettere in pericolo il sindacato stesso, facendo finire in un angolo buio la federazione dei metalmeccanici. Il documento - il cui stralcio è riportato in pagina - è a tutti gli effetti una risposta a una serie di interventi di Bentivogli sia pubblici che privati, come il comitato esecutivo dello scorso 8 luglio. Il testo infila una serie di osservazioni che esplicita il livello di tensione dentro Cisl e Fim. «Protagonismo contrassegnato da analisi, giudizi, concetti e toni nel tempo sempre meno condivisibili», si legge nella lettera, «che valicano il limite della paziente, ancorché basìta, tolleranza con cui tutta la Cisl ha osservato sin qui il crescendo degli effetti devastanti, per la stessa Cisl, del tuo smisurato egocentrismo e del tuo innato autoconvincimento di superiorità su tutti gli altri dirigenti della nostra organizzazione». Non solo. Scopriamo che l'esperto di blockchain avrebbe accusato alcuni segretari di categoria di aver festeggiato su Facebook per i morti in mare. In linea con tutti gli insulti da social che negli ultimi mesi hanno spaccato la platea tra salviniani e anti salviniani, impedendo a chiunque di sostenere posizioni di ragionevolezza avulse dal tifo modello calcistico. Su questo punto i segretari generali rispondono a Bentivogli a muso duro. «Nonostante le due precise richieste della segreteria generale», si legge ancora, «non hai ancora inteso (o non sei in grado?) di rivelare l'identità, a salvaguardia dell'onore di tutti gli altri».
Un ping pong tremendo che però non deve fuorviare la lettura complessiva della diatriba. È andando avanti con le righe che si coglie il senso profondo. I primi passaggi possono sembrare un lancio di stracci per conquista o mantenimento di posizioni di potere. Invece ci sembra chiaro che in ballo c'è il tema strutturale della rappresentanza in fabbrica. Se si sta sempre in televisione o a fare comizi e non si frequenta i propri clienti (cioè gli operai) diventa difficile tutelare la categoria nel suo insieme. Le tute blu da tempo hanno cambiato colore e proprio perché hanno diverse esigenze è bene interrogarsi quale sia il limite da fissare per l'esercizio delle tutele stesse. Imprenditori e dipendenti pur essendo sulla stessa barca non potranno mai essere rappresentati da una medesima associazione. Al tavolo delle parti sociali politica, sindacati e industriali stanno su lati diversi e per mantenere la posizione ci vogliono le spalle coperte. Tradotto? Ci vuole la presenza in fabbrica. C'è un intero paragrafo nella lettera in cui i 42 rappresentanti della Cisl ributtano addosso a Bentivogli gli strali che lui ha lanciato ai colleghi. «Come l'accusa che hai fatto al segretario organizzativo e, per suo tramite, all'intera segreteria confederale, di mortificare il lavoro durissimo che si fa nei luoghi di lavoro, riuscendo nel “capolavoro" di affermare che il massimo livello collegiale della Cisl mortificherebbe la linfa vitale della Cisl, i nostri delegati nei luoghi di lavoro». Un modo per dire che chi rappresenta una sigla risponde ai propri tesserati e non ad altre logiche. Tant'è che molti sindacalisti hanno cambiato casacca e sono poi passati in politica. Ma non si può essere sindacalisti e politici al tempo stesso. Anzi, usando le parole dei 42 «essere borderline con la vita e la dialettica politica» rischia di uccidere una volta per tutte la figura del sindacalista e annullare il ruolo della dialettica. Senza contare che le generazioni future si troverebbero a studiare a scuola come ultimo esemplare di metalmeccanico la riproduzione in miniatura di Bentivogli.
Metalmeccanici, dopo 10 anni ecco di nuovo la Triplice
Dopo dieci anni di divisioni, Fim, Fiom e Uilm sembrano aprire a una nuova stagione unitaria presentando una piattaforma condivisa con cui sedersi insieme al tavolo di trattativa per rinnovare il contratto nazionale in scadenza il 31 dicembre prossimo.
Un documento, a quanto si apprende, che sarà girato a Federmeccanica a stretto giro di posta non appena i sindacati avranno incassato il voto dei circa 1,4 milioni di tute blu occupate nel Paese. Tra le richieste che saranno presentate al tavolo l'aumento in busta paga dell'8% sui minimi contrattuali, non meno cioè di 153 euro al mese calcolati sul quinto livello.
Una richiesta, quella sul salario, si legge nella piattaforma approvato giovedì sera, che ha lo «scopo di incrementare i minimi salariali dei metalmeccanici che si attestano sui livelli più bassi d'Europa». A questo Fim, Fiom e Uilm associano la richiesta di una conferma dell'attuale meccanismo dei flexible benefits ma aumentandone l'importo a 250 euro e di un aumento a 700 euro annui dell'elemento perequativo a beneficio di quei lavoratori che non fanno contrattazione di secondo livello. Tra le altre richieste l'avvio di una staffetta generazionale; il tetto percentuale massimo per l'utilizzo di tutti i rapporti di lavoro a tempo, quello determinato, in somministrazione, compreso lo staff leasing e la riduzione del periodo massimo di lavoro a termine per la stabilizzazione dei rapporti di lavoro. A questo si associa anche la richiesta di un incremento della percentuale dei part time e di un adeguamento della maggiorazione del lavoro supplementare; l'impegno delle imprese a negoziare progetti per la conciliazione vita lavoro e per il sostegno ai genitori.
Capitolo delicato anche quello relativo al lavoro 4.0: di fronte ai processi di ristrutturazione e di riorganizzazione determinati da industria 4.0, e in caso di maggior utilizzo degli impianti, chiedono i sindacati, va previsto «l'esame congiunto in sede aziendale» per valutare gli effetti della maggiore produttività sul lavoro, a partire dall'occupazione, sugli orari. E alla voce lavoro agile e telelavoro chiedono di definirlo all'interno del contratto nazionale quale modalità flessibile di esecuzione della prestazione di lavoro, utile alle diverse e nuove esigenze dei lavoratori e delle aziende, prevedendo uno schema quadro per facilitarne l'applicazione. La mossa delle tute blu si inserisce in un discorso più ampio: quello del salario minimo. Il voto unitario ha comunque nascosto posizioni divergenti. La Fim di Marco Bentivogli era partita con una richiesta inferiore al 4%, ma visto l'inedito asse tra le altre due sigle si è allineata verso l'alto. E in ogni caso la piattaforma si scontrerà con il cuneo fiscale, o meglio con la necessità di una forte riduzione. Immaginare un livellamento così importante delle buste paga senza rimettere mano al sistema complessivo della fiscalità del lavoro appare come un mero esercizio retorico. Al tempo stesso il lavoro in fortissima evoluzione sta creando sacche fuori controllo e compensi schiacciati verso il basso. Vale soprattutto per le nuove professioni a cavallo della Gig economy. Il governo gialloblù si è speso più volte con promesse di sostegno ai rider del food delivery, senza portare avanti un tavolo sostenibile e duraturo. C'è il rischio che le due categorie (rider e metalmeccanici) si scontrino con la medesima difficoltà trovare il punto di sostenibilità del lavoro e fare quadrare richieste con produttività. Una fida tutta in salita.
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Ben 42 segretari di categoria e regionali contestano il capo della Fim: è oltre ogni tolleranza e non è mai in fabbrica.Metalmeccanici, dopo 10 anni ecco di nuovo la Triplice. Piattaforma congiunta per l'aumento minimo di 153 euro e l'avvio di una staffetta generazionale. E si parla anche di lavoro 4.0.Lo speciale contiene due articoli e la lettera di Marco Bentivogli alla segretaria generale Cisl Annamaria Furlan. Lettera Marco Bentivogli from La Verità L'ex ministro piddino Carlo Calenda ha cercato a lungo di mettere in piedi un partito. Ad agosto del 2018, noi della Verità l'avevamo battezzato il partito dei competenti. Fummo letteralmente insultati, salvo poi dover attendere qualche mese per leggere dichiarazioni ufficiali con tanto di intento e di obiettivi del mini partito. Avevamo fatto anche il nome di Marco Bentivogli, capo della Fim-Cisl. Già all'epoca i calendiani avrebbero visto di buon occhio l'ingresso del sindacalista filo europeista, grande esperto di blockchain, un po' meno di fabbriche. Anche Bentivogli si adirò con noi. Gli va riconosciuto che non ha mai fatto il salto. Nonostante entrambi abbiamo un buon rapporto con Confidustria, il sindacalista non ha mai accettato le lusinghe dell'ex ministro e compagnia radiofonica, forse immaginando il vero background: Calenda pratica il partitus interruptus. E non va mai alle urne. Per il sindacalista dei metalmeccanici la passione per la politica resta però un pallino fisso. E non siamo noi a sostenerlo. Lo scrivono nero su bianco ben 42 segretari di categoria e segretari regionali in una lettera datata 11 luglio. Il messaggio diretto a Bentivogli, in copia anche la numero uno della Cisl, Annamaria Furlan è di una durezza mai letta prima. In estrema sintesi il plotone di sindacalisti accusa il collega di avere un ego smisurato, di avere un protagonismo politico e di mettere in pericolo il sindacato stesso, facendo finire in un angolo buio la federazione dei metalmeccanici. Il documento - il cui stralcio è riportato in pagina - è a tutti gli effetti una risposta a una serie di interventi di Bentivogli sia pubblici che privati, come il comitato esecutivo dello scorso 8 luglio. Il testo infila una serie di osservazioni che esplicita il livello di tensione dentro Cisl e Fim. «Protagonismo contrassegnato da analisi, giudizi, concetti e toni nel tempo sempre meno condivisibili», si legge nella lettera, «che valicano il limite della paziente, ancorché basìta, tolleranza con cui tutta la Cisl ha osservato sin qui il crescendo degli effetti devastanti, per la stessa Cisl, del tuo smisurato egocentrismo e del tuo innato autoconvincimento di superiorità su tutti gli altri dirigenti della nostra organizzazione». Non solo. Scopriamo che l'esperto di blockchain avrebbe accusato alcuni segretari di categoria di aver festeggiato su Facebook per i morti in mare. In linea con tutti gli insulti da social che negli ultimi mesi hanno spaccato la platea tra salviniani e anti salviniani, impedendo a chiunque di sostenere posizioni di ragionevolezza avulse dal tifo modello calcistico. Su questo punto i segretari generali rispondono a Bentivogli a muso duro. «Nonostante le due precise richieste della segreteria generale», si legge ancora, «non hai ancora inteso (o non sei in grado?) di rivelare l'identità, a salvaguardia dell'onore di tutti gli altri».Un ping pong tremendo che però non deve fuorviare la lettura complessiva della diatriba. È andando avanti con le righe che si coglie il senso profondo. I primi passaggi possono sembrare un lancio di stracci per conquista o mantenimento di posizioni di potere. Invece ci sembra chiaro che in ballo c'è il tema strutturale della rappresentanza in fabbrica. Se si sta sempre in televisione o a fare comizi e non si frequenta i propri clienti (cioè gli operai) diventa difficile tutelare la categoria nel suo insieme. Le tute blu da tempo hanno cambiato colore e proprio perché hanno diverse esigenze è bene interrogarsi quale sia il limite da fissare per l'esercizio delle tutele stesse. Imprenditori e dipendenti pur essendo sulla stessa barca non potranno mai essere rappresentati da una medesima associazione. Al tavolo delle parti sociali politica, sindacati e industriali stanno su lati diversi e per mantenere la posizione ci vogliono le spalle coperte. Tradotto? Ci vuole la presenza in fabbrica. C'è un intero paragrafo nella lettera in cui i 42 rappresentanti della Cisl ributtano addosso a Bentivogli gli strali che lui ha lanciato ai colleghi. «Come l'accusa che hai fatto al segretario organizzativo e, per suo tramite, all'intera segreteria confederale, di mortificare il lavoro durissimo che si fa nei luoghi di lavoro, riuscendo nel “capolavoro" di affermare che il massimo livello collegiale della Cisl mortificherebbe la linfa vitale della Cisl, i nostri delegati nei luoghi di lavoro». Un modo per dire che chi rappresenta una sigla risponde ai propri tesserati e non ad altre logiche. Tant'è che molti sindacalisti hanno cambiato casacca e sono poi passati in politica. Ma non si può essere sindacalisti e politici al tempo stesso. Anzi, usando le parole dei 42 «essere borderline con la vita e la dialettica politica» rischia di uccidere una volta per tutte la figura del sindacalista e annullare il ruolo della dialettica. 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Un documento, a quanto si apprende, che sarà girato a Federmeccanica a stretto giro di posta non appena i sindacati avranno incassato il voto dei circa 1,4 milioni di tute blu occupate nel Paese. Tra le richieste che saranno presentate al tavolo l'aumento in busta paga dell'8% sui minimi contrattuali, non meno cioè di 153 euro al mese calcolati sul quinto livello. Una richiesta, quella sul salario, si legge nella piattaforma approvato giovedì sera, che ha lo «scopo di incrementare i minimi salariali dei metalmeccanici che si attestano sui livelli più bassi d'Europa». A questo Fim, Fiom e Uilm associano la richiesta di una conferma dell'attuale meccanismo dei flexible benefits ma aumentandone l'importo a 250 euro e di un aumento a 700 euro annui dell'elemento perequativo a beneficio di quei lavoratori che non fanno contrattazione di secondo livello. Tra le altre richieste l'avvio di una staffetta generazionale; il tetto percentuale massimo per l'utilizzo di tutti i rapporti di lavoro a tempo, quello determinato, in somministrazione, compreso lo staff leasing e la riduzione del periodo massimo di lavoro a termine per la stabilizzazione dei rapporti di lavoro. A questo si associa anche la richiesta di un incremento della percentuale dei part time e di un adeguamento della maggiorazione del lavoro supplementare; l'impegno delle imprese a negoziare progetti per la conciliazione vita lavoro e per il sostegno ai genitori. Capitolo delicato anche quello relativo al lavoro 4.0: di fronte ai processi di ristrutturazione e di riorganizzazione determinati da industria 4.0, e in caso di maggior utilizzo degli impianti, chiedono i sindacati, va previsto «l'esame congiunto in sede aziendale» per valutare gli effetti della maggiore produttività sul lavoro, a partire dall'occupazione, sugli orari. E alla voce lavoro agile e telelavoro chiedono di definirlo all'interno del contratto nazionale quale modalità flessibile di esecuzione della prestazione di lavoro, utile alle diverse e nuove esigenze dei lavoratori e delle aziende, prevedendo uno schema quadro per facilitarne l'applicazione. La mossa delle tute blu si inserisce in un discorso più ampio: quello del salario minimo. Il voto unitario ha comunque nascosto posizioni divergenti. La Fim di Marco Bentivogli era partita con una richiesta inferiore al 4%, ma visto l'inedito asse tra le altre due sigle si è allineata verso l'alto. E in ogni caso la piattaforma si scontrerà con il cuneo fiscale, o meglio con la necessità di una forte riduzione. Immaginare un livellamento così importante delle buste paga senza rimettere mano al sistema complessivo della fiscalità del lavoro appare come un mero esercizio retorico. Al tempo stesso il lavoro in fortissima evoluzione sta creando sacche fuori controllo e compensi schiacciati verso il basso. Vale soprattutto per le nuove professioni a cavallo della Gig economy. Il governo gialloblù si è speso più volte con promesse di sostegno ai rider del food delivery, senza portare avanti un tavolo sostenibile e duraturo. C'è il rischio che le due categorie (rider e metalmeccanici) si scontrino con la medesima difficoltà trovare il punto di sostenibilità del lavoro e fare quadrare richieste con produttività. Una fida tutta in salita.
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Non solo. A emergere è anche un altro dato che smonta una certa narrazione dominante: le identità non binarie rappresentano una quota minoritaria, intorno al 16%. La grande maggioranza degli italiani si riconosce ancora in un’identità sessuale e di genere tradizionale. Numeri che restituiscono un Paese molto meno «fluido» di quanto spesso venga descritto. I dati che emergono, letti insieme, delineano un quadro più complesso di quanto spesso venga raccontato. La società cambia, ma lo fa con gradualità, mantenendo punti fermi che resistono nel tempo. Il rapporto evidenzia infatti una sessualità più aperta nelle pratiche e nei contesti, ma ancora fortemente legata alla dimensione della coppia. Le relazioni stabili restano centrali e, in molti casi, risultano anche le più soddisfacenti dal punto di vista della vita intima. Non mancano, però, segnali di trasformazione. Cresce il ricorso alle piattaforme digitali per conoscere nuove persone (oltre il 40% degli italiani dichiara di aver utilizzato almeno una volta app o social per finalità relazionali o sessuali), aumenta la diffusione del sesso mediato dalla tecnologia e si registra una maggiore curiosità verso esperienze diverse rispetto a quelle legate al passato. Il porno, ad esempio, entra sempre più spesso nella quotidianità di coppia, mentre i social diventano uno spazio di interazione anche sul piano relazionale. Si tratta di cambiamenti che non sostituiscono, ma affiancano i modelli tradizionali. Una sorta di doppio binario: da un lato la stabilità della coppia, dall’altro nuove forme di esplorazione e di espressione della sessualità. In questo contesto, la monogamia continua a rappresentare una scelta prevalente, non necessariamente per adesione a un modello rigido, ma spesso per una ricerca di equilibrio e continuità. Un dato che riflette anche un’esigenza più ampia di stabilità, in un periodo segnato da incertezze economiche e sociali. Il rapporto Censis suggerisce quindi una lettura meno ideologica e più aderente alla realtà: gli italiani non sono immobili, ma nemmeno così radicalmente trasformati come talvolta si tende a raccontare. Ma resta, nella maggioranza dei casi, ancorata a una dimensione relazionale riconoscibile, fatta di coppia, continuità e identità definite.
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Il capo di Stato Maggiore della Difesa, Luciano Portolano
Il capo di Stato Maggiore della Difesa, Luciano Portolano, ha proseguito oggi il ciclo di visite sul territorio nazionale con una tappa in Lombardia, dove ha incontrato anche il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, e il prefetto Claudio Sgaraglia.
L’attività si inserisce nell’ambito dell’implementazione delle priorità strategiche della Difesa, in particolare quella relativa al «bilanciamento delle componenti», finalizzata a rafforzare la coerenza tecnologica tra le Forze armate. Un obiettivo ritenuto essenziale per garantire la capacità di operare in scenari multidominio, sia in ambito alleato sia su base nazionale.
Nel corso della giornata, il generale si è recato dapprima al Comando interregionale Pastrengo dell’Arma dei Carabinieri, dove ha espresso apprezzamento per il servizio svolto a tutela dei cittadini e per il contributo fornito nelle operazioni all’estero. In particolare, è stato evidenziato il ruolo dell’Arma non solo come polizia militare, ma anche nelle attività di stability policing nelle fasi post-conflitto, ambito in cui l’esperienza italiana è riconosciuta anche in sede Nato. Successivamente, Portolano ha visitato il 1° Reggimento trasmissioni dell’Esercito, reparto che fornisce supporto diretto al quartier generale multinazionale Nato NRDC-ITA, con sede in Italia e attualmente impegnato anche nella prontezza dell’Allied Reaction Force. Rivolgendosi al personale, ha sottolineato la professionalità, lo spirito di sacrificio e la dedizione dimostrati sia sul territorio nazionale sia nelle missioni all’estero, evidenziando il ruolo cruciale del reparto nel garantire collegamenti, continuità di comando e supporto alle strutture operative.
La giornata si è conclusa con gli incontri istituzionali a Milano, occasione per ribadire il legame tra la Difesa e le autorità locali, anche in relazione al contributo fornito alla sicurezza dei cittadini in coordinamento con le Forze di polizia. Domani è infine prevista la visita al 6° Stormo dell’Aeronautica militare, reparto di volo impegnato nella difesa aerea e nel controllo dello spazio nazionale già in tempo di pace.
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Mario Fresa (Imagoeconomica)
Gli avvocati del consigliere di Cassazione contestano la pubblicazione degli audio e parlano di ricostruzione «incompleta e lesiva». La redazione ribatte: file integrali o omissati solo per il minore, fatti riportati correttamente e già citati i provvedimenti giudiziari.
La replica dei legali
Con riferimento agli articoli pubblicati online dal quotidiano La Verità, in data 21 e 22 marzo 2026, con allegati file audio privi di alcuna rilevanza probatoria, relativi al consigliere di Cassazione dottor Mario Fresa, si evidenzia come il contenuto degli stessi sia stato pubblicato in maniera volutamente incompleta, al fine di dare una visione distorta e strumentale degli eventi richiamati. In particolare, non viene dato atto che sui fatti richiamati sono intervenute due diverse ordinanze di archiviazione, l’ultima il 29 settembre 2025, che hanno esaminato tutti i file audio agli atti, rilevando solamente dei diverbi tra i due coniugi, frutto di un rapporto conflittuale, in assenza di circostanze penalmente rilevanti e «non una sistematica sopraffazione come richiesto dalla norma incriminatrice». Del pari, nei suddetti articoli, pubblicati con singolare coincidenza il giorno prima della votazione sul referendum, viene omessa la decisiva circostanza che il giudizio di separazione personale tra il Fresa e la moglie si è concluso con un accordo consensuale nel gennaio 2025 che prevedeva, all’esito dell’espletata Ctu, un affidamento condiviso del figlio minore, in quanto rispondente agli interessi del bambino. Accordo la cui validità è stata confermata anche con successivo provvedimento del tribunale civile di Roma in data 5 dicembre 2025, che ha evidenziato l’assenza di criticità tali da dover assumere un provvedimento di modifica delle statuizioni vigenti.In considerazione di quanto sopra, l’omissione di tali elementi essenziali della vicenda ha determinato la diffusione di una rappresentazione dei fatti gravemente lesiva dell’onore, della reputazione e dell’identità personale del dott. Fresa, in violazione dei principi di verità, completezza e continenza che devono presiedere all’esercizio del diritto di cronaca giornalistica.
Avv. Ilenia Guerrieri e Marco Meliti Roma
La risposta della redazione
Con riferimento alla richiesta di rettifica si evidenzia che sul sito della «Verità» sono stati pubblicati due file audio. Uno in formato integrale, trattandosi di conversazioni intrattenute in luogo pubblico alla presenza delle forze dell’ordine, l’altro omissato, però, soltanto nella parte in cui riproduce la voce del minore coinvolto e in cui il dottor Fresa spiega al figlio che la madre sarebbe «la classica straniera morta di fame che viene in Italia, si sposa un ricco e famoso e dopodiché gli rovina la vita e si vuole fottere pure il patrimonio». I lettori hanno quindi potuto acquisire esatta conoscenza di quanto descritto nell’articolo che ha, ovviamente, riportato soltanto i fatti ritenuti rilevanti dal cronista considerata la ben nota funzione pubblica esercitata dal dottor Fresa, il quale, peraltro, secondo quanto riferito dallo stesso magistrato, nel corso di un’ulteriore conversazione non pubblicata sul sito, ha sostenuto di essere titolare di un procedimento penale avente a oggetto violenze su numerosi minori consumate da ecclesiastici e di cui non abbiamo trovato traccia su fonti aperte. Infine, si osserva che nell’articolo, contrariamente a quanto sostenuto nella rettifica, si riportano diffusamente i provvedimenti giudiziari favorevoli al dottor Fresa adottati sia nella sede penale che nella sede civile così come la condanna riportata dal dottor Fresa in sede disciplinare per condotte violente consumate ai danni dell’ex coniuge e ammesse dallo stesso dottor Fresa davanti al Consiglio Superiore della Magistratura.
LV
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