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2019-08-03
La ribellione Cisl contro Bentivogli: «Ego smisurato e voglia di politica»
Ansa
L'ex ministro piddino Carlo Calenda ha cercato a lungo di mettere in piedi un partito. Ad agosto del 2018, noi della Verità l'avevamo battezzato il partito dei competenti. Fummo letteralmente insultati, salvo poi dover attendere qualche mese per leggere dichiarazioni ufficiali con tanto di intento e di obiettivi del mini partito. Avevamo fatto anche il nome di Marco Bentivogli, capo della Fim-Cisl. Già all'epoca i calendiani avrebbero visto di buon occhio l'ingresso del sindacalista filo europeista, grande esperto di blockchain, un po' meno di fabbriche. Anche Bentivogli si adirò con noi. Gli va riconosciuto che non ha mai fatto il salto. Nonostante entrambi abbiamo un buon rapporto con Confidustria, il sindacalista non ha mai accettato le lusinghe dell'ex ministro e compagnia radiofonica, forse immaginando il vero background: Calenda pratica il partitus interruptus. E non va mai alle urne.
Per il sindacalista dei metalmeccanici la passione per la politica resta però un pallino fisso. E non siamo noi a sostenerlo. Lo scrivono nero su bianco ben 42 segretari di categoria e segretari regionali in una lettera datata 11 luglio. Il messaggio diretto a Bentivogli, in copia anche la numero uno della Cisl, Annamaria Furlan è di una durezza mai letta prima. In estrema sintesi il plotone di sindacalisti accusa il collega di avere un ego smisurato, di avere un protagonismo politico e di mettere in pericolo il sindacato stesso, facendo finire in un angolo buio la federazione dei metalmeccanici. Il documento - il cui stralcio è riportato in pagina - è a tutti gli effetti una risposta a una serie di interventi di Bentivogli sia pubblici che privati, come il comitato esecutivo dello scorso 8 luglio. Il testo infila una serie di osservazioni che esplicita il livello di tensione dentro Cisl e Fim. «Protagonismo contrassegnato da analisi, giudizi, concetti e toni nel tempo sempre meno condivisibili», si legge nella lettera, «che valicano il limite della paziente, ancorché basìta, tolleranza con cui tutta la Cisl ha osservato sin qui il crescendo degli effetti devastanti, per la stessa Cisl, del tuo smisurato egocentrismo e del tuo innato autoconvincimento di superiorità su tutti gli altri dirigenti della nostra organizzazione». Non solo. Scopriamo che l'esperto di blockchain avrebbe accusato alcuni segretari di categoria di aver festeggiato su Facebook per i morti in mare. In linea con tutti gli insulti da social che negli ultimi mesi hanno spaccato la platea tra salviniani e anti salviniani, impedendo a chiunque di sostenere posizioni di ragionevolezza avulse dal tifo modello calcistico. Su questo punto i segretari generali rispondono a Bentivogli a muso duro. «Nonostante le due precise richieste della segreteria generale», si legge ancora, «non hai ancora inteso (o non sei in grado?) di rivelare l'identità, a salvaguardia dell'onore di tutti gli altri».
Un ping pong tremendo che però non deve fuorviare la lettura complessiva della diatriba. È andando avanti con le righe che si coglie il senso profondo. I primi passaggi possono sembrare un lancio di stracci per conquista o mantenimento di posizioni di potere. Invece ci sembra chiaro che in ballo c'è il tema strutturale della rappresentanza in fabbrica. Se si sta sempre in televisione o a fare comizi e non si frequenta i propri clienti (cioè gli operai) diventa difficile tutelare la categoria nel suo insieme. Le tute blu da tempo hanno cambiato colore e proprio perché hanno diverse esigenze è bene interrogarsi quale sia il limite da fissare per l'esercizio delle tutele stesse. Imprenditori e dipendenti pur essendo sulla stessa barca non potranno mai essere rappresentati da una medesima associazione. Al tavolo delle parti sociali politica, sindacati e industriali stanno su lati diversi e per mantenere la posizione ci vogliono le spalle coperte. Tradotto? Ci vuole la presenza in fabbrica. C'è un intero paragrafo nella lettera in cui i 42 rappresentanti della Cisl ributtano addosso a Bentivogli gli strali che lui ha lanciato ai colleghi. «Come l'accusa che hai fatto al segretario organizzativo e, per suo tramite, all'intera segreteria confederale, di mortificare il lavoro durissimo che si fa nei luoghi di lavoro, riuscendo nel “capolavoro" di affermare che il massimo livello collegiale della Cisl mortificherebbe la linfa vitale della Cisl, i nostri delegati nei luoghi di lavoro». Un modo per dire che chi rappresenta una sigla risponde ai propri tesserati e non ad altre logiche. Tant'è che molti sindacalisti hanno cambiato casacca e sono poi passati in politica. Ma non si può essere sindacalisti e politici al tempo stesso. Anzi, usando le parole dei 42 «essere borderline con la vita e la dialettica politica» rischia di uccidere una volta per tutte la figura del sindacalista e annullare il ruolo della dialettica. Senza contare che le generazioni future si troverebbero a studiare a scuola come ultimo esemplare di metalmeccanico la riproduzione in miniatura di Bentivogli.
Metalmeccanici, dopo 10 anni ecco di nuovo la Triplice
Dopo dieci anni di divisioni, Fim, Fiom e Uilm sembrano aprire a una nuova stagione unitaria presentando una piattaforma condivisa con cui sedersi insieme al tavolo di trattativa per rinnovare il contratto nazionale in scadenza il 31 dicembre prossimo.
Un documento, a quanto si apprende, che sarà girato a Federmeccanica a stretto giro di posta non appena i sindacati avranno incassato il voto dei circa 1,4 milioni di tute blu occupate nel Paese. Tra le richieste che saranno presentate al tavolo l'aumento in busta paga dell'8% sui minimi contrattuali, non meno cioè di 153 euro al mese calcolati sul quinto livello.
Una richiesta, quella sul salario, si legge nella piattaforma approvato giovedì sera, che ha lo «scopo di incrementare i minimi salariali dei metalmeccanici che si attestano sui livelli più bassi d'Europa». A questo Fim, Fiom e Uilm associano la richiesta di una conferma dell'attuale meccanismo dei flexible benefits ma aumentandone l'importo a 250 euro e di un aumento a 700 euro annui dell'elemento perequativo a beneficio di quei lavoratori che non fanno contrattazione di secondo livello. Tra le altre richieste l'avvio di una staffetta generazionale; il tetto percentuale massimo per l'utilizzo di tutti i rapporti di lavoro a tempo, quello determinato, in somministrazione, compreso lo staff leasing e la riduzione del periodo massimo di lavoro a termine per la stabilizzazione dei rapporti di lavoro. A questo si associa anche la richiesta di un incremento della percentuale dei part time e di un adeguamento della maggiorazione del lavoro supplementare; l'impegno delle imprese a negoziare progetti per la conciliazione vita lavoro e per il sostegno ai genitori.
Capitolo delicato anche quello relativo al lavoro 4.0: di fronte ai processi di ristrutturazione e di riorganizzazione determinati da industria 4.0, e in caso di maggior utilizzo degli impianti, chiedono i sindacati, va previsto «l'esame congiunto in sede aziendale» per valutare gli effetti della maggiore produttività sul lavoro, a partire dall'occupazione, sugli orari. E alla voce lavoro agile e telelavoro chiedono di definirlo all'interno del contratto nazionale quale modalità flessibile di esecuzione della prestazione di lavoro, utile alle diverse e nuove esigenze dei lavoratori e delle aziende, prevedendo uno schema quadro per facilitarne l'applicazione. La mossa delle tute blu si inserisce in un discorso più ampio: quello del salario minimo. Il voto unitario ha comunque nascosto posizioni divergenti. La Fim di Marco Bentivogli era partita con una richiesta inferiore al 4%, ma visto l'inedito asse tra le altre due sigle si è allineata verso l'alto. E in ogni caso la piattaforma si scontrerà con il cuneo fiscale, o meglio con la necessità di una forte riduzione. Immaginare un livellamento così importante delle buste paga senza rimettere mano al sistema complessivo della fiscalità del lavoro appare come un mero esercizio retorico. Al tempo stesso il lavoro in fortissima evoluzione sta creando sacche fuori controllo e compensi schiacciati verso il basso. Vale soprattutto per le nuove professioni a cavallo della Gig economy. Il governo gialloblù si è speso più volte con promesse di sostegno ai rider del food delivery, senza portare avanti un tavolo sostenibile e duraturo. C'è il rischio che le due categorie (rider e metalmeccanici) si scontrino con la medesima difficoltà trovare il punto di sostenibilità del lavoro e fare quadrare richieste con produttività. Una fida tutta in salita.
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Ben 42 segretari di categoria e regionali contestano il capo della Fim: è oltre ogni tolleranza e non è mai in fabbrica.Metalmeccanici, dopo 10 anni ecco di nuovo la Triplice. Piattaforma congiunta per l'aumento minimo di 153 euro e l'avvio di una staffetta generazionale. E si parla anche di lavoro 4.0.Lo speciale contiene due articoli e la lettera di Marco Bentivogli alla segretaria generale Cisl Annamaria Furlan. Lettera Marco Bentivogli from La Verità L'ex ministro piddino Carlo Calenda ha cercato a lungo di mettere in piedi un partito. Ad agosto del 2018, noi della Verità l'avevamo battezzato il partito dei competenti. Fummo letteralmente insultati, salvo poi dover attendere qualche mese per leggere dichiarazioni ufficiali con tanto di intento e di obiettivi del mini partito. Avevamo fatto anche il nome di Marco Bentivogli, capo della Fim-Cisl. Già all'epoca i calendiani avrebbero visto di buon occhio l'ingresso del sindacalista filo europeista, grande esperto di blockchain, un po' meno di fabbriche. Anche Bentivogli si adirò con noi. Gli va riconosciuto che non ha mai fatto il salto. Nonostante entrambi abbiamo un buon rapporto con Confidustria, il sindacalista non ha mai accettato le lusinghe dell'ex ministro e compagnia radiofonica, forse immaginando il vero background: Calenda pratica il partitus interruptus. E non va mai alle urne. Per il sindacalista dei metalmeccanici la passione per la politica resta però un pallino fisso. E non siamo noi a sostenerlo. Lo scrivono nero su bianco ben 42 segretari di categoria e segretari regionali in una lettera datata 11 luglio. Il messaggio diretto a Bentivogli, in copia anche la numero uno della Cisl, Annamaria Furlan è di una durezza mai letta prima. In estrema sintesi il plotone di sindacalisti accusa il collega di avere un ego smisurato, di avere un protagonismo politico e di mettere in pericolo il sindacato stesso, facendo finire in un angolo buio la federazione dei metalmeccanici. Il documento - il cui stralcio è riportato in pagina - è a tutti gli effetti una risposta a una serie di interventi di Bentivogli sia pubblici che privati, come il comitato esecutivo dello scorso 8 luglio. Il testo infila una serie di osservazioni che esplicita il livello di tensione dentro Cisl e Fim. «Protagonismo contrassegnato da analisi, giudizi, concetti e toni nel tempo sempre meno condivisibili», si legge nella lettera, «che valicano il limite della paziente, ancorché basìta, tolleranza con cui tutta la Cisl ha osservato sin qui il crescendo degli effetti devastanti, per la stessa Cisl, del tuo smisurato egocentrismo e del tuo innato autoconvincimento di superiorità su tutti gli altri dirigenti della nostra organizzazione». Non solo. Scopriamo che l'esperto di blockchain avrebbe accusato alcuni segretari di categoria di aver festeggiato su Facebook per i morti in mare. In linea con tutti gli insulti da social che negli ultimi mesi hanno spaccato la platea tra salviniani e anti salviniani, impedendo a chiunque di sostenere posizioni di ragionevolezza avulse dal tifo modello calcistico. Su questo punto i segretari generali rispondono a Bentivogli a muso duro. «Nonostante le due precise richieste della segreteria generale», si legge ancora, «non hai ancora inteso (o non sei in grado?) di rivelare l'identità, a salvaguardia dell'onore di tutti gli altri».Un ping pong tremendo che però non deve fuorviare la lettura complessiva della diatriba. È andando avanti con le righe che si coglie il senso profondo. I primi passaggi possono sembrare un lancio di stracci per conquista o mantenimento di posizioni di potere. Invece ci sembra chiaro che in ballo c'è il tema strutturale della rappresentanza in fabbrica. Se si sta sempre in televisione o a fare comizi e non si frequenta i propri clienti (cioè gli operai) diventa difficile tutelare la categoria nel suo insieme. Le tute blu da tempo hanno cambiato colore e proprio perché hanno diverse esigenze è bene interrogarsi quale sia il limite da fissare per l'esercizio delle tutele stesse. Imprenditori e dipendenti pur essendo sulla stessa barca non potranno mai essere rappresentati da una medesima associazione. Al tavolo delle parti sociali politica, sindacati e industriali stanno su lati diversi e per mantenere la posizione ci vogliono le spalle coperte. Tradotto? Ci vuole la presenza in fabbrica. C'è un intero paragrafo nella lettera in cui i 42 rappresentanti della Cisl ributtano addosso a Bentivogli gli strali che lui ha lanciato ai colleghi. «Come l'accusa che hai fatto al segretario organizzativo e, per suo tramite, all'intera segreteria confederale, di mortificare il lavoro durissimo che si fa nei luoghi di lavoro, riuscendo nel “capolavoro" di affermare che il massimo livello collegiale della Cisl mortificherebbe la linfa vitale della Cisl, i nostri delegati nei luoghi di lavoro». Un modo per dire che chi rappresenta una sigla risponde ai propri tesserati e non ad altre logiche. Tant'è che molti sindacalisti hanno cambiato casacca e sono poi passati in politica. Ma non si può essere sindacalisti e politici al tempo stesso. Anzi, usando le parole dei 42 «essere borderline con la vita e la dialettica politica» rischia di uccidere una volta per tutte la figura del sindacalista e annullare il ruolo della dialettica. Senza contare che le generazioni future si troverebbero a studiare a scuola come ultimo esemplare di metalmeccanico la riproduzione in miniatura di Bentivogli. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/la-ribellione-cisl-contro-bentivogli-ego-smisurato-e-voglia-di-politica-2639624354.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="metalmeccanici-dopo-10-anni-ecco-di-nuovo-la-triplice" data-post-id="2639624354" data-published-at="1773350189" data-use-pagination="False"> Metalmeccanici, dopo 10 anni ecco di nuovo la Triplice Dopo dieci anni di divisioni, Fim, Fiom e Uilm sembrano aprire a una nuova stagione unitaria presentando una piattaforma condivisa con cui sedersi insieme al tavolo di trattativa per rinnovare il contratto nazionale in scadenza il 31 dicembre prossimo. Un documento, a quanto si apprende, che sarà girato a Federmeccanica a stretto giro di posta non appena i sindacati avranno incassato il voto dei circa 1,4 milioni di tute blu occupate nel Paese. Tra le richieste che saranno presentate al tavolo l'aumento in busta paga dell'8% sui minimi contrattuali, non meno cioè di 153 euro al mese calcolati sul quinto livello. Una richiesta, quella sul salario, si legge nella piattaforma approvato giovedì sera, che ha lo «scopo di incrementare i minimi salariali dei metalmeccanici che si attestano sui livelli più bassi d'Europa». A questo Fim, Fiom e Uilm associano la richiesta di una conferma dell'attuale meccanismo dei flexible benefits ma aumentandone l'importo a 250 euro e di un aumento a 700 euro annui dell'elemento perequativo a beneficio di quei lavoratori che non fanno contrattazione di secondo livello. Tra le altre richieste l'avvio di una staffetta generazionale; il tetto percentuale massimo per l'utilizzo di tutti i rapporti di lavoro a tempo, quello determinato, in somministrazione, compreso lo staff leasing e la riduzione del periodo massimo di lavoro a termine per la stabilizzazione dei rapporti di lavoro. A questo si associa anche la richiesta di un incremento della percentuale dei part time e di un adeguamento della maggiorazione del lavoro supplementare; l'impegno delle imprese a negoziare progetti per la conciliazione vita lavoro e per il sostegno ai genitori. Capitolo delicato anche quello relativo al lavoro 4.0: di fronte ai processi di ristrutturazione e di riorganizzazione determinati da industria 4.0, e in caso di maggior utilizzo degli impianti, chiedono i sindacati, va previsto «l'esame congiunto in sede aziendale» per valutare gli effetti della maggiore produttività sul lavoro, a partire dall'occupazione, sugli orari. E alla voce lavoro agile e telelavoro chiedono di definirlo all'interno del contratto nazionale quale modalità flessibile di esecuzione della prestazione di lavoro, utile alle diverse e nuove esigenze dei lavoratori e delle aziende, prevedendo uno schema quadro per facilitarne l'applicazione. La mossa delle tute blu si inserisce in un discorso più ampio: quello del salario minimo. Il voto unitario ha comunque nascosto posizioni divergenti. La Fim di Marco Bentivogli era partita con una richiesta inferiore al 4%, ma visto l'inedito asse tra le altre due sigle si è allineata verso l'alto. E in ogni caso la piattaforma si scontrerà con il cuneo fiscale, o meglio con la necessità di una forte riduzione. Immaginare un livellamento così importante delle buste paga senza rimettere mano al sistema complessivo della fiscalità del lavoro appare come un mero esercizio retorico. Al tempo stesso il lavoro in fortissima evoluzione sta creando sacche fuori controllo e compensi schiacciati verso il basso. Vale soprattutto per le nuove professioni a cavallo della Gig economy. Il governo gialloblù si è speso più volte con promesse di sostegno ai rider del food delivery, senza portare avanti un tavolo sostenibile e duraturo. C'è il rischio che le due categorie (rider e metalmeccanici) si scontrino con la medesima difficoltà trovare il punto di sostenibilità del lavoro e fare quadrare richieste con produttività. Una fida tutta in salita.
Enrica Bonaccorti (Ansa)
Il grande pubblico la conosce per i suoi trascorsi di conduttrice e opinionista tv, ruoli ricoperti a partire dai primi anni Ottanta e proseguiti in modo pressoché continuativo fino a pochi anni or sono, ma la Bonaccorti, nei suoi 75 anni di vita (era nata a Savona il 18 novembre 1949), ha fatto tantissimo altro. Innanzitutto l’attrice, muovendo i primi passi in ambito teatrale tra il finire degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta, in quella Capitale dove si era da poco trasferita con la famiglia. Il suo debutto avviene presso il Teatro alla Ringhiera di Trastevere, uno dei tanti luoghi di sperimentazione e avanguardia della Roma di quel tempo (curiosità: lo spazio era situato in Via dei Riari e i Riario erano una nobile famiglia di origini savonesi, come Enrica), quindi giunge la partecipazione, nel 1970, allo spettacolo Mi è cascata una ragazza nel piatto (dalla pièce dell’inglese Terence Frisby), al fianco di Domenico Modugno e Paola Quattrini. Nello stesso periodo, in virtù della frequentazione di Modugno, si cimenta nella stesura di liriche, co-firmando i testi di due capisaldi del repertorio dell’artista pugliese: Amara terra mia (1971) e l’ancor più celebre La lontananza, uscita l’anno precedente. Al 1973 risale un evento fondamentale nell’esistenza della Bonaccorti: la nascita dell’amata (e unica) figlia Verdiana, frutto della relazione con l’allora marito Daniele Pettinari, regista e sceneggiatore. Nel 1969, intanto, Enrica aveva debuttato al cinema, entrando nel cast del film Metti, una sera a cena di Giuseppe Patroni Griffi. Seguirà la partecipazione a numerose pellicole, buona parte delle quali riconducibili ai generi (talvolta fusi tra loro) della commedia e dell’erotismo, quest’ultimo frequentato dalla Bonaccorti in ragione di un fisico procace e statuario, esibito in film come Il maschio ruspante di Antonio Racioppi (1973) e Rag. Arturo De Fanti, bancario precario di Luciano Salce (1980) e in seguito, nel 1982, in un servizio fotografico per la rivista Playboy.
La carriera televisiva, che le darà la piena celebrità, ha inizio come già detto nei primi anni Ottanta, dapprima con le trasmissioni Rai Italia sera (1983-1986) e Pronto, chi gioca? (1985-1987, continuazione del Pronto, Raffaella? condotto dalla Carrà), poi con vari programmi per la Fininvest come La giostra (1987-1988), Cari genitori (1988) e l’indimenticata prima edizione di Non è la Rai (1991-1992). La Bonaccorti è stata anche scrittrice: nel suo ultimo libro, Nove novelle senza lieto fine, pubblicato pochi mesi fa, vi è un componimento in cui, confermando la sua abilità nell’uso delle parole, affronta con ironia ammirevole quella morte che sapeva vicina a causa del carcinoma al pancreas da cui era affetta: «Ho spesso pensato / alla morte / ma non ci ho mai veramente creduto / Soprattutto alla mia / Ora fra anagrafe e acciacchi / qualche dubbio mi assale / E se anch’io fossi mortale? / Ma non voglio sapere / né approfondire / l’idea di morire / mi uccide».
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Non solo talento e allenamento: l’era dei dati entra nelle competizioni e vale miliardi. Dopo l’esperienza di Milano-Cortina 2026, l’intelligenza artificiale spinge performance, strategie e coinvolgimento dei tifosi, con un mercato globale previsto in crescita del 310% entro il 2034.
Alle Olimpiadi Invernali di Giochi Olimpici Invernali Milano Cortina 2026 non si è visto solo talento, fatica e spettacolo. Accanto agli atleti, spesso lontano dalle telecamere, ha lavorato anche un altro protagonista: l’algoritmo. Silenzioso, invisibile, ma sempre più decisivo. È il segno di una trasformazione che non riguarda solo una singola edizione dei Giochi, ma l’intero sistema sportivo.
I numeri aiutano a capire la portata del fenomeno. Secondo Fortune Business Insights, il mercato globale dell’intelligenza artificiale applicata allo sport valeva 1,22 miliardi di dollari nel 2025, salirà a 1,43 miliardi nel 2026 e toccherà i 5,01 miliardi entro il 2034. Una crescita del +310% in meno di dieci anni, con un tasso medio annuo del 16,9%. A trainare questa espansione sono soprattutto le decisioni basate sui dati per migliorare le prestazioni e i risultati competitivi, insieme alle soluzioni di coinvolgimento personalizzato dei tifosi. Sempre più diffusa è anche l’analisi predittiva, utilizzata per prevenire infortuni, gestire i carichi di allenamento e programmare lo sviluppo degli atleti, mentre le piattaforme cloud rendono questi strumenti accessibili a squadre e campionati di ogni dimensione.
A Milano-Cortina l’intelligenza artificiale si è vista in modo concreto. Il Comitato Olimpico Internazionale ha presentato Olympic Gpt, un assistente digitale capace di rispondere in tempo reale alle domande degli spettatori su regolamenti, risultati e curiosità. Una sorta di guida virtuale per orientarsi tra gare e classifiche. Dietro le quinte, Olympic Broadcasting Services ha sperimentato strumenti di Ia per catalogare enormi flussi video, creare highlight automatici e arricchire le immagini con dati e analisi in tempo reale. Il salto di uno sciatore «fermato» a mezz’aria, con grafica su velocità e angolo d’atterraggio, non è solo un effetto scenico: è un nuovo modo di raccontare lo sport.
L’intelligenza artificiale però non si limita a descrivere le imprese, contribuisce a costruirle. La snowboarder americana Maddie Mastro ha corretto un errore tecnico grazie alla ricostruzione tridimensionale del suo movimento attraverso modelli basati su IA. La nazionale statunitense di bob e skeleton ha trasformato micro-variazioni e dati in un vantaggio competitivo. Nel pattinaggio di velocità sono stati creati gemelli digitali degli atleti per simulare la resistenza dell’aria, replicando virtualmente ciò che un tempo si faceva in galleria del vento. Secondo Giacinto Fiore e Pasquale Viscanti, fondatori della community Intelligenza Artificiale Spiegata Semplice e organizzatori della Ai Week, l’Ai non sostituisce il talento ma lo amplifica, permettendo di vedere dettagli invisibili e di prendere decisioni migliori in meno tempo. In discipline dove le medaglie si decidono per centesimi, anche una micro-correzione può fare la differenza. Anche l’Italia ha investito in monitoraggi e protocolli scientifici. Le due medaglie d’oro nello sci di Federica Brignone, tornata in gara dopo un grave infortunio, raccontano anche di analisi continue e della collaborazione tra la Federazione Italiana Sport Invernali e partner privati per prevenire ricadute e ottimizzare il rientro. E perfino il curling, diventato popolare grazie ai successi di Stefania Constantini e Amos Mosaner, ha visto l’impiego di sistemi capaci di tracciare traiettorie reali e previsionali in tempo reale, offrendo un supporto tattico che fino a ieri era affidato soprattutto all’intuito.
La trasformazione in atto si muove lungo cinque direttrici principali: l’ottimizzazione delle performance in tempo reale attraverso sensori e dispositivi indossabili; la previsione preventiva degli infortuni grazie all’analisi di dati biometrici e carichi di lavoro; il coinvolgimento personalizzato dei tifosi con contenuti e offerte su misura; lo storytelling automatizzato con riassunti generati in tempo reale; e un modello decisionale sempre più fondato su analisi oggettive di video e dati statistici. La passione resta umana, ma l’infrastruttura che la sostiene è sempre più intelligente. E quanto visto a Milano-Cortina potrebbe essere solo l’inizio.
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Sul fronte macro, il conflitto che coinvolge Usa, Israele e Iran ha riacceso petrolio e gas, riportando al centro il rischio inflazione e la possibilità che la discesa dei tassi diventi più lenta e accidentata. «La situazione geopolitica fragile e il balzo energetico rischiano di mettere in difficoltà molte aziende, con possibili effetti a catena sul fronte dei prestiti e un aumento delle sofferenze», commenta Gaziano, «rendendo il percorso di riduzione dei tassi da parte delle banche centrali molto più accidentato del previsto. Uno scenario che lo stesso Donald Trump non può permettersi a lungo, visto il calo di gradimento tra i suoi sostenitori iniziali dovuto all’incertezza economica». Negli Usa la volatilità sostiene ancora trading e advisory; in Europa, invece, la maggiore dipendenza energetica rende il settore più esposto a uno choc prolungato.
«L’esposizione diretta delle banche europee al conflitto in Medio Oriente è molto limitata e si concentra essenzialmente negli Emirati Arabi Uniti, riguardando due istituti, Standard Chartered e Hsbc», aggiunge Jerome Legras, head of research Axiom Alternative Investments. «Dato ciò», continua, «il meccanismo di trasmissione del rischio dominante per gli istituti di credito del Vecchio continente è quello macroeconomico: uno choc dei prezzi del petrolio che si ripercuote sull’inflazione, sulle aspettative dei tassi di interesse e sulle condizioni di finanziamento in generale, piuttosto che tradursi in perdite dirette di bilancio. Sebbene i fattori geopolitici siano molto diversi, questo scenario macroeconomico non è dissimile da quello osservato durante le prime settimane della guerra in Ucraina. In quell’occasione, l’impatto sui tassi ha pesato di più rispetto a quello sulla qualità degli attivi, grazie alle ingenti riserve detenute dalle banche e ai loro criteri conservativi nella concessione dei prestiti. Resta da vedere se lo stesso vale per una guerra che probabilmente sarà molto più breve».
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Un secolo di storia, un racconto di famiglia, cultura e bollicine italiane: così Valdo ha celebrato a Milano i suoi primi cento anni. Il Teatro Gerolamo è diventato per un giorno il palcoscenico di un viaggio attraverso i riti sociali, le trasformazioni del gusto, una visione imprenditoriale e l’evoluzione di un prodotto che è diventato un’icona contemporanea.
È così che l’evento Cento anni di Valdo. Quando il Prosecco diventa cultura ha intrecciato narrazione corale, immagini e racconti, restituendo il Prosecco non solo come prodotto, ma come gesto conviviale, linguaggio sociale e simbolo di italianità.
A guidare il pubblico tra ricordi, aneddoti e visioni future è stato Pino Strabioli, conduttore televisivo e divulgatore di costume. Al suo fianco, Pierluigi Bolla, presidente di Valdo e seconda generazione alla guida dell’azienda, ha raccontato il percorso della famiglia e della società, affiancato dalla chef stellata Chiara Pavan e dal giornalista wine expert Giulio Somma. «Se dovessi rappresentare in una definizione la storia di Valdo direi: “una vita vivace”», ha spiegato Bolla, citando lo storico claim pubblicitario degli anni Novanta. «Valdo ha sempre guardato al cambiamento con ottimismo, portando, con la freschezza di un perlage unico, gioia e leggerezza anche nei momenti quotidiani». La storia della famiglia Bolla, partita da Albano che nel 1883 produceva vino per i propri ospiti a Soave, ha trovato continuità nella creazione di Valdo nel 1951, un nome e un brand capaci di coniugare tradizione e innovazione. L’azienda ha saputo anticipare i tempi e costruire uno stile vinicolo riconoscibile. «Dalle sperimentazioni sul metodo classico alle cuvée dedicate alla ristorazione, Valdo ha creato vini che raccontano una storia enologica significativa», ha sottolineato Somma. Per Chiara Pavan, il legame tra territorio e gusto è centrale: «Il prosecco è legato a una terra vocata, con sapori unici, ed è ideale per una cucina sostenibile e attenta alle materie prime».
Pierluigi Bolla
L’intervista esclusiva realizzata a margine con Pierluigi Bolla ha reso ancora più chiaro il filo rosso tra passato e futuro dell’azienda. «Innovazione e tradizione sono sempre stati un mantra per Valdo», spiega l'imprenditore. «Oggi abbiamo sfide importanti: lo sviluppo dell’azienda Magredi, nuovi vini e spumanti, e il progetto dello spumante no alcohol. Innovazione e tradizione sono i binari su cui l’azienda deve continuare a muoversi». Ma l’attualità impone anche di guardare con prudenza ai mercati internazionali. Bolla parla di una «tempesta perfetta»: dazi, svalutazione dell’euro e un cambiamento nei comportamenti dei consumatori globali. «Si produce più vino di quello che si consuma. Negli Stati Uniti e in Francia si stanno spiantando migliaia di ettari. La situazione è complessa e richiede esperienza, prudenza, visione e qualche scommessa». Nonostante le difficoltà, il presidente di Valdo mantiene un ottimismo realistico: «Bisogna navigare in tempesta con la consapevolezza del nostro DNA imprenditoriale: avere visione, essere ottimisti e fare scelte coraggiose. L’impegno è vincere, come abbiamo fatto per cento anni».
Il talk e l’intervista hanno anche esplorato la strada del Prosecco del futuro. Valdo Purø – Alcohol Free Blanc de Blancs rappresenta una sperimentazione significativa: il primo spumante analcolico dell’azienda, premiato con la medaglia d’oro al Berliner Wein Trophy. Un esempio di come Valdo sappia conciliare innovazione, identità storica e attenzione al mercato contemporaneo. La sostenibilità è un tema centrale, sia per la produzione del vino sia per la cucina. «Oggi la cucina è più sobria, concentrata sulla materia prima e attenta all’ambiente», spiega Pavan. «È proprio il rispetto del territorio e dell’ecosistema a permetterci di avere prodotti di qualità e sapori autentici». Il territorio rimane cuore pulsante dell’azienda: le colline di Conegliano e Valdobbiadene, patrimonio Unesco, continuano a offrire la miglior espressione della Glera, interpretata con competenza e spirito innovativo. L’acquisizione di nuovi vigneti nelle Grave del Friuli amplia le possibilità di sperimentazione, tra metodo Charmat, classico e vini fermi.
La celebrazione del centenario non è solo memoria, ma impegno verso il futuro. Bolla sottolinea l’importanza di gestire la crescita in un mercato maturo, senza inseguire mode ma guidando il proprio percorso con responsabilità. «Cent’anni non sono un traguardo, sono una responsabilità», conclude. «Significa aver attraversato la storia senza perdere identità, sapere cambiare senza smarrirsi e avere ancora voglia e coraggio di innovare». Tra brindisi, ricordi e visioni, Milano ha salutato un secolo di Valdo, un’azienda che ha trasformato le bollicine in cultura, leggerezza e futuro, pronta a continuare a raccontare la propria storia, e quella di un’Italia che cambia ma continua a brindare con le sue eccellenze vinicole.
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