«La rappresentanza unica dei sindacati serve solo a salvare Confindustria»
  • Il segretario dell’Ugl Paolo Capone: «Blindano lo status quo per tamponare la crisi interna e proteggersi da un addio delle partecipate».
  • Il nome di Marco Venturi, ex consigliere, spunta agli atti di Caltanissetta. Le critiche al presidente siciliano gli costarono l’incarico.

Lo speciale contiene due articoli

Fra pochi giorni si conoscerà il testo dell’aggiornamento al Def. Il documento di economia e finanza conterrà un bel po’ di tasse e, stando alle indiscrezioni, un solo intervento di riduzione della pressione: il taglio del cuneo fiscale. Abbiamo chiesto a Paolo Capone, segretario nazionale dell’Ugl, che cosa si aspetta dal testo che darà vita alla manovra.

Il taglio del cuneo fiscale pareggerà gli altri aumenti fiscali che sembrano essere in cantiere?

«Da parte nostra chiediamo almeno due punti fermi. Il primo riguarda le clausole di salvaguardia e la loro totale cristallizzazione. Insomma, no ad aumenti Iva selettivi. Per il resto chiediamo finalmente il taglio del cuneo fiscale a favore dei dipendenti».

La somma a disposizione non dovrebbe superare i 4 miliardi. Bastano?

«Sicuramente è poco. Però riteniamo che sia un primo passo. Almeno si tratta di una alleggerimento e un rialzo del potere d’acquisto. Secondo noi il cuneo andrebbe tagliato in modo massiccio sotto i 25.000 euro lordi di reddito, mentre tra i 25.000 e i 55.000 si dovrebbe immaginare un prelievo flat del 15% sulla componente retributiva».

Tasse sulle merendine e sui voli aerei?

«Non voglio nemmeno pronunciarmi su tali esternazioni. Mi sembra che nel complesso attorno al Def ci sia ancora molta confusione. Vedremo che succederà la prossima settimana».

Giovedì scorso Inps, Cgil, Cisl e Uil e Confindustria hanno firmato un accordo sulla rappresentanza sindacale. Ci sarà un censimento per tracciare la rappresentanza effettiva. Poi, saranno considerati validi ai fini della contrattazione collettiva nazionale soltanto quei contratti sottoscritti da organizzazioni sindacali che rappresentino almeno il 50% più uno della media del dato associativo e del dato elettorale. Voi siete esclusi?

«L’elenco l’ha fatto lei. Direi di sì. Mi sembra che sia in atto un tentativo di cristallizzare una situazione nel timore che in futuro possano cambiare pesi e misure».

Si riferisce alle tre sigle o a Confindustria?

«A tutti, ma soprattutto a Confindustria. Il mondo intorno a noi cambia. Quando Fca è uscita da Confindustria, l’ha fatto perché aveva bisogno di chiudere con i sindacati accordi che altrimenti non avrebbe potuto portare a casa. Noi siamo convinti che nella contrattazione di primo livello si dovrebbe solo discutere di diritti generali e di salario base. Tutto il resto dovrebbe finire in capo al secondo livello. Mi riferisco alla produttività e all’organizzazione del lavoro. Solo così ci sarà evoluzione anche da parte nostra».

Mi ha spiegato perfettamente perché le grandi sigle sindacali vogliono fermare lo sviluppo del secondo livello. E Confindustria?

«Non rivelo un segreto se dico che la rappresentanza degli industriali è in crisi a livello territoriale. Se in futuro Viale dell’Astronomia si trovasse senza le partecipate pubbliche – personalmente ritengo che tale conflitto di interessi andrebbe risolto – dovrebbe invitare nelle territoriali aziende sempre più piccole e pure provenienti dal comparto dei servizi o in generale dal terziario. Si capisce perché l’associazione blinda il perimetro con le grandi sigle e spinge per l’applicazione del contratto nazionale secondo la logica erga omnes. In questo modo anche le Pmi dovranno aderire e una volta applicato il medesimo contratto sarà più semplice per Confindustria fornire tutti i servizi aggiuntivi. Mi chiedo però se sia la strada giusta per le aziende».

Quale sarebbe?

«Ribadisco. L’evoluzione tecnologica non può essere gestita da modello vecchi di 50 anni. Servono schemi iper veloci e flessibili. Una volta firmato il primo livello di un contratto il secondo livello e la parte prettamente aziendale devono poter essere modificati più volte. In questo modo si alza la produttività».

Ieri ha aderito alla nuova convezione di rappresentanza anche Confapi. Dunque Confindustria non è sola. Non si rompe così il monopolio di Confindustria?

«Non direi. Non mi sembra che dimensionalmente possa influire sul tentativo degli industriali di blindare il futuro della rappresentanza. Servirebbero ingressi di peso e non ne vedo all’orizzonte».

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