La Procura macedone replica all’articolo su Zaev - La Verità
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La Procura macedone replica all’articolo su Zaev

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La Procura della Repubblica per la lotta alla criminalità organizzata e corruzione nega le affermazioni pubblicate nell'articolo intitolato «Scintille Parigi-Berlino, la Cancelliera prova a salvare Zaev».

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Errore di immagine

Erroneamente La Verità digitale ha pubblicato a questo link un'immagine riferita alla clinica Columbus di Milano anziché la clinica romana a cui l'articolo si riferiva.
Ci scusiamo con i lettori e con i diretti interessati.

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«Sono un giornalista libero e indipendente»

Ci scrive Mario Avagliano in riferimento all'articolo «Il Pd lavora per inserire in Finanziaria lo scorporo di Anas da Fs».

Gentile Alessandro Da Rold, in riferimento all'articolo «Il Pd lavora per inserire in Finanziaria lo scorporo di Anas da Fs», preciso che io sono un giornalista professionista libero e indipendente e in quanto tale non legato a nessun partito od uomo politico. In questi anni, come ben sanno tutti coloro che mi conoscono, ho sempre svolto il mio lavoro in Anas con assoluta dedizione e lealtà aziendale, da civil servant, quale che fosse il manager o il governo in carica. Cordiali saluti. Mario Avagliano

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«Emanuela Del Re non ha mai fatto parte del corpo docente dell'università Link Campus»

A seguito dell'articolo firmato Antonio Grizzuti per La Verità ripreso e diffuso dal sito on line di rassegna stampa Dagospia.com intitolato, su quest'ultimo sito, Spygate a 5 stelle – le dichiarazioni che vuole fare Papadopuls potrebbero inguaiare anche qualche ministro5 stelle? con ampio corredo fotografico contenente anche la foto della ViceMinistra del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Emanuela C. Del Re. Non si entra nel merito della ricostruzione del giornalista. Ci si riferisce in particolare alla frase: «Nella vicenda potrebbe rimanere invischiato anche il M5s, non fosse altro perché dalla Link ha pescato a piene mani (….) il Viceministro degli Esteri Emanuela Del Re hanno insegnato proprio inquell'Ateneo)…» che potrebbe insinuare nel lettore falsi convincimenti gravemente lesivi della reputazione e della dignità professionale dell'On.le Del Re.

Si precisa che l'On.le Emanuela C. Del Re non ha mai fatto parte del Corpo Docente della Università Privata Link Campus di Roma.

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Maria Luisa Miazzi: «Estranea alle vicende del dott. Sorato»

Vi scrivo per chiedervi la rettifica di un'informazione erronea contenuta nel Vostro articolo intitolato Ispettori in arrivo per il giudice smemorato di Vicenza, pubblicato in data 28 giugno 2019 sul sito del Vostro giornale La Verità.

L'articolo in questione, infatti, riporta che il dott. Lorenzo Miazzi ha presentato domanda di astensione in ragione di un'incompatibilità legata a sua sorella, ossia alla sottoscritta, che, a Vostro dire, assisterebbe direttamente l'ex amministratore delegato della Banca Popolare di Vincenza, il dott. Samuele Sorato, in una causa civile. In particolare, si riferisce: «... giudice che ha dovuto astenersi dal processo a Gianni Zonin e soci per il crac della Popolare di Vicenza, perché ha scoperto che la propria sorella è avvocato di uno degli imputati... Sua sorella Maria Luisa, avvocato del lavoro a Padova, dal 2015 difende Samuele Sorato».

In realtà, tale informazione non è vera poiché a prestare la propria assistenza legale al dott. Şorato è un avvocato socio del mio Studio, ma non assolutamente la sottoscritta, la quale è sempre rimasta e tuttora rimane totalmente estranea a tale vicenda.

Avv. Maria Luisa Miazzi

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La rettifica di Unicef Italia: «Nessun doppio binario sulle indagini. Da parte nostra massima trasparenza»

Nell'articolo del 23 maggio 2019 si sostiene sin dal titolo, che il Comitato Italiano per l'Unicef Onlus «ha chiuso gli occhi sui soldi maneggiati dai Conticini», i quali, benché «ritenuti inaffidabili dalla casa madre, non sono mai stati querelati da Roma».

Nel testo si legge inoltre: «Grazie alle carte trovate dal settimanale Panorama (che dedica al caso un ampio servizio del numero in edicola), è possibile ricostruire gli ultimi passaggi di questa storia, che viaggia su due binari differenti: negli Usa, Unicef ha querelato; in Italia, invece, il Comitato (…) ha chiuso gli occhi e non ha intrapreso azioni giudiziarie».

Si precisa invece:

- che l'affermazione «Unicef ha querelato» è del tutto inveritiera, così come peraltro si legge nell'articolo di Panorama: «L'Unicef non ha ancora sporto denuncia».

- che non esistono affatto, con riguardo alle indagini della Procura di Firenze, «due diversi binari», poiché la detta Procura sta indagando in ordine ad un contratto sottoscritto fra la Pta, società riferibile ai Conticini, e la sola Unicef Internazionale, unico soggetto potenzialmente leso nelle dette indagini e dunque legittimato a sporgere una denunzia nei confronti di Pta.

Si precisa inoltre che:

- l'articolista ha quindi utilizzato, a preteso sostegno di detta inveritiera affermazione, le dichiarazioni che Paolo Rozera, direttore del Comitato, aveva invece a suo tempo reso a chiarimento dei motivi per i quali l'Unicef Internazionale non aveva all'epoca presentato una querela nei confronti dei sigg.ri Conticini;

- che le dette dichiarazioni sono state in articolo invece e falsamente attribuite a motivazioni specificamente proprie del Comitato.

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L'organismo di vigilanza di Nolostand: «Stigmatizziamo la diffusione di documenti»

Con preghiera di pubblicazione integrale in calce all'articolo medesimo, come previsto dalla normativa di riferimento.

"In relazione all'articolo apparso su "La Verità" il 2 maggio c.a. dal titolo "Il sistema Montante arriva fino alla Fiera di Milano" a firma del dott. Alessandro da Rold, l'Organismo di Vigilanza di Nolostand S.p.A. – nelle persone di tutti i suoi membri - stigmatizza con forza l'indebita diffusione del contenuto di un documento a firma dell'Organismo stesso e avente carattere del tutto riservato, il quale, peraltro, non risulta idoneo, da solo, a rappresentare l'integrale lavoro svolto dall'Organismo di Vigilanza.

Salva ogni ulteriore iniziativa legale, l'Organismo di Vigilanza diffida, altresì, dal reiterare condotte analoghe ed evidenzia la grave offensività che tale diffusione al pubblico ha recato all'Organismo di Nolostand S.p.A., attesa l'indiscutibile titolarità del documento pubblicato in capo all'OdV e soprattutto la riservatezza del medesimo".

Avv. Francesco Rubino

Avv. Giada Bocellari

Dott. Marco Brevi

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Enit, Massimo Ostillio si è mosso per far emergere il malaffare di Promuovi Italia

Il dottor Massimo Ostillio è stato consigliere di amministrazione della società pubblica Promuovi Italia tra il 2012 ed il 2014, contribuendo in modo determinante all'emersione di illeciti penali ed amministrativi di cui hanno avuto responsabilità dipendenti interni e funzionari ministeriali.

Tali illeciti furono prontamente denunciati - dal cda e dal presidente Costanzo Jannotti Pecci - alla Procura della repubblica di Roma ed alla procura regionale della Corte dei conti, che hanno aperto appositi fascicoli e svolto in questi anni apposite attività di indagine. Nei giorni scorsi è stato reso noto un primo rinvio a giudizio dell'ex direttore generale Francesco Montera, imputato di gravi reati di natura informatica ai danni della società.

Anche sulla scorta degli accertamenti avviati dal cda di Promuovi Italia, il Ministero vigilante (Mibact) istituì nel 2014 una Commissione d'inchiesta, che concluse i suoi lavori nell'aprile 2015 accertando numerose criticità nel funzionamento della Direzione generale Turismo ed irregolarità addebitabili a propri funzionari.

Riguardo all'utilizzo di fondi comunitari, né il cda e tanto meno il dottor Ostillio hanno mai avuto responsabilità gestionali nella società, le quali risultavano tutte in capo al direttore generale Montera. Lo stesso direttore, nell'ambito dei suoi poteri e competenze, sottoscriveva ed inviava ai Ministeri competenti le rendicontazioni dei progetti finanziati con risorse europee, senza passare attraverso il Consiglio di Amministrazione ovvero in assenza di alcuna informazione preventiva data agli Organi sociali.

Per questo e per molti altri abusi, l'ex direttore generale ed altri dipendenti di Promuovitalia sono stati licenziati e denunciati alle Autorità competenti, sempre a seguito dei controlli svolti dal cda.

La Curatela fallimentare, che per inciso ha escluso responsabilità del dottor Ostillio nel dissesto della società, ha potuto verificare fenomeni plurimi di dissipazione e sottrazione di risorse aziendali ed ha in corso le opportune iniziative per tutelare gli interessi pubblici.

Dunque, a differenza di quanto vuol far credere l'autore dell'articolo con accostamenti indebiti e ricostruzioni inveritiere, Il dott. Ostillio non è coinvolto affatto nelle vicende raccontate da "La Verità" ed anzi - al contrario - ha operato per far emergere il malaffare e punire i responsabili degli illeciti perpetrati ai danni della società e delle casse pubbliche.

La nostra replica 

Ringrazio l'avvocato per l'attenzione, ma mi preme sottolineare come dal testo, così come dalle intenzioni di chi l'ha redatto, non emerga alcun profilo diffamatorio nei confronti del dottor Jannotti Pecci e del dottor Massimo Ostillo. Appartiene invece alla storia il fatto che Promuovi Italia sia entrata in cortocircuito proprio durante il mandato di Pecci e di Ostillo. Sarà naturalmente la giustizia a fare il suo corso e forse a chiarire che cosa ha scatenato la guerra interna a Promuovi Italia quando Pecci era presidente e Ostillo suo vice nel consiglio di amministrazione. Una guerra, come abbiamo potuto constatare dalla documentazione di cui siamo entrati in possesso, di cui il ministro Dario Franceschini dovette prendere atto, decidendo di mettere in liquidazione la società.

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Costanzo Jannotti Pecci denunciò le irregolarità in Promuovi Italia

Con riferimento all'articolo di Alessandro Da Rold «Incarichi all'Enit, in pista ex assessore di Vendola» di cui all'oggetto, in nome e per conto del Dott. Costanzo Jannotti Pecci, corre obbligo precisare quanto segue.

Il dottor Costanzo Jannotti Pecci, designato su indicazione del Ministro del Turismo Gnudi, ha presieduto tra il 2012 ed il 2014 la società pubblica Promuovi Italia. In tale periodo, constatato il preesistente andamento negativo aziendale, dispose che fosse effettuata un'ampia attività di verifica sulla gestione, anche a seguito dell'introduzione delle norme sulla spending review.

Dai controlli emersero numerosi illeciti di natura penale, amministrativa e contabile, che portarono il cda a decidere severe misure di carattere organizzativo e disciplinare, con il licenziamento del Direttore Generale, dei 2 vice Direttori Generali, del responsabile del personale e di altre figure minori. Tutti i provvedimenti adottati hanno trovato conferma in sede giuslavoristica, con con- danna alle spese per gli ex dipendenti soccombenti.

In qualità di legale rappresentante dell'azienda, il dottor Jannotti Pecci ha provveduto a denunziare formalmente (a partire dal 2013) gli illeciti scoperti, senza alcun indugio, in sede di Procura della Repubblica e Corte dei Conti.

Le denunce depositate hanno riguardato sia funzionari interni che funzionari pubblici e delle circostanze furono informati tempestivamente l'azionista Enit e 1'Amministrazione vigilante Mibact.

A seguito delle segnalazioni effettuate, seppure con gravissimo ritardo, il Ministero vigilante istituì nel 2014 una apposita Commissione d'inchiesta che - a conclusione dei propri lavori nell'aprile 2015 - accertò un quadro devastante di abusi e irregolarità, addebitabili principalmente alle strutture burocratiche ed a funzionari pubblici, in particolare riferite all'esercizio delle funzioni di indirizzo e vigilanza su Enit e sulla società Promuovi Italia.

In questo momento, sulle vicende sopra indicate risultano aperti ben quattro fascicoli alla Procura regionale della Corte dei conti e numerose inchieste penali (riguardanti tra l'altro: sottrazione di fondi aziendali, truffa, falso, abusi d'ufficio, diffamazione ecc.). Nei giorni scorsi è stato reso noto un primo rinvio a giudizio dell'ex Direttore generale Francesco Montera, imputato di gravi reati di natura informatica ai danni della società, ed il dottor Jannotti Pecci sta predisponendola sua costituzione di parte civile.

Dunque, è del tutto fuorviante ed inveritiero alludere - come purtroppo risulta palesemente dall'articolo in questione - ad alcuna responsabilità del dottor Jannotti Pecci e dei componenti del cda di Promuovi Italia, che invece hanno operato scrupolosamente per la salvaguardia degli interessi pubblici e della società, proponendo ed avviando la sua messa in liquidazione, nonché deliberando le necessarie azioni di responsabilità nei confronti dei funzionari che avevano commesso gli illeciti.

In tal senso, si precisa che tutti i poteri e competenze gestionali erano nelle mani del direttore generale Montera, che poteva agire in completa autonomia e senza la possibilità di operare alcun controllo da parte del consiglio di amministrazione

Pertanto, è falso che vi siano state seppur minime responsabilità del Presidente e degli amministratori nell'utilizzo di fondi comunitari: tutti gli atti relativi, le rendicontazioni e la documentazione afferente risultano predisposti e sottoscritti dall'ex direttore licenziato e da lui inviati ai Ministeri committenti senza passare attraverso il cda ovvero in assenza di alcuna informazione preventiva data agli Organi sociali.

Le affermazioni infondate del dottor Da Rold, in conclusione, sono ancor più gravi se si considera la circostanza che esse sono sostanzialmente uguali a quelle fatte da un suo collega (oggi stretto collaboratore del Ministro competente in materia di Turismo) e che, proprio per tali ragioni, il dottor Jannotti Pecci e il dottor Ostillio si sono visti costretti nei mesi scorsi a denunciare la diffamazione realizzata ai loro danni, intendendo così interrompere una campagna di disinformazione che prosegue ormai da tempo con l'evidente intento di danneggiare la loro reputazione.

AI dottor Da Rold sarebbe bastato un accertamento su i fatti, effettuato prima di scrivere il suo pezzo, oppure la semplice lettura del Corriere della Sera o del Messaggero di giovedì scorso (che riportano il rinvio a giudizio dell'ex direttore di Promuovi Italia) per rendersi conto di una verità incontrovertibile e ben di- versa dalla sua.

A norma delle disposizioni vigenti in materia, richiedo la pubblicazione integrale e tempestiva di quanto sopra indicato, riservandomi comunque le più ampie forme di tutela dell'immagine e reputazione del dottor Jannotti Pecci in sede giudiziaria, civile e penale.

Distinti saluti.

Avv. Guido Giardino


La nostra replica alla rettifica


Ringrazio l'avvocato per l'attenzione, ma mi preme sottolineare come dal testo, così come dalle intenzioni di chi l'ha redatto, non emerga alcun profilo diffamatorio nei confronti del dottor Jannotti Pecci e del dottor Massimo Ostillo. Appartiene invece alla storia il fatto che Promuovi Italia sia entrata in cortocircuito proprio durante il mandato di Pecci e di Ostillo. Sarà naturalmente la giustizia a fare il suo corso e forse a chiarire che cosa ha scatenato la guerra interna a Promuovi Italia quando Pecci era presidente e Ostillo suo vice nel consiglio di amministrazione. Una guerra, come abbiamo potuto constatare dalla documentazione di cui siamo entrati in possesso, di cui il ministro Dario Franceschini dovette prendere atto, decidendo di mettere in liquidazione la società.

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Niente armi, c’è il pc. Scommesse online in mano alla mafia 2.0

ANSA

Blitz tra Puglia, Calabria e Sicilia. Arrestate 68 persone, sequestrati beni per 1 miliardo di euro in Italia e all'estero. «Il settore delle scommesse», ha dichiarato Federico Cafiero De Raho, procuratore nazionale antimafia, «presenta da tempo forti criticità, perché favorisce ingenti investimenti e il riciclaggio».
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L’assistente di Zingaretti urla, però non dà botte

ANSA

A nome e per conto di Albino Ruperti, capo di gabinetto del presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, rappresento quanto segue. Negli articoli pubblicati sul vostro giornale il 18 ottobre 2018 intitolati «Il braccio destro di Zingaretti picchia chi contesta il suo capo» e «Il factotum di Zingaretti mena chi lo contesta», entrambi a firma della signora Anna Maria Fiore, sono riportate notizie non veritiere e gravemente lesive dell'immagine, dell'onore e della reputazione del mio assistito. Mi riferisco in particolare alle affermazioni ivi contenute secondo cui il signor Ruberti avrebbe «picchiato gli animalisti» e che avrebbe fatto ciò in quanto contestatori dell'onorevole Zingaretti. Il mio assistito, al contrario di quanto infondatamente riportato nella notizia ora citata, non solo non ha picchiato o menato nessuno ma, come facilmente ricavabile dalle immagini video, non ha avuto alcun contatto fisico con quello tra i manifestanti che sarebbe stato asseritamente picchiato. A conferma di ciò valga il tenore letterale dell'intero articolo, nel quale, contrariamente a quanto indicato in maniera fuorviante e subdola nel titolo, si chiarisce come l'attività contestata al Ruberti sarebbe in realtà consistita solamente nell'aver strappato alcuni volantini e nell'aver gridato ad uno dei manifestanti: e si tratta, all'evidenza, di condotte ben diverse dal picchiare qualcuno. Nel contestare il contenuto dell'articolo, si intende qui evidenziare come nella vicenda siano stati in realtà proprio gli stessi manifestanti ad aver assunto un comportamento violento, illegittimo e non giustificato laddove questi ultimi, che peraltro stavano manifestando senza alcuna autorizzazione, hanno voluto provocatoriamente interrompere il comizio in atto iniziando, dapprima, a insultare il presidente e tutto il suo staff e cercando, poi, addirittura di salire sul palco con forza: condotta, questa, che ha pertanto determinato il legittimo e doveroso intervento del personale addetto alla sicurezza. In tale contesto il mio assistito, nel tentativo di contenere le modalità eccessivamente irruente con cui si stava svolgendo la manifestazione animalista, ha cercato solo di evitare che accedessero al palco persone non autorizzate, per evidenti ragioni di sicurezza: persone che, oltretutto, miravano all'evidenza soltanto a boicottare il comizio in corso, attraverso la strumentale esposizione sul palco di materiale propagandistico oltraggioso, e non certamente a portare avanti, in maniera pacifica e dunque corretta, una protesta che, se avesse rivestito tali caratteri, avrebbe ricevuto un altrettanto pacifico e corretto riscontro da parte del mio assistito, che ha sempre avuto attenzione e rispetto per i temi ambientali.

Avvocato Francesco Paoletti