Parla la prima «pentita» di Bibbiano: «Pensavano solo a togliere i bambini»
  • Cinzia Magnarelli, assistente sociale, ha ammesso di aver falsificato relazioni: «Ci spingevano sempre ad agire così».
  • Sul caso della Val d’Enza cresce la mobilitazione popolare. Petizione online con 30.000 sottoscrizioni.

Lo speciale contiene due articoli.

Che in Val d’Enza qualcosa non andasse, Cinzia Magnarelli se n’era resa conto già parecchi mesi fa. Questa giovane donna, difesa dal celebre avvocato Alessandro Conti, è una delle assistenti sociali indagate nell’ambito dell’inchiesta «Angeli e demoni». Le accuse in ballo sono quelle di falso ideologico, frode processuale, violenza privata e tentata estorsione.

La Magnarelli, tuttavia, a differenza di altre persone coinvolte nella vicenda, ha ottenuto la revoca delle misure cautelari ed è tornata al lavoro.

La decisione è stata presa dopo che la donna ha raccontato al gip di Reggio Emilia, Luca Ramponi, come funzionava il «sistema Bibbiano». Nel farlo, ha ammesso alcune responsabilità: «È vero, ho modificato quelle relazioni ma l’ho fatto a causa delle pressioni che subivo dai miei superiori. Mi sono adagiata per del tempo ma poi non ce la facevo più: per questo ho chiesto il trasferimento».

Cinzia fatica molto a parlare di «carte falsificate». E ci tiene parecchio a specificare: «Io ho sempre pensato di muovermi nella massima tutela per i minori». Se verrà riconosciuta colpevole, ovviamente andrà incontro alle conseguenze. Ma, oggi, è anche grazie alle sue parole che si può comprendere come andassero le cose nel regno di Federica Anghinolfi e colleghi.

La Magnarelli (che ieri ha rilasciato dichiarazioni anche al Tg2) racconta alla Verità: «Il motivo per cui ho deciso di fare richiesta di trasferimento dal servizio che stavo svolgendo a un altro servizio, sempre nella pubblica amministrazione, è che mi ero resa conto che il servizio sociale utilizzava come criterio principe il controllo invece dell’aiuto».

Significa, tradotto dal gergo tecnico, che «laddove certe problematiche si sarebbero potute risolvere con il supporto alle famiglie, si prediligeva comunque la valorizzazione degli elementi che potevano portare a una richiesta di trasferimento del bambino a sede diversa da quella famigliare».

In buona sostanza, i capi di Cinzia spingevano affinché fossero messi in risalto, nei vari casi riguardanti i minori, gli «elementi negativi sulla famiglia piuttosto che le risorse».

La Magnarelli, relazione dopo relazione, ha capito che la strada era già tracciata, motivo per cui ha chiesto di andare via, e infatti nel settembre del 2018, ovvero già 11 mesi fa, è stata trasferita.

«Nel corso del tempo ho metabolizzato il funzionamento del sistema. Il lavoro che facevo all’interno dell’equipe veniva criticato dai miei superiori. Nelle relazioni che sarebbero poi state mandate alla magistratura c’era sempre una predilezione per una visione dell’educazione del bambino scollegata dalla famiglia. Non veniva ritenuto equo e adatto il supporto all’interno della famiglia».

Cinzia non doveva decidere se togliere i bimbi alle famiglie. Il suo compito era quello di stilare relazioni. Documenti che, secondo l’accusa, sarebbero stati falsificati proprio per favorire l’allontanamento dei minori.

«Le scelte non le facevo io», ci dice. «Veniva prediletto un sistema dell’aiuto al di fuori della famiglia d’origine. Tutte le volte che veniva presentata la possibilità di un aiuto all’interno della famiglia, veniva cassato. Questo era il metodo di intervento. Si prediligeva la richiesta di presa in carico del bambino fuori dal nucleo famigliare. Questo era il modus operandi. Ripeto: io non avevo possibilità diretta di decidere. Avevo solo la possibilità di relazionare all’interno di una équipe che prevedeva la presenza del dirigente dei servizi sociali e poi il parere dello psicologo. Alla fine veniva fatta una relazione che comprendeva tutti i pareri e veniva mandata al Tribunale dei minori».

Ma, a quanto pare, una volta che la relazione partiva, i giochi erano fatti.

«Il Tribunale di Bologna decideva in base a queste relazioni. Aveva la possibilità di approfondire e sentire le parti, di valorizzare alcuni elementi anziché altri. Il risultato è quello che abbiamo sotto gli occhi». Cioè, il Tribunale avrebbe per lo più fatto copia e incolla delle relazioni dei servizi sociali e avrebbe approfondito poco i singoli casi, nonostante avesse gli strumenti per farlo.

Ecco svelato il meccanismo: tutto tendeva a togliere i bimbi alle famiglie. Gli assistenti sociali erano formati per questo.

«Usciti dalle scuole venivano formati dal centro studi Hansel e Gretel, il quale ci indirizzava alla ricerca del sospetto dell’abuso. Ci trovavamo, di fatto, all’interno di un sistema… imperialista». Ovvero un sistema che prima insegnava agli assistenti a cercare maltrattamenti e abusi, poi li spingeva a trovarli ovunque. E anche quando non c’erano o quando i piccoli si potevano lasciare con mamma e papà, il sistema pressava affinché si seguisse un’altra strada: «Controllo invece che sostegno alle famiglie».

Cinzia Magnarelli parla poco, e con un po’ di fatica. Del resto trovarsi nell’occhio del ciclone non è facile, anche se il suo è un ruolo laterale in tutta la vicenda. Alla fine, però, lo dice chiaro: «Il clima era quello un po’ della caccia alle streghe». Basta questa frase, detta da una che lo ha conosciuto dall’interno, a far capire tutto del sistema Bibbiano.


Da non perdere

Attentato a Ranucci, quattro arresti
Video

Attentato a Ranucci, quattro arresti

Fermati i presunti autori dell’assalto dinamitardo contro il conduttore di «Report». Di origine campana, avrebbero operato su commissione in cambio di migliaia di euro.

Lo scoop della «Verità» inguaia Conte
Inchieste

Lo scoop della «Verità» inguaia Conte

Quasi amici. Anzi, no: proprio amici amici. Lo dice Domenico Arcuri, ex commissario straordinario durante l’emergenza Covid, a proposito di Giuseppe Conte, commissario che indaga sulla gestione dell’emergenza Covid. Vi pare un’anomalia o quanto meno una frequentazione poco opportuna? Può…