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2024-09-01
La notte dei sospetti. Ecco il racconto della presunta vittima
Nello Trocchia e Sara Giudice
C’è una foto della festa durante la quale sarebbero cominciate le avances dei giornalisti Nello Trocchia e Sara Giudice che poi, in taxi, si sarebbero trasformate, stando alla denuncia orale fonoregistrata della parte offesa, in molestie sessuali. L’ha postata su Instagram M.V., una collega che era presente, accompagnandola con questo messaggio: «Le feste con Sara sono sempre pericolose ma indimenticabili (tranne per lei, che dimentica tutto al secondo cocktail)». E di feste devono essercene state anche altre, visto che Giada (nome di fantasia), la giornalista televisiva che ha sporto denuncia, ha riferito alla polizia di fare «parte di un collettivo di giornalisti che creano e partecipano a eventi». Gli inviti del Cral festaiolo della stampa moralista arrivavano via chat. E gli investigatori danno atto che la ragazza che si è presentata alla Squadra mobile mostra il suo cellulare per circostanziare, tramite i messaggi, il giorno in cui è stata contattata dalla Giudice. La data: domenica 29 gennaio. «Verso le ore 19:10», verbalizza la ragazza, «sono arrivata sotto casa di Trocchia e Giudice», che condividono l’abitazione in quanto conviventi, «e a bordo di un taxi ci siamo recati in viale di Trastevere» dove, in un pub, si sarebbero incontrati con gli altri colleghi. Una trentina, che la denunciante afferma essere di sua conoscenza: «Appartenevamo tutte all’ambiente giornalistico», dice. Poi aggiunge: «Quando siamo entrati ho notato che avevamo a disposizione una zona riservata del pub». La festa, nell’area intima del locale, sembrava inizialmente tranquilla. Qualche chiacchiera, «pubbliche relazioni», le chiama la vittima. Che non ha nascosto di aver bevuto: «Una birra [...], altri due cocktail». Due gin tonic che avrebbe ritirato direttamente al banco. «I drink», afferma, «mi sono stati serviti dai baristi». Un passaggio che i pm devono aver ritenuto rilevante, perché, stando ai sospetti che Giada ha confidato alla polizia, qualcuno potrebbe averle somministrato del Ghb, la droga dello stupro. Lei sostiene di non ricordare il momento in cui ha cominciato a sentirsi euforica: «Ricordo solo di aver bevuto il secondo gin tonic ma non i dettagli della situazione». Di una cosa è certa, però: «Ero sempre in compagnia di qualcuno». Verso mezzanotte alcuni invitati sarebbero andati via e la compagnia si sarebbe dimezzata. «A questo punto», afferma, «ricordo che Nello ha iniziato a dirmi di tenere d’occhio Sara, come se dovessi controllarla, perché lei era un po’ su di giri». E quel «su di giri» deve aver incuriosito gli agenti, che le chiedono di spiegarsi meglio: «Lei era molto euforica. Più volte mi ha detto «quanto sei bona?» e poi mi ha dato un bacio sulla guancia». La situazione deve essersi fatta rovente. «Prendeva la panna dalla torta», racconta Giada, «e con il dito la metteva sulla mia bocca e probabilmente anche su quella dell’altra festeggiata, R. B.». Il racconto continua: «Ricordo che Sara, rivolgendosi al marito, diceva: «Però bacia bene». Tuttavia, questo è accaduto in un contesto di amicizia. Alla festa non è successo nulla di ambiguo». Nulla di ambiguo, valuta Giada. Ma in quel momento deve aver deciso di documentare tutto. «Ricordo che eravamo tutti un po’ alterati, ho anche dei video». Oltre ai selfie che la ritraggono sorridente. Mentre al tavolo continuano ad arrivare alcolici: «Ho bevuto un drink che credo fosse rum o whisky, ma non ricordo se fosse stato ordinato da me. Ricordo che c’era Nello accanto a me, che diceva: «Io e te dovevamo stare insieme anni fa». Questa frase mi ha infastidito, anche perché l’ho trovata irrispettosa nei confronti della moglie, che era presente. Lei, invece, ha continuato a dirmi «quanto sei bona»». E dopo un altro ordine, «uno shot di tequila», dice Giada che, però, non sa dire se sia mai arrivato al tavolo o se l’ha bevuto, i suoi ricordi si sono fatti «molto vaghi» e «non conformi» al solito. Giada non riesce a spiegarsi le ragioni del suo stato: «Dopo solo due cocktail e una birra non avrei dovuto sentirmi così male». A quel punto sarebbero cominciate le avances di Nello, «ma», precisa la ragazza, «non ricordo se ho fatto qualcosa per respingerle». Deve essere stata al centro dell’attenzione per un po’. E non solo di quella della coppia. «Ho dei video in cui M.V. mi fa altre avances». E lui le avrebbe detto: «Guarda come sei brava a scopare». Lei ha risposto: «Non era il caso di dire certe cose, anche perché stavo registrando e magari quei video avrei voluto mostrarli al mio compagno». Quando la festa è terminata Giada si è trovata sul taxi: «Appena si sono chiuse le portiere mi sono ritrovata addosso Sara e Nello. Mentre mi baciava, Sara diceva “quanto sei bella”. Ho avuto la sensazione che loro si fossero parlati, come se fossi stata ingannata». Poi si corregge: «Ho avuto l’impressione che lei fosse sincera ma non riuscivo a reagire, a muovermi». Lui, invece, secondo Giada, «dava ordini: «Stasera non puoi tornare a casa, devi venire su da noi»». Poi avrebbe cominciato anche lui a baciarla. Finché, è sempre la ricostruzione della ragazza, «ha preso la mia mano e l’ha messa sulle sue parti intime e ho sentito la sua erezione. Sono rimasta spiazzata, perché nel corso della serata non mi ero resa conto che avessero intenzioni sessuali nei miei confronti. Invece, quando sono salita sul taxi, ho pensato che la cosa fosse stata premeditata».
Scesa dal taxi con i due colleghi, però, «forse per un momento di lucidità ho pensato al mio compagno che mi aspettava a casa», verbalizza la ragazza. Sara, secondo Giada, «si è rivolta a Nello dicendogli che se non andavo su da loro, allora dovevo riprendere il taxi. A quel punto, mi sono precipitata sul sedile davanti e [...] senza rendermi conto completamente della gravità della situazione ho iniziato a chiedere cosa fosse successo». Giunta a casa Giada racconta di aver raccontato tutto al suo compagno e di aver «discusso». Ma anche di averci ripensato su: «Ho ritenuto che non fosse normale che con soli due cocktail avessi perso la capacità di reagire e che mi sentissi come una marionetta». E per cercare di capire «se», ricorda Giada, «nel corso della serata, Nello e Sara avessero dato segnali che volevano fare una cosa a tre», ha chiamato una collega. «Lei mi ha detto “assolutamente no”, aggiungendo che Sara era molto ubriaca mentre Nello no. Le ho raccontato la situazione dell’approccio e si è mostrata molto stupita, comunque mi ha rassicurato che non avevo manifestato nulla verso Nello e Sara». Alla fine della festa, mentre i tre attendevano il taxi, c’era anche Paco, amico dei Trocchia. Sentito dagli investigatori ha riferito che «mentre Nello chiamava il taxi lui si era accorto che Sara e Giada si stavano baciando e che avevano continuato ad abbracciarsi per alcuni minuti, tanto che lui aveva avuto la sensazione che si frequentassero ed era convinto che avrebbero finito la serata «in tre».
Qualche tempo dopo Paco si è anche sentito con Sara e lei, a proposito di Giada, le aveva risposto: «Prima ti limonano e poi non ti rispondono». E quando ha saputo della denuncia Paco è rimasto di stucco: «Le aveva viste baciarsi reciprocamente». E ha consegnato la chat agli investigatori. C’è un messaggio di Sara che gli chiede di ricordare un particolare: Giada «accovacciata» che la «baciava tutta disinvolta». Lui risponde con i suoi ricordi: «Sì Sara... no, più che là fori (fuori, ndr) prima... sulla porta... poi lì al taxi si stavate a fa un po’ di mattacchioni così». E aggiunge: «Sì, comunque si avvinghiava, vi avvinghiavate, certo tu eri più spinta, questo va detto».
Il tassista: «Mi disse: “Non sai chi hai in auto”»
Nella vicenda che vede indagati per il presunto stupro di una collega i giornalisti Nello Trocchia (cronista del Domani ) e Sara Giudice (inviata di La7 in procinto di sbarcare su Rai 2) la ricostruzione dei fatti è affidata principalmente al verbale di Patrizio F., il tassista unico testimone delle presunte violenze. E a quanto pare, per l’autista di piazza i tre giornalisti erano dei clienti di cui liberarsi prima possibile: «Ho percepito che erano brilli quando erano all’interno della vettura, perché ridevano, scherzavano, la ragazza più giovane mi ha detto “hai visto chi stai portando stasera a casa?”, io non ho neanche risposto, non vedevo l’ora che scendessero dal taxi perché erano su di giri…». A vantarsi dello status di vip sarebbe stata proprio la presunta vittima, ma in realtà emerge che l’uomo era consapevole che almeno uno dei suoi passeggeri era una persona nota: «Lui (Trocchia, ndr) lo ricordo perché l’ho visto in televisione, c’era poi una donna e una ragazza». Va detto che anche se l’uomo ha confermato che la ragazza era molto scossa e che gli aveva detto «che non si sarebbe aspettata quello che era accaduto», non ha raccontato agli investigatori di aver avuto la percezione di una violenza, ma di atti consensuali, con il bacio che non gli sarebbe sembrato «forzato». E soprattutto, il 7 febbraio del 2023, in una telefonata intercettata durante le indagini, il tassista racconta al suo interlocutore l’accaduto e la sua convocazione negli uffici della Squadra mobile: «Io non lo so io te giuro a me non me pareva tutta sta pesantezza cioè ner senso... io gli ho spiegato tutto ma che te devo dì!». Poi chiosava: «Quindi non so che ditte io non lo so lei che ha fatto! Se ha fatto la denuncia, probabilmente ha fatto la denuncia perché sennò non mi avrebbero chiamato ... sicuramente avrà fatto la denuncia e quindi niente mi hanno voluto senti pure a me... mo non so...». L’uomo, quindi, non è in grado di corroborare le accuse della presunta vittima, ma dal momento che ammette che erano «su di giri», la sua non può neanche essere considerata una smentita netta.
A differenza della moglie Trocchia ha finora scelto la strada del silenzio. Per ricostruire la sua versione dei fatti, si deve quindi fare riferimento ai riassunti citati dalla pm Barbara Trotta nella richiesta di archiviazione che verrà valutata dal gip il prossimo 10 dicembre. Secondo il giornalista la presunta vittima e la moglie «avevano iniziato a baciarsi» fuori dal pub dove si era svolta la festa. All’arrivo del taxi la ragazza «decideva di andare con loro e si sedevano tutt’e tre dietro» con la presunta vittima «al centro la quale continuava a baciarsi con Sara. Vedendo la scena il Trocchia riferiva di avere chiesto» alla presunta vittima «se, dato che stava baciando la sua compagna, voleva baciare anche lui». La ragazza «rispondeva che avrebbe fatto quello che diceva Sara. Sara diceva che poteva fare quello che voleva ed allora» la presunta vittima «lo baciava ed i due si toccavano anche reciprocamente».
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Al locale alcol ed effusioni. Il verbale cita foto, video e chat della serata sopra le righe. L’amico: «Sara era più spinta».Secondo il verbale dell’autista l’autrice della denuncia si vantò così salendo a bordo.Lo speciale contiene due articoliC’è una foto della festa durante la quale sarebbero cominciate le avances dei giornalisti Nello Trocchia e Sara Giudice che poi, in taxi, si sarebbero trasformate, stando alla denuncia orale fonoregistrata della parte offesa, in molestie sessuali. L’ha postata su Instagram M.V., una collega che era presente, accompagnandola con questo messaggio: «Le feste con Sara sono sempre pericolose ma indimenticabili (tranne per lei, che dimentica tutto al secondo cocktail)». E di feste devono essercene state anche altre, visto che Giada (nome di fantasia), la giornalista televisiva che ha sporto denuncia, ha riferito alla polizia di fare «parte di un collettivo di giornalisti che creano e partecipano a eventi». Gli inviti del Cral festaiolo della stampa moralista arrivavano via chat. E gli investigatori danno atto che la ragazza che si è presentata alla Squadra mobile mostra il suo cellulare per circostanziare, tramite i messaggi, il giorno in cui è stata contattata dalla Giudice. La data: domenica 29 gennaio. «Verso le ore 19:10», verbalizza la ragazza, «sono arrivata sotto casa di Trocchia e Giudice», che condividono l’abitazione in quanto conviventi, «e a bordo di un taxi ci siamo recati in viale di Trastevere» dove, in un pub, si sarebbero incontrati con gli altri colleghi. Una trentina, che la denunciante afferma essere di sua conoscenza: «Appartenevamo tutte all’ambiente giornalistico», dice. Poi aggiunge: «Quando siamo entrati ho notato che avevamo a disposizione una zona riservata del pub». La festa, nell’area intima del locale, sembrava inizialmente tranquilla. Qualche chiacchiera, «pubbliche relazioni», le chiama la vittima. Che non ha nascosto di aver bevuto: «Una birra [...], altri due cocktail». Due gin tonic che avrebbe ritirato direttamente al banco. «I drink», afferma, «mi sono stati serviti dai baristi». Un passaggio che i pm devono aver ritenuto rilevante, perché, stando ai sospetti che Giada ha confidato alla polizia, qualcuno potrebbe averle somministrato del Ghb, la droga dello stupro. Lei sostiene di non ricordare il momento in cui ha cominciato a sentirsi euforica: «Ricordo solo di aver bevuto il secondo gin tonic ma non i dettagli della situazione». Di una cosa è certa, però: «Ero sempre in compagnia di qualcuno». Verso mezzanotte alcuni invitati sarebbero andati via e la compagnia si sarebbe dimezzata. «A questo punto», afferma, «ricordo che Nello ha iniziato a dirmi di tenere d’occhio Sara, come se dovessi controllarla, perché lei era un po’ su di giri». E quel «su di giri» deve aver incuriosito gli agenti, che le chiedono di spiegarsi meglio: «Lei era molto euforica. Più volte mi ha detto «quanto sei bona?» e poi mi ha dato un bacio sulla guancia». La situazione deve essersi fatta rovente. «Prendeva la panna dalla torta», racconta Giada, «e con il dito la metteva sulla mia bocca e probabilmente anche su quella dell’altra festeggiata, R. B.». Il racconto continua: «Ricordo che Sara, rivolgendosi al marito, diceva: «Però bacia bene». Tuttavia, questo è accaduto in un contesto di amicizia. Alla festa non è successo nulla di ambiguo». Nulla di ambiguo, valuta Giada. Ma in quel momento deve aver deciso di documentare tutto. «Ricordo che eravamo tutti un po’ alterati, ho anche dei video». Oltre ai selfie che la ritraggono sorridente. Mentre al tavolo continuano ad arrivare alcolici: «Ho bevuto un drink che credo fosse rum o whisky, ma non ricordo se fosse stato ordinato da me. Ricordo che c’era Nello accanto a me, che diceva: «Io e te dovevamo stare insieme anni fa». Questa frase mi ha infastidito, anche perché l’ho trovata irrispettosa nei confronti della moglie, che era presente. Lei, invece, ha continuato a dirmi «quanto sei bona»». E dopo un altro ordine, «uno shot di tequila», dice Giada che, però, non sa dire se sia mai arrivato al tavolo o se l’ha bevuto, i suoi ricordi si sono fatti «molto vaghi» e «non conformi» al solito. Giada non riesce a spiegarsi le ragioni del suo stato: «Dopo solo due cocktail e una birra non avrei dovuto sentirmi così male». A quel punto sarebbero cominciate le avances di Nello, «ma», precisa la ragazza, «non ricordo se ho fatto qualcosa per respingerle». Deve essere stata al centro dell’attenzione per un po’. E non solo di quella della coppia. «Ho dei video in cui M.V. mi fa altre avances». E lui le avrebbe detto: «Guarda come sei brava a scopare». Lei ha risposto: «Non era il caso di dire certe cose, anche perché stavo registrando e magari quei video avrei voluto mostrarli al mio compagno». Quando la festa è terminata Giada si è trovata sul taxi: «Appena si sono chiuse le portiere mi sono ritrovata addosso Sara e Nello. Mentre mi baciava, Sara diceva “quanto sei bella”. Ho avuto la sensazione che loro si fossero parlati, come se fossi stata ingannata». Poi si corregge: «Ho avuto l’impressione che lei fosse sincera ma non riuscivo a reagire, a muovermi». Lui, invece, secondo Giada, «dava ordini: «Stasera non puoi tornare a casa, devi venire su da noi»». Poi avrebbe cominciato anche lui a baciarla. Finché, è sempre la ricostruzione della ragazza, «ha preso la mia mano e l’ha messa sulle sue parti intime e ho sentito la sua erezione. Sono rimasta spiazzata, perché nel corso della serata non mi ero resa conto che avessero intenzioni sessuali nei miei confronti. Invece, quando sono salita sul taxi, ho pensato che la cosa fosse stata premeditata».Scesa dal taxi con i due colleghi, però, «forse per un momento di lucidità ho pensato al mio compagno che mi aspettava a casa», verbalizza la ragazza. Sara, secondo Giada, «si è rivolta a Nello dicendogli che se non andavo su da loro, allora dovevo riprendere il taxi. A quel punto, mi sono precipitata sul sedile davanti e [...] senza rendermi conto completamente della gravità della situazione ho iniziato a chiedere cosa fosse successo». Giunta a casa Giada racconta di aver raccontato tutto al suo compagno e di aver «discusso». Ma anche di averci ripensato su: «Ho ritenuto che non fosse normale che con soli due cocktail avessi perso la capacità di reagire e che mi sentissi come una marionetta». E per cercare di capire «se», ricorda Giada, «nel corso della serata, Nello e Sara avessero dato segnali che volevano fare una cosa a tre», ha chiamato una collega. «Lei mi ha detto “assolutamente no”, aggiungendo che Sara era molto ubriaca mentre Nello no. Le ho raccontato la situazione dell’approccio e si è mostrata molto stupita, comunque mi ha rassicurato che non avevo manifestato nulla verso Nello e Sara». Alla fine della festa, mentre i tre attendevano il taxi, c’era anche Paco, amico dei Trocchia. Sentito dagli investigatori ha riferito che «mentre Nello chiamava il taxi lui si era accorto che Sara e Giada si stavano baciando e che avevano continuato ad abbracciarsi per alcuni minuti, tanto che lui aveva avuto la sensazione che si frequentassero ed era convinto che avrebbero finito la serata «in tre». Qualche tempo dopo Paco si è anche sentito con Sara e lei, a proposito di Giada, le aveva risposto: «Prima ti limonano e poi non ti rispondono». E quando ha saputo della denuncia Paco è rimasto di stucco: «Le aveva viste baciarsi reciprocamente». E ha consegnato la chat agli investigatori. C’è un messaggio di Sara che gli chiede di ricordare un particolare: Giada «accovacciata» che la «baciava tutta disinvolta». Lui risponde con i suoi ricordi: «Sì Sara... no, più che là fori (fuori, ndr) prima... sulla porta... poi lì al taxi si stavate a fa un po’ di mattacchioni così». 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E a quanto pare, per l’autista di piazza i tre giornalisti erano dei clienti di cui liberarsi prima possibile: «Ho percepito che erano brilli quando erano all’interno della vettura, perché ridevano, scherzavano, la ragazza più giovane mi ha detto “hai visto chi stai portando stasera a casa?”, io non ho neanche risposto, non vedevo l’ora che scendessero dal taxi perché erano su di giri…». A vantarsi dello status di vip sarebbe stata proprio la presunta vittima, ma in realtà emerge che l’uomo era consapevole che almeno uno dei suoi passeggeri era una persona nota: «Lui (Trocchia, ndr) lo ricordo perché l’ho visto in televisione, c’era poi una donna e una ragazza». Va detto che anche se l’uomo ha confermato che la ragazza era molto scossa e che gli aveva detto «che non si sarebbe aspettata quello che era accaduto», non ha raccontato agli investigatori di aver avuto la percezione di una violenza, ma di atti consensuali, con il bacio che non gli sarebbe sembrato «forzato». E soprattutto, il 7 febbraio del 2023, in una telefonata intercettata durante le indagini, il tassista racconta al suo interlocutore l’accaduto e la sua convocazione negli uffici della Squadra mobile: «Io non lo so io te giuro a me non me pareva tutta sta pesantezza cioè ner senso... io gli ho spiegato tutto ma che te devo dì!». Poi chiosava: «Quindi non so che ditte io non lo so lei che ha fatto! Se ha fatto la denuncia, probabilmente ha fatto la denuncia perché sennò non mi avrebbero chiamato ... sicuramente avrà fatto la denuncia e quindi niente mi hanno voluto senti pure a me... mo non so...». L’uomo, quindi, non è in grado di corroborare le accuse della presunta vittima, ma dal momento che ammette che erano «su di giri», la sua non può neanche essere considerata una smentita netta. A differenza della moglie Trocchia ha finora scelto la strada del silenzio. Per ricostruire la sua versione dei fatti, si deve quindi fare riferimento ai riassunti citati dalla pm Barbara Trotta nella richiesta di archiviazione che verrà valutata dal gip il prossimo 10 dicembre. Secondo il giornalista la presunta vittima e la moglie «avevano iniziato a baciarsi» fuori dal pub dove si era svolta la festa. All’arrivo del taxi la ragazza «decideva di andare con loro e si sedevano tutt’e tre dietro» con la presunta vittima «al centro la quale continuava a baciarsi con Sara. Vedendo la scena il Trocchia riferiva di avere chiesto» alla presunta vittima «se, dato che stava baciando la sua compagna, voleva baciare anche lui». La ragazza «rispondeva che avrebbe fatto quello che diceva Sara. Sara diceva che poteva fare quello che voleva ed allora» la presunta vittima «lo baciava ed i due si toccavano anche reciprocamente».
Ansa
L’amministratore delegato di Rheinmetall, Armin Papperger, ha spiegato al quotidiano Welt am Sonntag che la Francia sta valutando un taglio drastico ai finanziamenti per il carro, la cui entrata in servizio era prevista per il 2040 e che doveva sostituire il Leopard 2 e il Leclerc. «Se hai a disposizione meno soldi», ha sospirato il manager, «non andrai più veloce. E noi siamo già molto lenti». Il Mgcs, finora, ha ricevuto solo 25 milioni. L’interoperabilità dei sistemi d’arma tra Paesi alleati? Può attendere.
Secondo quanto ha riferito venerdì l’Handelsblatt, le banderuole scioviniste dei francesi stanno compromettendo pure un altro programma: l’Eurodrone. Dassault, infatti, avrebbe chiesto un risarcimento ad Airbus perché potrà lavorare solo a una quota minoritaria del progetto, che coinvolge anche Germania, Spagna e Italia.
Se la passava meglio il concorrente italo-nipponico-britannico del Fcas, il Global combat air programme (Gcap). Il jet multiruolo stealth verrebbe costruito da Leonardo, dall’inglese Bae systems e dalla giapponese Mitsubishi. Restano sbarrate le porte ai tedeschi, i quali avevano manifestato interesse per la joint venture dopo il divorzio dai transalpini. Ma adesso sono le turbolenze politiche londinesi a tarpare le ali all’aereo del futuro: Keir Starmer ha perso il ministro della Difesa, John Healey, irritato per gli stanziamenti insufficienti al settore militare. La svolta laburista, pensata per tamponare l’emorragia di voti dirottando risorse sul welfare, potrebbe ripercuotersi sul sodalizio con Roma e Tokyo: i tempi di realizzazione del velivolo (2035) potrebbero dilatarsi.
In un contesto frammentato come quello del Vecchio continente, le liti non devono stupire. Il disimpegno americano, con la prospettiva di un allontanamento dell’egemone, ha innescato la competizione tra Stati di peso comparabile per intestarsi il primato militare, in una fase storica in cui l’hard power sta ridiventando un fattore di potenza cruciale. È l’ennesima dimostrazione che quello dell’orso russo è più un pretesto che un’emergenza: se veramente temessimo l’imminente invasione da parte delle truppe di Vladimir Putin, avremmo un autentico incentivo ad accantonare gli egoismi nazionali. Invece, ognuno va per sé: la Polonia si sta armando fino ai denti e potrebbe ereditare i rimasugli di supporto statunitense che Donald Trump, in cattivi rapporti con Berlino, sta sottraendo alla Germania; il debole governo di Friedrich Merz è riuscito a mettere da parte una cifra monstre - quasi 1.000 miliardi di euro - per rendere la Bundeswehr l’esercito convenzionale più forte d’Europa; la Francia ha meno disponibilità di cassa, ma non può sopportare che il suo dominio bellico venga minacciato; e poi c’è il caso italiano.
Giorgia Meloni sa che il consenso dei cittadini per le politiche marziali caldeggiate da Bruxelles è scarso. I recenti attriti sulla negata sospensione del Patto di stabilità hanno spinto l’esecutivo a congelare l’adesione al fondo Safe, nonostante i malumori del ministro della Difesa, Guido Crosetto. Il quale, nel frattempo, studia un piano per reclutare 40.000 soldati entro il 2033.
Per accedere ai prestiti dell’Ue (denaro che andrà restituito), i progetti devono coinvolgere almeno due Stati membri, a meno che non si tratti di appalti a tempo limitato. Ma se le collaborazioni sono così fragili, per quale motivo dovremmo infilarci in un meccanismo che ci vincolerebbe a elargizioni poco liberali dall’Europa? Magari, a beneficio di Rheinmetall, o di altri concorrenti francesi? Ieri è toccato alla Grecia firmare l’accordo, per pagare un sistema antidroni. Noi non abbiamo difficoltà a raccogliere capitali sui mercati, a tassi favorevoli. Possiamo contare su colossi come Leonardo. Nulla ci impedisce di metterci in proprio e di sceglierci i partner che preferiamo, a prescindere dalla sorveglianza della Commissione. Se il mondo è diventato pericoloso e bisogna attrezzarsi per sopravvivere, non è a Ursula che ci conviene consegnare la nostra sicurezza. Voi comprereste un’auto usata da quella donna?
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L’indagine è nata dalle querele presentate dalle donne vittime di atti sessuali, subiti in occasione della consegna dei prodotti alimentari richiesti online tramite la piattaforma per cui l’uomo lavorava.
Dagli accertamenti è emerso che, l’8 febbraio scorso, il rider, utilizzando l’account di una terza persona, ha appoggiato la bicicletta e ha consegnato a una giovane donna due casse d’acqua all’ingresso dello stabile: a quel punto ha iniziato a palpeggiarle il seno e altre parti del corpo. In un primo momento la vittima è rimasta impietrita e incapace di reagire, poi è riuscita a divincolarsi, scappando nell’androne condominiale ed entrando in ascensore. Ma l’uomo non ha desistito e ha lasciato il condominio solo dopo qualche minuto in cui la ragazza è rimasta chiusa in ascensore.
Successivamente, il 13 febbraio, il rider ha effettuato una consegna all’interno di un palazzo e, con il pretesto di richiedere alla ragazza destinataria dell’ordine una recensione sul cellulare, si è avvicinato e le ha palpeggiato il seno con entrambe le mani. Anche il 16 marzo, sempre all’ingresso di un condominio, l’uomo, impugnando la busta contenente l’ordine, ha infilato la mano sinistra sotto al sacchetto e ha palpeggiato il seno della ragazza davanti a lui. Sono in corso accertamenti relativi ad almeno altri sette episodi, del tutto simili per modalità d’azione.
Le segnalazioni arrivate in merito al rider arrestato, oltre ad essere numerose, risalgono a episodi avvenuti almeno da maggio 2025, un periodo di tempo molto lungo. Per questo, le forze dell’ordine ritengono che i comportamenti penalmente rilevanti dell’uomo appaiano abituali e, pertanto, invitano eventuali altre vittime a farsi avanti e denuciare le molestie subite.
In Toscana, invece, sta per andare a processo un tentativo di stupro ai danni di una novantenne da parte di un tunisino di 59 anni, accoltellato da un familiare sessantaduenne della vittima.
L’incredibile episodio di violenza contro l’anziana è avvenuto a Montespertoli, tranquillo Comune di 13.000 abitanti immerso nelle campagne tra Firenze e Siena.
La vicenda risale alla prima metà dello scorso anno, quando, secondo quanto ricostruito dalle indagini, il tunisino, residente a Colle Val D’Elsa, in Provincia di Siena, aveva accesso all’abitazione della pensionata, dove lavorava come operaio, intento a effettuare alcuni lavori di ristrutturazione all’immobile nel quale viveva la donna. È in quel contesto che l’uomo, stando alla ricostruzione della Procura di Firenze, avrebbe abusato della novantenne. Secondo quanto riporta il quotidiano La Nazione, che cita alcuni virgolettati degli atti d’indagine, la violenza sarebbe consistita «nell’afferrarle la testa con entrambe le mani e nell’iniziare a baciarla sull’orecchio per poi spostarsi verso la bocca», nonché «nel palpeggiarle e stringerle al contempo il seno destro» e a costringerla a subire tali atti sessuali contro la propria volontà.
Venuto a conoscenza dello stupro, il nipote dell’anziana avrebbe affrontato l’operaio tunisino e, dopo aver gridato «cosa hai fatto alla nonna?», lo avrebbe colpito due volte al torace con un coltello lungo 18 centimetri, causandogli ferite guaribili in dieci giorni.
Naturalmente la rissa tra i due non è passata inosservata nella pacifica cittadina e ha portato all’intervento delle forze dell’ordine, dando il via a una doppia indagine da parte della Procura di Firenze, sia sull’accoltellamento che sullo stupro. Nei mesi scorsi il pubblico ministero titolare del fascicolo d’indagine ha chiesto il rinvio a giudizio per entrambi. Il nordafricano è accusato di violenza sessuale ai danni della novantenne, con l’aggravante di aver commesso il fatto approfittando di circostanze di tempo, di luogo e di persona tali da ostacolare la pubblica e la privata difesa, nonché con abuso di relazioni domestiche e di prestazioni d’opera.
Al nipote della donna, invece, dalla Procura viene contestata l’accusa di lesioni personali aggravate dall’utilizzo del coltello, considerato un’arma bianca. I due si incontreranno di nuovo durante l’udienza preliminare, fissata per il prossimo 7 ottobre presso il tribunale di Firenze. E quasi certamente dovranno affrontare un processo a tratti kafkiano, che potrebbe portare alla condanna di entrambi.
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