Tesla è diventata il primo produttore di macchine per capitalizzazione. Volano pure Nikola e Nio Per ridurre rischi e volatilità, però, si può puntare su imprese che sviluppano anche motori tradizionali.
Tesla è diventata il primo produttore di macchine per capitalizzazione. Volano pure Nikola e Nio Per ridurre rischi e volatilità, però, si può puntare su imprese che sviluppano anche motori tradizionali.Lo scorso 1° luglio Tesla è diventato il primo costruttore di auto al mondo per capitalizzazione, arrivando ad avere una capitalizzazione di Borsa pari a circa 208 miliardi di dollari. A distanza di meno di due settimane, la capitalizzazione è arrivata a lambire brevemente i 300 miliardi, oltre dieci volte le vendite attese per il 2020. Senza considerare che i 100 miliardi di maggiore capitalizzazione guadagnati negli ultimi 15 giorni sono superiori al valore di tutta Volkswagen.«Nei prezzi attuali di Tesla», spiega Andrea Andreis, gestore insieme a Massimo Baggiani di alcuni fondi fra cui uno proprio specializzato sulla mobilità elettrica, il Pharus electric mobility niches, «il mercato sembra incorporare la leadership assoluta e perenne dell'alto di gamma del mercato mondiale dell'auto elettrica, associata a eccezionali e sostenibili livelli di marginalità. Ma soprattutto incorpora l'entusiasmo infinito che ora il mercato prova per i titoli growth. Tesla è una società con un prodotto fantastico e con un fondatore geniale. La società ha un vantaggio competitivo importante in termini di performance e autonomia, in larga misura grazie al software di gestione del pacco batterie Nca. Infine, noi siamo fortemente positivi sulla rivoluzione elettrica, con aspettative di crescita ben oltre quelle del mercato. Tuttavia, gli attuali livelli valutativi di Tesla non possono esser giustificati in alcun modo su base fondamentale, ma solo su base concettuale».Non è solo Tesla a godere di questo momento d'oro. «Esistono altre realtà elettriche “pure", quali Nikola e Nio», spiega Andreis che hanno avuto performance stellari, pur presentando dei casi d'investimento decisamente meno visibili. Nio vende 45.000 auto elettriche all'anno e vale quanto Fca che ne vende 4 milioni e due volte Renault che, insieme a Nissan, di auto elettriche ne vende ben oltre le 100.000 ogni anno. Nikola vale 20 miliardi di dollari senza aver mai venduto alcun camion e avendo una tecnologia (idrogeno) con ancora molti ostacoli. L'importante produttore di batterie Catl, che con Byd dalla Cina ha il controllo mondiale delle batterie agli ioni di litio, è arrivato a quotare oltre nove volte le vendite attese per il 2020, che sembra una valutazione eccessivamente ottimista, pur considerando la posizione dominante nel mercato cinese», conclude l'esperto.Come poter allora investire sul trend dell'elettrico senza correre rischi connessi a valutazioni eccessive e la perdita di parte del patrimonio?«Esistono delle opportunità rilevanti attraverso un approccio value ovvero nella ricerca di società sottovalutate», secondo Andreis, «che mira a investire su conglomerati che hanno avviato divisioni di successo nell'ambito dell'elettrificazione, in particolar modo delle batterie o di componenti di queste. Queste conglomerate presentano valutazioni sacrificate sui fondamentali e potrebbero fortemente beneficiare di una valorizzazione separata dei loro business elettrici in caso di spin off. Nell'eventualità in cui ci fosse, invece, un rallentamento nell'avanzata della rivoluzione elettrica, queste azioni sarebbero comunque ancora attraenti per tutti gli altri business che possiedono, riducendo le possibilità per l'investitore di perdere una quota rilevante del proprio investimento. Nel caso in cui la mobilità elettrica continuasse il processo di accelerazione, anche in assenza di uno spin off, queste realtà ne avrebbero in ogni caso un beneficio, visto che godrebbero di un importante elemento di crescita al loro interno. Ed è questa la strategia che adottiamo nei nostri fondi».«Si tratta di un settore destinato a raggiungere per vendite quello dei semiconduttori», aggiunge Salvatore Gaziano, direttore investimenti Soldiexpert scf. «Chi vuole posizionarsi in questo mondo ha una scelta quindi sempre più ampia per diversificare fra fondi ed Etf dove l'investimento diretto in società molto di “moda" (come Tesla o Nikola) espone a rischi di volatilità (guadagni ma anche perdite) molto elevati».
Maria Rita Parsi (Imagoeconomica)
La celebre psicologa e psicoterapeuta Maria Rita Parsi: «È mancata la gradualità nell’allontanamento, invece è necessaria Il loro stile di vita non era così contestabile da determinare quanto accaduto. E c’era tanto amore per i figli».
Maria Rita Parsi, celebre psicologa e psicoterapeuta, è stata tra le prime esperte a prendere la parola sulla vicenda della famiglia del bosco.
La sede di Bankitalia. Nel riquadro, Claudio Borghi (Imagoeconomica)
Il senatore leghista torna sulle riserve auree custodite presso Bankitalia: «L’istituto detiene e gestisce il metallo prezioso in nome dei cittadini, ma non ne è il proprietario. Se Fdi riformula l’emendamento...»
«Mentre nessuno solleva il problema che le riserve auree della Bundesbank siano di proprietà dei cittadini tedeschi, e quindi dello Stato, come quelle della Banca di Francia siano di proprietà dei cittadini d’Oltralpe, non si capisce perché la Banca d’Italia rivendichi il possesso del nostro oro. L’obiettivo dell’emendamento presentato in Senato da Fratelli d’Italia, e che si ricollega a una mia proposta di legge del 2018, punta esclusivamente a stabilire il principio che anche Bankitalia, al pari delle altre Banche centrali, detiene e gestisce le riserve in oro ma non ne è la proprietaria». Continua il dibattito su misure ed emendamenti della legge di Bilancio e in particolare su quello che riguarda le riserve in oro.
Emanuele Fiano (Ansa)
L’ex deputato pd chiede di boicottare un editore ospite alla fiera patrocinata da Gualtieri e «reo» di avere un catalogo di destra.
Per architettare una censura coi fiocchi bisogna avere un prodotto «nero» ed etichettarlo con la dicitura «neofascista» o «neonazista». Se poi scegli un ebreo (si può dire in questo contesto oppure è peccato?) che è stato pure censurato come testimonial, hai fatto bingo. La questione è questa: l’ex parlamentare Pd, Emanuele Fiano, che già era passato alla cronaca come bersaglio dei pro Pal colpevoli di non averlo fatto parlare all’Università Ca’ Foscari di Venezia e contro il quale qualche idiota aveva mimato la P38, sta premendo per censurare una casa editrice colpevole di pubblicare dei libri pericolosi perché di destra. Anzi, di estrema destra.
Un frame del video dell'aggressione a Costanza Tosi (nel riquadro) nella macelleria islamica di Roubaix
Giornalista di «Fuori dal coro», sequestrata in Francia nel ghetto musulmano di Roubaix.
Sequestrata in una macelleria da un gruppo di musulmani. Minacciata, irrisa, costretta a chiedere scusa senza una colpa. È durato più di un’ora l’incubo di Costanza Tosi, giornalista e inviata per la trasmissione Fuori dal coro, a Roubaix, in Francia, una città dove il credo islamico ha ormai sostituito la cultura occidentale.






