
Si preannuncia un’estate di fuoco per i voli. Cresce l’incertezza legata alle prospettive nebulose del conflitto iraniano. Mentre dal presidente degli Stati Uniti arrivano messaggi che sembrano improntati a un cauto ottimismo, alcuni dei settori più esposti cominciano a fare i conti con un quadro in cui alcuni prodotti energetici potrebbero vedere drasticamente ridotta la loro disponibilità. Il caso più eclatante è quello del trasporto aereo.
L’Iea (l’Agenzia internazionale dell’energia), organizzazione intergovernativa fondata da 29 Paesi, ha lanciato l’allarme. Fatih Birol, direttore esecutivo dell’Agenzia, in una intervista ha detto che l’Europa potrebbe trovarsi a breve di fronte a una grave emergenza per il trasporto aereo. Le scorte potrebbero addirittura durare solo 6 settimane a causa del blocco di Hormuz, che fa registrare pesanti ripercussioni sulle forniture di jet fuel. Secondo Birol in assenza di una rapida risoluzione del conflitto le compagnie aeree saranno costrette a introdurre cancellazioni di voli nel medio periodo. Prospettiva che potrebbe avere impatti significativi sulla mobilità dei passeggeri, sul turismo, il commercio e le catene logistiche con un impatto negativo importante su tutta l’economia.
Intanto la Ue è al lavoro per mettere a punto un piano rivolto al carburante per aerei, prodotto che l’Europa importa per circa il 75% dal Medio Oriente con una dipendenza superiore a quella di qualsiasi altro combustibile per trasporto. La Commissione sta elaborando una strategia che dovrebbe essere presentata il 22 aprile basata su tre punti: monitoraggio della capacità di raffinazione per massimizzare la produzione interna; misure per garantire che le raffinerie operino nella massima capacità evitando fermi per manutenzione; infine acquisti congiunti di cherosene. Un altro capitolo riguarderebbe la possibilità di coordinare i membri della Ue per le scorte di jet fuel, un prodotto per il quale non esiste un obbligo di riserve e che quindi vede comportamenti disomogenei tra i vari Stati.
In attesa di Bruxelles, le compagnie cominciano a fare i conti con le difficoltà.
Klm, ad esempio, ha annunciato la cancellazione di 160 voli in Europa nel prossimo mese con la motivazione dei rincari del cherosene ma precisando che non ha problemi di carenza di jet fuel. Peraltro, nonostante i disagi, i voli soppressi rappresentano meno dell’1% dell’offerta della compagnia. Decisione simile anche per l’elvetica Edelweiss che ha modificato il planning relativo agli Stati Uniti e all’Oman, in questo caso a causa del calo della domanda oltre all’aumento del prezzo del carburante. L’adeguamento riguarda in particolare i collegamenti con il Nord America nel programma estivo. I voli verso Denver e Seattle sono stati eliminati completamente, mentre sulla rotta per Las Vegas le frequenze verranno ridotte nella tarda primavera e in autunno. Nel programma invernale 2026/27 verranno cancellati i collegamenti verso Mascate e Salalah, in Oman. I passeggeri già in possesso di biglietti per le destinazioni interessate saranno reindirizzati su collegamenti alternativi, oppure saranno rimborsati.
La crisi energetica sta facendo sentire i suoi effetti sui conti economici di alcuni vettori. La britannica low cost EasyJet ha annunciato una perdita pre tasse tra 540 e 560 milioni di sterline per il semestre ottobre-marzo, a fronte dei 394 milioni di sterline della prima metà del 2024-25 e ha segnalato che il conflitto in Medio Oriente ha causato un aumento dei costi del carburante di 25 milioni nel mese di marzo. Con l’estate alle porte, la situazione già grave, rischia di esplodere. Il ceo, Kenton Jarvis, ha affermato che la domanda resta sostenuta ma i risultati finanziari sono peggiorati. Pesa anche l’atteggiamento prudente dei passeggeri che a fronte della situazione incerta, tendono a posticipare le prenotazioni. Nonostante questo EasyJet dice di aver registrato a Pasqua la sua migliore performance di questo periodo a dimostrazione che la situazione è caratterizzata da estrema volatilità. Secondo quanto riporta The Guardian, EasyJet resta comunque fiduciosa riguardo alle forniture di carburante: sebbene abbia coperto il 70% del proprio fabbisogno per il resto dell’anno fiscale fino a settembre, ha però evidenziato che ogni variazione di 100 dollari nel prezzo spot del carburante per aerei per tonnellata metrica comporta un aumento di 40 milioni di sterline nei costi per le forniture non coperte – e attualmente il prezzo è di circa 800 dollari superiore a quello precedente all’inizio del conflitto. Jarvis, come riferito dal quotidiano londinese, ha definito pura speculazione qualsiasi ipotesi di dover cancellare voli. Una possibilità che invece era stata sollevata dal ceo di Ryanair, Michael O’Leary per la fine dell’estate qualora lo stretto di Hormuz dovesse restare chiuso.
Jarvis ha infine dichiarato: «Abbiamo visibilità fino a metà maggio e non abbiamo preoccupazioni».





