
La vicenda della centrale nucleare di Zaporizhzhia, più che una possibile catastrofe, è un gioco al terrore basato su un’epidemia di notizie utile a mantenere alta la tensione occidentale e favorire la restituzione a Kiev di quella che probabilmente è una delle più importanti conquiste russe della guerra. Conviene infatti all’Ucraina fare qualsiasi gioco, anche sporco nei confronti degli europei, pur di tornare a controllare una grande quantità di energia elettrica. Satelliti di ogni schieramento, persino cinesi, inquadrano l’impianto giorno e notte, così è sufficiente un falò «nella regione» per scatenare un’ondata di echi mediatici.
L’ultimo episodio è di ieri: il rappresentante dell’amministrazione filorussa, Vladimir Rogov, ha affermato che un attacco ucraino avrebbe danneggiato il tetto dell’edificio in cui viene immagazzinato il carburante necessario per il funzionamento dei reattori. Mentre il portavoce del Cremlnio, Dmitry Peskov, assicurava che Mosca è «interessata» alla cooperazione con la missione dell’Aiea nel sito, Volodymyr Zelensky ha parlato di un ricatto nucleare da parte degli invasori.
Tra giovedì e venerdì della scorsa settimana, la centrale è stata disconnessa più volte dalla rete elettrica ucraina, con l’operatore nazionale Energoatom a puntualizzare che «il fabbisogno di alimentazione della stazione è attualmente fornito attraverso una linea riparata dalla società energetica ucraina». In realtà, la preoccupazione ucraina è che «Zapo» smetta di dare energia per darla alla Crimea, come i russi hanno annunciato - ma non è semplice come azionare un interruttore - mentre invece Kiev continua a raccontarci che senza l’energia ucraina che alimenta i circuiti di raffreddamento dei rettori potrebbe verificarsi un «disastro da radiazioni». Falso, ci sono i generatori diesel ma sono controllati dai russi. Zelensky ha rincarato la dose terrorizzando l’Europa: «Il mondo deve capire che minaccia è questa», ha detto. «Se, quando le linee elettriche sono state colpite, non si fossero accesi i generatori diesel, se l’automazione e il nostro personale dell’impianto non avessero reagito dopo il blackout, ora saremmo costretti a superare le conseguenze di un incidente». Di vero c’è che l’area è sotto il controllo dei russi, che il presidente ucraino ha tutto l’interesse affinché tecnici occidentali della Aiea possano entrarvi e soprattutto che la Russia accetti una smilitarizzazione della centrale che ha conquistato militarmente e che gestisce con personale russo proveniente da Rosatom, l’agenzia nazionale per l’energia atomica di Mosca, quelli che la centrale l’hanno progettata. E ovviamente i militari russi difendono la loro conquista.
Dunque, senza un aiuto esterno al Paese, molto difficilmente gli ucraini riuscirebbero a riconquistare la centrale, mentre la presenza di mezzi militari armati (russi) al suo interno è un deterrente per la sicurezza di chi ne ha il controllo. Di segreto nella centrale non c’è alcunché, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica l’ha sempre ispezionata regolarmente perché sia la Russia, sia l’Ucraina, sono membri dell’agenzia stessa. In tale situazione è ovvio che, con le armi fornite dall’Occidente, le truppe di Zelensky abbiano ogni interesse a provocare situazioni allarmanti attorno all’impianto. E per come è costruita Zaporizhzhia, le possibilità che una bomba fatta esplodere contro uno dei «bunker» sovrapposti che proteggono il nocciolo dei reattori causi un disastro sono praticamente nulle.
La strategia di Kiev è quindi spaventare l’Occidente sulle possibilità che scontri armati (che però dipendono da loro), danneggino in realtà gli impianti di raffreddamento che prelevano e restituiscono acqua dal fiume Dnepr sul quale è costruita la centrale, installazioni che i russi ovviamente proteggono militarmente. Soltanto bloccando le pompe (elettriche) e rompendo le tubazioni che garantiscono il flusso raffreddante (detto terziario), quello più interno alla centrale, sigillato e a diretto contatto con l’acqua di raffreddamento delle turbine a vapore, quindi radioattivo, non potrebbe più cedere calore e il reattore andrebbe spento immediatamente. Gli impianti sul fiume, non essendo a contatto con la radioattività, non hanno alcuna protezione speciale. Dunque, la politica ucraina spera che, dopo la visita dei tecnici occidentali Aiea, si trovi un accordo per la gestione della centrale con la sua smilitarizzazione, mentre i militari di Kiev sanno che qualora il piano fallisse e i russi dirottassero altrove l’energia, non resterebbe che costringerli a fermare i reattori distruggendo gli impianti sul fiume. E in questo gioco, tenere la tensione alta conviene.
Il vice portavoce del Dipartimento di Stato americano, Vedant Patel, il 25 agosto ha affermato: «Qualsiasi tentativo di disconnettere la centrale nucleare di Zaporizhzhia dalla rete elettrica ucraina e reindirizzarla alle zone occupate è inaccettabile». L’Ucraina tuttavia deve anche evitare che i suoi cittadini accusino Zelensky di esporli a rischi nucleari pressando militarmente le truppe russe nella zona, per questo il 26 agosto, il responsabile della sanità della regione di Zaporizhzhia, Taras Tyshchenko, ha dichiarato che i livelli di radiazioni ai quali sono esposte le circa 60.000 persone che vi abitano sono quelli prebellici, da 0,07 a 0,13 microsievert al giorno.






