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2024-06-17
Israele bandito dall’expo della Difesa
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(Ansa)
Armi e diplomazia. Le forze di difesa israeliane (Idf) in una nota diffusa ieri mattina affermano che «effettueranno una pausa tattica dell’attività militare quotidiana nelle aree del sud della Striscia di Gaza per consentire la consegna degli aiuti umanitari ai palestinesi». L’Idf ha precisato che la pausa avrà luogo tutti i giorni tra le 8 e le 19 lungo una strada che porta dal valico di Kerem Shalom e poi a nord verso Khan Younis. «Questo è un ulteriore passo avanti negli sforzi di aiuto umanitario condotti dall’Idf e dal Cogat dall’inizio della guerra», affermano i militari. Una bella notizia se non fosse che fonti vicine a Yoav Gallant hanno rivelato al quotidiano Haaretz che il ministro della Difesa israeliano «non sapeva nulla della decisione dell’esercito di sospendere i combattimenti nell’area adiacente al corridoio umanitario di Gaza». Secondo queste fonti, «il governo non ha autorizzato la decisione», ma c’è di più perché secondo quanto riporta l’emittente Channel 13 il premier israeliano Benjamin Netanyahu durante la riunione del consiglio dei ministri di ieri ha affermato: «Abbiamo un Paese con un esercito, non un esercito con un Paese. Per raggiungere l’eliminazione di Hamas, ho preso decisioni che non sempre sono accettate dai vertici militari».
L’Idf come riporta Haaretz respinge le critiche sulla sospensione dei combattimenti nei pressi del corridoio umanitario di Gaza, e anche l’affermazione secondo cui la classe politica non sarebbe stata informata della decisione. Ma la vera notizia stavolta non arriva dal campo di battaglia. Oggi si apre a Parigi «Eurosatory 2024», evento globale per la difesa e la sicurezza. Quest’anno non vedrà la partecipazione delle 74 aziende di Difesa israeliane escluse dopo il clamoroso intervento di un tribunale distrettuale francese (sollecitato anche da interventi di Ong pro Palestina) che ha ordinato l’esclusione dei rappresentanti israeliani. Eurosatory, una delle maggiori fiere di difesa e sicurezza a livello mondiale, si svolge biennalmente vicino al principale aeroporto internazionale di Parigi. L’edizione del 2024, che inizia oggi e termina il 21 giugno, aveva pianificato di ospitare 74 aziende israeliane, di cui circa 10 avrebbero esposto armi. Questo evento solitamente attira oltre 1.700 aziende e più di 60.000 partecipanti provenienti da 150 Paesi con relativo giro d’affari multimiliardario. Charles Beaudoin, presidente di Coges Event, organizzatore di Eurosatory, ha espresso preoccupazione per la sentenza della Corte in una lettera datata sabato scorso. Ha osservato che «la decisione della corte va oltre la direttiva iniziale del governo, vietando la presenza di rappresentanti di aziende israeliane». Beaudoin ha anche sottolineato che Coges «sta perseguendo le vie legali più rapide per impugnare la decisione», anche se per ora la sentenza verrà applicata.
A questo proposito il governo francese dovrebbe rilasciare una risposta formale alla sentenza della Corte, tuttavia, appare improbabile che scoppi un conflitto tra poteri dello Stato. Il divieto riguarda i dipendenti di aziende israeliane, indipendentemente dalla loro nazionalità, mentre permette solo agli israeliani impiegati da aziende non israeliane di partecipare all’evento. Tutto nasce da una direttiva del ministero della Difesa francese, emessa nel maggio scorso che vieta alle aziende israeliane della difesa di allestire stand alla fiera di Parigi. Il ministero ha citato le condizioni insostenibili create dalle operazioni in corso dall’Idf a Rafah come ragione principale di questo divieto. Evidente come quella parte di magistratura di sinistra e proPal francese ha gradito e molto l’assist di Emmanuel Macron per impedire agli israeliani di prendere parte a Eurosatory 2024. Evidente come il divieto metta a dura prova le relazioni economiche tra Francia e Israele. Il commercio nell’ambito della Difesa è una componente critica delle relazioni commerciali bilaterali e l’esclusione delle aziende israeliane da Eurosatory potrebbe portare a misure di ritorsione o a una riduzione della cooperazione in altri settori con enormi danni economici per entrambi i Paesi. E portare persino a una rottura diplomatica.
Nel 2023 lo scambio commerciale nel settore della difesa tra i due Paesi ha superato i 2 miliardi di euro
È iniziata questa mattina a Parigi Eurosatory 2024 evento commerciale globale per la difesa e la sicurezza che non vedrà la partecipazione delle 74 aziende di difesa israeliane escluse dopo il clamoroso intervento di un tribunale distrettuale francese che ha ordinato l'esclusione dei rappresentanti israeliani.
Eurosatory, una delle maggiori fiere di difesa e sicurezza a livello mondiale, si svolge biennalmente vicino al principale aeroporto internazionale di Parigi. L'edizione del 2024, che inizia oggi e termina il 21 giugno, aveva pianificato di ospitare 74 aziende israeliane, di cui circa 10 avrebbero esposto armi. Questo evento solitamente attira oltre 1.700 aziende e più di 60.000 partecipanti provenienti da 150 paesi con relativo giro d’affari multimiliardario. Charles Beaudoin, presidente di Coges Event, organizzatore di Eurosatory, ha espresso preoccupazione per la sentenza della corte in una lettera datata sabato scorso. Ha osservato che « la decisione della corte va oltre la direttiva iniziale del governo, vietando non solo la mostra, ma anche la presenza di rappresentanti di aziende israeliane». Beaudoin ha anche sottolineato che Coges «sta perseguendo le vie legali più rapide per impugnare la decisione», anche se per ora la sentenza verrà applicata. A questo proposito il governo francese dovrebbe rilasciare una risposta formale alla sentenza della corte tuttavia, appare improbabile che scoppi un conflitto tra poteri dello Stato. Il divieto riguarda i dipendenti di aziende israeliane, indipendentemente dalla loro nazionalità, mentre permette agli israeliani impiegati da aziende non israeliane di partecipare all'evento. Non esiste un divieto assoluto per gli israeliani che desiderano visitare la fiera.
Tutto nasce da una direttiva del ministero della Difesa francese, emessa nel maggio scorso che vieta alle aziende israeliane della difesa di allestire stand alla fiera di Parigi. Il ministero ha citato le condizioni insostenibili create dalle operazioni in corso delle Forze di Difesa Israeliane (Idf) a Rafah come ragione principale di questo divieto. Evidente come quella parte di magistratura di sinistra e propal francese ha gradito e molto l’assist di Emmanuel Macron per impedire agli israeliani di prendere parte a Eurosatory 2024. Grazie al tribunale francese nei padiglioni espositivi, i dittatori africani potranno acquistare armamenti francesi per miliardi di euro cosi’ come rappresentanti e gli agenti iraniani per conto dell'Iran circoleranno liberamente ma Israele è stato bandito.
Il commercio di difesa è una componente critica delle relazioni commerciali bilaterali e l'esclusione delle aziende israeliane da Eurosatory potrebbe portare a misure di ritorsione o a una riduzione della cooperazione in altri settori con enormi danni economici per entrambi i Paesi. La decisione della Francia di escludere le aziende israeliane dall’evento secondo Yehuda Lahav, vicepresidente esecutivo del marketing delle Israel Aerospace Industries «è stata una sorpresa perché è associata a una narrazione sbagliata, che racconta la storia opposta alla realtà dato che il 7 ottobre la vittima siamo stati noi. Siamo stati attaccati e massacrati da organizzazioni terroristiche e abbiamo il diritto di difenderci». A Breaking Defense Yehuda Lahav ha poi dichiarato: «È stata una sorpresa, è stato spiacevole, non mi piace, ma come azienda cosi’ (come altre industrie israeliane) abbiamo 30 mostre in tutto il mondo ogni anno, quindi una mostra alla quale non partecipiamo non influenza certo il nostro business». In ogni caso l'esclusione di imprese israeliane da una rinomata fiera commerciale internazionale lancia un messaggio sfavorevole agli investitori e alle compagnie di tutto il mondo. Questo suscita inquietudini riguardo alla stabilità e alla prevedibilità dell'ambiente aziendale in Francia, disincentivando potenzialmente gli investimenti stranieri. Le imprese potrebbero considerare questa decisione come un precedente per future ingerenze politiche nelle attività economiche, portando a una diminuzione della fiducia degli investitori. Diverse aziende francesi operano in Israele, coprendo settori come la tecnologia, la difesa e le infrastrutture. Le tensioni derivanti dal divieto potrebbero causare ripercussioni economiche negative per queste aziende. Eventuali ritorsioni da parte di Israele o una riduzione delle opportunità di collaborazione potrebbero influenzare la redditività e la presenza delle imprese francesi nel mercato israeliano. Ora Israele cosa farà? Gerusalemme potrebbe adottare misure di ritorsione in risposta al divieto, aggravando ulteriormente le tensioni economiche. Queste contromisure potrebbero comprendere restrizioni per le aziende francesi operanti in Israele ad esempio Airbus,Thales e Alstom (solo per citarne alcune), aumenti delle tariffe sui prodotti francesi o una diminuzione della cooperazione nella difesa e in altri settori. Tali azioni potrebbero avere un impatto negativo sulle imprese francesi e sulle relazioni commerciali bilaterali in generale.
Altro aspetto non certo trascurabile è che il divieto imposto alle aziende israeliane impedisce lo scambio tecnologico e la collaborazione tra imprese israeliane e francesi. Le fiere della difesa sono fondamentali per la diffusione di nuove tecnologie e innovazioni. L'assenza di partecipazione israeliana implica che le aziende francesi e l'industria della difesa nel suo complesso perderanno potenziali progressi tecnologici e opportunità di cooperazione. L'impatto a lungo termine del divieto sul mercato potrebbe essere molto significativo. Vista l’ostilità francese le aziende di difesa israeliane potrebbero cercare nuovi mercati e partner alternativi, riducendo la loro dipendenza da fiere e da altre collaborazioni europee. Questo cambiamento potrebbe provocare un riallineamento delle dinamiche commerciali nel settore della difesa globale, con potenziali conseguenze economiche a lungo termine sia per le aziende israeliane che per quelle francesi. Quanto c’è in gioco? La Francia è il terzo partner commerciale più importante di Israele, dopo gli Stati Uniti e la Cina. I due paesi hanno relazioni economiche bilaterali forti e in crescita, caratterizzate da una cooperazione in settori come la ricerca e sviluppo, l'innovazione e l'imprenditorialità. Nel 2023, lo scambio commerciale tra Israele e Francia ha raggiunto un valore di 18,1 miliardi di euro, segnando un aumento del 6,7% rispetto all'anno precedente. Le esportazioni israeliane verso la Francia ammontano a 8,9 miliardi di euro, con un incremento del 10,5%. I principali prodotti esportati includono: Prodotti ad alta tecnologia (elettronica, difesa, medicale),prodotti agricoli (frutta, verdura, fiori), prodotti chimici e petrolchimici mentre le le importazioni israeliane dalla Francia ammontano a 9,2 miliardi di euro, con un aumento del 3,1%. I principali prodotti importati includono: Veicoli e ricambi auto, aerei e componenti aeronautici, prodotti farmaceutici e macchinari e apparecchiature industriali.
E quanto vale per i due Paesi l’interscambio nel settore Difesa? Nel 2023, lo scambio commerciale nel settore della difesa tra Israele e Francia ha raggiunto un valore di 2,3 miliardi di euro, con un incremento del 15% rispetto all'anno precedente. Le esportazioni israeliane di prodotti per la difesa verso la Francia ammontano a 2 miliardi di euro, con un aumento del 20%. I principali prodotti esportati includono: Sistemi missilistici, sistemi elettronici di guerra, veicoli blindati e sistemi aerei senza pilota (UAV). Mentre le importazioni israeliane di prodotti per la difesa dalla Francia ammontano a 0,3 miliardi di euro, con un incremento del 5%. I principali prodotti importati includono: Aerei da combattimento, elicotteri, navi da guerra armi e munizioni. La Francia è uno dei principali partner commerciali di Israele nel settore della difesa. I due paesi fino al divieto del Tribunale distrettuale collaboravano attivamente allo sviluppo di tecnologie militari avanzate senza dimenticare che partecipano congiuntamente a esercitazioni militari e operazioni di mantenimento della pace. Emmanuel Macron farebbe bene a intervenire per evitare che tutto questo si interrompa a causa dell’entrata a gamba tesa della magistratura francese in una questione che è solo ed unicamente politica.
Le esportazioni israeliane della difesa nel 2023 hanno superato i 13 miliardi di dollari, un livello record per il terzo anno consecutivo; in crescita le vendite in Europa, che rappresentano il 35% del totale. Le difese aeree, i missili e i razzi israeliani sono i prodotti più ricercati.
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La corte di Parigi (su input del governo) ha vietato la presenza a Eurosatory di aziende e consulenti da Tel Aviv. Uno stop clamoroso che può rompere i rapporti tra i due Paesi.Nel 2023 lo scambio commerciale nel settore della difesa tra Israele e Francia ha raggiunto un valore di 2,3 miliardi di euro, con un incremento del 15% rispetto all'anno precedente.Lo speciale contiene due articoli.Armi e diplomazia. Le forze di difesa israeliane (Idf) in una nota diffusa ieri mattina affermano che «effettueranno una pausa tattica dell’attività militare quotidiana nelle aree del sud della Striscia di Gaza per consentire la consegna degli aiuti umanitari ai palestinesi». L’Idf ha precisato che la pausa avrà luogo tutti i giorni tra le 8 e le 19 lungo una strada che porta dal valico di Kerem Shalom e poi a nord verso Khan Younis. «Questo è un ulteriore passo avanti negli sforzi di aiuto umanitario condotti dall’Idf e dal Cogat dall’inizio della guerra», affermano i militari. Una bella notizia se non fosse che fonti vicine a Yoav Gallant hanno rivelato al quotidiano Haaretz che il ministro della Difesa israeliano «non sapeva nulla della decisione dell’esercito di sospendere i combattimenti nell’area adiacente al corridoio umanitario di Gaza». Secondo queste fonti, «il governo non ha autorizzato la decisione», ma c’è di più perché secondo quanto riporta l’emittente Channel 13 il premier israeliano Benjamin Netanyahu durante la riunione del consiglio dei ministri di ieri ha affermato: «Abbiamo un Paese con un esercito, non un esercito con un Paese. Per raggiungere l’eliminazione di Hamas, ho preso decisioni che non sempre sono accettate dai vertici militari». L’Idf come riporta Haaretz respinge le critiche sulla sospensione dei combattimenti nei pressi del corridoio umanitario di Gaza, e anche l’affermazione secondo cui la classe politica non sarebbe stata informata della decisione. Ma la vera notizia stavolta non arriva dal campo di battaglia. Oggi si apre a Parigi «Eurosatory 2024», evento globale per la difesa e la sicurezza. Quest’anno non vedrà la partecipazione delle 74 aziende di Difesa israeliane escluse dopo il clamoroso intervento di un tribunale distrettuale francese (sollecitato anche da interventi di Ong pro Palestina) che ha ordinato l’esclusione dei rappresentanti israeliani. Eurosatory, una delle maggiori fiere di difesa e sicurezza a livello mondiale, si svolge biennalmente vicino al principale aeroporto internazionale di Parigi. L’edizione del 2024, che inizia oggi e termina il 21 giugno, aveva pianificato di ospitare 74 aziende israeliane, di cui circa 10 avrebbero esposto armi. Questo evento solitamente attira oltre 1.700 aziende e più di 60.000 partecipanti provenienti da 150 Paesi con relativo giro d’affari multimiliardario. Charles Beaudoin, presidente di Coges Event, organizzatore di Eurosatory, ha espresso preoccupazione per la sentenza della Corte in una lettera datata sabato scorso. Ha osservato che «la decisione della corte va oltre la direttiva iniziale del governo, vietando la presenza di rappresentanti di aziende israeliane». Beaudoin ha anche sottolineato che Coges «sta perseguendo le vie legali più rapide per impugnare la decisione», anche se per ora la sentenza verrà applicata. A questo proposito il governo francese dovrebbe rilasciare una risposta formale alla sentenza della Corte, tuttavia, appare improbabile che scoppi un conflitto tra poteri dello Stato. Il divieto riguarda i dipendenti di aziende israeliane, indipendentemente dalla loro nazionalità, mentre permette solo agli israeliani impiegati da aziende non israeliane di partecipare all’evento. Tutto nasce da una direttiva del ministero della Difesa francese, emessa nel maggio scorso che vieta alle aziende israeliane della difesa di allestire stand alla fiera di Parigi. Il ministero ha citato le condizioni insostenibili create dalle operazioni in corso dall’Idf a Rafah come ragione principale di questo divieto. Evidente come quella parte di magistratura di sinistra e proPal francese ha gradito e molto l’assist di Emmanuel Macron per impedire agli israeliani di prendere parte a Eurosatory 2024. Evidente come il divieto metta a dura prova le relazioni economiche tra Francia e Israele. Il commercio nell’ambito della Difesa è una componente critica delle relazioni commerciali bilaterali e l’esclusione delle aziende israeliane da Eurosatory potrebbe portare a misure di ritorsione o a una riduzione della cooperazione in altri settori con enormi danni economici per entrambi i Paesi. 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L'edizione del 2024, che inizia oggi e termina il 21 giugno, aveva pianificato di ospitare 74 aziende israeliane, di cui circa 10 avrebbero esposto armi. Questo evento solitamente attira oltre 1.700 aziende e più di 60.000 partecipanti provenienti da 150 paesi con relativo giro d’affari multimiliardario. Charles Beaudoin, presidente di Coges Event, organizzatore di Eurosatory, ha espresso preoccupazione per la sentenza della corte in una lettera datata sabato scorso. Ha osservato che « la decisione della corte va oltre la direttiva iniziale del governo, vietando non solo la mostra, ma anche la presenza di rappresentanti di aziende israeliane». Beaudoin ha anche sottolineato che Coges «sta perseguendo le vie legali più rapide per impugnare la decisione», anche se per ora la sentenza verrà applicata. A questo proposito il governo francese dovrebbe rilasciare una risposta formale alla sentenza della corte tuttavia, appare improbabile che scoppi un conflitto tra poteri dello Stato. Il divieto riguarda i dipendenti di aziende israeliane, indipendentemente dalla loro nazionalità, mentre permette agli israeliani impiegati da aziende non israeliane di partecipare all'evento. Non esiste un divieto assoluto per gli israeliani che desiderano visitare la fiera.Tutto nasce da una direttiva del ministero della Difesa francese, emessa nel maggio scorso che vieta alle aziende israeliane della difesa di allestire stand alla fiera di Parigi. Il ministero ha citato le condizioni insostenibili create dalle operazioni in corso delle Forze di Difesa Israeliane (Idf) a Rafah come ragione principale di questo divieto. Evidente come quella parte di magistratura di sinistra e propal francese ha gradito e molto l’assist di Emmanuel Macron per impedire agli israeliani di prendere parte a Eurosatory 2024. Grazie al tribunale francese nei padiglioni espositivi, i dittatori africani potranno acquistare armamenti francesi per miliardi di euro cosi’ come rappresentanti e gli agenti iraniani per conto dell'Iran circoleranno liberamente ma Israele è stato bandito.Il commercio di difesa è una componente critica delle relazioni commerciali bilaterali e l'esclusione delle aziende israeliane da Eurosatory potrebbe portare a misure di ritorsione o a una riduzione della cooperazione in altri settori con enormi danni economici per entrambi i Paesi. La decisione della Francia di escludere le aziende israeliane dall’evento secondo Yehuda Lahav, vicepresidente esecutivo del marketing delle Israel Aerospace Industries «è stata una sorpresa perché è associata a una narrazione sbagliata, che racconta la storia opposta alla realtà dato che il 7 ottobre la vittima siamo stati noi. Siamo stati attaccati e massacrati da organizzazioni terroristiche e abbiamo il diritto di difenderci». A Breaking Defense Yehuda Lahav ha poi dichiarato: «È stata una sorpresa, è stato spiacevole, non mi piace, ma come azienda cosi’ (come altre industrie israeliane) abbiamo 30 mostre in tutto il mondo ogni anno, quindi una mostra alla quale non partecipiamo non influenza certo il nostro business». In ogni caso l'esclusione di imprese israeliane da una rinomata fiera commerciale internazionale lancia un messaggio sfavorevole agli investitori e alle compagnie di tutto il mondo. Questo suscita inquietudini riguardo alla stabilità e alla prevedibilità dell'ambiente aziendale in Francia, disincentivando potenzialmente gli investimenti stranieri. Le imprese potrebbero considerare questa decisione come un precedente per future ingerenze politiche nelle attività economiche, portando a una diminuzione della fiducia degli investitori. Diverse aziende francesi operano in Israele, coprendo settori come la tecnologia, la difesa e le infrastrutture. Le tensioni derivanti dal divieto potrebbero causare ripercussioni economiche negative per queste aziende. Eventuali ritorsioni da parte di Israele o una riduzione delle opportunità di collaborazione potrebbero influenzare la redditività e la presenza delle imprese francesi nel mercato israeliano. Ora Israele cosa farà? Gerusalemme potrebbe adottare misure di ritorsione in risposta al divieto, aggravando ulteriormente le tensioni economiche. Queste contromisure potrebbero comprendere restrizioni per le aziende francesi operanti in Israele ad esempio Airbus,Thales e Alstom (solo per citarne alcune), aumenti delle tariffe sui prodotti francesi o una diminuzione della cooperazione nella difesa e in altri settori. Tali azioni potrebbero avere un impatto negativo sulle imprese francesi e sulle relazioni commerciali bilaterali in generale. Altro aspetto non certo trascurabile è che il divieto imposto alle aziende israeliane impedisce lo scambio tecnologico e la collaborazione tra imprese israeliane e francesi. Le fiere della difesa sono fondamentali per la diffusione di nuove tecnologie e innovazioni. L'assenza di partecipazione israeliana implica che le aziende francesi e l'industria della difesa nel suo complesso perderanno potenziali progressi tecnologici e opportunità di cooperazione. L'impatto a lungo termine del divieto sul mercato potrebbe essere molto significativo. Vista l’ostilità francese le aziende di difesa israeliane potrebbero cercare nuovi mercati e partner alternativi, riducendo la loro dipendenza da fiere e da altre collaborazioni europee. Questo cambiamento potrebbe provocare un riallineamento delle dinamiche commerciali nel settore della difesa globale, con potenziali conseguenze economiche a lungo termine sia per le aziende israeliane che per quelle francesi. Quanto c’è in gioco? La Francia è il terzo partner commerciale più importante di Israele, dopo gli Stati Uniti e la Cina. I due paesi hanno relazioni economiche bilaterali forti e in crescita, caratterizzate da una cooperazione in settori come la ricerca e sviluppo, l'innovazione e l'imprenditorialità. Nel 2023, lo scambio commerciale tra Israele e Francia ha raggiunto un valore di 18,1 miliardi di euro, segnando un aumento del 6,7% rispetto all'anno precedente. Le esportazioni israeliane verso la Francia ammontano a 8,9 miliardi di euro, con un incremento del 10,5%. I principali prodotti esportati includono: Prodotti ad alta tecnologia (elettronica, difesa, medicale),prodotti agricoli (frutta, verdura, fiori), prodotti chimici e petrolchimici mentre le le importazioni israeliane dalla Francia ammontano a 9,2 miliardi di euro, con un aumento del 3,1%. I principali prodotti importati includono: Veicoli e ricambi auto, aerei e componenti aeronautici, prodotti farmaceutici e macchinari e apparecchiature industriali.E quanto vale per i due Paesi l’interscambio nel settore Difesa? Nel 2023, lo scambio commerciale nel settore della difesa tra Israele e Francia ha raggiunto un valore di 2,3 miliardi di euro, con un incremento del 15% rispetto all'anno precedente. Le esportazioni israeliane di prodotti per la difesa verso la Francia ammontano a 2 miliardi di euro, con un aumento del 20%. I principali prodotti esportati includono: Sistemi missilistici, sistemi elettronici di guerra, veicoli blindati e sistemi aerei senza pilota (UAV). Mentre le importazioni israeliane di prodotti per la difesa dalla Francia ammontano a 0,3 miliardi di euro, con un incremento del 5%. I principali prodotti importati includono: Aerei da combattimento, elicotteri, navi da guerra armi e munizioni. La Francia è uno dei principali partner commerciali di Israele nel settore della difesa. I due paesi fino al divieto del Tribunale distrettuale collaboravano attivamente allo sviluppo di tecnologie militari avanzate senza dimenticare che partecipano congiuntamente a esercitazioni militari e operazioni di mantenimento della pace. Emmanuel Macron farebbe bene a intervenire per evitare che tutto questo si interrompa a causa dell’entrata a gamba tesa della magistratura francese in una questione che è solo ed unicamente politica.Le esportazioni israeliane della difesa nel 2023 hanno superato i 13 miliardi di dollari, un livello record per il terzo anno consecutivo; in crescita le vendite in Europa, che rappresentano il 35% del totale. Le difese aeree, i missili e i razzi israeliani sono i prodotti più ricercati.
I residenti di via Montello stanno monitorando la zona perché temono che «i rom» si possano vendicare. Ma il giorno dopo la rapina finita in tragedia, sul piano investigativo gli inquirenti stanno cercando prima di tutto di individuare l’altro rapinatore che assieme alla vittima ha fatto irruzione nella villa dove abitano Jonathan e i suoi genitori e si cerca anche l’altro componente della banda che faceva da «palo» in auto e che poi ha accompagnato e lasciato il trentasettenne in ospedale, scappando.
I carabinieri della compagnia locale e i colleghi del nucleo investigativo di Varese stanno passando al setaccio ogni zona della città, ma stanno cercando anche altrove dal momento che, da quanto è stato ricostruito, la vittima risiedeva in un campo rom di Torino. Le indagini proseguono e la Procura di Busto Arsizio è al lavoro per cercare di ricostruire l’esatta dinamica della rapina e stabilire le responsabilità del giovane proprietario di casa. Il pm Nadia Calcaterra ha disposto l’autopsia sul corpo della vittima. Mentre i carabinieri stanno provando a ricostruire il percorso fatto dall’Audi, auto sulla quale si trovava la vittima con i due complici, grazie al supporto delle immagini delle telecamere di videosorveglianza. Al momento, la Procura ha aperto un fascicolo solo per «tentata rapina» perché per gli inquirenti, la versione dei fatti di Jonathan Maria Rivolta risulta «molto credibile» e il giovane avrebbe agito esclusivamente per «legittima difesa». Il padre del ragazzo e gli altri familiari lo ripetono in continuazione agli investigatori e ai giornalisti ribadendo che il trentatreenne ha agito «solo per difendersi».
In zona tutti conoscono questo giovane «brillante» con due lauree, una in Scienze della comunicazione e una in Economia, che mai pensava di poter vivere un incubo. Era al piano di sopra della sua villa, quando all’improvviso ha sentito dei rumori ed è sceso in cucina: lì ha sorpreso la vittima e l’altro complice a rubare, ma i due immediatamente - ha raccontato il proprietario - si sono fiondati su di lui aggredendolo e prendendolo a pugni. L’uomo ha avuto «paura di morire» e si è difeso prendendo un pugnale conservato nel kit di sopravvivenza da trekking che aveva lì nelle vicinanze e si è difeso. Il suo colpo ha ferito uno dei due ladri, che subito sono scappati. Poi, Massa è stato «scaricato» dai suoi complici in ospedale e lì i medici hanno provato a salvarlo, ma è deceduto. Intanto, Jonathan Maria Rivolta è rimasto pietrificato dalla paura nella sua casa, con l’angoscia che i rapinatori potessero tornare e uccidere i suoi genitori.
Mentre proseguono le indagini, i riflettori della politica sono nuovamente accesi sulla spinosa questione della legittima difesa. Il vicepremier Matteo Salvini , su Instagram, ha espresso «solidarietà a chi è stato aggredito in casa sua e si è difeso». Anche Romano La Russa, assessore regionale alla Sicurezza, ha voluto far sentire la sua vicinanza al «trentatreenne che si è semplicemente difeso dall’assalto dei rapinatori rom che si sono introdotti nella sua abitazione e lo hanno malmenato. Come Regione Lombardia siamo disponibili, come già accaduto in passato, a pagare le spese legali dello sfortunato Rivolta se, come appare evidente e mi auguro, verrà riconosciuta la legittima difesa». L’assessore regionale spera che quanto accaduto possa non avere conseguenze ulteriori: «La difesa in casa propria è un atto legittimo e chi delinque deve sapere a cosa va incontro e quali possono essere le gravi conseguenze dei propri gesti violenti. Mi auguro che l’aggredito di Lonate Pozzolo non debba subire, come è già accaduto in passato ad altri nella sua stessa posizione, lunghi procedimenti penali tramutandosi da vittima a carnefice». La Russa ha auspicato «che la famiglia del criminale deceduto non adduca scuse sostenendo tesi innocentiste che giustifichino odiose ritorsioni. L’assalto al pronto soccorso dell’ospedale di Magenta, come loro abitudine, è già un segnale del loro sentirsi al di sopra della legge e padroni del mondo». L’assessore regionale ha rivolto un pensiero all’uomo deceduto: «Dispiace per la giovane vittima, figlio di un ambiente e di un clima sbagliato dove non esiste la legge e che non ha messo in preventivo le tragiche conseguenze che avrebbe potuto avere il suo gesto illegale e violento. Confido, e spero, che la magistratura faccia il proprio dovere secondo coscienza».
C’è molta preoccupazione per eventuali «ritorsioni o vendette dei rom». «Abbiamo paura anche di stare nella nostra casa», è stato il commento di alcuni abitanti di via Montello. E il dibattito politico torna ad accendersi pure sulla pericolosità dei campi rom, trasformati in ritrovi di «violenza e illegalità».
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Cecilia Strada (Ansa)
Ora che si procede a varare nuove e più stringenti regole, i dem cambiano di nuovo posizione e giudicano i provvedimenti sbagliati perché «repressivi». Una posizione strumentale, pregiudiziale e puramente propagandistica che produce effetti grotteschi. Leggete quanto dichiarato ieri dalla eurodeputata del Pd Cecilia Strada: «Piantedosi lo chiama pacchetto sicurezza ma forse sarebbe meglio chiamarlo pacchetto repressione. Sarebbe più onesto e coerente con l'idea che tanto piace alla destra italiana di uno Stato di polizia. La verità è che il governo Meloni sogna un Paese illiberale», argomenta la Strada, «fatto di fermi preventivi, trattenimenti discrezionali di cittadine e cittadini che manifestano, scudo penale per gli agenti, divieto di scendere in piazza per chi è stato anche solo denunciato, ammende esorbitanti per chi urla slogan contro le autorità. Sulle migrazioni poi il governo prova a realizzare il suo vero sogno: certificare per legge che i diritti delle persone migranti sono sempre più comprimibili con l’interdizione per ragioni di sicurezza fino a sei mesi delle acque territoriali e dei porti italiani per le Ong che salvano persone in mare, con espulsioni sempre più facili e ricongiungimenti familiari sempre più difficili». Se non sorprendono le levate di scudi di parte di forze politiche come Avs, fa veramente impressione la posizione dei dem, il cui elettorato è assolutamente sensibile al tema della sicurezza. Misure come lo stanziamento di nuovi fondi per aumentare la sicurezza nelle stazioni, il fermo preventivo fino a 12 ore per manifestanti con volto coperto, casco o armi nelle strade, la tolleranza zero sul porto di coltelli, espulsioni più facili per gli immigrati che delinquono, maggiori tutele per le forze dell’ordine che si ritrovano sotto inchiesta per fatti compiuti nell’adempimento del loro dovere o per legittima difesa, sono provvedimenti di buon senso che, non crediamo di esagerare, saranno accolti positivamente dalla quasi totalità della popolazione italiana. Qualche perplessità suscita l’introduzione negli impianti sportivi di sistemi di identificazione biometrica remota a posteriori, con riconoscimento facciale attivabile dopo la commissione di un reato: si dovrà trovare un punto di equilibrio tra la necessità di garantire la sicurezza negli stadi e il sacrosanto diritto dei tifosi che non commettono alcun illecito di veder tutelata la propria privacy.
A proposito di sicurezza, l’operazione Strade sicure, quella che vede l’impiego di militari dell’Esercito nelle strade e nelle piazze, resterà operativa, e sarà anche potenziata: lo dice alla Verità il deputato della Lega Eugenio Zoffili, componente della commissione Difesa della Camera dei deputati: «Strade sicure non terminerà alla scadenza attualmente prevista, quella del 31 dicembre 2027», spiega Zoffili, «ma verrà prorogata. Non solo: come Lega abbiamo proposto un aumento dei militari impiegati di 3.000 unità, che porterà così a un totale di 10.000 militari impegnati». La seduta della Commissione Difesa di Montecitorio, in calendario ieri, è stata rinviata proprio per questo motivo: «La commissione Difesa», scrivono i componenti del Carroccio Anastasio Carrà e Fabrizio Cecchetti «è stata sconvocata per essere, semplicemente, rimandata alla prossima settimana. Una prassi comune che gli addetti ai lavori conoscono bene. La Lega non arretrerà di un millimetro sulla sua richiesta di aumentare il numero di militari impegnati in Strade sicure». L’operazione, varata nel 2008 dal governo guidato da Silvio Berlusconi, su proposta del ministro dell’Interno Roberto Maroni, prevede l’impiego dei militari come strumento per rafforzare la presenza dello Stato sul territorio, portando i militari stessi a collaborare con le forze di polizia per garantire maggiore sicurezza nelle aree urbane aumentando la percezione e il controllo della sicurezza nelle città, specialmente in aree ad alta densità di criminalità. Il ministro della Difesa Guido Crosetto, da parte sua, è convinto della necessità di uscire da una logica emergenziale e ha infatti annunciato «il rifinanziamento di Strade sicure nell'attuale configurazione» chiedendo «di implementare il numero dei carabinieri». Al di là delle valutazioni della politica, va detto con chiarezza che la presenza dei militari nelle strade, nelle piazze, nei quartieri, è diventata familiare agli italiani, e contribuisce certamente a aumentare la percezione di sicurezza degli italiani e a fungere da deterrente per i criminali.
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