Dopo Usa e Tokyo i fondi a zero costi ora vanno alla conquista dell’Europa
Nonostante il passo del gambero delle ultime sedute, il 2021 si è chiuso per i mercati azionari con un bilancio superiore a ogni previsione, trainato dal settore tecnologico. Così gli Etf, i fondi passivi che replicano un indice e che tanto sono amati dai risparmiatori per i costi contenuti, hanno raggiunto risultati da capogiro. A fare particolarmente bene è stato l’azionario americano, con settori come quello energetico (+45,8%), immobiliare (+37%) e finanziario (+33%), se guardiamo l’indice S&P 500, che hanno letteralmente brillato. E nel settore tecnologico quattro aziende, Apple, Microsoft, Nvidia e Alphabet (Google) rappresentano il 70% dell’aumento dell’indice Nasdaq dall’inizio dell’anno.
«Effetto dei minori costi (anche più di 2 o 3 punti percentuali l’anno) e minori “sfridi” perché molti gestori di fondi cosiddetti attivi, a dispetto di quello che raccontano, non aggiungono valore ma lo distruggono, e nella maggior parte dei casi nemmeno tagliano la volatilità», dice Salvatore Gaziano, direttore investimenti Soldiexpert scf, «Non sono parole in libertà ma confermate ogni anno dall’agenzia di rating mondiale S&P che nell’indagine Spiva sin dal 2002 decreta annualmente come la stragrande maggioranza dei fondi azionari denominati in euro non sia in grado di battere l’indice di riferimento (benchmark) di mercato in quasi tutti i mercati».
Non stupisce quindi che nel 2021 la corsa degli Etf sia continuata con afflussi record a livello globale (Italia compresa) e si stima che tra gennaio e novembre gli investitori di tutto il mondo abbiano acquistato azioni di fondi indicizzati quotati in borsa (Etf, appunto) per 1 trilione di dollari (1.000 miliardi di euro). Secondo Morningstar, è la prima volta che gli afflussi annuali superano questa soglia.
D’altronde, gli investitori stanno puntando sempre più denaro nel mercato azionario, soprattutto perché le obbligazioni, come altre grandi classi di attività liquide, non offrono quasi nessuna opportunità di rendimento in considerazione dei tassi di interesse costantemente bassi. Così, il valore delle masse gestite in Etf è più che raddoppiato a livello mondiale in tre anni e a trainare la crescita sono sempre più gli istituzionali, ovvero banche e società di gestione. A dirla tutta, tre quarti delle vendite di Etf sono finite nei conti degli investitori statunitensi, ma sempre più giapponesi si stanno unendo.
Anche in Europa, però, gli investitori acquistano sempre più Etf: nei primi undici mesi del 2021, secondo i calcoli del provider di dati Refinitiv Lipper, hanno investito 150,1 miliardi di euro netti in prodotti indicizzati. In Europa, tuttavia, i fondi passivi rappresentano poco più del 5% delle masse gestite con poco meno di 1,3 trilioni di euro. «L’industria dei fondi comuni è in Europa ancora forte perché molto collegata al sistema di distribuzione bancaria e cerca di difendere i propri margini mentre negli Stati Uniti gli Etf hanno preso molto più piede e i fornitori sono in competizione sempre più sul mercato degli Etf a gestione attiva», conclude Gaziano.




