2024-10-30
L'Università di Cagliari per le donne nel business digitale
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Un momento di Innovate Her: Women’s Empowerment Global Summit for Emerging Technologies all'Università di Cagliari
Un evento internazionale per promuovere e supportare la crescita delle donne imprenditrici e leader del settore tecnologico, fornendo strumenti concreti per superare le sfide del business globale: InnovateHer: Women’s Empowerment Global Summit for Emerging Technologies si è svolto il 25 e 26 ottobre, nell'Aula Magna di Ingegneria dell'Università degli Studi di Cagliari, con il patrocinio dell’Ambasciata degli Stati Uniti d’America in Italia.
Organizzato da CREA UniCa, Centro Servizi di Ateneo per l’innovazione e Imprenditorialità dell’Università di Cagliari, in collaborazione con Prospera Women, InnovateHer si inserisce nel quadro del progetto CTE DLab Cagliari - Casa delle Tecnologie Emergenti (https://www.cagliaridlab.it/), finanziato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT).
InnovateHer, per la prima volta nel capoluogo sardo, ha affrontato temi di rilievo tra cui la leadership femminile, il ruolo delle donne nell’innovazione tecnologica e imprenditoriale, la raccolta fondi e le tecnologie come l'intelligenza artificiale, 5G e smart cities. L'obiettivo è quello di creare una rete globale e generare un impatto positivo, aumentando la consapevolezza sul ruolo cruciale delle donne nel settore, mettendo l'innovazione tecnologica e l'imprenditorialità femminile al centro.
Il programma, basato su innovazione ed empowerment femminile, ha incluso workshop, forum, tavole rotonde, presentazioni e opportunità di networking senza precedenti, dedicati a donne fondatrici di startup, manager d'azienda, investitori e partner dell'ecosistema tech. Tra i relatori e gli esperti invitati, ci sono stati investitori e leader della Silicon Valley, impegnati a sostenere lo sviluppo e la crescita a livello globale di imprese a guida femminile.
Tra gli interventi più significativi delle speaker internazionali segnaliamo Amy Peck, esperta di realtà virtuale e CEO di EndeavorXR; Isabelle Andrieu, co-fondatrice di Translated e Pi Campus; Zofia Kierner, fondatrice della Girls Future Ready Foundation; Shirin Etessam, imprenditrice e fondatrice di OML TV.
La sessione italiana ha visto Darya Majidi, imprenditrice digitale italo-iraniana con oltre 30 anni di esperienza affrontare il tema dell’Intelligenza Artificiale nelle dinamiche aziendali e una tavola rotonda dedicata all’imprenditorialità femminile con Anna Amati, co-fondatrice di EUREKA! Venture SGR Spa, Ester Cois, delegata del rettore dell’Università degli Studi di Cagliari per l’uguaglianza di genere e Maria Chiara Di Guardo, direttrice del CREA e Host dell’evento InnovateHer. Ha dicharato Di Guardo. «Abbiamo voluto creare l'ambiente ideale per permettere a circa 250 donne imprenditrici, leader aziendali, ricercatrici e startupper di incontrarsi e affrontare insieme le sfide uniche dell'innovazione tecnologica. Attraverso keynote ispiratori, workshop mirati e opportunità di networking. A Cagliari abbiamo scritto insieme una nuova pagina della storia dell'imprenditoria femminile».
CREA UniCa (https://crea.unica.it/), con il suo Contamination Lab e i suoi progetti di entreprenership education, è un riferimento nazionale nel supporto all’imprenditorialità e all’innovazione, favorendo l’incontro tra studenti, ricercatori e imprenditori. Negli anni ha favorito la nascita di oltre 30 startup, alcune delle quali hanno ricevuto importanti riconoscimenti e finanziamenti (https://clabunica.it/). Attraverso il progetto CTE DLab Cagliari, la città si pone come hub tecnologico avanzato, in grado di promuovere soluzioni tecnologiche innovative e sostenibili in settori strategici quali l’intelligenza artificiale e le smart cities.
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L' Ateneo del capoluogo sardo ha ospitato Innovate Her: Women’s Empowerment Global Summit for Emerging Technologies. Workshop, forum, tavole rotonde e networking sul ruolo femminile nelle tecnologie emergenti e l'imprenditorialità digitale.Un evento internazionale per promuovere e supportare la crescita delle donne imprenditrici e leader del settore tecnologico, fornendo strumenti concreti per superare le sfide del business globale: InnovateHer: Women’s Empowerment Global Summit for Emerging Technologies si è svolto il 25 e 26 ottobre, nell'Aula Magna di Ingegneria dell'Università degli Studi di Cagliari, con il patrocinio dell’Ambasciata degli Stati Uniti d’America in Italia.Organizzato da CREA UniCa, Centro Servizi di Ateneo per l’innovazione e Imprenditorialità dell’Università di Cagliari, in collaborazione con Prospera Women, InnovateHer si inserisce nel quadro del progetto CTE DLab Cagliari - Casa delle Tecnologie Emergenti (https://www.cagliaridlab.it/), finanziato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT).InnovateHer, per la prima volta nel capoluogo sardo, ha affrontato temi di rilievo tra cui la leadership femminile, il ruolo delle donne nell’innovazione tecnologica e imprenditoriale, la raccolta fondi e le tecnologie come l'intelligenza artificiale, 5G e smart cities. L'obiettivo è quello di creare una rete globale e generare un impatto positivo, aumentando la consapevolezza sul ruolo cruciale delle donne nel settore, mettendo l'innovazione tecnologica e l'imprenditorialità femminile al centro.Il programma, basato su innovazione ed empowerment femminile, ha incluso workshop, forum, tavole rotonde, presentazioni e opportunità di networking senza precedenti, dedicati a donne fondatrici di startup, manager d'azienda, investitori e partner dell'ecosistema tech. Tra i relatori e gli esperti invitati, ci sono stati investitori e leader della Silicon Valley, impegnati a sostenere lo sviluppo e la crescita a livello globale di imprese a guida femminile.Tra gli interventi più significativi delle speaker internazionali segnaliamo Amy Peck, esperta di realtà virtuale e CEO di EndeavorXR; Isabelle Andrieu, co-fondatrice di Translated e Pi Campus; Zofia Kierner, fondatrice della Girls Future Ready Foundation; Shirin Etessam, imprenditrice e fondatrice di OML TV.La sessione italiana ha visto Darya Majidi, imprenditrice digitale italo-iraniana con oltre 30 anni di esperienza affrontare il tema dell’Intelligenza Artificiale nelle dinamiche aziendali e una tavola rotonda dedicata all’imprenditorialità femminile con Anna Amati, co-fondatrice di EUREKA! Venture SGR Spa, Ester Cois, delegata del rettore dell’Università degli Studi di Cagliari per l’uguaglianza di genere e Maria Chiara Di Guardo, direttrice del CREA e Host dell’evento InnovateHer. Ha dicharato Di Guardo. «Abbiamo voluto creare l'ambiente ideale per permettere a circa 250 donne imprenditrici, leader aziendali, ricercatrici e startupper di incontrarsi e affrontare insieme le sfide uniche dell'innovazione tecnologica. Attraverso keynote ispiratori, workshop mirati e opportunità di networking. A Cagliari abbiamo scritto insieme una nuova pagina della storia dell'imprenditoria femminile».CREA UniCa (https://crea.unica.it/), con il suo Contamination Lab e i suoi progetti di entreprenership education, è un riferimento nazionale nel supporto all’imprenditorialità e all’innovazione, favorendo l’incontro tra studenti, ricercatori e imprenditori. Negli anni ha favorito la nascita di oltre 30 startup, alcune delle quali hanno ricevuto importanti riconoscimenti e finanziamenti (https://clabunica.it/). Attraverso il progetto CTE DLab Cagliari, la città si pone come hub tecnologico avanzato, in grado di promuovere soluzioni tecnologiche innovative e sostenibili in settori strategici quali l’intelligenza artificiale e le smart cities.
Carlo Messina (Imagoeconomica)
Il piano arriva dopo un 2025 che l’amministratore delegato definisce senza esitazioni «il migliore di sempre». Utile netto a 9,3 miliardi (+7,6%), dividendi complessivi per 6,5 miliardi – tra acconto e saldo – e un buyback da 2,3 miliardi già autorizzato dalla Bce. L’ad rivendica di aver superato, negli ultimi due piani industriali, tutti gli obiettivi.
La strategia al 2029 poggia su tre pilastri: riduzione dei costi grazie alla tecnologia, crescita dei ricavi trainata dalle commissioni e un costo del rischio ai minimi storici, frutto di una banca senza più crediti incagliati. Ma il vero salto è geografico. Messina guarda oltre i confini italiani e rivendica di essere «parte di una storia completamente diversa rispetto alla saga del risiko bancario del 2025». Tradotto: nessuna corsa alle aggregazioni domestiche, nessun inseguimento a fusioni difensive che comunque troverebbero l’ostacolo dell’Antitrust. Il baricentro si sposta sull’espansione internazionale, in particolare nell’industria del risparmio.
È qui che prende forma Isywealth Europe, il progetto-bandiera del nuovo piano. Un’iniziativa che porta all’estero il modello Intesa nella consulenza finanziaria, facendo leva sul digitale e sulle sinergie di gruppo. Francia, Germania e Spagna sono i primi traguardi individuati. Mercati dove la banca è già presente con proprie filiali e dove punta a servire corporate, retail e private banking attraverso piattaforme tecnologiche integrate. Duecento milioni di investimenti iniziali. Il piano di espansione nelle grandi città europee, con prodotti distribuiti anche tramite Isybank e Fideuram Direct. La crescita avverrà solo con operazioni di cui il gruppo avrà la maggioranza azionaria. Al momento, chiarisce, sul tavolo non c’è nulla. Nessuna fretta, nessuna ansia da shopping. La stessa logica guida la strategia sulle banche estere, chiamate a realizzare sinergie più strette con le altre divisioni del gruppo. Il risultato netto della divisione international banks dovrebbe salire a 1,8 miliardi nel 2029 dagli 1,2 miliardi del 2025. «Nell’eurozona non serve fare acquisizioni», sottolinea, «meglio sfruttare le presenze che già abbiamo».
Intesa promette una nuova accelerazione sul fronte della riduzione dei costi. Per raggiungere l’obiettivo sono previsti altri 5,1 miliardi di investimenti tecnologici, che si aggiungono ai 6,6 miliardi del piano precedente. In parallelo, un ricambio generazionale senza scosse: 9.750 uscite volontarie in Italia entro il 2030, compensate da circa 6.300 nuove assunzioni di giovani. A regime, i risparmi attesi valgono 570 milioni di euro.
Il capitolo del risiko bancario è liquidato con poche frasi ma con un tono che non lascia spazio a interpretazioni. Le operazioni che animano il dibattito, «non ci preoccupano». Neanche l’asse Unicredit-Generali di cui tanto si parla «Sarebbe come mettere insieme due Bpm. Rimarremmo comunque con tre volte più grandi». Fine della discussione. Per Intesa, insiste l’amministratore delegato, non è un terreno di competizione. Anche perché, osserva, «mettere insieme un asset manager assicurativo con una rete di distribuzione bancaria non ha molto senso».
In controluce, il piano racconta anche un altro punto di vista: quello che osserva con attenzione lo scenario globale. Alla domanda su Kevin Warsh, indicato da Donald Trump come prossimo presidente della Fed, il giudizio è misurato ma positivo: «Una persona di altissima competenza e capacità». Un segnale di equilibrio, mentre le banche centrali restano un fattore chiave di stabilità – o instabilità – dei mercati.
Alla fine, il nuovo piano di Intesa Sanpaolo appare come un manifesto di continuità. Cinquanta miliardi di dividendi come garanzia, una strategia internazionale come orizzonte, il rifiuto del risiko come scelta identitaria.
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Under Salt Marsh (Sky)
La natura, la sua violenza improvvisa, è protagonista al fianco di una comunità tradizionale, scossa da un omicidio quasi perfetto. O, quanto meno, di un omicidio che sarebbe stato perfetto, se non fosse intervenuta la natura.Il mare, in un giorno di tempesta, ha portato sulle rive del Galles un corpo, lo spettro di una morte innaturale. E, pure, la certezza che l'indagine non sarebbe stata semplice. Jackie Eliss l'ha capito fin dal primo momento.
Lo ha sentito sulla propria pelle, lei che aveva cercato di dimenticare il passato, gli sbagli, gli errori. La Eliss era detective a Morfa Halen, cittadina immaginaria, arroccata sui paesaggi del Galles, quando un'altra morte ha messo a soqquadro la sua vita. Allora, c'era la stessa violenza, ma poche certezze. Jackie Eliss non è riuscita a capire chi fosse il responsabile di una tale brutalità, perché, soprattutto. Qualche ipotesi l'ha azzardata, qualcosa lo ha pensato. Ma, a conti fatti, non ha saputo portare dalla sua prove certe e inconfutabili. Così, il paese le ha voltato le spalle e la sua famiglia con lui. La Eliss ha perso il marito, la stima della figlia e il lavoro. Tre anni più tardi, è la stessa donna, ma il mestiere è un altro, le insicurezze aumentate.Jackie Eliss, quando il secondo cadavere piomba a Morfa Halen, non è più una detective, ma un'insegnante, cui l'ostracismo dei suoi concittadini ha provocato una tristezza latente. Sola, senza lo scopo di un mestiere che era vocazione, vorrebbe tenersi alla larga da quell'altro mistero. Ma qualcosa, una sensazione sottile sottopelle, le dice che le morti, pur passati anni, sono connesse. Ed è in nome di questa connessione, della voglia di capire cosa sia successo e redimere con ciò se stessa e i propri errori, che la Eliss decide di tornare a investigare. Senza l'ufficialità del ruolo, senza gli strumenti consoni. Senza aiuti, ma con una determinazione tipica del genere cui Under salt marsh appartiene.
Lo show, in quattro episodi, rincorre la velocità del giallo, del thriller, rincorrendo parimenti quella del cataclisma. Perché c'è altro a rendere il mistero più inquietante: la minaccia incombente di una tempesta senza precedenti, decisa a distruggere ogni prova che possa condurre alla verità.
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Dopo aver chiesto di abolire il carcere e «okkupare» le case, l'eurodeputata Avs palpita per Askatasuna.