Il voto in Umbria è Chiesa contro cattolici
  • Giovedì prossimo il Family day fa tappa a Perugia, in piazza anche Matteo Salvini e gli altri leader del centrodestra. Però i prelati della regione, paradossalmente, sono schierati sulla sponda opposta ai credenti: pur di osteggiare la Lega, vanno a sinistra.
  • Il M5s sconfessa sé stesso e per salvare Vincenzo Bianconi studia una legge su misura. Il candidato rischia l’incompatibilità, perché la famiglia attinge ai fondi post sisma. La soluzione grillina? Riscrivere la norma.
Lo speciale comprende due articoli.

Su, dategliene atto. Almeno stavolta. Se c’è uno che ha sepolto l’anticomunismo clericale quello è Matteo Salvini. Prima i preti di campagna guardavano in cagnesco i compagni e i loro eredi. Adesso c’è il leader leghista. Un novello Peppone, senza baffi e d’opposte simpatie politiche. Per chierichetti, curati e cardinali Matteo è il diavolo. Anti migranti, cattivista, sempre con il crocifisso in mano… Vade retro. I fedeli guardino altrove, e pongano la loro crocetta il più lontano possibile. A partire dalla verdeggiante Umbria, dove il 27 ottobre si elegge il prossimo governatore. L’Ohio d’Italia, la chiamano. Perché l’esito potrebbe determinare gli assetti nazionali, dopo la scossa estiva e la rinascita del governo. Ed è pure la prima prova sul campo dell’alleanza tra Pd e M5s. Mentre Salvini medita vendetta, visto lo scorno agostano.

Voto strategico, quindi. Così tanto da aver convinto le gerarchie ecclesiastiche a non tirarsi indietro: giallorossi, senza se e senza ma. Meglio mantenere intatto l’esistente: quel groviglio di potere che governa la regione da 70 anni. Il centrodestra, di converso, può invece contare sull’appoggio del Family day. Il 17 ottobre a Perugia sarà presentato agli aspiranti presidenti un «manifesto valoriale», di chiara impronta cristiana, da sottoscrivere. Arriveranno i leader del centro destra: Salvini, Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi. Insomma, da una parte la Chiesa, disposta persino a digerire l’asse tra democratici e grillini. Dall’altra, i cattolici e le associazioni pro vita e famiglia, che s’allontanano dai giallorossi a passi lunghi e ben distesi. Morale: il voto umbro non è solo una battaglia politica. Ma è diventata anche una singolar tenzone tra Chiesa e i fedeli.

Del resto, le intenzioni del clero sono sempre state manifeste. L’Umbria è la terra di San Francesco. E, più modestamente, anche del presidente della Conferenza episcopale italiana: il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia. La diocesi, in questa tornata elettorale, non s’era di certo tirata indietro. Il primo candidato del Pd è stato Andrea Fora, contiguo e cattolicissimo. Ma viene scartato dai grillini. Avanti un’altra: è Francesca Di Maolo, presidente del Serafico, l’istituto di Assisi che si occupa di assistenza a bambini malati. A sponsorizzarla sarebbe nientemeno che Bassetti. Ma lei alla fine desiste. Ecco quindi arrivare Vincenzo Bianconi, albergatore pacato e spirituale. È lui il prescelto. Certo, è un imprenditore, mica un frate svestito. Ma nei suoi incontri non dimentica le radici. Eccone un assaggio: «Pace, cura degli altri e del creato, accoglienza, fraternità, solidarietà. Gli insegnamenti di Francesco sono l’identità della nostra meravigliosa terra e i valori su cui s’intrecciano le nostre comunità». Meno misericordioso è Nicola Zingaretti, segretario del Pd. Dal palco di Perugia, ha tuonato: «Questa è la terra della pace e di San Francesco e non sarà mai la terra dell’odio e della Lega». Mentre il leader alleato, Luigi Di Maio, e il premier Giuseppe Conte, non hanno mancato di partecipare alle celebrazioni del patrono d’Italia ad Assisi.

Al loro fianco ci schierano dunque Chiesa, Cei, francescani e ortodossi. Bisogna fermare l’anticristiano che brandisce il rosario e attacca gli immigrati. L’Umbria deve restare terra accogliente e solidale. Il verbo corre dalle città alle vallate: Salvini è il demonio. E la Sanitopoli che ha terremotato la governatrice uscente, Catiuscia Marini? Peccatucci. E il sistema di potere che, dal Pci al Pd, avviluppa la regione da decenni? Tutto espiato. L’importante è tener a debita distanza il vichingo lombardo. L’Umbria è la regione dei santi: Francesco, Rita, Chiara e Benedetto. Mica si possono ripudiare millenni di misericordia? Peccato che i sondaggi diano in testa la senatrice leghista Donatella Tesei, candidata del centrodestra. E giovedì prossimo è previsto a Perugia il Family day, con il suo leader Massimo Gandolfini. Piazze contro sacrestie, famiglie contro gerarchie, cattolici contro (alcuni) sacerdoti. Il gregge seguirà i messia giallorossi o i dioscuri sovranisti?

Le schermaglie tra il leghista e i prelati erano già cominciate lo scorso maggio. Quando il Capitano, in piazza Duomo a Milano, mostra il rosario e invoca la protezione dei santi. Quanta inopportuna blasfemia… Le gerarchie ecclesiastiche si rivoltano. E interviene pure Bassetti: «Non si vive di ricordi, di richiami a tradizioni e simboli religiosi». Salvo poi negare, due giorni più tardi, ogni ingerenza: «Non è nel mio stile, nel mio temperamento, nel mio modo di pensare».

Un terribile fraintendimento. Ma qualche mese dopo, all’inizio di agosto, il presidente della Cei riaffonda: i cattolici non devono «mettersi in fila dietro i pifferai magici di turno». E a chi si riferiva mai il sibillino cardinale? Proprio al pifferaio che adesso zufola nella sua Umbria, con frotte di fedeli al seguito.



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