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2019-10-01
La sinistra senza voti dopo gli immigrati
va a caccia di ragazzini
Ansa
Il bello è che nemmeno si rendono conto di infrangere il muro del ridicolo. O forse se ne accorgono, ma tirano dritto incuranti di tutto. Secondo Repubblica, Enrico Letta ha intravisto una «occasione storica». Niente meno. E quale sarebbe? Sentite qua: «Una riforma costituzionale da fare in un anno: il voto ai sedicenni». Che idea, signori. Che trovata geniale. Letta, che di recente ha ripreso la tessera del Pd (finalmente è tornato sereno, a quanto pare), spiega di aver avuto la pensata del voto ai minorenni senza sapere che ne aveva già parlato Beppe Grillo. E aggiunge: «Adesso dico che è urgente, e che con questa maggioranza si può fare. È un modo per dire a quei giovani che abbiamo fotografato nelle piazze, lodando i loro slogan e il loro entusiasmo: vi prendiamo sul serio e riconosciamo che esiste un problema di sottorappresentazione delle vostre idee, dei vostri interessi».
Polpetta avvelenata
Giusto, dopo aver spinto i ragazzini in piazza (con tanto di giustificazione fornita dal ministro Lorenzo Fioramonti), adesso è il momento di capitalizzare. Bisogna fare in modo che tutti quei fanciulli vengano al Pd.
Che l'elogio acritico di Greta Thunberg e le sparate sul clima fossero un modo di spingere i giovani verso la galassia progressista era evidente, ma Letta pare proprio intenzionato a bruciare le tappe, se potesse li farebbe votare domani anche via Web. Per altro è interessante il cambio di rotta: dopo anni a polemizzare con gli italiani con basso livello di istruzione che votano a destra, gli amici democratici sarebbero pronti a mandare alle urne una marea di gente che nemmeno ha il diploma delle superiori...
Ma attenti che non è finita. Il nostro stratega ne ha in mente un'altra veramente eccezionale (dev'essere per via di questa verve che lo hanno chiamato a insegnare a Science Po in Francia): ius culturae subito. «Questo è uno dei temi sul quale si gioca la capacità del Pd di dimostrare leadership e al tempo stesso rispettare gli alleati. Il momento è ora, non si aspetti per ottenere di più», dice Letta. Potremmo persino prenderla sul ridere, biasimare la sinistra che si fa scudo dietro i ragazzini. O prendere in giro il serenissimo Enrico che dichiara «il mio lavoro sono i ragazzi» (si facesse allora un bel giretto a Bibbiano, che è più urgente). Il fatto però è che uscite come queste sono frutto di un progetto molto preciso, per quanto assurdo.
I progressisti perdono elettori con continuità, non hanno argomenti per fare presa sulla gran parte dei cittadini. Non dipende soltanto dell'incapacità della leadership del Pd: è un problema radicato molto più in profondità. I liberal si sono scollati dal loro elettorato storico un po' ovunque in Occidente, e non possono più recuperarlo poiché sono mutati geneticamente. Hanno abbandonato i propri temi forti e non possono più riprenderli, dato che hanno cambiato idea quasi su tutto.
Che fare, dunque? Beh, quando possibile - come abbiamo potuto apprezzare - vanno al potere senza passare dalle elezioni. Ovviamente, però, il giochetto non può durare per sempre. E allora bisogna crearsi un elettorato nuovo di pacca, senza radici, possibilmente. Estraneo alle tradizioni del passato e facilmente manipolabile. Ecco quindi l'idea di cooptare stranieri e ragazzini. O ragazzini stranieri, ancora meglio. Si può fare, ma va fatto in fretta. Bisogna approfittare del momento giallorosso. Sullo ius culturae i 5 stelle frenano, è vero, ma può darsi che con un po' di trattativa il risultato si riesca a portare a casa. Intanto giovedì riprende la discussione sul vecchio disegno di legge boldriniano e già si sono levate parecchi voci autorevoli a favore della proposta. Sul voto ai sedicenni, invece, i pentastellati sono decisamente più morbidi, a partire proprio da Giuseppe Conte e Luigi Di Maio.
Non dimentichiamo poi che i nostri amici sono maestri di propaganda e sottile manipolazione. Possono usare le argomentazioni già utilizzate in precedenza: sono i giovani a chiederlo, diranno, e chi si oppone è contro i ragazzi, contro i diritti, contro il futuro. Avvolgeranno la polpetta avvelenata in un bel cartoccio profumato di diritti, proprio come fa Letta parlando dello ius culturae: «È il modello di integrazione positiva a cui dobbiamo tendere. L'opposto dei tagli ai corsi di italiano per immigrati che sono stati una delle caratteristiche del salvinismo», pontifica. E se la retorica sarà abbastanza efficace, c'è la possibilità concreta che l'azzardo riesca.
Salari più bassi
Il punto, però, è che il vero diritto al futuro per i minorenni lo si costruisce creando lavoro, aiutando le famiglie, dando respiro all'economia del Paese, e non infilando tasse «verdi» o imbarcando stranieri che facciano scendere i salari. Ma tutto questo i ragazzi lo scopriranno quando saranno più grandi, e si renderanno conto che chi si riempiva la bocca con i loro «diritti» e con la salvezza del pianeta, in realtà, li stava solo sfruttando. L'unico futuro che davvero interessa ai progressisti è il proprio. E per garantirselo sono pronti a tutto, persino a dare il diritto di voto ai sedicenni. Lo stesso voto che hanno negato a tutti gli italiani non più tardi di un paio di mesi fa.
Francesco Borgonovo
Slogan «spontanei» copia e incolla
Ma guarda che coincidenza, sarà telepatia. Anzi, dev'essere un po' come raccontano - quando si arrampicano sugli specchi - i cantautori accusati di plagio: cosa volete, la musica è nell'aria, le note sono sette, ed è fatale che due anime sensibili abbiano la stessa idea e scrivano lo stesso motivetto…
Assonanze
E così abbiamo assistito a due casi in poco tempo in cui -guarda un po' - le medesime parole d'ordine sono risuonate da un posto all'altro. Certo, ci si dirà: c'è Internet, ci sono i social network, e quindi è naturale una osmosi, una comunicazione istantanea, transnazionale e interattiva. Tutto vero. Ma si può anche (lo sottolineiamo: anche) ritenere che, accanto alla spontaneità, ci sia pure un pochino di «spintaneità»: una manina che aiuta, una rete organizzativa, magari meno visibile del passato (perché i vecchi politicanti di sinistra sono screditati e impresentabili, non solo in Italia), e che però prepara sceneggiatura, copione, scenografia. Una sorta di omaggio postumo al genio di Gianni Boncompagni: l'auricolare con cui teleguidava l'esordiente Ambra Angiolini.
Il primo episodio riguarda i cartelli e gli slogan che, nelle piazze di tutto il mondo, hanno caratterizzato le manifestazioni verdi, con assonanze quasi letterali, con frasi identiche «casualmente» riprodotte nelle lingue di mezzo mondo. Volete uno slogan volgarissimo (magari sulla bocca di una ragazzina, con relativo cartello)? Eccolo qua: «Fuck me, not the Earth» che diventa pari pari «Fotti me, non la Terra». Saranno contenti i genitori, rassicurati dall'impegno ambientalista della pargola... Ne volete uno più buonista e edificante? Eccolo: «There is no planet B», rivisitato pedissequamente in «Non c'è un pianeta B». Tutto uguale, senza cambiare mezza virgola.
Direte voi: e dov'è il problema se gli slogan si ripetono? Nessun problema, infatti. Solo che poi non ci si venga a parlare di anticonformismo e di ribellione. Pensando all'Italia e alle manifestazioni di venerdì scorso, le uniche botte di «fantasia», gli unici tocchi di «originalità» rispetto alle analoghe manifestazioni in giro per il mondo sono stati un po' di insulti contro Matteo Salvini. Non si capisce bene cosa c'entri l'offesa anti leghista con l'ambientalismo: magari c'entra di più con la cappa conformista e di sinistra che già soffoca e avvolge gli inconsapevoli ragazzini.
A rendere tutto più surreale, ci si è messo pure Mario Monti. Secondo l'uomo del loden, «i giovani crescono sotto due ipoteche, quella ecologico ambientale e quella del debito». E allora ecco la genialata montiana (non si diventa senatori a vita per caso…): servirebbe «inventarsi una Greta Thunberg del debito pubblico, bisognerebbe ringiovanire e femminilizzare il professor Carlo Cottarelli». Una specie di gemellina aggiuntiva per un remake di Shining.
Ma torniamo alle assonanze. Si pensi alla proposta di Enrico Letta sul diritto di voto ai sedicenni. Per carità: anche qui qualcuno potrebbe ricordarci la lunga serie di personalità che, in epoche storiche diverse, fecero cenno all'idea di allargare ai giovanissimi: da Antonio Rosmini (che, per evidenti ragioni, non può difendersi dalle citazioni di oggi) a Walter Veltroni, passando per Beppe Grillo.
Ma il tentativo più recente (e qualcosa ci fa pensare che Letta abbia tratto l'ispirazione proprio da qui) è avvenuto in America, dove la scorsa primavera i democratici Usa (fallendo l'obiettivo, perché anche molti dem si dissociarono, insieme ai repubblicani compatti) provarono a modificare la base elettorale, in funzione anti Donald Trump. Lo dissero esplicitamente nel dibattito: «Dalle armi al cambiamento climatico, i nostri giovani si stanno organizzando, si mobilitano a ci chiamano all'azione». Traduzione: siccome non riusciamo a battere Trump con questi elettori, cambiamoli (gli elettori).
Riflesso
Fatale che, davanti allo stesso genere di nemici (per costoro, Donald Trump, Boris Johnson e Matteo Salvini sono parte di uno stesso incubo), scatti un riflesso analogo: una volta pensando di allargare ai giovani, e un'altra volta agli immigrati. Dimenticando peraltro che, in entrambi i casi, la parte ideologizzata è pur sempre una minoranza, e quindi anche questo genere di stratagemmi di solito si risolve in un autogol per la sinistra.
A meno di prendere sul serio la battuta su Twitter di uno dei più divertenti account fake di Matteo Renzi (@renzomattei), che ha messo le cose così: «Voto ai sedicenni: ma potranno scegliere solo tra Pd, M5s e Italia viva». Tenteranno anche questo? Dalla rimodulazione selettiva dell'Iva alla rimodulazione selettiva del diritto di voto.
Daniele Capezzone
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La proposta di Enrico Letta, unita allo ius culturae, nasce per procacciare consensi al Pd e ai partiti progressisti, in rotta in tutto l'Occidente. Ci si riempie la bocca con i diritti dei giovani, ma così si distrugge il loro futuro.La lotta per abbassare l'età degli elettori è iniziata contro Donald Trump. E gli striscioni sull'ambiente sono identici in ogni Paese. Dietro i cortei, si intravede una rete unica.Lo speciale contiene due articoli Il bello è che nemmeno si rendono conto di infrangere il muro del ridicolo. O forse se ne accorgono, ma tirano dritto incuranti di tutto. Secondo Repubblica, Enrico Letta ha intravisto una «occasione storica». Niente meno. E quale sarebbe? Sentite qua: «Una riforma costituzionale da fare in un anno: il voto ai sedicenni». Che idea, signori. Che trovata geniale. Letta, che di recente ha ripreso la tessera del Pd (finalmente è tornato sereno, a quanto pare), spiega di aver avuto la pensata del voto ai minorenni senza sapere che ne aveva già parlato Beppe Grillo. E aggiunge: «Adesso dico che è urgente, e che con questa maggioranza si può fare. È un modo per dire a quei giovani che abbiamo fotografato nelle piazze, lodando i loro slogan e il loro entusiasmo: vi prendiamo sul serio e riconosciamo che esiste un problema di sottorappresentazione delle vostre idee, dei vostri interessi». Polpetta avvelenata Giusto, dopo aver spinto i ragazzini in piazza (con tanto di giustificazione fornita dal ministro Lorenzo Fioramonti), adesso è il momento di capitalizzare. Bisogna fare in modo che tutti quei fanciulli vengano al Pd. Che l'elogio acritico di Greta Thunberg e le sparate sul clima fossero un modo di spingere i giovani verso la galassia progressista era evidente, ma Letta pare proprio intenzionato a bruciare le tappe, se potesse li farebbe votare domani anche via Web. Per altro è interessante il cambio di rotta: dopo anni a polemizzare con gli italiani con basso livello di istruzione che votano a destra, gli amici democratici sarebbero pronti a mandare alle urne una marea di gente che nemmeno ha il diploma delle superiori... Ma attenti che non è finita. Il nostro stratega ne ha in mente un'altra veramente eccezionale (dev'essere per via di questa verve che lo hanno chiamato a insegnare a Science Po in Francia): ius culturae subito. «Questo è uno dei temi sul quale si gioca la capacità del Pd di dimostrare leadership e al tempo stesso rispettare gli alleati. Il momento è ora, non si aspetti per ottenere di più», dice Letta. Potremmo persino prenderla sul ridere, biasimare la sinistra che si fa scudo dietro i ragazzini. O prendere in giro il serenissimo Enrico che dichiara «il mio lavoro sono i ragazzi» (si facesse allora un bel giretto a Bibbiano, che è più urgente). Il fatto però è che uscite come queste sono frutto di un progetto molto preciso, per quanto assurdo. I progressisti perdono elettori con continuità, non hanno argomenti per fare presa sulla gran parte dei cittadini. Non dipende soltanto dell'incapacità della leadership del Pd: è un problema radicato molto più in profondità. I liberal si sono scollati dal loro elettorato storico un po' ovunque in Occidente, e non possono più recuperarlo poiché sono mutati geneticamente. Hanno abbandonato i propri temi forti e non possono più riprenderli, dato che hanno cambiato idea quasi su tutto. Che fare, dunque? Beh, quando possibile - come abbiamo potuto apprezzare - vanno al potere senza passare dalle elezioni. Ovviamente, però, il giochetto non può durare per sempre. E allora bisogna crearsi un elettorato nuovo di pacca, senza radici, possibilmente. Estraneo alle tradizioni del passato e facilmente manipolabile. Ecco quindi l'idea di cooptare stranieri e ragazzini. O ragazzini stranieri, ancora meglio. Si può fare, ma va fatto in fretta. Bisogna approfittare del momento giallorosso. Sullo ius culturae i 5 stelle frenano, è vero, ma può darsi che con un po' di trattativa il risultato si riesca a portare a casa. Intanto giovedì riprende la discussione sul vecchio disegno di legge boldriniano e già si sono levate parecchi voci autorevoli a favore della proposta. Sul voto ai sedicenni, invece, i pentastellati sono decisamente più morbidi, a partire proprio da Giuseppe Conte e Luigi Di Maio. Non dimentichiamo poi che i nostri amici sono maestri di propaganda e sottile manipolazione. Possono usare le argomentazioni già utilizzate in precedenza: sono i giovani a chiederlo, diranno, e chi si oppone è contro i ragazzi, contro i diritti, contro il futuro. Avvolgeranno la polpetta avvelenata in un bel cartoccio profumato di diritti, proprio come fa Letta parlando dello ius culturae: «È il modello di integrazione positiva a cui dobbiamo tendere. L'opposto dei tagli ai corsi di italiano per immigrati che sono stati una delle caratteristiche del salvinismo», pontifica. E se la retorica sarà abbastanza efficace, c'è la possibilità concreta che l'azzardo riesca. Salari più bassi Il punto, però, è che il vero diritto al futuro per i minorenni lo si costruisce creando lavoro, aiutando le famiglie, dando respiro all'economia del Paese, e non infilando tasse «verdi» o imbarcando stranieri che facciano scendere i salari. Ma tutto questo i ragazzi lo scopriranno quando saranno più grandi, e si renderanno conto che chi si riempiva la bocca con i loro «diritti» e con la salvezza del pianeta, in realtà, li stava solo sfruttando. L'unico futuro che davvero interessa ai progressisti è il proprio. E per garantirselo sono pronti a tutto, persino a dare il diritto di voto ai sedicenni. Lo stesso voto che hanno negato a tutti gli italiani non più tardi di un paio di mesi fa. Francesco Borgonovo <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/il-trucco-del-voto-ai-sedicenni-serve-per-frenare-lagonia-della-sinistra-2640795566.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="slogan-spontanei-copia-e-incolla" data-post-id="2640795566" data-published-at="1776408148" data-use-pagination="False"> Slogan «spontanei» copia e incolla Ma guarda che coincidenza, sarà telepatia. Anzi, dev'essere un po' come raccontano - quando si arrampicano sugli specchi - i cantautori accusati di plagio: cosa volete, la musica è nell'aria, le note sono sette, ed è fatale che due anime sensibili abbiano la stessa idea e scrivano lo stesso motivetto… Assonanze E così abbiamo assistito a due casi in poco tempo in cui -guarda un po' - le medesime parole d'ordine sono risuonate da un posto all'altro. Certo, ci si dirà: c'è Internet, ci sono i social network, e quindi è naturale una osmosi, una comunicazione istantanea, transnazionale e interattiva. Tutto vero. Ma si può anche (lo sottolineiamo: anche) ritenere che, accanto alla spontaneità, ci sia pure un pochino di «spintaneità»: una manina che aiuta, una rete organizzativa, magari meno visibile del passato (perché i vecchi politicanti di sinistra sono screditati e impresentabili, non solo in Italia), e che però prepara sceneggiatura, copione, scenografia. Una sorta di omaggio postumo al genio di Gianni Boncompagni: l'auricolare con cui teleguidava l'esordiente Ambra Angiolini. Il primo episodio riguarda i cartelli e gli slogan che, nelle piazze di tutto il mondo, hanno caratterizzato le manifestazioni verdi, con assonanze quasi letterali, con frasi identiche «casualmente» riprodotte nelle lingue di mezzo mondo. Volete uno slogan volgarissimo (magari sulla bocca di una ragazzina, con relativo cartello)? Eccolo qua: «Fuck me, not the Earth» che diventa pari pari «Fotti me, non la Terra». Saranno contenti i genitori, rassicurati dall'impegno ambientalista della pargola... Ne volete uno più buonista e edificante? Eccolo: «There is no planet B», rivisitato pedissequamente in «Non c'è un pianeta B». Tutto uguale, senza cambiare mezza virgola. Direte voi: e dov'è il problema se gli slogan si ripetono? Nessun problema, infatti. Solo che poi non ci si venga a parlare di anticonformismo e di ribellione. Pensando all'Italia e alle manifestazioni di venerdì scorso, le uniche botte di «fantasia», gli unici tocchi di «originalità» rispetto alle analoghe manifestazioni in giro per il mondo sono stati un po' di insulti contro Matteo Salvini. Non si capisce bene cosa c'entri l'offesa anti leghista con l'ambientalismo: magari c'entra di più con la cappa conformista e di sinistra che già soffoca e avvolge gli inconsapevoli ragazzini. A rendere tutto più surreale, ci si è messo pure Mario Monti. Secondo l'uomo del loden, «i giovani crescono sotto due ipoteche, quella ecologico ambientale e quella del debito». E allora ecco la genialata montiana (non si diventa senatori a vita per caso…): servirebbe «inventarsi una Greta Thunberg del debito pubblico, bisognerebbe ringiovanire e femminilizzare il professor Carlo Cottarelli». Una specie di gemellina aggiuntiva per un remake di Shining. Ma torniamo alle assonanze. Si pensi alla proposta di Enrico Letta sul diritto di voto ai sedicenni. Per carità: anche qui qualcuno potrebbe ricordarci la lunga serie di personalità che, in epoche storiche diverse, fecero cenno all'idea di allargare ai giovanissimi: da Antonio Rosmini (che, per evidenti ragioni, non può difendersi dalle citazioni di oggi) a Walter Veltroni, passando per Beppe Grillo. Ma il tentativo più recente (e qualcosa ci fa pensare che Letta abbia tratto l'ispirazione proprio da qui) è avvenuto in America, dove la scorsa primavera i democratici Usa (fallendo l'obiettivo, perché anche molti dem si dissociarono, insieme ai repubblicani compatti) provarono a modificare la base elettorale, in funzione anti Donald Trump. Lo dissero esplicitamente nel dibattito: «Dalle armi al cambiamento climatico, i nostri giovani si stanno organizzando, si mobilitano a ci chiamano all'azione». Traduzione: siccome non riusciamo a battere Trump con questi elettori, cambiamoli (gli elettori). Riflesso Fatale che, davanti allo stesso genere di nemici (per costoro, Donald Trump, Boris Johnson e Matteo Salvini sono parte di uno stesso incubo), scatti un riflesso analogo: una volta pensando di allargare ai giovani, e un'altra volta agli immigrati. Dimenticando peraltro che, in entrambi i casi, la parte ideologizzata è pur sempre una minoranza, e quindi anche questo genere di stratagemmi di solito si risolve in un autogol per la sinistra. A meno di prendere sul serio la battuta su Twitter di uno dei più divertenti account fake di Matteo Renzi (@renzomattei), che ha messo le cose così: «Voto ai sedicenni: ma potranno scegliere solo tra Pd, M5s e Italia viva». Tenteranno anche questo? Dalla rimodulazione selettiva dell'Iva alla rimodulazione selettiva del diritto di voto. Daniele Capezzone
Giorgia Meloni e il cancelliere tedesco Friedrich Merz durante un incontro dello scorso 23 gennaio a Roma (Ansa)
Giorgia Meloni, a quanto apprende La Verità, parteciperà in presenza, oggi a Parigi, al vertice dei cosiddetti «volenterosi»: circa quaranta leader, molti collegati in videoconferenza, sono attesi alla riunione convocata dal presidente francese Emmanuel Macron e dal premier britannico Keir Starmer. Sul tavolo del summit, la riapertura in sicurezza dello Stretto di Hormuz. L’impegno dei «volenterosi», però, come più volte sottolineato dalla Verità a proposito di una eventuale partecipazione italiana alla missione, è subordinato alla stabilizzazione del cessate il fuoco tra Usa e Israele da una parte e Iran dall’altra. Fino a quando la guerra sarà pienamente in corso, e senza un mandato internazionale ad esempio dell’Onu, non se ne parla, perché ogni partecipazione a interventi anche di semplice sminamento delle acque dello Stretto sarebbe a tutti gli effetti un ingresso in guerra. Lo ha ribadito ieri il cancelliere tedesco Friedrich Merz: «La Germania», ha detto ieri Merz, come riporta Nova, «contribuirà alla futura salvaguardia della navigazione nello stretto di Hormuz ma solo a determinate condizioni. Ho coordinato questa posizione all’interno del governo tedesco. Una missione di questo genere richiederebbe un mandato internazionale, preferibilmente delle Nazioni Unite, una risoluzione del governo tedesco e un mandato del Parlamento tedesco. Siamo ancora lontani da questo obiettivo». La Germania potrebbe partecipare con navi sminatrici o da ricognizione.
Così come solo parole ascolteremo oggi dai «volenterosi»: le chiavi della soluzione del conflitto sono nelle mani di Donald Trump e Benjamin Netanyahu da un lato e del regime iraniano dall’altro. La situazione nello Stretto è, per usare un eufemismo, confusa: l’Iran ha minato le acque e chiede un pedaggio alle navi che vogliono attraversare Hormuz; gli Usa hanno disposto un blocco navale per le navi dirette verso porti iraniani o in uscita da essi.
Secondo alcune fonti, qualche nave ha comunque attraversato lo Stretto, ma il volume di traffico resta a livelli minimi: «Gli Stati Uniti», ha detto ieri Stephen Miller, stretto collaboratore di Trump, «potrebbero mantenere il blocco navale dei porti iraniani a tempo indeterminato.
La linea è chiara: gli Stati Uniti non accetteranno mai minacce da parte di un Iran dotato di armi nucleari, e l’embargo sta soffocando l’economia iraniana». Da Teheran arriva un altolà all’idea dei «volenterosi»: «Qualsiasi mossa o interferenza nello Stretto di Hormuz non farebbe altro che complicare la situazione», ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, «la sicurezza dello Stretto di Hormuz è garantita dall’Iran da decenni e, con l’aiuto degli Stati regionali, l’Iran è in grado di assicurare la sicurezza e la navigabilità della via, a condizione che cessino le interferenze e l’attuale guerra».
In sostanza, per ora i «volenterosi» sono allo stadio delle buone intenzioni. Detto ciò, l’Italia, se e quando la missione internazionale verrà effettivamente organizzata, potrà offrire un contributo di estremo rilievo: sono ben otto i cacciamine della Marina militare italiana in servizio e pronti all’impiego. Si tratta dei cacciamine della Classe Gaeta, che sono stati sottoposti a importanti lavori di ammodernamento per restare tecnologicamente competitivi. Dispongono di un completo sistema di apparecchiature specifiche fra le quali un sistema integrato di navigazione e tracciamento; apparati di radio-navigazione; un ecogoniometro cacciamine a profondità variabile; un sistema automatico per l’identificazione e distruzione di mine. Si trovano a Gaeta, Termoli, Alghero, Numana, Crotone, Viareggio, Chioggia e Rimini: il tempo di trasferimento verso Hormuz è valutato in circa 30 giorni. Individuare e far brillare in sicurezza le mine navali è una delle operazioni più complesse che ha di fronte una forza armata, e in questo genere di operazioni la nostra Marina militare è considerata una eccellenza a livello mondiale.
Da parte sua, un funzionario Usa ha detto al Wall Street Journal che è quasi pronto un programma statunitense per assicurare le petroliere che transitano nello Stretto di Hormuz, ma si stanno risolvendo alcune questioni di sicurezza con la Marina prima del suo avvio. Il programma, a quanto ha spiegato il responsabile degli investimenti Conor Coleman, assicurerà perdite fino a 40 miliardi di dollari per le navi disposte ad attraversare lo Stretto.
«Teheran rinuncerà al nucleare»
Donald Trump ha dichiarato che Teheran avrebbe accettato di consegnare la cosiddetta «polvere nucleare» in suo possesso e di sospendere l’arricchimento dell’uranio per un periodo indefinito. Parlando alla Casa Bianca, il presidente ha affermato che l’Iran starebbe mostrando una maggiore apertura negoziale rispetto al passato e che un accordo «molto probabile» escluderebbe lo sviluppo di armi nucleari. Secondo Trump, la consegna riguarderebbe materiale nucleare legato anche a precedenti attacchi e ai siti sotterranei iraniani. I colloqui proseguirebbero in un clima positivo, con nuovi incontri previsti nei prossimi giorni. Il 21 aprile scadrà il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran.
Uno stretto alleato di Trump, come il capo delle forze di difesa pakistane Asim Munir, ha recentemente incontrato il presidente del parlamento della Repubblica islamica, Mohammad Bagher Qalibaf. Scopo del faccia a faccia è, in particolare, stato quello di organizzare un nuovo round di negoziati tra Stati Uniti e Iran, dopo i colloqui finiti in stallo lo scorso sabato.
Se da una parte è aperta al dialogo, Washington, dall’altra, non sta rinunciando ad aumentare la pressione sul regime khomeinista. «Le nostre forze sono pronte a riprendere le operazioni di combattimento, qualora questo nuovo regime iraniano facesse una scelta sbagliata e non accettasse un accordo», ha affermato ieri il capo del Pentagono, Pete Hegseth, che ha anche parlato del blocco americano a Hormuz. «Minacciare di lanciare missili e droni contro navi, navi commerciali che transitano legalmente in acque internazionali, non è controllo. Questa è pirateria. Questo è terrorismo. La Marina degli Stati Uniti controlla il traffico in entrata e in uscita dallo Stretto perché disponiamo di risorse e capacità reali, e stiamo attuando questo blocco», ha dichiarato. Al contempo, il capo di Stato maggiore congiunto degli Stati Uniti, Dan Caine, ha assicurato che Washington è pronta a «usare la forza» verso chi cerchi di forzare il blocco americano a Hormuz. E attenzione: la pressione americana non è soltanto di natura militare ma anche economica. Appena l’altro ieri, il segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Scott Bessent, ha infatti minacciato di colpire l’Iran con delle sanzioni secondarie. L’obiettivo è chiaramente quello di mettere ulteriormente in ginocchio l’economia della Repubblica islamica, per costringere quest’ultima a negoziare da una posizione di debolezza. Al contempo, Trump è tornato a parlare di Leone XIV. «Deve capire che l’Iran non può avere un’arma nucleare», ha detto.
Nel frattempo, Teheran si è mostrata timidamente ottimista sul fronte diplomatico. «Nonostante la nostra profonda sfiducia negli Stati Uniti, derivante dai ripetuti tradimenti della diplomazia, abbiamo comunque intrapreso i negoziati in buona fede e restiamo cautamente ottimisti», ha affermato l’ambasciatore iraniano presso le Nazioni Unite, Amir Saeid Iravani. «Se Washington adotterà un approccio razionale e costruttivo, questi negoziati potranno portare a un risultato significativo», ha aggiunto. Questo ovviamente non significa che la strada sia del tutto in discesa: sempre ieri, un alto funzionario iraniano ha infatti sottolineato che la questione dell’uranio arricchito resta forse il principale nodo sul tavolo negoziale. Dall’altra parte, la medesima fonte ha però parlato di progressi. Ciò significa che lo stallo diplomatico, soprattutto dopo l’annuncio del cessate il fuoco tra Israele e Libano, potrebbe essere in procinto di essere superato.
In tutto questo, la Cina ha auspicato che Washington e Teheran tornino al tavolo negoziale, mentre anche Ankara sta spingendo per la diplomazia. «Continueremo a fornire il supporto necessario affinché il cessate il fuoco in corso si trasformi in una tregua permanente e, infine, in una pace duratura, senza che diventi più complesso e difficile da gestire», ha dichiarato il ministero della Difesa turco. Bisognerà infine vedere come si svilupperà il rapporto tra Trump e Benjamin Netanyahu. Il premier israeliano è sempre stato freddo verso il cessate il fuoco tra Usa e Iran. Tuttavia, ieri ha accettato la tregua libanese. Solo il tempo ci dirà se Gerusalemme si allineerà completamente alla Casa Bianca nei suoi sforzi diplomatici con Teheran. Un fattore, questo, che potrebbe rivelarsi decisivo per il destino della crisi iraniana: in un senso o nell’altro.
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