True
2019-10-01
La sinistra senza voti dopo gli immigrati
va a caccia di ragazzini
Ansa
Il bello è che nemmeno si rendono conto di infrangere il muro del ridicolo. O forse se ne accorgono, ma tirano dritto incuranti di tutto. Secondo Repubblica, Enrico Letta ha intravisto una «occasione storica». Niente meno. E quale sarebbe? Sentite qua: «Una riforma costituzionale da fare in un anno: il voto ai sedicenni». Che idea, signori. Che trovata geniale. Letta, che di recente ha ripreso la tessera del Pd (finalmente è tornato sereno, a quanto pare), spiega di aver avuto la pensata del voto ai minorenni senza sapere che ne aveva già parlato Beppe Grillo. E aggiunge: «Adesso dico che è urgente, e che con questa maggioranza si può fare. È un modo per dire a quei giovani che abbiamo fotografato nelle piazze, lodando i loro slogan e il loro entusiasmo: vi prendiamo sul serio e riconosciamo che esiste un problema di sottorappresentazione delle vostre idee, dei vostri interessi».
Polpetta avvelenata
Giusto, dopo aver spinto i ragazzini in piazza (con tanto di giustificazione fornita dal ministro Lorenzo Fioramonti), adesso è il momento di capitalizzare. Bisogna fare in modo che tutti quei fanciulli vengano al Pd.
Che l'elogio acritico di Greta Thunberg e le sparate sul clima fossero un modo di spingere i giovani verso la galassia progressista era evidente, ma Letta pare proprio intenzionato a bruciare le tappe, se potesse li farebbe votare domani anche via Web. Per altro è interessante il cambio di rotta: dopo anni a polemizzare con gli italiani con basso livello di istruzione che votano a destra, gli amici democratici sarebbero pronti a mandare alle urne una marea di gente che nemmeno ha il diploma delle superiori...
Ma attenti che non è finita. Il nostro stratega ne ha in mente un'altra veramente eccezionale (dev'essere per via di questa verve che lo hanno chiamato a insegnare a Science Po in Francia): ius culturae subito. «Questo è uno dei temi sul quale si gioca la capacità del Pd di dimostrare leadership e al tempo stesso rispettare gli alleati. Il momento è ora, non si aspetti per ottenere di più», dice Letta. Potremmo persino prenderla sul ridere, biasimare la sinistra che si fa scudo dietro i ragazzini. O prendere in giro il serenissimo Enrico che dichiara «il mio lavoro sono i ragazzi» (si facesse allora un bel giretto a Bibbiano, che è più urgente). Il fatto però è che uscite come queste sono frutto di un progetto molto preciso, per quanto assurdo.
I progressisti perdono elettori con continuità, non hanno argomenti per fare presa sulla gran parte dei cittadini. Non dipende soltanto dell'incapacità della leadership del Pd: è un problema radicato molto più in profondità. I liberal si sono scollati dal loro elettorato storico un po' ovunque in Occidente, e non possono più recuperarlo poiché sono mutati geneticamente. Hanno abbandonato i propri temi forti e non possono più riprenderli, dato che hanno cambiato idea quasi su tutto.
Che fare, dunque? Beh, quando possibile - come abbiamo potuto apprezzare - vanno al potere senza passare dalle elezioni. Ovviamente, però, il giochetto non può durare per sempre. E allora bisogna crearsi un elettorato nuovo di pacca, senza radici, possibilmente. Estraneo alle tradizioni del passato e facilmente manipolabile. Ecco quindi l'idea di cooptare stranieri e ragazzini. O ragazzini stranieri, ancora meglio. Si può fare, ma va fatto in fretta. Bisogna approfittare del momento giallorosso. Sullo ius culturae i 5 stelle frenano, è vero, ma può darsi che con un po' di trattativa il risultato si riesca a portare a casa. Intanto giovedì riprende la discussione sul vecchio disegno di legge boldriniano e già si sono levate parecchi voci autorevoli a favore della proposta. Sul voto ai sedicenni, invece, i pentastellati sono decisamente più morbidi, a partire proprio da Giuseppe Conte e Luigi Di Maio.
Non dimentichiamo poi che i nostri amici sono maestri di propaganda e sottile manipolazione. Possono usare le argomentazioni già utilizzate in precedenza: sono i giovani a chiederlo, diranno, e chi si oppone è contro i ragazzi, contro i diritti, contro il futuro. Avvolgeranno la polpetta avvelenata in un bel cartoccio profumato di diritti, proprio come fa Letta parlando dello ius culturae: «È il modello di integrazione positiva a cui dobbiamo tendere. L'opposto dei tagli ai corsi di italiano per immigrati che sono stati una delle caratteristiche del salvinismo», pontifica. E se la retorica sarà abbastanza efficace, c'è la possibilità concreta che l'azzardo riesca.
Salari più bassi
Il punto, però, è che il vero diritto al futuro per i minorenni lo si costruisce creando lavoro, aiutando le famiglie, dando respiro all'economia del Paese, e non infilando tasse «verdi» o imbarcando stranieri che facciano scendere i salari. Ma tutto questo i ragazzi lo scopriranno quando saranno più grandi, e si renderanno conto che chi si riempiva la bocca con i loro «diritti» e con la salvezza del pianeta, in realtà, li stava solo sfruttando. L'unico futuro che davvero interessa ai progressisti è il proprio. E per garantirselo sono pronti a tutto, persino a dare il diritto di voto ai sedicenni. Lo stesso voto che hanno negato a tutti gli italiani non più tardi di un paio di mesi fa.
Francesco Borgonovo
Slogan «spontanei» copia e incolla
Ma guarda che coincidenza, sarà telepatia. Anzi, dev'essere un po' come raccontano - quando si arrampicano sugli specchi - i cantautori accusati di plagio: cosa volete, la musica è nell'aria, le note sono sette, ed è fatale che due anime sensibili abbiano la stessa idea e scrivano lo stesso motivetto…
Assonanze
E così abbiamo assistito a due casi in poco tempo in cui -guarda un po' - le medesime parole d'ordine sono risuonate da un posto all'altro. Certo, ci si dirà: c'è Internet, ci sono i social network, e quindi è naturale una osmosi, una comunicazione istantanea, transnazionale e interattiva. Tutto vero. Ma si può anche (lo sottolineiamo: anche) ritenere che, accanto alla spontaneità, ci sia pure un pochino di «spintaneità»: una manina che aiuta, una rete organizzativa, magari meno visibile del passato (perché i vecchi politicanti di sinistra sono screditati e impresentabili, non solo in Italia), e che però prepara sceneggiatura, copione, scenografia. Una sorta di omaggio postumo al genio di Gianni Boncompagni: l'auricolare con cui teleguidava l'esordiente Ambra Angiolini.
Il primo episodio riguarda i cartelli e gli slogan che, nelle piazze di tutto il mondo, hanno caratterizzato le manifestazioni verdi, con assonanze quasi letterali, con frasi identiche «casualmente» riprodotte nelle lingue di mezzo mondo. Volete uno slogan volgarissimo (magari sulla bocca di una ragazzina, con relativo cartello)? Eccolo qua: «Fuck me, not the Earth» che diventa pari pari «Fotti me, non la Terra». Saranno contenti i genitori, rassicurati dall'impegno ambientalista della pargola... Ne volete uno più buonista e edificante? Eccolo: «There is no planet B», rivisitato pedissequamente in «Non c'è un pianeta B». Tutto uguale, senza cambiare mezza virgola.
Direte voi: e dov'è il problema se gli slogan si ripetono? Nessun problema, infatti. Solo che poi non ci si venga a parlare di anticonformismo e di ribellione. Pensando all'Italia e alle manifestazioni di venerdì scorso, le uniche botte di «fantasia», gli unici tocchi di «originalità» rispetto alle analoghe manifestazioni in giro per il mondo sono stati un po' di insulti contro Matteo Salvini. Non si capisce bene cosa c'entri l'offesa anti leghista con l'ambientalismo: magari c'entra di più con la cappa conformista e di sinistra che già soffoca e avvolge gli inconsapevoli ragazzini.
A rendere tutto più surreale, ci si è messo pure Mario Monti. Secondo l'uomo del loden, «i giovani crescono sotto due ipoteche, quella ecologico ambientale e quella del debito». E allora ecco la genialata montiana (non si diventa senatori a vita per caso…): servirebbe «inventarsi una Greta Thunberg del debito pubblico, bisognerebbe ringiovanire e femminilizzare il professor Carlo Cottarelli». Una specie di gemellina aggiuntiva per un remake di Shining.
Ma torniamo alle assonanze. Si pensi alla proposta di Enrico Letta sul diritto di voto ai sedicenni. Per carità: anche qui qualcuno potrebbe ricordarci la lunga serie di personalità che, in epoche storiche diverse, fecero cenno all'idea di allargare ai giovanissimi: da Antonio Rosmini (che, per evidenti ragioni, non può difendersi dalle citazioni di oggi) a Walter Veltroni, passando per Beppe Grillo.
Ma il tentativo più recente (e qualcosa ci fa pensare che Letta abbia tratto l'ispirazione proprio da qui) è avvenuto in America, dove la scorsa primavera i democratici Usa (fallendo l'obiettivo, perché anche molti dem si dissociarono, insieme ai repubblicani compatti) provarono a modificare la base elettorale, in funzione anti Donald Trump. Lo dissero esplicitamente nel dibattito: «Dalle armi al cambiamento climatico, i nostri giovani si stanno organizzando, si mobilitano a ci chiamano all'azione». Traduzione: siccome non riusciamo a battere Trump con questi elettori, cambiamoli (gli elettori).
Riflesso
Fatale che, davanti allo stesso genere di nemici (per costoro, Donald Trump, Boris Johnson e Matteo Salvini sono parte di uno stesso incubo), scatti un riflesso analogo: una volta pensando di allargare ai giovani, e un'altra volta agli immigrati. Dimenticando peraltro che, in entrambi i casi, la parte ideologizzata è pur sempre una minoranza, e quindi anche questo genere di stratagemmi di solito si risolve in un autogol per la sinistra.
A meno di prendere sul serio la battuta su Twitter di uno dei più divertenti account fake di Matteo Renzi (@renzomattei), che ha messo le cose così: «Voto ai sedicenni: ma potranno scegliere solo tra Pd, M5s e Italia viva». Tenteranno anche questo? Dalla rimodulazione selettiva dell'Iva alla rimodulazione selettiva del diritto di voto.
Daniele Capezzone
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La proposta di Enrico Letta, unita allo ius culturae, nasce per procacciare consensi al Pd e ai partiti progressisti, in rotta in tutto l'Occidente. Ci si riempie la bocca con i diritti dei giovani, ma così si distrugge il loro futuro.La lotta per abbassare l'età degli elettori è iniziata contro Donald Trump. E gli striscioni sull'ambiente sono identici in ogni Paese. Dietro i cortei, si intravede una rete unica.Lo speciale contiene due articoli Il bello è che nemmeno si rendono conto di infrangere il muro del ridicolo. O forse se ne accorgono, ma tirano dritto incuranti di tutto. Secondo Repubblica, Enrico Letta ha intravisto una «occasione storica». Niente meno. E quale sarebbe? Sentite qua: «Una riforma costituzionale da fare in un anno: il voto ai sedicenni». Che idea, signori. Che trovata geniale. Letta, che di recente ha ripreso la tessera del Pd (finalmente è tornato sereno, a quanto pare), spiega di aver avuto la pensata del voto ai minorenni senza sapere che ne aveva già parlato Beppe Grillo. E aggiunge: «Adesso dico che è urgente, e che con questa maggioranza si può fare. È un modo per dire a quei giovani che abbiamo fotografato nelle piazze, lodando i loro slogan e il loro entusiasmo: vi prendiamo sul serio e riconosciamo che esiste un problema di sottorappresentazione delle vostre idee, dei vostri interessi». Polpetta avvelenata Giusto, dopo aver spinto i ragazzini in piazza (con tanto di giustificazione fornita dal ministro Lorenzo Fioramonti), adesso è il momento di capitalizzare. Bisogna fare in modo che tutti quei fanciulli vengano al Pd. Che l'elogio acritico di Greta Thunberg e le sparate sul clima fossero un modo di spingere i giovani verso la galassia progressista era evidente, ma Letta pare proprio intenzionato a bruciare le tappe, se potesse li farebbe votare domani anche via Web. Per altro è interessante il cambio di rotta: dopo anni a polemizzare con gli italiani con basso livello di istruzione che votano a destra, gli amici democratici sarebbero pronti a mandare alle urne una marea di gente che nemmeno ha il diploma delle superiori... Ma attenti che non è finita. Il nostro stratega ne ha in mente un'altra veramente eccezionale (dev'essere per via di questa verve che lo hanno chiamato a insegnare a Science Po in Francia): ius culturae subito. «Questo è uno dei temi sul quale si gioca la capacità del Pd di dimostrare leadership e al tempo stesso rispettare gli alleati. Il momento è ora, non si aspetti per ottenere di più», dice Letta. Potremmo persino prenderla sul ridere, biasimare la sinistra che si fa scudo dietro i ragazzini. O prendere in giro il serenissimo Enrico che dichiara «il mio lavoro sono i ragazzi» (si facesse allora un bel giretto a Bibbiano, che è più urgente). Il fatto però è che uscite come queste sono frutto di un progetto molto preciso, per quanto assurdo. I progressisti perdono elettori con continuità, non hanno argomenti per fare presa sulla gran parte dei cittadini. Non dipende soltanto dell'incapacità della leadership del Pd: è un problema radicato molto più in profondità. I liberal si sono scollati dal loro elettorato storico un po' ovunque in Occidente, e non possono più recuperarlo poiché sono mutati geneticamente. Hanno abbandonato i propri temi forti e non possono più riprenderli, dato che hanno cambiato idea quasi su tutto. Che fare, dunque? Beh, quando possibile - come abbiamo potuto apprezzare - vanno al potere senza passare dalle elezioni. Ovviamente, però, il giochetto non può durare per sempre. E allora bisogna crearsi un elettorato nuovo di pacca, senza radici, possibilmente. Estraneo alle tradizioni del passato e facilmente manipolabile. Ecco quindi l'idea di cooptare stranieri e ragazzini. O ragazzini stranieri, ancora meglio. Si può fare, ma va fatto in fretta. Bisogna approfittare del momento giallorosso. Sullo ius culturae i 5 stelle frenano, è vero, ma può darsi che con un po' di trattativa il risultato si riesca a portare a casa. Intanto giovedì riprende la discussione sul vecchio disegno di legge boldriniano e già si sono levate parecchi voci autorevoli a favore della proposta. Sul voto ai sedicenni, invece, i pentastellati sono decisamente più morbidi, a partire proprio da Giuseppe Conte e Luigi Di Maio. Non dimentichiamo poi che i nostri amici sono maestri di propaganda e sottile manipolazione. Possono usare le argomentazioni già utilizzate in precedenza: sono i giovani a chiederlo, diranno, e chi si oppone è contro i ragazzi, contro i diritti, contro il futuro. Avvolgeranno la polpetta avvelenata in un bel cartoccio profumato di diritti, proprio come fa Letta parlando dello ius culturae: «È il modello di integrazione positiva a cui dobbiamo tendere. L'opposto dei tagli ai corsi di italiano per immigrati che sono stati una delle caratteristiche del salvinismo», pontifica. E se la retorica sarà abbastanza efficace, c'è la possibilità concreta che l'azzardo riesca. Salari più bassi Il punto, però, è che il vero diritto al futuro per i minorenni lo si costruisce creando lavoro, aiutando le famiglie, dando respiro all'economia del Paese, e non infilando tasse «verdi» o imbarcando stranieri che facciano scendere i salari. Ma tutto questo i ragazzi lo scopriranno quando saranno più grandi, e si renderanno conto che chi si riempiva la bocca con i loro «diritti» e con la salvezza del pianeta, in realtà, li stava solo sfruttando. L'unico futuro che davvero interessa ai progressisti è il proprio. E per garantirselo sono pronti a tutto, persino a dare il diritto di voto ai sedicenni. Lo stesso voto che hanno negato a tutti gli italiani non più tardi di un paio di mesi fa. Francesco Borgonovo <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/il-trucco-del-voto-ai-sedicenni-serve-per-frenare-lagonia-della-sinistra-2640795566.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="slogan-spontanei-copia-e-incolla" data-post-id="2640795566" data-published-at="1773831294" data-use-pagination="False"> Slogan «spontanei» copia e incolla Ma guarda che coincidenza, sarà telepatia. Anzi, dev'essere un po' come raccontano - quando si arrampicano sugli specchi - i cantautori accusati di plagio: cosa volete, la musica è nell'aria, le note sono sette, ed è fatale che due anime sensibili abbiano la stessa idea e scrivano lo stesso motivetto… Assonanze E così abbiamo assistito a due casi in poco tempo in cui -guarda un po' - le medesime parole d'ordine sono risuonate da un posto all'altro. Certo, ci si dirà: c'è Internet, ci sono i social network, e quindi è naturale una osmosi, una comunicazione istantanea, transnazionale e interattiva. Tutto vero. Ma si può anche (lo sottolineiamo: anche) ritenere che, accanto alla spontaneità, ci sia pure un pochino di «spintaneità»: una manina che aiuta, una rete organizzativa, magari meno visibile del passato (perché i vecchi politicanti di sinistra sono screditati e impresentabili, non solo in Italia), e che però prepara sceneggiatura, copione, scenografia. Una sorta di omaggio postumo al genio di Gianni Boncompagni: l'auricolare con cui teleguidava l'esordiente Ambra Angiolini. Il primo episodio riguarda i cartelli e gli slogan che, nelle piazze di tutto il mondo, hanno caratterizzato le manifestazioni verdi, con assonanze quasi letterali, con frasi identiche «casualmente» riprodotte nelle lingue di mezzo mondo. Volete uno slogan volgarissimo (magari sulla bocca di una ragazzina, con relativo cartello)? Eccolo qua: «Fuck me, not the Earth» che diventa pari pari «Fotti me, non la Terra». Saranno contenti i genitori, rassicurati dall'impegno ambientalista della pargola... Ne volete uno più buonista e edificante? Eccolo: «There is no planet B», rivisitato pedissequamente in «Non c'è un pianeta B». Tutto uguale, senza cambiare mezza virgola. Direte voi: e dov'è il problema se gli slogan si ripetono? Nessun problema, infatti. Solo che poi non ci si venga a parlare di anticonformismo e di ribellione. Pensando all'Italia e alle manifestazioni di venerdì scorso, le uniche botte di «fantasia», gli unici tocchi di «originalità» rispetto alle analoghe manifestazioni in giro per il mondo sono stati un po' di insulti contro Matteo Salvini. Non si capisce bene cosa c'entri l'offesa anti leghista con l'ambientalismo: magari c'entra di più con la cappa conformista e di sinistra che già soffoca e avvolge gli inconsapevoli ragazzini. A rendere tutto più surreale, ci si è messo pure Mario Monti. Secondo l'uomo del loden, «i giovani crescono sotto due ipoteche, quella ecologico ambientale e quella del debito». E allora ecco la genialata montiana (non si diventa senatori a vita per caso…): servirebbe «inventarsi una Greta Thunberg del debito pubblico, bisognerebbe ringiovanire e femminilizzare il professor Carlo Cottarelli». Una specie di gemellina aggiuntiva per un remake di Shining. Ma torniamo alle assonanze. Si pensi alla proposta di Enrico Letta sul diritto di voto ai sedicenni. Per carità: anche qui qualcuno potrebbe ricordarci la lunga serie di personalità che, in epoche storiche diverse, fecero cenno all'idea di allargare ai giovanissimi: da Antonio Rosmini (che, per evidenti ragioni, non può difendersi dalle citazioni di oggi) a Walter Veltroni, passando per Beppe Grillo. Ma il tentativo più recente (e qualcosa ci fa pensare che Letta abbia tratto l'ispirazione proprio da qui) è avvenuto in America, dove la scorsa primavera i democratici Usa (fallendo l'obiettivo, perché anche molti dem si dissociarono, insieme ai repubblicani compatti) provarono a modificare la base elettorale, in funzione anti Donald Trump. Lo dissero esplicitamente nel dibattito: «Dalle armi al cambiamento climatico, i nostri giovani si stanno organizzando, si mobilitano a ci chiamano all'azione». Traduzione: siccome non riusciamo a battere Trump con questi elettori, cambiamoli (gli elettori). Riflesso Fatale che, davanti allo stesso genere di nemici (per costoro, Donald Trump, Boris Johnson e Matteo Salvini sono parte di uno stesso incubo), scatti un riflesso analogo: una volta pensando di allargare ai giovani, e un'altra volta agli immigrati. Dimenticando peraltro che, in entrambi i casi, la parte ideologizzata è pur sempre una minoranza, e quindi anche questo genere di stratagemmi di solito si risolve in un autogol per la sinistra. A meno di prendere sul serio la battuta su Twitter di uno dei più divertenti account fake di Matteo Renzi (@renzomattei), che ha messo le cose così: «Voto ai sedicenni: ma potranno scegliere solo tra Pd, M5s e Italia viva». Tenteranno anche questo? Dalla rimodulazione selettiva dell'Iva alla rimodulazione selettiva del diritto di voto. Daniele Capezzone
Il punto è che il mercato, soprattutto in Europa, ha abbandonato qualsiasi velleità di tagli per il 2026 e in poco più di due settimana ha subito oscillazioni abbastanza marcate sugli indici di riferimento che servono a fissare il costo, per esempio, dei mutui immobiliari.
Tanto per capirsi. Il 27 febbraio (il giorno prima dell’attacco di Usa e Israele all’Iran), l’Euribor a 3 mesi (il riferimento per i variabili) era al 2,01%, mentre ieri prezzava il 2,16%. Così come l’Eurirs a 20 anni (il riferimento per i tassi fissi) è passato dal 3% al 3,18%. Insomma l’Euribor è cresciuto dello 0,15% e l’Eurirs dello 0,18%. Cosa vuol dire tutto questo per l’italiano medio che chiede soldi in prestito alla banca per comprare casa? Qual è l’aggravio del conflitto iniziato a fine febbraio nel Golfo?
«Su un mutuo di 200.000 a 20 anni», spiega alla Verità Guido Bertolino, responsabile business development Mutuisupermarket.it, «l’aumento dello 0,15% del tasso comporta un’impennata della rata di 15,08 euro (180 euro in un anno ndr), mentre con un rialzo dello 0,18% la maggiorazione annuale sarebbe di 216 euro. Ovviamente la variazione ha un impatto immediato su chi ha già sottoscritto un prestito variabile e potrebbe riguardare dal prossimo mese chi invece dovesse stipulare un finanziamento a tasso fisso (perché gli istituti di credito normalmente adeguano il costo dei mutui all’Eurirs del mese precedente ndr)».
Finita qui? Se ci basiamo sulle indicazioni dei future sull’Euribor la giostra è appena iniziata. La curva evidenzia un rialzo dei tassi della Banca centrale europea dal 2 al 2,25% già a partire dal mese di maggio e prevede un’ ulteriore risalita fino al 2,47% per dicembre. Insomma, sono in ballo un paio di aumenti da qui alla fine dell’anno.
In soldoni? «È bene ricordare», continua Bertolino, «che parliamo di aspettative su un mercato che è estremamente volatile e influenzato dal rullo ininterrotto di notizie di cronaca che arrivano dal Golfo Persico. Anche perché ultimamente la Lagarde si muove sempre in relazioni a dati consolidati sull’andamento dei prezzi di medio e lungo periodo. Quindi escluderei un rialzo già domani e resterei cauto anche sulla possibilità di aumenti nella riunione successiva della Bce».
In un contesto così variabile ci sono banche che hanno portato sul mercato (in realtà già prima dell’inizio della guerra) prodotti innovativi che assicurano una sorta di mutuo a tasso fisso garantito. Come funziona il meccanismo? «Alcuni istituti hanno costituito dei “fondi interni” per garantire tassi fissi bloccati purché la stipula del mutuo avvenga entro l’estate. Tu avvii l’istruttoria con un tasso definito e poi anche se il costo del denaro dovesse salire hai tempo fino all’estate per stipulare un contratto definitivo agli stessi tassi dell’istruttoria». Al momento ci sono Credit Agricole che lascia invariati i tassi fino al 30 di settembre (avvio istruttoria entro il 15 maggio), Bper che dà tempo per l’istruttoria fino alla fine di marzo e per la stipula entro fine maggio (anche se i termini potrebbero essere prorogati) e Banco Bpm che lascia i tassi invariati fino al 30 giugno per le istruttorie sottoscritte entro il 15 aprile. E le novità potrebbero non essere finite qui. Perché è quando la geopolitica sembra impazzita che gli altri attori del mercato hanno il dovere di usare tutte le leve a loro disposizione per «tranquillizzare» investitori e risparmiatori. Sperando che si rinsavisca il prima possibile.
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(Imagoeconomica)
La direzione politica è chiara: la Commissione, ammette la necessità di rendere più credibile e gestibile la transizione ecologica nei settori industriali sotto pressione, ma non intende fare marcia indietro. «L’Ets resta uno strumento collaudato per guidare la trasformazione industriale», ha detto a chiare lettere la Von der Leyen che concede al massimo che sia «adattato alle nuove realtà». Il presidente promette un mix di flessibilità e di sostegni alle industrie ad alta intensità energetica. Riconosce che, dall’inizio del conflitto in Iran, «l’Europa ha già speso ulteriori 6 miliardi di euro per le importazioni di combustibili fossili» e «un’interruzione prolungata delle forniture di petrolio e gas dalla regione del Golfo potrebbe avere un impatto significativo sulla nostra economia», ma l’Ets è un totem intoccabile.
«Il sistema deve essere mantenuto e sarà mantenuto», tuttavia «sono possibili e necessari degli aggiustamenti», ha detto in una nota l’eurodeputato Peter Liese, portavoce per la politica climatica del Ppe, indicando che «la Germania può svolgere un importante ruolo di mediazione». «La cosa più importante è che anche dopo il 2039 siano ancora disponibili quote sufficienti: è assolutamente irrealistico pensare che nei settori interessati - dall’acciaio al cemento, al trasporto aereo - a partire dal 2039 non ci saranno più emissioni». Liese esorta un «approccio più moderato» sul sistema di assegnazione gratuita delle quote e una revisione della riserva di stabilità del mercato per disporre di un maggior numero di quote. «La cancellazione delle quote deve essere interrotta al più presto. Mi aspetto che la Commissione presenti la proposta già prima di luglio e chiedo che il Parlamento la approvi con procedura d’urgenza», commenta Liese.
Un alto funzionario Ue ha detto che la maggioranza dei 27 Paesi dell’Unione ritiene «indispensabile» il sistema di scambio delle quote di emissione, «non solo per la transizione ma perché è stato importante per le strategie degli investimenti».
Una maggioranza che, però, dovrà vedersela con l’opposizione di nove Paesi, un terzo dei membri della Ue, tra i quali Italia, Romania e Polonia, intenzionati a proporre «iniziative comuni» per affrontare la questione dell’incidenza dell’Ets sulla produzione di energia. Questi Paesi ieri si sono riuniti a margine del Consiglio Ambiente a Bruxelles per verificare la possibilità di coordinare una linea comune a fronte della «diffusa preoccupazione» per l’impatto del sistema delle quote di CO2 sulla produzione termoelettrica e sull’industria. Se questi nove Paesi dovessero votare insieme nel Consiglio, formerebbero una minoranza di blocco, impedendo la formazione di una maggioranza qualificata.
Intanto infuria la speculazione sui prezzi della benzina. Con il petrolio ormai stabilmente sopra i 100 dollari al barile e l’incertezza sui tempi della risoluzione della guerra in Iran, la corsa al ritocco dei listini dei carburanti è quotidiana. Per un pieno si possono pagare anche 30 euro in più se si sceglie il distributore sbagliato. Nella stessa città, a poca distanza, ci sono differenze importanti. A Roma ieri una pompa indicava 1,57 euro il litro e un’altra a distanza di una manciata di chilometri 2,25 euro. Situazione simile a Milano con 50 centesimi di differenza tra due pompe a due chilometri una dall’altra.
Il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha esortato Bruxelles a mettere un tetto al prezzo del gas ad Amsterdam (la borsa di riferimento dell’Europa). Poi ha auspicato che si possano «trovare con i Paesi europei delle soluzioni che allevino l’aumento dei prezzi, che a volte non ha significato. Perché ora non c’è il blocco del petrolio, ci sono tutte le riserve del mese scorso. Dovrebbero iniziare ad aumentare i prezzi, semmai, all’inizio del mese successivo, se non arriva il petrolio».
Il ministro del Made in Italy, Adolfo Urso, durante il Tavolo Pmi, ha parlato dei provvedimenti che il governo si appresta a realizzare per fronteggiare le conseguenze della guerra nel Golfo. A cominciare da misure mirate nei confronti dell’autotrasporto, per evitare che l’aumento del carburante possa attivare una spirale inflativa, e delle imprese manifatturiere ed esportatrici. L’area del Golfo rappresenta un importante mercato per il made in Italy, come dimostra la crescita dell’export nel 2025, che in alcuni di quei Paesi ha superato anche il 30%. Urso ha sottolineato che «tutto dipenderà dalla durata e dall’estensione del conflitto, che allo stato attuale nessuno può prevedere, con conseguenze economiche che potrebbero aggravarsi nel tempo».
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Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa podcast del 18 marzo con Flaminia Camilletti