2020-11-30
Il triplo conflitto di interessi del Pd, su Agcom, Mise e rete unica
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Dopo la nostra inchiesta su Agcom al ministero dello Sviluppo Economico arriva come terzo vice capo di gabinetto Camilla Sebastiani, sorella di Giulia Sebastiani, direttore generale di Colt Telecom. Si tratta di un operatore di telecomunicazioni che dovrebbe essere vigilato sia dall'autorità garante sia da ministero di Stefano Patuanelli. L'abbraccio tra Partito democratico e Movimento 5 Stelle è costellato da potenziali conflitti di interesse. Succede così che tra ministero dello Sviluppo Economico e Agcom, l'appena rinnovato garante per le comunicazione, ci siano state alcune decisioni negli ultimi mesi che hanno messo in discussione l'indipendenza dell'authority. Come già rivelato dalla Verità uno dei casi più emblematici è quello di Camilla Sebastiani, direttore dello sviluppo dei servizi digitali, sotto ricorso al Tar e accusata da altri funzionari di aver favorito in Agcom il compagno della sorella, ovvero Giorgio Corda, fidanzato con Giulia Sebastiani che è direttore generale di Colt Telecom. Sebastiani è considerata molto vicina alla Fondazione Astrid e soprattutto a Franco Bassanini, numero uno di Open Fiber e in questi mesi l'interlocutore principale del governo e del Pd sul dossier rete unica. Ebbene dovendo lasciare in tutta fretta Agcom per le critiche subite e gli accertamenti in corso, Sebastiani è da fine novembre terzo vice capo di gabinetto del ministro grillino Stefano Patuanelli che è subito venuto in suo aiuto. Insomma, ormai il potenziale conflitto di interessi si è triplicato. Infatti dopo la nostra inchiesta anche l'anticorruzione interna Agcom ha avviato delle verifiche che però potrebbero essere ostacolate dalla scelta di trasferirla al Mise. A quanto risulta alla Verità, infatti, sarebbe stata imposta dal Pd proprio a Patuanelli. In questo modo il ministro, anche se ha evitato di sobbarcarsi i 200.000 euro annui lordi di costi che clamorosamente restano tutti in capo ad Agcom, si prenderà anche i conflitti d'interesse della famiglia Sebastiani, di Bassanini e del Pd sulla banda larga. E non sono pochi. Va ricordato infatti che Colt Telecom è un operatore di telecomunicazioni vigilato sia da Agcom sia dal Mise, sulle rispettive competenze. La sorella della Sebastiani in Colt è proprio il direttore che si occupa della regolamentazione per l'azienda, cioè non solo di controllare che la società rispetti tutte le norme vigenti in tema di telecomunicazioni vigilate da Agcom, ma anche di fare attività di lobby. Peraltro le sorelle Sebastiani sono figlie del professor Mario Sebastiani, per decenni consulente di molti ministri del Pd al ma anche già consigliere di amministrazione di Ferrovie dello Stato. Tutta la famiglia collabora attivamente con la Fondazione Astrid, una delle più attive proprio nella regolamentazione delle reti di telecomunicazione fondata e diretta dai coniugi Bassanini (Open Fiber) e Linda Lanzillotta. Come noto Bassanini è il vero regista dell'operazione rete unica e ha portato in Open Fiber tutti di dirigenti Telecom Italia che erano entrati con Colaninno e che insieme alla struttura dirigenziale ex Agcom (Francesco Nonno, Antonio Perrucci, Sebastiani & family) facevano e fanno una unica "rete" trasversale ed eterodiretta da un unico registra: Bassanini. Ma la vicinanza di Patuanelli al Partito democratico sta scatenando la base ortodossa dei 5 Stelle, quella vicina in particolare ad Alessandro Di Battista sempre più numerosa ed influente. I grillini duri e puri infatti contestano a Vito Crimi la nomina di Elisa Giomi come commissario proprio in Agcom. Viene considerata una scelta troppo in continuità con il suo predecessore in quota Pd, Mario Morcellini. Per di più le viene inoltre imputato di non aver chiesto seri provvedimenti su tutti i conflitti di interessi emersi in Agcom in questi giorni, anche grazie al nostro giornale, ma da sempre noti internamente e già citati in alcune interrogazioni parlamentari di un folto gruppo di senatori pentastellati. Oltre al silenzio su tutti i gravi casi emersi, nello scegliere i componenti della sua segreteria tecnica di Commissario si è perfino rifiutata di utilizzare l'esperienza professionale di alcuni avvocati in Agcom esperti proprio di anticorruzione e conflitti di interesse, ma ha preso al suo posto come consigliere, suggerita dal Pd una più modesta Andreina Tarallo, storicamente molto vicina al direttore dei Servizi Postali, insieme a Giovanni Cazora, economista ma soprattutto ex assistente del più piddino degli ex commissari Agcom, Antonio Nicita. La scelta della Tarallo è considerata la più grave tra le due perché ha fatto parte delle commissioni di esame di alcune tra le più controverse procedure concorsuali Agcom, pesantemente censurate anche dal consiglio di Stato e oggetto anche di numerose interrogazioni parlamentari proprio dei 5S, come quello varato per scegliere il capo ufficio stampa Agcom come rivelato sempre dalla Verità. Da subito, inoltre, la la scelta della Giomi si è rivelata, oltre che politicamente, anche professionalmente sbagliata. Infatti, già dai primi procedimenti a lei affidati come relatore, alcune sue posizioni giuridiche sono state oggetto di pesanti critiche, salvo poi giustificarsi che erano dovute proprio alla sua collaboratrice. Insomma, tutto fuorché scelte di quel cambiamento tanto caro ai grillini, questa volta rispetto alla gestione dell'ex presidente Angelo Cardani. Molti pentastellati, quindi, si sono già attivati per far sfiduciare la Giomi mettendola in condizioni di fare un "passo di lato", destinandola magari ad un altro incarico istituzionale e sostituendola con uno degli altri candidati che al momento della sua elezione in parlamento godeva di maggior stima professionale da parte della base. Anche lo stesso Luigi Di Maio non ha mai digerito questa nomina. D'altronde la stessa Giomi non ha mai fatto mistero con nessuno di avere già un altro lavoro che le darebbe più soddisfazione professionale, quello di ricercatrice e professoressa universitaria, anche se sicuramente non le darà mai lo stipendio di 240.000 euro che percepisce in Agcom e per i quali, questa l'accusa, ha già tradito i valori del "cambiamento" del M5s a cominciare proprio da un tema caldo come quello del conflitto di interessi.
(Totaleu)
Lo ha detto l'eurodeputato di Fratelli d'Italia Paolo Inselvini alla sessione plenaria di Strasburgo.
Giornata cruciale per le relazioni economiche tra Italia e Arabia Saudita. Nel quadro del Forum Imprenditoriale Italia–Arabia Saudita, che oggi riunisce a Riyad istituzioni e imprese dei due Paesi, Cassa depositi e prestiti (Cdp), Simest e la Camera di commercio italo-araba (Jiacc) hanno firmato un Memorandum of Understanding volto a rafforzare la cooperazione industriale e commerciale con il mondo arabo. Contestualmente, Simest ha inaugurato la sua nuova antenna nella capitale saudita, alla presenza del vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani.
L’accordo tra Cdp, Simest e Jiacc – sottoscritto alla presenza di Tajani e del ministro degli Investimenti saudita Khalid A. Al Falih – punta a costruire un canale stabile di collaborazione tra imprese italiane e aziende dei Paesi arabi, con particolare attenzione alle opportunità offerte dal mercato saudita. L’obiettivo è facilitare l’accesso delle aziende italiane ai mega-programmi legati alla Vision 2030 e promuovere partnership industriali e commerciali ad alto valore aggiunto.
Il Memorandum prevede iniziative congiunte in quattro aree chiave: business matching, attività di informazione e orientamento ai mercati arabi, eventi e missioni dedicate, e supporto ai processi di internazionalizzazione. «Questo accordo consolida l’impegno di Simest nel supportare l’espansione delle Pmi italiane in un’area strategica e in forte crescita», ha commentato il presidente di Simest, Vittorio De Pedys, sottolineando come la collaborazione con Cdp e Jiacc permetterà di offrire accompagnamento, informazione e strumenti finanziari mirati.
Parallelamente, sempre a Riyad, si è svolta la cerimonia di apertura del nuovo presidio SIMEST, inaugurato dal ministro Tajani insieme al presidente De Pedys e all’amministratore delegato Regina Corradini D’Arienzo. L’antenna nasce per fornire assistenza diretta alle imprese italiane impegnate nei percorsi di ingresso e consolidamento in uno dei mercati più dinamici al mondo, in un Medio Oriente considerato sempre più strategico per la crescita internazionale dell’Italia.
L’Arabia Saudita, al centro di una fase di profonda trasformazione economica, ospita già numerose aziende italiane attive in settori quali infrastrutture, automotive, trasporti sostenibili, edilizia, farmaceutico-medicale, alta tecnologia, agritech, cultura e sport. «L’apertura dell’antenna di Riyad rappresenta un passo decisivo nel rafforzamento della nostra presenza a fianco delle imprese italiane, con un’attenzione particolare alle Pmi», ha dichiarato Corradini D’Arienzo. Un presidio che, ha aggiunto, opererà in stretto coordinamento con la Farnesina, Cdp, Sace, Ice, la Camera di Commercio, Confindustria e l’Ambasciata italiana, con l’obiettivo di facilitare investimenti e cogliere le opportunità offerte dall’economia saudita, anche in settori in cui la filiera italiana sta affrontando difficoltà, come la moda.
Le due iniziative – il Memorandum e l’apertura dell’antenna – rafforzano dunque la presenza del Sistema Italia in una delle aree più strategiche del panorama globale, con l’ambizione di trasformare le opportunità della Vision 2030 in collaborazioni concrete per le imprese italiane.
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