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Il teste chiave smonta l’accusa all’Eni: «Mai visto uno scambio di tangenti»

Il teste chiave smonta l’accusa all’Eni: «Mai visto uno scambio di tangenti»
Ansa
Il poliziotto nigeriano Eke si è finalmente presentato in aula ma ha detto di non sapere nulla della mazzetta. Ha smentito di aver chiesto di testimoniare: «A scrivere la lettera è stato un amico». Una débâcle per i pm.
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Oggi l’incontro tra il leader Usa e quello cinese: sul tavolo la guerra commerciale, l’Iran e i rapporti con la Russia. Donald si presenta con tutti i big delle multinazionali, da Musk agli amministratori delegati di Nvidia, Apple, Meta, Boeing, Visa...

Si registra grande attesa per l’incontro che si terrà oggi tra Donald Trump e Xi Jinping. Il presidente americano è arrivato ieri nella Repubblica popolare, accompagnato dal segretario di Stato, Marco Rubio, e dal capo del Pentagono, Pete Hegseth, oltre che da una folta delegazione di rappresentanti del mondo economico e tecnologico statunitense.

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Sul sito di «Repubblica» è apparso un banner pubblicitario realizzato con l’IA in cui si mostrava il «mio» litigio con il ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, in una puntata di «Porta a Porta». Tutto fasullo: così manipolano i volti per raggirare i risparmiatori.

«Mentite a milioni di italiani: come Gianluigi Paragone ha smascherato il ceo di Intesa Sanpaolo in diretta su Porta a Porta». La notizia che ho bucato e che mi riguarda l’abbiamo trovata su Repubblica.it in un articolo di Giuseppe Colombo, ed è corredato da fotografie che sanciscono il mio epico duello televisivo con Carlo Messina.

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I giovani e la ristorazione: un lavoro che non vogliono più fare?

Le nuove generazioni non vogliono più lavorare nei ristoranti? Oppure sono i ristoratori che pagano poco e non offrono buone condizioni? O ci sono altri temi più profondi da affrontare? Ne parliamo con Anastasia Paris, chef e imprenditrice di Futura.

Non si può condannare chi è già stato assolto
Carlo Nordio (Ansa)
Il Guardasigilli interviene sul trattamento riservato a Stasi: «Paradossale». Un sistema che dà 16 anni a un uomo, dopo 5 pronunciamenti, e poi riparte da zero è folle. Ma le toghe non vogliono cambiare.

A distanza di quasi 20 anni il delitto di Chiara Poggi fa discutere non soltanto nelle aule di giustizia, e di conseguenza sui giornali e in tv, ma anche nei convegni, come un caso di scuola da cui, in negativo, prendere esempio. Ne ha parlato il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, che - intervenuto a un dibattito - si è chiesto come si possa condannare una persona quando è già stata assolta due volte da una Corte d’assise e da una d’Appello. «È una situazione paradossale, dovuta a una legislazione che andrebbe cambiata, ma è molto difficile», ha spiegato il Guardasigilli. «Certo, oggi un comune cittadino si domanda perplesso come possa esistere una situazione in cui una persona ha scontato una fortissima pena da colpevole, mentre un’altra è attualmente indagata sulla base di prove per le quali l’autore del delitto sarebbe completamente diverso dal primo». A certificare il cortocircuito della giustizia, ribadisco, è il ministro della Giustizia. Il quale ammette l’anomalia, ma addirittura riconosce che quello di Garlasco è un esempio di legislazione sbagliata.

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