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2019-03-17
L'eccellenza della cosmetica italiana vale 4,8 miliardi
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Ansa
Un viaggio nel tempo all'interno dell'universo beauty, dalle scoperte del passato che hanno posto le basi per la nascita dell'industria cosmetica, alle tecnologie all'avanguardia utilizzate oggi dalle aziende leader del mercato per le formulazioni, i materiali e i processi di produzione più innovativi e, al contempo, sostenibili per l'ambiente: questo è Cosmoprof Worldwide Bologna 2019 ((fino al 18 marzo)., la manifestazione B2B per l'industria cosmetica leader a livello mondiale. «Cosmoprof Worldwide Bologna, fiore all'occhiello di Bologna Fiere, anche per il 2019 registra risultati in crescita – dichiara Gianpiero Calzolari, Presidente di BolognaFiere– Con 3.033 espositori da oltre 70 Paesi – e una crescita complessiva della manifestazione dell'8,2% - e più di 265.000 operatori professionali da 152 paesi, la manifestazione si conferma l'appuntamento chiave per l'intera industria cosmetica. Forte delle consolidate presenze nei 5 continenti (Europa, Asia, America, Sud America, India), dallo scorso ottobre, con l'acquisizione del gruppo tedesco Health and Beauty, il network Cosmoprof ha rivolto l'attenzione allo sviluppo in Europa. Sarà questo il nuovo terreno di crescita della nostra piattaforma». Oltre 30 le sessioni convegno in programma all'interno del format CosmoTalks, con la partecipazione di 200 speaker internazionali. Sono questi i numeri che fanno di Cosmoprof Worldwide Bologna l'osservatorio dell'eccellenza dell'universo beauty, il luogo in cui le tendenze del futuro prendono forma, rimodellando le tradizioni e le scoperte del passato.
«L'industria cosmetica italiana è un'eccellenza sia per la qualità manifatturiera dei suoi prodotti sia per l'innovazione tecnologica che esprime. Grazie alla partnership storica con BolognaFiere Cosmoprof, in occasione dell'edizione 2019 dell'evento di riferimento per il nostro settore valorizzeremo il comparto, formato da aziende orientate al miglioramento continuo>, commenta Renato Ancorotti, presidente di Cosmetica Italia, «La solidità della nostra industria è testimoniata dai dati: nel 2018, anche a fronte di una contrazione del PIL, il fatturato globale del settore ha mantenuto un trend positivo (+2,1%) superando gli 11,2 miliardi di euro; all'estero i cosmetici made in Italy sono sempre più richiesti come segnalano le esportazioni in crescita del 3,6% con un valore di 4,8 miliardi di euro. Cosmoprof Worldwide Bologna permetterà di confermare, ancora una volta, la competitività del sistema italiano della cosmetica, richiedendone il giusto riconoscimento alle istituzioni».
Al centro servizi, cuore pulsante del quartiere fieristico di Bologna, è stata allestita una mostra inedita dedicata alle innovazioni portate dal genio di Leonardo da Vinci in ambito cosmetico. L'installazione, dal titolo «Leonardo Genio e Bellezza», nasce dalla collaborazione tra Cosmoprof, Cosmetica Italia, associazione nazionale delle imprese cosmetiche, e Accademia del Profumo, in occasione della celebrazione dei 500 anni dalla scomparsa dell'artista. In mostra una selezione delle riproduzioni dei codici con gli studi di Leonardo da Vinci sulle tecniche di estrazione più avanzate, in uso ancora oggi nel settore delle fragranze, sulle piante e i fiori più indicati per la colorazione dei capelli, e sulle acconciature più originali consigliate alle dame rinascimentali e visibili in molti dipinti del maestro.
Le fashion week si fanno spazio tra i giganti
Non c'è dubbio che la formula delle week sia quella vincente. Ce n'è per tutti i gusti: libri, tecnologia, arte, mobile, musica. E non certo ultima quella della moda. Al punto che del sistema settimanale (anche se a volte non sono proprio sette giorni) se ne sono appropriate le più svariate città del mondo oltre a quelle canoniche come New York, Londra, Milano e Parigi, esattamente posizionate in ordine di calendario. Se a tenere occupati i giornali sulle ultime cronache modaiole è Tom Ford, mitico stilista che resuscitò Gucci, il più gettonato a capitanare la settimana della moda americana (sarà il board di Cfda - Council of fashion designers of America - il prossimo 19 marzo a deciderlo dopo 13 anni di presidenza di Diane von Furstenberg), si guarda con interesse anche a quelle fashion week che si stanno facendo strada tra i giganti.
Parliamo di Montecarlo, che dal 15 al 19 maggio ospiterà la Monte-Carlo Fashion Week, l'evento ufficiale della moda del Principato di Monaco. La settima edizione della rassegna, nata nel 2013 e organizzata dalla Chambre Monégasque de la Mode, porterà on stage le proposte resort, le cruise e le capsule collection della primavera-estate 2020, attraverso un carnet di eventi, show di brand iconici ed emergenti in programma all'Espace Fontvieille, alle fashion conference e agli happening social, come la Fashion awards ceremony del 17 maggio. Ospite d'onore della manifestazione sarà Alberta Ferretti, che sabato 18 maggio svelerà la collezione Resort 2020 con una sfilata al Musée Océanographique de Monaco. Per l'occasione la designer riceverà anche il made in Italy fashion award.
L'edizione 2019 della fashion week del Principato coincide anche con un altro traguardo: il decimo anniversario della Chambre Monégasque de la mode. Fondata nell'aprile 2009 da Federica Nardoni Spinetta, ha una duplice finalità: rappresentare e diffondere i valori della moda locale, promuovendo a livello internazionale la creatività made in Monaco anche grazie a brand emergenti, e dall'altro proiettare il Principato nei contesti chiave della moda worldwide. Durante l'ultimo appuntamento del 2018, la Monte-Carlo fashion week ha visto sfilare oltre 40 brand internazionali e monegaschi provenienti da 16 Paesi. Primario anche l'impegno in ottica charity, con il supporto offerto negli ultimi tre anni alla Princess Charlene of Monaco Foundation, che come obiettivi ha salvare vite mettendo fine alle morti per annegamento, sensibilizzando l'opinione pubblica sui pericoli dell'acqua e insegnando ai bambini le misure preventive e a nuotare. Sotto l'alto patrocinio della principessa Charlene di Monaco, la Monte-Carlo fashion week, anno dopo anno, acquisisce prestigio, anche grazie all'adesione al calendario internazionale delle fashion week. La kermesse è sempre più attesa da buyer e addetti ai lavori worldwide, vista la partecipazione di nomi di spicco dell'arena fashion e delle celebrities che frequentano il principato.
Certo, prima di Monte-Carlo sono parecchi gli appuntamenti delle fashion week. Los Angeles, Tokyo Seoul, Shanghai. Ma anche la Modest fashion week partita da Jakarta per passare a Londra, Istanbul e ora Dubai. Sulla piattaforma dell'evento, giunto alla quinta edizione grazie a Franka Soeria e Ozlem Sahin, per il 2019 sono stati selezionati più di 30 brand provenienti da Paesi come gli Emirati Arabi, Australia, Singapore, Stati Uniti, Canada, India, Russia, Giordania, Maldive, Paesi Bassi, Indonesia, Kuwait, Turchia, Azerbaijan, Malesia e Estonia. A fine marzo è prevista a Milano la terza edizione dell'International roundtable on sustainability by Cnmi, con il supporto della Camera della moda e con la partecipazione di Borsa italiana come institutional partner e di Brandart come official partner. Il convegno, che si aprirà con il discorso del presidente di Cnmi, Carlo Capasa, vedrà il contributo tra gli altri di Kerry Kennedy, presidente della Foundation Robert F. Kennedy Human Rights; Raffaele Jerusalmi, ceo di Borsa Italiana; Arthur Huang, architetto e antesignano delle soluzioni dell'economia circolare; Livia Firth, fondatrice di Eco-age. Comunque tutti a fare i conti con la Brexit. L'impatto sul settore moda sarebbe molto pesante: come emerge da una ricerca di Walpole-lobby group con 250 membri tra i marchi dell'alto di gamma - riportata da Reuters, il prezzo che il lusso inglese potrebbe pagare in caso di un mancato accordo sarebbe di 6,8 miliardi di sterline (circa 8 miliardi di euro), visto che oltre un quinto delle esportazioni sarebbe a rischio, in un settore decisamente export oriented: circa l'80% dei beni di lusso britannici prende infatti la via dell'estero e in particolare dell'Europa. I danni, sostiene Walpole, scaturirebbero soprattutto da modifiche all'accesso ai mercati, legate a misure tariffarie e non tariffarie, regolamenti relativi a salute e sicurezza, standard ambientali. «Occorre rafforzare il Paese, non indebolirlo», ha commentato Helen Brocklebank, ceo di Walpole. «Sollecitiamo il governo a evitare l'uscita dall'Ue senza accordo». Fanno parte di Walpole nomi come Alexander McQueen, Net-a-Porter e Bentley.
Il reggiseno speciale di Yamamay sostiene le donne operate al seno
Tutto è partito da un libro: Attenti al seno. E dalla voglia di un medico di dare delle risposte alle donne operate al seno. Il professor Rocco Cerra , senologo esperto in chirurgia plastica e oncologica ricostruttiva, con passione si è applicato al punto da trovare l'oggetto giusto: un reggiseno speciale in un tessuto straordinario, perfetto per chi ha particolari necessità. Dal contenimento delle garze, alle cuciture mai fastidiose, alla modellistica che abbraccia senza comprimere. Progetto di altissima qualità, sulla carta. Ma poterlo realizzare sembrava ben altra cosa.
Ci ha pensato Yamamay che dopo un anno di studio tra Cerra, Barbara Cimmino (responsabile ricerca, sviluppo e qualità di Yamamay, nonché sorella di Gianluigi, ideatore e ad del marchio), Anna Paita (ricerca, sviluppo e modellista) ha realizzato Innergy, il reggiseno preformato nato per sostenere le donne nella fase post-operatoria. «La classe medica non è preparata alle domande del dopo operazione», spiega Rocco Cerra: «mandiamo le nostre pazienti sempre in negozi sportivi, dove si trovano reggiseni che sono quasi delle corazze, capi poco pratici».
La situazione cambia totalmente grazie a Innergy, consigliato anche dalla Lilt con tanto di etichetta. Una vera e propria rivoluzione che parte dal tessuto, prodotto con il filato Nilit Innergy, un poliammide 6.6 che contiene un additivo minerale che genera raggi Fir (far infra red rays) e capace di aiutare la cicatrizzazione dei tessuti attraverso il miglioramento della microcircolazione sanguigna e la rigenerazione cutanea delle parti del corpo con il quale viene a contatto. Non solo. È antibatterico e traspirante, rinfrescante, estremamente liscio e piacevole al tatto. Tutte caratteristiche che si mantengono intatte nonostante ripetuti lavaggi. Come ovvio, nulla è stato lasciato al caso. Per evitare elastici a contatto con la pelle è completamente doppiato; per favorire maggior sostegno c'è la possibilità d'incrociare le spalline. Quindi sottoseno alto, coppe preformate e profonda scollatura a cuore che rende il reggiseno più femminile.
«Grazie a Innergy», sostiene Barbara Cimmino, «ridiamo subito alle donne il piacere di indossare un capo che non le mortifica ma che, al contrario, esalta, anche in un momento così particolare, il lato più intimo della femminilità di ognuna. È un benessere psicofisico che tiene conto anche del lato glamour».
Il reggiseno, prodotto in Vietnam, Paese all'avanguardia per quanto riguarda i macchinari di ultima generazione, è comunque perfetto anche nella vita di tutte e tutti i giorni. È già in vendita (a 39,95 euro) nei negozi Yamamay dove può essere personalizzato con le proprie iniziali. Tra le novità del brand, l'apertura del più grande negozio a Milano: due piani in piazza Cordusio. In Yamamay su 180 lavoratori 150 sono donne. La sensibilizzazione alla prevenzione del tumore al seno rappresenta quindi per Yamamay un impegno costante e importante tanto che le visite annuali vengono effettuate nelle aziende del gruppo: Yamamay e Carpisa.
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Oltre 30 le sessioni al convegno in programma all'interno del format CosmoTalks di Cosmoprof Worldwide, con la partecipazione di 200 speaker internazionali. Sono questi i numeri che fanno dell'evento di Bologna l'osservatorio dell'eccellenza dell'universo beauty, il luogo in cui le tendenze del futuro prendono forma, rimodellando le tradizioni e le scoperte del passato.Da New York a Londra e Parigi, la formula funziona e suscita l'interesse dei buyer. La Monte-Carlo porterà on stage proposte resort, cruise e capsule collection. Da Jakarta a Dubai passerella con 30 brand. Timore Brexit: il lusso rischia di perdere miliardi.Il tessuto è antibatterico, traspirante e aiuta la cicatrizzazione delle ferite.Lo speciale contiene tre articoliUn viaggio nel tempo all'interno dell'universo beauty, dalle scoperte del passato che hanno posto le basi per la nascita dell'industria cosmetica, alle tecnologie all'avanguardia utilizzate oggi dalle aziende leader del mercato per le formulazioni, i materiali e i processi di produzione più innovativi e, al contempo, sostenibili per l'ambiente: questo è Cosmoprof Worldwide Bologna 2019 ((fino al 18 marzo)., la manifestazione B2B per l'industria cosmetica leader a livello mondiale. «Cosmoprof Worldwide Bologna, fiore all'occhiello di Bologna Fiere, anche per il 2019 registra risultati in crescita – dichiara Gianpiero Calzolari, Presidente di BolognaFiere– Con 3.033 espositori da oltre 70 Paesi – e una crescita complessiva della manifestazione dell'8,2% - e più di 265.000 operatori professionali da 152 paesi, la manifestazione si conferma l'appuntamento chiave per l'intera industria cosmetica. Forte delle consolidate presenze nei 5 continenti (Europa, Asia, America, Sud America, India), dallo scorso ottobre, con l'acquisizione del gruppo tedesco Health and Beauty, il network Cosmoprof ha rivolto l'attenzione allo sviluppo in Europa. Sarà questo il nuovo terreno di crescita della nostra piattaforma». Oltre 30 le sessioni convegno in programma all'interno del format CosmoTalks, con la partecipazione di 200 speaker internazionali. Sono questi i numeri che fanno di Cosmoprof Worldwide Bologna l'osservatorio dell'eccellenza dell'universo beauty, il luogo in cui le tendenze del futuro prendono forma, rimodellando le tradizioni e le scoperte del passato. «L'industria cosmetica italiana è un'eccellenza sia per la qualità manifatturiera dei suoi prodotti sia per l'innovazione tecnologica che esprime. Grazie alla partnership storica con BolognaFiere Cosmoprof, in occasione dell'edizione 2019 dell'evento di riferimento per il nostro settore valorizzeremo il comparto, formato da aziende orientate al miglioramento continuo>, commenta Renato Ancorotti, presidente di Cosmetica Italia, «La solidità della nostra industria è testimoniata dai dati: nel 2018, anche a fronte di una contrazione del PIL, il fatturato globale del settore ha mantenuto un trend positivo (+2,1%) superando gli 11,2 miliardi di euro; all'estero i cosmetici made in Italy sono sempre più richiesti come segnalano le esportazioni in crescita del 3,6% con un valore di 4,8 miliardi di euro. Cosmoprof Worldwide Bologna permetterà di confermare, ancora una volta, la competitività del sistema italiano della cosmetica, richiedendone il giusto riconoscimento alle istituzioni». Al centro servizi, cuore pulsante del quartiere fieristico di Bologna, è stata allestita una mostra inedita dedicata alle innovazioni portate dal genio di Leonardo da Vinci in ambito cosmetico. L'installazione, dal titolo «Leonardo Genio e Bellezza», nasce dalla collaborazione tra Cosmoprof, Cosmetica Italia, associazione nazionale delle imprese cosmetiche, e Accademia del Profumo, in occasione della celebrazione dei 500 anni dalla scomparsa dell'artista. In mostra una selezione delle riproduzioni dei codici con gli studi di Leonardo da Vinci sulle tecniche di estrazione più avanzate, in uso ancora oggi nel settore delle fragranze, sulle piante e i fiori più indicati per la colorazione dei capelli, e sulle acconciature più originali consigliate alle dame rinascimentali e visibili in molti dipinti del maestro. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/il-successo-di-cosmoprof-worldwide-leccellenza-della-cosmetica-italiana-2631848387.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="le-fashion-week-si-fanno-spazio-tra-i-giganti" data-post-id="2631848387" data-published-at="1770939900" data-use-pagination="False"> Le fashion week si fanno spazio tra i giganti Non c'è dubbio che la formula delle week sia quella vincente. Ce n'è per tutti i gusti: libri, tecnologia, arte, mobile, musica. E non certo ultima quella della moda. Al punto che del sistema settimanale (anche se a volte non sono proprio sette giorni) se ne sono appropriate le più svariate città del mondo oltre a quelle canoniche come New York, Londra, Milano e Parigi, esattamente posizionate in ordine di calendario. Se a tenere occupati i giornali sulle ultime cronache modaiole è Tom Ford, mitico stilista che resuscitò Gucci, il più gettonato a capitanare la settimana della moda americana (sarà il board di Cfda - Council of fashion designers of America - il prossimo 19 marzo a deciderlo dopo 13 anni di presidenza di Diane von Furstenberg), si guarda con interesse anche a quelle fashion week che si stanno facendo strada tra i giganti. Parliamo di Montecarlo, che dal 15 al 19 maggio ospiterà la Monte-Carlo Fashion Week, l'evento ufficiale della moda del Principato di Monaco. La settima edizione della rassegna, nata nel 2013 e organizzata dalla Chambre Monégasque de la Mode, porterà on stage le proposte resort, le cruise e le capsule collection della primavera-estate 2020, attraverso un carnet di eventi, show di brand iconici ed emergenti in programma all'Espace Fontvieille, alle fashion conference e agli happening social, come la Fashion awards ceremony del 17 maggio. Ospite d'onore della manifestazione sarà Alberta Ferretti, che sabato 18 maggio svelerà la collezione Resort 2020 con una sfilata al Musée Océanographique de Monaco. Per l'occasione la designer riceverà anche il made in Italy fashion award. L'edizione 2019 della fashion week del Principato coincide anche con un altro traguardo: il decimo anniversario della Chambre Monégasque de la mode. Fondata nell'aprile 2009 da Federica Nardoni Spinetta, ha una duplice finalità: rappresentare e diffondere i valori della moda locale, promuovendo a livello internazionale la creatività made in Monaco anche grazie a brand emergenti, e dall'altro proiettare il Principato nei contesti chiave della moda worldwide. Durante l'ultimo appuntamento del 2018, la Monte-Carlo fashion week ha visto sfilare oltre 40 brand internazionali e monegaschi provenienti da 16 Paesi. Primario anche l'impegno in ottica charity, con il supporto offerto negli ultimi tre anni alla Princess Charlene of Monaco Foundation, che come obiettivi ha salvare vite mettendo fine alle morti per annegamento, sensibilizzando l'opinione pubblica sui pericoli dell'acqua e insegnando ai bambini le misure preventive e a nuotare. Sotto l'alto patrocinio della principessa Charlene di Monaco, la Monte-Carlo fashion week, anno dopo anno, acquisisce prestigio, anche grazie all'adesione al calendario internazionale delle fashion week. La kermesse è sempre più attesa da buyer e addetti ai lavori worldwide, vista la partecipazione di nomi di spicco dell'arena fashion e delle celebrities che frequentano il principato. Certo, prima di Monte-Carlo sono parecchi gli appuntamenti delle fashion week. Los Angeles, Tokyo Seoul, Shanghai. Ma anche la Modest fashion week partita da Jakarta per passare a Londra, Istanbul e ora Dubai. Sulla piattaforma dell'evento, giunto alla quinta edizione grazie a Franka Soeria e Ozlem Sahin, per il 2019 sono stati selezionati più di 30 brand provenienti da Paesi come gli Emirati Arabi, Australia, Singapore, Stati Uniti, Canada, India, Russia, Giordania, Maldive, Paesi Bassi, Indonesia, Kuwait, Turchia, Azerbaijan, Malesia e Estonia. A fine marzo è prevista a Milano la terza edizione dell'International roundtable on sustainability by Cnmi, con il supporto della Camera della moda e con la partecipazione di Borsa italiana come institutional partner e di Brandart come official partner. Il convegno, che si aprirà con il discorso del presidente di Cnmi, Carlo Capasa, vedrà il contributo tra gli altri di Kerry Kennedy, presidente della Foundation Robert F. Kennedy Human Rights; Raffaele Jerusalmi, ceo di Borsa Italiana; Arthur Huang, architetto e antesignano delle soluzioni dell'economia circolare; Livia Firth, fondatrice di Eco-age. Comunque tutti a fare i conti con la Brexit. L'impatto sul settore moda sarebbe molto pesante: come emerge da una ricerca di Walpole-lobby group con 250 membri tra i marchi dell'alto di gamma - riportata da Reuters, il prezzo che il lusso inglese potrebbe pagare in caso di un mancato accordo sarebbe di 6,8 miliardi di sterline (circa 8 miliardi di euro), visto che oltre un quinto delle esportazioni sarebbe a rischio, in un settore decisamente export oriented: circa l'80% dei beni di lusso britannici prende infatti la via dell'estero e in particolare dell'Europa. I danni, sostiene Walpole, scaturirebbero soprattutto da modifiche all'accesso ai mercati, legate a misure tariffarie e non tariffarie, regolamenti relativi a salute e sicurezza, standard ambientali. «Occorre rafforzare il Paese, non indebolirlo», ha commentato Helen Brocklebank, ceo di Walpole. «Sollecitiamo il governo a evitare l'uscita dall'Ue senza accordo». Fanno parte di Walpole nomi come Alexander McQueen, Net-a-Porter e Bentley. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/il-successo-di-cosmoprof-worldwide-leccellenza-della-cosmetica-italiana-2631848387.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="il-reggiseno-speciale-di-yamamay-sostiene-le-donne-operate-al-seno" data-post-id="2631848387" data-published-at="1770939900" data-use-pagination="False"> Il reggiseno speciale di Yamamay sostiene le donne operate al seno Tutto è partito da un libro: Attenti al seno. E dalla voglia di un medico di dare delle risposte alle donne operate al seno. Il professor Rocco Cerra , senologo esperto in chirurgia plastica e oncologica ricostruttiva, con passione si è applicato al punto da trovare l'oggetto giusto: un reggiseno speciale in un tessuto straordinario, perfetto per chi ha particolari necessità. Dal contenimento delle garze, alle cuciture mai fastidiose, alla modellistica che abbraccia senza comprimere. Progetto di altissima qualità, sulla carta. Ma poterlo realizzare sembrava ben altra cosa. Ci ha pensato Yamamay che dopo un anno di studio tra Cerra, Barbara Cimmino (responsabile ricerca, sviluppo e qualità di Yamamay, nonché sorella di Gianluigi, ideatore e ad del marchio), Anna Paita (ricerca, sviluppo e modellista) ha realizzato Innergy, il reggiseno preformato nato per sostenere le donne nella fase post-operatoria. «La classe medica non è preparata alle domande del dopo operazione», spiega Rocco Cerra: «mandiamo le nostre pazienti sempre in negozi sportivi, dove si trovano reggiseni che sono quasi delle corazze, capi poco pratici». La situazione cambia totalmente grazie a Innergy, consigliato anche dalla Lilt con tanto di etichetta. Una vera e propria rivoluzione che parte dal tessuto, prodotto con il filato Nilit Innergy, un poliammide 6.6 che contiene un additivo minerale che genera raggi Fir (far infra red rays) e capace di aiutare la cicatrizzazione dei tessuti attraverso il miglioramento della microcircolazione sanguigna e la rigenerazione cutanea delle parti del corpo con il quale viene a contatto. Non solo. È antibatterico e traspirante, rinfrescante, estremamente liscio e piacevole al tatto. Tutte caratteristiche che si mantengono intatte nonostante ripetuti lavaggi. Come ovvio, nulla è stato lasciato al caso. Per evitare elastici a contatto con la pelle è completamente doppiato; per favorire maggior sostegno c'è la possibilità d'incrociare le spalline. Quindi sottoseno alto, coppe preformate e profonda scollatura a cuore che rende il reggiseno più femminile. «Grazie a Innergy», sostiene Barbara Cimmino, «ridiamo subito alle donne il piacere di indossare un capo che non le mortifica ma che, al contrario, esalta, anche in un momento così particolare, il lato più intimo della femminilità di ognuna. È un benessere psicofisico che tiene conto anche del lato glamour». Il reggiseno, prodotto in Vietnam, Paese all'avanguardia per quanto riguarda i macchinari di ultima generazione, è comunque perfetto anche nella vita di tutte e tutti i giorni. È già in vendita (a 39,95 euro) nei negozi Yamamay dove può essere personalizzato con le proprie iniziali. Tra le novità del brand, l'apertura del più grande negozio a Milano: due piani in piazza Cordusio. In Yamamay su 180 lavoratori 150 sono donne. La sensibilizzazione alla prevenzione del tumore al seno rappresenta quindi per Yamamay un impegno costante e importante tanto che le visite annuali vengono effettuate nelle aziende del gruppo: Yamamay e Carpisa.
Arianna Fontana medaglia d'argento nei 500 metri femminili di pattinaggio di velocità su pista corta ai Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina 2026 (Ansa)
Con ridicolo zelo woke, Cio e Rai avranno pure tagliato i genitali all’Uomo Vitruviano, ma quanto a «huevos» (i puristi lo chiamino pure carattere) atlete e atleti azzurri non sono secondi neppure a Leonardo da Vinci. Nel sesto giorno di Giochi la grande messe continua: un oro e un bronzo oltre l’impresa di Federica Brignone. E un medagliere stratosferico con 17 podi (6 ori, 3 argenti, 8 bronzi), a un tiro di schioppo dal record delle 20 medaglie di Lillehammer. Sulla spinta della formidabile sciatrice rinata, sale su tetto del mondo anche Francesca Lollobrigida, lo sfiora Arianna Fontana con l’argento, mentre la staffetta mista di slittino agguanta la terza piazza dietro Germania e Austria. Non siamo ancora a metà strada e l’Olimpiade italiana è già uno storico trionfo.
La metà femminile del cielo è quella vincente. E Arianna Fontana prova a completare l’opera: questa volta è argento, ecco un’altra donna italiana con lo sguardo da tigre nell’Ice skating arena di Milano. Tredici medaglie vinte. Nei 500 la campionessa valtellinese deve lasciare il passo all’olandese Xandra Velzeboer, primatista del mondo, inavvicinabile. Nei 1000 maschili squalificato Pietro Sighel, il favorito già oro in staffetta, che preferisce guardare avanti: «È andata, ma c’è ancora parecchio lavoro da fare». Era stato lui a rivelare una curiosità in modo un po’ ruvido: «Arianna Fontana, chi la conosce? Lei si allena sempre all’estero, ci vediamo solo in gara». Con questi risultati meglio sconosciuti che compagnoni.
La mamma volante ha fatto il bis. Francesca Lollobrigida plana sul secondo oro e si gode il giro d’onore avvolta nella bandiera tricolore dentro la voliera di Rho Fiera impazzita di italianità. Non c’è niente di meglio per scacciare le gastriti dei contestatori, per zittire chi non voleva le Olimpiadi e stoltamente continua a boicottarle con infantilismo criminale. Nel Pattinaggio di velocità siamo meglio degli olandesi, incredibile solo a immaginarlo qualche mese fa. Merito di questa signora di Frascati di 35 anni che nei 5000 metri ha raddoppiato il metallo prezioso dei 3000; velocissima e determinata in una gara mozzafiato, più forte dell’orange Merel Conijn (2ª a un solo decimo) e della norvegese Ragne Wiklund (3ª).
La pronipote della Bersagliera Lollo è di nuovo sul gradino più alto «grazie al pubblico che mi ha spinto», ha migliorato l’argento conquistato a Pechino, questa volta senza il piccolo Tommaso in tribuna. Lo ha salutato via smartphone. Lui, tre anni, è rimasto a casa con papà Matteo, che ha promesso di riportarlo a bordo pista per le prossime sfide iridate, domani i 1500 e dopodomani la Start. Se il livello è questo, all’orizzonte c’è la leggenda. Nella storia Francesca c’è già, ha contribuito con il secondo exploit a eguagliare il primato di Torino che resisteva da 20 anni grazie a Enrico Fabris e ai suoi boys. E allora è bello pensare a quando lei si allenava con il pancione: «Partorivo il venerdì e il lunedì seguente ero già di nuovo in pista».
Determinazione, fatica, programmi studiati al millimetro. E il bonus mamme voluto dal ministro dello Sport, Andrea Abodi; un contributo di 1000 euro al mese per un anno. Perché la maternità è un valore sempre e la parità di genere non è solo una chiacchiera femminista. Così Lollobrigida sprintava sul ghiaccio con Tommaso nella carrozzina a qualche metro, per consentirle di cogliere il primo accenno di pianto. Un esempio per chi ritiene che i figli siano una palla al piede, un accessorio che deprime le carriere.
Se c’era un giorno sbagliato per prendere un bronzo era proprio questo. Ma nessuno può dimenticare il sacrificio e la felicità dei sei azzurri della staffetta mista sullo slittino col turbo. I doppi Voetter-Oberhofer e Rieder-Kainzwaldner, i singoli Dominik Fischnaller e Verena Hofer sono nomi da scandire piano e con ammirazione: sulla storica pista di Cortina riescono nell’impresa di rimanere in scia agli assi tedeschi e austriaci. Dopo gli ori di mercoledì, il bronzo è il punto esclamativo di una specialità che fa sempre la differenza.
Come è destinato a farla, quanto a spettacolo, il torneo di hockey su ghiaccio partito oggi al Forum di Milano con un testa a testa Stati Uniti-Canada destinato a risolversi in finale. Ruggiti e scontri in balaustra, tecnica da supermen e cambi volanti: ci sono i fuoriclasse della NHL a illuminare i Giochi da guerrieri. Oggi l’Italia ha fatto tremare la fortissima Svezia per poi crollare e perdere 5-2. Niente di male, a quei livelli possiamo starci solo per un tempo.
Domani è venerdì, pausa di magro? Non è detto perché nella sprint del Biathlon Tommaso Giacomel ha i numeri per stupire e nel Pattinaggio velocità ormai ci siamo presi l’abitudine al podio. E Davide Ghiotto è lì per questo con i favori del pronostico. Uno spavento nello snowboard: Michela Moioli è caduta in allenamento e ha riportato un trauma facciale. È in dubbio per la gara che comincia stamane ma c’è speranza. Di questi tempi, ragazze azzurre che rinunciano alla lotta non se ne vedono.
Brignone SuperGold. Dal letto di ospedale alla gloria di Cortina

Federica Brignone festeggia dopo la vittoria nel Super G femminile ai Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina 2026 (Ansa)
«È già tanto se torno a camminare». E invece decolla dalla pista di Cortina mentre il monte Cristallo osserva. Vola nell’universo parallelo e rarefatto dei fuoriclasse, accarezza l’impresa della vita e alla fine Federica Brignone danza. Danza, bellissima, sul traguardo come non ha mai danzato. Dieci mesi dopo il dramma, tibia e perone tornano di tungsteno, in armonia col resto. E il mondo è ai piedi di questa fenomenale atleta di 35 anni che in un magico mattino abbraccia l’oro più luminoso perché insperato, miracoloso delle Olimpiadi italiane.
L’anatema dei giorni della disperazione si sgretola davanti alla resurrezione sportiva: pettorale numero 6, SuperG perfetto, 1’23’’41 il tempo. Federica osserva il tabellone come a dire alle altre: «Adesso battetelo». Non ci riesce nessuno. Non la ruggente austriaca Cornelia Hutter (3ª), non la dolce francese Romane Miradoli (2ª). Non la wonder woman americana Breezy Johnson e le tostissime tedesche Emma Aicher e Kira Weidle, che cadono. Anche Sofia Goggia salta a metà gara quando è velocissima (7 decimi di vantaggio), con la grinta della tigre; destino amaro per lei ma meraviglioso per l’epica della rivale azzurra di sempre. Allora Brignone si copre il volto con i guanti, non c’è più bisogno di vedere. Ora quel battito bisogna solo sentirlo.
Il resto si coglie dal pubblico sulle Tofane: i boati scandiscono i tempi più alti delle altre. Lei ride e piange, poi torna sulla terra per andare oltre le emozioni. «In partenza ho detto: o la va o la spacca. Non pensavo di poter vincere l’oro. Non me lo sarei aspettata, mai nella vita. Forse ce l’ho fatta oggi perché questo oro non mi mancava. Sapevo di aver fatto il massimo, è stata la mia forza, mi valutavo un’outsider. È incredibile, sento l’adrenalina scorrere nelle vene». È la forza della leggerezza, la socratica serenità di chi non ha mai nulla da dimostrare. Niente sovrastrutture, solo il vento che spazza via la nebbia e il rumore degli sci in derapata sulla neve.
Mentre lo dice, Federica un po’ mente a se stessa. Non c’è niente di casuale in ciò che è accaduto. Domenica aveva partecipato alla discesa libera proprio per testare se stessa, le articolazioni, i legamenti: decimo posto e check up positivo confermato da quel sorriso disarmante, allora inspiegabile, per un piazzamento modesto. Good sensations, la prova generale era riuscita, dopo 315 giorni di calvario la regina sapeva di essere tornata. E allora vale la pena ricordare, ora che tutto è più facile: 3 aprile 2025, Val di Fassa, campionati italiani. Prima manche del gigante, curva verso destra: Brignone infila un braccio nella porta (dinamica simile a quella della caduta di Lindsey Vonn) e si rompe.
La diagnosi è una Caporetto fisica: frattura scomposta pluriframmentaria del piatto tibiale e della testa del perone della gamba sinistra. Ma non è finita: salta anche il crociato anteriore della stessa gamba. Due interventi chirurgici, una rieducazione tutta da inventare, una carriera spezzata. Lei sembra arrendersi: «Devo pensare alla salute. Vediamo se tornerò a camminare bene, mi sono procurata un danno permanente, non recupererò mai la piena funzionalità del ginocchio». Invece ha scalato la montagna, centimetro dopo centimetro, dolore dopo dolore, fatica dopo fatica, per tornare a vedere il cielo e a toccare l’oro.
È tempo di ricapitolare. Giù dal podio le altre azzurre, quinta Laura Pirovano, settima Elena Curtoni. Sofia Goggia s’è rialzata, pensa al futuro, il bronzo nella libera non le basta. «Sono dispiaciuta. Sapevo che bisognava fare attenzione tra la Grande Curva e lo Scarpadon. Ho sciato fortissimo e non pensavo di essere davanti, ma le gare vanno portate in fondo. Per Federica, con tutto quello che ha passato, non era facile tornare così. Questo SuperG è nelle sue corde, onore e merito a lei». Onesta, misurata, sa che tutti stanno pensando alle loro diatribe passate, a una rivalità spesso sconfinata nella rissa verbale. Un dualismo qualche volta tossico, una competitività che ha comunque contribuito a costruire due carriere eccezionali.
Federica Brignone scruta i volti di parenti e amici. Piangono tutti, anche il fratello Davide, ex sciatore e suo allenatore. Mamma Ninna Quario, fenomenale slalomista della valanga rosa e giornalista, ha la voce che trema: «È fantastica. Credevo che sarebbe tornata ma vincere l’oro in SuperG è incredibile. Grazie a tutti quelli che ci sono stati vicini in questo periodo, spero che oggi siano felici come noi». Poi dipinge una frase da donna di montagna con i valori non negoziabili in tasca. «Come festeggiamo? Come sempre, a dirle brava quando è brava e sbagli quando sbaglia». La famiglia è stata il segreto di una carriera da sogno per la valdostana di La Salle: argento in gigante e bronzo in combinata ai Giochi di Pechino, bronzo in gigante a quelli di PyeongChang. Più due ori e tre argenti mondiali, due Coppe del Mondo, 37 successi. Un monolocale di cimeli.
Quando il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, le stringe la mano, lei vacilla. Non sciogliersi adesso è più difficile che affrontare le Tofane. Ancora Federica, ancora dettagli mentre fuori è il delirio: «Sembra impossibile, con quello che ho passato in questi 10 mesi. Ho camminato dopo tre mesi, ho combattuto ogni mattina per tornare me stessa. Due giorni fa sono andata a Pozza in elicottero, mi sono messa gli scarponi ed era impossibile sciare. Avevo male alla gamba, peggio del solito. Ma bisognava stringere i denti. Dopo l’infortunio il momento più bello è stato quando ho rimesso gli sci da gigante: ho capito che riuscivo a fare le curve e ad appoggiare la gamba».
Ora Federica ha un pensiero anche per la sua splendida famiglia. «Sono orgogliosa di avere un fratello e una famiglia così. Abbiamo fatto qualcosa di speciale. Ripenso a mio fratello da bambini, ci siamo sempre divertiti e continuiamo a farlo. È la cosa più bella». Arrivano i complimenti della Vonn, dall’ospedale: «Grande, che incredibile ritorno». Nessuno osa ricordare alla Brignone risorta che le Olimpiadi continuano. Ci pensa lei. «Arriverò al gigante più leggera, ma non ci ho ancora messo la testa. Spero di riuscire ad appoggiarmi bene alla gamba, ho le mie chance. È la gara di un giorno, tutto può succedere». La regina è già lassù, davanti al cancelletto.
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A sorpresa, i dati diffusi martedì da Kering hanno dato una scossa al mercato. Nonostante un calo delle vendite del 10%, il risultato è stato accolto con un balzo del titolo dell’11% a Parigi: un paradosso solo apparente, spiegato dal fatto che gli analisti temevano un tracollo ben peggiore. «Kering ha sorpreso il mercato con risultati migliori delle attese, confermando che il turnaround di Gucci, seppur fragile, sta iniziando a muovere i primi passi», spiega Salvatore Gaziano, responsabile delle strategie di investimento di SoldiExpert Scf. «Il miglioramento nell’area Asia-Pacifico è un segnale incoraggiante dopo dieci trimestri consecutivi di calo. Tuttavia, la redditività di Gucci, oggi al 16%, resta lontana dai fasti del passato. La strategia di Luca de Meo di pulire i bilanci e chiudere decine di boutique è una “cura da cavallo” necessaria, ma la vera sfida per il 2026 sarà trasformare questi segnali di stabilizzazione in crescita reale dei margini».
Se Kering prova a risalire la china, il leader mondiale Lvmh sceglie la via del rigore estremo. Bernard Arnault ha descritto il 2025 come un anno «solido in un contesto turbolento», ma ha già avvertito che il 2026 non sarà una passeggiata. Un elemento tecnico, spesso trascurato, sta infatti pesando enormemente sui profitti: la valuta.
«Il dato più eclatante emerso dai conti di Lvmh riguarda l’impatto dei tassi di cambio», osserva lo strategist di SoldiExpert Scf e co-autore di LetteraSettimanale.it. «Degli 1,8 miliardi di euro di calo dell’utile operativo, ben un miliardo è imputabile alle fluttuazioni valutarie. Senza questo effetto, la discesa sarebbe stata solo del 4%. Questo ci dice che la capacità di gestire il rischio di cambio è oggi determinante quanto il lancio di una nuova collezione».
Il problema strutturale che le Maison devono affrontare è però più profondo di un semplice ciclo economico negativo. Si chiama «luxury fatigue» (stanchezza da lusso), ma nasconde una crisi di fiducia del consumatore. Dal 2019 a oggi, i prezzi di molti beni di lusso sono saliti del 40-50%, spesso senza un corrispondente aumento della qualità o dell’esclusività. «Il settore si trova in una trappola autoinflitta: i prezzi eccessivi hanno allontanato la classe media, che costituiva la base delle vendite», continua l’esperto. Oggi i consumatori, specialmente i più giovani della Gen Z, cercano autenticità e valore reale, non più solo un logo che funga da status symbol. Il 2026 sarà l’anno in cui i brand dovranno riconnettersi con i propri codici originali, offrendo qualcosa che giustifichi i listini attuali, altrimenti il divario tra marchi resilienti e marchi in declino continuerà ad ampliarsi».
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Presentato il Disegno di legge sull’illuminazione pubblica intelligente. I dati Assil-Politecnico parlano chiaro: milioni di impianti da aggiornare e risparmi possibili fino all’80%, con benefici su costi, consumi ed emissioni.
Al Senato si è tornato a parlare di luce, ma non solo in senso figurato. Al centro del confronto, questa volta, c’è l’illuminazione pubblica e il suo possibile ruolo nella transizione energetica e digitale del Paese. Nella Sala Caduti di Nassirya si è tenuta la conferenza stampa dedicata allo «smart lighting», promossa dalla senatrice Clotilde Minasi, partendo dai dati di uno studio di Assil, l’associazione dei produttori di illuminazione, realizzato con il Politecnico di Milano.
Il tema è tutt’altro che tecnico per addetti ai lavori. In Italia ci sono circa 10 milioni di punti luce pubblici e, anche se il 65% è già passato al LED, restano ancora circa 3,5 milioni di impianti da aggiornare. Ed è proprio su questo fronte che si gioca una partita importante, sia in termini di risparmio energetico sia di modernizzazione delle città.
In questo contesto si inserisce il Disegno di legge n. 1700, depositato in Senato, che punta a dare un quadro di riferimento per rendere più efficienti l’illuminazione pubblica e quella degli edifici pubblici attraverso sistemi digitalizzati di ultima generazione. L’obiettivo è chiaro: ridurre consumi ed emissioni, ma anche migliorare la gestione degli impianti, la sicurezza e la qualità del servizio.
La proposta guarda a soluzioni basate su Led, sensori di luminosità e piattaforme di gestione da remoto, capaci di integrare funzioni di monitoraggio, automazione e manutenzione predittiva. In pratica, un’illuminazione che non si limita ad accendersi e spegnersi, ma che può essere controllata in modo intelligente e centralizzato, con benefici anche sui costi di gestione per le amministrazioni.
Lo studio di Assil e Politecnico di Milano disegna tre possibili scenari. Il più prudente prevede la semplice sostituzione degli impianti obsoleti con corpi illuminanti a Led. Quello più avanzato, invece, immagina una vera evoluzione tecnologica, con una diffusione capillare di sistemi intelligenti in linea con l’idea di smart city e con gli obiettivi della direttiva europea Epbd.
I numeri danno la misura dell’impatto. Nello scenario base, il risparmio energetico stimato è di 1,7 GWh, pari a circa 11.950 alberi «equivalenti» piantati ogni anno e a una riduzione di 424 tonnellate di CO2. Nello scenario più avanzato si arriverebbe a 2,4 GWh, con l’equivalente di 17.435 alberi e 619 tonnellate di CO2 in meno.
E non si parla solo di lampioni. L’illuminazione pubblica esterna è un esempio di un approccio che potrebbe estendersi anche alla gestione del patrimonio pubblico. Secondo i dati, l’introduzione di sistemi di smart lighting può portare a risparmi energetici fino al 70-80% rispetto agli impianti tradizionali, a seconda dei contesti.
Il disegno di legge viene presentato come a costo zero per le finanze pubbliche e inserito nel percorso di transizione digitale ed ecologica delle infrastrutture urbane. L’idea è costruire una rete nazionale di illuminazione «intelligente», in linea con gli obiettivi del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima, che punta a una forte riduzione delle emissioni entro il 2030. Se il testo verrà approvato, entro sei mesi la Conferenza Stato-Regioni dovrà adottare le linee guida nazionali, che saranno poi aggiornate ogni tre anni per restare al passo con l’evoluzione tecnologica e le pratiche europee.
Per il settore, si tratta di un passaggio considerato decisivo. «La presentazione di questo Disegno di Legge rappresenta un punto importante per la diffusione delle tecnologie di illuminazione di qualità», ha detto Carlo Comandini, presidente di Assil, sottolineando come il provvedimento possa trasformare l’illuminazione pubblica da semplice voce di spesa a leva strategica per la transizione digitale ed ecologica del Paese.
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Imagoeconomica
È stato confermato che sono in corso le operazioni preliminari per la ripartenza dell’altoforno 2 dopo importanti lavori di ripristino partiti ad agosto e conclusi nei giorni scorsi. L’altoforno 2 dovrebbe riavviarsi intorno al 20 febbraio dopo essere stato fermo due anni e con la sua stabilizzazione, si provvederà a fermare il 4 per lavori di manutenzione che si protrarranno sino a fine aprile. Al termine di questo mese saranno riattivate anche le batterie delle cokerie che intorno al 20 gennaio l’azienda ha bloccato mettendole in preriscaldo, dovendo intervenire sull’impianto di trattamento del gas della cokeria con l’installazione di un nuovo reattore catalitico. In sostanza con le batterie riaccese e due altiforni su tre operativi, da maggio l’azienda raggiungerà una conduzione produttiva migliore. Infine si attende la decisione del Gip di Taranto sulla istanza di dissequestro dell'altoforno 1 presentata dall’azienda. Dall’incidente dello scorso maggio ad Afo1 la Procura non ha ancora assunto una decisione sul dissequestro ma i commissari hanno già acquistato i pezzi necessari per la ripartenza, operazione che potrebbe essere completata in 8-9 mesi (qualche mese in più rispetto al tempo necessario per far ripartire Afo2, danneggiato dalla precedente gestione ArcelorMittal/Morselli).
I commissari straordinari hanno trovato, al loro arrivo, un solo altoforno funzionante e 7 miliardi di danni documentati e periziati, causati dalla precedente gestione.
A partire da febbraio 2024 sono stati destinati oltre 997 milioni alla manutenzione e agli investimenti industriali, a conferma dell’impegno dell’amministrazione straordinaria nel garantire la piena funzionalità degli impianti. Difficile sostenere quindi che non abbia rappresentato una svolta nel corso di questa azienda, fondamentale per l’industria nazionale.
Nel 2025 inoltre il sito industriale ha registrato il più alto numero di ore lavorate negli ultimi anni, sia da parte del personale diretto sia delle imprese terze. Quindi nessuna chiusura imminente, nessuna fine dell’Ilva, come paventato dai sindacati.
Eppure proprio qualche mese fa, a novembre scorso, dopo un vertice a Roma, il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, dichiarando la rottura delle trattative, affermava che il piano presentato dal governo avrebbe portato alla «chiusura definitiva» di tutti gli stabilimenti entro il marzo successivo, con la cassa integrazione di migliaia di lavoratori. Poi criticava il cosiddetto «piano corto» del governo, sostenendo che fosse «corto» non per la durata temporale ma perché «il tempo che rimane alla chiusura totale è molto breve».
Invece il «piano corto» del governo è servito a consentire le necessarie manutenzioni (investimenti da un miliardo nella manutenzioni) per tornare a produrre acciaio, come era sempre stato chiarito dai commissari.
Palombella poi diceva che senza una seria decarbonizzazione, ovvero il passaggio ai forni elettrici, l’azienda sarebbe destinata a sparire, definendo la situazione una «tragedia industriale e umana».
Non meno fosco lo scenario prospettato dalla Cgil, sia a livello nazionale che territoriale. Per Giovanni D’Arcangelo della Cgil Taranto, il governo Meloni era responsabile di «una lenta agonia».
Il leader della Cgil, Maurizio Landini, ha più volte denunciato la mancanza di una strategia pubblica chiara e il rischio di «spezzatino», ovvero la vendita separata dei siti. In generale la Cgil aveva chiesto la nazionalizzazione, unica formula, diceva per garantire la continuità produttiva e la tutela ambientale.
C’è da aprire il capitolo Flacks: il fondo che sta trattando con le amministrazioni straordinarie di Ilva e di Acciaierie d’Italia l’acquisto dell’intera azienda con tutti i suoi stabilimenti, dopo che l’offerta presentata nelle scorse settimane è stata reputata, sia dai commissari che dai comitati di sorveglianza, la migliore.
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