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2019-03-17
L'eccellenza della cosmetica italiana vale 4,8 miliardi
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Ansa
Un viaggio nel tempo all'interno dell'universo beauty, dalle scoperte del passato che hanno posto le basi per la nascita dell'industria cosmetica, alle tecnologie all'avanguardia utilizzate oggi dalle aziende leader del mercato per le formulazioni, i materiali e i processi di produzione più innovativi e, al contempo, sostenibili per l'ambiente: questo è Cosmoprof Worldwide Bologna 2019 ((fino al 18 marzo)., la manifestazione B2B per l'industria cosmetica leader a livello mondiale. «Cosmoprof Worldwide Bologna, fiore all'occhiello di Bologna Fiere, anche per il 2019 registra risultati in crescita – dichiara Gianpiero Calzolari, Presidente di BolognaFiere– Con 3.033 espositori da oltre 70 Paesi – e una crescita complessiva della manifestazione dell'8,2% - e più di 265.000 operatori professionali da 152 paesi, la manifestazione si conferma l'appuntamento chiave per l'intera industria cosmetica. Forte delle consolidate presenze nei 5 continenti (Europa, Asia, America, Sud America, India), dallo scorso ottobre, con l'acquisizione del gruppo tedesco Health and Beauty, il network Cosmoprof ha rivolto l'attenzione allo sviluppo in Europa. Sarà questo il nuovo terreno di crescita della nostra piattaforma». Oltre 30 le sessioni convegno in programma all'interno del format CosmoTalks, con la partecipazione di 200 speaker internazionali. Sono questi i numeri che fanno di Cosmoprof Worldwide Bologna l'osservatorio dell'eccellenza dell'universo beauty, il luogo in cui le tendenze del futuro prendono forma, rimodellando le tradizioni e le scoperte del passato.
«L'industria cosmetica italiana è un'eccellenza sia per la qualità manifatturiera dei suoi prodotti sia per l'innovazione tecnologica che esprime. Grazie alla partnership storica con BolognaFiere Cosmoprof, in occasione dell'edizione 2019 dell'evento di riferimento per il nostro settore valorizzeremo il comparto, formato da aziende orientate al miglioramento continuo>, commenta Renato Ancorotti, presidente di Cosmetica Italia, «La solidità della nostra industria è testimoniata dai dati: nel 2018, anche a fronte di una contrazione del PIL, il fatturato globale del settore ha mantenuto un trend positivo (+2,1%) superando gli 11,2 miliardi di euro; all'estero i cosmetici made in Italy sono sempre più richiesti come segnalano le esportazioni in crescita del 3,6% con un valore di 4,8 miliardi di euro. Cosmoprof Worldwide Bologna permetterà di confermare, ancora una volta, la competitività del sistema italiano della cosmetica, richiedendone il giusto riconoscimento alle istituzioni».
Al centro servizi, cuore pulsante del quartiere fieristico di Bologna, è stata allestita una mostra inedita dedicata alle innovazioni portate dal genio di Leonardo da Vinci in ambito cosmetico. L'installazione, dal titolo «Leonardo Genio e Bellezza», nasce dalla collaborazione tra Cosmoprof, Cosmetica Italia, associazione nazionale delle imprese cosmetiche, e Accademia del Profumo, in occasione della celebrazione dei 500 anni dalla scomparsa dell'artista. In mostra una selezione delle riproduzioni dei codici con gli studi di Leonardo da Vinci sulle tecniche di estrazione più avanzate, in uso ancora oggi nel settore delle fragranze, sulle piante e i fiori più indicati per la colorazione dei capelli, e sulle acconciature più originali consigliate alle dame rinascimentali e visibili in molti dipinti del maestro.
Le fashion week si fanno spazio tra i giganti
Non c'è dubbio che la formula delle week sia quella vincente. Ce n'è per tutti i gusti: libri, tecnologia, arte, mobile, musica. E non certo ultima quella della moda. Al punto che del sistema settimanale (anche se a volte non sono proprio sette giorni) se ne sono appropriate le più svariate città del mondo oltre a quelle canoniche come New York, Londra, Milano e Parigi, esattamente posizionate in ordine di calendario. Se a tenere occupati i giornali sulle ultime cronache modaiole è Tom Ford, mitico stilista che resuscitò Gucci, il più gettonato a capitanare la settimana della moda americana (sarà il board di Cfda - Council of fashion designers of America - il prossimo 19 marzo a deciderlo dopo 13 anni di presidenza di Diane von Furstenberg), si guarda con interesse anche a quelle fashion week che si stanno facendo strada tra i giganti.
Parliamo di Montecarlo, che dal 15 al 19 maggio ospiterà la Monte-Carlo Fashion Week, l'evento ufficiale della moda del Principato di Monaco. La settima edizione della rassegna, nata nel 2013 e organizzata dalla Chambre Monégasque de la Mode, porterà on stage le proposte resort, le cruise e le capsule collection della primavera-estate 2020, attraverso un carnet di eventi, show di brand iconici ed emergenti in programma all'Espace Fontvieille, alle fashion conference e agli happening social, come la Fashion awards ceremony del 17 maggio. Ospite d'onore della manifestazione sarà Alberta Ferretti, che sabato 18 maggio svelerà la collezione Resort 2020 con una sfilata al Musée Océanographique de Monaco. Per l'occasione la designer riceverà anche il made in Italy fashion award.
L'edizione 2019 della fashion week del Principato coincide anche con un altro traguardo: il decimo anniversario della Chambre Monégasque de la mode. Fondata nell'aprile 2009 da Federica Nardoni Spinetta, ha una duplice finalità: rappresentare e diffondere i valori della moda locale, promuovendo a livello internazionale la creatività made in Monaco anche grazie a brand emergenti, e dall'altro proiettare il Principato nei contesti chiave della moda worldwide. Durante l'ultimo appuntamento del 2018, la Monte-Carlo fashion week ha visto sfilare oltre 40 brand internazionali e monegaschi provenienti da 16 Paesi. Primario anche l'impegno in ottica charity, con il supporto offerto negli ultimi tre anni alla Princess Charlene of Monaco Foundation, che come obiettivi ha salvare vite mettendo fine alle morti per annegamento, sensibilizzando l'opinione pubblica sui pericoli dell'acqua e insegnando ai bambini le misure preventive e a nuotare. Sotto l'alto patrocinio della principessa Charlene di Monaco, la Monte-Carlo fashion week, anno dopo anno, acquisisce prestigio, anche grazie all'adesione al calendario internazionale delle fashion week. La kermesse è sempre più attesa da buyer e addetti ai lavori worldwide, vista la partecipazione di nomi di spicco dell'arena fashion e delle celebrities che frequentano il principato.
Certo, prima di Monte-Carlo sono parecchi gli appuntamenti delle fashion week. Los Angeles, Tokyo Seoul, Shanghai. Ma anche la Modest fashion week partita da Jakarta per passare a Londra, Istanbul e ora Dubai. Sulla piattaforma dell'evento, giunto alla quinta edizione grazie a Franka Soeria e Ozlem Sahin, per il 2019 sono stati selezionati più di 30 brand provenienti da Paesi come gli Emirati Arabi, Australia, Singapore, Stati Uniti, Canada, India, Russia, Giordania, Maldive, Paesi Bassi, Indonesia, Kuwait, Turchia, Azerbaijan, Malesia e Estonia. A fine marzo è prevista a Milano la terza edizione dell'International roundtable on sustainability by Cnmi, con il supporto della Camera della moda e con la partecipazione di Borsa italiana come institutional partner e di Brandart come official partner. Il convegno, che si aprirà con il discorso del presidente di Cnmi, Carlo Capasa, vedrà il contributo tra gli altri di Kerry Kennedy, presidente della Foundation Robert F. Kennedy Human Rights; Raffaele Jerusalmi, ceo di Borsa Italiana; Arthur Huang, architetto e antesignano delle soluzioni dell'economia circolare; Livia Firth, fondatrice di Eco-age. Comunque tutti a fare i conti con la Brexit. L'impatto sul settore moda sarebbe molto pesante: come emerge da una ricerca di Walpole-lobby group con 250 membri tra i marchi dell'alto di gamma - riportata da Reuters, il prezzo che il lusso inglese potrebbe pagare in caso di un mancato accordo sarebbe di 6,8 miliardi di sterline (circa 8 miliardi di euro), visto che oltre un quinto delle esportazioni sarebbe a rischio, in un settore decisamente export oriented: circa l'80% dei beni di lusso britannici prende infatti la via dell'estero e in particolare dell'Europa. I danni, sostiene Walpole, scaturirebbero soprattutto da modifiche all'accesso ai mercati, legate a misure tariffarie e non tariffarie, regolamenti relativi a salute e sicurezza, standard ambientali. «Occorre rafforzare il Paese, non indebolirlo», ha commentato Helen Brocklebank, ceo di Walpole. «Sollecitiamo il governo a evitare l'uscita dall'Ue senza accordo». Fanno parte di Walpole nomi come Alexander McQueen, Net-a-Porter e Bentley.
Il reggiseno speciale di Yamamay sostiene le donne operate al seno
Tutto è partito da un libro: Attenti al seno. E dalla voglia di un medico di dare delle risposte alle donne operate al seno. Il professor Rocco Cerra , senologo esperto in chirurgia plastica e oncologica ricostruttiva, con passione si è applicato al punto da trovare l'oggetto giusto: un reggiseno speciale in un tessuto straordinario, perfetto per chi ha particolari necessità. Dal contenimento delle garze, alle cuciture mai fastidiose, alla modellistica che abbraccia senza comprimere. Progetto di altissima qualità, sulla carta. Ma poterlo realizzare sembrava ben altra cosa.
Ci ha pensato Yamamay che dopo un anno di studio tra Cerra, Barbara Cimmino (responsabile ricerca, sviluppo e qualità di Yamamay, nonché sorella di Gianluigi, ideatore e ad del marchio), Anna Paita (ricerca, sviluppo e modellista) ha realizzato Innergy, il reggiseno preformato nato per sostenere le donne nella fase post-operatoria. «La classe medica non è preparata alle domande del dopo operazione», spiega Rocco Cerra: «mandiamo le nostre pazienti sempre in negozi sportivi, dove si trovano reggiseni che sono quasi delle corazze, capi poco pratici».
La situazione cambia totalmente grazie a Innergy, consigliato anche dalla Lilt con tanto di etichetta. Una vera e propria rivoluzione che parte dal tessuto, prodotto con il filato Nilit Innergy, un poliammide 6.6 che contiene un additivo minerale che genera raggi Fir (far infra red rays) e capace di aiutare la cicatrizzazione dei tessuti attraverso il miglioramento della microcircolazione sanguigna e la rigenerazione cutanea delle parti del corpo con il quale viene a contatto. Non solo. È antibatterico e traspirante, rinfrescante, estremamente liscio e piacevole al tatto. Tutte caratteristiche che si mantengono intatte nonostante ripetuti lavaggi. Come ovvio, nulla è stato lasciato al caso. Per evitare elastici a contatto con la pelle è completamente doppiato; per favorire maggior sostegno c'è la possibilità d'incrociare le spalline. Quindi sottoseno alto, coppe preformate e profonda scollatura a cuore che rende il reggiseno più femminile.
«Grazie a Innergy», sostiene Barbara Cimmino, «ridiamo subito alle donne il piacere di indossare un capo che non le mortifica ma che, al contrario, esalta, anche in un momento così particolare, il lato più intimo della femminilità di ognuna. È un benessere psicofisico che tiene conto anche del lato glamour».
Il reggiseno, prodotto in Vietnam, Paese all'avanguardia per quanto riguarda i macchinari di ultima generazione, è comunque perfetto anche nella vita di tutte e tutti i giorni. È già in vendita (a 39,95 euro) nei negozi Yamamay dove può essere personalizzato con le proprie iniziali. Tra le novità del brand, l'apertura del più grande negozio a Milano: due piani in piazza Cordusio. In Yamamay su 180 lavoratori 150 sono donne. La sensibilizzazione alla prevenzione del tumore al seno rappresenta quindi per Yamamay un impegno costante e importante tanto che le visite annuali vengono effettuate nelle aziende del gruppo: Yamamay e Carpisa.
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Oltre 30 le sessioni al convegno in programma all'interno del format CosmoTalks di Cosmoprof Worldwide, con la partecipazione di 200 speaker internazionali. Sono questi i numeri che fanno dell'evento di Bologna l'osservatorio dell'eccellenza dell'universo beauty, il luogo in cui le tendenze del futuro prendono forma, rimodellando le tradizioni e le scoperte del passato.Da New York a Londra e Parigi, la formula funziona e suscita l'interesse dei buyer. La Monte-Carlo porterà on stage proposte resort, cruise e capsule collection. Da Jakarta a Dubai passerella con 30 brand. Timore Brexit: il lusso rischia di perdere miliardi.Il tessuto è antibatterico, traspirante e aiuta la cicatrizzazione delle ferite.Lo speciale contiene tre articoliUn viaggio nel tempo all'interno dell'universo beauty, dalle scoperte del passato che hanno posto le basi per la nascita dell'industria cosmetica, alle tecnologie all'avanguardia utilizzate oggi dalle aziende leader del mercato per le formulazioni, i materiali e i processi di produzione più innovativi e, al contempo, sostenibili per l'ambiente: questo è Cosmoprof Worldwide Bologna 2019 ((fino al 18 marzo)., la manifestazione B2B per l'industria cosmetica leader a livello mondiale. «Cosmoprof Worldwide Bologna, fiore all'occhiello di Bologna Fiere, anche per il 2019 registra risultati in crescita – dichiara Gianpiero Calzolari, Presidente di BolognaFiere– Con 3.033 espositori da oltre 70 Paesi – e una crescita complessiva della manifestazione dell'8,2% - e più di 265.000 operatori professionali da 152 paesi, la manifestazione si conferma l'appuntamento chiave per l'intera industria cosmetica. Forte delle consolidate presenze nei 5 continenti (Europa, Asia, America, Sud America, India), dallo scorso ottobre, con l'acquisizione del gruppo tedesco Health and Beauty, il network Cosmoprof ha rivolto l'attenzione allo sviluppo in Europa. Sarà questo il nuovo terreno di crescita della nostra piattaforma». Oltre 30 le sessioni convegno in programma all'interno del format CosmoTalks, con la partecipazione di 200 speaker internazionali. Sono questi i numeri che fanno di Cosmoprof Worldwide Bologna l'osservatorio dell'eccellenza dell'universo beauty, il luogo in cui le tendenze del futuro prendono forma, rimodellando le tradizioni e le scoperte del passato. «L'industria cosmetica italiana è un'eccellenza sia per la qualità manifatturiera dei suoi prodotti sia per l'innovazione tecnologica che esprime. Grazie alla partnership storica con BolognaFiere Cosmoprof, in occasione dell'edizione 2019 dell'evento di riferimento per il nostro settore valorizzeremo il comparto, formato da aziende orientate al miglioramento continuo>, commenta Renato Ancorotti, presidente di Cosmetica Italia, «La solidità della nostra industria è testimoniata dai dati: nel 2018, anche a fronte di una contrazione del PIL, il fatturato globale del settore ha mantenuto un trend positivo (+2,1%) superando gli 11,2 miliardi di euro; all'estero i cosmetici made in Italy sono sempre più richiesti come segnalano le esportazioni in crescita del 3,6% con un valore di 4,8 miliardi di euro. Cosmoprof Worldwide Bologna permetterà di confermare, ancora una volta, la competitività del sistema italiano della cosmetica, richiedendone il giusto riconoscimento alle istituzioni». Al centro servizi, cuore pulsante del quartiere fieristico di Bologna, è stata allestita una mostra inedita dedicata alle innovazioni portate dal genio di Leonardo da Vinci in ambito cosmetico. L'installazione, dal titolo «Leonardo Genio e Bellezza», nasce dalla collaborazione tra Cosmoprof, Cosmetica Italia, associazione nazionale delle imprese cosmetiche, e Accademia del Profumo, in occasione della celebrazione dei 500 anni dalla scomparsa dell'artista. In mostra una selezione delle riproduzioni dei codici con gli studi di Leonardo da Vinci sulle tecniche di estrazione più avanzate, in uso ancora oggi nel settore delle fragranze, sulle piante e i fiori più indicati per la colorazione dei capelli, e sulle acconciature più originali consigliate alle dame rinascimentali e visibili in molti dipinti del maestro. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/il-successo-di-cosmoprof-worldwide-leccellenza-della-cosmetica-italiana-2631848387.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="le-fashion-week-si-fanno-spazio-tra-i-giganti" data-post-id="2631848387" data-published-at="1780749325" data-use-pagination="False"> Le fashion week si fanno spazio tra i giganti Non c'è dubbio che la formula delle week sia quella vincente. Ce n'è per tutti i gusti: libri, tecnologia, arte, mobile, musica. E non certo ultima quella della moda. Al punto che del sistema settimanale (anche se a volte non sono proprio sette giorni) se ne sono appropriate le più svariate città del mondo oltre a quelle canoniche come New York, Londra, Milano e Parigi, esattamente posizionate in ordine di calendario. Se a tenere occupati i giornali sulle ultime cronache modaiole è Tom Ford, mitico stilista che resuscitò Gucci, il più gettonato a capitanare la settimana della moda americana (sarà il board di Cfda - Council of fashion designers of America - il prossimo 19 marzo a deciderlo dopo 13 anni di presidenza di Diane von Furstenberg), si guarda con interesse anche a quelle fashion week che si stanno facendo strada tra i giganti. Parliamo di Montecarlo, che dal 15 al 19 maggio ospiterà la Monte-Carlo Fashion Week, l'evento ufficiale della moda del Principato di Monaco. La settima edizione della rassegna, nata nel 2013 e organizzata dalla Chambre Monégasque de la Mode, porterà on stage le proposte resort, le cruise e le capsule collection della primavera-estate 2020, attraverso un carnet di eventi, show di brand iconici ed emergenti in programma all'Espace Fontvieille, alle fashion conference e agli happening social, come la Fashion awards ceremony del 17 maggio. Ospite d'onore della manifestazione sarà Alberta Ferretti, che sabato 18 maggio svelerà la collezione Resort 2020 con una sfilata al Musée Océanographique de Monaco. Per l'occasione la designer riceverà anche il made in Italy fashion award. L'edizione 2019 della fashion week del Principato coincide anche con un altro traguardo: il decimo anniversario della Chambre Monégasque de la mode. Fondata nell'aprile 2009 da Federica Nardoni Spinetta, ha una duplice finalità: rappresentare e diffondere i valori della moda locale, promuovendo a livello internazionale la creatività made in Monaco anche grazie a brand emergenti, e dall'altro proiettare il Principato nei contesti chiave della moda worldwide. Durante l'ultimo appuntamento del 2018, la Monte-Carlo fashion week ha visto sfilare oltre 40 brand internazionali e monegaschi provenienti da 16 Paesi. Primario anche l'impegno in ottica charity, con il supporto offerto negli ultimi tre anni alla Princess Charlene of Monaco Foundation, che come obiettivi ha salvare vite mettendo fine alle morti per annegamento, sensibilizzando l'opinione pubblica sui pericoli dell'acqua e insegnando ai bambini le misure preventive e a nuotare. Sotto l'alto patrocinio della principessa Charlene di Monaco, la Monte-Carlo fashion week, anno dopo anno, acquisisce prestigio, anche grazie all'adesione al calendario internazionale delle fashion week. La kermesse è sempre più attesa da buyer e addetti ai lavori worldwide, vista la partecipazione di nomi di spicco dell'arena fashion e delle celebrities che frequentano il principato. Certo, prima di Monte-Carlo sono parecchi gli appuntamenti delle fashion week. Los Angeles, Tokyo Seoul, Shanghai. Ma anche la Modest fashion week partita da Jakarta per passare a Londra, Istanbul e ora Dubai. Sulla piattaforma dell'evento, giunto alla quinta edizione grazie a Franka Soeria e Ozlem Sahin, per il 2019 sono stati selezionati più di 30 brand provenienti da Paesi come gli Emirati Arabi, Australia, Singapore, Stati Uniti, Canada, India, Russia, Giordania, Maldive, Paesi Bassi, Indonesia, Kuwait, Turchia, Azerbaijan, Malesia e Estonia. A fine marzo è prevista a Milano la terza edizione dell'International roundtable on sustainability by Cnmi, con il supporto della Camera della moda e con la partecipazione di Borsa italiana come institutional partner e di Brandart come official partner. Il convegno, che si aprirà con il discorso del presidente di Cnmi, Carlo Capasa, vedrà il contributo tra gli altri di Kerry Kennedy, presidente della Foundation Robert F. Kennedy Human Rights; Raffaele Jerusalmi, ceo di Borsa Italiana; Arthur Huang, architetto e antesignano delle soluzioni dell'economia circolare; Livia Firth, fondatrice di Eco-age. Comunque tutti a fare i conti con la Brexit. L'impatto sul settore moda sarebbe molto pesante: come emerge da una ricerca di Walpole-lobby group con 250 membri tra i marchi dell'alto di gamma - riportata da Reuters, il prezzo che il lusso inglese potrebbe pagare in caso di un mancato accordo sarebbe di 6,8 miliardi di sterline (circa 8 miliardi di euro), visto che oltre un quinto delle esportazioni sarebbe a rischio, in un settore decisamente export oriented: circa l'80% dei beni di lusso britannici prende infatti la via dell'estero e in particolare dell'Europa. I danni, sostiene Walpole, scaturirebbero soprattutto da modifiche all'accesso ai mercati, legate a misure tariffarie e non tariffarie, regolamenti relativi a salute e sicurezza, standard ambientali. «Occorre rafforzare il Paese, non indebolirlo», ha commentato Helen Brocklebank, ceo di Walpole. «Sollecitiamo il governo a evitare l'uscita dall'Ue senza accordo». Fanno parte di Walpole nomi come Alexander McQueen, Net-a-Porter e Bentley. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/il-successo-di-cosmoprof-worldwide-leccellenza-della-cosmetica-italiana-2631848387.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="il-reggiseno-speciale-di-yamamay-sostiene-le-donne-operate-al-seno" data-post-id="2631848387" data-published-at="1780749325" data-use-pagination="False"> Il reggiseno speciale di Yamamay sostiene le donne operate al seno Tutto è partito da un libro: Attenti al seno. E dalla voglia di un medico di dare delle risposte alle donne operate al seno. Il professor Rocco Cerra , senologo esperto in chirurgia plastica e oncologica ricostruttiva, con passione si è applicato al punto da trovare l'oggetto giusto: un reggiseno speciale in un tessuto straordinario, perfetto per chi ha particolari necessità. Dal contenimento delle garze, alle cuciture mai fastidiose, alla modellistica che abbraccia senza comprimere. Progetto di altissima qualità, sulla carta. Ma poterlo realizzare sembrava ben altra cosa. Ci ha pensato Yamamay che dopo un anno di studio tra Cerra, Barbara Cimmino (responsabile ricerca, sviluppo e qualità di Yamamay, nonché sorella di Gianluigi, ideatore e ad del marchio), Anna Paita (ricerca, sviluppo e modellista) ha realizzato Innergy, il reggiseno preformato nato per sostenere le donne nella fase post-operatoria. «La classe medica non è preparata alle domande del dopo operazione», spiega Rocco Cerra: «mandiamo le nostre pazienti sempre in negozi sportivi, dove si trovano reggiseni che sono quasi delle corazze, capi poco pratici». La situazione cambia totalmente grazie a Innergy, consigliato anche dalla Lilt con tanto di etichetta. Una vera e propria rivoluzione che parte dal tessuto, prodotto con il filato Nilit Innergy, un poliammide 6.6 che contiene un additivo minerale che genera raggi Fir (far infra red rays) e capace di aiutare la cicatrizzazione dei tessuti attraverso il miglioramento della microcircolazione sanguigna e la rigenerazione cutanea delle parti del corpo con il quale viene a contatto. Non solo. È antibatterico e traspirante, rinfrescante, estremamente liscio e piacevole al tatto. Tutte caratteristiche che si mantengono intatte nonostante ripetuti lavaggi. Come ovvio, nulla è stato lasciato al caso. Per evitare elastici a contatto con la pelle è completamente doppiato; per favorire maggior sostegno c'è la possibilità d'incrociare le spalline. Quindi sottoseno alto, coppe preformate e profonda scollatura a cuore che rende il reggiseno più femminile. «Grazie a Innergy», sostiene Barbara Cimmino, «ridiamo subito alle donne il piacere di indossare un capo che non le mortifica ma che, al contrario, esalta, anche in un momento così particolare, il lato più intimo della femminilità di ognuna. È un benessere psicofisico che tiene conto anche del lato glamour». Il reggiseno, prodotto in Vietnam, Paese all'avanguardia per quanto riguarda i macchinari di ultima generazione, è comunque perfetto anche nella vita di tutte e tutti i giorni. È già in vendita (a 39,95 euro) nei negozi Yamamay dove può essere personalizzato con le proprie iniziali. Tra le novità del brand, l'apertura del più grande negozio a Milano: due piani in piazza Cordusio. In Yamamay su 180 lavoratori 150 sono donne. La sensibilizzazione alla prevenzione del tumore al seno rappresenta quindi per Yamamay un impegno costante e importante tanto che le visite annuali vengono effettuate nelle aziende del gruppo: Yamamay e Carpisa.
Il premier britannico Keir Starmer (Ansa)
Una morte brutale, che scatenò proteste che dilagarono da Minneapolis a tutti gli States, prima pacifiche e poi violente, organizzate dal movimento Black lives matter, represse assai a fatica dalle forze dell’ordine. Alla Casa Bianca c’era Donald Trump.
Le due vicende sono accomunate da un elemento agghiacciante: sia Nowak che Floyd sono morti sussurrando la frase «I can’t breathe», «non posso respirare», mentre un agente di polizia gli schiaccia il collo con un ginocchio. Le analogie, però, finiscono qui: Floyd fu effettivamente assassinato dall’agente di polizia Derek Chauvin, che lo tenne immobilizzato premendogli sul collo il ginocchio per nove minuti, ammanettato. La polizia era intervenuta su chiamata di un negoziante, che riteneva che Floyd gli avesse rifilato una banconota da 20 dollari falsa per acquistare le sigarette. Chauvin è stato condannato a 22 anni e mezzo di carcere per omicidio colposo di secondo grado e a 21 anni per aver violato i diritti civili di Floyd.
Henry Nowak, invece, non è stato ucciso, lo scorso dicembre, dal ginocchio dell’agente di polizia, premuto sul suo collo (agente che alla implorazione di Nowak, che gli dice di essere stato accoltellato, risponde: «Non credo proprio, amico»). Era stato infatti colpito a morte, poco prima dell’arrivo degli agenti, dal ventitreenne sikh Vickrum Digwa. Condannato pochi giorni fa all’ergastolo, alla polizia aveva detto di essere stato aggredito per motivi razzisti da Nowak: gli agenti gli avevano creduto, prima di rendersi conto della realtà dei fatti. Il vicepresidente americano, JD Vance, ha scrito su X: «Henry Nowak è morto nello stesso modo in cui muore una civiltà: abbandonato, ammanettato da autorità che non si fidavano di lui né si curavano di lui e accusato di crimini d'odio che non aveva commesso. Il suo omicidio è tanto tragico quanto esecrabile». A mostrare al mondo intero la diversa reazione di Starmer rispetto ai due casi è stato Elon Musk, che su X ha pubblicato alcuni video, rilanciando un post dell’account End wokeness: «Starmer su Henry Nowak: non sfruttate questa situazione a fini politici», si legge nel testo. E poi: «Starmer su George Floyd», e i video del premier britannico dopo l’omicidio di Minneapolis. «Non posso fermarmi dall’esprimere choc e rabbia», diceva Starmer, «per la morte di George Floyd. L’omicidio di Floyd ha acceso i riflettori sul razzismo che devono subire le persone di colore negli Stati Uniti e non solo, compreso il Regno Unito. Sono sorpreso che il primo ministro non ha ancora detto niente su questo, ma spero che la prossima volta che parlerà col presidente Trump di quanto accaduto». Poi, altro video: «Come voi», dice Starmer, «sono scioccato e arrabbiato per l’omicidio di George Floyd. E la risposta del presidente Trump e delle autorità americane alle proteste pacifiche della gente che chiede giustamente giustizia sono state un affronto all’umanità. È stato acceso un faro su razzismo, discriminazione, sperimentato dalle minoranze nere e dalle comunità etniche negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in tutto il mondo».
Manco a dirlo, nel 2020, il primo ministro britannico era Boris Johnson, e Starmer era all’opposizione. L’attuale inquilino di Downing Street si arrabbia pure, accusando Musk di «fomentare divisioni».
Intanto, dalla Gran Bretagna emerge un altro caso di presunto «razzismo» al contrario. Lo rivela il Telegraph, che intervista Emma Webber, la madre di Barnaby, ucciso da Valdo Calocane, un uomo di colore originario della Guinea Bissau affetto da schizofrenia paranoica nel 2023. Barnaby, 19 anni, fu accoltellato a morte con la sua amica e coetanea Grace O’Malley-Kumar e con il sessantacinquenne Ian Coates a Nottingham. L’assassino cercò anche di ammazzare altre tre persone, investendole con un van, senza riuscirci. Valdo Calocane, scrive il Telegraph, era stato internato quattro volte prima di uccidere Barnaby Webber, Grace O’Malley-Kumar e Ian Coates.
Le testimonianze raccolte nell’ambito dell’inchiesta hanno dimostrato che nonostante Calocane avesse precedenti di mancata aderenza terapeutica (mancata assunzione dei farmaci) e di comportamenti violenti, il personale dei servizi di salute mentale si era affidato prevalentemente a contatti telefonici anziché a incontri di persona, adducendo come motivazioni problemi con l’auto e le restrizioni legate al Covid. È stato infine dimesso dai servizi di salute mentale con una schizofrenia non trattata nel settembre 2022, nove mesi prima che ammazzasse tre persone. L’inchiesta ha anche appurato che nel 2020, a seguito di un episodio di violenza, gli esperti di salute mentale avevano deciso di non sottoporre Calocane a trattamento coatto dopo aver preso in considerazione studi secondo cui i giovani uomini di colore erano sovrarappresentati in stato di detenzione.
Una delle ammissioni più scioccanti emerse dall’inchiesta è stata la scoperta di un fascicolo della polizia inviato da un detective veterano nel dicembre 2023, in cui si concludeva che Calocane, nonostante soffrisse di psicosi, era effettivamente in possesso delle sue facoltà mentali e consapevole delle proprie azioni. Nell’inchiesta è emerso che questo fascicolo era stato inserito nell’archivio MG6D, una cartella nascosta per le prove inutilizzate solitamente riservata al materiale più sensibile, prove relative a operazioni antiterrorismo o alla sicurezza nazionale, per esempio. Le famiglie delle vittime di Calocane hanno concluso che questa informazione è stata nascosta perché minava la decisione del Crown prosecution service di accettare una dichiarazione di omicidio colposo. Ma Emma Webber e i familiari delle altre vittime non si arrendono.
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Nel riquadro, il giovane pestato dai nordafricani a Brescia (iStock)
Gang di giovani così descritti dal documento: persone «prevalentemente di sesso maschile al cui interno spiccano soggetti con abbigliamento sportivo (scarpe da ginnastica, borsello/marsupio a tracolla), capelli rasati ai lati/ricci parte superiore, principalmente di etnia egiziana o nord africana (c.d. maranza)». Vengono snocciolati dati e tabelle in cui per esempio si osserva come le segnalazioni di stranieri per violenza sessuale, tra il 2022 e il 2023, siano molto più alte rispetto a quelle degli italiani. E questo, val la pena sottolinearlo, nonostante i primi siano molti di meno. Ma non solo. In un altro grafico appare come il 57 per cento degli indagati sia di cittadinanza straniera, in particolare marocchina, tunisina ed egiziana. Nonostante i dati, secondo il report non ci sarebbe una vera emergenza, ma si tratterebbe principalmente di un problema di percezione. Bene. Applauso del Pd durante la presentazione in consiglio comunale. «Le baby gang non esistono», aveva esultato Roberto Omodei, capogruppo del Partito democratico.
Accade però che la realtà, ancora una volta, abbia smentito questa retorica che tende a minimizzare un problema che c’è ed è evidente. Lo scorso 3 giugno, un ragazzo di poco più di vent’anni che ha chiesto l’anonimato perché ancora scosso, decide di andare allo stadio per vedere Brescia-Ascoli. La sua è un’abitudine. Il calcio gli piace e, ancora di più, vederlo giocato dal vivo. La partita finisce con un pareggio. Il giovane lascia lo stadio per andare a prendere la macchina e, come racconta alla Verità, «quando arrivo al parcheggio dell’In’s mi trovo davanti un gruppo di circa sei o sette ragazzi di colore (immagino nordafricani), che mi fa una domanda veramente a caso sulla partita. Rispondo, ma continuo a camminare dicendo di essere di fretta». Poi il registro cambia. «All’improvviso uno di questi ragazzi si avvicina e mi mette il braccio sulle spalle. Arrivano anche gli altri, che mi sfilano il telefono dalle mani e iniziano a colpirmi con continui pugni in faccia. A partire da quel momento ho fatto tanta fatica a vedere, visto che l’occhio si era gonfiato moltissimo».
Il ragazzo cade. «Mi chiedono il portafogli mentre continuano a picchiarmi e a tenermi bloccato; me lo sfilano dalla tasca e mi tirano dei calci in faccia. Continuano così mentre mi chiedono di sbloccare il telefono, cosa che non ho fatto, e che ha fatto sì che continuassero a picchiarmi».
Il gruppetto se ne va. Resta solo un nordafricano che continua a chiedere il pin. Il povero ragazzo non glielo dà. Lo straniero riconsegna il telefono, nella speranza che venga sbloccato, ma il ferito prova a scappare. Non c’è niente da fare però. «Mi ha preso dal cappuccio del giubbotto e mi ha dato ancora pugni in faccia. Ricado a terra e mi minaccia di spaccare telefono se non lo sblocco». A questo punto, il nordafricano se ne va. Il giovane si rialza a fatica e, fortunatamente, incontra un ragazzo che conosce e che chiama i soccorsi. «Al pronto soccorso, carabinieri, polizia e infermieri mi hanno detto che situazioni del genere si verificano spesso. Ci sono rimasto male», confessa il ferito. Che ci tiene però anche a precisare che ha molti amici «marocchini e algerini, ma questa volta è andata così».
Prognosi di 30 giorni e volto tumefatto. Non una questione di percezione, ma di realtà. Di sangue e botte. Non è un caso che Carlo Andreoli, consigliere comunale di Fratelli d’Italia a Brescia, sia intervenuto su questo fatto chiamando in causa chi governa la città: «Ciò che fa davvero rabbrividire è che coloro che amministrano questa città abbiano, per oltre un anno e mezzo, minimizzato queste situazioni. Esponenti della Giunta hanno sostenuto per mesi, anche pubblicamente, che “non esistono bande giovanili in città”, arrivando persino a commissionare uno studio, con l’Università degli studi di Brescia, che certificasse l’inesistenza del fenomeno. Ma è normale tutto questo? Perché negare una realtà che è sotto gli occhi di tutti? Nessuno ha la bacchetta magica per risolvere problemi complessi ma se si continua a nascondere la polvere sotto il tappeto, lanciando proclami ideologici e deliranti come l’inesistenza di questi fenomeni, come potremo mai affrontarli e risolverli?».
Ancora una volta la realtà ha battuto l’ideologia. E, ancora una volta, lo ha fatto al prezzo del sangue.
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Luca Zaia (Getty Images)
Roberto Vannacci sembra diventato una calamita. Oggi a Viareggio i parlamentari leghisti Domenico Furgiuele e Gianangelo Bof dovrebbero comunicare il loro passaggio a Futuro nazionale. Nomi che si aggiungono ai tanti fuoriusciti, a livello romano ma anche regionale e locale, che in queste settimane stanno preferendo il generale al capitano. Non è che finora abbiano cambiato casacca volti storici del Carroccio. In molti casi si tratta di figure politiche che venivano già da precedenti partiti. Il tema è un altro: i sondaggi peggiorano per la Lega. Ma, soprattutto: cos’è ora la Lega?
Il partito preso in mano da Matteo Salvini nel 2014 al 4% era salito al 35% nel 2019 sulla base di pochi punti fermi, lotta all’immigrazione clandestina, in primis. Uno storico comandamento bossiano che, però, ha sempre meno mercato elettorale visto che giocano sullo stesso terreno Fratelli d’Italia e ora Futuro nazionale. Tocca trovare altri mercati politici. E nomi che possano rappresentare una svolta vera. Uno su tutti è quello di Luca Zaia, ex governatore del Veneto e ora presidente del Consiglio regionale della Serenissima eletto a furor di preferenze.
Nasce da questo ragionamento l’offerta di Salvini al Doge di «dare un aiuto». E l’ex ministro delle Politiche agricole con Silvio Berlusconi premier è pronto. Non, però, in cambio solo di una poltrona. Sì, ovvio, c’è quella di vicesegretario federale, per il Nord. Carica che si affiancherebbe a quella di Claudio Durigon, plenipotenziario al Centro-Sud. Zaia, però, chiede quasi mani libere. O meglio: una squadra con cui lavorare. Si parla molto di un ruolo di Massimiliano Fedriga, presidente della Conferenza Stato-Regioni e governatore del Friuli-Venezia Giulia. Chi ha parlato con il Doge, però, sa che per lui i nomi sono importanti, tuttavia non bastano. Una delle richieste per il debutto in campo politico di Zaia (finora ha sempre fatto l’amministratore da quando iniziò come consigliere nella natìa Godega di Sant’Urbano, anno 1993) è quella di buttare giù un programma e un metodo di di lavoro, con degli obiettivi concreti di cui parlare: imprese, lavoro, intelligenza artificiale, attrazione degli investimenti, grandi opere. E «senza guardare i sondaggi adesso».
Il modello cui si ispira il Doge, si sa, è quello della Csu bavarese. Un sistema partitico attaccato al territorio, che va oltre i classici schemi destra-sinistra. La Csu bavarese, in Germania, è sempre stata alleata alla Cdu ma entra anche in governi di coalizione. Con l’unico scopo di valorizzare le risorse economiche e umane della Baviera. Stessa idea che Zaia ha per il Nord. Ecco perché, raccontano fonti interpellata dall’agenzia Agi, l’ex governatore veneto vorrebbe «totale autonomia di spesa e di programmazione della campagna elettorale», oltre a garanzie sulle liste nelle Regioni settentrionali. Insomma, Zaia alla fine darà una mano a Salvini non, però, per non decidere.
Per il 10, mercoledì prossimo, il segretario leghista ha convocato la riunione del Consiglio federale del partito a Roma in cui dovrebbe cominciare a delineare la «formula» che ha pensato per il rilancio. Niente è, comunque, deciso. Al punto che, per non bruciare questa sorta di trattativa programmatica con Zaia, ieri il vicepremier ha detto che non «perde tempo con articoli privi di fondamento», riferendosi alle anticipazioni di alcuni giornali sul futuro ruolo del Doge.
C’è tempo per le comunicazioni ufficiali. L’obiettivo di Salvini pare sia quello di chiudere l’accordo prima del «ritiro» del partito in programma per il primo weekend di luglio nel Trevigiano, terra natale di Zaia. Secondo alcune ricostruzioni citate sempre dall’Agi, oltre a programmi e nomi, c’è anche una questione tecnico-burocratica da risolvere. Zaia avrebbe chiesto a Salvini un passaggio congressuale. Non una assise elettiva, viene riferito, ma un congresso finalizzato alla «modifica dello Statuto» per dare vita addirittura a un «nuovo soggetto politico» che si occupi del Nord all’interno della Lega, sul modello, appunto, della Csu bavarese. Si potrà fare senza scontentare mezzo partito?
Le bocche restano cucite. Si lavora per arrivare a una soluzione che accontenti tutti, a iniziare dai governatori. I primi segnali sono comunque positivi. Zaia «impegnato per il Nord» è «sicuramente un’ottima idea. Ora vediamo di proseguire in questo processo» ,commenta Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia, «che è ancora lungo ma che dovrà essere portato a compimento». Se va in porto, però, cambia tutto per la Lega. E pure per gli alleati del centrodestra.
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Francesco Lollobrigida (Ansa)
Risorse che si aggiungono alla componente strutturale di 38,5 miliardi e che, secondo il primo Osservatorio Teha sulle politiche agroalimentari (in Italia guidate dal ministro Francesco Lollobrigida), hanno abilitato un impatto diretto sul settore pari a 87 miliardi di euro di valore aggiunto. Il beneficio complessivo per il sistema-Paese è stimato in 246 miliardi di euro nel medio-lungo periodo.
I dati sono stati presentati a Bormio, in occasione della decima edizione del Forum Food&Beverage, dove Teha Group ha illustrato il nuovo Osservatorio nato per misurare le ricadute economiche e strutturali delle politiche pubbliche a supporto dell’agroalimentare italiano. Il quadro segnala un cambio di passo: più risorse, maggiore attenzione alle filiere produttive e una politica industriale orientata a rafforzare competitività, autonomia e proiezione internazionale del Made in Italy alimentare.
Dei 246 miliardi di benefici stimati, 67,8 miliardi sono già osservabili nell’arco dei prossimi tre anni, mentre altri 178 miliardi emergeranno nel medio-lungo periodo attraverso maggiore competitività, occupazione qualificata e presidio dei mercati internazionali. L’Osservatorio evidenzia così una discontinuità rispetto alla fase precedente: tra il 2010 e il 2022 il sostegno pubblico all’agricoltura era rimasto sostanzialmente stabile, con una media annua non superiore a 12,4 miliardi di euro.
«L’Osservatorio», ha commentato Valerio De Molli, managing partner e Ceo di The European House - Ambrosetti e Teha Group, «ha analizzato un contesto internazionale nel quale emerge un divario significativo nel livello di sostegno pubblico: negli Stati Uniti il budget dell’Usda rappresenta il 40,1% del fatturato agricolo, quasi quattro volte in più del 10,4% garantito dalla Politica agricola comune europea. Il rafforzamento delle politiche nazionali, letto attraverso dati omogenei e misurabili, è quindi una leva decisiva per sostenere competitività, resilienza e autonomia strategica dell’agroalimentare italiano».
Nel triennio 2023-2025 le politiche agricole e industriali sono state classificate da Teha in sette linee di intervento, che riflettono una scelta politica precisa: sostenere la capacità produttiva, accompagnare l’innovazione, difendere il potere d’acquisto e promuovere l’identità agroalimentare italiana. Il sostegno alla capacità produttiva delle filiere strategiche concentra 6,1 miliardi di euro, mentre innovazione tecnologica e autonomia energetica mobilitano 5,6 miliardi. Seguono il sostegno al consumo, con 3,6 miliardi, la sicurezza alimentare, con 1,1 miliardi, e l’imprenditoria giovanile, con 0,4 miliardi destinati al ricambio generazionale.
Il settore agroalimentare resta, insomma, tra i principali motivi di orgoglio del Made in Italy nel mondo. Nel 2024 ha fatturato 269,9 miliardi di euro, di cui 193 miliardi generati dall’industria Food&Beverage e 76 miliardi dal comparto agricolo, con una crescita del 42% rispetto al 2015. Il valore aggiunto, pari a 81,6 miliardi, colloca l’agroalimentare al primo posto tra i comparti manifatturieri italiani.
Anche l’export conferma la forza del comparto. Nel 2025 le esportazioni agroalimentari hanno raggiunto il record storico di 72,5 miliardi di euro, quasi il doppio rispetto al 2015 e il 5% in più sul 2024, nonostante l’introduzione di dazi negli Stati Uniti. L’Italia è inoltre prima nell’Ue-27 per valore aggiunto del comparto agricolo, pari a 44,2 miliardi di euro, mentre l’incidenza dell’agroalimentare sul Pil nazionale ha raggiunto il record ventennale del 4,2%.
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