• Pd e M5s si divideranno le super poltrone, tra presidenze e cda di partecipate, Authority e istituzioni. Obiettivo finale: il Colle.
  • Ci sono importanti pedine da cambiare nel comparto sicurezza, tra servizi segreti, militari, polizia e Arma dei carabinieri, per un totale di una dozzina di nomi.
  • L’addio di Draghi permetterà a Fabio Panetta, dg di via Nazionale, di finire a Francoforte, avviando avvicendamenti interni graditi a Sergio Mattarella. Attesa per i capi di gabinetto che gestiranno la riconversione pro Ue del Paese.

Lo speciale contiene tre articoli

La caduta del governo gialloblù ha lasciato pendenti una serie di nomine nelle partecipate pubbliche. Per oltre tre mesi i vertici di Cassa depositi e prestiti, rallentati dal Mef a guida Giovanni Tria, hanno rimandato numerose volte la scelta dei manager di Sace-Simest, Ansaldo. Così come il 31 agosto era previsto un consiglio di amministrazione di Cdp che avrebbe dovuto sostituire il consigliere leghista Valentino Grant (eletto all’Europarlamento). Nulla di tutto ciò è avvenuto. A brevissimo Cdp provvederà ma l’azionista di riferimento è cambiato drasticamente. Alla guida del ministero dell’Economia c’è adesso Roberto Gualtieri e con la scusa che le nomine in Sace sono urgenti per consentire le coperture assicurative delle grandi commesse, le scelte si faranno velocemente. E saranno soltanto l’antipasto, la presa delle misure, della grande abbuffata che seguirà nei prossimi mesi. Solo nelle partecipate pubbliche da qui all’inizio dell’estate del 2020 vanno indicati ben 114 manager pubblici. Dal cda dell’Inps, dove il presidente è Pasquale Tridico, fino agli amministratori delegati di Leonardo, Enel, Terna ed Eni.

Una lunga sequenza di incarichi che serviranno a garantire all’Italia sotto la guida del governo giallorosso di blindare tutti i gangli del potere e di permettere a chi dirige dall’esterno i giallorossi e al Colle di infilare una per uno le tappe salienti che culmineranno a febbraio del 2020 con la nomine del successore di Sergio Mattarella. Una figura che la sinistra, gli ex Margherita (senza alcun peso elettorale) e l’Europa non avrebbero mai permesso poter essere nominata da un esecutivo di destra. In questa grande conquista sta il motivo del Conte bis, così come la corsa spasmodica a evitare le nuove elezioni elettorali e le incognite della democrazia. D’altra parte la lunga lista di nomine pubbliche che dovrà essere completata da qui alla prossima primavera è più che mai strategica. Non a caso Sace è stata persino citata nei 29 punti del governo Conte bis. Segno che servirà qualche giorno per trovare la quadra. O meglio di nomine si incomincerà a parlare seriamente dopo la scelta dei sottosegretari, con le relative competenze, e dei vari capi di gabinetto dei ministeri. In ogni caso nel 2020 andranno in scadenza i consiglio di amministrzione di Eni, il nostro colosso petrolifero e Leonardo, la nostra azienda della difesa.

Mancano mesi, ma a Roma già si parla da mesi dei rinnovi di Claudio Descalzi e Alessandro Profumo. Molto prima di questi due diamanti delle nostre partecipate, ci sarà risolvere il nodo Agcom e Garante privacy, due organi di garanzia in proroga da mesi. Sulla prima, garante delle comunicazioni, proprio il Partito democratico ringalluzzito dalla nascita dell’esecutivo giallorosso ha rialzato la testa e punta alla presidenza. Già si parla di Nino Rizzo Nervo, anche perché il candidato dei 5 stelle, Roberto Chieppa, che ha chiesto di rimanere a Palazzo Chigi, avrà con tutta probabilità le deleghe per l’attuazione del programma. Per l’Agcom si parlava di un voto il 20 settembre, ma sembra slitterà. Per il Garante c’è stata una proroga ai primi di ottobre, quindi se ne riparlerà tra qualche settimana. Altra nomina imminente è quella dell’Anac, dove ha da poco lasciato il presidente Raffaele Cantone e dove si dice potrebbe arrivare il procuratore di Roma, Paolo Ielo. Non solo. Ci sono da individuare tre membri del consiglio di amministrazione dell’Inps di Pasquale Tridico. Quindi ancora il governo dovrà individuare i nuovi incarichi nel board dell’Inail. Sono in scadenza anche il presidente e cda dell’Aifa, agenzia del farmaco, dove è tutto bloccato dopo la nomina pro tempore a presidente di Stefano Bonaccini, governatore dell’Emilia Romagna. A breve dovrà lasciare la presidenza di Sogin Luca Desiata, con i 5 consiglieri di amministrazione. I giallorossi dovranno occupare le caselle di Invitalia (è in scadenza Domenico Arcuri) e Sogei, dove dovrà lasciare Biagio Mazzotta. Scade anche il consiglio di aministrazione di Simest dove dovrà lasciare Alessandra Ricci e i 7 membri del consiglio di amministrazione. C’è quindi Fsi Investimenti e ancora più imminenti Cdp immobiliare e Cdp investimenti dove si dovrebbe trovare il sostituto di Salvatore Sardo. C’è quindi il Fondo innovazione con un cda di ben 9 posti. La grande partita è quella primaverile. È al solito decisiva per le sorti del governo.

Qui già si ragiona su quale sarà il peso dell’ex segretario Matteo Renzi nell’esecutivo, ovvero quanto potrà influenzarlo dall’esterno. Del resto molte nomine sono ancora figlie dei suoi governi e di quello di Paolo Gentiloni. In Leonardo a sorpresa potrebbe tornare a pesare la parola di Massimo D’Alema, altro uomo dietro le quinte di questo esecutivo, con ben quattro ministeri a lui vicini, tra cui il Mef. Gualtieri è stato membro della Fondazione Italianieuropei, ma anche Vincenzo Amendola agli Affari europei è da sempre considerato vicino a D’Alema, come anche Giuseppe Provenzano e Roberto Speranza. Leonardo è stata negli anni un feudo dalemiano. Profumo fu nominato da Gentiloni, ora distaccato a Bruxelles.

Per Eni sembra difficile la riconferma di Descalzi, mentre salgono le quotazioni di Marco Alverà, ora amministratore delegato di Snam dove però sta facendo molto bene. Su Enel si punta alla riconferma di Francesco Starace, stimato da entrambi gli alleati di governo. Andranno poi riempite le caselle di Poste italiane, Terna e Enav, dove potrebbero esserci delle conferme rispetto alle scelte fatte dai precedenti governi di centrosinistra ora tornati di forza a palazzo Chigi. È una partita fondamentale su cui i 5 stelle dovranno misurarsi e su cui lavora da mesi Stefano Buffagni, in corso per sottosegretario. Se aggiungiamo il comparto sicurezza e le nomine a Bruxelles si arriva nei prossimi 24 mesi a circa 140 poltrone, simbolo concreto del potere futuro.

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